Ricerca: Identificato un gene non codificante nell’autismo

Uno studio suggerisce che un gene non codificante fino ad oggi sconosciuto potrebbe contribuire ad aumentare il rischio d’autismo. Regola l’espressione della moesina, una proteina che influenza lo sviluppo cerebrale. Se dei fattori ambientali contribuiscono al rischio di autismo, dei fattori genetici giocano un ruolo importante. Delle rare mutazioni e delle variazioni del numero di copie sono collegate all’autismo, ma per la maggior parte dei pazienti, le varianti in causa restano sconosciute.

Un precedente studio aveva identificato un associazione altamente significativa tra l’autismo e una variante SNP situata in una regione del cromosoma 5 (5p14), regione tuttavia povera di geni  (« Nature », 2009). Daniel Campbell (Los Angeles)  e la sua equipe stanno cercando di capire se questa associazione potrebbe essere dovuta ad un elemento genetico funzionale. Hanno in effetti scoperto che un ARN non codificante, fino ad oggi sconosciuto, viene trascritto direttamente sotto il segnale d’associazione. Questo ARN è infatti l’antisenso del pseudogene 1 della moesina  (MSNP1), ed è chiamato MSNP1AS (per Moesin Pseudogene 1, Antisense).

L’equipe ha inoltre dimostrato che l’ARN antisenso MSNP1AS, situato sul cromosoma 5, se fissato all’ARN del vero gene della moesina (MSN), situato sul cromosoma X, puo’ regolare i tassi di moesina, proteina che influenza lo sviluppo del cervello ( crescita assonale e formazione di spine dendritiche), precedentemente implicata nell’autismo

Cosi’, sembra che l’ARN non codificante MSNP1AS  regola il gene in una maniera straordinariamente complessa .

Infine, i ricercatori hanno analizzato dei pezzi di cervello (corteccia temporale) di soggetti autistici deceduti (n = 10), ed hanno trovato tassi dodici volte piu’ elevati di  MSNP1AS, rispetto ai campioni (n = 10). Questa sovraespressione di  MSNP1AS  provoca un abbassamento del tasso della proteina moesina nelle cellule umane.

Mentre sono stati trovati tassi di proteina moesina normali nella corteccia temporale post- morten dei soggetti autistici, è possibile che in un momento cruciale dello sviluppo cerebrale l’ARN antisenso (o elemento genetico funzionale)  provochi una disregolazione della moesina diminuendo i suoi tassi, contribuendo a far sviluppare l’autismo .

Ricerche su modelli animali sono ora necessari per determinare l’effetto dell’espressione del MSNP1AS e del deficit in moesina sullo sviluppo cerebrale.

 Dr VÉRONIQUE NGUYEN

Kerin et coll. Science Translational Medicine, 4 avril 2012.

La moesina (dall’acronimo in lingua inglese Membrane-Organizing Extension Spike protein) è una proteina codificata negli esseri umani dal gene MSN. È, insieme a ezrina e radixina, parte dalla famiglia delle proteine ERM, e funge da intermedio tra la membrana plasmatica e l’actina. La moesina è localizzata a livello dei filopodi e di altre protrusioni citoplasmatiche importanti per il riconoscimento tra cellule, per il movimento e la segnalazione cellulare. Wikipedia

Tradotto da Mondo Aspie, fonte: lequotidiendumedecin.fr

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La sindrome dell’X fragile

La sindrome dell’X fragile (o sindrome di Martin-Bell o FRAX) è una malattia genetica umana causata dalla mutazione del gene FMR1 sul cromosoma X, mutazione presente in un maschio su 4000 e in una femmina su 6000. Circa 1 su 256 donne sono portatrici di X-Fragile e possono trasmetterlo ai loro figli. Circa 1 su 800 maschi sono portatori di X-Fragile; le loro figlie saranno, a loro volta, portatrici del gene. Si contende con la sindrome di Down  il primato come causa genetica più comune di ritardo mentale (si hanno comunque casi, anche in Italia, di soggetti affetti da X fragile che hanno frequentato l’università).

Normalmente il gene FMR1 contiene tra 6 e 53 ripetizioni del codone CGG (ripetizioni di trinucleotidi). Negli individui affetti dalla sindrome dell’X fragile, l’allele FMR1 ha più di 230 ripetizioni di questo codone. Questo grado di espansione provoca la metilazione delle citosine nel promotore del gene FMR1, con conseguente silenziamento dell’espressione del gene FMR1. La metilazione del locus FMR1, che è situato nella banda cromosomica Xq27.3, provoca in quel punto la costrizione e la fragilità del cromosoma X, fenomeno che dà il nome alla sindrome.

I maschi portatori di un gene FMR1 con una significativa espansione del tripletto CGG presentano i sintomi della malattia, visto che normalmente possiedono una sola copia del cromosoma X. Le femmine, invece, possiedono due copie del cromosoma X e pertanto hanno una probabilità doppia di possedere almeno un allele funzionante. Le donne portatrici di un gene FMR1 espanso su di uno solo dei due cromosomi X possono presentare alcuni sintomi della malattia o essere normali.

A parte il ritardo mentale di grado variabile da severo a moderato, altre evidenti caratteristiche della sindrome sono il volto allungato, grandi orecchie, grossi testicoli(macrorchidismo), e basso tono muscolare. Le caratteristiche comportamentali possono comprendere movimenti stereotipati (ad esempio, battere le mani) e sviluppo sociale atipico, in particolare timidezza e limitato contatto con gli occhi dell’interlocutore. Alcuni individui affetti dalla sindrome dell’X fragile rientrano inoltre nei criteri diagnostici dell’autismo.

La mutazione e metilazione del gene FMR1 porta all’abolizione della produzione della proteina per cui il gene FMR1 codifica, detta FMRP (fragile X-mental retardation protein). FMRP è una proteina legante gli RNA (RNA-binding protein) espressa soprattutto nei testicoli e nel cervello, i tessuti più colpiti dalla sindrome. FMRP si associa ad RNA messaggeri codificanti importanti proteine neuronali, e ne regola alcuni aspetti essenziali, quali il trasporto lungo i dendriti verso le sinapsi e la traduzione in proteine. In assenza di FMRP, molti degli RNA messaggeri bersaglio della proteina sono deregolati e sono maggiormente tradotti in proteina. Emergono inoltre nuove funzioni molecolari della proteina, quali la regolazione della stabilità degli RNA messaggeri.

Anche se non esiste ancora una cura per la sindrome, c’è la speranza che una migliore comprensione delle sue cause possa portare a nuove terapie. Al momento, la sindrome può essere trattata attraverso una terapia del comportamento, un’educazione speciale, e quando necessario, con un trattamento delle anomalie fisiche. Si consigliano le persone che hanno dei parenti affetti dalla sindrome dell’X fragile a contattare dei genetisti per valutare la probabilità di avere figli malati, e per conoscere la gravità dei problemi che potrebbero presentare i discendenti affetti dalla sindrome.

Fonte: Wikipedia