Sindrome di Asperger: quando l’autismo seduce

Amy Schumer aspergerAmy Schumer, la protagonista di “Inside Amy Schumer” ha svelato che è stata la speciale forma di autismo del marito a farla innamorare di lui, ritenendo che fossero uniche e divertenti le caratteristiche che lo rendono così speciale nel suo rapportarsi con il mondo.

Durante lo show “Growing”, attualmente in onda su Netflix, l’attrice americana ha rivelato che suo marito, Chris Fischer, ha la sindrome di Asperger. Questa forma di autismo non ha creato disagi all’attrice americana, che, al contrario, ha spiegato: “Una volta che è stata stabilita la diagnosi, mi sono resa conto di quanto fosse divertente il fatto che proprio le caratteristiche che rendono chiaro che lui è affetto da questo disturbo sono quelle per cui mi sono innamorata follemente di lui”.

“Questa è la verità. Dice tutto ciò che pensa, è molto onesto. A lui non interessano le norme sociali o quello che ti aspetti che lui dica o faccia”, ha concluso l’attrice.

 

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Gross, il Re dei Bond si ritira e rivela ” ho la sindrome di Asperger “

“Ho avuto un percorso meraviglioso per oltre 40 anni nella mia carriera, cercando sempre di mettere gli interessi dei clienti al primo posto, inventando e reinventando la gestione attiva dei bond lungo il cammino.

“Sono un Asperger e un Asperger è in grado di suddividere  in compartimenti”, ha detto, rivelando pubblicamente  in un’intervista di 90 minuti a a Bloomberg, la sua diagnosi per la prima volta. “Possono operare in diversi universi senza che gli altri universi si influenzino tra loro “.  Gross dice che ha vissuto la maggior parte della sua vita inconsapevole della sua condizione e ora crede che aiuti a spiegare non solo perché è stato un investitore di così tanto successo e per così tanto tempo, ma anche, per sua stessa ammissione perchè  si è comportato in modo sbagliato con le persone a causa del suo carattere irascibile. Gross ha appreso di essere Asperger dopo aver letto “The Big Short” di Michael Lewis. In un passaggio, Lewis racconta le caratteristiche inusuali di uno degli eroi del libro, Michael Burry, un medico diventato investitore a cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger in età adulta. Gross ha riconosciuto che condivideva molte delle stesse qualità e aveva abitudini altrettanto ossessive. Andò da uno psichiatra, che confermò la sua autodiagnosi.

Fonti: Forbes e Bloomberg

Libro: “La differenza Invisibile”, la sindrome di Asperger al femminile e le sue difficoltà

Libro illustrato, best seller in Francia, di immediata informazione e comprensione delle dinamiche appartenenti al Mondo Aspie al Femminile, il messaggio che trasmette è quello di rispettare la sfera comportamentale degli individui, senza avere la ” pretesa ” di normalizzare le persone Asperger. L’educazione alla tolleranza attraverso un fumetto.

” Non è facile arrivare alla diagnosi di Asperger e così spesso la scoperta della sindrome avviene solo in età adulta. Come nel caso di Marguerite, 27 anni, impiegata in un’importante multinazionale che tenta inutilmente di condurre una vita normale: ha un fidanzato e degli amici, ma preferisce non uscire o passare i pomeriggi da sola al parco. Arriverà per lei il momento di affrontare i suoi problemi e scoprirà di non essere «fuori di testa», come spesso viene definita. Comprenderà di avere semplicemente un modo differente di approcciarsi con il mondo e per lei inizierà finalmente una nuova vita. ”

L’opera, edita da LSWR, ci fa conoscere le difficoltà di una giovane Asperger in un mondo che ignora la sua sindrome e che guarda con sospetto qualsiasi comportamento deviante dalla sfera del “normale”. Una storia sulle differenze e sulla capacità di accettarle.

Articoli che parlano dell’autrice, Julie Dachez :

Autistica Asperger scrive un fumetto per far conoscere la sindrome

Super Pépette, la blogger Asperger che osa parlare di autismo

Il libro è disponibile su Amazon

 

 

10 Falsi miti dell’autismo

L’autismo non è omogeneo. L’autismo ha molte facce. Diverse personalità e menti differenti. Detto questo, la neurologia delle persone autistiche ha radici comuni.

Quando parliamo di autismo è impossibile parlare per tutti. Come tutti gli umani, gli autistici hanno un bagaglio genetico, ambientale, sociale, culturale che rende le loro menti uniche.

Nel corso degli anni varie osservazioni hanno portato a differenti conclusioni. Tuttavia, alcune di queste, affrettate, hanno portato a falsi miti sull’autismo ancora persistenti nella popolazione.

L’autismo è una malattia

L’autismo non è una malattia. L’autismo non si cura e non si puo’ trasmettere. Ufficialmente l’autismo è classificato come disturbo del neurosviluppo. Tuttavia, la corrente attuale ci porta a considerare l’autismo come una condizione, una neurologia diversa. Pertanto, le persone autistiche non sono né infette, né affette, né portatrici di autismo

Gli autistici non hanno empatia e nessuna emozione

L’empatia, le emozioni e la loro espressione si manifesta differentemente in tutti gli esseri umani e le persone autistiche non fanno eccezione. L’empatia autistica a volte puo’ manifestarsi attraverso gesti o parole razionali piuttosto che confortanti o amorevoli. Questa empatia non è inferiore, è semplicemente diversa da cio’ che possiamo aspettarci. Gli autistici possiedono la stessa gamma di emozioni di tutti gli umani.

 

 Gli autistici sono piu’ intelligenti o carenti intellettualmente

Gli autistici hanno la stessa intelligenza dei non autistici e con le stesse proporzioni. Alcuni sono quindi intellettualmente carenti, altri dotati e in mezzo, troviamo gli autistici con un’intelligenza nella media.

Gli autistici hanno talenti particolari

Si parla di talenti con memoria eccezionale, geni nei calcoli, etc… Alcuni si, altri no. In generale, le aree cerebrali degli autistici sono predisposte a sviluppare meglio certo facoltà rispetto alla popolazione generale. Non si tratta di superpoteri, ma, ancora di differenze neurologiche.

Gli autistici sono aggressivi

E si potrebbe aggiungere: e hanno bisogno di farmaci per controllare la loro rabbia. Le persone autistiche non sono piu’ aggressive rispetto al resto della popolazione. Il sovraccarico sensoriale e l’incomprensione dei loro bisogni possono portare l’autistico verso un crollo. In generale, queste situazioni si possono evitare prima che degenerino.

Gli autistici non sono autonomi

Alcuni si, altri no. Molti adulti con autismo conducono una vita ordinaria in modo autonomo: lavoro, casa, coppia, famiglia, etc… Il livello di supporto varia da persona a persona. Tuttavia, al momento, esite ancora una grande percentuale di autistici che non riescono a raggiungere l’autonomia completa per motivi diversi: mancanza di sostegno, di inclusione sociale, etc.

Gli autistici non guardano negli occhi

Non avere il contatto oculare non è una caratteristica che contraddistingue gli autistici. Alcune persone con autismo riescono a mantenere un contatto oculare diretto senza difficoltà, altre ci riescono attraverso la pratica. Per alcuni autistici, il contatto visivo puo’ risultare difficile, oppure assente.

Gli autistici vivono nel loro mondo

No, gli autistici non sono nel loro mondo ! Sono NEL mondo e sono molto consapevoli di cio’ che li circonda. Gli umani sono essere sociali, autistici o non autistici.

I bambini autistici hanno bisogno di una disciplina severa

I bambini autistici o meno, hanno soprattutto bisogno di empatia, gentilezza, rispetto, considerazione e amore per svilupparsi pienamente.

Gli autistici devono essere corretti e trattati per essere inclusi socialmente

Gli autistici devono essere accettati cosi’ come sono. I tentativi di modificare il loro comportamento e i piccoli gesti che giudichiamo inadatti, sono attacchi alla loro natura interiore. Accettare, comprendere, decodificare, prestare attenzione ai comportamenti e adottare un atteggiamento empatico significa lasciare libero spazio a ogni pensiero autistico. Ed è cosi’ che vedremo il vero potenziale e la vera natura di un autistico e l’aiuteremo a diventare una persona autonoma.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte: mamanpourlavie.com

Autismo ricerca: un «test» per scoprirlo. Nuove speranze per questo disturbo

Messo a punto un bio marcatore per una diagnosi precoce. L’analisi ha coinvolto 38 bambini tra i 5 e i 12 anni in cura all’Irccs di Bologna. «Casi in aumento»

C’è una chiave per capire l’autismo e per diagnosticarlo più precocemente. L’ha trovata un team di ricercatori di Università di Bologna, Istituto di Scienze neurologiche (Irccs) del Bellaria, Università di Warwick e di Birmingham, che ha messo a punto un «bio marcatore» che potrebbe indicare anche in bambini molto piccoli la presenza di disturbi dello spettro autistico, favorendo così trattamenti più tempestivi. Un «test», l’hanno definito i biologi. Termine su cui sono però più cauti i neurologi da anni impegnati nella diagnosi dei disturbi del neurosviluppo. In ogni caso gli esiti della ricerca, che ha coinvolto 38 bambini in cura presso l’Irccs, sono stati pubblicati sulla rivista «Molecular Autism», in cui i ricercatori spiegano di aver individuato in questi bambini, attraverso marcatori in sangue e urine, danni specifici alle proteine plasmatiche.

L’autismo

I disturbi autistici sono disturbi del neurosviluppo che impattano principalmente sulle interazioni sociali e possono comprendere diversi problemi comportamentali, tra cui anomalie nella comunicazione, comportamenti compulsivi, iperattività, ansietà, difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti, disturbi sensoriali e, in molti casi, disabilità intellettiva. I sintomi possono essere molto eterogenei e, soprattutto in età precoce, molto sfumati. Per questo è spesso difficile ottenere una diagnosi prima dei 2-3 anni d’età.

Le cause

Le cause di questo tipo di disturbi sono ancora poco chiare, ma se per circa un terzo dei casi ci possono essere motivazioni genetiche, per il 65-70% dei soggetti colpiti si ritiene che l’autismo sia causato da una combinazione di fattori ambientali, mutazioni multiple e varianti genetiche rare. Ma ora nuovi indizi per far luce sulle cause potrebbero arrivare dal «test», che individua un nesso tra l’autismo e un particolare danno alle proteine plasmatiche dovuto a fenomeni di ossidazione e di glicazione. «Questa ricerca — spiega Marina Marini, docente dal Dipartimento di Medicina specialistica diagnostica e sperimentale dell’Alma Mater, che ha coordinato il gruppo bolognese — mette in luce il ruolo dello stress ossidativo in una patologia del neurosviluppo e identifica alterazioni biochimiche comuni in bambini che hanno background genetici diversi. Ipotizziamo che sia l’instaurarsi di queste disfunzioni durante il periodo prenatale o nei primi mesi di vita che, alterando l’epigenetica delle cellule nervose, provoca alterazioni simili a quelle dovute a mutazioni genetiche».

La ricerca

Per realizzare lo studio il Centro disturbi dello spettro autistico dell’Irccs ha fatto una valutazione clinica su 38 bambini con autismo e un gruppo di controllo composto da 31 bambini a sviluppo normotipico, tutti tra i 5 e i 12 anni. Il team dell’Ateneo di Warwick, guidato da Naila Rabbani, ha poi studiato campioni di sangue e urina, evidenziando le differenze chimiche tra i due gruppi. Ma, a sentire l’Irccs, non ci si può fermare qui. «Questi marcatori — spiega Paola Visconti, neuropsichiatra infantile, responsabile del Centro disturbi dello spettro autistico dell’Irccs — vanno testati su un gruppo di bambini molto più ampio, includendo anche bimbi più piccoli, e mettendoli in correlazione con minori che hanno altri problemi del neurosviluppo. Lo chiameremo ufficialmente test solo allora, ma siamo disponibili a continuare le ricerche, anche perché c’è un aumento reale dell’autismo».

Le ipotesi

Le cause ipotizzate? «L’idea — spiega Visconti, che studia questi disturbi da 30 anni — è che siano aumentati i fattori ambientali: si pensa a forme di ipossia durante la gravidanza, o all’aumento di radiazioni e pesticidi. Sono queste le ipotetiche cause, su cui si sta studiando, che potrebbero rendere il Dna più suscettibile».

Fonte:   corriere.it

 

Piccolo Vademecum: Come relazionarsi con un bambino Asperger

Non prova piacere nell’essere toccato o baciato, ma può volerlo se è lui stesso a iniziare.
Perché?
L’essere toccato può infastidirlo perché l’azione è inaspettata.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Avvertitelo quando sarà preso in braccio o baciato. Spiegate a parenti e amici le sue preferenze, evitando situazioni spiacevoli o imbarazzanti.
Evita materiali come sabbia, creta, colle, creme, ecc.
Perché?
Il senso del tatto con alcuni materiali lo infastidisce o impaurisce perché violento o troppo stimolante.
 
Come comportarsi? Che cosa fare?
Incoraggiatelo a tollerare (senza costringerlo) questi materiali, attraverso un’esposizione controllata, graduale e molto rispettosa delle sue paure. Preparatelo ad attività che prevedano l’uso di questi materiali spiegando o disegnando poster o vignette. Progettate giochi che il bambino trova piacevoli inserendo questi materiali con gradualità e prudenza. Eliminate attività spiacevoli e non necessarie alla sua educazione oppure fatele sempre seguire da attività che gli piacciono. Appena diventa più tollerante, aumentate gradatamente il tempo di contatto con il materiale che prima rifiutava.
Parla da solo quando fa un compito o esegue un esercizio.
 
Perché?
Può avere bisogno di un input ulteriore per aiutarlo a mantenere l’attenzione focalizzata sul compito. Il suono della propria voce può impedire altri input sensoriali acustici. Può avere scarsa fiducia nelle sue abilità motorie.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Permettetegli di parlare da solo, se questo non infastidisce gli altri. Utilizzate un movimento con la mano per aiutare a far diminuire l’ansia o per migliorare la sua autoregolazione.
È infastidito dai rumori degli elettrodomestici di casa.
 
Perché?
Qualche volta tono e frequenza dei motori degli elettrodomestici possono distrarlo o infastidirlo.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Esponetelo al rumore «irritante» a piccole dosi, aumentando gradualmente la durata quando lo sopporta meglio. Avvertitelo sempre che l’apparecchio sta per essere acceso così non sarà colto di sorpresa. Fategli usare l’apparecchio, quando possibile. Associate il rumore a un’attività preferita.
 
Rifiuta i cambiamenti.
 
Perché?
L’attività di routine lo aiuta a capire e a organizzarsi l’esistenza. Ha bisogno di prevedere ciò che accadrà, specialmente se non «sente il controllo» sul proprio corpo. Ha bisogno di avere ben definiti gli orari della giornata perché gli è difficile o impossibile capire il fluire del tempo e gestirlo. Non sa cosa fare quando interviene un cambiamento.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Usate un segnale prima di un cambiamento. Preparatelo alle novità usando supporti visivi. Accompagnate il cambiamento con una sensazione di pressione profonda. Dategli il compito di descrivere su un foglio quando accade un evento inaspettato.
Non sa vestirsi; è sempre trascurato o spettinato.
 
Perché?
Non sembra curarsi del proprio abbigliamento, ha difficoltà ad accorgersi che i vestiti non sono in ordine.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Create un poster con disegni e orari per mettersi in ordine. Scegliete per lui un abbigliamento «comodo», eliminando bottoni e sostituendoli con elastici o velcro. Insegnategli una sequenza sempre uguale per vestirsi e per controllare il proprio aspetto davanti allo specchio (tracce di dentifricio, camicia abbottonata, pantaloni allacciati, scarpe allacciate, ecc.).
 
Reagisce con fastidio durante il pranzo, va in collera, grida o rifiuta le regole o se ne vuole andare.
 
Perché?
L’ambiente è troppo rumoroso, voci, sbattere di posate, piatti, bicchieri, televisore acceso, movimento di sedie, ecc. L’ambiente è pregno di odori forti provenienti dalla cucina o di profumi che possono essere stressanti.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Permettete che mangi da solo e a scuola vada in mensa prima degli altri. Permettete che mangi in classe o in un altro ambiente senza troppi stimoli. Diminuite il tempo per il pranzo. Assistetelo per il pasto (aprite la bottiglia, versate la pietanza, aiutatelo a tagliare e a prendere il cibo).
 
Non sembra capire i compagni di scuola, i loro gesti o le loro espressioni non verbali.
 
Perché?
Può essere disturbato dall’osservare parti del corpo, movimenti e facce degli altri. Troppi stimoli tutti insieme. Può avere difficoltà a concentrare l’attenzione sulle varie parti del corpo e sulle espressioni facciali. La consapevolezza della presenza di altre persone che lo circondano può essere limitata da un’intensa preoccupazione. Mantiene la distanza dagli altri per evitare il contatto fisico e ciò limita l’abilità a percepire gesti e espressioni. Può fidarsi delle informazioni acustiche e avere difficoltà a distinguere le informazioni visive dai dettagli sullo sfondo.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Fornite suggerimenti acustici graditi per dirigere l’attenzione. Insegnategli i significati delle espressioni facciali, del corpo e dei gesti. Eliminate elementi di distrazione presenti nell’ambiente. Rispettate i suoi bisogni di tenersi distante per evitare il contatto fisico oppure odori a lui sgraditi. Rassicuratelo verbalmente. Accompagnate le espressioni facciali, i movimenti del corpo e i gesti con una spiegazione verbale. L’uso di suggerimenti non verbali, sottintesi, paradossali e ironici e quant’altro ha significato traslato o metaforico deve sempre essere spiegato perché quasi mai è intuito spontaneamente. Offrite poche modalità sensoriali alla volta.
A cura di Centro Studi Erikson

Ricerca: Autismo ad alto funzionamento e rapporti sentimentali

La maggior parte degli adulti con disturbo dello spettro autistico (ASD) ad alto funzionamento, hanno avuto o sono interessati a relazioni romantiche, secondo uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Psychology.

Gli adulti con ASD senza disabilità intellettive spesso lottano per comprendere e prendere parte alle relazioni romantiche. Questo perché le persone con ASD hanno spesso comunque molte difficoltà nell’interpretare il linguaggio del corpo, il contatto visivo e le espressioni facciali che possono rendere difficili le situazioni sociali nelle quali gli individui vengono a trovarsi. Poche esperienze di amicizia, difficoltà nel prendere decisioni, disturbi emotivi e mancanza di flessibilità impediscono anche a un individuo con ASD di formare relazioni romantiche.

In ricerche precedenti è stato scoperto che le persone con ASD, rispetto ai loro pari normodotati, non riescono a gestire al meglio o sentendosi a loro agio, situazioni legate ad esempio all’ambito lavorativo (è spesso difficile per le persone con ASD trovare un’occupazione stabile) od alle relazioni sociali come amorose. Poche persone con ASD, ancora oggi, riescono a sposarsi o più semplicemente a mantenere una relazione a lungo termine.

Tuttavia, le precedenti ricerche, includevano soggetti con ASD con e senza disabilità intellettive. Risulta quindi impossibile stabilire da questi studi se le differenze nelle relazioni delle persone con ASD siano correlate al disturbo stesso o al basso QI.

Finora, poche sono state le ricerche incentrate esclusivamente sulle relazioni romantiche nei soggetti con ASD senza disabilità intellettive.

Un gruppo di scienziati guidato da Sandra Strunz (Charité-Universitatsmedizin, Berlino) ha condotto un nuovo studio che ha coinvolto 229 soggetti con ASD senza disabilità intellettive. Tutti i partecipanti hanno completato una serie di questionari sull’esperienza relazionale romantica, il desiderio di essere in una relazione romantica e la soddisfazione della relazione romantica.

I risultati hanno mostrato che quasi la metà del campione era coinvolto in una relazione romantica al momento dello studio ed un ulteriore 29% dei partecipanti era stato implicato in relazioni romantiche in precedenza. In termini di interesse per le relazioni sentimentali, la maggior parte dei partecipanti era interessata o desiderava averne una. Soltanto il 13% dei partecipanti, che non erano coinvolti nel momento dello studio in una relazione romantica, aveva espresso, invece, di non essere interessato e di non voler vivere una relazione romantica.

Questi risultati si oppongono a quelli presenti negli studi precedenti che suggerivano che gli individui con ASD non erano affatto interessati alle relazioni romantiche.

Infatti, il 72% dei singoli partecipanti al nuovo studio, riferiva di provare stati di forte angoscia associata al fatto di non avere un partner.

Nel complesso, lo studio indica che una grande percentuale di adulti ad alto funzionamento con ASD riferisce di provare interesse verso le relazioni romantiche. I partecipanti dichiararono infatti che spesso sono inizialmente maggiori gli ostacoli all’avvio e al mantenimento delle relazioni, piuttosto che alla mancanza di interesse che impedisce lo sviluppo di relazioni romantiche.
Tratto da PsyPost

Fonte: Psiconline.it