Autismo e psicanalisi: Grazie, Freud !

Cinquant’anni di ritardo. La Francia ha cinquant’anni di ritardo nel suo approccio con  l’autismo. Mezzo secolo di ricerche scientifiche e progressi ignorati. E nel 2012, ascoltiamo ancora degli psicanalisti spiegare a dei genitori smarriti che il loro bambino è autistico per colpa di sua madre. Falso ! Il problema è d’ordine neurologico. Certo, non sappiamo ancora come guarire l’autismo. Ma sappiamo come trattare i sintomi. Per gli ultimi seguaci della psicanalisi pura e dura, questi trattamenti sono affini al ammaestramento, che considera i malati come scimmie selvagge. Grazia, ha incontrato quelli che seguono questi nuovi protocolli che non hanno niente a che vedere con le bestie da circo. Anzi, imparano a diventare autonomi e a parlare di bene in meglio. Da cinque decenni la Francia ascolta i suoi “psi”; e invia i piccoli malati in ambulatori dove non succede un bel niente, invece di rimborsare trattamenti efficaci. E apre ricoveri giornalieri invece di formare educatori specializzati. Questa è non-assistenza a persone in pericolo. “La Francia ha abbandonato i suoi autistici” dichiarava il Consiglio dell’Europa nel 2004. Da allora niente è cambiato. Si potrebbe rimediare, almeno fornendo i metodi adeguati.  Senza dover aspettare altri cinquant’anni.

Caroline Lumet, giornalista d’attualità

Tradotto da Mondo Aspie, articolo introduttivo al dossier:  Autismo, una vergogna francese pubblicato su Grazia Francia 

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Francia: Autismo e psicanalisi, Sophie Robert ritorna sulla teoria della mamma drago

La realizzatrice del film “Il Muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo” condannata dal tribunale di Lille ” per attentato all’immagine e alla reputazione” di tre psicoanalisti intervistati nel suo documentario, ritorna per Rue89 sulle radici di questa teoria che giudica nociva per gli autistici.

Nel corso dei miei quattro anni d’inchiesta (45 interviste di cui 27 filmate), ho scoperto che la maggioranza degli psicanalisti francesi si riferiscono ancora oggi ad uno schema di propositi per la quale la tossicità materna resta la spiegazione-faro dell’autismo, come di tutte le patologie dello sviluppo.

Tra gli analisti, questa teoria fondamentale non è mai stata dibattuta. Il mio lavoro di realizzatrice ha lo scopo di permettere ad ognuno di decodificare la teoria analitica, per bocca degli psicanalisti stessi, invitati a spiegare le loro teorie, senza snaturarle, vale a dire assumendo davanti alla mia telecamera la dimensione politically incorrect dei loro discorsi.

Un dibattito di fondo sul contenuto delle teorie psicanalitiche è pertanto piu’ che mai necessario. Ora, di fronte ai rari bilingui psicanalisi-francesi che si sforzano di mettere in evidenza i loro pregiudizi ideologici, gli psicanalisti adottano una strategia vittimista, accusando i fomentatori di fascismo, antisemitismo, e anche scientology, per difendere delle virtu’ dell’umanesimo oltraggiate.

La “fusione incestuosa” con la madre

Malgrado quasi trent’anni di ricerca genetica e neurobiologica, gli psicanalisti insistono a considerare l’autismo come una psicosi.

La sollecitudine di una madre verso il figlio che non si sta sviluppando normalmente  è interpretata come falsa ( un desiderio di morte mascherato), o come la causa diretta del ritardo del figlio. La terapia consiste nel separare il bambino dalla madre piazzandono in un istituto incaricato di spezzare i legami.

L’autismo è interpretato come una dipendenza eccessiva del bambino verso la madre. Gli psicanalisti parlano di gravidanza esterna, madre fusionale, soffocamento materno. Durante la maternità, le donne attraverserebbero uno stato di follia transitoria che immergerebbe il bebè in uno stato di psicosi generalizzata, prototipo di tutti i disturbi psichici che si manifesteranno.

Finchè il neonato non parla si suppone che sia incapace di differenziarsi da sua madre, e dunque psicotico (matto). Con il pretesto che la madre instaura con lui una relazione organica e non verbale, viene considerata matta.

Gli psicanalisti parlano di “follia a due”. Questa relazione primordiale, alle volte chiamata fusione incestuosa, sottintende l’idea dell’animalità in opposizione all’umano, una relazione fuori norma, dove il padre deve intervenire per rimettere l’ordine, in modo che la coscienza e il linguaggio possano avvenire.

Lacan e l’alienazione materna

La maternità non avrebbe interesse per una donna  che nella misura dove il bambino rappresenta il sostituto del pene. Il bebè è in effetti un oggetto di valore, valorizzatore della madre, è dunque un sostituto del pene (anche se è una bambina)  perchè analiticamente parlando tutto quello che è valevole è per forza fallico.

Jacques Lacan, il piu’ celebre degli psicanalisti francesi, è stato il promotore dell’ idea della madre psicogena con il concetto di alienazione materna: una persona psicotica – un’alienato – si suppone sia in alienazione a una madre fusionale, incapace di lasciarlo autonomizzarsi pur di non separarsi dal suo fallo provvidenziale.

Il sesso femmile si suppone sia assente nell’inconscio dove regnerebbero solo dei falli. Ci sarebbe dunque una contraddizione insolubile tra il sesso anatomico della donna e il suo inconscio fallico, che spingerebbe la madre psicogena a legarsi al suo bambino sostituto del pene, fino ad impedirgli di differenziarsi da lei, al punto da renderlo folle.

Madre frigorifero o fusionale, stesso risultato

Questo meccanismo si chiama la forclusione del nome del padre. Una madre viene definita psicogena quando fa da barriera al lavoro di separazione-individuazione del padre nei riguardi del figlio. Questo concetto suppone che è il padre che permette al figlio di individualizzarsi e accedere al linguaggio, fenomen che risulterebbero semplicemente da un lavoro di separazione della madre dal bambino.

Ma il bambino che va male ugualmente, si presume che sia stato rovinato dal desiderio di morte materna, e vittima di un pensiero distruttivo, anche se inconsapevole e passeggero. 

Simultaneamente ai suoi desideri d’incesto, una gelosia piena d’odio spingerebbe la donna a distruggere i sostituti dei falli mancanti, vale a dire il bambino-fallo e il marito impotente. Perchè dice una cosa e il suo contrario, questa teoria è inoppugnabile: che la madre sia troppo fredda, “kapo’ frigorifero” secondo Bettelheim, o depressiva, o bene che sia troppo calda e fusionale, poco importa, il risultato è identico,  preclusione, eliminazione dell’influenza del padre e l’impedimento ad esercitare sul bambino la sua opera civilizzatrice.

La depressione materna è spesso invocata nell’autismo, e si suppone sia legata ai desideri di morte espressi dalla madre; oppure riflettono la paura di perdere il bambino-fallo. Il sottointeso è permanente: un bambino nelle mani della madre è la catastrofe. La madre sarebbe “drago” in sostanza , per il suo sesso mancato, assente, e un’inclinazione femminile naturale all’assenza di limiti, mentre ci sarebbe solo legge e ordine fallico.

L’incesto paterno non farebbe tanti danni, come l’incesto materno che sarebbe spaventosamente distruttivo anche se si tratta di un incesto inconsapevole, senza passaggio all’atto. Dal punto di vista psicoanalitico , anche la pazzia è sinonimo d’incesto materno.

Un dibattito affrontato in tutto il mondo, tranne in Francia

Se gli psicoanalisti si accontentassero di ricevere nei loro studi una clientela privata di nevrotici adulti, queste credenze cosi’ sessiste, non avrebbero delle conseguenze cosi’ gravi. Ma esercitano come psichiatri e psicologi negli istituzioni psichiatriche dove cio’ che conta e la cura apportata al paziente al meglio delle conoscenze scientifiche attuali.

La fede nella psicanalisi ostacola questa missione e anchel’esame obbiettivo del contenuto delle teorie che hanno delle conseguenze sanitarie e sociali enormi nella vita di centinaia di migliaia di famiglie. Questo dibattito ha luogo nel resto del mondo da piu’ di trent’anni.

Perchè, in Francia, è impossibile dibattere semplicemente e obbiettivamente sul contenuto delle tesi psicoanalitiche ?

Sophie Robert, scenografa, realizzatrice, produttrice. Realizzatrice del film Il Muro o la psicanalisi alla prova dell’autismo. Responsabile della società Océan Invisible Productions.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale di Sophie Robert qui su Rue89

Francia autismo: “Tutto non funziona”, Associazione Francese per l’informazione scientifica AFIS

“Nell’autismo, nulla è confermato, tutto funziona se c’e’ la mettiamo tutta , è l’intensità della presa in carico che conta”  

Professore Bernard Golse (citazione riportata dal quotidiano francese Libération ) (1)

Bernard Golse è medico, pediatra, neuropsichiatra e psicanalista membro dell’Associazione psicanalitica francese. I suoi commenti riportati dal giornale Libération sono sorprendenti (“Nell’autismo, nulla è confermato, tutto funziona”). Questa frase lascia intendere che nessun metodo della presa in carico dell’autismo sarebbe stato valutato positivamente. E al contrario, qualsiasi metodo utilizzato fino ad ora sarebbe inefficace. Ne consegue il vecchio “verdetto del dodo”. (2)

Sappiamo, che i sostenitori degli approcci psicoanalitici teorizzano spesso l’impossibilità di valutare tutte le loro pratiche terapeutiche ( la “salute mentale” non è valutabile, e non puo’ essere normalizzata, proclamano). Noi abbiamo già sottolineato il lato paradossale di questo argomento . Perchè se i loro approcci non sono valutabili come possono affermare i loro successi terapeutici ? E a che titolo, se la salute mentale non è valutabile, non accettare altre pratiche come la divinazione, lo sciamanesimo, la religione…

Senza valutazioni, senza criteri espliciti, sulla base di cosa rifiutarne alcune e non altre ?

Una  posizione radicalmente relativista opposta al passo scientifico

Ma fondalmentalmente, la pietra angolare dei progressi nella medicina è la valutazione secondo dei protocolli dell’ “Evidence-based medecine”, la medicina fondata sulle prove.

I commenti di Bernard Golse sul quotidiano Libération miravano a rispondere in realtà al giornalista che s’interrogava sull'”utilizzo delle tecniche comportamentali o dello sviluppo” nella presa in carico dell’autismo. Lo sappiamo, la corrente freudiana si è sempre opposta a questi approcci, ma davanti ai loro successi, diventava indispensabile mettere dell’acqua dentro il vino. Tuttavia, piuttosto che farlo nel nome della valutazione scientifica, della validazione, e dei protocolli rigorosi, che porterebbero alla fine e alla probabile demolizione degli approcci psicodinamici , Bernard Golse adotta una sorta di posizione radicalmente relativista ( tutto vale, perchè niente è confermato).

Esistono delle conferme, il tutto non funziona

Purtroppo per Bernard Golse , e fortunatamente per i bambini autistici e le loro famiglie, e anche per i professionisti della salute, esistono dei risultati confermati, e degli approcci testati ( vedere alla fine di questo articolo).

Quello che Libération e una parte della stampa presentano come una “guerra totale”, tra le due scuole, guerra che sarebbe essenzialmente ideologica, è in realtà il semplice progresso della medicina scientifica che giudica senza pregiudizi, sulla base dei risultati, secondo protocolli approvati.

Oggi, il posto della psicanalisi nella presa in carico dell’autismo è doppiamente rimesso in causa, la componente genetica di questa malattia è stata saldamente confermata, e la valutazione dell’efficacità dei differenti metodi terapeutici avanza a grandi passi.

A oggi, nessuno degli approcci d’ispirazione psicanalitica è stato confermato.

1) Libération di lunedi’ 13 febbraio  2012. http://www.liberation.fr/societe/01…

2) Dopo il celebre articolo di Saul Rosenzweig « Some implicit common factors in diverse methods of psychotherapy » (American Journal of Orthopsychiatry, 6 : 412-415), datato 1936 !, gli psicologi qualificano il “verdetto di dodo” l’affermazione secondo la quale tutte le psicoterapie sono ugualmente valide. Il dodo è un personaggio di Lewis Carrol in Alice nel Paese delle Meraviglie. Organizza una corsa nella quale il punto di partenza e la distanza percorsa non sono stati presi  in considerazione. Alla fine della corsa dichiara che ” tutti hanno vinto e tutti devono ricevere un premio”. Segnalato da Jacques Van Rillaer.

Alice nel Paese delle Meraviglie e il dodo
Alice nel Paese delle Meraviglie e il dodo

Autismo: tutto non funziona, esistono numerosi studi

Ecco una recensione, senza pretesa d’esaustività, di studi che valutano diversi metodi di presa in carico dell’autismo, compilata dall’associazione Egalited (http://www.egalited.org/biblio.html e completata da Jean Cottraux, psichiatra onorario degli ospedali, con una lista di meta-analisi, articoli di riviste e raccomandazioni.

Studi

Anderson, S. R., Avery, D. L., DiPietro, E.K., Edwards, G. L., and Christian, W.P. (1987). Intensive home-based early intervention with autistic children. Education and Treatment of Children, 10(4), 352-366.

Bibby, P., Eiseseth, S., Martin, N. T., Mudford, O. C. and Reeves, D. (2001). Progress and outcomes for children with autism receiving parent-managed intensive interventions. Res Dev Disabil, 22, 425-447.

Birnbrauer, J. S., and Leach, D. J. (1993). The Murdoch early intervention program after 2 years. Behaviour Change, 10(2), 63-74.

Cohen, H., Amerine-Dickens, M., & Smith, T. (2006). Early intensive behavioral treatment : replication of the UCLA model in a community setting. J Dev Behav Pediatr, 27(2 Suppl), S145-55.

Dawson, G., Rogers, S., Munson, J., Smith, M., Winter, J., Greenson, J. et al. (2010). Randomized, controlled trial of an intervention for toddlers with autism : the Early Start Denver Model. Pediatrics, 125(1), e17-23.

Eikeseth, S. (2009). Outcome of comprehensive psycho-educational interventions for young children with autism. Res Dev Disabil, 30(1), 158-178.

Eikeseth, S., Smith, T., Jahr, E., & Eldevik, S. (2002). Intensive behavioral treatment at school for 4- to 7-year-old children with autism. A 1-year comparison controlled study. Behav Modif, 26(1), 49-68.

Eikeseth, S., Smith, T., Jahr, E., & Eldevik, S. (2007). Outcome for children with autism who began intensive behavioral treatment between ages 4 and 7 : a comparison controlled study. Behav Modif, 31(3), 264-278.

Eldevik, S., Eikeseth, S., Jahr, E., & Smith, T. (2006). Effects of low-intensity behavioral treatment for children with autism and mental retardation. J Autism Dev Disord, 36(2), 211-224.

Fenski.EC, Zelenski.S, Krantz, P. J., & McClannahan, L. E. (1985). Age at intervention and treatment outcome for autistic children in a comprehensive intervention program. Analysis and Intervention in Developmental Disabilities, 5, 7-31.

Handleman, J. S., Harris, S. L., Celiberti, D., Lilleheleht, E., & Tomcheck, L. (1991). Developmental changes in preschool children with autism and normally developing peers. Infant and Toddler Intervention, 1, 137-143.

Harris, S. L., Handleman, J. S., Gordon, R., Kristoff, B., and Fuentes, F. (1991). Changes in cognitive and language functioning of preschool children with autism. J Autism Dev Disord, 21(3), 281-290.

Harris, S. L., Handleman, J. S., Kristoff, B., Bass, L., & Gordon, R. (1990). Changes in language development among autistic and peer children in segregated and integrated preschool settings. J Autism Dev Disord, 20(1), 23-31.

Hastings, R. P., & Symes, M. D. (2002). Early intensive behavioral intervention for children with autism : parental therapeutic self-efficacy. Res Dev Disabil, 23(5), 332-341.

Howard, J. S., Sparkman, C. R., Cohen, H. G., Green, G., & Stanislaw, H. (2005). A comparison of intensive behavior analytic and eclectic treatments for young children with autism. Res Dev Disabil, 26(4), 359-383.

Lovaas, O. I. (1987). Behavioral treatment and normal educational and intellectual functioning in young autistic children. J Consult Clin Psychol, 55(1), 3-9.

Lovaas, O. I., Koegel, R. L., Simmons, J. Q., & Long, J. (1973). Some generalization and follow-up measures on autistic children in behavior therapy. Journal of Applied Behavior Analysis, 6, 131-166.

Magiati, I., Charman, T., & Howlin, P. (2007). A two-year prospective follow-up study of community-based early intensive behavioural intervention and specialist nursery provision for children with autism spectrum disorders. J Child Psychol Psychiatry, 48(8), 803-812.

McEachin, J. J., Smith, T., & Lovaas, O. I. (1993). Long-term outcome for children with autism who received early intensive behavioral treatment. Am J Ment Retard, 97(4), 359-72 ; discussion 373-91.

Perry, A., et al. (2008). Effectiveness of Intensive Behavioral Intervention in a large, community based program. Research in Autism Spectrum Disorders 2, 621-642.

Remington, B., Hastings, R. P., Kovshoff, H., degli Espinosa, F., Jahr, E., Brown, T. et al. (2007). Early intensive behavioral intervention : outcomes for children with autism and their parents after two years. Am J Ment Retard, 112(6), 418-438.

Sallows, G. O., & Graupner, T. D. (2005). Intensive behavioral treatment for children with autism : four-year outcome and predictors. Am J Ment Retard, 110(6), 417-438.

Sheinkopf, S. J., & Siegel, B. (1998). Home-based behavioral treatment of young children with autism. J Autism Dev Disord, 28(1), 15-23.

Smith, T., Buch, G. A., & Gamby, T. E. (2000). Parent-directed, intensive early intervention for children with pervasive developmental disorder. Res Dev Disabil, 21(4), 297-309.

Smith, T., Eikeseth, S., Klevstrand, M., & Lovaas, O. I. (1997). Intensive behavioral treatment for preschoolers with severe mental retardation and pervasive developmental disorder. Am J Ment Retard, 102(3), 238-249.

Smith, T., Groen, A. D., & Wynn, J. W. (2000). Randomized trial of intensive early intervention for children with pervasive developmental disorder. Am J Ment Retard, 105(4), 269-285.

Weiss, M. J. (1999). Differential rates of skill acquisition and outcomes of early intensive behavioral intervention for autism. Behavioral Interventions, 14, 3-22.

Meta-analisi

Spreckley M, Boyd R (2009) Efficacy of Applied Behavioral Intervention in Preschool Children with Autism for Improving Cognitive, Language, and Adaptive Behavior : A Systematic Review and Meta-analysis, J Pediatr, 154 :338-44.

Ortega JVR (2010) Applied behavior analytic intervention for autism in early childhood : Meta-analysis, meta-regression and dose–response meta-analysis of multiple outcomes, Clinical Psychology Review 30, 387–399.

Diggle TTJ, McConachie HHR. Parent-mediated early intervention for young children with autism spectrum disorder. Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 2. Art. No. : CD003496. DOI : 10.1002/14651858.CD003496.

Riviste e buone prassi

Ludwig S, Harstall C : Intensive Intervention Programs for Children with Autism. HTA-8 : Series B Health technology assessment, Alberta Heritage Foundation for Medical Research, February 2001.

INSERM, Psychothérapie : trois approches évaluées, expertise collective (O. Canceil, J. Cottraux, B. Falissard, M. Flament, J. Miermont, J. Swendsen, M. Teherani, J.M. Thurin), INSERM, 2004 ; synthèse en ligne : www.inserm.fr/content/downlo…

Fuentes-Biggi J., dir.- Guida de buena pratica para el tratamiento de los trastornos del espectro autista, in : Revista de Neurologia, 2006, n° 7, vol. 43, pp.425-438 / traduction de Karina Alt : Guide de bonnes pratiques dans le traitement des Troubles du Spectre Autistique. Recommandations du Groupe d’Études sur les Troubles du Spectre Autistique de l’Institut de Santé Carlos III, 30 pages. http://satellite.satedi.org/IMG/pdf…

Myers SM and Plauché Johnson C : Management of Children With Autism Spectrum Disorders, Pediatrics 2007 ;120 ;1162 ; originally published online October 29, 2007. DOI : 10.1542/peds.2007-2362.

National Health Service (NHS). Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN) : Assessment, diagnosis and clinical interventions for children and young people with autism spectrum disorders. A national clinical guideline, July 2007.

National Autism Center (NAC) : Findings and conclusion. Addressing the need for évidence based practice guidelines for autism spectrum disorders. 2009 National Autism Center 41 Pacella Park Drive Randolph, Massachusetts 02368.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

Francia, Comunicato della Federazione DYS: La psicanalisi, il DSA (Disturbo specifico apprendimento) e l’autismo

LA PSICANALISI, IL  DSA E L’AUTISMO

COMUNICATO

Anche i bambini con “DSA” sono delle vittime della psicanalisi

Il documentario “Il Muro o la psicoanalisi alla prova dell’autismo” mette crudelmente in luce la persistenza delle teorie e delle pratiche psicanalitiche totalmente sorpassate e smentite scientificamente, e inefficaci, nella presa in carico dei bambini con autismo in Francia. Grazie a questo documentario, e al tentativo di censura messo in atto, grazie all’esposizione mediatica e alla presa di coscienza politica che ne è seguita, la presa in carico dell’autismo in Francia è sul punto di progredire tanto nel 2012, quanto nel corso dei trent’anni che l’hanno preceduta.

Ci rallegriamo per i bambini autistici e le loro famiglie. E gli altri ? I bambini autistici non sono le sole vittime della psicanalisi. E non dovrebbero essere gli unici beneficiari della consapevolezza che si sta verificando.

I bambini con disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento e le loro famiglie sono stati vittime delle stesse teorie e delle stesse pratiche come i bambini autistici: madri troppo distanti o troppo fusionali, padri poco presenti, complesso di Edipo mal risolto, “segreto famigliare”, assenza del “desiderio di parlare”, manifestazioni di una sofferenza per il disturbo, disarmonia, psicosi… Queste ipotesi sono state le sole considerate da molti psicoanalisti che hanno preso in carico dei bambini con DSA, nonostante non siano mai state appoggiate da dati scientifici, e nonostante in parallelo si accumulassero dati a favore dell’ipotesi dell’origine in parte genetica (1) dei disturbi del neurosviluppo.

I disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento, di cui la prevalenza è 10 volte superiore a quella dell’autismo, hanno ampliamente beneficiato del rapporto Ringard sul bambino disfasico e dislessico (2000), pubblicato sulla circolare “Per la messa in opera del piano di azione per i bambini con disturbo specifico, del linguaggio orale e scritto (7 febbraio 2002).

Queste misure hanno permesso la creazione di centri referenti per i disturbi del linguaggio, ed hanno condotto ad aggiornare la formazione di numerosi specialisti, e incontestabilmente portato nel corso degli ultimi dieci anni un miglioramento significativo della diagnosi e della presa in carico dei bambini con disturbi del linguaggio e dell’apprendimento.

Eppure, ancora oggi, contiamo molti bambini con DSA in situazione di pellegrinaggio diagnostico e terapeutico, in particolare nei centri medici-psico-pedagogici (CMPP). Questi bambini vengono spesso presi in carico con una chiave di lettura esclusivamente psicoanalitica, senza diagnosi pluridisciplinare, senza una rieducazione adatta, a dispetto di tutte le raccomandazioni scientifiche e mediche, francesi e internazionali. Quando  finalmente vengono diagnosticati e presi in carico in una maniera adeguata, è spesso troppo tardi, molti anni di scolarizzazione sono andati persi, e nel corso degli anni le difficoltà si sono sovrapposte al disturbo iniziale: fallimento scolastico, perdita di stima in se stessi, disturbi psicologici e conflitti famigliari….E’ arrivato il tempo di porre fine a questo enorme ciarpame.

Questo non significa rifiutare del tutto l’apporto della psicologia e della psichiatria nei disturbi DSA. Una parte dei bambini con DSA hanno disturbi psicologici o psichiatrici, spesso conseguenti alla situazione di fallimento e indigenza nella quale sono immersi.

Questi incomodi , anche se non costituiscono la causa primaria dei disturbi del linguaggio o dell’apprendimento, necessitano inoltre di una presa in carico, che deve essere efficace, e dunque valutata.

Riassumendo, i bambini con DSA hanno  bisogno in parte, di una diagnosi multidisciplinare, basata sulle classificazioni mediche internazionali,  che includono di solito una valutazione del linguaggio e un bilancio neuropsicologico. Una chiave di lettura esclusivamente psicanalitica è inadeguata per una diagnosi corretta. E in secondo luogo, hanno bisogno di una presa in carico globale, che includa una riabilitazione  adatta al profilo cognitivo specifico del bambino, e se sintomi la giustificano, una presa in carico psicologica. Ma quest’ultima non si deve applicare al posto di una rieducazione. In piu’,  i metodi di rieducazione e della psicoterapia devono essere valutati e dimostrare la loro efficacità, oggi dolorosamente carente. Infine, i ritardi dell’apprendimento si accumulano velocemente e si recuperano difficilmente, e la presa in carico offre un pronostico migliore se si interviene presto, di qui l’importanza di una diagnosi precoce, senza aspettare alcun “desiderio” e sensa passare per una lunga fase di osservazione formale. Per mettere in atto concretamente queste misure, un aggiornamento della formazione dei professionisti coinvolti è imperativo.

Vincent Lochmann, Presidente della Federazione Francese DYS,

Membro del Consiglio Nazionale consultativo delle persone con handicap

Franck Ramus, Direttore di Ricerche al CNRS

Membro del Comitato Scientifico della Federazione Francese dei DYS

www.ffdys.fr

[1]  Perizia collettiva dell’Inserm. (2007). Dislessia, disortografia, discalculia: Bilancio dei dati scientifici. Parigi: Edizioni INSERM, scaricabile su http://www.ladocumentationfrancaise.fr/rapports-publics/074000190/index.shtml.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui