Plusdotazione: L’Italia non è un paese per i piccoli geni

italia pludotazione bambiniAprile 2014 – La scuola italiana non è preparata a gestire i bambini plusdotati. Nelle nostre classi non esistono percorsi speciali per i ragazzi con quoziente intelletivo superiore alla media. Il talento non è visto come valore. Al contrario di quanto accade nel resto d’Europa. E ogni anno le vittime dell’abbandono scolastico sono 50.000.

In Italia i bambini con Q.I. (quoziente intellettivo) elevato,125-160, abbandonano la scuola come i coetanei meno dotati. Il Q.I. medio della popolazione, per capirci, va da 85 a massimo 115. Per i plusdotati non esistono percorsi speciali, tutt’altro, parrebbe che dei geni non si sappia che farsene in Italia, mentre in altri paesi come Israele, Stati Uniti, Germania o Olanda sono risorse inestimabili per la collettività.

I “geni” non hanno un identikit da alunno modello, tutt’altro. Chi insegna il più delle volte non è preparato e non ha strumenti per individuare questi talenti.  “Scusi la sequenza dei colori dell’arcobaleno è sbagliata, si colora in base alla frequenza” dice Simone alla maestra che si riferisce alla frequenza del colore, ogni colore emette una certa frequenza, “Il problema è posto male, si risolve cosi..” Sono frasi che ha detto a scuola, ci dice la madre. Poco prima dei tre anni sapeva leggere, a quattro sa tutto di pianeti, sistema solare e costellazioni. Ma è svogliato e come di solito accade ai Plusdotati: non studiano e sono iperattivi, certo per loro è tutto facile, le lezioni ripetute allo strenuo non hanno senso, e si distraggono. Sono pessimi alunni. In alcuni casi (Matteo) gli viene diagnosticata l’ADHD, sindrome da deficit di attenzione e iperattività: da trattare con psicofarmaci. In realtà è “semplicemente” un genio in incognito, e solo grazie a genitori attenti si riescono ad evitare brutti scherzi, come l’uso di farmaci per sedare le “disobbedienze” del piccolo.

E’ comune credere che il bambino dotato se la cavi da sé, riesca a oltrepassare ogni ostacolo, in realtà non è cosi, lo sviluppo emotivo è pur sempre legato all’età e ricevere messaggi controversi può creare dei crolli di autostima e interrompere il percorso evolutivo.

Come conferma la Neuropsichiatra Annamaria Roncoroni ”al di là del “patrimonio genetico” dell’individuo, se l’ambiente non offre adeguate possibilità di crescita e di sviluppo, non è assolutamente detto che i bambini plusdotati sviluppino il loro potenziale” In Olanda da circa 20 anni si parla di plusdotazione, nei sussidiari sono già indicati con un asterisco quali sono gli esercizi rivolti a questi bambini: in questo modo è possibile mantenere vivo il loro interesse e contemporaneamente aumentare le loro competenze e non frustrare l’autostima.

Ci dovrebbero essere delle priorità nel sistema scolastico pubblico, e la Dott.ssa Roncoroni ne è ben consapevole: L’importanza di un’individuazione precoce, negli anni della scuola primaria, dove il bambino fa le sue prime esperienze e si struttura un’idea di “scuola” che poi si porterà dietro durante la crescita, è fondamentale”. Nel caso degli studenti plusdotati, che molto spesso incominciano la scuola con competenze ed abilità nettamente superiori ai compagni di classe, c’è il grosso rischio di far nascere malumore e, conseguentemente, demotivazione e disinteresse, che altro non sono che i sintomi del futuro drop-out (abbandono scolastico).

L’AISTAP è l’associazione Italiana per lo sviluppo del talento e della Plusdotazione, nasce il 1 giugno 2010 per colmare una voragine tutta italiana. Lo zoccolo duro è formato da un gruppo di psicologi e ricercatori che si occupano, da circa un decennio, di talento e di sviluppo del potenziale, dando centralità alle necessità di questi studenti che, secondo le stime internazionali, rappresentano il 3-5% della popolazione scolastica. In Italia non esiste un monitoraggio di questo genere, estrapolandolo e incrociando i dati dell’Istat e dell’early school leavers (ESL) del Miur (Ministero dell’Istruzione) si possono fare dei numeri, Anna Roncoroni ci da una bussola del fenomeno “ogni anno circa 700.000 studenti abbandonano la scuola e secondo i dati esteri, perché noi non possiamo fare questa classifica, possiamo dire che tra questi circa 50.000 (stando alle stime più prudenti) potrebbero essere gifted (Plusdotati)” Per ora il Miur non prevede corsi adeguati alle loro capacità cognitive superiori, e non sembra essere nell’aria una virata di rotta.

LE STORIE
Luca frequenta la terza media, cambia scuola praticamente ogni anno, la madre vive in balia di conflitti continui tra insegnanti e l’irrequieto e maldestro primogenito, “mio figlio non tocca penna, non fa niente, non studia”, allo strenuo i genitori portano Luca dalla neuropsichiatra. Da qui cambia tutto, ora è chiaro: QI 154, un genio dalle potenzialità interrotte. Siamo in tempo, forse, per recuperare il talento e l’autostima perduta. Sono piccoli concapacità cognitive superiori alla loro età, non hanno invece la sfera emotiva formata, come i coetanei, e quindi inciampano, non capiscono, si sentono lesi, diversi e marginali. A lui è andata bene, ma a Silvia è accaduto qualcosa di diverso, per errore le è stata diagnosticata l’ADHD, la sindrome da deficit di attenzione. Esistono dei farmaci per questa sindrome, ma la realtà è ben altra, Silvia è semplicemente plusdotata, QI 146. Errori, sviste, pesano come macigni nell’età evolutiva e compromettono la vita di qualcuno che avrebbe tanto da dare a chi gli sta intorno, alla famiglia, alla collettività.

La scuola pubblica non riesce a sensibilizzare gli insegnanti: non sono informati e non sanno riconoscere i bambini plusdotati. Così molti, troppi, interrompono frustrati gli studi. Carla ora ha 19 anni, studia per lavorare nel mondo della ristorazione, ricorda il periodo scolastico come un incubo di noia e torpore, mal di testa inventati in continuazione per uscire e cercare stimoli tra i corridoi della scuola. Alle elementari coglieva al volo tutto, faceva i compiti agli altri, e poi se ne stava da un parte, tutta immersa nel suo mondo. I ricordi sono pieni di frustrazione, ma piano piano l’autostima sta tornando, a 20 anni.

In Svizzera, a due passi da noi, nel cantone del Vaud esistono classi di arricchimento (“enrichissement”) nella scuola pubblica, una boccata d’aria per gli allievi plusdotati. Anche qui, va detto, ci sono delle difficoltà perché queste classi non esistono in tutte le scuole, i direttori hanno molta autonomia, gestiscono il loro budget secondo le loro priorità. Secondo Claudia Jankech (Specialista in Psicologia dell’infanzia e adolescenza di Losanna) “Gli APC (alto potenziale cognitivo) non sono quasi mai una priorità! questo è evidente”.

Font: Espresso.repubblica.it

 

 

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One Comment on “Plusdotazione: L’Italia non è un paese per i piccoli geni

  1. Mio figlio ha 130 di Q.I. Il test è stato richiesto con altri item dalle insegnanti delle elementari. Secondo loro aveva problemi di socializzazione. Amava scrivere racconti, storie e disegnare. Non amava il calcio, per esempio, e quindi il rapporto con i coetanei era per lo più di esclusione, spesso diventava il capro espiatorio. Mille scuole cambiate, autostima sottozero. C’è nella scuola e nella cultura, in genere, una tendenza all’omologazione intorno alla media, e quindi al ribasso. Credo che questo atteggiamento sia per lo più involontario. A volte ho l’impressione che alcuni insegnanti abbiano difficoltà a valorizzare le differenze perchè ciò richiama alla propria rigidità, alla propria difficoltà a far emergere se stessi. Le proprie differenze. A tutt’oggi mio figlio che ha 29 anni non ha molta stima di sé, anche perchè, credo, le continue frustrazioni gli hanno tarpato le ali. E’ una battaglia che dovrà fare da solo,accogliendo doni e limiti. C’è spazio per tutti in questo Pianeta affollato? Forse.

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