Autismo ricerca: Dei cervelli diversi ma risposte simili alla musica

autismo ricerca cervello musicaEuropean Journal of Neuroscience, 11 aprile 2013 . I cervelli delle persone differenti che ascoltano lo stesso pezzo di musica reagiscono alla stessa maniera ? Secondo lo studio di neuroimaging funzionale della Stanford University, la risposta è si. Queste conclusioni, pubblicate nell’European Journal of Neuroscience contribuiscono non solo a spiegare il ruolo primordiale della musica nella nostra comunicazione e coordinazione sociale ma possono anche fornire piste terapeutiche per i disturbi della comunicazione interpersonale come l’autismo, per esempio.

I ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale(  fMRI ) per identificare una rete che collega diverse strutture cerebrali e si attiva in modo identico nei partecipanti all’ascolto di musica classica. Vinod Menon, professore di psichiatria e di scienze comportamentali e autore principale dello studio spiega, che nonostante le nostre esperienze musicali differenti e le nostre preferenze individuali, la musica classica suscita un’attività cerebrale quasi uniforme nelle diverse strutture cerebrali, incluse le aree del controllo motorio, la memoria e l’attenzione. L’idea che soggetti in salute e altri con disturbi del linguaggio e della comunicazione possano rispondere a dei suoni complessi nello stesso modo, getta una luce nuova su questi disturbi della comunicazione.

Il gruppo composto da 17 partecipanti destrimani di un’ età compresa dai 19 ai 27 anni, non aveva mai ascoltato il tipo di musica scelto per l’esperimento, per ascoltare hanno utilizzato delle cuffie, mentre i loro cervelli venivano sottoposti a fMRI per una durata di 9 minuti. Nel corso di questa seduta, i partecipanti hanno anche ascoltato altri due stimoli sonori presi dalla stessa musica, in uno il ritmo era stato cancellato, e nell’altro, la melodia è stata interamente modificata e ogni tonalità trasformata in algoritmo.

L’equipe di ricercatori ha identificato tramite l’fMRI una rete cerebrale partendo dai collegamenti uditivi situati nel mesencefalo fino alla memoria di lavoro e dell’attenzione situata nella corteccia. Se stimolate musicalmente, queste regioni si avviavano per periodi di qualche secondo. Questa attivazione in diverse zone del cervello è comparsa in maniera identica in tutti i partecipanti, tranne quando la musica originale è stata trasformata in stimoli sonori. Lo studio mostra anche che il livello di attivazione di queste zone risponde, preferibilmente alla musica “reale”, “vera”, piuttosto che agli stimoli e questo suggerisce  che la corteccia dirige i collegamenti uditivi tenendo conto dei suoni “naturalmente” musicali. Anche la corteccia frontale parietale, che gestisce le funzioni cognitive come l’attenzione e la memoria di lavoro, si attiva in maniera identica in tutti i partecipanti , ma solo con la “vera” musica. Ogni individuo che ascolta della musica, a, per ogni zona sensibile del cervello, la propria scala di tempo,l come anche, il tempo necessario per dare un senso alla canzone, è specifico per ciascuno. Infine, i ricercatori identificano delle strutture e dei circuiti cerebrali che, nella loro attivazione, seguono l’evoluzione della musica. E suggeriscono che l’attivazione di queste zone con l’ascolto di musica “vera”, piuttosto che stimoli, fa pensare che il nostro cervello risponda naturalmente alla stimolazione musicale e precede i movimenti che possono accompagnare l’ascolto della musica, come battere le mani, ballare, camminare, ballare…E i modelli di attivazione simile negli individui normali partecipano a favorire la coordinazione sociale dei nostri movimenti.

Quali applicazioni ? Gli autori desiderano estendere questi dati in un certo numero di aree di ricerca che riguardano la comunicazione interpersonale, come il linguaggio e la comunicazione sociale nell’autismo. ” I bambini autistici ascoltano nella stessa maniera dei bambini a sviluppo “normale” ? Se no, quali sono le differenze di trattamento dell’informazione ? Quali regioni del cervello sono desincronizzate ? “. L’ascolto  della musica potrebbe cosi’ dare delle risposte sulle differenze di trattamento dell’informazione nelle persone con disturbi della comunicazione.

Fonte: European Journal of Neuroscience 11 APR 2013 DOI: 10.1111/ejn.12173 Inter-subject synchronization of brain responses during natural music listening

Tradotto da Mondo Aspie, fonte Santelog.com

Autismo ricerca: Scoperte nuove differenze strutturali nel cervello di bambini autistici

specificità strutturali cervello autismo15/04/2013. I ricercatori dell’ospedale per bambini di Boston e dell’Università cattolica di Louvain hanno scoperto nuove differenze strutturali nelle connessioni cerebrali di bambini autistici.

Questi studi, che hanno utilizzato dei modelli matematici di analisi di rete, hanno mostrato che i bambini autistici possiedono piu’ connessioni sovrabbondanti tra le aree vicine del cervello e meno connessioni in quelle piu’ lontane.

Come spiega Jurriaan Peters, ricercatore dell’ospedale per bambini di Boston ” Le nostre ricerche hanno potuto dimostrare, che nei bambini autistici, l’organizzazione della connettività globale è differente, e questo ha profonde implicazioni sulla maniera in  cui gli autistici organizzano e trattano l’ informazione “.

In questo studio, gli scienziati hanno analizzato gli elettroencefalogrammi di tre gruppi di bambini: 16 bambini con autismo, 14 bambini con autismo collegato ad una sindrome genetica, la sclerosi tuberosa di Bourneville, e infine 46 bambini che non presentavano alcuna patologia neurocerebrale.

Questo confronto ha permesso di scoprire che nei due gruppi di bambini con autismo, si possono osservare piu’ connessioni tra le regioni vicine al cervello e meno connessioni che collegano le aree piu’ lontane.

Lo studio ha mostrato che i bambini con sclerosi tuberosa hanno una diminuzione globale di connettività, mentre quelli che soffrono solo di autismo presentano un aumento delle connessioni locali e una diminuzione delle connessioni a lunga distanza.

Secondo i ricercatori, la presenza nei bambini autistici di una rete cerebrale configurata principalmente a partire da connessioni a corta distanza, spiegherebbe perchè i bambini, che sono in grado di svolgere un compito particolare in maniera notevole, non sono capaci di effettuare parallelamente diverse azioni trattando simultaneamente delle informazioni provenienti da differenti aree del cervello.

Un esempio lampante di questa carenza risiede nell’impossibilità per un autistico di decifrare un’ emozione su una faccia. ” E’ possibile che un bambino autistico non riesca ad interpretare un sentimento, come la gioia o la collera, guardando un viso, perchè il suo centro cerebrale visivo e il suo centro cerebrale emotivo non posso comunicare a causa della singolarità strutturale del loro cervello ” spiega il professore Peters.

Articolo redatto da Georges Simmonds per RT Flash.

Tradotto da Mondo Aspie, Fonte: rtflash.fr

Ricerca: Che cosa succede nel cervello di un bambino autistico ?

cervello autismo connessioniRicercatori belgi e americani hanno fatto una scoperta importante pubblicata questa settimana nella rivista BMC Medicine. Negli autistici, le zone piu’ lontane del cervello comunicano molto male tra di loro, e questo spiegherebbe le difficoltà delle persone autistiche ad entrare in contatto con gli altri.  
Per usare un’immagine: il cervello di un bambino autistico fabbrica un mucchio di piccole strade per collegare la chiesa, la scuola e le case del villaggio, ma non riesce a costruire un’autostrada che collega le grandi città del paese. Questo è quello che mostrano alcuni encefalogrammi di bambini autistici.
Maxime Taquet ricercatore presso l’UCL (Centro di Referenza per l’autismo in Belgio):

” Nei bambini autistici, c’era una ridondanza e una preponderanza dei collegamenti a corta distanza e quindi nelle connessioni tra le zone adiacenti al cervello a scapito delle connettività a piu’ lunga distanza, che, sono ridotte “.

Alcuni autistici, iper connettendo delle zone vicino al cervello sarebbero capaci di prestazioni cerebrali eccezionali in compiti specifici, come il calcolo o la memorizzazione. Al contrario, la difficoltà nel collegare le aree piu’ lontane, come la zona visuale o la zona delle emozioni, renderebbero la loro vita sociale piu’ difficile.

Quando una persona normale riconosce un volto che esprime la collera, è perchè ha collegato l’informazione e l’ha integrata sia nella zona visiva, per riconoscere il viso e distinguere i tratti della collera, sia nella zona delle emozioni per interpretare questi tratti della collera, e associarli ad un’ emozione. Privati di questo tipo di connessioni, i soggetti autistici  hanno difficoltà a captare le emozioni delle altre persone.

I risultati di questo studio costituiscono una pista per una diagnosi precoce di questa malattia, che in Belgio colpisce migliaia di individui.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, Fonte rtbf.be 13/03/2013