Il mio nome è Khan e la Sindrome di Asperger

Il mio nome è Khan (titolo originale My Name Is Khan) è un film diretto da Karan Johar, uscito in India nel febbraio 2010, e presentato in Italia, fuori concorso, al Festival Internazionale del Film di Roma 2010.

Trama

Rizwan Khan (Shah Rukh Khan) è un ragazzo musulmano, cresciuto con la madre alla periferia di Mumbai (India), affetto da sindrome di Asperger. Divenuto adulto raggiunge il fratello a San Francisco (Stati Uniti) ove incontra Mandira, una ragazza madre di religione indù, di cui si innamora e con cui si sposa. La loro vita è tragicamente stravolta dopo l’11 settembre 2001, a causa della morte violenta del loro figlio, vittima di pregiudizi razziali e del clima di odio instauratosi con l’attentato alle torri.

Mandira, disperata, allontana Rizwan Khan, e alla domanda di lui di cosa debba fare per farsi perdonare lei, in un misto di sarcasmo e disperazione, gli risponde che dovrà andare dal presidente e dire davanti a tutta la nazione “Il mio nome è Khan, e non sono un terrorista”.

Khan però, dal profondo della sua ingenuità e determinazione, prende la cosa molto sul serio, e inizia un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti per raggiungere Washington e parlare con il presidente. Lungo il suo viaggio compie opere di bontà e altruismo, contribuendo anche all’arresto di un vero terrorista, ma, beffa nelle beffe, quando cerca di parlare al presidente viene scambiato realmente per terrorista e arrestato.

In prigione Khan sperimenta i sistemi di detenzione e interrogatorio riservati ai sospetti terroristi, ma grazie agli sforzi del fratello la sua storia finisce in televisione suscitando un misto di ammirazione e indignazione che contribuiscono a farlo rilasciare.

Alla fine la pazienza e la perseveranza di Khan vengono premiate quando, dopo essersi riappacificato con Mandira (che intanto era venuta a conoscenza della verità sull’assassinio del figlio e aveva fatto arrestare i responsabili), incontra in Georgia il neopresidente, al quale trasmette il suo messaggio.
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Settimana dell’educazione specializzata a favore dell’autismo

Settimana dell’educazione specializzata a favore dell’autismo, del SDA (sindrome del deficit dell’attenzione), dislessia e della sensibilizzazione.

 

Daniel Tammet e la Sindrome di Asperger

Daniel Paul Tammet (Londra, 31 gennaio 1979) è un autistico britannico con un grande talento per la matematica e l’apprendimento delle lingue. Primo di nove figli nato da genitori londinesi appartenenti alla middle-class. Nella sua autobiografia, Nato in un giorno azzurro : il mistero della mente di un genio dei numeri, (tit. or.: Born on a Blue Day), racconta di quanto l’essere affetto da epilessia, sinestesia e sindrome di Asperger abbia avuto un profondo impatto sulla propria infanzia.

Sinestesia

La percezione dei numeri come colori o sensazioni è una forma ben documentata di sinestesia, sebbene il livello di dettaglio e la specificità dell’immagine mentale dei numeri da parte di Tammet sia realmente inconsueta. Nella sua mente, egli riferisce, ciascun intero fino a 10.000 ha la sua unica forma, colore, struttura e sensazione tattile. Egli può “vedere” in modo intuitivo i risultati dei calcoli come se fossero dei paesaggi sinestetici, senza dover dedicare uno sforzo mentale consapevole, inoltre può “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco.

Tammet è stato protagonista di un documentario nel Regno Unito, dal titolo The Boy With The Incredible Brain, inizialmente trasmesso dal canale televisivo britannico Channel Five il 23 maggio 2005. Il documentario mostrava i momenti salienti della recita della sequenza del Pi greco, dello studio in una settimana dell’islandese (lingua che è considerata oltremodo difficile) e del suo incontro con Kim Peek, un altro famoso “genio”. In un momento dello show, Peek abbraccia Tammet e gli dice, “Un giorno sarai grande quanto lo sono io.”, cui segue la replica di Tammet che dice “si tratta di un complimento bellissimo, di una grande aspirazione da mantenere”.

Pi greco

Tammet detiene il record in Europa per aver recitato il Pi greco fino a 22.514 cifre in poco più di cinque ore. La sfida era sponsorizzata da un’organizzazione di beneficenza, in favore della NSE, National Society for Epilepsy per il “Pi Day”, il 14 marzo 2004 presso il Museo di Storia delle Scienze di Oxford, UK. La NSE era stata scelta come beneficiaria dell’evento, proprio per l’esperienza di Tammet da bambino con l’epilessia. Il professor Allan Snyder dell’Università Nazionale Australiana, ha detto di Tammet: “… gli autistici particolarmente dotati non riescono di norma a spiegarci come fanno a fare quel che fanno. Gli viene e basta. Daniel può spiegare di più, dal momento che descrive ciò che egli vede nella sua testa. Ecco perché è stimolante. Può essere la ‘Stele di Rosetta’.”

Capacità linguistiche

Tammet parla undici lingue tra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, l’islandese, il gallese e l’esperanto.

Apprezza particolarmente l’estone, dal momento che è una lingua ricca di vocali. Tammet sta costruendo una nuova lingua chiamata Mänti. Mänti ha diverse caratteristiche correlate con il finnico e l’estone, dal momento che ambedue sono lingue ugrofinniche. Alcune fonti segnalano che Tammet abbia creato le lingue uusisuom e lapsi.

Tammet riesce ad imparare nuove lingue con una grande rapidità. Per dimostrarlo nel corso di un documentario per l’emittente “Channel Five”, a Tammet è stato chiesto di imparare l’islandese in una settimana. Sette giorni più tardi, è comparso sulla televisione dell’Islanda, conversando in islandese, con il suo insegnante di lingua che, sbalordito, continuava a dire che non era “umano” e che si trattava di un “genio”. Alcune parti dell’intervista che mostra Tammet che risponde alle domande in islandese sono state trasmesse in televisione nell’edizione del 28 gennaio 2007 dello show televisivo americano 60 Minutes.

 Nato in un giorno azzurro

Nel 2006, Tammet si è recato negli Stati Uniti per promuovere la sua autobiografia, Born on a Blue Day: Inside the Extraordinary Mind of an Autistic Savant. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, è apparso diverse volte negli speciali e nei talk show radio-televisivi, tra cui 60 Minutes e il David Letterman’s Late Show. Nel 2008 il libro è stato tradotto da Annalisa Crea per i tipi di Rizzoli.

 Vita privata

Tammet e il suo compagno, Neil Mitchell, che è un tecnico software, sono insieme da circa sei anni. Vivono insieme nel Kent, dove trascorrono una vita organizzata in modo sistematico, con i loro gatti, preparano il cibo nel giardino e preferiscono mantenere la propria riservatezza. Tammet e Mitchell insieme gestiscono l’azienda di e-learning online Optimnem, all’interno della quale realizzano e pubblicano dei corsi di lingue. Tammet ha parlato pubblicamente della sua relazione con Mitchell, delle sue abilità di “genio” e del suo orientamento sessuale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Tammet

                                                               

Autismo: Bambini a rischio se il padre è troppo vecchio

 I bambini nati da genitori anziani potrebbero essere più soggetti all’autismo. In particolare  è l’età del padre ad influire su tali tipologie di disturbo. Si tratta di una ipotesi formulata dai ricercatori del del Brain Institute nel Queensland in Australia che sostengono come con il passare degli anni si verifichino negli uomini delle mutazioni genetiche trasmissibili che possono influenzare il corretto sviluppo cerebrale del feto, aumentando quasi del doppio le possibilità di problemi mentali come l’autismo o la schizofrenia.

Tutto sarebbe dovuto alla scelta di posticipare, sempre di più, il concepimento da parte di uomini e donne, che per motivi di diversa origine cercano di procrastinare il più possibile la messa la mondo di un bambino. E se l’età “avanzata” della donna rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo della sindrome di Down, quella dell’uomo “copre” altre patologie  legate allo sviluppo cerebrale.

Al momento lo studio su tale tema, pubblicato sulla rivista di settore Translational Psychiatry, è stato condotto solo sul modello animale. I ricercatori hanno analizzato il dna spermatico per capire se vi fossero dei collegamenti. E’ stato supposto quindi, in base alle analisi, che nei maschi più avanti con l’età si verifichi una mutazione conosciuta sotto il nome di CNV. Nei topi utilizzati per l’esperimento sono stati utilizzati esemplari femminili giovani, mentre a variare erano le controparti maschili.

In questo modo è stato verificato che tali modificazioni genetiche erano presenti solo nei padri più anziani. A livello fisico è stato inoltre riscontrato che i piccoli nati da padri più anziani mostravano un cervello di forma diversa ed un comportamento “personale” differente rispetto a quello dei padri più giovani.

Cosa rende possibile il parallelismo nello studio? Il fatto che la mutazione CNV sia già stata collegata da precedenti studi a disturbi cerebrali umani. Portando quindi a pensare ad una correlazione tra la condizione animale e quella umana. medicinalive

Temple Grandin “diversa ma non inferiore”

Temple Grandin, la diversità è una risorsa

Diversa ma non inferiore” è sempre stato il motto di Temple Grandin, donna autistica resa celebre nel mondo per i suoi studi rivoluzionari sugli allevamenti dei bovini.

Temple Grandin (Boston, 29 agosto 1947) è una professoressa associata dell’Università Statale del Colorado ed una delle personalità più famose nel mondo affette da autismo. La Grandin è molto nota anche per la sua attività di progettista di attrezzature per il bestiame.

Grandin nasce in un periodo in cui la sindrome autistica era relativamente poco conosciuta. Essendole stato diagnosticato un danno cerebrale all’età di due anni, fu ospitata in una scuola materna strutturata dove a suo modo di dire è stata seguita da buoni insegnanti. Parecchi anni più tardi le è stata accertata come autistica (formalmente la diagnosi fu di Sindrome di Asperger ovvero la versione meno grave dello spettro autistico). Lei considera se stessa fortunata di aver goduto di un buon supporto sia al tempo in cui frequentava la scuola primaria che successivamente.

Grandin negli anni a seguire ottenne una laurea di primo livello in psicologia al Franklin Pierce College (1970), successivamente si laureò in zoologia all’Università Statale dell’Arizona nel 1975, e conseguì il dottorato in ricerca sempre in zoologia presso l’Università dell’Illinois nel 1989.

Grandin inizia ad essere conosciuta dopo che Oliver Sacks la descrive in un suo racconto Un antropologo su Marte, il cui titolo è stato preso dalla definizione della stessa Grandin circa il suo modo di sentire le persone normodotate. Grandin è stata ospite dei più importanti programmi televisivi nazionali e scritto articoli per riviste come Time, People, e Forbes, e su quotidiani come il New York Times.

È stata il soggetto di documentario della Horizion (BBC) e di un film della HBO (2010) diretto da Mick Jackson ed interpretato da Claire Danes.

Sulla base della sua personale esperienza ha invocato l’intervento ed il supporto di insegnamenti che possano risolvere le problematiche dei bambini autistici, trasformando comportamenti inadatti in altri più adeguati. Ha raccontato il suo essere ipersensibile ai rumori ed ad altri stimoli sensoriali e del suo bisogno di trasformare ogni cosa in immagini visive. Secondo Temple il suo successo nel lavoro di progettista dipende proprio dal suo essere autistica. È infatti in grado di soffermarsi su dettagli minutissimi ed è in grado di utilizzare la memoria visuale come fosse un supporto audiovisivo, sperimentando mentalmente le diverse soluzioni da adottare. In tal modo riesce a prevedere anche le sensazione che proveranno gli animali sui quali verrà utilizzata l’attrezzatura.

Grandin è considerata un’importante attivista sia del movimento in tutela dei diritti degli animali che del movimento dei diritti delle persone autistiche e dai quali a loro volta è frequentemente citata.

Il suo merito principale è stato quello di presentare il punto di vista delle autistiche, contribuendo in tal modo all’affinamento di metodologie di intervento più adatte a supportare le persone colpite da questa sindrome.

Tuttora la Grandin assume antidepressivi e utilizza una speciale macchina (hug machine) da lei inventata all’età di 18 anni.

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Guida alla Sindrome di Asperger per Insegnanti e suggerimenti di programmazione

Guida alla Sindrome di Asperger per Insegnanti scritta dai genitori dell’ OASIS Asperger Syndrome Forum
Compilazione e Redazione di Elly Tucker
 

La guida che segue è stata preparata in modo che le famiglie potessero avere una breve descrizione della Sindrome di Asperger (AS) e dei comportamenti correlati da condividere con gli insegnanti dei loro figli. Dato che ogni bambino è diverso dagli altri, ritenetevi liberi di impiegare quelle voci che sono appropriate per vostro figlio e/o fare dei cambiamenti o delle aggiunte se necessarie. Tagliate e incollate tutto o parti, e fatevi un documento personalizzato. I genitori di bambini AS che hanno messo insieme questo elenco sperano che possa aiutare gli insegnanti a comprendere meglio alcune caratteristiche dei loro figli.

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I bambini ad alto potenziale intellettivo

I bambini ad alto potenziale intellettivo sono quei bambini che hanno un’intelligenza superiore, una vivacità spiccata e una curiosità molto più elevata rispetto ai bambini della stessa età. Cosa succede se ci troviamo di fronte ad un bambino del genere? Siamo preparati ad accettarlo e a interagire con lui? La complessa realtà dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo è un ambito poco esplorato. Qual è l’atteggiamento della società nei loro confronti, quali sono i loro problemi?. Anche i bambini ad alto potenziale intellettivo possono avere difficoltà di inclusione a scuola, in particolare nella classe. A tali tematiche sarà dedicato il workshop “Bambini ad alto potenziale intellettivo. Ricoscerli e improntare una didattica adeguata” all’interno dell’ottava edizione del Convegno internazionale “La qualità dell’integrazione scolasrtica e sociale” (Rimini, 18-19-20 Novembre). Il convegno, promosso dal Centro Studi Erickson, rappresenta l’appuntamento più importante per chi si occupa di educazione in Italia.

Il workshop prevede l’intervento della psichiatra e psicoterapeuta Federica Mormando, presidente Eurotalent Italia, e vicepresidente di Eurotalent International (ONG dotata di statuto partecipativo presso il Consiglio d’Europa), che si soffermerà su come riconoscere i bambini superdotati in ambito scolastico e sulla risposta educativa, in particolare sull’approfondimento e arricchimento di tipo logico e creativo. Federica Mormando, da quasi trent’anni impegnata nella battaglia per una adeguata formazione dei bambini superdotati, è autrice del saggio “I bambini ad altissimo potenziale intellettivo (Erickson, 2011), una guida per insegnanti e genitori. Perchè questo libro? Scrive l’autrice: “C’è una sofferenza perlopiù ignorata in Italia e nel mondo: quella dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo. Sono il 3% della popolazione, sono diversi. Hanno un pool non comune di capacità percettive e intellettive, ma anche di “sensibilità”: quel mix ancora poco definibile che permette di intuire, empatizzare, soffrire, gioire. Di questo mix noi vediamo la risultante, che tendiamo a interpretare prevalentemente dal punto di vista cognitivo: quella punta di iceberg che denominiamo intelligenza”.

Seguiamo la storia di Valerio M, bambino prodigio, figlio unico di una giovane biologa. A quattro anni Valerio dà lezioni di astronomia ai bambini di quinta elementare. Conosce perfettamente il mondo vivente ma è attratto in particolare dal mondo delle “macchine”. Legge appassionatamente i libretti di istruzioni sul funzionamento delle cose, gioca ed inventa storie con robot trasformabili e con l’aiuto della madre si cimenta in costruzioni complesse. All’ingresso in prima media Valerio è riconosciuto subito come talento. “Ha una preparazione scientifica di tipo universitario” commenta l’insegnante di scienze. Il bambino è amato dalla maggior parte degli insegnanti ed in particolare dal professore di Educazione tecnica, un chimico che discute per ore con lui come se si trattasse di un collega. Oltre la scuola, Valerio costringe la madre ad accompagnarlo ai convegni di fisica, astronomia e informatica che si tengono in città, ascoltando i relatori con estremo interesse e partecipando alla discussione finale con domande pertinenti. Fa un po’ tenerezza quella coppia madre-bambino che resta fino alla fine del convegno, quando la maggior parte del pubblico si è dileguata. Ma non tutti accettano quel bambino intelligente e curioso. La madre ascolta sgomenta le proteste dell’insegnante di italiano delle scuole medie: “Mi fa sempre troppe domande, vuole mettermi in difficoltà davanti a tutta la classe!”. Oppure: “Lo vedo sogghignare compiaciuto quando i compagni sbagliano una risposta”. E’ davvero cosi? In realtà Valerio ha compreso da tempo di essere diverso dagli altri.

Il bambino non ha vita facile neppure alle superiori. E’ diventato un ragazzone dai modi un po’ impacciati. Ma l’impaccio sparisce per incanto quando discute di fisica o intelligenza artificiale. Frequenta un liceo scientifico ad indirizzo informatico. Alla stima dei professori di fisica, chimica e matematica si contrappone la malcelata o manifesta derisione dei compagni. Talvolta applaudono e si alzano in piedi, in segno di scherno, quando la mattina il ragazzo entra in classe. Anche la madre è derisa o svalutata da alcuni parenti e colleghi di lavoro. “Tuo figlio sarà speciale, ma tu non lo sei affatto!” l’apostrofa una collega. I colloqui della madre con i professori del figlio sono velocissimi e a volte perfino brutali: “Lo sa che suo figlio è un genio dell’informatica?” le dice a bruciapelo l’insegnante di matematica. Oppure: “I colleghi mi descrivono suo figlio come un ragazzo brillante, ma nella mia materia questa brillantezza non si ancora manifestata!”, commenta stizzita l’insegnante di inglese.

Oggi Valerio è un ingegnere informatico specializzato in sistemi intelligenti e informatica quantistica. Sta per ottenere il PhD in informatica, partecipa a congressi internazionali dove espone i risultati delle sue ricerche. Ogni tanto rivede i compagni di liceo, giovani tra i 27 e i 29 anni. Qualcuno si è “sistemato” con un lavoro fisso, altri si accontentano di quello che trovano. In mezzo a loro Valerio è sempre un “diverso”, non parla dei suoi studi, delle ricerche che sta portando avanti. Col tempo ha maturato un grande rispetto per tutte le professioni, anche le più umili. “Non tutti devono diventare scienziati”, spiega alla madre, quasi incredulo che a lui sia invece toccato in sorte un difficile ed incerto destino di ricercatore, qualcosa che dovrà costruire da sé con infinita pazienza giorno dopo giorno.

 

                                                            

http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/galassiamente/articolo/lstp/418615/

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