Emilia Romagna: Appuntamento 25 ottobre 2013, ricorso collettivo nazionale ore di sostegno

Per tutti i genitori dell’Emilia Romagna, vi ricordo questa importante iniziativa. Mondo Aspie parteciperà. Bologna, Venerdì 25 ottobre 2013 0re 16.00 .  c/o Sala Dentone Palazzo d’Accursio P.zza Maggiore 6

Siamo nuovamente alle porte di un nuovo anno scolastico. Torneremo a bussare alle porte delle Direzioni scolastiche chiedendo riscontro alle parole tanto paventate di DIRITTO SOSTEGNO INTEGRAZIONE. Oramai reduci da due anni di risposte promettenti che non diventano mai realta’ soddisfacenti nè in termini di ore assegnate, nè (tanto meno) in ordine di qualità d’integrazione quest’anno ci rivolgeremo ad uno studio specializzato in diritto scolastico. La strada è quella del ricorso al TAR o ( a discrezione dei… professionisti che ci guideranno) del ricorso per discriminazione alla Magistratura Civile. La possibilita che stiate pensando che dovrebbe essere anche la vostra strada è altissima. Se è cosi’ vorrei che pensaste alla possibilita di aderire ad una causa collettiva. Si puo essere assistiti da piu regioni, da piu province collettivamente dallo stesso studio. CHI vuole aderire? CHI ha gia pensato a come fare? CHI vuol sapere cosa comporta e come muoversi? CHI ha necessita ‘ di informazioni o vorrebbe partecipare? Noi abbiamo due bimbi con autismo e diagnosi di gravita, noi crediamo che la scuola possa e debba fare la sua parte importante, noi crediamo che dopo due anni di promesse sia ora dei fatti.
Per avere tutte le informazioni necessarie sullo studio, sul ricorso collettivo e per qualsiasi domanda vi venga in mente contattatemi qui o ai contatti che trovate sulle informazioni del mio profilo. Non siete e non sarete comunque vincolati a partecipare a nulla e potrete decidere di intraprendere strade differenti, ma se avete anche solo un dubbio sarebbe il momento di esprimerlo ed aiutarsi tutti insieme.
micio.mao.58@facebook.com Santina

Qui la pagina FB dell’iniziativa

ricorso tar  sostegno emilia romagna

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Austimo e libertà di cura: nascere in Emilia Romagna è una sfortuna

I genitori di un bambino che nasce nel Veneto posso scegliere come curarlo, in Emilia Romagna , No !!!!! Che sfiga nascere autistici in Emilia Romagna, mi unisco alla loro battaglia e sostengo questi genitori. Anche avere la Sindrome di Asperger in Emilia Romagna è una sventura.

Emilia Romagna e Sindrome di Asperger: SOS bambini con autismo

L’appello di una mamma al blog” Aiutateci a far conoscere la nostra situazione. I nostri figli vivono nell’indifferenza delle istituzioni”
Gentilissima Redazione di Cado in piedi,
Vi scrivo per segnalare gravi disservizi, se non veri e propri atti discriminatori, attuati da parte dei servizi pubblici preposti alla cura dei minori, nella più totale indifferenza delle autorità.
Non ho intenzione di soffermarmi su quella che considero una battaglia di dignità personale e scrivo a nome di altri genitori che vivono le medesime sofferenze sul territorio nazionale, in particolar modo nella tanto decantata Emilia Romagna.
Espongo in breve la situazione di mio figlio.
Il bambino è stato certificato come affetto da ADHD alla fine della scuola materna, ma non è stato effettuato nessun monitoraggio sulla sua diagnosi, né sono stati posti in essere interventi di alcun genere. Io ero da sola ad occuparmi di mio figlio, perché suo padre se n’è andato quando era piccolo.
Nel corso degli anni, ho fatto presenti agli operatori della NPI (Neuropsichiatria infantile) i particolari comportamenti che mi preoccupavano, ma non ho mai ottenuto nessuna risposta, nessuna rivalutazione della diagnosi, sebbene anche la scuola segnalasse un isolamento del ragazzino, incapacità nell’interazione e nelle abilità sociali, insieme a disturbi di apprendimento, problemi disprassici, difficoltà di concentrazione.
Nel corso degli anni sono cambiati diversi referenti della NPI che avrebbero dovuto seguirlo. In particolare un referente, poi andato in pensione a fine 2009, ha tolto a mio figlio la certificazione e l’insegnante di sostegno. A scuola, però, hanno iniziato a sorgere molti problemi e il ragazzo ha maturato un’ insufficenza grave in tutte le materie.
Vengo a sapere che la NPI ha un nuovo coordinatore, al quale spiego la mia preoccupazione e chiedo una nuova rivalutazione che tenga conto di tutti i problemi segnalati fin da piccolo. Il bambino viene fatto rivalutare e il risultato è che non ha più niente, è guarito, è soltanto discalculico.
Io faccio presente che mio figlio presenta un peggioramento, e ritengo che non sia stato valutato con l’attenzione necessaria. Per cui, malgrado le resistenze, mi reco presso un centro sanitario di Roma che ha un’ eccellenza nel campo della diagnosi dell’ADHD e dei disturbi pervasivi di sviluppo. Mio figlio viene preso in carico da un’ équipe di dottoresse, che lo valutano in modo attento e scrupoloso: in quattro giorni vengono effettuati test e viene presa visione della cartella che ho ritenuto opportuno portare.
Il risultato della valutazione è che mio figlio è affetto da sindrome di Asperger e, in ragione di questo, vengono richieste indagini strumentali mai effettuate dagli operatori della NPI della nostra provincia, da associare a un intervento educativo in un piccolo gruppo presso la Asl di appartenenza.
Tornata a casa, mi reco dal coordinatore della mia Asl e chiedo che venga effettuata una diagnosi differenziale secondo le linee guida del Sinpia, visti i diversi problemi riscontrati. La risposta, è un netto rifiuto ad accogliere la diagnosi di Roma.
Intanto mio figlio, ancora senza certificazione e senza insegnante di sostegno, viene bocciato per la seconda volta alle superiori.
Finalmente, dopo molte insistenze, la scuola relaziona per iscritto alla NPI circa i problemi più importanti che ravvisa su mio figlio: totale isolamento, incapacità nelle relazioni con i pari, postura rigida e testa abbassata, evidenti difficoltà di apprendimento, mancanza di concentrazione, estrema distraibilità con conseguente fuga dalla classe.
Scrivo al coordinatore NPI e chiedo di cambiare il referente per mio figlio e di recarmi presso una struttura convenzionata. Ma purtroppo non cambia molto, perché questi signori non si mettono l’uno contro l’altro. A mio figlio intanto viene affibbiata una lunghissima diagnosi psichiatrica, con rivedibilità a meno di un anno di distanza, costringendoci così ad una nuova visita.
Per quest’ anno sono stata costretta a cambiare scuola. Nella nuova struttura le cose vanno meglio, ha l’insegnante di sostegno anche se soltanto per sei ore, e anche mio figlio è un po’ più sereno, sebbene il problema dell’isolamento permanga.
Ad oggi non riceve nessun tipo di cura, ma ha bisogno di essere abilitato socialmente. Oltretutto, non è più piccolo, compie 17 anni a Maggio e comincia a diventare consapevole del suo problema.
Spesso sembra depresso, e ho timore che nel tempo possa arrivare a compiere un gesto grave oppure a diventare davvero psichiatrico.
Faccio altresì presente che ci sono diverse famiglie con figli con problemi riferibili all’autismo che non ricevono nessun tipo di riabilitazione terapeutica, né hanno sostegni adeguati dalla scuola. La mancanza di chiarezza diagnostica e di spiegazione del problema da parte delle NPI locali, determina l’incapacità da parte della scuola stessa di occuparsi adeguatamente dei minori con questa tipologia di problema, con gravi ricadute sulla prognosi anche a lungo termine. Non abilitandoli oggi, in futuro questi bambini e ragazzi graveranno pesantemente sulle famiglie ma anche sul servizio sanitario e previdenziale.
Di recente, un ragazzo si è suicidato in Romagna, e altri episodi gravi potrebbero accadere in famiglie lasciate sole, allo stremo delle forze.
Vi chiedo aiuto per far conoscere la nostra situazione.
Grazie per l’attenzione.
Una mamma disperata
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