Sindrome di Asperger: World of Warcraft, quando il videogioco puo’ curare l’autismo

Ian Bates
Ian Bates

I videogiochi potrebbero curare l’autismo, secondo alcuni scienziati americani. La crescente complessità e l’ambiente virtuale meno stressante rassicurano gli autistici e gli permettono di interagire con gli altri.

I videogiochi, con il loro contesto sempre piu’ complesso, posso rassicurare delle persone colpite da alcune forme di autismo. Per queste persone, le relazioni sociali sono meno stressanti in un ambiente virtuale.

Questo è il caso, rivelato dal giornale americano Wired, di Ian Bates, un ragazzo con la sindrome di Asperger, una forma di autismo che rende le relazioni sociali molto complicate. E’ il famoso videogioco conosciuto con il nome di  “World of Warcraft”  che ha aiutato  Jan a comunicare piu’ facilmente.

Ma “i videogiochi sarebbero anche un’arma a doppio taglio, perchè, a causa del loro lato coinvolgente e sociale, potrebbero provocare ansia eccessiva e perfino paranoia negli individui piu’ fragili. Rischiano di far sparire la loro “vita reale”  sostituendola con una virtuale”, secondo Jordan neuropsicologo comportamentista dell’Università di Boston

Tradotto da Mondo Aspie, Fonti Wired.com, Rtbf.be

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2 Comments on “Sindrome di Asperger: World of Warcraft, quando il videogioco puo’ curare l’autismo

  1. Mio figlio Aspie per esempio gioca a dei videogiochi di strategia dove si connettono online diversi giocatori da tutto il mondo. Usa sia la chat che il microfono ed interagisce con loro in diverse lingue (inglese, francese,). Hanno anche canali privati dove possono conversare, e se la ridono, scherzano e si divertono un sacco. Tuttavia, è vero che nei soggetti fragili ci puo’ essere il rischio di alienazione e di confusione tra la vita reale e virtuale.

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  2. posso confessare che una decina di anni fa… avevo cominciato con i videogiochi. Ricordate il famoso “doom 2” ? e poi altri e altri… Il “virtuale” aveva il potere di coinvolgermi, al punto che (non essendo giovane nemmeno a quell’epoca) ho faticosamente deciso di non utilizzare più i games. Tuttavia, se un soggetto autistico ricava “soddisfazioni” dai videogiochi… perché no?

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