Sindrome di Asperger: quando l’autismo seduce

Amy Schumer aspergerAmy Schumer, la protagonista di “Inside Amy Schumer” ha svelato che è stata la speciale forma di autismo del marito a farla innamorare di lui, ritenendo che fossero uniche e divertenti le caratteristiche che lo rendono così speciale nel suo rapportarsi con il mondo.

Durante lo show “Growing”, attualmente in onda su Netflix, l’attrice americana ha rivelato che suo marito, Chris Fischer, ha la sindrome di Asperger. Questa forma di autismo non ha creato disagi all’attrice americana, che, al contrario, ha spiegato: “Una volta che è stata stabilita la diagnosi, mi sono resa conto di quanto fosse divertente il fatto che proprio le caratteristiche che rendono chiaro che lui è affetto da questo disturbo sono quelle per cui mi sono innamorata follemente di lui”.

“Questa è la verità. Dice tutto ciò che pensa, è molto onesto. A lui non interessano le norme sociali o quello che ti aspetti che lui dica o faccia”, ha concluso l’attrice.

 

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Gross, il Re dei Bond si ritira e rivela ” ho la sindrome di Asperger “

“Ho avuto un percorso meraviglioso per oltre 40 anni nella mia carriera, cercando sempre di mettere gli interessi dei clienti al primo posto, inventando e reinventando la gestione attiva dei bond lungo il cammino.

“Sono un Asperger e un Asperger è in grado di suddividere  in compartimenti”, ha detto, rivelando pubblicamente  in un’intervista di 90 minuti a a Bloomberg, la sua diagnosi per la prima volta. “Possono operare in diversi universi senza che gli altri universi si influenzino tra loro “.  Gross dice che ha vissuto la maggior parte della sua vita inconsapevole della sua condizione e ora crede che aiuti a spiegare non solo perché è stato un investitore di così tanto successo e per così tanto tempo, ma anche, per sua stessa ammissione perchè  si è comportato in modo sbagliato con le persone a causa del suo carattere irascibile. Gross ha appreso di essere Asperger dopo aver letto “The Big Short” di Michael Lewis. In un passaggio, Lewis racconta le caratteristiche inusuali di uno degli eroi del libro, Michael Burry, un medico diventato investitore a cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger in età adulta. Gross ha riconosciuto che condivideva molte delle stesse qualità e aveva abitudini altrettanto ossessive. Andò da uno psichiatra, che confermò la sua autodiagnosi.

Fonti: Forbes e Bloomberg

Libro: “La differenza Invisibile”, la sindrome di Asperger al femminile e le sue difficoltà

Libro illustrato, best seller in Francia, di immediata informazione e comprensione delle dinamiche appartenenti al Mondo Aspie al Femminile, il messaggio che trasmette è quello di rispettare la sfera comportamentale degli individui, senza avere la ” pretesa ” di normalizzare le persone Asperger. L’educazione alla tolleranza attraverso un fumetto.

” Non è facile arrivare alla diagnosi di Asperger e così spesso la scoperta della sindrome avviene solo in età adulta. Come nel caso di Marguerite, 27 anni, impiegata in un’importante multinazionale che tenta inutilmente di condurre una vita normale: ha un fidanzato e degli amici, ma preferisce non uscire o passare i pomeriggi da sola al parco. Arriverà per lei il momento di affrontare i suoi problemi e scoprirà di non essere «fuori di testa», come spesso viene definita. Comprenderà di avere semplicemente un modo differente di approcciarsi con il mondo e per lei inizierà finalmente una nuova vita. ”

L’opera, edita da LSWR, ci fa conoscere le difficoltà di una giovane Asperger in un mondo che ignora la sua sindrome e che guarda con sospetto qualsiasi comportamento deviante dalla sfera del “normale”. Una storia sulle differenze e sulla capacità di accettarle.

Articoli che parlano dell’autrice, Julie Dachez :

Autistica Asperger scrive un fumetto per far conoscere la sindrome

Super Pépette, la blogger Asperger che osa parlare di autismo

Il libro è disponibile su Amazon

 

 

Piccolo Vademecum: Come relazionarsi con un bambino Asperger

Non prova piacere nell’essere toccato o baciato, ma può volerlo se è lui stesso a iniziare.
Perché?
L’essere toccato può infastidirlo perché l’azione è inaspettata.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Avvertitelo quando sarà preso in braccio o baciato. Spiegate a parenti e amici le sue preferenze, evitando situazioni spiacevoli o imbarazzanti.
Evita materiali come sabbia, creta, colle, creme, ecc.
Perché?
Il senso del tatto con alcuni materiali lo infastidisce o impaurisce perché violento o troppo stimolante.
 
Come comportarsi? Che cosa fare?
Incoraggiatelo a tollerare (senza costringerlo) questi materiali, attraverso un’esposizione controllata, graduale e molto rispettosa delle sue paure. Preparatelo ad attività che prevedano l’uso di questi materiali spiegando o disegnando poster o vignette. Progettate giochi che il bambino trova piacevoli inserendo questi materiali con gradualità e prudenza. Eliminate attività spiacevoli e non necessarie alla sua educazione oppure fatele sempre seguire da attività che gli piacciono. Appena diventa più tollerante, aumentate gradatamente il tempo di contatto con il materiale che prima rifiutava.
Parla da solo quando fa un compito o esegue un esercizio.
 
Perché?
Può avere bisogno di un input ulteriore per aiutarlo a mantenere l’attenzione focalizzata sul compito. Il suono della propria voce può impedire altri input sensoriali acustici. Può avere scarsa fiducia nelle sue abilità motorie.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Permettetegli di parlare da solo, se questo non infastidisce gli altri. Utilizzate un movimento con la mano per aiutare a far diminuire l’ansia o per migliorare la sua autoregolazione.
È infastidito dai rumori degli elettrodomestici di casa.
 
Perché?
Qualche volta tono e frequenza dei motori degli elettrodomestici possono distrarlo o infastidirlo.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Esponetelo al rumore «irritante» a piccole dosi, aumentando gradualmente la durata quando lo sopporta meglio. Avvertitelo sempre che l’apparecchio sta per essere acceso così non sarà colto di sorpresa. Fategli usare l’apparecchio, quando possibile. Associate il rumore a un’attività preferita.
 
Rifiuta i cambiamenti.
 
Perché?
L’attività di routine lo aiuta a capire e a organizzarsi l’esistenza. Ha bisogno di prevedere ciò che accadrà, specialmente se non «sente il controllo» sul proprio corpo. Ha bisogno di avere ben definiti gli orari della giornata perché gli è difficile o impossibile capire il fluire del tempo e gestirlo. Non sa cosa fare quando interviene un cambiamento.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Usate un segnale prima di un cambiamento. Preparatelo alle novità usando supporti visivi. Accompagnate il cambiamento con una sensazione di pressione profonda. Dategli il compito di descrivere su un foglio quando accade un evento inaspettato.
Non sa vestirsi; è sempre trascurato o spettinato.
 
Perché?
Non sembra curarsi del proprio abbigliamento, ha difficoltà ad accorgersi che i vestiti non sono in ordine.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Create un poster con disegni e orari per mettersi in ordine. Scegliete per lui un abbigliamento «comodo», eliminando bottoni e sostituendoli con elastici o velcro. Insegnategli una sequenza sempre uguale per vestirsi e per controllare il proprio aspetto davanti allo specchio (tracce di dentifricio, camicia abbottonata, pantaloni allacciati, scarpe allacciate, ecc.).
 
Reagisce con fastidio durante il pranzo, va in collera, grida o rifiuta le regole o se ne vuole andare.
 
Perché?
L’ambiente è troppo rumoroso, voci, sbattere di posate, piatti, bicchieri, televisore acceso, movimento di sedie, ecc. L’ambiente è pregno di odori forti provenienti dalla cucina o di profumi che possono essere stressanti.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Permettete che mangi da solo e a scuola vada in mensa prima degli altri. Permettete che mangi in classe o in un altro ambiente senza troppi stimoli. Diminuite il tempo per il pranzo. Assistetelo per il pasto (aprite la bottiglia, versate la pietanza, aiutatelo a tagliare e a prendere il cibo).
 
Non sembra capire i compagni di scuola, i loro gesti o le loro espressioni non verbali.
 
Perché?
Può essere disturbato dall’osservare parti del corpo, movimenti e facce degli altri. Troppi stimoli tutti insieme. Può avere difficoltà a concentrare l’attenzione sulle varie parti del corpo e sulle espressioni facciali. La consapevolezza della presenza di altre persone che lo circondano può essere limitata da un’intensa preoccupazione. Mantiene la distanza dagli altri per evitare il contatto fisico e ciò limita l’abilità a percepire gesti e espressioni. Può fidarsi delle informazioni acustiche e avere difficoltà a distinguere le informazioni visive dai dettagli sullo sfondo.
Come comportarsi? Che cosa fare?
Fornite suggerimenti acustici graditi per dirigere l’attenzione. Insegnategli i significati delle espressioni facciali, del corpo e dei gesti. Eliminate elementi di distrazione presenti nell’ambiente. Rispettate i suoi bisogni di tenersi distante per evitare il contatto fisico oppure odori a lui sgraditi. Rassicuratelo verbalmente. Accompagnate le espressioni facciali, i movimenti del corpo e i gesti con una spiegazione verbale. L’uso di suggerimenti non verbali, sottintesi, paradossali e ironici e quant’altro ha significato traslato o metaforico deve sempre essere spiegato perché quasi mai è intuito spontaneamente. Offrite poche modalità sensoriali alla volta.
A cura di Centro Studi Erikson

Ricerca: Autismo ad alto funzionamento e rapporti sentimentali

La maggior parte degli adulti con disturbo dello spettro autistico (ASD) ad alto funzionamento, hanno avuto o sono interessati a relazioni romantiche, secondo uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Psychology.

Gli adulti con ASD senza disabilità intellettive spesso lottano per comprendere e prendere parte alle relazioni romantiche. Questo perché le persone con ASD hanno spesso comunque molte difficoltà nell’interpretare il linguaggio del corpo, il contatto visivo e le espressioni facciali che possono rendere difficili le situazioni sociali nelle quali gli individui vengono a trovarsi. Poche esperienze di amicizia, difficoltà nel prendere decisioni, disturbi emotivi e mancanza di flessibilità impediscono anche a un individuo con ASD di formare relazioni romantiche.

In ricerche precedenti è stato scoperto che le persone con ASD, rispetto ai loro pari normodotati, non riescono a gestire al meglio o sentendosi a loro agio, situazioni legate ad esempio all’ambito lavorativo (è spesso difficile per le persone con ASD trovare un’occupazione stabile) od alle relazioni sociali come amorose. Poche persone con ASD, ancora oggi, riescono a sposarsi o più semplicemente a mantenere una relazione a lungo termine.

Tuttavia, le precedenti ricerche, includevano soggetti con ASD con e senza disabilità intellettive. Risulta quindi impossibile stabilire da questi studi se le differenze nelle relazioni delle persone con ASD siano correlate al disturbo stesso o al basso QI.

Finora, poche sono state le ricerche incentrate esclusivamente sulle relazioni romantiche nei soggetti con ASD senza disabilità intellettive.

Un gruppo di scienziati guidato da Sandra Strunz (Charité-Universitatsmedizin, Berlino) ha condotto un nuovo studio che ha coinvolto 229 soggetti con ASD senza disabilità intellettive. Tutti i partecipanti hanno completato una serie di questionari sull’esperienza relazionale romantica, il desiderio di essere in una relazione romantica e la soddisfazione della relazione romantica.

I risultati hanno mostrato che quasi la metà del campione era coinvolto in una relazione romantica al momento dello studio ed un ulteriore 29% dei partecipanti era stato implicato in relazioni romantiche in precedenza. In termini di interesse per le relazioni sentimentali, la maggior parte dei partecipanti era interessata o desiderava averne una. Soltanto il 13% dei partecipanti, che non erano coinvolti nel momento dello studio in una relazione romantica, aveva espresso, invece, di non essere interessato e di non voler vivere una relazione romantica.

Questi risultati si oppongono a quelli presenti negli studi precedenti che suggerivano che gli individui con ASD non erano affatto interessati alle relazioni romantiche.

Infatti, il 72% dei singoli partecipanti al nuovo studio, riferiva di provare stati di forte angoscia associata al fatto di non avere un partner.

Nel complesso, lo studio indica che una grande percentuale di adulti ad alto funzionamento con ASD riferisce di provare interesse verso le relazioni romantiche. I partecipanti dichiararono infatti che spesso sono inizialmente maggiori gli ostacoli all’avvio e al mantenimento delle relazioni, piuttosto che alla mancanza di interesse che impedisce lo sviluppo di relazioni romantiche.
Tratto da PsyPost

Fonte: Psiconline.it

Sindrome di Asperger : Come te, diverso da te…

Oggi, a scuola, mi sono sentito solo, tremendamente solo… forse ho sbagliato a dire OGGI, perché negli ultimi 2 anni mi sono sentito quasi ogni giorno così, da solo, ogni volta che regolarmente entro nella mia scuola.

Devo essere sincero: a me piace anche stare da solo, a volte ne sento PROPRIO UN GRAN BISOGNO, e allora mi fermo ad osservare il cielo e se tu me lo chiedessi, ti potrei raccontare di quanti colori l’ho visto cambiare, mentre le nuvole si gonfiano e sgonfiano tenendosi per mano. A volte resto fermo, mentre parlo con ME STESSO, ma mentre mi parlo, inizio a muovere e roteare le mani, le sventolo forte, PROPRIO COME SE VOLESSI SCAPPARE LONTANO, da questo posto che sembra proprio non adatto a me.

La mamma me lo ha spiegato che non sono io A NON ESSERE ADATTO, che NON SONO SBAGLIATO o che NON FUNZIONO, solo che io sono nato con questa SFUMATURA che spesso ACCAREZZA e AMOREVOLMENTE confonde i miei pensieri e le mie emozioni… ho la SINDROME DI ASPERGER, e questa sindrome per me è come una seconda pelle invisibile, diventa come un mantello, come quello che rende incredibili i supereroi, e questa seconda pelle mi avvolge in una bolla dove mi rifugio con le mie fragili certezze…

Per me, “ESSERE” o “AVERE” un amico, è qualcosa che non ti posso raccontare, però so che adoro ESSERE o AVERE un amico… peccato che loro, spesso, non lo sanno nemmeno, mentre altri preferiscono ridere alle mie spalle, mentre io inizio a SFARFALLARE nell’atrio pieno di voci che si accavallano e mi agitano. I miei amici preferiscono continuare a ridere di me, mentre pensano che io non li vedo, ma in realtà il mio mantello da supereroe proprio non ce la fa a rendermi invisibile e io li sento quei sorrisi che mi rincorrono, e mi fanno pensare che FORSE HA RAGIONE quel ragazzino poco più grande di me, quello della classe accanto alla mia, quello FIGO, perché quando parla tutti lo ascoltano, quello che se anche si comporta un po’ da DISTURBANTE, non da tanto fastidio agli insegnanti, perché se lo fanno uscire dalla sua classe, lo mettono a fare i laboratori creativi per contenere la sua goliardica esuberanza. Lui mi guarda dritto negli occhi, mi fissa e mi dice che io SEMBRO PROPRIO STUPIDO… lui si che è un amico, perché ha il coraggio di dirmi quello che altri, invece, riescono solo a sussurrarmi alle spalle. I miei amici, pensano che io non capisco, che non vedo come loro sono, che non vedo quello che fanno, ma se solo mi osservassero con un pochino più di attenzione, vedrebbero che ho gli stessi loro occhi, le loro stesse gambe, la loro stessa curiosità e che, soprattutto, che ho tante cose da raccontare, che ho tante cose che desidererei imparare, DESIDEREREI ESSERE PER UN GIORNO UGUALE A TE, CHE SEI COSI’ UGUALE, MA DIVERSO DA ME, tu che per me sei il migliore amico che potrei avere, ma che non sai nemmeno di essere il mio.

Ti guardo, mentre tiri fuori il tuo libro e lo posi frettolosamente sul banco: E’ PROPRIO COME IL MIO, quello che porto con cura avanti e in dietro nel mio zaino ogni giorno. Il tuo, però, ha la copertina un po’ sgualcita e quando lo apri, noto che lo hai sottolineato con colori diversi le sue pagine… te l’ho visto fare mentre l’insegnante leggeva ad alta voce e tu, con attenzione, mettevi quelle fantastiche righe colorate sulle pagine del tuo libro… il mio no!!! io non sono riuscito a mettere quelle righe colorate, il mio odora ancora di nuovo, forse perché nessuno mi dice dove mettere quelle righe colorate… aspetto… forse a me lo faranno fare domani: FORSE… magari tra qualche giorno…

Sai… ti osservo, mentre scrivi e penso che anche io nelle elementari avevo imparato a scrivere bene come fai tu… poi ho smesso, ma nessuno, a scuola, io ha detto che dovevo continuare a farlo. Così, per provare ad avere un po’ di attenzione, inizio a dondolarmi sulla sedia, mentre dalla mia bocca escono suoni strani ma io non li posso trattenere, non ti so spiegare perché lo faccio, ma questo è il mio modo di dire che sono infastidito, è il mio modo di dire che sono COME TE, MA DIVERSO DA TE… Questo, però, diventa fastidioso per te, migliore amico, che sei venuto a scuola per imparare, proprio come vorrei e dovrei poter fare anche io, e diventa fastidioso per chi, dalla cattedre vorrebbe continuare a spiegarti la lezione… mi chiedo come mai nessuno sembra capire il mio disagio, io non capisco come posso fare per poter imparare come fate tu e tutti gli altri…

Qualcosa è cambiato, negli ultimi mesi… mi stanno vicino alcune persone che cercano di darmi una mano… però io avrei bisogno che chi è con me, pensasse a me, ad un modo più semplice per fare si che anche sul mio libro iniziassero ad esserci quelle righe colorate che mi mettono tanta curiosità. Però poi ti vedo, mentre, annoiato, ti lasci distrarre da altro. Sai, a volte penso che tu RIESCI AD ESSERE ANCHE PIU’ DISTRATTO DI ME, perché non vedi come sono stanco di sentirmi sempre diverso da tutti gli altri, tutti quelli UGUALI A ME, MA DIVERSI DA ME…

Ho sempre amato la scuola e, a modo mio, con i miei tempi, ci sono sempre riuscito. Non uscivo mai dall’aula: ASCOLTAVO, OSSERVAVO, SCRIVEVO, RACCONTAVO E… DISEGNAVO… già… disegnavo e tutti mi dicevano che ero bravo, ma adesso non disegno più, perché un amico mi ha detto che i miei disegni erano brutti e a te, che mi dovresti insegnare tutto il bello del sapere, mi hai spiegato che i miei disegni erano inutili, tanto erano sempre tutti uguali per pensare di credere che fossero così speciali come li credevo io.

A me è venuto da pensare che forse avevi ragione, che in quei disegni non c’era nulla di speciale. Sono diventati improvvisamente un ostacolo, sono diventati motivo di discussione, mentre tu mi hai detto che me li avresti strappati, se non la smettevo di distrarmi… Così ho smesso di disegnare, così so che ho salvato i miei fogli pieni di quelle storie che mi facevano stare bene…

Forse tu non te ne sei nemmeno accorto, anzi, ti ho visto FINALMENTE SOLLEVATO nel vedere che non perdevo più tempo su quei fogli a cui tu non sapevi proprio trovare un senso…

Però, adesso, sento che sono solo, mentre osservo, in silenzio, il cielo grigio, rimanendo in silenzio, seduto sul pavimento, mentre cerco di contare i fiocchi di neve che scendono veloci ad imbiancare le auto parcheggiate davanti alla mia scuola…

So che dovrei rimanere seduto al mio banco, sfogliando quel libro che, come al solito ho messo nello zaino, ma senza un aiuto non riesco a riprovare… Sai, ho capito che SONO DIVENTATO COME MI VOLETE TUTTI. e che se NON DISTURBO e MI ACCONTENTO DI VEDERE GLI ALTRI CHE IMPARANO, mi è concesso di rimanere a scuola!!! Non riesco a spiegarti che, pur avendo questo DIRITTO, nessuno HA ANCORA CAPITO COME ASCOLTARE QUALE RUMORE FA IL SILENZIO DEL MIO DISAGIO, soltanto perché IO NON SONO CAPACE DI POTERTELO RACCONTARE…

Oggi, però, ha smesso di nevicare, e io non ho voglia di continuare a guardare fuori dalla finestra della scuola per vedere quante auto ci sono allineate nel parcheggio…

VOGLIO ANDARE A SEDERMI AL IL MIO POSTO, SEDUTO IN QUEL BANCO, IL MIO BANCO, DOVE VOGLIO RIPRENDERMI TUTTO IL SAPERE CHE LENTAMENTE E SILENZIOSAMENTE MI E’ STATO SOTTRATTO…

Adesso sono stato capace di dire quanto MI SONO SENTITO UMILATO, OGNI VOLTA CHE DOVEVO ALZARMI DA QUEL BANCO, MENTRE TUTTI GLI ALTRI RIEMPIVANO I LORO LIBRI CON QUELLE MERAVIGLIOSE RIGHE COLORATE… adesso so che non sono io , con la mia sfumatura, ad essere nel posto sbagliato: E’ QUESTA SCUOLA CHE NON HA ANCORA IMPARATO A DARMI GLI STRUMENTI NECESSARI PER FARMI IMPARARE COME TUTTI GLI ALTRI, UGUALI A ME, DIVERSI DA ME…

Scritto da Bruna Olivero

 

Grazie mille per il contributo.

 

Autismo: Sindrome di Asperger, non sono un robot senza sentimenti

Sono una persona come te: non sono un robot senza sentimenti e quando mi prendi in giro mi fai del male. A volte non capisco l’ironia o le battute, forse prendo quello che mi dici alla lettera, ma questo non mi rende meno umano. Ho dei sentimenti, e anche se non li vedi perchè non riesco ad esprimerli, a volte, le tue parole, mi fanno male.

Non sono sordo e ascolto tutto quello che mi dici, anche se non gli attribuisco lo stesso significato. Non ho nessun ritardo mentale, anche se hai l’impressione del contrario. Puoi considerarmi come una bestia strana, ma l’unica cosa che mi rende diverso da te, è la mia tendenza a vedere il mondo da un punto di vista piu’ razionale e informativo. Non sono straordinario, sono come te; semplicemente, guardo il mondo in maniera differente. Ho la sindrome di Asperger.

Tutto dipende da come guardiamo le cose. Una volta compreso il modo in cui gli Asperger pensano e vedono il mondo, cio’ che inizialmente vedi come uno svantaggio diventa ai tuoi occhi un talento o un dono.

           – Szatmari –

Non giudicarmi se non sei in grado di metterti nei miei panni

E’ facile giudicare qualcuno senza mettersi nei suoi panni senza manifestare nei suoi confronti alcuna empatia, scherzare su di loro perchè vedono il mondo diverso. Le persone Asperger presentano un’alterazione neuro-biologica dello sviluppo che influisce sull’empatia ( non è una malattia ). Tuttavia, sono gli altri che non dimostrano alcuna empatia nei loro confronti, e li utilizzano come se fossero Google per avere informazioni, come se fossero delle macchine. Non tenendo conto della sofferenza che possono provocare spogliandoli della loro umanità e giocando con i loro sentimenti.


Guardate con gli occhi dell’altro, ascoltate con le orecchie dell’altro e sentite con il cuore dell’altro “.

         – Alfred Adler –

Li giudichiamo senza pietà, li giudichiamo automaticamente senza conoscerli, solo perchè agli occhi degli altri, sono dei pezzi che non corrispondono al resto del puzzle. Nessuno cerca di mettersi al loro posto e di vivere nella loro condizione. Tutti sanno che la sindrome di Asperger figura nel DSM-5, nella sezione dei “ Disturbi dello spettro autistico “. Eppure l’autismo e la sindrome di Asperger non hanno niente a che vedere.

La sola cosa che una persona Asperger ha fuori dal comune – uno degli elementi che lo distingue dagli altri e lo caratterizza – è la mancanza di “collegamento” con le altre persone. Questo è dovuto in parte, ai problemi nell’utilizzo del linguaggio, in cio’ che è noto come pragmatica. Per quanto riguarda il resto delle caratteristiche o capacità, potrebbero esserci somiglianze e delle differenze con altre persone.

Il mondo dei sentimenti e delle emozioni è complicato per tutti

Il mondo dei sentimenti e delle emozioni è complicato per tutti, quindi l’intelligenza emotiva è fondamentale per l’adattamento dell’essere umano. Ma per un Asperger è ancora piu’ complicato. Per questo è importante avere chiare alcune regole sui bisogni e il modo di interagire con gli Aspies, tenendo conto dell’età .


Vivere con un bambino Asperger

Fin dall’inizio i bambini Asperger sono molto particolari. Con loro, occorre usare un linguaggio il piu’ positivo possibile, complimentandosi regolarmente e sinceramente piuttosto che concentrarsi su cio’ che non funziona nel loro modo di agire. E’ fondamentale insegnare loro ad ascoltare. Dobbiamo essere ragionevoli in cio’ che chiediamo loro di fare, e la domanda deve essere in sintonia con le capacità del bambino. Per questo, l’uso di una modalità di espressione semplice, chiara, concisa, migliorerà notevolmente la comunicazione. E’ importante aiutarli a identificare i loro sentimenti. E’ molto difficile per i bambini Asperger riconoscere i sentimenti degli altri ed esprimere i loro. E’ anche positivo per quanto possibile, evitare le critiche e aiutarli ad avere un’ immagine positiva di sé, poiché cio’ avrà un impatto diretto sulla loro autostima.

La sindrome di Asperger nell’adolescenza

Durante l’adolescenza, le differenze tra i bambini Asperger e gli altri si allargano; in effetti, gli adolescenti Aspies possono rimanere indifferenti agli eventi sociali o alla lotta per l’indipendenza, mentre altri giovani che avanzano verso l’età adulta cercano il loro posto nella società. Un aspetto molto importante da trattare è il rapporto con i loro possibili compagni uomini o donne, dal momento che non sono in grado di comprendere le relazioni con passione. Inoltre, in questo periodo, l’educazione sessuale deve essere un pilastro centrale, e questo vale per tutti gli adolescenti.

 
Gli Asperger in età adulta

Le persone Asperger possono condurre una vita normale ; inoltre, è il caso della maggior parte di loro. Se hanno lavorato sulla capacità di adattarsi al loro ambiente e sulle emozioni durante l’infanzia, generalmente, non avranno problemi per evolversi nel mondo degli adulti. Tuttavia, è al lavoro dove “ soffrono “ di piu’ quando devono confrontarsi con gli altri. Generalmente, sono piu’ a loro agio nei contesti dove possono sviluppare progetti individuali, con tutta l’indipendenza e la complessità che cio’ comporta. Come vedi sono un Asperger, ma non sono un robot senza sentimenti. Osa conoscermi e comprendimi. Non giudicarmi, non prendermi in giro. Cerca di capirmi e insegnami a capirti. Sono sicuro che ti sorprendero’.

Tradotto e ridattato da Mondo Aspie, fonte: nospensees.fr