Autismo Rimini: autistica picchiata nella casa famiglia, presa a schiaffi per la pipi’ addosso

Rimini, Sabato 20 Aprile 2013 . Autistica picchiata nella casa famiglia. Marito e moglie indagati per lesioni e maltrattamento aggravato in concorso. Il caso scoperto dalla sorella della vittima, in un alloggio della Papa Giovanni XXIII. La donna presa a schiaffi per la pipi’ addosso. Il sospetto diventato certezza con due referti del pronto soccorso dell’ospedale di Rimini. E con l’ammissione, trascritta nella denuncia di un operatore: “Una volta, dopo che si era fatta la pipi’ addosso, è stata presa a schiaffi”. Marito e moglie, 57 anni lui e 53 anni lei, responsabili di una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII del riminese, sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura della Repubblica con le accuse di lesioni e maltrattamento aggravato in concorso. Maltrattamenti di cui sarebbe stata vittima una donna di 55 anni affetta da autismo fin dalla nascita e ospite della struttura ( che assiste diversi altri pazienti affetti da patologie gravi come la sua ) dal 2011. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, è stata condotta a tempo di record dalla squadra mobile della Questura di Rimini ed è stata chiusa tre settimane fa, quando l’ospite è stata spostata dalla polizia in un’altra struttura protetta. A chiedere aiuto agli investigatori di corso Augusto, è stata la sorella che, in occasione di alcune visite settimanali, ha notato segni sempre piu’ evidenti sul corpo della congiunta. Ha cosi’ chiesto lumi, ricevendo risposte poco esaustive dai responsabili come anche dagli operatori. Questo l’ha spinta quindi a farsi accompagnare per un ” sopralluogo ” anche dal medico di famiglia. Supporto di cui non ha avuto bisogno nelle due occasioni che l’hanno vista costretta ad accompagnare la sorella al pronto soccorso. E due sono i referti degli Infermi allegati al fascicolo d’indagine. Nel primo i medici hanno accertato ematomi sotto le due ascelle e all’osso occipitale. Nel secondo ” un edema palpebrale allo zigomo destro . Lesioni che la presunta vittima, in qualche modo ha spiegato le sarebbero state procurate a bastonate. “Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura – commenta Paolo Ramonda presidente della Papa Giovanni XXIII – . I due indagati sono sposati, vivono con noi da una ventina d’anni “. La Papa Giovanni ha dato piena collaborazione alla Squadra mobile . ” Siamo rimasti sorpresi da queste accuse – conclude Ramonda- anmche noi andremo fino in fondo per verificare eventuali responsabilità. Nella struttura che ospita solo adulti, c’e’ anche controllo del servizio pubblico. Non vogliamo condannare nessuno prima che le indagini facciano il loro corso “.
Fonte: Romagna Corriere di Rimini e San Marino, 20/04/2013

rimini autistica picchiata nella casa famiglia

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Autismo e strage di Newtown: Gli esperti, ” Nessun legame tra sindrome di Asperger e violenza”

adam lanza strage newtownNEW YORK (AP)  16/12/12 — Mentre un funzionario ha dichiarato che il ragazzo 20enne armato autore della strage in una scuola del Connecticut ha la sindrome di Asperger, gli esperti dicono che non c’e’ alcun legame tra questo disturbo dello spettro autistico e la violenza.

L’Asperger è una forma lieve di autismo spesso caratterizzata da difficoltà nell’interazione sociale .

” Non c’e una chiara associazione tra la sindrome di Asperger e comportamenti violenti”, ha detto Elizabeth Laugeson, psicologa  presso l’ University of California a  Los Angeles.

Poco si sa di Adam Lanza, identificato dalla polizia come l’autore della sparatoria di venerdi’ nella scuola elementare di Newtown in Connecticut. Ha colpito a morte la madre, prima di recarsi nella scuola del massacro dove ha ucciso 20 bambini e sei adulti prima di spararsi, hanno dichiarato le autorità.

Un funzionario di polizia che ha chiesto l’anonimato perchè l’inchiesta è in fase di svolgimento ha detto che Lanza è stato diagnosticato Asperger.

I compagni di classe e altre persone hanno descritto Adam come un ragazzo brillante, ma molto timido, ansioso e solitario. “Questi sintomi sono compatibili con la sindrome di Asperger” , spiega lo psicologo Eric Butter del Nationwide Children’s Hospital in Columbus, Ohio esperto di autismo tra cui la sindrome di Asperger, tuttavia non conosce il caso Lanza per esprimere un parere.

“Alcuni studi suggeriscono che le persone autistiche hanno effettivamente un tasso maggiore di comportamenti aggressivi ( esplosioni di collera, urtare, spintonare o gridare ) rispetto alla popolazione in generale”, dice. ” Ma questi studi non parlano di crimini violenti, pianificati e intenzionali come abbiamo visto nella strage di Newtown”, aggiunge.

“In genere questo tipo di tragedie si verifica per mano di individui con diverse tipologie di personalità e profili psicologici”, aggiunge.

L’autismo è un disturbo dello sviluppo che puo’ variare d’intensità da lieve a grave.  La sindrome di Asperger è una forma leggera. L’autismo e la sindrome di Asperger sono caratterizzati da scarse abilità sociali, da comportamenti o da interessi ripetitivi e anche da problemi di comunicazione. Contrariarmente all’autismo classico, l’Asperger non implica generalmente dei ritardi nello sviluppo o nel linguaggio.

Gli esperti dicono che le persone autistiche possono avere talvolta dei disturbi correlati come la depressione, ansia, disturbo bipolare o ossessivo-compulsivo.

“Penso sia piu’ probabile che cio’ che è successo sia da attribuire ad un altro tipo di condizione psichica come la depressione o l’ansia piuttosto che alla sindrome di Asperger”, spiega la dottoressa Laugeson. “Inoltre gli Asperger’s tendono a concentrarsi sulle norme e sulle regole e sono molto rispettosi della legge”.

“C’e’ qualcosa in piu’ di questo che ancora non sappiamo” .

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte USA TODAY

Italia Minori: Psichiatri italiani attribuiscono a bambini diagnosi di malattie non riconosciute (PAS)

No alla PAS

Travagliata fin dalla sua comparsa, la Sindrome di alienazione genitoriale (o Pas, dall’acronimo di Parental alienation syndrome) è una controversa e ipotetica dinamica psicologica disfunzionale non riconosciuta a livello scientifico in quanto priva di presupposti clinici, di validità e affidabilità che, secondo le teorie del discusso psichiatra statunitense Richard Gardner, si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali, non adeguatamente mediate.

Fin dagli anni 80 i movimenti femminili l’hanno considerata uno strumento pericoloso nelle mani degli uomini in grado di deviare l’attenzione da loro atteggiamenti di abuso o trascuratezza. Vi sono però state anche forti pressioni in Usa affinché la Pas venisse inclusa tra le patologie psichiche, consentendo in tal modo il trattamento del minore che così verrebbe riavvicinato al genitore «alienato».

Allo stato attuale il DSM 4 TR (manuale diagnostico e statistico di disturbi mentali) non riconosce la Pas come sindrome o malattia, nè tale inclusione è prevista nell’edizione in uscita nel maggio 2013. Questo a causa della mancanza di dati a sostegno e di evidente ascientificità segnalata fin dal 1996 dalla Società americana di psichiatria. Il dibattito e le pressioni sono state vivaci anche in questi ultimi anni con la presa di posizione dello psichiatra W. Bernet, ma anche in questo caso la Pas non è stata inclusa tra le psicopatologie riconosciute. Questa diatriba fin dall’inizio ha avuto importanti riflessi sull’affidamento dei minori soprattutto negli Usa.

Il suo riconoscimento giudiziale è spesso stato considerato come rovinoso per i figli e tutti i tribunali che hanno vagliato la Pas al test di Frye (che rende ammissibile una teoria qualora accettata e consolidata) l’hanno rigettata. Queste tesi sono quindi soprattutto sostenute da alcune aree psicologiche, mentre la Società italiana di psichiatria non riconosce questo disturbo come una patologia.

La Pas non essendo basata su studi fondati e replicabili e poggiando solo su supposizioni e senso comune, non sufficienti a definire una condizione patologica, non giustifica interventi terapeutici specifici.

Come è possibile, per una condizione non ascrivibile a disturbo, sindrome o malattia riconosciuta dal mondo scientifico, indicare una terapia? Come è possibile che possa essere utilizzata a supporto di interventi in ambito giudiziario?

Il caso del bambino di Padova sottolinea che esiste una criticità quando i periti nei Tribunali, pur possedendo i titoli accademici richiesti, non tengono in considerazione le posizioni condivise dal mondo scientifico nel formulare ipotesi diagnostiche relative ai periziandi. Sarebbe quindi auspicabile istituire una modalità di valutazione e di aggiornamento, costante e monitorata, di tutti coloro che tramite il loro lavoro possono produrre gravi conseguenze sulla vita di cittadini, grandi e piccoli.

Fonte:La27ventisettesimaora

Autismo: Un libro denuncia lo scandalo

Con la speranza che venga pubblicato presto un libro che tratta tutte le schifezze che riguardano l’autismo in Italia.

Il Dr Pierre Sans sta redigendo un libro dal titolo, “Autismi: uno scandalo francese”. Nel libro descrive le differenti forme di autismo:”dall’Asperger dalla memoria favolosa, soprattutto nell’ambito della matematica”, fino ai casi di grave deficit intellettuale (anche con assenza di linguaggio), per arrivare a denunciare la grave situazione in cui si trovano le persone con questo disabilità.

In Francia, l’autismo è considerato come una malattia mentale, mentre nel resto del mondo è definito come una disabilità rieducabile ed adattabile alla società, e la cosa va nei due sensi perchè anche la società deve adattarsi all’autismo”.

Pierre Sans denuncia il dominio della corrente psicanalitica (specialmente lacaniana) sulla psichiatria francese: “Per spiegare l’autismo questa corrente difende una teoria abbandonata da tutto il mondo da piu’ di 20 anni…Tranne la Francia ! Questa teoria afferma che l’autismo è dovuto ad una cattiva condizione educativa del bambino provocata da una madre fusionale, castratrice, che nega il padre. Il realtà le ricerche hanno dimostrato che l’autismo è dovuto a due fattori: sia che si tratti di predisposizioni o di vulnerabilità ereditarie , oppure che la causa risieda nell’ambiente (transito intestinale, effetti di una vaccinazione, metalli pesanti…), in tutti i casi lo stato dell’arte in Francia, è che le persone autistiche sono oggetto di segregazione, che si traduce in forme d’isolamento sociale”.

Tradotto da Mondo Aspie: Fonte Midilibre.fr

La disabilità non va in vacanza: storie di quotidiane vergogne italiche

Mi sono identificata molto nei racconti di questa mamma e credo di non essere l’unica !

Come farei senza le mail di Queen Ann. Pian piano si è costruita un’amicizia virtuale. Adoro lo stile diretto e pratico di questa donna dal carattere forte. Leggete con me questa sua lettera e ditemi cosa ne pensate.

La scuola sta per finire, aspettiamo gli scrutini e gli esami, salutiamo tutti e andiamo in vacanza. E il disabile? Per il disabile e sua madre la faccenda è diversa: può essere la fine di un incubo o il riposo dopo la battaglia.

Una premessa: i disabili devono essere inseriti nelle scuole normali, hanno l’obbligo di frequenza fino a 18 anni anziché fino a 16, hanno una insegnante di sostegno (che ha fatto corsi particolari e alcuni conoscono il linguaggio dei segni per i sordi e il Braille per i ciechi) che non è tutta per loro ma “di sostegno alla classe”. Poi c’è la figura dell’Assistente Educativo Comunale o Aec, pagato dal Comune, che si occupa delle necessità fisiologiche del disabile, lo accompagna a ricreazione e in palestra, si occupa di libri, zaini e merende e interviene al bisogno. Per taluni disabili è previsto un programma di studio adattato a loro che si chiama Piano Educativo Individuale, compilato dall’insegnante di sostegno in accordo con tutti gli altri professori. I rapporti con la famiglia vengono tenuti con tre riunioni annue di Gruppo Lavoro Handicap. Tutto bello vero! vero? No. Ne succedono di belle che vale al pena raccontare.

Cominciamo dalle elementari. Il modulo con due insegnanti e il tempo pieno, laddove c’è, sembra funzionare. Le insegnanti di sostegno sono in buona parte tutte laureate in pedagogia, specializzate in didattiche particolari; i compagni di classe, ancora nella beata infanzia, non si fanno troppi problemi con il disabile e la cosa va. Però… Molti disabili non possono frequentare tutte le ore di scuola perché di solito hanno una fitta agenda di impegni da far invidia a Merkel e a Obama messi insieme: riabilitazione motoria, visiva, uditiva, respiratoria, del linguaggio, idroterapia, ippoterapia, interventi chirurgici alle anche, ai tendini, agli occhi, allo stomaco, alla spina dorsale, visite di controllo, visite legali ASL etc etc.

Molti bambini fanno quindi un orario ridotto per cui imparano quello che possono e quando possono. Gli insegnanti elementari cadono dal pero. “Non ha fatto tutti i compiti? Ma, signora mia, cosa fa allora nel pomeriggio?” Non rispondete, arrotolate sette volte la lingua e non rispondete! Intanto caro disabile beccati un attestato di frequenza anziché una licenza elementare. L’unico vantaggio è che il disabile comincia a capire che qualcosa non va e che lui è un diverso, anzi che vale quanto un certificato di frequenza, cioé niente.

Alle medie il discorso si affina: gli adolescenti cominciano a fare i “distinguo”, il disabile puzza ed è scemo. I professori sono sette/otto e quello di sostegno viene visto come un soggetto che si immischia nella loro didattica. Gli Assistenti Educativi Comunali sono assegnati in modo creativo per cui a volte viene mandata una donna ad accudire un carrozzato spesso più pesante di lei oppure, peggio, un cinquantenne che accompagna in bagno la bambina dodicenne appena sviluppata. Proteste delle madri, i responsabili che si stringono le spalle blaterando scemenze e giù cause giudiziarie perchè in Italia il “fare causa” è l’unico modo per farsi sentire.

Non mancano fatterelli esilaranti: per entrare nella scuola, al momento dell’iscrizione, ci vuole un certificato della ASL con la diagnosi. Le diagnosi sono codificate numericamente. Ebbene una madre mi ha detto che il preside, per giustificare la riduzione delle ore di sostegno al figlio, ha preso a pretesto questi numeri per dirle che sono delle graduatorie di handicap ed essendo la somma di questi numeri molto bassa aveva diritto a meno ore. Graduatorie di handicap? “I presidi sono dirigenti – ha commentato – e vengono pure pagati come tali. Se questa è la dirigenza dello Stato, povera me!” Ovviamente ha dovuto far causa. Avrai pure il diritto allo studio, intanto beccati la presa in giro e paga l’avvocato.

Come già accennato gli Assistenti Educativi Comunali sono dipendenti di una cooperativa che vince l’appalto del comune per fornire personale “specializzato”. La selezione è sicuramente ad ampio raggio, sociale, culturale e territoriale, anzi planetario: ci sono trentenni che stanno facendo varie specializzazioni post-universitarie, ex disoccupati o extracomunitari che si adattano perché alla fine portare un disabile in bagno non richiede chissà che specializzazione. Ma spesso sono impreparati alle fughe, ai morsi, alle crisi epilettiche, e giù muguni e proteste con le famiglie. Se poi c’è la gita scolastica fioccano i mal di schiena, gli impegni familiari, il coniuge geloso, l’antenato disabile etc. Se la madre propone di venire lei, assolutamente no perché non è educativo, non persegue l’autonomia del figlio. E’ più educativo lasciare il disabile a casa così raggiunge più autonomia.

La seguente storia è capitata a me qualche anno fa. Scuola Media: insegnante di sostegno un ex architetto, riciclatosi dapprima come insegnante di tecnica e poi sostegno, l’Aec una fanciulla di scarsi 23 anni, bella come la sua antenata Neanderthal. Per tutto il primo quadrimestre tentò di psicanalizzarmi nel cortile della scuola trattenendomi oltre tempo massimo e a voce alta, così informando minuziosamente alunni, genitori e professori che entravano nell’edificio sulle mie difficoltà nell’accettare un figlio disabile. All’uopo proponeva con insistenza interventi socio-sanitari a cura della Sua Cooperativa, Prima al Mondo nel Servizio a noi famiglie disgraziate. La mia protesta in cooperativa ebbe come risposta “è una delle nostre migliori e più qualificate!” (a 23 anni! Capperi! proprio precoce la tizia!).

Poi passò a psicanalizzare la badante di mia madre (90enne a letto per ictus) che si era offerta di andare a scuola. Stavolta il tema era “vedi che avevo ragione, la madre non viene perché non accetta il disabile e tu badante rumena che ti fai schiavizzare, Poverina sei fuori dai tuoi riferimenti socio-familiari-culturali, soffri perché il tuo governo non ti assicura la Sussistenza Minima Civile Europea. Lo sradicamento socio-economico provoca fragilità psico-attitudinale……bla bla”. La rumena, una sveglia cinquantenne senza troppi riguardi educativi, se la tolse di torno puntandole un dito minaccioso: “Tu hai faccia come de miu cane ma no core come de miu cane… Tu azzitta”. Non procedo oltre perché è politicamente scorretto.

La fanciulla, sicura di sé, mi scriveva messaggi tra il sovietico e il marziano sul diario di mio figlio, amorevolmente da me conservato. Ecco alcune delle sue perle.
26 novembre: “oggi si è bagnato per mancato controllo delle urine, di conseguenza ha sporcato anche gli indumenti e non aveva buon odore tanto da infastidire i compagni. Inoltre comincia ad avere i suoi primi approcci con la sessualità toccandosi i genitali… Vi invito a collaborare a riguardo per una migliore funzionalità della classe”. (provate a farvela addosso poi ditemi se per caso non vi viene da grattarvi, ma perché non lo ha portato in bagno subito e cambiato?)

Poi l’8 febbraio scoppiò il dramma: “Suo figlio mi ha chiamato “stupida”. Desidero conferire urgentemente con Lei con riferimento al grave episodio di intemperanza verbale per il quale finora non ho interessato l’Organo Dirigente della Scuola”. Risposi, sempre sul diario “Preferisco che Lei mi illustri gli antefatti del grave epiteto “stupida” davanti all’Organo Dirigente della Scuola”. Non diede seguito.

Il 13 febbraio trovai due note:
“Suo figlio provoca e dice parolacce ai compagni, la reazione dei compagni poi disturba la lezione”. “E’ successo per fatti accaduti ieri tra L. e suo figlio. Suo figlio si è ricordato e gli ha risposto in malo modo”. La mia risposta avrebbe fatto la gioia di un analista della CIA.: “Nella prima nota scrive che mio figlio “provoca” poi nella seconda nota lei scrive che “ha risposto”, un comportamento che deriva da sollecitazione. Premesso che bisogna essere in due a litigare, si decida a dirmi se mio figlio ha provocato o è stato provocato. Poi fa un riferimento a qualcosa che è successo ieri e di cui non mi ha scritto nulla. Sembra che ieri L abbia aggredito e insultato mio figlio il quale gli ha risposto oggi. Siccome L. è figlio di un professore universitario e il mio è un dannato disabile, allora quello che fa L. non conta e quello che fa mio figlio è grave. Da che parte sta lei? Di cosa ha bisogno all’Università?”. Ovviamente non rispose. Ma… due giorni dopo:

15 febbraio: “suo figlio ha aggredito sessualmente una compagna. Si invita a contattare con urgenza il neuropsichiatra della ASL per il contenimento delle pulsioni”. Quando lo lessi trasecolai (Cavolo! a 11 anni già andiamo a bromuro?) e interrogai mio figlio “Che diavolo hai fatto? Sei finalmente uscito dalla carrozzina, sei riuscito a stare in piedi da solo e pure a saltarle addosso?” Protestò a lungo e pianse. Pianse tanto e disperato. “Mi ha detto che era il suo compleanno e le ho chiesto se potevo darle un bacio. Gli altri glielo hanno dato ma se voglio darlo io, lei si deve chinare. IO HO CHIESTO PERMESSO”. La ragazza e sua madre confermarono, altri compagni confermarono. Solo l’architetto di sostegno sostenne la versione dell’AEC. (diciotto a uno, ha ragione mio figlio!).

A questo punto fu ovvio iniziare le procedure per liberarsi della bella Neanderthaliana. Avete letto bene “procedure”: fui costretta a scatenare un inferno. L’insegnante di sostegno, che evidentemente aveva il gusto dell’orrido ma non della giustizia, cercò di far sparire il diario e li divenni un cobra: “se il diario non torna a casa sappia che viene fotocopiato ogni giorno e siglato da miei colleghi. Partirà immediatamente una denuncia per maltrattamenti a minore disabile ex art 36 Legge 104/92″ perché quello che c’è scritto è già sufficiente”. Il diario tornò ma l’architetto ritenne più proficuo fare le parole crociate e mio figlio fu mollato ad una bidella. Lo beccai e protestai ma il preside disse che mio figlio non aveva voglia di lavorare a scuola, esattamente dal 22 febbraio in poi.

E ora concludiamo: quando ci viene elargito un qualcosa, valido o meno, anche se è un diritto è pur sempre una graziosa elargizione del Sovrano e il suddito deve ringraziare e lodare. Guai se fiata diversamente. Che siano i nostri soldi a pagare queste persone non ha importanza. Come siano reclutate e addestrate non ha importanza. Contestarle, poi, genera una serrata di casta incredibile perché, mi spiegò una insegnante, “non puoi permettere che ti contestino o contestino comunque chi è nella scuola, ne va della tua dignità e credibilità. La nostra autonomia formativa non può essere soggetta a valutazioni che spesso sono capricci”.

Ma davvero dobbiamo proprio sopportare in silenzio, in nome della Superiore Dignità della Scuola, comportamenti demenziali, offensivi e omertosi, linguaggio arrogante, menzogne, essere messi sotto accusa per nonnulla? E sarebbero questi i capricci dei nostri figli disabili? E la scuola pensa davvero di poter preservare la sua dignità costringendoci a fare causa o a scatenare un inferno, a ricorrere alle minacce?

Arrivederci alla prossima. Queen Ann

Tratto da :Blog.ok-salute.it

Disabili e crisi: famiglie in ginocchio

A dire la verità, le famiglie erano in ginocchio anche prima della crisi ! e resteranno in ginocchio anche dopo la crisi ( sempre che passi…)

Sono appena tornata dal Centro di riabilitazione che segue Diletta. Mentre attendevo che mia figlia facesse la sua terapia ho incrociato lo sguardo con un’altra mamma. Una mamma stanca, con gli occhi spenti.

Ho iniziato a parlare con lei raccontando, come succede, un po’ della mia storia. Così ad un certo punto lei è esplosa. Vive in un residence del comune, un “buco” (così lo ha chiamato lei) di 30 mq assegnato dopo essere stata accolta in una casa famiglia con i suoi tre figli di 11, 7 e 3 anni. L’ultimo autistico.

Ha iniziato a gridarmi il suo dolore per essere stata licenziata a fine contratto. Per non avere di che fare la spesa. Per vedere suo marito lavorare giorno e notte per venti euro. Poi le ho chiesto: “come mai vi siete ritrovati in questa situazione?“. I suoi occhi hanno cambiato luce, entrando nella via del ricordo.

Mi ha raccontato che anni fa avevano una casa piccola e carina, un mutuo che pagavano sempre, un piccolo ristorante in società con un parente e tutto andava bene. Un bel giorno scoprono che questo parente aveva combinato tanti guai. La società fallisce portandosi dietro suo marito e tutta la famiglia. La casa pignorata poi va all’asta, il locale segue la casa. Nasce il terzo figlio e lei partorisce dentro la casa famiglia. Accolta con i bambini mentre il marito resta fuori.

Parlavamo ancora quando la terapista conduce a lei un bimbo di tre anni tenerissimo. A questo punto lei si mostra preoccupata. 32 gradi fuori e due ore di autobus per tornare a casa. Le chiedo se le fa comodo fare un pezzo di strada insieme per farle prendere solo un mezzo e non tre. Lei si commuove. Io pure. Saliamo in macchina con Diletta e i nostri due amici. Un percorso imbarazzato e angosciato perché sento il dolore e la vergogna per un bimbo (e per tutti gli altri) che rientra in un residence senza avere certezza di cenare, trovando due fratellini che nessuno invita mai. Bambini ai quali non è consentita la gita scolastica, non è consentito l’invito alla festa di fine anno.

Bambini di serie B diventati di serie C con un fratello autistico al seguito. Discriminata la madre che nessuno fa più lavorare (e so bene cosa si prova!), discriminata l’intera famiglia che è andata ad arricchire la povertà. Un bambino disabile sotto il sole, cui è stato rifiutato il trasporto del comune perché (è stato detto alla sua mamma): “suo figlio cammina!”. Un’immagine che mi ha distolto dal mio mondo. Una sensazione che voglio rendere una opportunità.

Una riflessione comune di un dolore immenso. Tre mesi di scuole chiuse per chi ha difficoltà economica equivalgono a rendere famiglie già in ginocchio, completamente sdraiate. A danno dei bambini. Saish (assistenza domiciliare) ridotto all’osso, centri estivi irraggiungibili per via della soglia Isee e delle liste d’attesa, servizi per bambini costosi e carenti e se poi questi bambini sono disabili i servizi diventano assenti come le istituzioni che onde evitare guai vanno in ferie prima di tutti.

Le poche eccezioni di merito non bastano.  

Fonte: Ilfattoquotidiano.it

Sindrome di Asperger e psicodinamica: sono “falli amari”

In Italia c’e’ ancora della gente che pensa che la Sindrome di Asperger sia una questione di “Falli”.

Dieci Domande sull’Autismo tipo Asperger di Romeo Lucioni

La sindrome di Asperger (S.A.) viene descritta quasi parallelamente all’autismo di Kanner (A.K.). con il tempo, si è potuto determinare che i due quadri psicopatologici sono decisamente differenti, in primo luogo per l’età di esordio che, se è intorno ai due anni per l’A.K., è vicino ai 4 anni per la S.A.

Per molti aspetti la S.A. si sovrappone alla Sindrome Borderline che, seppure si manifesti nell’epoca della pubertà, l’indagine clinica mette in evidenza dei prodromi intorno ai 3-4 anni.

La S.A. è spesso riferibile ad un quadro nevrotico severo e questo è un altro punto di contatto col il Borderline che, per altro, è assimilabile alla “schizofrenia pseudonevrotica” individuata da Lorenzo Cazzullo.

I segni caratteristici della S.A. possono essere individuati in:

1) opposizione ed odio verso l’altro che si struttura come parte maschile-fallica e che prende l’avvio dall’opposizione al padre considerato perfido e primum movens di tutti i mali;
2) “oggetto genitoriale” deformato per la prevaricazione del fallo sadico sul seno sottomesso; 3) il seno, sottomesso al padre-fallo, diventa responsabile di questa adesività ed anche dell’abbandono del figlio; 4) profondi sentimenti di indegnità e di inadeguatezza; 5) sentimenti riferiti alla deformazione del corpo che si dimostra come paura della vecchiaia, non accettazione dei segni in equivoci del trascorrere del tempo;
6) i profondi sentimenti narcisistici sottolineano quanto sovrastino ed annichiliscono l’affettività; 7) grandi valenze di onnipotenza che tendono a far assumere volontà di auto-terapia che screditano ed avviliscono gli interventi di numerosi medici generici e specialisti ; 8) alone interpretativo degli stimoli sensoriali ed eidetici che portano all’impossibilità di strutturare una risposta univoca e soddisfacente; 9) proiezione che porta a diffondere sempre la colpa sugli altri e, quindi, a generare grosse difficoltà relazionali; 10) grossa tendenza alla scissione dell’IO.

Autismo ipercinetico e punti di contatto con le sindromi di Asperger e borderline

La fenomenologia della sindrome ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività, non inserita tra i disturbi autistici nel DSM IV, ed inclusa nell’autismo infantile nell’ICD 10), imperniata sulla triplice sintomatologia della iperattività (funzionamento psicomotorio ampio, ma inadeguato), dell’impulsività e della disattenzione (con possibilità di uno sbilanciamento su un aspetto diagnostico in particolare o di una forma “combinata”), getta luce sulle zone di insicurezza del bambino che ne è affetto relativamente al nuovo e all’inaspettato, al confronto tra pari, che genera acuti sentimenti di frustrazione e talora di rivalsa; uno spiccato egocentrismo oppositivo si accompagna ad una limitazione affettiva nei rapporti interpersonali, all’impossibilità di accettare regole superindividuali di condivisione, dovuta ad una tendenza, sul versante affettivo-cognitivo, alla personalizzazione del sistema rappresentazionale, che diviene scarsamente condivisibile, ad una espressività esasperata, buffonesca, che, in termini psicodinamici è riconducibile alla debolezza dell’Io.

Il versante più propriamente cognitivo evidenzia un deficit nella gerarchia di analisi del problema (problem solving) e nei processi deduttivi.

Al di là dell’inquadramento psicoterapeutico, è opportuno considerare come lo spettro autistico, nel continuum di cui si caratterizza, ammette, in linea con il costrutto lacaniano di mentalizzazione agli antipodi dell’agito, una propria concettualizzazione sfumante nell’ipercinesia (in altri termini, la succitata sindrome ADHD), categoria che, a sua volta, può altresì intersecarsi a problematiche di tipo affettivo–relazionale lontane da fissazioni precoci o da disturbi di natura neuropsichiatrica o neurologica.

A livello eziopatogenetico di superficie, uno stile educativo tendente al comando e alla punizione, si riteneva potesse essere correlato al comportamento disfunzionale del bambino, per lo meno relativamente al suo mantenimento: in realtà è difficile cogliere se lo stile educativo disfunzionale sia causa o conseguenza del venire a patti con un bambino difficile.

L’ipotesi psicodinamica propone che l’adesione al desiderio materno della vivacità del bambino, alla di lui spigliatezza e prontezza, nonché, in alternativa o più inconsciamente, al desiderio dell’acquisizione del bambino di una dimensione fallica, nel senso di paterna, che releghi il padre in una posizione subalterna – nella misura in cui la diade è munita di fallo – il compiacere tale desiderio porta il figlio ad una opposizione al padre, che, seppur non ancora edipica, funge da anello prodromico (a livello logico e forse cronologico) al quadro dell’autismo di Asperger, che coniuga la cosiddetta “alta funzionalità” cognitiva, con problematiche di tipo relazionale – caratteristiche, queste, comuni alle due categorie diagnostiche mobili dell’autismo ipercinetico e dell’autismo di Asperger.

L’impedimento nel pieno sfruttamento delle risorse cognitive – dal problem solving alle strategie di pianificazione – si esplica nell’incontinenza emotiva dovuta al mancato instaurarsi di una triade relazionale equilibrata tale, per cui la dimensione del confronto, dell’accettazione del consiglio, della presa di posizione entro un rapporto asimmetrico che implichi autorevolezza – che viene dal bambino o dall’adulto deformata in autorità (senza necessariamente arrivare alle teorizzazioni di arcaismi paterni superegoici) – vengono estromessi dal circuito esperienziale del bambino, e dunque dai suoi meccanismi di apprendimento.

Il confronto, ad esempio, entro una fratria, con un fratello o una sorella maggiori, può essere letto come riedizione del confronto paterno.

Se l’egocentrismo oppositivo nel bambino di sesso maschile sfocia nella svalorizzazione della madre – che è donna, priva del fallo da un lato e inesigibile dall’altro a causa del competitore-padre colpevole di tutto – si delineano le condizioni per un tipo di relazione oggettuale dell’area borderline con gravi lacune relazionali e transferali in senso lato – che, nella bambina, si declina in un vincolo più facilmente realizzabile con le persone di sesso femminile, il padre essendo estromesso anziché continuamente ricercato come competitore da aggredire senza un mettersi in gioco pieno con lui, come accade nel ragazzetto di sesso maschile.

Si vede dunque come la mentalizzazione degli affetti si ponga quale tramite fra il pensiero concreto, primitivo o autistico, e il pensiero simbolico, considerata l’istanza valorativa (di possibilità ad essere) discendente dal sistema delle relazioni familiari, dalle loro rappresentazioni simboliche: il pensiero affettivo genera il pensiero simbolico (che in parte già comprende ad un livello inconscio, nel riepilogarsi transferale dello stile relazionale) giacché concede all’intelligenza di dispiegarsi senza ostacoli di natura affettivo-relazionale (che la segregano nel non visto, nel non osservato, nel non richiesto e in un certo egocentrismo edonistico), magari in attività d’elezione consone all’organizzazione di personalità.

 10 domande alla Sindrome di Asperger

 1. qual’è l’eziopatogenesi dell’autismo di Asperger?

Anche nel caso dell’Asperger non è molto chiara l’eziopatogenesi e, come per l’A.K., viene riferita una causa multipla nella quale entrano: elementi genetici, anatomo-funzionali, familiari, costituzionali ed ambientali. Con tutto questo, sembra però più logico pensare a processi psico-patologici legati all’organizzazione psico-affettiva nell’ordine edipico. Il conflitto con la figura paterna sottolinea questa lettura eziopatogenetica che è anche supportata dalla considerazione che l’Asperger ha generalmente buone possibilità cognitive, tanto che viene anche definito come “autista ad alto funzionamento”.

 2. quali sono le caratteristiche dell’autismo ad alto funzionamento?

Questa denominazione viene ormai applicata a soggetti che presentano difficoltà relazionali per le quali si riducono ad una vita di isolamento. Nello stesso tempo, queste persone, raggiunta la pubertà, dimostrano un certo grado di capacità intellettive che contrastano con la povertà affettiva. In pratica, si potrebbe dire che questi pazienti cos’ intelligenti non riescono, per qualche motivo, a stabilire buone relazioni interpersonali e spesso per loro l’Altro risulta qualcosa di pauroso da evitare assolutamente.

 3. come si spiega che una organizzazione cognitivamente buona non riesca a sostenere un normale sviluppo psico-mentale?

Il buon livello cognitivo non riesce a far superare le angosce che sorgono ad un livello inconscio (conflitto inconscio). Queste derivano da un conflitto tra il Sé ed il Super Io che risulta onnipotente ed invincibile, oltre che castrante e distruttivo. Gli Asperger sono portati da questi vissuti profondi ad impegnarsi a leggere-studiare (da soli) tutto ciò che capita loro tra le mani (mentalizzazione), ma non riescono a tradurre il loro “sapere” in certezza. Manca loro la “verità” (che si scopre nella relazione) per cui non riescono a cimentarsi con gli altri e costruiscono sentimenti di inadeguatezza e di incapacità che li inducono all’isolamento.

 4. quali sono i motivi che portano l’Asperger ad avere problemi così importanti nell’ordine sociale?

Per vincere i propri sensi di inferiorità, l’Asperger tende a mentalizzarsi e così crea un falso Sé egocentrico e megalomanico. In questo modo, si sente del tutto superiore (anche rispetto al padre onnipotente), vive il sentimento di non aver bisogno di nessuno perché la sua “forza” sta nel poter rinunciare a tutto. Questo porta a non impegnarsi (se non ho un cosa che mi piace ne faccio ameno … tanto non è poi così buona o bella o indispensabile). La vita dell’Asperger è una continua rinuncia che parte proprio dalla sua incapacità di dare valore agli oggetti animati ed anche a quelli inanimati. Un Asperger rinuncia anche ad un regalo perché viene vissuto come un compromesso, uno specchietto per le allodole , usato per “…fargli cambiare idea”, un mezzo per imporre una reciprocità che lui odia. Interessante è vedere come l’Asperger aborrisca la riconoscenza, mentre trova in sé spinte di generosità che, nel suo intimo, rappresentano un segno di onnipotenza e di potere.

 5. come è strutturata l’affettività?

L’affettività dell’Asperger è molto coartata: non riesce a dare valore all’Altro che viene regolarmente svalorizzato. A volte vive sentimenti d’amore (queste crisi sono violente perché accentuano le sensazioni di non essere capace di superare quella che chiama “debolezza), ma questi sono riferiti ad un “oggetto” illusorio: è il mio amore perché io l’ho scelto (codificazione dell’altro). Questi vissuti portano a gravi crisi che poi si risolvono quando l’oggetto d’amore si avvicina (si stabilisce una piccola relazione) tanto da accentuare i sentimenti di rifiuto, di svalorizzazione e … “non era quello che pensavo!” La mancanza di altruismo e di riconoscenza minano gli affetti che sono sempre espressione del valore donato o riconosciuto all’altro.

 6. com’è l’organizzazione psico-cognitiva?

La struttura cognitiva dell’Asperger è dominata da un senso di superiorità mentale (mentalizzazione) che porta a rinunciare gli altri ritenuti deboli, inferiori, insignificanti ed inutili, anche se si crea una specie di invidia per i successi sociali degli altri. Un altro aspetto fondamentale della mente dell’Asperger è quello di vivere come se si trovasse sempre di fronte a due porte e di non sapere quale scegliere. Questa costate impasse è motivo di angoscia profonda e di titubanze esasperanti che provocano negli altri risposte di rifiuto. Dopo aver tribolato una enormità per prendere una decisione, nel momento di realizzarla sorge sempre un ripensamento che manda tutto all’aria. L’organizzazione cognitiva risulta dominata da una incapacità di sintesi perché non si può valorizzare qualcosa più di un’altra e nulla diventa tanto importante o di valore da meritare d’essere scelto. Il mondo viene vissuto oltre che inutile, pericoloso e come uno spazio dove tutti cercano di “sbranare” gli altri e, proprio per questo, viene preferito un isolamento nel quale si possono trovare quelle piccole cose che non attirano l’interesse degli altri (rifiuto totale alla competizione).

 7. è vero che Einstein ed altri grandi pensatori possono essere considerati soggetti autistici o Asperger?

La storia che Einstein fosse un Asperger è una pura fantasia di alcuni ricercatori che riducono questo grave disordine psico-affettivo ad un semplice “isolarsi dagli altri”. Einstein è sicuramente una delle più grandi menti del nostro tempo e la sua enorme capacità affettiva l’ha dimostrata con le battaglie intraprese in favore dell’etica e della morale sociale, contro il nazismo, contro l’atomica, contro la segregazione degli ebrei, contro tutti i soprusi. Il suo amore per la prima moglie ha avuto momenti di trasporto e di grande slancio, anche se questi sono stati determinati soprattutto dal suo bisogno di sentire vicino una persona capace di “ascoltare”, di seguirlo e di aiutarlo nelle sue impervie scalate nel mondo della scienza più elevata che è preclusa alla maggioranza degli umani

 8. perché l’intervento psicoanalitico è poco efficace?

Le difficoltà nell’ordine affettivo minano fortemente tutte le relazioni interpersonale e, per questo, anche quelle terapeutiche. Le famose “due porte” risultano un continuo mettere alla prova una relazione troppo intima come quella psicoanalitica; gli acting out sono continui; i ritardi una normalità; il timore di dovere ricambiare un atteggiamento affettuoso un rischio insopportabile. La mancanza di compartecipazione porta inevitabilmente alla rottura, anche perché l’Asperger si sente sempre superiore (più intelligente) allo psicoanalista del quale può tranquillamente fare a meno.

 9. quale è il migliore trattamento per questa sindrome?

Non esiste un trattamento migliore e forse neppure semplicemente una terapia. I migliori risultati si ottengono con un lavoro di supporto e di aiuto, paziente e continuo, che non cambia l’organizzazione di base, ma porta a fare entrare questi pazienti nel mondo del lavoro. In questo, seppure con grandi alti e bassi, l’Asperger riesce a trovare un suo modello di sopportazione sostenuto soprattutto da una remunerazione che, seppure ritenuta inadeguata, viene accettata per il rischio di non riuscire a trovare un’altra sistemazione.

 10. cosa significa che l’Asperger è un narcisista?

È classico l’atteggiamento che fa di sé un soggetto non solo superiore per qualità mentali, ma anche per la sua “bellezza”. Questo atteggiamento acritico è sostenuto più che dal riconoscimento di qualità personali, dal diniego di quelle degli altri e, soprattutto, da un senso di “eternità” che fa vivere la sensazione di essere sempre giovani (per loro il temo non passa mai). Questo è imposto, ancora una volta, dall’idea che l’altro non ha valore, è un vecchi debosciato incapace di vivere i sentimenti puri che albergano in un’anima semplice e giovane. La qualità di “sempre giovane” è innata e non necessita di particolari preoccupazioni o manovre di mantenimento; oltre a questo, impone enormi difficoltà nella scelta di una possibile compagna perché … sono tutte brutte o, comunque, inadeguate al proprio senso estetico.

Qui un altro articolo fallico: Autismo e figura paterna

Tratto da Psicolab.net