Autismo ricerca: Scoperte nuove differenze strutturali nel cervello di bambini autistici

specificità strutturali cervello autismo15/04/2013. I ricercatori dell’ospedale per bambini di Boston e dell’Università cattolica di Louvain hanno scoperto nuove differenze strutturali nelle connessioni cerebrali di bambini autistici.

Questi studi, che hanno utilizzato dei modelli matematici di analisi di rete, hanno mostrato che i bambini autistici possiedono piu’ connessioni sovrabbondanti tra le aree vicine del cervello e meno connessioni in quelle piu’ lontane.

Come spiega Jurriaan Peters, ricercatore dell’ospedale per bambini di Boston ” Le nostre ricerche hanno potuto dimostrare, che nei bambini autistici, l’organizzazione della connettività globale è differente, e questo ha profonde implicazioni sulla maniera in  cui gli autistici organizzano e trattano l’ informazione “.

In questo studio, gli scienziati hanno analizzato gli elettroencefalogrammi di tre gruppi di bambini: 16 bambini con autismo, 14 bambini con autismo collegato ad una sindrome genetica, la sclerosi tuberosa di Bourneville, e infine 46 bambini che non presentavano alcuna patologia neurocerebrale.

Questo confronto ha permesso di scoprire che nei due gruppi di bambini con autismo, si possono osservare piu’ connessioni tra le regioni vicine al cervello e meno connessioni che collegano le aree piu’ lontane.

Lo studio ha mostrato che i bambini con sclerosi tuberosa hanno una diminuzione globale di connettività, mentre quelli che soffrono solo di autismo presentano un aumento delle connessioni locali e una diminuzione delle connessioni a lunga distanza.

Secondo i ricercatori, la presenza nei bambini autistici di una rete cerebrale configurata principalmente a partire da connessioni a corta distanza, spiegherebbe perchè i bambini, che sono in grado di svolgere un compito particolare in maniera notevole, non sono capaci di effettuare parallelamente diverse azioni trattando simultaneamente delle informazioni provenienti da differenti aree del cervello.

Un esempio lampante di questa carenza risiede nell’impossibilità per un autistico di decifrare un’ emozione su una faccia. ” E’ possibile che un bambino autistico non riesca ad interpretare un sentimento, come la gioia o la collera, guardando un viso, perchè il suo centro cerebrale visivo e il suo centro cerebrale emotivo non posso comunicare a causa della singolarità strutturale del loro cervello ” spiega il professore Peters.

Articolo redatto da Georges Simmonds per RT Flash.

Tradotto da Mondo Aspie, Fonte: rtflash.fr

Autismo torture Italia: Autistico legato con cinghie da un mese

Ieri mattina l’assessore alla sanità del Veneto ha avuto una riunione con i dirigenti medici e la famiglia. Il diciottenne autistico ricoverato a Caprino da un mese viene legato al letto con cinghie. La denuncia dei genitori: “C’è un centro adatto a Vicenza ma l’Ulss non vuole pagare”.

Caprino. L’assessore regionale alla sanità ieri mattina li ha convocati tutti. Prima, i genitori di Nicolò assistiti dall’avvocato Tezza. Dopo, gli psichiatri dell’Ulss 22 che hanno in cura il ragazzo a Caprino. Li ha voluti ascoltare «dal vivo» per cercare di «trovare una soluzione che metta fine a questa vergogna». La «vergogna» sono le cinghie con cui Nicolò, diciottenne autistico, da un mese viene legato al letto di notte e in alcuni momenti del giorno. «Non c’è personale specializzato per assisterlo», era stata la denuncia dei familiari, «quindi siamo costretti ad accettare l’umiliazione delle corde, anzi, ci tocca anche firmare una sorta di liberatoria nei confronti della struttura e così diventiamo noi i carnefici di nostro figlio, siamo a noi a condannarlo a questo obbrobrio». Si commuove papà Stefano: «Ma quale genitore vuole vedere un figlio legato al letto mani e piedi? O ammanettato quando esce a passeggaire nel giardino dell’ospedale? La verità è che per Nicolò, per noi, qui, non ci sono alternative: è ormai da un mese che il trattamento avviene attraverso questi strumenti da Inquisizione e con pesanti farmaci e non ci va bene: con le ultime forze che ci restano, siamo pronti a dare battaglia per ottenere la giusta cura per Nicolò, che è l’inserimento in un centro terapeutico-occupazionale. Tutto il resto, l’abbiamo provato in questi 18 anni, non serve: il ricovero qui in psichiatria, se continua ancora, lo riduce ogni giorno di più a un vegetale». Coletto ieri ha convocato le parti, in momenti diversi, per raccogliere informazioni. «Posso solo dire», ha poi commentato l’assessore, «di essere convinto che la cosa si sistemerà al meglio per Nicolò e per la sua famiglia. L’esito dei colloqui è stato positivo, sono fiducioso». Parola, quindi, mantenuta. I fatti, però, ancora non arrivano. Se da un lato infatti c’è l’entusiasmo della «politica» abituata ai tempi lunghi e alle soluzioni da trovare un passo per volta, dall’altra c’è lo sconforto della famiglia che dall’incontro di ieri sperava di uscire già con una «data», quanto meno un nulla osta, per il trasferimento di Nicolò. «Vorremmo che si agisse e basta nel suo interesse», è infatti sbottato il papà, «i giorni passano e lui continua ad essere nella stessa alienante condizione da un mese. E non va bene. C’è solo una cosa da fare: ricoverarlo nel centro di Vicenza individuato dagli specialisti per curare il suo autismo. L’Ulss 22 deve semplicemente dare l’ok e farsi carico della spesa. Tutto il resto, per noi, è prorogare ulteriormente l’agonia che dura da un mese e che, prima dell’estate, è andata avanti per otto: non ne possiamo più. Questa non è vita per nessuno. Siamo stremati ma pronti a tutto per vedere rispettati i nostri diritti».  Intanto, sul dramma della famiglia Panziera, aleggia pure l’ombra del tribunale: il 13 dicembre il giudice tutelare a cui si sono rivolti gli psichiatri dell’Ulss 22 esaminerà il progetto terapeutico per Nicolò. «Sarebbe importante per tutti arrivare ad una soluzione fuori dalle aule di giustizia», ha infatti spiegato l’avvocato Maria Luisa Tezza, «mi auguro che l’assessore, con il suo intervento, riesca ad evitare questa spiacevole tappa. Se non ci riuscisse, andremo giù pesante, spareremo le bombe messe da parte per la battaglia di diritto e di dignità che siamo pronti ad iniziare contro l’Ulss 22». «In effetti», conferma il papà di Nicolò, «siamo esasperati e stamattina avremmo preferito un confronto diretto, davanti all’assessore, per smascherare le responsabilità di chi effettivamente, in tutta questa vicenda, qualche colpa ce l’ha».  L’ultima parola, di nuovo, a Coletto. «Questi genitori hanno tutta la mia comprensione e, se possibile, solidarietà. Quello che vivono è terribile. Ma sono fiducioso: stamattina ho avviato un dialogo positivo con i responsabili dell’Ulss 22 e credo davvero questa triste vicenda possa chiudersi bene, in tempi ragionevoli, nell’interesse di Nicolò. Capisco bene il bisogno della famiglia di avere subito una soluzione ma invito tutti ad attendere gli eventi che, posso garantire, arriveranno in tempi veloci».

Fonte: L’arena.it

Autismo Italia: Autistico legato e ammanettato in ospedale a causa di farmaci sbagliati

Vergogna Italia, paese medioevale ! Basta torture sugli autistici ! Questa gente deve andare in galera !!! Delinquenti. La stessa cosa è successa anche a  noi !!

Nicolò, diciottenne autistico,  legato al letto in ospedale

Da settimane il diciottenne è curato in reparto ma non c’è personale in grado di assisterlo. La famiglia si è rivolta a un legale per tutelare i suoi diritti. La drammatica denuncia dei genitori del ragazzo ricoverato in psichiatria a Caprino: «La soluzione per lui c’è ma per l’Ulss 22 è più conveniente così»

Caprino. Nicolò ha diciotto anni e vive metà della giornata legato al suo letto nel reparto di psichiatria a Caprino. «Suo» perchè ormai è ricoverato lì da tre settimane e, prima dell’estate, c’è rimasto per otto mesi.  Nicolò è un ragazzo autistico la cui storia non è quella di tanti come lui che, inseriti in specifiche strutture terapeutiche, svolgono attività occupazionali secondo un progetto clinico-assistenziale personalizzato. Ragazzi che, seppur disabili, non hanno bisogno di corde. La storia di Nicolò, purtroppo, è quella di un autistico grave curato fino ad oggi nel modo «più scorretto», denuncia papà Stefano, «secondo un approccio basato fondamentalmente sul trattamento farmacologico che, nel suo caso, peggiora le condizioni generali di salute aumentando sensibilmente la sua aggressività».  Lo confermano anche gli specialisti di neuropsiachiatria infantile dell’Azienda Ospedaliera di Verona: «Le alte dosi di farmaci», scrivevano ancora un anno fa, «non forniscono i risultati sperati e anzi possono incrementare gli effetti indesiderati». A giugno l’hanno ribadito: «La situazione di Nicolò è condizionata in senso negativo qualora non si preveda un progetto di inserimento occupazionale, auspichiamo pertanto l’appoggio in una struttura terapeutica o educativa dove poter reimpostare un ritmo di attività finalizzate all’occupazione e alla gratificazione sociale». Niente di tutto questo. L’Ulss 22 che ha in carico il «paziente», non procede in tal senso. «Perchè questo è mio figlio per la dirigenza ospedaliera: un paziente e per di più matto. Nicolò è un numero, un caso, un problema da risolvere a suon di tranquillanti, uno da tenere ricoverato in psichiatria qui a Caprino o a Isola della Scala, come ci continuano a proporre, legato di notte quando non c’è personale specializzato in grado di assisterlo e tenuto con le mani bloccate di giorno quando lo portiamo fuori a fare due passi», si sfoga Stefano. Le «manette» sono uno strumento di tutela che i genitori sono costretti ad accettare nel momento in cui Nicolò peggiora: è il ragazzo stesso ad indicare al padre di metterle sapendo che solo così può uscire dalla stanza dell’ospedale per sgranchire le gambe. «Mi porge i polsi», si commuove mamma Sara, «perchè sa che se gli leghiamo le mani, lo liberiamo dalle cinghie del letto: finchè siamo qui in ospedale, così è perchè non ci sono infermieri in grado di gestire i suoi attacchi d’ira frutto di anni e anni di terapia sbagliata. È provato: l’autismo, anche nelle forme più gravi, è migliorabile solo se affidato a mani esperte», conclude Sara, «ma così no: finchè avrò fiato, pretenderò rispetto e dignità per Nicolò». La soluzione è quella di una struttura specializzata nell’assitenza ai disabili con disturbi della personalità. La famiglia Panziera, supportata da alcuni specialisti della stessa Ulss 22, l’ha trovata ancora un anno e mezzo fa. C’è stato anche un incontro tra i medici di Caprino e quelli del centro diurno disponibile ad accoglierlo. Ma l’Ulss non dà il nulla osta. Motivo? Costa troppo. È scritto nero su bianco: «I servizi dell’area Handicap della 22 hanno individuato a Vicenza una struttura residenziale per adolescenti disabili disposta ad accogliere Nicolò ma non se n’è fatto nulla in quanto il direttore generale ha ritenuto troppo onerosa la spesa, 250 euro al giorno». Nicolò quando è in ambienti protetti, sta meglio. «Ha passato una bella estate a casa», conferma il papà, «siamo andati spesso a nuotare al lago, abbiamo fatto lunghe passeggiate, non ha avuto crisi violente come quelle che lo colpiscono quando è trattato con alte dosi di farmaco, come accade qui a Caprino. Ha rischiato pure di lasciarci le penne. Durante il lungo ricovero dal novembre 2011 al giugno 2012 è stato imbottito di un farmaco che l’ha mandato letteralmente in tilt non solo dal punto di vista dei comportamenti violenti e auto-lesionistici ma anche dei valori del sangue: è arrivato ad avere globuli da leucemia fulminante, roba da morirci sotto, per cui la somministrazione è stata immediatamente sospesa. Questo è solo un esempio del modo in cui mio figlio viene mal-assistito. Ma adesso basta».  Ecco, quindi, la storia di autismo di Nicolò che doveva, fin dall’inizio, andare «bene» come tante altre e che invece è stata un continuo precipitare verso il peggio fino a quando, esasperati, i genitori si sono rivolti a un avvocato per tutelare i diritti del loro ragazzo: «Che almeno il finale possa essere dignitoso, per lui e per noi». E che le cinghie e le manette restino una vergogna mai più ripetibile. Fonte: L’Arena

Italia: La lobby della psichiatria, Pandas e le immunoglobuline negate

Regione, senatori PdL: ”Pandas e Pitand, Ospedali negano immunoglobuline”

Gli ospedali italiani, avvolti dalla paura dello spending review, negano le immunoglobuline ai pazienti con Pandas e Pitand, che in Italia sono decine di migliaia: c’è una situazione drammatica  che necessita di un intervento  dei media ed a cui il Ministero della Salute non sa rispondere “
Lo affermano in una nota i senatori Antonio Gentile, Giovanbattista Caligiuri , Giuseppe Valentino, Vincenzo Speziali e Francesco Bevilacqua del Pdl. Una somministrazione di immunoglobuline ha un costo di 4.500 euro, molto alto- dicono i senatori- e possiamo capire la prudenza, ma per le persone affette da questo disturbo di origine batterico-virale , è una sorta di salvavita : ultimamente a Firenze , a Roma è stato praticamente impossibile somministrare la terapia a giovani adulti Ricordiamo che Pandas e Pitand sono la causa di tante affezioni comportamentali, dai tic alla sindrome di Tourette, dal doc alle psicosi, dall’autismo all’adhd, e che i lavori clinici che si stanno effettuando nel mondo stanno disvelando scoperte eccezionali. C’è una lobby della psichiatria che ha paura del rapporto tra immunologia e alterazioni comportamentali perchè rischia di perdere il suo potere- proseguono i senatori- e perché vedere che queste patologie possono essere curate con le immunoglobuline e con la penicillina è una sorta di choc. Ribadiamo che il ministro Balduzzi deve occuparsi del caso e sottoporremo la questione alla sensibilità della presidente della commissione bicamerale sull’infanzia, on. Alessandra Mussolini : si tratta di avere l’appoggio dei mezzi di informazione per non lasciare soli tanti ragazzi.
Fonte:Strill.it