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Credevo che solo a Cesena non sapessero riconoscere l’autismo ( per me è la provincia d’Italia piu’ sfigata, impreparata, inadeguata, inefficace, scandalosa, etc, etc,  per chi ha dei figli autistici)  e invece mi devo ricredere anche a Forli’ non scherzano !

Il PRIA progetto esistente e finanziato, ma dove ???? sulle carte forse ! Riabilitazione ????  Cure precoci ???? Bambini seguiti da personale specializzato ? ma quando mai !!! Me lo auguro tanto per questi genitori, ma purtroppo invece di andare avanti vanno indietro nelle province di Forli e Cesena e questi articoli e questo sito ne sono la prova.

Forlì, 30 marzo 2012 – QUANDO un parere medico ti cambia la vita. È quello che succede a Paola Belli e Piero Sebastiano Oggianu, residenti a Forlì, genitori di due figli. Uno di questi, che oggi ha 5 anni, è autistico. Il bambino, dalla nascita, è affetto da sindrome di West, una rara malattia neurologica che comporta anche un ritardo psicomotorio, a cui 3 anni fa si è aggiunta la diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo poi sfociato in autismo infantile. La diagnosi di autismo è stata confermata da 4 relazioni di vari specialisti di strutture pubbliche (l’ospedale Sant’Orsola e Maggiore di Bologna e l’Istituto Stella Maris di Pisa). Due di questi sono centri specializzati. Quale è il nodo della questione? Che la diagnosi di autismo, perché il bambino venga inserito nel Pria (Programma regionale integrato per l’assistenza alle persone con disturbo dello spettro autistico) deve essere confermata dai medici dell’Unità di neuropsichiatria infantile di Forlì. «Questo — dicono i genitori — preclude a nostro figlio la possibilità di essere riabilitato dall’Asl con terapie appropriate». Il progetto esiste ed è finanziato.

I medici dell’azienda sanitaria di Forlì (che dovrebbero seguirne la riabilitazione) hanno inizialmente diagnosticato al bambino un ritardo mentale. Poi, in novembre «venne fatta una variazione di diagnosi da parte dell’Asl di Forlì, più simile a quella dei colleghi emiliani e toscani. Però, nelle carte, il termine autismo non viene utilizzato». Dunque il bambino non può ancora entrare a far parte del Pria (ed è l’Asl di Forlì ad avere l’ultima parola). Il problema è che la mancata diagnosi ha comportato un ritardo nell’applicare le cure migliori al minore. «Eppure — aggiungono i genitori — tutti gli specialisti in questo campo parlano di diagnosi precoce, di riabilitazione mirata e tempestiva, di un intervento multidisciplinare da parte dei medici. Tutte indicazioni che nel nostro caso sono state ignorate». La diagnosi difforme ha avuto conseguenze anche sul versante scolastico. «Un bambino autistico viene seguito da personale specializzato. Cosa che non avviene per nostro figlio, visto che non è stato valutato come autistico». Il mancato inserimento nel Pria del bambino ha infine conseguenze economiche: «Spendiamo fino a 500 euro al mese per curare nostro figlio».

Articolo tratto dal Resto del Carlino

 

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