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A Rimini troppi bimbi non sono protetti. Incentivi fino a tremila euro per i medici.
Chi ha pochi pazienti sottoposti a profilassi può perdere fino a cinquemila euro.
RIMINI. Troppi genitori decidono di non vaccinare i propri bimbi, e l’Ausl prende provvedimenti: “penalità” per i pediatri con pochi pazienti vaccinati, premi fino a 3mila euro l’anno per i “virtuosi”.
L’aspetto rientra nell’accordo aziendale tra i medici pediatri e l’azienda sanitaria, e affronta un aspetto spinoso in provincia. Assai bassa infatti è sul territorio la percentuale di bambini che non sono stati sottoposti alle profilassi facoltative; non alta (e di molto inferiore alla media italiana) la percentuale di bimbi passati dalle vaccinazioni obbligatorie. «Gli obiettivi che si è data l’Azienda sanitaria sono regionali e ministeriali: altre aziende adottano queste forme di incentivi», chiarisce da subito il primario della Pediatria territoriale, Maurizio Bigi. Le vaccinazioni obbligatorie, prescritte per legge, per tutti i nuovi nati sono l’anti-poliomielitica, l’anti-difterica, l’anti-tetanica e l’anti-epatite B. Il vaccino commerciale più usato associa l’anti-tetanica, l’anti-difterica all’anti-pertosse, che è tra quelle raccomandate, perché comporta gravi rischi se contratta prima dei 18 mesi. Rientrano tra le raccomandate per i nuovi nati anche le vaccinazioni anti-morbillo, anti-rosolia e anti-parotite. In Italia, la media dei bimbi sottoposti a vaccinazione obbligatoria tocca quota 98%, ma a Rimini non supera il 92%. Un tasso troppo basso che, secondo i tecnici sanitari, aumenta il rischio per i piccoli, e la spesa medica per l’assistenza. Per questo, ai medici pediatri, è raccomandato il lavoro di sensibilizzazione coi genitori. «Ma a Rimini – spiega Daniele Zavalloni, segretario provinciale della federazione italiana medici pediatri, a rappresentanza di una quarantina di specialisti sul territorio – la situazione è particolare: è la provincia della regione coi dati più bassi di vaccinazione. Due i motivi principali: la presenza del Comilva, il comitato per la libertà di scelta nelle vaccinazioni molto attivo in città, e le medicine alternative che in buona parte negano la bontà delle profilassi. La concomitanza ha avuto un effetto disastroso sul territorio, e alcuni nostri colleghi non svolgono quanto la deontologia chiede loro, ossia far capire ai genitori che vaccinare i bambini è importante». Da tempo, l’Azienda si era mossa per incentivare i medici alla sensibilizzazione, ma là dove i numeri non danno soddisfazione, l’Ausl interviene con altri numeri: i soldi. Nel primo accordo in tal senso, quello del 2010, sia penalità che premi andavano a scaglioni secondo le percentuali di bimbi vaccinati. L’ultimo accordo aziendale è stato modificato e sono aumentate le penalità che rimangono sempre più alte dei “premi”: un pediatra può “perdere” fino a 5mila euro l’anno se, nel suo carnet di pazienti, non vanta un’alta percentuale di bimbi vaccinati. «In realtà – chiosa Zavalloni – malgrado gli accordi, l’Ausl non è riuscita ad ottenere ancora l’innalzamento della percentuale di vaccinazioni: servirebbe altro, come ad esempio una strenua presa di posizione nei confronti di coloro che sconsigliano pubblicamente il vaccino». Di Patrizia Cupo
RIMINI. Troppi genitori decidono di non vaccinare i propri bimbi, e l’Ausl prende provvedimenti: “penalità” per i pediatri con pochi pazienti vaccinati, premi fino a 3mila euro l’anno per i “virtuosi”.
L’aspetto rientra nell’accordo aziendale tra i medici pediatri e l’azienda sanitaria, e affronta un aspetto spinoso in provincia. Assai bassa infatti è sul territorio la percentuale di bambini che non sono stati sottoposti alle profilassi facoltative; non alta (e di molto inferiore alla media italiana) la percentuale di bimbi passati dalle vaccinazioni obbligatorie. «Gli obiettivi che si è data l’Azienda sanitaria sono regionali e ministeriali: altre aziende adottano queste forme di incentivi», chiarisce da subito il primario della Pediatria territoriale, Maurizio Bigi. Le vaccinazioni obbligatorie, prescritte per legge, per tutti i nuovi nati sono l’anti-poliomielitica, l’anti-difterica, l’anti-tetanica e l’anti-epatite B. Il vaccino commerciale più usato associa l’anti-tetanica, l’anti-difterica all’anti-pertosse, che è tra quelle raccomandate, perché comporta gravi rischi se contratta prima dei 18 mesi. Rientrano tra le raccomandate per i nuovi nati anche le vaccinazioni anti-morbillo, anti-rosolia e anti-parotite. In Italia, la media dei bimbi sottoposti a vaccinazione obbligatoria tocca quota 98%, ma a Rimini non supera il 92%. Un tasso troppo basso che, secondo i tecnici sanitari, aumenta il rischio per i piccoli, e la spesa medica per l’assistenza. Per questo, ai medici pediatri, è raccomandato il lavoro di sensibilizzazione coi genitori. «Ma a Rimini – spiega Daniele Zavalloni, segretario provinciale della federazione italiana medici pediatri, a rappresentanza di una quarantina di specialisti sul territorio – la situazione è particolare: è la provincia della regione coi dati più bassi di vaccinazione. Due i motivi principali: la presenza del Comilva, il comitato per la libertà di scelta nelle vaccinazioni molto attivo in città, e le medicine alternative che in buona parte negano la bontà delle profilassi. La concomitanza ha avuto un effetto disastroso sul territorio, e alcuni nostri colleghi non svolgono quanto la deontologia chiede loro, ossia far capire ai genitori che vaccinare i bambini è importante». Da tempo, l’Azienda si era mossa per incentivare i medici alla sensibilizzazione, ma là dove i numeri non danno soddisfazione, l’Ausl interviene con altri numeri: i soldi. Nel primo accordo in tal senso, quello del 2010, sia penalità che premi andavano a scaglioni secondo le percentuali di bimbi vaccinati. L’ultimo accordo aziendale è stato modificato e sono aumentate le penalità che rimangono sempre più alte dei “premi”: un pediatra può “perdere” fino a 5mila euro l’anno se, nel suo carnet di pazienti, non vanta un’alta percentuale di bimbi vaccinati. «In realtà – chiosa Zavalloni – malgrado gli accordi, l’Ausl non è riuscita ad ottenere ancora l’innalzamento della percentuale di vaccinazioni: servirebbe altro, come ad esempio una strenua presa di posizione nei confronti di coloro che sconsigliano pubblicamente il vaccino». Di Patrizia Cupo

Egregio Sig. Zavalloni, fra noi genitori di bimbi non vaccinati ci sono tanti genitori di bambini che hanno subito danni da vaccini più o meno gravi, quindi “pretendiamo che ci sia una “strenua presa di posizione nei confronti di coloro che CONSIGLIANO (come lei) pubblicamente il vaccino” Grazie
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