Poste italiane e l’autismo

Stamattina passando davanti ad una Posta ho trovato questo scontrino e per l’ennesima volta mi sono sentita presa per il culo.

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che riabilito Aspie al domicilio ogni giorno ? .

– Perchè non me li danno a me  i 40 euro visto mi sto formando da sola sull’Autismo e la Sindrome di Asperger, e ho aperto pure un sito per condividere la mia esperienza e le informazioni che nessuno ci da con altri genitori ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che sto facendo ricerca da sola ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che per sensibilizzare  le persone sull’autismo e la Sindrome di Asperger corro le maratone e mi sponsorizzo da sola ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che non riesco a trovare un lavoro perchè devo assistere Aspie, considerato che i servizi non esistono e la scuola mi telefona per andare a prenderlo ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che mi servono i soldi per pagare gli avvocati per denunciare la scuola, le istituzioni, etc, etc, e i tutti quei “professionisti” incompetenti che danneggiano e lucrano sui nostri figli ?

L’autismo colpisce 1 bambino ogni 100 nati ed ha un impatto drammatico sulla vita dei malati e dei loro familiari e amici. Basti pensare che si giunge alla diagnosi al termine di “viaggi della speranza”. La durata media di vita di un soggetto autistico non è significativamente diversa da quella di chiunque altro, per cui il bambino autistico diventa prima un adulto autistico e poi un anziano autistico non auto-sufficiente, motivo di grande angoscia per i genitori che si chiedono “Che sarà di lui quando noi non ci saremo più?”.

Come sostenerci: potresti contribuire finanziando 1 seduta di terapia riabilitativa domiciliare per un bambino autistico del valore di 40 euro.  

Qui trovate l’iniziativa e il resto della presentazione

                

Sindrome di Asperger e psicodinamica: sono “falli amari”

In Italia c’e’ ancora della gente che pensa che la Sindrome di Asperger sia una questione di “Falli”.

Dieci Domande sull’Autismo tipo Asperger di Romeo Lucioni

La sindrome di Asperger (S.A.) viene descritta quasi parallelamente all’autismo di Kanner (A.K.). con il tempo, si è potuto determinare che i due quadri psicopatologici sono decisamente differenti, in primo luogo per l’età di esordio che, se è intorno ai due anni per l’A.K., è vicino ai 4 anni per la S.A.

Per molti aspetti la S.A. si sovrappone alla Sindrome Borderline che, seppure si manifesti nell’epoca della pubertà, l’indagine clinica mette in evidenza dei prodromi intorno ai 3-4 anni.

La S.A. è spesso riferibile ad un quadro nevrotico severo e questo è un altro punto di contatto col il Borderline che, per altro, è assimilabile alla “schizofrenia pseudonevrotica” individuata da Lorenzo Cazzullo.

I segni caratteristici della S.A. possono essere individuati in:

1) opposizione ed odio verso l’altro che si struttura come parte maschile-fallica e che prende l’avvio dall’opposizione al padre considerato perfido e primum movens di tutti i mali;
2) “oggetto genitoriale” deformato per la prevaricazione del fallo sadico sul seno sottomesso; 3) il seno, sottomesso al padre-fallo, diventa responsabile di questa adesività ed anche dell’abbandono del figlio; 4) profondi sentimenti di indegnità e di inadeguatezza; 5) sentimenti riferiti alla deformazione del corpo che si dimostra come paura della vecchiaia, non accettazione dei segni in equivoci del trascorrere del tempo;
6) i profondi sentimenti narcisistici sottolineano quanto sovrastino ed annichiliscono l’affettività; 7) grandi valenze di onnipotenza che tendono a far assumere volontà di auto-terapia che screditano ed avviliscono gli interventi di numerosi medici generici e specialisti ; 8) alone interpretativo degli stimoli sensoriali ed eidetici che portano all’impossibilità di strutturare una risposta univoca e soddisfacente; 9) proiezione che porta a diffondere sempre la colpa sugli altri e, quindi, a generare grosse difficoltà relazionali; 10) grossa tendenza alla scissione dell’IO.

Autismo ipercinetico e punti di contatto con le sindromi di Asperger e borderline

La fenomenologia della sindrome ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività, non inserita tra i disturbi autistici nel DSM IV, ed inclusa nell’autismo infantile nell’ICD 10), imperniata sulla triplice sintomatologia della iperattività (funzionamento psicomotorio ampio, ma inadeguato), dell’impulsività e della disattenzione (con possibilità di uno sbilanciamento su un aspetto diagnostico in particolare o di una forma “combinata”), getta luce sulle zone di insicurezza del bambino che ne è affetto relativamente al nuovo e all’inaspettato, al confronto tra pari, che genera acuti sentimenti di frustrazione e talora di rivalsa; uno spiccato egocentrismo oppositivo si accompagna ad una limitazione affettiva nei rapporti interpersonali, all’impossibilità di accettare regole superindividuali di condivisione, dovuta ad una tendenza, sul versante affettivo-cognitivo, alla personalizzazione del sistema rappresentazionale, che diviene scarsamente condivisibile, ad una espressività esasperata, buffonesca, che, in termini psicodinamici è riconducibile alla debolezza dell’Io.

Il versante più propriamente cognitivo evidenzia un deficit nella gerarchia di analisi del problema (problem solving) e nei processi deduttivi.

Al di là dell’inquadramento psicoterapeutico, è opportuno considerare come lo spettro autistico, nel continuum di cui si caratterizza, ammette, in linea con il costrutto lacaniano di mentalizzazione agli antipodi dell’agito, una propria concettualizzazione sfumante nell’ipercinesia (in altri termini, la succitata sindrome ADHD), categoria che, a sua volta, può altresì intersecarsi a problematiche di tipo affettivo–relazionale lontane da fissazioni precoci o da disturbi di natura neuropsichiatrica o neurologica.

A livello eziopatogenetico di superficie, uno stile educativo tendente al comando e alla punizione, si riteneva potesse essere correlato al comportamento disfunzionale del bambino, per lo meno relativamente al suo mantenimento: in realtà è difficile cogliere se lo stile educativo disfunzionale sia causa o conseguenza del venire a patti con un bambino difficile.

L’ipotesi psicodinamica propone che l’adesione al desiderio materno della vivacità del bambino, alla di lui spigliatezza e prontezza, nonché, in alternativa o più inconsciamente, al desiderio dell’acquisizione del bambino di una dimensione fallica, nel senso di paterna, che releghi il padre in una posizione subalterna – nella misura in cui la diade è munita di fallo – il compiacere tale desiderio porta il figlio ad una opposizione al padre, che, seppur non ancora edipica, funge da anello prodromico (a livello logico e forse cronologico) al quadro dell’autismo di Asperger, che coniuga la cosiddetta “alta funzionalità” cognitiva, con problematiche di tipo relazionale – caratteristiche, queste, comuni alle due categorie diagnostiche mobili dell’autismo ipercinetico e dell’autismo di Asperger.

L’impedimento nel pieno sfruttamento delle risorse cognitive – dal problem solving alle strategie di pianificazione – si esplica nell’incontinenza emotiva dovuta al mancato instaurarsi di una triade relazionale equilibrata tale, per cui la dimensione del confronto, dell’accettazione del consiglio, della presa di posizione entro un rapporto asimmetrico che implichi autorevolezza – che viene dal bambino o dall’adulto deformata in autorità (senza necessariamente arrivare alle teorizzazioni di arcaismi paterni superegoici) – vengono estromessi dal circuito esperienziale del bambino, e dunque dai suoi meccanismi di apprendimento.

Il confronto, ad esempio, entro una fratria, con un fratello o una sorella maggiori, può essere letto come riedizione del confronto paterno.

Se l’egocentrismo oppositivo nel bambino di sesso maschile sfocia nella svalorizzazione della madre – che è donna, priva del fallo da un lato e inesigibile dall’altro a causa del competitore-padre colpevole di tutto – si delineano le condizioni per un tipo di relazione oggettuale dell’area borderline con gravi lacune relazionali e transferali in senso lato – che, nella bambina, si declina in un vincolo più facilmente realizzabile con le persone di sesso femminile, il padre essendo estromesso anziché continuamente ricercato come competitore da aggredire senza un mettersi in gioco pieno con lui, come accade nel ragazzetto di sesso maschile.

Si vede dunque come la mentalizzazione degli affetti si ponga quale tramite fra il pensiero concreto, primitivo o autistico, e il pensiero simbolico, considerata l’istanza valorativa (di possibilità ad essere) discendente dal sistema delle relazioni familiari, dalle loro rappresentazioni simboliche: il pensiero affettivo genera il pensiero simbolico (che in parte già comprende ad un livello inconscio, nel riepilogarsi transferale dello stile relazionale) giacché concede all’intelligenza di dispiegarsi senza ostacoli di natura affettivo-relazionale (che la segregano nel non visto, nel non osservato, nel non richiesto e in un certo egocentrismo edonistico), magari in attività d’elezione consone all’organizzazione di personalità.

 10 domande alla Sindrome di Asperger

 1. qual’è l’eziopatogenesi dell’autismo di Asperger?

Anche nel caso dell’Asperger non è molto chiara l’eziopatogenesi e, come per l’A.K., viene riferita una causa multipla nella quale entrano: elementi genetici, anatomo-funzionali, familiari, costituzionali ed ambientali. Con tutto questo, sembra però più logico pensare a processi psico-patologici legati all’organizzazione psico-affettiva nell’ordine edipico. Il conflitto con la figura paterna sottolinea questa lettura eziopatogenetica che è anche supportata dalla considerazione che l’Asperger ha generalmente buone possibilità cognitive, tanto che viene anche definito come “autista ad alto funzionamento”.

 2. quali sono le caratteristiche dell’autismo ad alto funzionamento?

Questa denominazione viene ormai applicata a soggetti che presentano difficoltà relazionali per le quali si riducono ad una vita di isolamento. Nello stesso tempo, queste persone, raggiunta la pubertà, dimostrano un certo grado di capacità intellettive che contrastano con la povertà affettiva. In pratica, si potrebbe dire che questi pazienti cos’ intelligenti non riescono, per qualche motivo, a stabilire buone relazioni interpersonali e spesso per loro l’Altro risulta qualcosa di pauroso da evitare assolutamente.

 3. come si spiega che una organizzazione cognitivamente buona non riesca a sostenere un normale sviluppo psico-mentale?

Il buon livello cognitivo non riesce a far superare le angosce che sorgono ad un livello inconscio (conflitto inconscio). Queste derivano da un conflitto tra il Sé ed il Super Io che risulta onnipotente ed invincibile, oltre che castrante e distruttivo. Gli Asperger sono portati da questi vissuti profondi ad impegnarsi a leggere-studiare (da soli) tutto ciò che capita loro tra le mani (mentalizzazione), ma non riescono a tradurre il loro “sapere” in certezza. Manca loro la “verità” (che si scopre nella relazione) per cui non riescono a cimentarsi con gli altri e costruiscono sentimenti di inadeguatezza e di incapacità che li inducono all’isolamento.

 4. quali sono i motivi che portano l’Asperger ad avere problemi così importanti nell’ordine sociale?

Per vincere i propri sensi di inferiorità, l’Asperger tende a mentalizzarsi e così crea un falso Sé egocentrico e megalomanico. In questo modo, si sente del tutto superiore (anche rispetto al padre onnipotente), vive il sentimento di non aver bisogno di nessuno perché la sua “forza” sta nel poter rinunciare a tutto. Questo porta a non impegnarsi (se non ho un cosa che mi piace ne faccio ameno … tanto non è poi così buona o bella o indispensabile). La vita dell’Asperger è una continua rinuncia che parte proprio dalla sua incapacità di dare valore agli oggetti animati ed anche a quelli inanimati. Un Asperger rinuncia anche ad un regalo perché viene vissuto come un compromesso, uno specchietto per le allodole , usato per “…fargli cambiare idea”, un mezzo per imporre una reciprocità che lui odia. Interessante è vedere come l’Asperger aborrisca la riconoscenza, mentre trova in sé spinte di generosità che, nel suo intimo, rappresentano un segno di onnipotenza e di potere.

 5. come è strutturata l’affettività?

L’affettività dell’Asperger è molto coartata: non riesce a dare valore all’Altro che viene regolarmente svalorizzato. A volte vive sentimenti d’amore (queste crisi sono violente perché accentuano le sensazioni di non essere capace di superare quella che chiama “debolezza), ma questi sono riferiti ad un “oggetto” illusorio: è il mio amore perché io l’ho scelto (codificazione dell’altro). Questi vissuti portano a gravi crisi che poi si risolvono quando l’oggetto d’amore si avvicina (si stabilisce una piccola relazione) tanto da accentuare i sentimenti di rifiuto, di svalorizzazione e … “non era quello che pensavo!” La mancanza di altruismo e di riconoscenza minano gli affetti che sono sempre espressione del valore donato o riconosciuto all’altro.

 6. com’è l’organizzazione psico-cognitiva?

La struttura cognitiva dell’Asperger è dominata da un senso di superiorità mentale (mentalizzazione) che porta a rinunciare gli altri ritenuti deboli, inferiori, insignificanti ed inutili, anche se si crea una specie di invidia per i successi sociali degli altri. Un altro aspetto fondamentale della mente dell’Asperger è quello di vivere come se si trovasse sempre di fronte a due porte e di non sapere quale scegliere. Questa costate impasse è motivo di angoscia profonda e di titubanze esasperanti che provocano negli altri risposte di rifiuto. Dopo aver tribolato una enormità per prendere una decisione, nel momento di realizzarla sorge sempre un ripensamento che manda tutto all’aria. L’organizzazione cognitiva risulta dominata da una incapacità di sintesi perché non si può valorizzare qualcosa più di un’altra e nulla diventa tanto importante o di valore da meritare d’essere scelto. Il mondo viene vissuto oltre che inutile, pericoloso e come uno spazio dove tutti cercano di “sbranare” gli altri e, proprio per questo, viene preferito un isolamento nel quale si possono trovare quelle piccole cose che non attirano l’interesse degli altri (rifiuto totale alla competizione).

 7. è vero che Einstein ed altri grandi pensatori possono essere considerati soggetti autistici o Asperger?

La storia che Einstein fosse un Asperger è una pura fantasia di alcuni ricercatori che riducono questo grave disordine psico-affettivo ad un semplice “isolarsi dagli altri”. Einstein è sicuramente una delle più grandi menti del nostro tempo e la sua enorme capacità affettiva l’ha dimostrata con le battaglie intraprese in favore dell’etica e della morale sociale, contro il nazismo, contro l’atomica, contro la segregazione degli ebrei, contro tutti i soprusi. Il suo amore per la prima moglie ha avuto momenti di trasporto e di grande slancio, anche se questi sono stati determinati soprattutto dal suo bisogno di sentire vicino una persona capace di “ascoltare”, di seguirlo e di aiutarlo nelle sue impervie scalate nel mondo della scienza più elevata che è preclusa alla maggioranza degli umani

 8. perché l’intervento psicoanalitico è poco efficace?

Le difficoltà nell’ordine affettivo minano fortemente tutte le relazioni interpersonale e, per questo, anche quelle terapeutiche. Le famose “due porte” risultano un continuo mettere alla prova una relazione troppo intima come quella psicoanalitica; gli acting out sono continui; i ritardi una normalità; il timore di dovere ricambiare un atteggiamento affettuoso un rischio insopportabile. La mancanza di compartecipazione porta inevitabilmente alla rottura, anche perché l’Asperger si sente sempre superiore (più intelligente) allo psicoanalista del quale può tranquillamente fare a meno.

 9. quale è il migliore trattamento per questa sindrome?

Non esiste un trattamento migliore e forse neppure semplicemente una terapia. I migliori risultati si ottengono con un lavoro di supporto e di aiuto, paziente e continuo, che non cambia l’organizzazione di base, ma porta a fare entrare questi pazienti nel mondo del lavoro. In questo, seppure con grandi alti e bassi, l’Asperger riesce a trovare un suo modello di sopportazione sostenuto soprattutto da una remunerazione che, seppure ritenuta inadeguata, viene accettata per il rischio di non riuscire a trovare un’altra sistemazione.

 10. cosa significa che l’Asperger è un narcisista?

È classico l’atteggiamento che fa di sé un soggetto non solo superiore per qualità mentali, ma anche per la sua “bellezza”. Questo atteggiamento acritico è sostenuto più che dal riconoscimento di qualità personali, dal diniego di quelle degli altri e, soprattutto, da un senso di “eternità” che fa vivere la sensazione di essere sempre giovani (per loro il temo non passa mai). Questo è imposto, ancora una volta, dall’idea che l’altro non ha valore, è un vecchi debosciato incapace di vivere i sentimenti puri che albergano in un’anima semplice e giovane. La qualità di “sempre giovane” è innata e non necessita di particolari preoccupazioni o manovre di mantenimento; oltre a questo, impone enormi difficoltà nella scelta di una possibile compagna perché … sono tutte brutte o, comunque, inadeguate al proprio senso estetico.

Qui un altro articolo fallico: Autismo e figura paterna

Tratto da Psicolab.net

Austimo e libertà di cura: nascere in Emilia Romagna è una sfortuna

I genitori di un bambino che nasce nel Veneto posso scegliere come curarlo, in Emilia Romagna , No !!!!! Che sfiga nascere autistici in Emilia Romagna, mi unisco alla loro battaglia e sostengo questi genitori. Anche avere la Sindrome di Asperger in Emilia Romagna è una sventura.

Autismo e psicanalisi: una retorica truccata e di contraddizione

Autismo e psicanalisi: una retorica truccata  e di contraddizione

L’autore,  Nicolas Gauvrit  è docente di matematica all’Università d’Artois, dottore in scienze cognitive  e membro del comitato della redazione di Science e Pseudo-sciences, svolge attività di ricerca nell’interfaccia tra matematica e psicologia. E’ autore di numerose opere universitarie e di divulgazione.

Di Nicolas Gauvrit

Da diversi mesi, l’autismo e il suo trattamento psicanalitico sono nel cuore di un’accesa polemica mediatica. Diversi sono gli avvenimenti, che coinvolgono il processo e poi la censura del film Il Muro di Sophie Robert, l’inaugurazione dell’anno 2012 come “l’anno dell’autismo”, la pubblicazione delle raccomandazioni della HAS (Alta Autorità della Salute) che appoggerebbero l’abbandono dell’approccio psicanalitico, e il coinvolgimento del deputato Daniel Fasquelle, che adotta una posizione simile, hanno contribuito alla nascita di questa controversia.

Il filosofo Jean-François Rey ha pubblicato il 22 febbraio 2012 nelle colonne del giornale Le Monde un’ arringa toccante (” Autismo: è la psichiatria che attaccano”) per il mantenimento nella psichiatria di un approccio psicanalitico. Questo articolo è molto rappresentativo di quelli che circolano in questo momento, e illustra le linee di difesa prese dagli psicanalisti e gli artefici retorici utilizzati nei dibattiti in corso, alcuni di questi sono ricorrenti e contro i quali bisogna mettere in guardia il lettore. Se i sostenitori della psicanalisi hanno ovviamente il diritto di esprimere e difendere il loro punto di vista, questo deve essere fatto nel rispetto del rigore e della logica.

La vittimizzazione appare in tutte le salse a volte con accenti infantili che provocano la pietà del lettore. Cosi’, J-F. Rey scrive per esempio di Pierre Delion  (che pratica il packing, nota di Mondo Aspie)  “che non si puo’ non ricordare mai abbastanza per la sua gentilezza e apertura, ed è la vittima di una vera persercuzione”. Ci ricordiamo anche degli articoli di  Élisabeth Roudinesco che denunciano “l’odio” verso la psicanalisi.

Non siamo qui a pretendere che la psicanalisi non sia vittima di attacchi, ma siamo qui per ricordare che la rimessa in questione accademica è normale e fa parte di un processo scientifico. Non c’e’ alcuna ragione di offendersi: noi dobbiamo per il bene dei bambini con autismo e dei loro genitori , determinare quale metodo sia migliore per ciascuno. Il fatto che i portatori di un metodo siano criticati non valida in nulla le loro teorie.

La psicanalisi , è di fatto, retrocessa nelle università francesi – ma molto meno presso gli operatori. E’ stata presa di mira da critiche scientifiche importanti. La debolezza delle basi teoriche, l’assenza di prove d’efficacità, e oramai l’incapacità a rispondere alle critiche, hanno reso insostenibile – specialmente nell’ ambito dell’autismo – la posizione puramente psicoanalitica. Inoltre, i sostenitori di questa “cura” hanno adottato una posizione intermediaria, promuovendo un approccio integrativo, una macedonia di terapie immerse nella salsa psicanalitica. Ora, non piu’ che la psicanalisi sola, questa integrazione non ha dimostrato un’efficacità superiore agli altri metodi attualmente disponibili. Se questa posizione convince, è unicamente perchè noi tutti siamo sensibili a quello che potremmo chiamare il “sofisma del giusto centro”, secondo il quale la verità è da cercare a metà cammino tra le opinioni contraddittorie, ed è spesso falso.

I promotori di un approccio psicoanalitico hanno fatto ricorso, in questi ultimi tempi, all’imbroglio. Questo inganno consiste nel distrarre l’interlocutore dalla domanda primordiale – quella sull’efficacità dei metodi e del bene del bambino- spostando il discorso nel campo affettivo, quello del senso di colpevolezza o dell’ “etica”.

Per questo, si appoggiano su una rappresentazione sociale caricaturale della psicologia, che oppone degli psicanalisti profondamente umani, e dei cognitivisti che predicano un approccio chimico. La realtà è molto diversa, e numerosi “cognitivisti” vedono negli approcci terapeutici fondati sulla scienza un’alternativa non solo alla psicanalisi, ma soprattutto ai trattamenti con farmaci psicotropi. Eppure, J.- F.Rey ripete con insistenza nel suo articolo che l’abbandono della psicanalisi “prosciuga”, “disumanizza”, e distrugge l’etica della professione del psicoterapeuta, arrivando a sostenere che i metodi educativi, cognitivi e comportamentali dell’autismo consistono nel trattare tutti i bambini allo stesso modo, secondo un protocollo indipendente dalla singolarità della persona… dimenticando quello che il codice deontologico degli psicologi prevede ( si legge nel preambolo della versione di febbraio 2012: ” La complessità delle situazioni psicologiche si oppone all’applicazione di regole”).

Per fare buona figura, lamentando che il dibattito diventa una guerra di opinioni invece di una controversia piu’ razionale, i difensori della psicanalisi  chiedono spesso che venga orientato sugli aspetti scientifici.  Ma questi appelli al dibattito scientifico sono contraddetti dallo spostamento del discorso nel campo emozionale e l’attaccamento all’idea che la psicanalisi è per essenza non testabile. Cosi’, nel suo articolo J.-F. Rey chiede un ritorno allo schema scientifico, ma ricorda che la psicanalisi lacaniana si afferma di per sè (e quindi non dalla scienza). Maledicendo lo “scientismo” che non definisce, arriva  in effetti in un solo movimento a rivendicare cio’ che rifiuta.

Dopo un secolo di utilizzazione, aspettiamo ancora degli elementi tangibili, delle esperienze riproducibili in favore delle teorie e delle pratiche psicanalitiche. Invece di lavorare per produrre, i promotori di questo approccio dispensano molta energia per schivare una riflessione su questa assenza di validazione, postulando che la psicanalisi è inaccessibile all’investigazione scientifica (una pura professione di fede). Se fosse questo il caso , la psicanalisi  sarebbe una filosofia, una narrazione. Il codice deontologico degli psicologi, ricorda nell’articolo 14 che gli psicologi devono utilizzare dei metodi scientificamente provati, impone dunque l’abbandono della psicanalisi , almeno in tutti quei casi dove un’ alternativa efficace esista, e fino a che la psicanalisi abbia potuto fornire degli argomenti solidi in suo favore.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale pseudo-sciences.org

Forli’: Bambino di cinque anni con autismo e la ASL non “vede” la disabilità

Credevo che solo a Cesena non sapessero riconoscere l’autismo ( per me è la provincia d’Italia piu’ sfigata, impreparata, inadeguata, inefficace, scandalosa, etc, etc,  per chi ha dei figli autistici)  e invece mi devo ricredere anche a Forli’ non scherzano !

Il PRIA progetto esistente e finanziato, ma dove ???? sulle carte forse ! Riabilitazione ????  Cure precoci ???? Bambini seguiti da personale specializzato ? ma quando mai !!! Me lo auguro tanto per questi genitori, ma purtroppo invece di andare avanti vanno indietro nelle province di Forli e Cesena e questi articoli e questo sito ne sono la prova.

Forlì, 30 marzo 2012 – QUANDO un parere medico ti cambia la vita. È quello che succede a Paola Belli e Piero Sebastiano Oggianu, residenti a Forlì, genitori di due figli. Uno di questi, che oggi ha 5 anni, è autistico. Il bambino, dalla nascita, è affetto da sindrome di West, una rara malattia neurologica che comporta anche un ritardo psicomotorio, a cui 3 anni fa si è aggiunta la diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo poi sfociato in autismo infantile. La diagnosi di autismo è stata confermata da 4 relazioni di vari specialisti di strutture pubbliche (l’ospedale Sant’Orsola e Maggiore di Bologna e l’Istituto Stella Maris di Pisa). Due di questi sono centri specializzati. Quale è il nodo della questione? Che la diagnosi di autismo, perché il bambino venga inserito nel Pria (Programma regionale integrato per l’assistenza alle persone con disturbo dello spettro autistico) deve essere confermata dai medici dell’Unità di neuropsichiatria infantile di Forlì. «Questo — dicono i genitori — preclude a nostro figlio la possibilità di essere riabilitato dall’Asl con terapie appropriate». Il progetto esiste ed è finanziato.

I medici dell’azienda sanitaria di Forlì (che dovrebbero seguirne la riabilitazione) hanno inizialmente diagnosticato al bambino un ritardo mentale. Poi, in novembre «venne fatta una variazione di diagnosi da parte dell’Asl di Forlì, più simile a quella dei colleghi emiliani e toscani. Però, nelle carte, il termine autismo non viene utilizzato». Dunque il bambino non può ancora entrare a far parte del Pria (ed è l’Asl di Forlì ad avere l’ultima parola). Il problema è che la mancata diagnosi ha comportato un ritardo nell’applicare le cure migliori al minore. «Eppure — aggiungono i genitori — tutti gli specialisti in questo campo parlano di diagnosi precoce, di riabilitazione mirata e tempestiva, di un intervento multidisciplinare da parte dei medici. Tutte indicazioni che nel nostro caso sono state ignorate». La diagnosi difforme ha avuto conseguenze anche sul versante scolastico. «Un bambino autistico viene seguito da personale specializzato. Cosa che non avviene per nostro figlio, visto che non è stato valutato come autistico». Il mancato inserimento nel Pria del bambino ha infine conseguenze economiche: «Spendiamo fino a 500 euro al mese per curare nostro figlio».

Articolo tratto dal Resto del Carlino

 

Sindrome di Asperger : Hugo si definisce “un superstite” e racconta come è scampato alle terapie psicanalitiche

Testimonianza E1 – Un autistico Asperger racconta come ha rifiutato le terapie psicanalitiche.

La presa in carico dell’autismo, la grande causa nazionale del 2012 in Francia, è oggetto di violenti dibattiti. Da diversi mesi, i seguaci della psicanalisi e i sostenitori dei metodi educativi e comportamentali si affrontano violentemente sulle maniere adatte per migliorare la vita quotidiana delle persone autistiche.

Fino a 6 anni, non parlava

Hugo Horiot ha 29 anni. E’ un autistico “Asperger” una forma di autismo che non altera le facoltà mentali. Fino all’età di 6 anni, non parlava e ha avuto fino all’età di 14 anni, enormi difficoltà a relazionarsi. Si definisce “un superstite dell’autismo” grazie a sua madre che ha rifiutato subito la presa in carico da parte di una psicanalista.

” Mi mettevano davanti alla faccia dei giochi che non mi piacevano: dei pupazzi, dei castelli in plastica. Ho dato un calcio al castello di plastica. Ho distrutto il castello di plastica che mi aveva messo sotto il naso. E lei mi ha detto: non va bene. Hai dato un calcio al tuo papà”. Insorge Hugo ai microfoni d’Europe 1. Per lui  i metodi psicanalitici sono un’ “aberrazione”.

“Mi ha stimolato dal corpo”

Afferma di esserne uscito “grazie alla battaglia condotta da sua madre”. Mi stimolava attraverso  il corpo. Cercava di entrare nel mio mondo, di comprendere la mia logica e di scivolarci dentro. E soprattutto, ha ottenuto un punto d’onore facendo in modo che non andassi in un’ istituzione specializzata”, aggiunge.

Oggi, il suo comportamento non desta sospetti e la sua dizione è perfetta. “Un autistico ha bisogno di essere messo nel mondo reale” conclude. “Esistono le competenze che lo  permettono  ma cio’ è possibile con un accompagnamento di tipo comportamentale”.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui
Il video dell’intervista qui in francese:
http://www.dailymotion.com/embed/video/xpas5h

Francia: Autismo e psicanalisi, comprendere la polemica nata intorno al documentario “Il Muro”

Riassunto: Il documentario “Il Muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo” è stato censurato dalla giustizia. Attentato alla libertà d’espressione ? Ritorniamo su quei 52 minuti che hanno messo il fuoco alle polveri.

A suo tempo, ci fu “The Wall”, versione Pink Floyd, ma, oggi, è un “Muro” alla francese che scatena le passioni. 4 anni di indagini, 40 psicanalisti francesi intervistati, 60 ore di riprese… Ma sono bastati 52 minuti per mettere le lobby psichiatriche in subbuglio. ” Il Muro, alla prova dell’autismo” è un film documentario realizzato da Sophie Robert che ha scatenato ben piu’ di una viva polemica poichè è intervenuta la giustizia. Al momento della sua uscita nel settembre 2011, ha scatenato un polverone. Diventato rapidamente tossico…

Per i genitori: un abuso concesso

La documentarista si è recata in centri ospedalieri per intervistare psichiatri e psicanalisti, la maggior parte vere “competenze” che impiegano la psicanalisi nella presa in carico dei bambini autistici. Con l’idea, e bisogna dirlo, chiaramente espressa, di denunciare l’arcaismo e le aberrazioni di questo tipo di sostegno. Questo ha causato un  eco attraverso numerosi scienziati nel mondo, e anche tramite la maggior parte delle associazioni di genitori di bambini autistici che deplorano un “reale maltrattamento”. Secondo Mireille Lemahieu, membro del collettivo “Ensemble pour l’autisme” che raggruppa la maggior parte delle associazioni di genitori, tra cui Autistes sans frontières che ha cofinanziato il film, gli psicanalisti hanno propositi totalmente fuori luogo e antiscientifici. ( Per capire meglio questo dibattito leggere l’articolo:  “Autismo, la guerra dichiarata” ). 

Gli psicanalisti gridano alla trappola

Dall’altra parte, alcuni intervistati gridano alla parte presa e insorgono contro una propaganda, senza rigore e disonesta. I medici intervistati dichiarano che le immagini sono state manipolate e portate fuori dal loro contesto. Nonostante numerosi genitori continuino ad ascoltare queste parole e accuse, principalmente durante gli incontri con le madri, negli ambulatori dove i loro figli sono seguiti… E, anche se alcune frasi pronunciate difficilmente possono creare confusione… Questo film sarebbe dunque un montaggio grossolano, un florilegio di trappole successive, un approccio parziale alle loro competenze e ai loro impegni ? “Come è possibile che Pierre Delion ( medico psichiatra e psicanalista francese) non sia stato interrogato su cio’ che predica, per avere una neuropsichiatria integrativa, che unisce le neuroscienze, il cognitivismo, la psicanalisi, il comportamentalismo ?”, si chiedono i “39 contre la nuit sécuritaire” , un collettivo di psichiatri. Criticano anche il “cast” e la mancanza di eclettismo perchè nessun membro dell’associazione del CIPPA (Coordinazione internazionale tra psicoterapeuti e psicanalisti che si occupa di persone con autismo) è stato sollecitato.

Sophie Robert condannata

Sophie Robert viene denunciata per diffamazione. Il film è uscito nel settembre 2011, il verdetto il 26 gennaio 2012 ! E’ quasi una comparizione immediata… Le lobby psichiatriche rivelano in questo l’enorme influenza. Sophie Robert è accusata di aver realizzato un montaggio che manipola i propositi degli intervistati facendoli uscire dal loro contesto. Il tribunale di Lille ha condannato la realizzatrice a cancellare le interviste incriminate, e a ritirare il film dal sito Autiste sans Frontières   (da parte loro, l’associazione  è rilassata) e a versare la somma di 12.000 euro a querelante, ossia 36.000 euro !

Questa decisione della giustizia non ha impressionato l’associazione internazionale dei giornalisti che in nome della libertà d’espressione, ha depositato un ricorso presso il tribunale di Lille. Numerosi media insorgono contro questa censura. ” Con una  tale giurisprudenza, spiega l’avvocato di Sophie Robert, il documetarista non ha piu’ il diritto di esporre il suo punto di vista nel montaggio. Michael Moore (realizzatore americano di documentari senza concessione, ndr ) sarebbe vietato in Francia ! “.

La mobilizzazione si organizza…

Negli Stati Uniti, una mobilizzazione “pro Muro” ironizza sugli arcaismi alla francese. Il New York Times s’interessa all’argomento, poi l’International Herald tribune (240.000 esemplari) che, il 20 gennaio 2012, intitola: “Furor over treating autism in France qui il pdf “  (Follia furiosa nel trattamento dell’autismo in Francia). Durante un festival a New-York, il film ha ricevuto un ovazione. In occasione di una conferenza stampa negli Stati Uniti, Sophie robert ha denunciato ” la deriva settaria del movimento psicoanalitico francese e la sua influenza sulla società francese “, precisando tuttavia che “non tutti gli psicanalisti sono coinvolti da questa deriva , e che al contrario, alcuni la denunciano”. Un’associazione e un sito sono stati creati ” Soutenons le mur” e anche una pagina su Facebook .

La diffusione del film è stata vietata, ma è disponibile sul sito. Ognuno si faccia la propria opinione… in seduta privata, sotto il mantello !

Pubblicato il : 24/02/2012

Autori : Handicap.fr – E.Dal’Secco http:www.handicap.fr

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui:

http://informations.handicap.fr/art-infos-handicap-2012-811-4635.php