Trailer – Il pescatore di sogni, la sindrome di Asperger al cinema

Uscirà il 18 maggio prossimo Il pescatore di sogni, il nuovo film dell’autore di Chocolat e Hachiko, Lasse Hallström. La sceneggiatura è di Simon Beaufoy ( The Millionaire, Full Monty) e tratto dal romanzo di Paul Torday ” Pesca al salmone nello Yemen”. Nel cast, Ewan McGregor, Emily Blunt e Kristin Scott Thomas.

Fred Jones è uno scienziato introverso con la sindrome di Asperger,e un esperto di pesca che lavora per il governo britannico. Su insistenza di Patricia Maxwell, l’addetta stampa del Primo Ministro, Fred accetta l’offerta di Harriet Chetwode-Talbot rappresentante di un ricco sceicco dello Yemen. Si  ritroverà cosi’ coinvolto nel progetto escogitato da questo stravagante sceicco (Amr Waked) che sogna di realizzare qualcosa di apparentemente impossibile: introdurre la pesca al salmone negli aridi altipiani dello Yemen. Fred inizia a credere nel progetto, che verrà però ostacolato dai militanti locali. Al tempo stesso, Jones dovrà fare i conti con i propri sentimenti per Harriet e il ritorno del fidanzato di lei da tempo disperso in Afghanistan.

Sindrome di Asperger: Mary and Max

Mary and MaxMary and Max è un film d’animazione australiano del 2009 diretto da Adam Elliot realizzato con la tecnica dello stop motion.

Mary Dinkle è una bambina che vive nella periferia di Melbourne, in Australia, insieme ai suoi genitori e al suo gallo. Non è una bambina molto socievole e le sue amicizie si limitano al suo animale da compagnia e ad alcuni pupazzi di sua costruzione, raffiguranti i personaggi del suo cartone animato preferito. Il papà di Mary, Noel Norman, lavora in una fabbrica di bustine di the e non dedica molte attenzioni alla figlia. La madre, Vera Lorraine, è sempre ubriaca e rappresenta motivo di turbamento da parte della piccola Mary che dopo la morte del nonno, unico punto di riferimento della bambina, non ha più nessuno che possa rispondere alle numerose domande che si pone sul mondo che la circonda.

Proprio la grande curiosità di Mary la porta a spedire una lettera ad un indirizzo casuale in America, per avere risposta ad una delle sue tante domande. Riceve tale lettera Max Horowitz: un curioso newyorkese di quarantaquattro anni con la Sindrome di Asperger, asociale ed emotivamente fragile.

Tra i due nasce una grande amicizia. Mary continua a raccontare a Max le sue angosce e i suoi sogni, Max fa lo stesso con la medesima ingenuità della bambina. Si accompagnano l’un l’altra nel trascorrere della vita, quando Mary perde i genitori, quando Max viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Fino al giorno in cui Mary, ormai diventata grande, si dedica agli studi universitari di psichiatria, laureandosi e pubblicando un libro proprio sulla sindrome di Asperger e usando Max come caso di studi. Quando spedisce una copia del libro all’amico, lui reagisce male, ponendo fine alla corrispondenza tra loro. Mary cade in depressione, al punto di distruggere tutte le copie del suo libro e di cadere nel’alcolismo.

Intanto Max prosegue la sua vita il più regolarmente possibile, finché un piccolo scontro con un mendicante non lo fa ritornare sui suoi passi e perdonare Mary, alla quale manda subito un pacco con alcuni regali in segno di riconciliazione. Il pacco trova Mary appena prima che compia un insano gesto, causato anche dall’abbandono di lei da parte del marito. Mary ritrova la sua ragione di vita e si scopre anche che aspetta un bambino.

Ad un anno dal tentato suicidio, Mary si reca con suo figlio a New York, a trovare Max per la prima volta. Quando arriva però Max è morto da qualche ora.

Tratto da wikipedia

Sull’ autismo in Francia e la censura della psicanalisi

Adam: Un film sulla Sindrome di Asperger

Il film racconta di un giovane ingegnere, Adam, affetto dalla sindrome di Asperger, che inizia una storia d’amore con Beth.

Trama
Adam è un orfano quasi trentenne affetto dalla sindrome di Asperger.
Se non lo si conosce bene, sembra una persona senza alcun problema.
Ha un lavoro (per quanto minore alle sue possibilità), vive da solo in casa, non ha nessun limite di tipo fisico o dipendenza da medicinali. I disturbi di cui soffre sono simili all’autismo, seppure in una forma più lieve. Non riesce ad entrare in empatia con le persone, non riconosce i toni o metafore in un dialogo, tende ad isolarsi e vivere senza relazioni sociali che vadano al di là di un livello superficiale. La solitudine di Adam viene interrotta quando una nuova e carina vicina di casa cerca in lui un buon amico. Le cose a prima vista sembrano andare per il verso giusto, c’è persino dell’amore. E’ difficile però rimanere sullo stesso sentiero quando si viene da mondi così distanti e la rottura è, purtroppo, dietro l’angolo con tutte le conseguenze che, per una persona come Adam, ciò possono significare.
Il film scritto e diretto da Max Mayer segue i canoni classici dei film su persone con handicap (che siano fisici o mentali).


L’iniziale, triste, equilibrio viene rotto da un nuovo personaggio esterno che dà una scossa all’esistenza del protagonista, lo porta in vita, finché tutto crolla nuovamente prima di una leggera, finale, risalita. Insomma, si tratta di un lavoro piuttosto standardizzato nei suoi snodi narrativi che punta soprattutto sull’utilità divulgativa del problema di cui tratta (in quanti conoscono la sindrome di Asperger?) e sulla bravura degli interpreti. Bravo Hugh Dancy nel tratteggiare un personaggio dagli sviluppi emotivi sempre imprevedibili, altrettanto convincente l’australiana Rose Byrne vincitrice nel 2000 della Coppa Volpi a Venezia per “La dea del 067”.
Manca purtroppo un pizzico di ironia, tutto viene preso in maniera troppo seria per un film che, bene o male, un documentario non è, e può fare arrivare qualsiasi tipo di messaggio anche inserendo ogni tanto qualche battuta (persino quando Adam afferma di non essere Forrest Gump lo fa in maniera così decisa che è impossibile provare a sorridere). La regia di Mayer non regala particolari sussulti, formale e precisa sia nel taglio delle scene che nella direzione degli attori. “Adam” risulta così un film eccessivamente corretto e pulito, forse utile e interessante, ma nulla più. articolo qui

Lisbeth Salander e la Sindrome di Asperger

Lisbeth Salander è il personaggio della trilogia di romanzi polizieschi: “Millennium”, ideata dallo scrittore e giornalista Stieg Larsson.

Lisbeth è minuta, pesa quaranta chili circa ed è alta piu’ o meno centocinquanta centimetri, ha problemi di relazione, è antisociale, violenta, bisex con una morale tutta sua, va in giro con molti piercing fuori e tante ferite dentro. Ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire incontrare: Gli uomini che odiano le donne.
E’ una ribelle che gira alla larga da qualsiasi tipo di autorità è capace di vendette spietate ed è priva di scrupoli nel farsi giustizia da sola.È un hacker geniale, esperta di pirateria informatica, in grado di raccogliere informazioni da archivi pubblici, privati, bancari o giudiziari. Nell’ambiente e conosciuta col nickname Wasp. Possiede una spiccata memoria fotografica che le permette di memorizzare in poco tempo enormi quantità di dati e informazioni, si interessa di matematica, algebra pura, fisica e logica e qualcuno sospetta che abbia la sindrome di Asperger.
Una donna-bambina dall’intelligenza fuori dal normale, energica, arrabbiata e decisamente dark.
Nove tatuaggi. In lotta feroce con la violenza maschile, è forte, determinata e sicura di sè.
Felpa o jeans, cappuccio o trucco pesante, volto contratto in una smorfia di fastidio, sguardo duro ma reazioni lunatiche, pratica la boxe ed è veloce nel combattimento, Lisbeth è sola davanti alla solitudine di milioni di donne come lei in ogni parte del mondo. E’un personaggio attuale,unico e indimenticabile.

Chocolate: Zen, una ragazzina autistica combatte senza paura

Un film dedicato ai “bambini speciali”, a tutti quei bimbi che possono essere visti come un problema e che, sorprendentemente, possono celare grandi abilità ma soprattutto essere capaci di infinito amore.E’ così che viene presentato “Chocolate”, un film thailandese in cui una ragazza autistica scopre di avere un’autentica passione per le arti marziali e diventa un’invincibile guerriera, pronta a lottare con le unghie e coi denti per recuperare i soldi necessari a curare la madre, malata di tumore, arrivando a sfidare la yakuza giapponese.

Ritorno sulle scene del talentuoso Pinkaew dopo la (parziale) rottura artistica con Tony Jaa, star tailandese di arti marziali già diretto nei celebri Ong-Bak e The Protector.In Chocolate una ragazzina autistica di nome Zen, è alla ricerca di soldi per pagare le cure alla madre malata di cancro, la quale è a sua volta inseguita da una gang di criminali assetati di vendetta.Un esile pretesto si fa metafora dei disagi sociali di un’intera società: incredibile constatare come, finalmente, sia la trama di fondo a dare spessore ai personaggi e alle situazioni, senza farsi debole pretesto riempitivo tra un combattimento e il successivo. Come paradossalmente avveniva nell’iperpop Spiderman di Sam Raimi, le sequenze narrativamente preparatorie ai futuri confronti con personaggi e situazioni ostili diventano il fulcro stesso dell’opera, quasi a voler sottolineare spavaldamente la profonda differenza prospettica (leggasi autorialità cinematografica) del regista in questione. Non si lesina in autoironia e citazioni cult (la fabbrica di ghiaccio de Il furore della Cina colpisce ancora di Lo Wei, protagonista l’immenso Bruce Lee), ma senza che il risultato finale si trasformi nella baracconata action tanto gradita dall’audience Americana. Sorprendente lo scontro finale, con un antagonista che rielabora senza compromessi l’estetica maudit Europea frammentandola nell’illusoria immortalità di icone horror come Michael Meyers o Jason Vorhees.Pur se imperfetto e poco incisivo dal punto di vista coreografico, Chocolate rappresenta indubbiamente un importante passo avanti della cinematografia tailandese, progressivamente sempre più prossima ad un agognato equilibrio contenutistico, attoriale e narrativo di impareggiabile splendore.
http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,221/

 

Il mio nome è Khan e la Sindrome di Asperger

Il mio nome è Khan (titolo originale My Name Is Khan) è un film diretto da Karan Johar, uscito in India nel febbraio 2010, e presentato in Italia, fuori concorso, al Festival Internazionale del Film di Roma 2010.

Trama

Rizwan Khan (Shah Rukh Khan) è un ragazzo musulmano, cresciuto con la madre alla periferia di Mumbai (India), affetto da sindrome di Asperger. Divenuto adulto raggiunge il fratello a San Francisco (Stati Uniti) ove incontra Mandira, una ragazza madre di religione indù, di cui si innamora e con cui si sposa. La loro vita è tragicamente stravolta dopo l’11 settembre 2001, a causa della morte violenta del loro figlio, vittima di pregiudizi razziali e del clima di odio instauratosi con l’attentato alle torri.

Mandira, disperata, allontana Rizwan Khan, e alla domanda di lui di cosa debba fare per farsi perdonare lei, in un misto di sarcasmo e disperazione, gli risponde che dovrà andare dal presidente e dire davanti a tutta la nazione “Il mio nome è Khan, e non sono un terrorista”.

Khan però, dal profondo della sua ingenuità e determinazione, prende la cosa molto sul serio, e inizia un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti per raggiungere Washington e parlare con il presidente. Lungo il suo viaggio compie opere di bontà e altruismo, contribuendo anche all’arresto di un vero terrorista, ma, beffa nelle beffe, quando cerca di parlare al presidente viene scambiato realmente per terrorista e arrestato.

In prigione Khan sperimenta i sistemi di detenzione e interrogatorio riservati ai sospetti terroristi, ma grazie agli sforzi del fratello la sua storia finisce in televisione suscitando un misto di ammirazione e indignazione che contribuiscono a farlo rilasciare.

Alla fine la pazienza e la perseveranza di Khan vengono premiate quando, dopo essersi riappacificato con Mandira (che intanto era venuta a conoscenza della verità sull’assassinio del figlio e aveva fatto arrestare i responsabili), incontra in Georgia il neopresidente, al quale trasmette il suo messaggio.
wikipedia