Emilia Romagna: Appuntamento 25 ottobre 2013, ricorso collettivo nazionale ore di sostegno

Per tutti i genitori dell’Emilia Romagna, vi ricordo questa importante iniziativa. Mondo Aspie parteciperà. Bologna, Venerdì 25 ottobre 2013 0re 16.00 .  c/o Sala Dentone Palazzo d’Accursio P.zza Maggiore 6

Siamo nuovamente alle porte di un nuovo anno scolastico. Torneremo a bussare alle porte delle Direzioni scolastiche chiedendo riscontro alle parole tanto paventate di DIRITTO SOSTEGNO INTEGRAZIONE. Oramai reduci da due anni di risposte promettenti che non diventano mai realta’ soddisfacenti nè in termini di ore assegnate, nè (tanto meno) in ordine di qualità d’integrazione quest’anno ci rivolgeremo ad uno studio specializzato in diritto scolastico. La strada è quella del ricorso al TAR o ( a discrezione dei… professionisti che ci guideranno) del ricorso per discriminazione alla Magistratura Civile. La possibilita che stiate pensando che dovrebbe essere anche la vostra strada è altissima. Se è cosi’ vorrei che pensaste alla possibilita di aderire ad una causa collettiva. Si puo essere assistiti da piu regioni, da piu province collettivamente dallo stesso studio. CHI vuole aderire? CHI ha gia pensato a come fare? CHI vuol sapere cosa comporta e come muoversi? CHI ha necessita ‘ di informazioni o vorrebbe partecipare? Noi abbiamo due bimbi con autismo e diagnosi di gravita, noi crediamo che la scuola possa e debba fare la sua parte importante, noi crediamo che dopo due anni di promesse sia ora dei fatti.
Per avere tutte le informazioni necessarie sullo studio, sul ricorso collettivo e per qualsiasi domanda vi venga in mente contattatemi qui o ai contatti che trovate sulle informazioni del mio profilo. Non siete e non sarete comunque vincolati a partecipare a nulla e potrete decidere di intraprendere strade differenti, ma se avete anche solo un dubbio sarebbe il momento di esprimerlo ed aiutarsi tutti insieme.
micio.mao.58@facebook.com Santina

Qui la pagina FB dell’iniziativa

ricorso tar  sostegno emilia romagna

Autismo Italia: Bambina di sei anni respinta e discriminata perchè autistica

bambina autistica discriminata respintaMacerata, 7 febbraio 2013 – “Respinta e discriminata perché autistica“. La protagonista di questa storia è una bambina di sei anni. La chiameremo Paola, ma è un nome di fantasia che usiamo per tutelare lei e la sua famiglia. Capelli castani e occhioni marroni, vive in un paese dell’entroterra Maceratese. Come a tutti i bambini della sua età, le piace giocare. Ma quella che per i suoi coetanei è una propensione naturale, per Paola è stata una faticosa conquista. Già perché questa bellissima bambina non parla, riesce a comunicare soltanto con delle immagini. E fino a poco tempo fa, degli altri bambini neanche si accorgeva. “Era come se non esistessero — racconta la mamma —. Gli andava a sbattere contro”.

Paola è una bambina autistica. La cruda diagnosi dei medici che la hanno in cura a Fano è “disturbo autistico con ritardo intellettivo, con importante compromissione dell’interazione sociale, del linguaggio sia nel versante espressivo che in quello ricettivo e del gioco simbolico”. Questa sindrome non è però l’unico problema della piccola Paola e della sua famiglia: un muro forse ancor più difficile da scavalcare è quello dell’ignoranza e della chiusura di alcune persone. Che forse inconsapevolmente o forse per meschinità, isolano la bambina, la trattano come fosse un’appestata.

Tanto che la mamma, ferita da tanta durezza, è stata costretta a rivolgersi ai carabinieri del paese. “La sindrome autistica — racconta la mamma di Paola — è caratterizzata da comportamenti ossessivi. Ci sono bimbi che fissano il cielo, altri che sbattono la testa contro il muro. Mia figlia, invece, adora le foglie: le stacca dai rami, le raccoglie, le butta a terra”. Questa innocua ossessione è bastata alla piccola per guadagnarsi l’ostilità di alcuni vicini.

“Una donna — rivela la mamma — è arrivata a urlare contro la bimba e a minacciarla con una scopa, soltanto perché le aveva staccato le foglie da un geranio“. Un’altra vicina, invece, avrebbe intimato alla madre di non far giocare Paola sotto casa sua, assieme agli altri bambini. “Prima — riferisce — mia figlia gli altri bambin non li vedeva, erano come fantasmi. Mi sembrava un sogno: finalmente li guardava, li prendeva per mano, gli sorrideva. Andavano a giocare sotto le scale di una vicina che quando si è accorta di Paola mi ha chiesto di non portarla più a casa sua. ‘Questa è proprietà privata’, mi ha detto. Così mentre gli altri bambini potevano giocare sotto quella casa, mia figlia non poteva neanche avvicinarsi. Non riesco a capire questa ostilità e cattiveria verso una bambina che non ha nemmeno le parole per difendersi”.

Episodi spiacevoli si sono ripetuti a lungo. Fin quando la mamma di Paola non ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. “Non potevo accettare quella situazione. C’è una legge, la 67 del 2006, che tutela i disabili dalle discriminazioni e punisce chi crea un clima di intimidazione, umiliazione e ostilità”. La palla passa quindi ai carabinieri: non c’è una denuncia formale, ma la lettera di una mamma ferita che chiede aiuto. Parte una relazione alla Procura che a sua volta interessa il tribunale dei minori. I militari, intanto, chiamano a raccolta i vicini di casa di Paola e li riportano alla ragione. “In paese le risatine non sono finite — sospira la mamma — ma ora spero che mia figlia sia libera di giocare con gli altri bambini”.

Fonte: Il Resto del Carlino

Autismo torture Italia: Autistico legato con cinghie da un mese

Ieri mattina l’assessore alla sanità del Veneto ha avuto una riunione con i dirigenti medici e la famiglia. Il diciottenne autistico ricoverato a Caprino da un mese viene legato al letto con cinghie. La denuncia dei genitori: “C’è un centro adatto a Vicenza ma l’Ulss non vuole pagare”.

Caprino. L’assessore regionale alla sanità ieri mattina li ha convocati tutti. Prima, i genitori di Nicolò assistiti dall’avvocato Tezza. Dopo, gli psichiatri dell’Ulss 22 che hanno in cura il ragazzo a Caprino. Li ha voluti ascoltare «dal vivo» per cercare di «trovare una soluzione che metta fine a questa vergogna». La «vergogna» sono le cinghie con cui Nicolò, diciottenne autistico, da un mese viene legato al letto di notte e in alcuni momenti del giorno. «Non c’è personale specializzato per assisterlo», era stata la denuncia dei familiari, «quindi siamo costretti ad accettare l’umiliazione delle corde, anzi, ci tocca anche firmare una sorta di liberatoria nei confronti della struttura e così diventiamo noi i carnefici di nostro figlio, siamo a noi a condannarlo a questo obbrobrio». Si commuove papà Stefano: «Ma quale genitore vuole vedere un figlio legato al letto mani e piedi? O ammanettato quando esce a passeggaire nel giardino dell’ospedale? La verità è che per Nicolò, per noi, qui, non ci sono alternative: è ormai da un mese che il trattamento avviene attraverso questi strumenti da Inquisizione e con pesanti farmaci e non ci va bene: con le ultime forze che ci restano, siamo pronti a dare battaglia per ottenere la giusta cura per Nicolò, che è l’inserimento in un centro terapeutico-occupazionale. Tutto il resto, l’abbiamo provato in questi 18 anni, non serve: il ricovero qui in psichiatria, se continua ancora, lo riduce ogni giorno di più a un vegetale». Coletto ieri ha convocato le parti, in momenti diversi, per raccogliere informazioni. «Posso solo dire», ha poi commentato l’assessore, «di essere convinto che la cosa si sistemerà al meglio per Nicolò e per la sua famiglia. L’esito dei colloqui è stato positivo, sono fiducioso». Parola, quindi, mantenuta. I fatti, però, ancora non arrivano. Se da un lato infatti c’è l’entusiasmo della «politica» abituata ai tempi lunghi e alle soluzioni da trovare un passo per volta, dall’altra c’è lo sconforto della famiglia che dall’incontro di ieri sperava di uscire già con una «data», quanto meno un nulla osta, per il trasferimento di Nicolò. «Vorremmo che si agisse e basta nel suo interesse», è infatti sbottato il papà, «i giorni passano e lui continua ad essere nella stessa alienante condizione da un mese. E non va bene. C’è solo una cosa da fare: ricoverarlo nel centro di Vicenza individuato dagli specialisti per curare il suo autismo. L’Ulss 22 deve semplicemente dare l’ok e farsi carico della spesa. Tutto il resto, per noi, è prorogare ulteriormente l’agonia che dura da un mese e che, prima dell’estate, è andata avanti per otto: non ne possiamo più. Questa non è vita per nessuno. Siamo stremati ma pronti a tutto per vedere rispettati i nostri diritti».  Intanto, sul dramma della famiglia Panziera, aleggia pure l’ombra del tribunale: il 13 dicembre il giudice tutelare a cui si sono rivolti gli psichiatri dell’Ulss 22 esaminerà il progetto terapeutico per Nicolò. «Sarebbe importante per tutti arrivare ad una soluzione fuori dalle aule di giustizia», ha infatti spiegato l’avvocato Maria Luisa Tezza, «mi auguro che l’assessore, con il suo intervento, riesca ad evitare questa spiacevole tappa. Se non ci riuscisse, andremo giù pesante, spareremo le bombe messe da parte per la battaglia di diritto e di dignità che siamo pronti ad iniziare contro l’Ulss 22». «In effetti», conferma il papà di Nicolò, «siamo esasperati e stamattina avremmo preferito un confronto diretto, davanti all’assessore, per smascherare le responsabilità di chi effettivamente, in tutta questa vicenda, qualche colpa ce l’ha».  L’ultima parola, di nuovo, a Coletto. «Questi genitori hanno tutta la mia comprensione e, se possibile, solidarietà. Quello che vivono è terribile. Ma sono fiducioso: stamattina ho avviato un dialogo positivo con i responsabili dell’Ulss 22 e credo davvero questa triste vicenda possa chiudersi bene, in tempi ragionevoli, nell’interesse di Nicolò. Capisco bene il bisogno della famiglia di avere subito una soluzione ma invito tutti ad attendere gli eventi che, posso garantire, arriveranno in tempi veloci».

Fonte: L’arena.it

Autismo: Intimidazioni a scuola, padre nasconde microfono sul figlio autistico (Video)

Preoccupato e sorpreso dal cambiamento radicale di suo figlio autistico a scuola, un padre di famiglia del New Jersey ha adottato misure drastiche. Il 17 aprile del 2012 ha installato un microfono addosso al suo bambino autistico di 10 anni e l’ha mandato in classe normalmente.

E’ quello che ha ascoltato nella registrazione la sera, l’ha inorridito !.

Il padre credeva che suo figlio fosse vittima di bullismo da parte di altri bambini, e invece Stuart Chaifetz ha scoperto che era l’insegnante a maltrattare il suo bambino.

In numerose sequenze della registrazione che il padre ha messo online su YouTube, si puo’ ascoltare l’insegnante mentre prende in giro il bambino, mentre lo fa soffrire psicologicamente e trattandolo da bastardo gli intima di chiudere la bocca.

Di fronte al padre, il preside della scuola ha rinviato l’insegnante che è stata trasferita in un altro istituto. Un’ ingiustizia per Stuart Chaifetz che pretendeva il licenziamento della donna e scuse pubbliche.

La sua testimonianza ha fatto il giro del web ( a oggi  il video è stata visto da piu’ di 4.000.000 di persone), se capite l’inglese, guardate questo video e a stento riuscirete a trattenere la rabbia.

Tradotto da Mondo Aspie: Fonte Dominic Arpin, il vigilante del Net

NBC Philadelfia http://www.nbcphiladelphia.com/video/#!/news/local/Father-Says-His-Autistic-Son-Bullied-By-Teacher/148593005

Autismo Italia: Autistico scambiato per spacciatore, indagata la famiglia

Oltre al danno le famiglie devono subire anche la beffa. Perchè a quanto pare le problematiche che affrontano quotidianamente non sono abbastanza. Vergogna !

“Abbandono di persona incapace”. E’ l’ipotesi di reato per la quale la Procura della Repubblica potrebbe procedere nei confronti dei genitori del ragazzo autistico scambiato per pusher dalla Polizia. Lo ha rivelato il procuratore capo, Mario Giulio Schinaia, in un’intervista concessa a Laura Tedesco per il “Corriere di Verona”.

Schinaia ha confermato di avere aperto un’inchiesta sull’episodio denunciato dalla stessa madre del 19enne, che era stato fermato da una pattuglia delle Volanti e poi portato in ospedale, dove era stato sottoposto ad accertamenti radiografico con il sospetto che avesse ingoiato ovuli di droga.

“Mi sono state chieste informazioni dalla Procura generale presso la Corte d’Appello – ha spiegato Schinaia – e prima di aprire un fascicolo ho atteso dalla Questura  una dettagliata relazione di servizio sui fatti”.

Al momento non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati ed è ancora prematuro fare ipotesi di reato. tuttavia il procuratore Schinaia ha detto di voler esaminare anche il comportamento dei genitori: “Essendo affetto da autismo, il ragazzo non sarebbe dovuto essere lasciato solo”.

Schinaia poi ha lasciato intendere che l’operato dei poliziotti risulterebbe giustificabile dai comportamenti del ragazzo, che era sprovvisto di documenti, e per gli agenti non sarebbe stato possibile diagnosticare la patologia di autismo.

Fonte: Tg Verona

Per Approfondire: Autismo Italia: Autistico scambiato per spacciatore viene sedato e sottoposto a ricerca di ovuli di droga nello stomaco

Autismo Italia: Autistico scambiato per spacciatore viene sedato e sottoposto a ricerca di ovuli di droga nello stomaco

O5/10/2012 . INCREDIBILE. Un diciannovenne, figlio di immigrati africani, è stato portato al pronto soccorso per degli esami. L’episodio vicino alle ex cartiere Il ragazzo non parlava ed era molto agitato: è stato sottoposto a ricerca di ovuli nello stomaco.

Verona. Giovane autistico si allontana dalla madre e perde l’orientamento. Per sua sfortuna finisce nell’area delle ex Cartiere e viene intercettato da una pattuglia della polizia. E visto che il ragazzo è di colore, non parla ma si agita, e parecchio, dimenandosi e cercando di andarsene, viene allertata un’ambulanza e il «sospetto» finisce al pronto soccorso dove viene sottoposto ad esami per la ricerca di stupefacenti nell’intestino.  Solo in ospedale qualcuno si accorge che è autistico e, finalmente, vengono rintracciati i genitori che, nel frattempo, hanno passato la mezz’ora peggiore della loro vita. Protagonista di questa vicenda dagli aspetti paradossali, ma emblematica delle difficoltà dei malati (e delle loro famiglie) di autismo, Pierre, 19 anni, figlio di uno psicologo della Costa D’Avorio, Valentino, e di una casalinga nata in Camerun, Giovanna. La coppia vive in Italia da oltre trent’anni. Lui si è laureato a Roma all’università Salesiana e lei, che studiava Medicina nello stesso ateneo, ha interrotto gli studi dopo il matrimonio. Dalla loro unione sono nati quattro figli. Pierre è il secondogenito. L’episodio risale a una quindicina di giorni fa, nella zona di Stradone Santa Lucia. «Eravamo andati a fare la spesa in un supermercato», racconta la signora Giovanna, «e, come sempre, Pierre era con me. È un posto che conosciamo da tempo. A un certo punto, come aveva fatto anche altre volte, Pierre va in bagno. In questo è autonomo perchè conosce la strada. Terminata la spesa siamo andati alla fermata dell’autobus per tornare a casa. Pierre dice di voler tornare in bagno e io lo seguo, ma più lentamente perchè ho tutte le borse della spesa con me. Ma tanto basta che lui prenda una strada sbagliata». Per una persona autistica perdere i riferimenti ambientali equivale a un dramma. Infilare una porta anziché un’altra, o una traversa, cambiare itinerario, sia pure di poco, diventa quasi una situazione disperata. Ed è quel che accade. «L’ho perso di vita, probabilmente perchè lui aveva infilato un’altra strada», continua la signora Giovanna. «Mi sono messa a urlare per chiamarlo e sono andata a cercarlo verso la Fiera. Lui, invece, era scappato verso l’hotel Leon D’Oro e forse ha attraversato di corsa viale Piave. Poteva succedere un disastro». È la signora Giovanna a chiamare il 113 per far cercare il figlio. Ma nel frattempo qualcuno ha già chiamato la polizia e ha allertato il 118 Verona Emergenza. La zona dove Pierre ha avuto la disavventura di finire la sua corsa è l’area ormai smantellata delle ex cartiere, noto ritrovo di spacciatori. Pierre, che si agita, tenta di scappar via, non risponde alle domande, suscita dei sospetti. E viene portato al pronto soccorso di Borgo Trento dove viene sedato e sottoposto ad esami radiologici per la ricerca di ovuli nello stomaco. Ma poi l’equivoco si chiarisce. «Io però non capisco come possa essere accaduta una cosa del genere», aggiunge sconsolato il papà di Pierre. «Il ragazzo è registrato con le impronte digitali, come quasi tutti gli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia. A parte che tutti i miei figli sono nati in Italia, comunque sono tutti iscritti sul mio permesso di soggiorno. Insomma, sono tutti facilmente riconoscibili dal punto di vista anagrafico». «Capisco che chi s’è trovato davanti un ragazzo agitato, che non dice una parola e che tenta di scappare può capire una cosa per un’altra», prosegue la mamma. «Questo la dice lunga di quanto la gente fatichi a riconoscere e a comprendere una malattia come l’autismo. Però sottoporlo a quegli esami, sinceramente mi è sembrato esagerato. Non potevano, prima, fare qualche ricerca? Sarebbe salato fuori, tramite le impronte digitali, chi era. Per Pierre è stato uno choc. Spero che questa storia serva almeno ad aprire uno squarcio sulle difficoltà quotidiane che affrontano le famiglie che hanno in casa una persona affetta da autismo».

Fonte: L’Arena.it

Segnalazione: Neuropsichiatria di Cesena, la vergogna

Aspie in 8 mesi  ha cambiato 4 neuropsichiatri. Questi  “professionisti” sapevano poco e niente sull’autismo e Sindrome di Asperger, il risultato è stato devastante: diagnosi sbagliate, somministrazione di farmaci dannosi e inutili, terapie da medioevo ormai abbandonate nei paesi civili. Ricordo che lo spoke autismo Cesena è attivo dal 1998, ma lo avranno capito nel 2012 che cosa è Sindrome di Asperger ?

Qui un post sulla NPI di Cesena, per chi volesse approfondire ulteriormente: https://mondoaspie.com/about/autismo-cesena-una-segnalazione-e-speriamo-sia-la-prima-di-tante/

Austimo e libertà di cura: nascere in Emilia Romagna è una sfortuna

I genitori di un bambino che nasce nel Veneto posso scegliere come curarlo, in Emilia Romagna , No !!!!! Che sfiga nascere autistici in Emilia Romagna, mi unisco alla loro battaglia e sostengo questi genitori. Anche avere la Sindrome di Asperger in Emilia Romagna è una sventura.

Livorno: Bambino autistico offeso dalle maestre su Facebook

Alunni offesi su Facebook dalle maestre alle De Amicis, finita l’ispezione. I genitori del disabile: ora servono sanzioni.

Valutazioni scolastiche non effettuate o comunque fatte in modo sommario e non rispondente alle normative, verifiche dei risultati scolastici firmate da un solo docente e comportamento professionale delle maestre quanto meno discutibile nel rapporto con i genitori. Queste le osservazioni messe nero su bianco dall’ispettore dell’Ufficio scolastico regionale alle scuole De Amicis, dove a metà di luglio dell’anno scorso è scoppiato il caso degli alunni di una prima classe offesi su Facebook da alcune insegnanti (per indicare i piccoli venivano usate parole pesanti come “ambigua paraculo”, “un altro rompicoglioni” o “la merda”). Tra questi bambini c’era anche un piccolo affetto da autismo. Ovvio il disappunto dei genitori del bimbo che nel luglio scorso, hanno presentato querela ipotizzando i reati di ingiurie aggravate in pregiudizio di minore e tentativo di maltrattamento psicologico.

Non solo, perché la famiglia ha presentato anche un esposto amministrativo all’Ufficio scolastico regionale. Da qui l’ispezione alle De Amicis, che si è conclusa il mese scorso. «In questi giorni – spiega il padre del bambino autistico, che adesso frequenta un altro istituto cittadino – abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti per conoscere l’esito dell’ispezione e siamo rimasti sconvolti».

Schede non compilate. Il babbo del ragazzino spiega che secondo l’ispettore «la scheda di valutazione è compilata solo per il secondo quadrimestre non indica voti, riporta solo giudizio sintetici». In pratica emerge che «la valutazione intermedia e finale non sono state fatte secondo la legge, come invece impone l’articolo 9 comma 1 del Dpr 122/2009. E poi il documento relativo all’ispezione spiega anche che le verifiche dei risultati di mio figlio sono firmate da una sola maestra e non da tutto il team delle docenti». Che nelle schede di valutazione del piccolo affetto ci sia qualcosa di strano lo dimostra il fatto che l’ispettore dell’Ufficio scolastico regionale ha sottolineato, come spiega ancora il padre, che «bisogna regolarizzare al più presto la documentazione di valutazione del percorso di studi di mio figlio scrivendo i voti in decimi, il giudizio sul comportamento, la valutazione per la materia religione». La mancata valutazione manda su tutte le furie i genitori del bambino. «In pratica mio figlio non veniva valutato dalle sue insegnanti – dice la mamma -, non credo sia un comportamento volto a integrarlo con la classe».

«Sempre sulle valutazioni – dice il padre – nella relazione dell’ispettore emerge che il dirigente della scuola avrebbe dovuto garantire che i metodi adottati alle maestre fossero legittimi, ciò significa che non lo sono stati».

Mancata integrazione. La famiglia sottolinea come l’Ufficio scolastico regionale abbia insistito sulla mancata integrazione. «Nella relazione si legge – dice ancora il babbo – che le maestre non sono state chiare nell’adattare gli obiettivi di apprendimento del bambino. Inoltre il parere dell’ispettore è che il comportamento delle docenti sia molto grave sul piano professionale anche per quanto riguarda le relazioni con noi genitori. L’ispettore fa presente che, vista la situazione particolare, la comunicazione con la famiglia fosse fondamentale per l’inclusione dell’alunno».

L’appello. «Vista la relazione dell’Ufficio scolastico – dice la mamma del bimbo autistico -, mi aspetto arrivino provvedimenti adeguati alla gravità della vicenda. Ora mio figlio sta meglio, è in un’altra scuola dove è partito il suo percorso di apprendimento, ma abbiamo vissuto un periodo terribile». La mamma fa appello anche alle istituzioni: «Per evitare che anche altri bambini debbano patire quello che ha sofferto mio figlio, e noi con lui, speriamo che anche le istituzioni facciano sentire la loro voce».

Fonte: Il Tirreno

Realtà italiane: Autismo e Sindrome di Asperger, la denuncia di una mamma

Mi associo alla denuncia di questa mamma  a cui va tutta la mia solidarietà e l’ incoraggiamento a non mollare mai, dal momento che vivo quotidianamente sulla mia pelle lo schifo che racconta. Anche se per quello che ci riguarda la nostra situazione è un po’ diversa,  ma cio’ non toglie che sia disgustosa ugualmente.

Ricevo e pubblico                                                                                                                              

Vi scrivo per segnalare  la situazione di mio figlio.

Mio figlio è stato certificato come adhd alla fine della scuola materna, non è stato effettuato nessun monitoraggio sulla sua diagnosi, nessun tipo di intervento, io ero da sola ad occuparmi di mio figlio, suo padre se n’è andato quando era piccolo:
Nel corso degli anni io ho fatto presente agli operatori della npi i particolari comportamenti che mi preoccupavano, ma non ho mai ottenuto nessuna risposta, nessuna rivalutazione della diagnosi, nonostante anche la scuola segnalasse un isolamento del ragazzino, una incapacità ad interagire  e nelle abilità sociali , insieme a disturbi di apprendimento, problemi disprassici, difficoltà di concentrazione.
Nel corso degli anni cambiano diversi referenti della npi che avrebbero dovuto seguirlo, alla fine del 2009 un altro referente va in pensione senza lasciare nessun sostituto, ( sto parlando di servizio pubblico).

A mio figlio il neuropsichiatra andato in pensione  ha  tolto la certificazione e l’insegnante di sostegno, purtroppo però a scuola ci sono  molti problemi: mio figlio ha una  insufficenza grave in tutte le materie.
Vengo a sapere  che la UONPIA ha  un nuovo coordinatore: gli scrivo per chiedere un appuntamento, nella speranza di trovare qualcuno disposto ad ascoltare, e a intervenire.
Vengo ricevuta, e spiego la mia preoccupazione, chiedo una nuova rivalutazione che tenga conto di tutti i problemi segnalati fin da piccolo.
Viene fatto rivalutare da alcuni operatori che lo vedono per  tre giorni (un’ora circa per incontro) e il risultato è che mio figlio non ha più niente è guarito, è soltanto discalculico.
Io faccio presente che mio figlio presenta un peggioramento, e ritengo che non sia stato valutato con l’attenzione necessaria.

Devo approfondire la valutazione diagnostica una volta per tutte e voglio recarmi presso un centro sanitario pubblico specializzato: loro mi minacciano vietandomi di andare presso un altro centro

Io però ho troppo a cuore la salute psicologica di mio figlio, che vedo quotidianamente in tutti gli ambiti, ho quindi una visione privilegiata che però la npi  non tiene assolutamente in considerazione.
Vado  presso il centro sanitario di Tor Vergata che ha un eccellenza nel campo della diagnosi dell’adhd e dei disturbi pervasivi di sviluppo: mio figlio viene preso in carico da un equipe di dottoresse, in  quattro giorni vengono effettuati test e veniamo ascoltati sia io che mio figlio, viene   presa visione della cartella che ho ritenuto opportuno portare , (cartella che sono riuscita ad avere solo dopo anni che la richiedevo alla asl di appartenenza).
A Tor Vergata  sono stati molto gentili professionali e scrupolosi e per la prima volta mi sono sentita ascoltata: mio figlio non ha risentito di questa ulteriore visita, perché l’hanno fatto sentire a suo agio. Alla fine della valutazione le dottoresse dell’equipe che lo ha valutato mi riferiscono che  mio figlio è affetto da sindrome di Asperger, e chiedono anche indagini strumentali che non sono mai state fatte eseguire dagli operatori della npi della nostra provincia: in più richiedono un intervento educativo in un  piccolo gruppo da effettuare presso la asl di appartenenza.

Torno a casa e mi reco dal coordinatore della mia asl, ma loro non hanno intenzione di accettare la diagnosi di Roma, io chiedo che venga effettuata una diagnosi differenziale   secondo le  linee guida del sinpia, visti i diversi problemi riscontrati:- adhd/dsa/asperger, ma loro non vogliono sentire parlare della diagnosi di Roma.
Intanto mio figlio viene bocciato per la seconda  volta alle  superiori (dalla fine della terza media gli è stata tolta la certificazione, e l’insegnante di sotegno) .
Costringo la scuola a segnalare per iscritto anche alla npi i problemi più seri che vede sù mio figlio, tra cui un totale isolamento incapacità totale nelle relazioni con i pari, postura rigida e testa abbassata, evidenti difficoltà di apprendimento, mancanza di concentrazione, estrema distribilità con conseguente fuga dalla classe per resettare (perchè mio figlio non sopporta il rumore elevato che  una classe di trenta alunni  produce).

Finalmente – dopo molte insistenze – la scuola relaziona che mio figlio ha dei problemi più grossi di quelli che la npi ha segnalato, ma che la npi non li riconosce.
Scrivo al coordinatore UONPIA e chiedo di cambiare il referente per mio figlio, chiedo di recarmi presso una struttura convenzionata: purtroppo non cambia molto perchè QUESTI SIGNORI  non si mettono l’uno contro l’altro.

A mio figlio intanto viene affibbiata  una lunghissima diagnosi psichiatrica, con rivedibilità  a meno di un anno di distanza, costringendoci così ad una nuova visita; proprio loro che non lo curano perché dicono che è stato visto troppe volte.
Per quest’ anno sono  stata costretta  a cambiare scuola. Nella scuola di quest’anno va: meglio ha  l’insegnante di sostegno anche se soltanto per sei ore, e anche mio figlio è un po’ più sereno, anche se il problema isolamento permane:   non socializza con il resto della classe, parla soltanto con un altro ragazzino più piccolo  che anche lui ha dei problemi.
Mio figlio ad oggi  non riceve nessun tipo di cura , mi è stato vietato di fargli fare qualsiasi tipo di cura, perchè dicono che è stato visto da troppi specialisti.
Ma mio figlio ha bisogno di essere abilitato socialmente: è poco autonomo molto isolato, e non è più piccolo perchè compie 17 anni a maggio.

Io sono disperata, lui  sta diventando consapevole del suo problema: si sta rendendo conto che non riesce nei rapporti sociali e questa situazione   senza via d’uscita lo manda in crisi.
Io ho fatto presente il problema alla npi ma nessuno interviene.
Io chiedo anche a voi: cosa devo fare? Io ho paura che lui nel tempo possa arrivare a compiere un gesto grave oppure a diventare davvero psichiatrico, spesso sembra depresso, vi chiedo di aiutarmi per favore.

Edi mamma disperata

ps: nella cartella che sono riuscita ad avere soltanto all’inizio del 2010 si segnalano problemi fin dalla prima infanzia: giochi isolati, mancanza di contatto oculare, linguaggio povero, problemi di attenzione e iperattività,  mancanza di coordinazione motoria,
ma a me nessuno mi ha mai riferito di questi problemi, lo hanno scritto in cartella, mentre a    mè hanno riferito soltanto un problema di attenzione che si sarebbe risolto da solo nel tempo, e che io per aiutarlo dovevo star tranquilla , e basta.
Ma mio figlio ha anche altri problemi tra cui un disturbo del sonno, infezioni ricorrenti, gastrointestinali e alle vie respiratorie, è allergico a moltissime sostanze, non sopporta certi tessuti, è molto sensibile o insensibile al freddo, e al caldo, da anni ha passioni che cambiano ogni due anni circa per cose particolari come i segnaventi le macchine antiche gli orologi, alcuni tipi di aerei, e parla soltanto di quello, adesso c’è una passione per dragon ball e parla solo di quella, se sollecitato parla anche di altro, se no si chiude nel suo mondo