I neuroni specchio

Il genio degli Asperger dietro i grandi progressi umani

«L’ uomo ragionevole si adatta al mondo. L’ uomo irragionevole cerca di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’ uomo irragionevole» George Bernard Shaw.

Caratteristiche: Coloro che soffrono di disturbi dello spettro  autistico hanno la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai loro compiti.

Creatività: Le persone che pensano in modo diverso producono salti concettuali decisivi. Per questo l’ evoluzione se le tiene strette.

 Una patologia che rende in genialità quanto toglie in socievolezza

Dopo che per centinaia di migliaia di anni i nostri antenati avevano continuato a costruire sempre gli stessi strumenti di pietra, rudimentali raschietti e punteruoli, a un certo punto, circa centomila anni fa, un’ improvvisa rivoluzione tecnologica. Gli strumenti diventano più precisi, sono costruiti con maggior cura, compaiono arpioni, archi e frecce, trappole e tagliole, che rendono possibile cacciare anche gli animali più pericolosi. Una svolta evolutiva che la professoressa inglese Penny Spikins del Department of Archaeology dell’ University of York, ritiene potrebbe almeno in parte essere dovuta al contributo innovativo dato da personalità affette da disturbi dello spettro autistico, come riportato recentemente dalla rivista New Scientist . Questi individui hanno infatti la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai loro compiti, e quindi potrebbero essere stati loro a migliorare l’ ideazione e la realizzazione degli utensili. Sorprendente anche il fatto che, proprio nello stesso periodo, si assista anche a un’ impennata della creatività artistica, testimoniata dal ritrovamento di collane e decorazioni in osso o di semplici strumenti musicali. Di lì a poco i nostri antenati avrebbero cominciato a dipingere figure realistiche ed espressive di uomini e animali sulle pareti delle caverne, disegni dei quali è stata rilevata l’ estrema somiglianza con quelli effettuati anche oggi da persone affette da autismo. Contemporaneamente, cominciavano a svilupparsi la spiritualità e la religione e a diffondersi gli sciamani, con i loro miti, i loro stati di trance e le loro allucinazioni uditive. Probabilmente persone che oggi sarebbero diagnosticate come schizofreniche, ma che a quel tempo giocarono forse un ruolo fondamentale nel creare le prime comunità e i primi aggregati della civiltà. Dunque è possibile che un impulso decisivo allo sviluppo sociale, creativo e tecnologico degli esseri umani sia stato dato proprio da persone portatrici di disturbi psichici appartenenti all’ area dell’ autismo, della schizofrenia e dei disturbi dell’ umore, che sono almeno in parte trasmessi geneticamente. Questo spiegherebbe anche come mai quelle che nella società contemporanea ci appaiono persone in difficoltà e soggette allo stigma sociale, non siano state spazzate via dalla selezione naturale che in teoria dovrebbe fare piazza pulita delle varianti genetiche meno vantaggiose. Ma se sono arrivate fino a noi, queste persone devono aver avuto un ruolo sociale positivo e propulsivo per molte migliaia di anni. «A un certo punto i nostri antenati iniziarono a sviluppare emozioni molto complesse, come la compassione, la gratitudine e l’ ammirazione» dice la professoressa Spikins. Questo arricchimento culturale divenne anche uno dei passaggi fondamentali che consentì agli esseri umani di sovrastare gli altri ominidi che ancora si aggiravano sul pianeta, come l’ Uomo di Neanderthal presente nell’ Eurasia dell’ Ovest, l’ Homo erectus presente in Indonesia, l’ Homo floresiensis (meglio noto come «Hobbit»). Paradossalmente, l’ elemento vincente fu forse proprio la presenza e la persistenza di geni correlati a quelli che oggi consideriamo disturbi psichici. Magari non proprio quelli più gravi, che possono essere troppo distruttivi per la socialità di un individuo; senza contare il fatto che nelle piccole popolazioni dell’ umanità dei primordi il numero di portatori di disturbi psichici doveva essere talmente limitato che è difficile credere che queste persone possano aver plasmato le società nelle quali vivevano. Forse, quindi, l’ elemento vincente furono i disturbi meno gravi, ma sempre appartenenti allo spettro dei disturbi autistici. «Negli anni più recenti c’ è stata una crescente attenzione verso altre condizioni autistiche, – precisa Spikins in un articolo pubblicato sul Cambridge Archaeological Journal – come la sindrome di Asperger che, da una parte crea una chiara differenza nella “mente”, ma dall’ altra non comporta per forza una significativa esclusione sociale». Le persone affette da questa sindrome condividono con l’ autismo vero e proprio la difficoltà a sviluppare relazioni empatiche con gli altri, tuttavia sono capaci di un normale utilizzo del linguaggio e di realizzare un’ interazione sociale funzionante. Però, “pensano differentemente” e così possono imporre svolte brillanti alle scienze e alle arti. Attraverso le epoche sono molte le persone di spicco riconosciute come portatrici di queste caratteristiche, ad esempio Charles Darwin, Isaac Newton, Lewis Carrol, Vincent van Gogh e soprattutto Albert Einstein. Quest’ ultimo fu spesso considerato una persona incapace di affetti profondi, ebbe relazioni familiari difficili, perse il contatto con alcuni dei suoi figli (uno dei quali, Eduard, trascorse molti anni in ospedale psichiatrico). Però riuscì a pensare l’ impensabile, a scardinare le basi della fisica del suo tempo, utilizzando come strumento di lavoro esclusivamente le sue capacità mentali e teorizzando che «l’ immaginazione è più importante della conoscenza». E con la sua immaginazione creativa, attraverso esperimenti condotti esclusivamente nella sua mente, nel 1905 arrivò a una serie di idee e modelli rivoluzionari, come il concetto di relatività del tempo e dello spazio, ognuno dei quali avrebbe da solo meritato un premio Nobel (che in effetti gli fu assegnato nel 1922 per l’ effetto fotoelettrico) e che per molti decenni rimasero incomprensibili alla stragrande maggioranza dei suoi contemporanei.

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Perchè i geni responsabili della Sindrome di Asperger hanno resistito per millenni ?

Se continuano ad attraversare secoli e millenni con la trasmissione genetica, vuol dire che alcuni disturbi psichici devono avere un beneficio dal punto di vista dell’ evoluzione umana e in qualche modo garantire a chi ne è portatore una buona probabilità di riproduzione. In altre parole, visto che hanno una base genetica, non devono essere un completo svantaggio, altrimenti si estinguerebbero. Nel caso dell’ autismo e della sindrome di Asperger, i meccanismi genetici sono in parte stati scoperti. In un articolo pubblicato sul Cambridge Archaeological Journal , Catriona Pickard della School of history, classics and archaeology dell’ University of Edinburgh, esperta di archeogenetica, sottolinea che quanto scoperto finora dimostra come «i disturbi dello spettro dell’ autismo sono condizioni genetiche risultanti dal gioco di molti geni e di molte differenti forme e forze delle mutazioni genetiche». È per questo che in alcuni casi tali disturbi si vedono passare di generazione in generazione, mentre in altri si manifestano in forme apparentemente isolate e sporadiche, che poi però possono passare ai discendenti. L’ esistenza di questo complesso sistema indicherebbe anche che probabilmente il numero di persone affette da tali disturbi potrebbe essere rimasto proporzionalmente più o meno uguale con il passare dei millenni. 18/12/2011 Articolo qui

 

Francia: Autismo, fuoco sulla psicanalisi

Gli adepti della teoria freudiana sono coinvolti in un documentario promosso da genitori partigiani che sostengono un approccio molto piu’ pragmatico.

La sala è piena di genitori, giovedi’ 8 dicembre davanti al tribunale di Lille.  I genitori di soggetti autistici sventolano all’esterno le foto dei loro bambini, sono arrivati numerosi per sostenere la documentarista Sophie Robert, inseguita da tre psicanalisti intervistati nel suo documentario “Il muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo”.

Tre membri della Scuola della Causa Freudiana chiedono il ritiro della loro intervista o, in mancanza, il divieto alla proiezione del film, sostengono che i loro propositi sono stati “sfigurati” durante il montaggio. Che “ridicolizza” la psicanalisi.

Nel documentario,  montaggio grezzo delle risposte alle domande di Sophie Robert, si sentono dei pezzi di antologia come: ” Loro [ i bambini autistici] sono rimasti nell’utero, perchè volete che parlino? ” Oppure : “Con un bambino autistico, faccio molto poco. Appoggio il mio culo, mi metto accanto a lui e aspetto “. La corte si pronuncerà il 26 gennaio, deve decidere se la Signora Robert  non ha rispettato i permessi delle riprese firmati dai denuncianti. Ma in realtà, dietro questo processo, è tutta la questione dell’approccio verso l’autismo ad essere messa in gioco.

Quando degli psicanalisti pretendono di curare l’autismo come una malattia mentale, i genitori  invece richiedono per i loro figli il ricorso a metodi comportamentali basati sulla rieducazione e la ripetizione utilizzati all’estero. Da diversi anni, la guerra infuria in Francia tra psicanalisti e comportamentisti. A Lille, la sala è stata scossa da un fremito quando il difensore degli psicanalisti, l’avvocato Christian Charrière-Bournazel ha dichiarato riferendosi ai metodi comportamentali utilizzati per i soggetti autistici : “Ripetere e imparare dai gesti come se addestrassero uno scimpanzè”.

“Ci hanno esclusi, criticati”, deplorano i genitori di soggetti autistici

I genitori di soggetti autistici sono molto in collera contro la psicanalisi. Accusano gli psicanalisti ispirati dalle teorie freudiane di continuare a metterle in pratica. “Avete concepito questo bambino per amore ?”, si sono sentiti dire alcuni genitori, dalla psicologa del CHU parigino (Centro Ospedaliero Universitario), che impavida insisteva. ” Nostro figlio sbatteva la testa contro il muro e in piu’ ci accusano della sua malattia”, ricorda Florent Chapel, delegata generale del Collettivo Autismo che raggruppa quasi tutte le associazioni di genitori.

Sybille, racconta la sua convocazione all’ospedale psichiatrico per la presa in carico di suo figlio autistico. Un orrore. Il bebè era desiderato ? La mamma era felice durante la gravidanza ? Ha amato la sua mamma ? Insinuando, lo psichiatra parlava di lei, ma non del suo bambino. Sybille se ne è andata sbattendo le porte dell’ospedale. Su Internet, le testimonianze affluiscono: ” Anche a noi,  ci hanno escluso, criticato! Non dobbiamo lasciarli fare !”

Nessuno piu’ sostiene, come lo psicanalista americano Bruno Bettelheim, che gli autistici sono vittime di madri castratrici e depresse. In pratica, pertanto i genitori accusano i seguaci di Freud di trattare l’autismo come una malattia mentale e non come un handicap, ” come non hanno integrato da piu’ di vent’anni le nuove conoscenze sul ruolo della genetica in questa malattia “, spiega Marcel Hérault, presidente da quindici anni di  Sésame Autisme.  Accusano l’onnipotenza della psicoanalisi in Francia di impedire l’introduzione di metodi educativi comportamentali che farebbero progredire di piu’ i nostri figli.

“La presa in carico dei nostri figli, è la lotteria”

Numerosi psicanalisti sostengono di non esercitare pressioni sul bambino nel nome del rispetto per il “soggetto”. Oppure, vi è l’idea secondo la quale l’autismo è il risultato di un “rifiuto assoluto” del bambino di entrare in relazione con il resto del mondo. Un non-intervento che fa ribollire il sangue dei genitori.

I genitori di soggetti autistici non digeriscono piu’ il fatto di sentirsi spesso presi in causa nella malattia dei loro figli. Paranoie di genitori  scorticati ? Non proprio. ” Le riflessioni di psichiatri, di psicologi, di educatori, suggeriscono che spesso il comportamento dei genitori impedisce lo sviluppo del bambino”, scrive la ricercatrice Brigitte Chamak (1), dopo un’immersione dentro una decina di ospedali o strutture medico-sociali  che trattano l’autismo. Peggio ancora, ” nei servizi che adottano un approccio psicodinamico” [d’ispirazione psicoanalitica NDLR] , la maggior parte dei genitori ” non aveva ricevuto delle diagnosi”. Come se l’annuncio della malattia  ai genitori rischiasse di peggiorare o irrigidire la situazione.

Negazione della diagnosi, sospetto d’incompetenza, sfiducia… “Questo approccio fa ridere molto secondo i servizi , gli istituti, dice Marcel Hérault. In Francia, far prendere in carico il proprio figlio è una lotteria.”

Vincent Gerhards, presidente del collettivo Autismo, giornalista di France Télévisions, ha scoperto viaggiando che la Francia è uno degli ultimi  paesi dove la psicanalisi è cosi’ importante per trattare l’autismo.” Altrove, applicano i metodi di origine comportamentista”, spiega. Fondati sulla rieducazione, la ripetizione, l’allenamento, o le punizioni e le ricompense –  che deplorano i loro avversari -,  vengono chiamati Teacch ( Treatment and Education of Autistic and related Communication handicapped Children), ABA ( Applied Behavior Analysis), Pecs (sistema di comunicazione alternativo)… Questi sistemi rappresentano il diavolo per gli integralisti delle teorie freudiane, che gridano “all’ammaestramento” persuasi d’essere l’ultima difesa umanista contro queste forme di “condizionamento”. “Ma con questa formazione, i nostri figli hanno cominciato a parlare, a diventare puliti, a vestirsi da soli, ad allacciarsi le scarpe, a comunicare”, urlano i genitori del collettivo Autismo, citando dieci esempi di bambini che sono usciti dal silenzio e sono diventati piu’ autonomi.

“Un guazzabuglio di truffe di ogni genere”

Problema. In mancanza di trovare questi approcci nei circuiti psichiatrici dove li mandano, i genitori  piu’ ricchi sono disposti a ricorrere ad ogni tipo di pratica privata.

Con due rischi: ” Quello di credere all’esistenza di soluzioni magiche”, come dice Marcel Hérault: Dall’autismo ad alto funzionamento al bambino che non accederà mai al linguaggio con la stessa rieducazione comportamentale, ognuno evolverà in maniera differente.

Altro pericolo: che i ciarlatani occupino la nicchia che i genitori non vogliono lasciare alla psicanalisi. Mamma di un bambino che non parlava, prima di essere preso in carico in Israele, Olivia Cattan ha studiato i metodi all’estero. E’ ritornata con una petizione, che ha fatto firmare a Sandrine Bonnaire, sorella di un autistico, e Francis Perrin, papà di un bambino affetto da autismo. “L’autismo è diventato un vero “mercato” per certe persone, un guazzabuglio di truffe di ogni genere, dai bidoni ai rimedi miracolosi, cita nella petizione. La posta in gioco non è magra, da qui a qualche mese, l’autorità sanitaria dovrà pronunciarsi sull’accompagnamento dell’autismo.

(1) “L’autismo dentro un servizio di neuropsichiatria”  Ethnologie française 3″, 2009, pp. 425-433.

Tradotto da Mondo Aspie

09/12/2011  Jacqueline de Linares – Le Nouvel Observateur 

articolo originale qui:

http://tempsreel.nouvelobs.com/societe/20111209.OBS6415/autisme-feu-sur-la-psychanalyse.html

Diagnosi autismo: Il super test-genetico è tre volte piu’ efficace

Un test genetico innovativo, ma poco usato, che mappa completamente il Dna umano potrebbe rivelarsi utile nella diagnosi dell`autismo. Lo sostengono i ricercatori del Children`s Hospital Boston in uno studio che apparirà sul prossimo numero di Pediatrics, nel quale sollecitano una maggiore diffusione dell`esame, chiamato analisi cromosomica mediante microarray (CMA), per aiutare le coppie che hanno un familiare affetto dalla disturbo o un figlio già malato.
Il test che mappa l`intero genoma per individuare le alterazioni del Dna colpevoli, come la cancellazione o duplicazione di micro-sequenze genetiche, secondo Bai-Lin Wu, uno degli autori dello studio, si è dimostrato più efficace di altri esami, come il test dell`X Fragile e la cariotipizzazione. I ricercatori affermano che grazie all`esame si potrebbero individuare il 5% di casi in più rispetto ad oggi. Lo studio ha considerato 933 pazienti con una diagnosi clinica accertata, verificando che l`esame mediante microarray (tecnologia che `traccia` il Dna grazie a un chip di silicio) ha scovato anomalie nel 7,3 dei soggetti, contro lo 0,46 dell`X fragile e il 2,23% della cariotipizzazione.
Le cause dell`autismo sono ancora, per la maggior parte, sconosciute, ma il legame con alcuni geni “malati” è ormai noto. Nel mondo, per il 15% dei soggetti la patologia, che compromette il normale sviluppo di molte funzioni cognitive, ha infatti una causa genetica conosciuta.

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/6858-diagnosticare-lautismo-il-super-test-genetico-e-3-volte-piu-efficace

 

Temple Grandin “diversa ma non inferiore”

Temple Grandin, la diversità è una risorsa

Diversa ma non inferiore” è sempre stato il motto di Temple Grandin, donna autistica resa celebre nel mondo per i suoi studi rivoluzionari sugli allevamenti dei bovini.

Temple Grandin (Boston, 29 agosto 1947) è una professoressa associata dell’Università Statale del Colorado ed una delle personalità più famose nel mondo affette da autismo. La Grandin è molto nota anche per la sua attività di progettista di attrezzature per il bestiame.

Grandin nasce in un periodo in cui la sindrome autistica era relativamente poco conosciuta. Essendole stato diagnosticato un danno cerebrale all’età di due anni, fu ospitata in una scuola materna strutturata dove a suo modo di dire è stata seguita da buoni insegnanti. Parecchi anni più tardi le è stata accertata come autistica (formalmente la diagnosi fu di Sindrome di Asperger ovvero la versione meno grave dello spettro autistico). Lei considera se stessa fortunata di aver goduto di un buon supporto sia al tempo in cui frequentava la scuola primaria che successivamente.

Grandin negli anni a seguire ottenne una laurea di primo livello in psicologia al Franklin Pierce College (1970), successivamente si laureò in zoologia all’Università Statale dell’Arizona nel 1975, e conseguì il dottorato in ricerca sempre in zoologia presso l’Università dell’Illinois nel 1989.

Grandin inizia ad essere conosciuta dopo che Oliver Sacks la descrive in un suo racconto Un antropologo su Marte, il cui titolo è stato preso dalla definizione della stessa Grandin circa il suo modo di sentire le persone normodotate. Grandin è stata ospite dei più importanti programmi televisivi nazionali e scritto articoli per riviste come Time, People, e Forbes, e su quotidiani come il New York Times.

È stata il soggetto di documentario della Horizion (BBC) e di un film della HBO (2010) diretto da Mick Jackson ed interpretato da Claire Danes.

Sulla base della sua personale esperienza ha invocato l’intervento ed il supporto di insegnamenti che possano risolvere le problematiche dei bambini autistici, trasformando comportamenti inadatti in altri più adeguati. Ha raccontato il suo essere ipersensibile ai rumori ed ad altri stimoli sensoriali e del suo bisogno di trasformare ogni cosa in immagini visive. Secondo Temple il suo successo nel lavoro di progettista dipende proprio dal suo essere autistica. È infatti in grado di soffermarsi su dettagli minutissimi ed è in grado di utilizzare la memoria visuale come fosse un supporto audiovisivo, sperimentando mentalmente le diverse soluzioni da adottare. In tal modo riesce a prevedere anche le sensazione che proveranno gli animali sui quali verrà utilizzata l’attrezzatura.

Grandin è considerata un’importante attivista sia del movimento in tutela dei diritti degli animali che del movimento dei diritti delle persone autistiche e dai quali a loro volta è frequentemente citata.

Il suo merito principale è stato quello di presentare il punto di vista delle autistiche, contribuendo in tal modo all’affinamento di metodologie di intervento più adatte a supportare le persone colpite da questa sindrome.

Tuttora la Grandin assume antidepressivi e utilizza una speciale macchina (hug machine) da lei inventata all’età di 18 anni.

wikipedia

I bambini ad alto potenziale intellettivo

I bambini ad alto potenziale intellettivo sono quei bambini che hanno un’intelligenza superiore, una vivacità spiccata e una curiosità molto più elevata rispetto ai bambini della stessa età. Cosa succede se ci troviamo di fronte ad un bambino del genere? Siamo preparati ad accettarlo e a interagire con lui? La complessa realtà dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo è un ambito poco esplorato. Qual è l’atteggiamento della società nei loro confronti, quali sono i loro problemi?. Anche i bambini ad alto potenziale intellettivo possono avere difficoltà di inclusione a scuola, in particolare nella classe. A tali tematiche sarà dedicato il workshop “Bambini ad alto potenziale intellettivo. Ricoscerli e improntare una didattica adeguata” all’interno dell’ottava edizione del Convegno internazionale “La qualità dell’integrazione scolasrtica e sociale” (Rimini, 18-19-20 Novembre). Il convegno, promosso dal Centro Studi Erickson, rappresenta l’appuntamento più importante per chi si occupa di educazione in Italia.

Il workshop prevede l’intervento della psichiatra e psicoterapeuta Federica Mormando, presidente Eurotalent Italia, e vicepresidente di Eurotalent International (ONG dotata di statuto partecipativo presso il Consiglio d’Europa), che si soffermerà su come riconoscere i bambini superdotati in ambito scolastico e sulla risposta educativa, in particolare sull’approfondimento e arricchimento di tipo logico e creativo. Federica Mormando, da quasi trent’anni impegnata nella battaglia per una adeguata formazione dei bambini superdotati, è autrice del saggio “I bambini ad altissimo potenziale intellettivo (Erickson, 2011), una guida per insegnanti e genitori. Perchè questo libro? Scrive l’autrice: “C’è una sofferenza perlopiù ignorata in Italia e nel mondo: quella dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo. Sono il 3% della popolazione, sono diversi. Hanno un pool non comune di capacità percettive e intellettive, ma anche di “sensibilità”: quel mix ancora poco definibile che permette di intuire, empatizzare, soffrire, gioire. Di questo mix noi vediamo la risultante, che tendiamo a interpretare prevalentemente dal punto di vista cognitivo: quella punta di iceberg che denominiamo intelligenza”.

Seguiamo la storia di Valerio M, bambino prodigio, figlio unico di una giovane biologa. A quattro anni Valerio dà lezioni di astronomia ai bambini di quinta elementare. Conosce perfettamente il mondo vivente ma è attratto in particolare dal mondo delle “macchine”. Legge appassionatamente i libretti di istruzioni sul funzionamento delle cose, gioca ed inventa storie con robot trasformabili e con l’aiuto della madre si cimenta in costruzioni complesse. All’ingresso in prima media Valerio è riconosciuto subito come talento. “Ha una preparazione scientifica di tipo universitario” commenta l’insegnante di scienze. Il bambino è amato dalla maggior parte degli insegnanti ed in particolare dal professore di Educazione tecnica, un chimico che discute per ore con lui come se si trattasse di un collega. Oltre la scuola, Valerio costringe la madre ad accompagnarlo ai convegni di fisica, astronomia e informatica che si tengono in città, ascoltando i relatori con estremo interesse e partecipando alla discussione finale con domande pertinenti. Fa un po’ tenerezza quella coppia madre-bambino che resta fino alla fine del convegno, quando la maggior parte del pubblico si è dileguata. Ma non tutti accettano quel bambino intelligente e curioso. La madre ascolta sgomenta le proteste dell’insegnante di italiano delle scuole medie: “Mi fa sempre troppe domande, vuole mettermi in difficoltà davanti a tutta la classe!”. Oppure: “Lo vedo sogghignare compiaciuto quando i compagni sbagliano una risposta”. E’ davvero cosi? In realtà Valerio ha compreso da tempo di essere diverso dagli altri.

Il bambino non ha vita facile neppure alle superiori. E’ diventato un ragazzone dai modi un po’ impacciati. Ma l’impaccio sparisce per incanto quando discute di fisica o intelligenza artificiale. Frequenta un liceo scientifico ad indirizzo informatico. Alla stima dei professori di fisica, chimica e matematica si contrappone la malcelata o manifesta derisione dei compagni. Talvolta applaudono e si alzano in piedi, in segno di scherno, quando la mattina il ragazzo entra in classe. Anche la madre è derisa o svalutata da alcuni parenti e colleghi di lavoro. “Tuo figlio sarà speciale, ma tu non lo sei affatto!” l’apostrofa una collega. I colloqui della madre con i professori del figlio sono velocissimi e a volte perfino brutali: “Lo sa che suo figlio è un genio dell’informatica?” le dice a bruciapelo l’insegnante di matematica. Oppure: “I colleghi mi descrivono suo figlio come un ragazzo brillante, ma nella mia materia questa brillantezza non si ancora manifestata!”, commenta stizzita l’insegnante di inglese.

Oggi Valerio è un ingegnere informatico specializzato in sistemi intelligenti e informatica quantistica. Sta per ottenere il PhD in informatica, partecipa a congressi internazionali dove espone i risultati delle sue ricerche. Ogni tanto rivede i compagni di liceo, giovani tra i 27 e i 29 anni. Qualcuno si è “sistemato” con un lavoro fisso, altri si accontentano di quello che trovano. In mezzo a loro Valerio è sempre un “diverso”, non parla dei suoi studi, delle ricerche che sta portando avanti. Col tempo ha maturato un grande rispetto per tutte le professioni, anche le più umili. “Non tutti devono diventare scienziati”, spiega alla madre, quasi incredulo che a lui sia invece toccato in sorte un difficile ed incerto destino di ricercatore, qualcosa che dovrà costruire da sé con infinita pazienza giorno dopo giorno.

 

                                                            

http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/galassiamente/articolo/lstp/418615/