Autismo Italia: Autistico scambiato per spacciatore, indagata la famiglia

Oltre al danno le famiglie devono subire anche la beffa. Perchè a quanto pare le problematiche che affrontano quotidianamente non sono abbastanza. Vergogna !

“Abbandono di persona incapace”. E’ l’ipotesi di reato per la quale la Procura della Repubblica potrebbe procedere nei confronti dei genitori del ragazzo autistico scambiato per pusher dalla Polizia. Lo ha rivelato il procuratore capo, Mario Giulio Schinaia, in un’intervista concessa a Laura Tedesco per il “Corriere di Verona”.

Schinaia ha confermato di avere aperto un’inchiesta sull’episodio denunciato dalla stessa madre del 19enne, che era stato fermato da una pattuglia delle Volanti e poi portato in ospedale, dove era stato sottoposto ad accertamenti radiografico con il sospetto che avesse ingoiato ovuli di droga.

“Mi sono state chieste informazioni dalla Procura generale presso la Corte d’Appello – ha spiegato Schinaia – e prima di aprire un fascicolo ho atteso dalla Questura  una dettagliata relazione di servizio sui fatti”.

Al momento non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati ed è ancora prematuro fare ipotesi di reato. tuttavia il procuratore Schinaia ha detto di voler esaminare anche il comportamento dei genitori: “Essendo affetto da autismo, il ragazzo non sarebbe dovuto essere lasciato solo”.

Schinaia poi ha lasciato intendere che l’operato dei poliziotti risulterebbe giustificabile dai comportamenti del ragazzo, che era sprovvisto di documenti, e per gli agenti non sarebbe stato possibile diagnosticare la patologia di autismo.

Fonte: Tg Verona

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Autismo Italia: Autistico scambiato per spacciatore viene sedato e sottoposto a ricerca di ovuli di droga nello stomaco

O5/10/2012 . INCREDIBILE. Un diciannovenne, figlio di immigrati africani, è stato portato al pronto soccorso per degli esami. L’episodio vicino alle ex cartiere Il ragazzo non parlava ed era molto agitato: è stato sottoposto a ricerca di ovuli nello stomaco.

Verona. Giovane autistico si allontana dalla madre e perde l’orientamento. Per sua sfortuna finisce nell’area delle ex Cartiere e viene intercettato da una pattuglia della polizia. E visto che il ragazzo è di colore, non parla ma si agita, e parecchio, dimenandosi e cercando di andarsene, viene allertata un’ambulanza e il «sospetto» finisce al pronto soccorso dove viene sottoposto ad esami per la ricerca di stupefacenti nell’intestino.  Solo in ospedale qualcuno si accorge che è autistico e, finalmente, vengono rintracciati i genitori che, nel frattempo, hanno passato la mezz’ora peggiore della loro vita. Protagonista di questa vicenda dagli aspetti paradossali, ma emblematica delle difficoltà dei malati (e delle loro famiglie) di autismo, Pierre, 19 anni, figlio di uno psicologo della Costa D’Avorio, Valentino, e di una casalinga nata in Camerun, Giovanna. La coppia vive in Italia da oltre trent’anni. Lui si è laureato a Roma all’università Salesiana e lei, che studiava Medicina nello stesso ateneo, ha interrotto gli studi dopo il matrimonio. Dalla loro unione sono nati quattro figli. Pierre è il secondogenito. L’episodio risale a una quindicina di giorni fa, nella zona di Stradone Santa Lucia. «Eravamo andati a fare la spesa in un supermercato», racconta la signora Giovanna, «e, come sempre, Pierre era con me. È un posto che conosciamo da tempo. A un certo punto, come aveva fatto anche altre volte, Pierre va in bagno. In questo è autonomo perchè conosce la strada. Terminata la spesa siamo andati alla fermata dell’autobus per tornare a casa. Pierre dice di voler tornare in bagno e io lo seguo, ma più lentamente perchè ho tutte le borse della spesa con me. Ma tanto basta che lui prenda una strada sbagliata». Per una persona autistica perdere i riferimenti ambientali equivale a un dramma. Infilare una porta anziché un’altra, o una traversa, cambiare itinerario, sia pure di poco, diventa quasi una situazione disperata. Ed è quel che accade. «L’ho perso di vita, probabilmente perchè lui aveva infilato un’altra strada», continua la signora Giovanna. «Mi sono messa a urlare per chiamarlo e sono andata a cercarlo verso la Fiera. Lui, invece, era scappato verso l’hotel Leon D’Oro e forse ha attraversato di corsa viale Piave. Poteva succedere un disastro». È la signora Giovanna a chiamare il 113 per far cercare il figlio. Ma nel frattempo qualcuno ha già chiamato la polizia e ha allertato il 118 Verona Emergenza. La zona dove Pierre ha avuto la disavventura di finire la sua corsa è l’area ormai smantellata delle ex cartiere, noto ritrovo di spacciatori. Pierre, che si agita, tenta di scappar via, non risponde alle domande, suscita dei sospetti. E viene portato al pronto soccorso di Borgo Trento dove viene sedato e sottoposto ad esami radiologici per la ricerca di ovuli nello stomaco. Ma poi l’equivoco si chiarisce. «Io però non capisco come possa essere accaduta una cosa del genere», aggiunge sconsolato il papà di Pierre. «Il ragazzo è registrato con le impronte digitali, come quasi tutti gli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia. A parte che tutti i miei figli sono nati in Italia, comunque sono tutti iscritti sul mio permesso di soggiorno. Insomma, sono tutti facilmente riconoscibili dal punto di vista anagrafico». «Capisco che chi s’è trovato davanti un ragazzo agitato, che non dice una parola e che tenta di scappare può capire una cosa per un’altra», prosegue la mamma. «Questo la dice lunga di quanto la gente fatichi a riconoscere e a comprendere una malattia come l’autismo. Però sottoporlo a quegli esami, sinceramente mi è sembrato esagerato. Non potevano, prima, fare qualche ricerca? Sarebbe salato fuori, tramite le impronte digitali, chi era. Per Pierre è stato uno choc. Spero che questa storia serva almeno ad aprire uno squarcio sulle difficoltà quotidiane che affrontano le famiglie che hanno in casa una persona affetta da autismo».

Fonte: L’Arena.it