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IL MURO DI CRISTALLO: L’ASPERGER SPIEGATA AI NEUROTIPICI

Il muro di cristallo
L’Asperger spiegata ai Neurotipici
Prefazione
Non sono certo del numero di trattati e saggi che sono stati scritti in materia, la sindrome di Asperger è stata descritta molto bene nei vari campi di ricerca. Dalla psicologia alle neuroscienze, tutti hanno dato un loro contributo valido per aiutare a conoscere questa particolare condizione e ancora tanta strada deve essere fatta. Con questo mio piccolissimo libro, mi propongo, per quanto mi è possibile, di variare la classica prospettiva di visione, cercando di far comprendere al lettore, come un asperger vede il mondo e cerca, con i mezzi a lui concessi , di relazionarsi agli altri.
Chi sono io?
Sono uno studente di 22 anni, con una lievissima forma di Asperger. Insomma, la mia particolarissima posizione mi permette di stare a metà tra le parti interessate. Nei miei limiti ho deciso di farmi carico della costruzione una sorta di ponte tra i 2 mondi. Sia ben chiaro, è esattamente di 2 universi paralleli che stiamo parlando. Come da definizione i 2 universi, quello dei neurotipici e quello dei neurodiversi, nello specifico gli Asperger, difficilmente arriveranno mai ad incontrarsi, chi pensa che sia possibile una perfetta conciliazione probabilmente è in buonafede, ma manca di esperienze dirette. I 2 universi infatti, si sfiorano, a tratti possiamo dire, si corteggiano, percepiscono l’uno la presenza dell’altro senza mai effettivamente potersi sovrapporre.
È per me un arduo compito cercare di descrivere come un Asperger vede il mondo, senza ricadere in circoli viziosi e ragionamenti estremamente complessi e ampollosi tipici della mia natura, uno spazio dove affermazione e negazione si sovrappongono, dove i paradossi si conciliano perfettamente e dove tutto nel disegno totale appare di una fragile e delicatissima bellezza.
Per questo motivo spesso mi troverò ad utilizzare molte e molte metafore, descrivere la situazione attraverso immagini e schemi, semplificandoli e razionalizzandoli.
Per i Neurotipici…
È necessario che voi abbandoniate o mettiate da parte molte delle cose che avete dato per vere, molti degli schemi logici quotidianamente utilizzati non valgono nulla, o quasi nulla nel mondo in cui stiamo per proiettarci anzi, potrebbe per essere per molti una zavorra. Lasciate questo vostro carico, in un luogo dove sapete di poterlo ritrovare, perché solo in seguito vi sarà estremamente utile.
Non sono mai stato capace di spiegare l’Asperger utilizzando poche parole, credo, anzi, ho la ferma certezza che nessuno abbia mai compreso davvero di cosa si trattasse, tuttavia questo mio lavoro cerca di colmare molte lacune e lo scrivo soprattutto per le persone che ho vicine e per tutti coloro che hanno vicino un soggetto Asperger, perché si possa, finalmente, cercare di abbattere un minimo quell’invisibile muro di cristallo che ci separa dal mondo.
Volete la prima definizione della mente di un Asperger secondo un Asperger?
Immaginate di entrare in colossale corridoio, molto simile a quello di una banca con giganteschi infissi e cassette di sicurezza che si portano fino al soffitto, sull’ottone lucidato di ogni cassetta, potete leggere delle piccole targhe, una numerazione a prima vista, molto ordinata e rigorosa. Ad uno sguardo più attento, potreste leggere una cosa del genere:
“A = B ma non sempre”, infatti A è intrinsecamente diverso da B che non può mai essere A. Allora, molti diranno che è impossibile, che è un paradosso. Questa idea va abbandonata, perché in quel corridoio i paradossi trovano sempre una più o meno brillante soluzione, Dove A è lontanissimo da B ma tuttavia essi nell’insieme sono la stessa cosa, presi singolarmente sono estremamente differenti.
Proprio da un paradosso inizieremo questo viaggio…
Capitolo I
Il problema della coerenza
La coerenza è una questione di fondamentale importanza per molti Asperger, si lo so, molti diranno: “Non vi è alcuna forma di coerenza in loro”. Partiamo da questo principio, fondamentale, imprescindibile.
L’unica forza dell’Asperger risiede nella possibilità di creare un ordine nelle cose, la percezione di uno schema, l’essenza di un evento che va poi ad essere riportato via via ad un modello ancora più sintetico, in modo gerarchico. Gli asperger sono lo specchio della realtà, la realtà cosi come noi la conosciamo è piena di paradossi, di eventi contrastanti, spesso privi di una spiegazione razionale. Tuttavia, è molto radicata nella mente di molti asperger la legge di causa ed effetto. Ogni causa contiene in se l’effetto ed esso di manifesta, il problema è che non sempre è possibile risalire alla causa, molti desistono, l’asperger no, l’asperger cambia i punti di vista. Se un suo modo di vedere le cose non è sufficiente a far quadrare i conti allora guarda da ancora più lontano. Immaginate una cartina, posizionata sulla pianta di una città a noi sconosciuta, con i suoi dedali di strade. Non ci pare di riconoscerla e probabilmente è cosi, tutto è contorto ed intricato. Allora ci allontaniamo da quella città man mano e mentre essa diventa sempre più piccola, cominciamo a distinguere le contrade, poi i campi, fino ad arrivare alle coste e ai confini di una regione. Ecco, l’asperger va a ritroso fino a quando non trova una legge capace di fargli comprendere quanto accade. Il problema è che spesso, via via che si allontana, tende a volte a spersonalizzarsi. Questo mi sarà molto difficile spiegarlo.
Diciamo che una volta intuita una legge generale esso si cala in essa, come se stesse recitando una parte. Egli è li ma contemporaneamente viene mosso da se stesso da un luogo molto lontano. Il suo comportamento è lo specchio di quel modello, fino a che il modello non collassa. In sintesi, la persona che voi vedete, vi parla e interagisce con voi, non è “libero”, ma soprattutto non è li. Il se stesso che lo muove è a migliaia di anni luce da lui, chissà dove. Questo l’ho compreso dopo recenti fatti, il fatto che l’Asperger spesso non si rende conto di essere il burattino di se stesso.
Ora vi sarà molto più facile comprendere il perché molti asperger abbiano una cosi rigida osservanza delle regole, perché è attraverso i paletti che loro fissano, senza rendersene conto a volte, che essi si muovono. Ma questo non spiega assolutamente il perché l’asperger a tratti paia estremamente incoerente.
Vediamo che la permanenza su un “piano” nell’asperger non è mai rigida, attenzione, non lo è affatto. Cosa intendo per “piano”?
Immaginate tanti universi paralleli, come cerchi concentrici, al centro di tutti questi cerchi che chiameremo “piani”, c’è la legge, il software centrale dell’Asperger, da esso dipende tutto, esso fa da scheletro per la costruzione successiva di moltissimi suoi modelli.
Se al centro c’è “LA legge”, dalla legge traggono origine moltissimi piani che sono coerenti con la legge, ma non sono coerenti tra loro. Lo so, c’è da sorridere, ma ricordate quello che ho detto inizialmente nella prefazione?
Il fatto che A sia uguale a B, ma non sempre. Tra loro sono estremamente differenti presi singolarmente, estremamente diversi. Mettiamola cosi, se “LA legge” è l’alfabeto, tutte le lettere dell’alfabeto sono nell’alfabeto, ma non vuol certo dire che tutte le lettere dell’alfabeto siano A , sono tutte differenti. Il problema dell’incoerenza è qualcosa si complessissimo, mai compreso del tutto, avete visto quanto sia complessa la gerarchia. Vi dirò di più, tanto maggiore e generica sarà la legge, tanto copiosi saranno i “piani ” e quindi i modi i operare, che sono tra loro indipendenti.
Vedete, nella mente di un Asperger si creano costantemente modelli astrusi e complessissimi, a volte talmente complessi che sfuggono persino alla mente di chi li costruisce, ma sappiate una cosa, la forza di una asperger, come detto, sta nella capacità intellettuale di creare modelli, ma questa operazione necessita di molta serenità mentale. Quando la rabbia e sentimenti negativi cominceranno a prendere il soggetto, esso si ritirerà sistematicamente su modelli sempre più generali, si spersonalizza, si allontana da se stesso. Alla fine non vedrete che lo scheletro del suo essere e lo troverete probabilmente folle, ridicolo, controproducente, fate voi a me ne hanno dette anche di peggiori. Lo scheletro è fatto di regole rigidissime, ma ci sia attiene allo scheletro solo nei momenti di grande stress, su di esso si costruiscono tutti i ghirigori della personalità. Un consiglio, mai e dico mai, attaccare un asperger fino a fargli enunciare le leggi che costruiscono la struttura del suo universo, per 2 semplici motivi.
Quelle leggi sono soltanto lo scheletro di quello che lui è, ma lo scheletro non è lui, questo è fondamentale. Il complesso è totalmente diverso persino dalle leggi su cui tutto si costruisce. È sufficiente poi far calare la tensione per vedere come via via tutto ricomincia a ricostruirsi e la legge pare essere sempre più lontana. Insomma, stressate un Asperger e vi dirà a memoria quello in cui lui crede, un mondo ideale, perfetto su cui costruisce se stesso, ma subito dopo, una volta che la mente riesce di nuovo a ragionare a pieno ritmo, farà tutt’altro. Incoerenza? No, la legge c’è ancora, solo che quel comportamento è una delle molteplici manifestazioni di essa, da essa dipendenti e tuttavia da essa differenti.
In definitiva, l’asperger che si trova su piani molto distanti dalla LEGGE, è un asperger in fase creativa, una asperger felice, un asperger che si espande. Più vedrete esso fare riferimento a regole rigide che applica a se stesso e al di sopra di se stesso, più si avvicina alla LEGGE e più questo è sintomo di un momento estremamente complesso, un momento in cui molti dei suoi modelli sono collassati.
Una cosa importante è che difficilmente si riuscirà a delineare su quale piano esattamente l’asperger si trova, ma tuttavia capire quale è il suo vero essere la sua essenza non deve essere la priorità. Il soggetto è tutte quelle cose, dalla LEGGE fino al piano più distante da essa. Accettarlo è un grande passo avanti, cominciare ad accarezzare l’idea che ci si trovi davanti ad una persona infinitamente complessa, che potrà apparire ricchissima di contraddizioni, ma tuttavia, tutte queste fanno fede ad una coerenza interna che è sin troppo distante per essere vista. Come fare a dimostrare questo?
Sarebbe sufficiente lasciar parlare per ore e ore un asperger rendendosi conto che non è tanto la logica discorso che ci sfugge, quando le regole usate per formularlo. Queste regole sono diverse da persona a persona, ma in linea generale, risultano spesso talmente distanti dal quotidiano che sarebbe impossibile darne una spiegazione accettabile.
Io, ad esempio, interpreto ogni evento alla stregua di un fenomeno fisico, ipotizzo le masse, guardo le forze in gioco, io vedo costantemente ogni evento ed ogni astrazione materializzarsi con vettori, diagrammi e schemi. Quanto pesa l’influenza di un evento? Quali sono le resistenze? Leggi chimiche, fisiche e filosofiche si accavallano, in un qualcosa che è estremamente distante dal quotidiano. Insomma, la chimica diventa un modello di realtà, la coerenza è il nostro ultimo problema, il problema davvero grande e far quadrare tutto, questa è una necessità di cui parleremo in seguito.
Capitolo II
Il rapporto con gli altri
Molti studi riportano come una causa determinante della difficoltà di rapportarsi dei soggetti autistici ad alcuni deficit a livello dei neuroni a specchio. Questa non è la sola causa, non essendo questo un trattato di neurologia e scienze affini, non mi soffermerò sulle cause strutturali, mi limiterò a descrivere, almeno secondo il mio punto di vista, come ci si sente.
Vedete questo è il punto forse più drammatico di tutto il nostro viaggio. L’asperger si caratterizza spesso per la sua volontà di restare da solo e contemporaneamente si ha voglia di trascorrere del tempo con gli altri. Questo è uno dei tanti paradossi ed è una delle maggiori maledizioni. La più oscena. Mi reca una enorme sofferenza parlare di questo, tuttavia credo si giusto che la gente sappia come parte degli Asperger si sentono nel quotidiano. Possiamo dividere gli asperger in 2 gruppi principali, ognuno di questi gruppi a tratti può confluire nell’altro. Un primo gruppo si rifugia nella sua spesso grande riserva intellettuale, si autoconvince della sua superiorità e questo spesso è sufficiente a renderlo capace di sopravvivere con la ferma convinzione che non entra in contatto con gli altri perché incapaci di capirlo e arrivare al suo livello. Attenzione, perché so esattamente di cosa sto parlando, perché io stesso sono vissuto all’ombra di questo rassicurante fantasma. Fino alla fatidica domanda…
Ma anche se volessi, potrei davvero entrare in “contatto”, attenzione al termine “contatto”, perché qui comincia la porta sull’altro universo, con le altre persone?
Forse a questo punto, sarei tentato di urlare, ma non è nella mia natura, temo. Diciamo che, normalmente, almeno dall’idea che mi sono fatto, quando due neurotipici interagiscono, essi instaurano un contatto tra loro, come se l’anima, la presenza di uno, compenetrasse l’altro e a sua volta l’altro venisse ad esserne sfiorato a sua volta. Lo immagino come una sorta di membrana sottilissima, incorporea, che corteggia, che danza e accarezza dolcemente o in modo violento e burrascoso, a seconda dei casi, entrambi gli interlocutori, che con le dovute differenze percepiscono poi determinate sensazioni che sono diretta conseguenza del contatto. Io, credo sia una cosa meravigliosa da come me l’hanno descritta, credo che debba essere straordinario sentire la presenza di chi ci circonda, sapere che sono li e comprendere i loro cambi di umore, percepire la dolcezza delle loro parole o ancora persino la durezza grezza delle loro imprecazioni. Sensazioni che io posso davvero provare, ma solo dentro me stesso. Qualcuno chiama questo fenomeno empatia e cosi è. Pochi noterebbero la mia incapacità quasi totale non tanto di riconoscere le espressioni e i toni di voce ma di “riconoscermi” in essi. Posso provare dolcezza ma non posso recepirla, posso provare astio ma non posso sentire quello dell’altro. Cosa è questa se non una freddissima gabbia. Cosa succede, quando l’amore ti scoppia nel cuore e non poter sentire nulla, anche venissi ricambiato, finiresti sempre per amare e non sentirti amato e in più non potendo percepire l’affetto e l’amore e sei sempre li a chiedere conferme, che probabilmente non ti servirebbero se potessi percepire. Ma soprattutto, cosa accade se non riesci a trasmettere quello che provi. Ogni volta, finisce per sembrare una teatrale scena d’operetta, perché ho, personalmente, necessità di esagerarla, non conoscendo le dosi di soglia della comprensione altrui, essendo estremamente alte le mie. Piangerei, ma non sono capace, cosi come non sono capace di sorridere, al massimo mi limito a ghigni asimmetrici. Dopo questo poco elegante sfogo, proseguiamo…
Molti non lo direbbero, ho sempre pensato che la grande “potenza di calcolo”, il fatto di riuscire ad incrociare moltissimi dati contemporaneamente sia un normale adattamento ,che ci rende capaci di comprendere quello che gli altri vogliono comunicarci senza essere dotati di una spiccata empatia. Ho imparato in maniera molto raffinata il linguaggio del corpo, questo mi permette di comprendere, in modo schematico quello che l’altro sta provando in via teorica e cerco poi in me la stessa emozione, in modo tale che io possa capire. Un asperger sente moltissimo, forse molto di più di un NT, ma su questo non sono davvero sicuro, tuttavia sente solo il suo, non conosco, almeno personalmente, anche se vorrei, le emozioni altrui. Questa mia strategia di bypass vorrei poterla portare a tutti. Perché so che molti ne trarrebbero giovamento. Osservare, ascoltare, comprendere e cercare dentro se stessi quella emozione. Ovviamente, nei ritmi serrati di una conversazione fare questa operazione è molto complesso. Tuttavia, a volte cerco delle frasi, particolarmente significative, che poi con calma riporto a galla, cercando di ricordare, il tono di voce e le espressioni di chi l’aveva pronunciata. Non riesco a contare tutte quelle frasi, colme di dolcezza che le ragazze con cui sono stato mi dicevano. Spesso a queste frasi non ho avuto alcuna reazione, davvero, ho risposto gelidamente e anche in modo inappropriato, ma solo il cielo come il cuore mi si è sciolto non appena, tornato a casa, ho cercato dentro di me quella dolcezza per poi applicarsi su quelle parole, con il tempo ho capito. Prima che venga a tutti il diabete, passiamo ad altro.
Da questa non reciproca percezione, nei rapporti, nascono molti problemi noti alla maggior parte degli Asperger.
In tutto questo, quale è il ruolo dell’isolamento, questa morbosa necessità di restare soli?
Quando parliamo di “isolamento” sarebbe meglio parlare di una necessità sofferta. Nel senso che, almeno per un numero discreto di soggetti Asperger, l’isolamento, non è una scelta vera e propria, a metà tra necessità e obbligo. Non riesco più a contare sulle dita delle mani l’enorme numero di persone da me allontanate durante periodi poco luminosi. Isolamento e passioni, sono strettamente connesse.
Può sembrare assurdo, ma non lo è, che una persona che vive letteralmente intrappolata in se stessa, possa scegliere di isolarsi, passando poi, dall’isolamento ad una gran voglia di avere qualcuno vicino. Incoerenza? Se lo pensate, ancora una volta non siete ancora entrati nella giusta ottica delle cose.
Partiamo dal principio, noi sappiamo che di solito l’Asperger, difficilmente riesce a percepire “l’altro”. Immaginate di uscire con gli amici e non sentire il loro affetto, il loro calore, la loro benevolenza. La domanda sorge spontanea:
Se non riesco ad entrare in contatto con una persona, perché dovrei passare il mio tempo in compagnia di qualcuno? Questo è il punto cruciale. Quando l’Asperger trascorre del tempo con qualcuno, può farlo, ma da un punto di vista squisitamente intellettuale. Si lancerà in disquisizioni sul sesso delle zanzare e questo rapporto, molto intellettuale, risulta essere la sua unica arma. Un’arma irritante per molti, avrà per sempre lo stigma di saccente, me ne rendo conto, ma rifletteteci un attimo. Se io non posso percepire “voi”, come posso entrare davvero in contatto se non discutendo di un argomento che nessuno avrebbe mai tirato fuori in una tranquilla serata tra amici? Certo, sicuro, potrei rimanere li e starmene buono, parlando di quanto questo tempo sia mutevole o della gonna all’ultima moda, tanto in fondo che importanza ha? L’importante è restare tutti vicini e stare bene insie…ops, peccato. Peccato che io non possa percepire quel benessere. In pratica, perché molti asperger non passino per saccenti, dovrebbero semplicemente rinunciare alla loro unica possibilità di creare un ponte già traballante tra loro e gli altri. In maniera molto volgare diremmo “togliere il bastone a chi è già zoppo di suo”.
Questo distacco porta all’isolamento, ma ora tocca conciliare il paradosso, perché gli asperger hanno cosi bisogno, dall’altra parte, di continue conferme?
Questo è un discorso molto più complesso, ma si allaccia al primo, quando sei “sordo” alle emozioni altrui, quando l’empatia è molto scarsa, orientarsi è estremamente difficoltoso. A qualcuno può sembrare che un Asperger sia pedante, faccia cose assurde, solo per cercare di capire se coloro che lo circondano hanno interesse nei suoi confronti, se provino per lui dei buoni sentimenti. La verità è che comunque la cosa è un circolo vizioso infinito, perché anche fornendo le giuste conferme, esse difficilmente verranno ad essere percepite e questo comportamento, questa ricerca di conferme si protrae all’infinito. Io ne so qualcosa, purtroppo sono costretto, per evitare futuri inconvenienti, a spiegare la mia posizione. Riflettendoci bene, ci rendiamo conto che questa “paura” di non essere apprezzati, accettati, altro non è che la paura del cieco di cadere in un pozzo. Se da una parte, la maggior parte delle persone riescono a percepire meglio i cambiamenti emotivi di coloro che hanno vicini, ricevendo, senza dargli troppo peso, continue conferme da parte questi, proprio attraverso la percezione dell’altro, per un asperger questo non è altrettanto vero. Quindi possiamo dire che non è che l’asperger, di fatto, abbia bisogno di più conferme, semplicemente è necessario che esse siano più esplicite. Non credo si possa percepire minimamente quanto possa essere duro sapere che molto probabilmente le persone a noi più vicine provino un grande affetto per noi, senza poterlo effettivamente percepire, credere alla buona disposizione degli altri nei propri confronti è un enorme atto di fede, che andrebbe compreso e rispettato.
Capitolo III
Il rapporto con le passioni
Una breve trattazione richiede uno degli elementi distintivi della sindrome di Asperger. Le passioni, o meglio gli interessi. Essi scandiscono la vita del soggetto asperger in maniera più o meno costante. La maggior parte di esse riguardano lavori di catalogazione, dalle monete ai francobolli, oppure possono riguardare rami molto più creativi del pensiero umano. Arte, musica, scrittura, sono sole alcune delle passioni che letteralmente ossessionano il soggetto. Su una cosa devo però dissentire, si parla delle attività degli asperger come “interessi molto circoscritti”. Io direi che questa affermazione è falsa per metà. Diciamo che alcuni hanno interessi molto molto specifici, ma non si deve sempre credere che l’interesse sia qualcosa di circoscritto all’interesse stesso. Le passioni sono spesso molto discontinue, ma vengono a turno spesso, periodicamente rispolverate. Quello che posso dire è che per mia personale esperienza e per l’esperienza di coloro con cui sono venuto a contatto è che l’interesse del soggetto asperger va ad espandersi a macchia d’olio su ogni aspetto della sua vita. Un ragazzo appassionato di chimica, interpreterà il mondo con le leggi apprese dalla chimica stessa estrapolandole e adattandole spesso, a molti aspetti della vita.
Per l’asperger dedicarsi ai suoi interessi pare essere fondamentale, lo gratifica e quindi devono essere incoraggiate, nella giusta misura. In realtà, io credo che non sia la passione in se a gratificare quanto l’emozione che da il “progredire”. Si ha quasi una sorta di estasi mistica quando si scoprono nuovi orizzonti, qualcosa di sconosciuto. A questo orizzonte ci si dedica giorno e notte, una volta esaurita la volontà di sapere di cosa si tratta, una volta che si conosce qualcosa nella misura in cui questo soddisfi, si passa ad altro. Questo non è ovviamente sempre vero, alcune passioni si protraggono per anni e anni e a volte non vengono mai abbandonate.
Capitolo IV
Riflessioni
Non ho citato tutti i tratti distintivi di un asperger, molte cose di me sono sconosciute persino a me stesso. Il fatto di cercare una figura “totem” ad esempio non mi è mai sembrata del tutto comprensibile, si può semplicemente, banalizzare il tutto dicendo che una figura a cui ispirarsi sembra essere una componente fondamentale. In realtà, non è davvero necessario che si parli di una persona, ci si può rifare al codice cavalleresco, alle dottrine filosofiche o esoteriche, qualcosa che ci dia, insomma, la misura di dove stiamo andando.
La vita di un Asperger non è mai semplice, perché è una vita in cui spesso ci si sente “intrappolati in se stessi”, come se la mente rappresentasse una sorta di gabbia, come se input e output dovessero provenire spesso dalla medesima fonte, noi stessi. Il fatto si percepire costantemente un muro tra se stessi e gli altri, un muro che costringe ad organizzare se stessi in solitudine e che garantisce il sentirsi soli, anche in presenza di altre persone. È un po’ come non essere mai venuti al mondo, come guardarlo da un oblò praticato a livello della placenta, mentre il mondo intorno si è fermato. Moltissimi Asperger, soprattutto nelle forme lievi, risentono davvero moltissimo di queste particolari condizioni, questo perché, in fondo, facciamo vite, anzi lottiamo costantemente per avere vite perfettamente normali. Quello che spesso è poco compreso è lo sforzo che ogni giorno si deve fare per “adattarsi” e il fatto di riuscire a farlo, in una certa misura ci pone nelle condizioni di non aver mai nessun trattamento di favore e almeno nel mio caso non ho intenzione di chiederlo. Difficilmente si fa “outing” e questo impedisce a chi ci circonda di capire realmente come siamo fatti. Le facoltà mentali di un soggetto asperger sono, non solo nella media, ma spesso anche superiori, ma non sempre questo viene fuori, poiché la maggior parte di esse vengono utilizzate per compensare alcune cose che per altri sono naturali e spontanee. Ho cercato di spiegare, brevemente, a chi vive la sua vita, sicuramente con le sue difficoltà, come è possibile che qualcuno faccia lo stesso, nonostante abbia mezzi differenti.
Concludendo, io spero che questo mio piccolo umilissimo e semplice lavoro possa servire ai neurotipici, per comprendere un po’meglio il soggetto asperger. Non solo, vorrei che si apprezzassero, davvero, fino in fondo, che si respirassero, riempiendosi l’anima fino a traboccare, le emozioni che gli altri trasmettono. Riuscire a fare questo, sarebbe per me, un dono inestimabile. Conosco anche i retroscena della capacità di entrare in empatia con chi si ha di fronte, immagino che questo a volta possa provocare sofferenza, sono certo che non solo la gioia e l’amore, ma anche il dolore e la disperazione possa essere trasmessa. In alcuni momenti sento qualcuno dire, che vorrebbe non sentire più nulla. Credo fermamente che se si fosse più consapevoli di questo grande dono, che è l’empatia, se ne avrebbe molta più cura, più cura dei propri e dei sentimenti altrui. In fondo, cosa posso saperne io.
Quello che dico è solo questo, siate coraggiosi e non abbiate mai paura di amare. All’odio rispondete con i vostri migliori sentimenti e se potete, con i vostri migliori sorrisi.

Autore: Andrea Albanese

Grazie mille per questa testimonianza

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9 risposte a “IL MURO DI CRISTALLO: L’ASPERGER SPIEGATA AI NEUROTIPICI”

  1. Anna ha detto:

    Bellissima testimonianza! Sono la madre di un 23enne ‘forse’ asperger (gli hanno fatto altri tipi di diagnosi in questi anni ma io lo vedo come aspie) ed è di enorme aiuto leggerti. Hai commosso anche me con le ultime righe e dimostra quanto tu abbia lavorato e stia lavorando per avere una ‘normo’ empatia. Perchè non scrivi un libro? Un abbraccio forte carico di affetto da una mamma sconosciuta

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  2. Ho una domanda e mi scuso anticipatamente per il disagio che potrei creare.
    Ho difficoltà non dissimili all’Aspie da una vita veramente, (Ho 35 anni) e recentemente un test di autodiagnosi mi ha indicato come un Neurodiverso Aspie.
    Partendo dal fatto che sinceramente l’autodiagnosi non è vangelo ma forse un indizio, se possibile vorrei domandare a qualcuno di indicarmi dove ed a chi dovrei rivolgermi per chiarire questo dubbio.
    Vi ringrazio profondamente in ogni caso, specialmente perché in questo momento della mia vita è importante per me comprendere cosa realmente mina da sempre la mia strada.

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  3. Anonimo ha detto:

    Testimonianza estremamente interessante 3d acuta. Grazie davvero all’autore.

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  4. Il tuo contributo è veramente utile, aiuta a comprendere meglio questo mondo. Sappi che, dopo anni, grazie a te forse sono riuscita a comprendere atteggiamenti che non sapevo “accettare” o spiegarmi. Adesso so come devo rapportarmi con queste situazioni, devi andare fiero dell’aiuto che stai dando. Grazie davvero!

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  5. Bettina ha detto:

    Complimenti! Bellissimo articolo. Da Aspie mi ci ritrovo con tutte le scarpe. Inizialmente scoprire di esserlo mi ha euforizzato, poi mi ha fatto riflettere, e successivamente è arrivato il contraccolpo depressivo. Essere consapevoli di essere diversi è difficile, ma essere neurodiversi è a volte devastante. Dopo 4 mesi di ruminanza sul fattaccio, ho capito che in fondo la mia neurodiversità mi dà una marcia in più su alcuni frangenti e la retro su altri. Va bene così. Ho capito che il mio cervello ragiona per immagini, ed è una cosa esaltante. Ho la capacità di “vedere” le figure a due dimensioni in 3D, come farebbe un programma di computer grafica. Sono estremamente visiva, tutto per me è immagine. Io le emozioni le vivo così. Non sento tanto quelle degli altri, si impara, a prezzi più meno alti a stare in mezzo agli altri, ma sempre con quel retrogusto di solitudine fisiologica. Poi un giorno arrivi a capire che essere neurodiversi è solo un modo di essere. In fondo non siamo tutti diversi?

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  6. roberta ha detto:

    Grazie di questo articolo. Dopo26 anni di matrimonio ho capito che probabilmente mio marito è un Asperger (neppure tanto leggero) e questo mi rende improvvisamente più possibile accettare comportamenti che mi hanno dato un sacco di sofferenza.
    A dire il vero sono venuta su questo sito per saperne di pià perchè me ne era venuto il dubbio, ma è difficile capire cosa caratterizza questo stato.
    Grazie di avermi aiutato a capire almeno un po’.

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  7. Scusate, ma quello che hai scritto non accade a tutti? Per me sono cose normali che accadono a tutti, me per primo, tutti i giorni.

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  8. Samuele Bulloni ha detto:

    Grazie mille, mi ci ritrovo completamente.

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  9. Bello, interessante, scritto con la mente ma anche con il cuore. Perché tu riesci a percepire le tue emozioni, giusto ? 😉 Le ultime righe che ho letto mio hanno anche fatto cadere qualche lacrima, sono perfettamente d’accordo con te. Sai come mi chiamavano in Spagna ? “el chico italiano sonriente” , e quanto sono felice che abbiano questo ricordo di me 😉 Credo che se più persone avessero il dono dell’empatia, guerre, carestie, litigi, stress e la disparità tra ricchi e poveri sarebbero davvero molto più limitate….. grazie per aver condiviso un pezzo di te. Scritto da un non Asperger innamorato degli orari dei treni 😉

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