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«Non può giocare con gli altri»  Bimbo autistico cacciato dal parco

La denuncia della madre del piccolo di nove anni: «Le mamme degli altri bambini lo hanno insultato»
Il padre: «E a scuola gli hanno vietato la recita»

Come in tutte le belle giornate d’agosto anche domenica scorsa la signora Anna si è svegliata di buon ora, ha preparato la colazione ai suoi tre figli, li ha vestiti e ha pensato a come far trascorrere loro una domenica di svago. Il più piccolo, 9 anni, affetto da autismo, ama l’aria aperta ed è così Anna che ha deciso: tutti al parco, destinazione villa comunale, quella di Ariano Irpino, la cittadina dove la signora vive col marito. Non pensava, da giovane madre 32enne, di doversi scontrare con l’arroganza di altri madri come lei che, dice, «mi hanno praticamente cacciato dal parco insultando mio figlio».

Ecco il racconto di come una tranquilla giornata al parco si è trasformata in un dolore. «Non so quanto ho pianto – spiega Anna – ho portato il mio bambino in villa e una volta entrati ci siamo diretti verso gli scivoli che gli piacciono tanto, finché le altre mamme non ci hanno buttato fuori. Non era la prima volta, fanno come se gli scivoli del parco comunale fossero solo loro». A quanto pare l’esuberanza di Antonio, nome di fantasia del piccolo, non è ben accetta nel parco pubblico. «Mio figlio è un poco nervoso – si schermisce Anna – ha quasi 10 anni. Deve frequentare la quarta il prossimo anno, l’insegnante di sostegno viene e non viene così lui finisce per essere isolato già in classe. Ha bisogno di attenzione e vuole ricevere attenzione dagli altri bambini, ma non per questo posso tenerlo sempre in casa».

La giovane madre capisce che Antonio non è un bambino facile, ma non sopporta i soprusi. «Non mi piace – dice – che gli altri debbano ridere o discriminare le persone con difficoltà. Se i bimbi si spingono e si fanno male, non è colpa di mio figlio. Io ho preferito comunque prenderlo dallo scivolo e portarlo a casa. Gli altri ridono e usano parole malvage. Non capiscono una persona che soffre ed io visto che il paese è piccolo non posso portarlo a una festa, una villa o in piazza per paura che succeda di nuovo».

Antonio vive una vita difficile, circondato dall’affetto dei genitori, dei fratelli e del Centro di riabilitazione Valleluogo, dove dalla mattina alle 9 fino al pomeriggio inoltrato gli viene insegnato a scrivere, a leggere, a usare la forchetta e diventare autosufficiente. Sforzi, e solidarietà, frustrati al parco, ma anche a scuola come ci tiene a precisare il padre. «A fine maggio la maestra ha comunicato a noi genitori che il bambino non avrebbe potuto partecipare alla recita di fine anno. E ho visto come gli altri bambini hanno reagito prendendo in giro il piccolo. Così ho scritto al ministero della Pubblica istruzione e mi hanno risposto dicendo che mi avrebbero ricontattato dopo il 15 agosto per prendere provvedimenti». Visto che non lo è l’autismo, ad Ariano Irpino è stata la discriminazione a diventare una malattia contagiosa.

Fonte: Corriere.it

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