Libro: Sindrome di Asperger, ” Lascia che accada “

lascia-che-accada-autismo-aspergerConsiglio la lettura di questo libro a tutti. Mio figlio Aspie, adolescente, l’ha letto tutto d’un fiato, e si è fatto coinvolgere dal tema dell’educazione sentimentale tra due ragazzi, Colton Asperger e Lilly che cerca di entrare in tutte le maniere nel suo mondo. E alla fine ci riuscirà, perchè la diversità puo’ anche diventare un punto d’incontro, un inizio. Come mamma Aspie, ho trovato questo libro scorrevole, forse troppo corto… avrei voluto leggere qualche pagina in piu’ su questa bella storia d’amore. La sindrome di Asperger è trattata in modo semplice, non pesante. I tratti  Aspie di Colton sono evidenziati in modo comprensibile, piacevole anche per chi non mastica “l’autismo ” come noi che lo viviamo tutti i giorni.

TRAMA

Sono Lilly Evans e questo è il racconto di come mi sono innamorata di un ragazzo che mi ha insegnato come l’amore sia tutto tranne che convenzionale.

Quando Lilly incontra di nuovo Colton al liceo, nota subito qualcosa di strano in lui. “Oh, è un ragazzo splendido. È solo un po’ diverso. Non ti guarda negli occhi e ti stritola quando ti abbraccia”. Colton ha la sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo imparentato con le forme più leggere di autismo. Fa fatica a stabilire dei rapporti di amicizia e a decodificare il linguaggio non verbale. È maldestro e non riesce a comunicare agli altri ciò che gli succede dentro: viene sopraffatto dall’emozione e crolla. “Vorrei che fossi come me, perché allora capiresti”, le dice. Lilly cerca di capire Colton, e se ne innamora. Ben conscia della necessità di superare non pochi ostacoli con un ragazzo che ha un modo tutto suo di esprimere i sentimenti, lo trascina nel vortice di un amore limpido e profondo. “Lascia che accada” racconta l'”educazione sentimentale” tra i due adolescenti, il loro lento aprirsi l’uno all’altro, la determinazione di lei ad accettare e decodificare un linguaggio e dei gesti mai prevedibili. È un romanzo di formazione adolescenziale, senza tabù: esplicito, sincero ma sempre delicato, anche nelle struggenti descrizioni del contatto fisico tra i due ragazzi, che si cercano, si desiderano, e lentamente si aprono anche al sesso.

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Autismo: 5 cose da sapere su Daniel Tammet, genio Asperger

daniel-tammet-aspergerA 37 anni, l’ Asperger Daniel Tammet, autore britannico, ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo Mishenka ( edizioni Les Arènes ). Mosca, negli anni 60 è il luogo dove si svolge la storia nell’ambiente degli scacchi. Un giovane prodigio di 23 anni detronizzerà il campione del mondo di scacchi. Daniel Tammet, probabilmente non avrà avuto nessuna difficoltà ad immedesimarsi nel personaggio, perchè  è lui stesso un prodigio. Un ” genio vivente ” , definito dagli esperti ” l’uomo computer “. Daniel Tammet è un autistico detto ” savant “, ha la sindrome di Asperger ( una forma di autismo lieve ) e ha il dono della sinestesia.

Non vede i numeri come noi

Per Daniel Tammet, i numeri non sono solo cifre. Lui, li associa a dei colori, delle forme, delle emozioni e a delle personalità. ” Il 2,  è come il vento che spinge, che soffia. 3, è rotondo e verde. 4, è a punta. 6, è nero e piccolo; non mi piace tanto questo numero, divento triste quando ci penso “, dice. E’ questo che rende il mondo di Tammet totalmente differente dal nostro. ” Essere a New York in mezzo a grattacieli immensi,  è molto intimidatorio per me, ho l’impressione di trovarmi circondato da numeri 9 ” spiega.

Per lui, il Pi greco è una storia

Se i numeri esprimono una storia, il Pi greco possiede senza dubbio la piu’ emozionante. Poichè è l’unica che prosegue all’infinito. ” Mi affascina. Nessun pezzo di carta, anche se è grande come l’universo, puo’ contenerla “, ammette Daniel Tammet che grazie al Pi greco è diventato famoso.  Il 14 marzo 2004 a Oxford, il savant ha recitato per 5 ore, 9 minuti e 24 secondi piu’ di 22.500 decimali del Pi greco che aveva imparato nei tre mesi precedenti. Non ha commesso nessun errore, una prodezza che ha lasciato a bocca aperta gli scienziati.

Conosce il giorno della settimana in cui sei nato 

Daniel Tammet è capace di calcolare all’istante operazioni del tipo 4895 x 9671. E in piu’, il britannico è in grado di scoprire nel giro di qualche secondo il giorno della settimana corrispondente a qualsiasi data di nascita (si, si, proprio cosi’ !).

Parla dodici lingue 

Ma Daniel Tammet è tanto abile con i numeri quanto con le parole. Parla correntemente 12 lingue: il tedesco, l’inglese, lo spagnolo, l’esperanto, l’estone, il finlandese, il francese, il gallese, l’islandese, il lituano, l’olandese e il rumeno. Ma questo per il ” calcolatore-umano ” non è sufficiente, nel 2006 ha inventato una sua lingua : Il Manti, che si ispira alla grammatica e al vocabolario finlandese.

Ha imparato a parlare islandese in 7 giorni 

Daniel Tammet , ha imparato l’islandese in sette giorni. Ha accettato la sfida di un canale televisivo. L’obbiettivo ? Essere in grado di rispondere a un’intervista in islandese sette giorni dopo aver iniziato ad imparare la lingua. Una prova incredibile che il genio ha superato brillantemente.

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Daniel Tammet e la Sindrome di Asperger

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte: Grazia.fr

Oscar, autistico Asperger e i suoi superpoteri

oscar-e-i-suoi-super-poteri-jpg1E’ strano, se c’e’ un soggetto che raramente  viene affrontato nell’universo dei libri per bambini è proprio l’autismo, in particolare la sindrome di Asperger.
Forse impressiona, forse non riusciamo a trovare le parole giuste, forse non riusciamo a spiegarlo ai bambini, forse non è interessante.
 Melanie Walsh, è un’autrice inglese, che ha decido di rimboccarsi le maniche e di parlare di questi bambini, particolari, che vivono un po’ nel loro mondo e hanno qualche difficoltà nella socializzazione.
E’ il caso di Oscar. Ha dei superpoteri. Memorizza tutto, è curioso di tutto e passa le ore a raccontare agli altri le sue conoscenze fino ad infastidirli di tanto in tanto.
La preoccupazione è che non riusciamo a capirlo bene. Non capiamo perchè si blocca su certe cose ( sporcarsi per Oscar è una cosa spaventosa ), e a volte ci sembra maleducato perchè dimentica di salutare.
Eppure non è proprio colpa sua, non è per essere cattivo, si è solo dimenticato e pensa che non sia troppo importante. Ci sembra maleducato, anche, quando dice cose strane agli altri senza preoccuparsi delle conseguenze. Se Oscar vede un suo compagno che ha grandi denti , glielo dirà perchè è  quello  che vede e non per farlo arrabbiare. Cio’ che non è noto, anche, è la tendenza di Oscar a prendere alcune espressioni alla lettera. I modi di dire non sono il suo forte. E allora, a volte, le cose che gli vengono dette possono spaventarlo.
Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte: bebe.doctissimo.fr

 

 

Autismo e lavoro: Il co-fondatore di PayPal promuove gli Asperger, ” lavorano meglio delle persone non autistiche “

paypal peter thiel aspergerOttobre 2014  –  In una conferenza ospitata dalla Reaching Out ​​MBA tenuta il 4 ottobre, co-fondatore di PayPal Peter Thiel, miliardario e venture capitalist, ha sottolineato al suo pubblico che i lavoratori con sindrome di Asperger hanno più probabilità di raggiungere il loro pieno potenziale nel mondo del lavoro rispetto  alle persone che hanno un Master in Business Administration (MBA).

Thiel ha fatto una serie di dichiarazioni provocatorie durante la conferenza di promozione del suo libro, “Zero to One: Notes on startup, o Come costruire il futuro”. Nel suo libro, Thiel suggerisce che le persone senza un disturbo dello spettro autistico (ASD) spesso rimangono sulle stesse idee e questo puo’ diventare  una loro debolezza. Thiel sostiene che le idee di successo sono spesso non convenzionali e strane.

Il co-fondatore di PayPal ha anche sottolineato che i lavoratori con sindrome di Asperger sono spesso dietro le aziende di maggior successo in quanto non sono intimiditi dalle idee anticonvenzionali, insolite ed eccentriche. .

“Zero to One: Notes on startup, o Come costruire il futuro” è stato pubblicato il mese scorso da Virgin Books.

Potete trovare l’articolo originale di

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte Autismdailynewscast.com

Francia: Un libro per i dimenticati dell’autismo ” C’era una volta un Asperger diventato grande ”

anne isabelle asperger libro18/03/2013

REIMS (Marne).  E’ una variante dell’autismo che puo’ farti passare per un semplice asociale. Questa abitante di Puisieulx ha scritto un libro sulla sconosciuta ” Sindrome di Asperger “.  ” Sono i dimenticati dell’autismo ” Anne Isabelle definisce cosi’ i tratti della Sindrome di Asperger, una variante sconosciuta dell’autismo. ” E’ una forma di handicap invisibile, prosegue Anne Isabelle che si batte per far conoscere e riconoscere questa sindrome da piu’ di 12 anni, gli Asperger non soffrono di deficit intellettuali, anzi al contrario Einstein, Leonardo da Vinci, Marie Curie, Michelangelo erano affetti da questa sindrome ! “. C’e’ qualcosa che non va nel passaggio delle informazioni nel loro cervello, e di colpo possono avere comportamenti anticonformisti, asociali oppure da maleducati…

Soffrono perchè non hanno amici

Anne Isabelle è la mamma di un ragazzone che presenta questa bizzaria,  e ritiene che la disabilità piu’ terribile sia a livello delle interazioni sociali perchè gli Asperger non hanno amici e soffrono per questo, senza parlare delle difficoltà o a volte dell’impossibilità di avere una vita di coppia ! “.

Per questa ragione, non contenta di portare avanti un’associazione e un collettivo consacrati alla Sindrome di Asperger, Anne Isabelle ha scritto il suo secondo libro: ” C’era una volta un Asperger diventato grande “, éditions de l’Officine 16,80 € in lingua francese. Una serie di anedotti e consigli su cio’ che bisogna sapere per aiutare i bambini Asperger.

Il sito dell’associazione:  Apipa Asperger-integration   www.asperger-integration.com

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte lunionpresse.fr

Sindrome di Asperger: Libro, ” The Rosie Project “

graeme simsion the rosie projectSi intitola ” The Rosie Project ”  il  libro di Graeme Simsion.

E’ la storia – che si sviluppa sotto forma di diario –  di un genetista con la sindrome di Asperger non diagnosticata che decide di trovare moglie. Don Tillman, ha già organizzato il suo “progetto moglie ” tramite un questionario di 16 pagine che gli permetterà di trovare una compagna perfetta che non dovrà essere una barista, una bevitrice, una fumatrice e una che arriva in ritardo.  Rosie Jarman che è alla ricerca del suo padre biologico sarà tutte queste cose ? L’’effetto diario è spesso esilarante tra clinica e narrazione.

Qui link di riferimento: Graeme Simsion, Simsion & Associates e qui un approfondimento

Il trailer del book

Autismo: Un libro denuncia lo scandalo

Con la speranza che venga pubblicato presto un libro che tratta tutte le schifezze che riguardano l’autismo in Italia.

Il Dr Pierre Sans sta redigendo un libro dal titolo, “Autismi: uno scandalo francese”. Nel libro descrive le differenti forme di autismo:”dall’Asperger dalla memoria favolosa, soprattutto nell’ambito della matematica”, fino ai casi di grave deficit intellettuale (anche con assenza di linguaggio), per arrivare a denunciare la grave situazione in cui si trovano le persone con questo disabilità.

In Francia, l’autismo è considerato come una malattia mentale, mentre nel resto del mondo è definito come una disabilità rieducabile ed adattabile alla società, e la cosa va nei due sensi perchè anche la società deve adattarsi all’autismo”.

Pierre Sans denuncia il dominio della corrente psicanalitica (specialmente lacaniana) sulla psichiatria francese: “Per spiegare l’autismo questa corrente difende una teoria abbandonata da tutto il mondo da piu’ di 20 anni…Tranne la Francia ! Questa teoria afferma che l’autismo è dovuto ad una cattiva condizione educativa del bambino provocata da una madre fusionale, castratrice, che nega il padre. Il realtà le ricerche hanno dimostrato che l’autismo è dovuto a due fattori: sia che si tratti di predisposizioni o di vulnerabilità ereditarie , oppure che la causa risieda nell’ambiente (transito intestinale, effetti di una vaccinazione, metalli pesanti…), in tutti i casi lo stato dell’arte in Francia, è che le persone autistiche sono oggetto di segregazione, che si traduce in forme d’isolamento sociale”.

Tradotto da Mondo Aspie: Fonte Midilibre.fr

Sindrome di Asperger: Haddon, scrittore del libro “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” chiede di pagare piu’ tasse

Mark Haddon

Uno scrittore multimilionario ha chiesto al primo ministro britannico David Cameron di fargli pagare piu’ tasse:  Mark Haddon, l’autore di ‘Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte’, ha detto al Sunday Times che i ricchi come lui dovrebbero contribuire di piu’ per evitare altri tagli da parte del governo. 49 anni, ex illustratore e scrittore per bambini che nel 2003 quasi per caso si e’ trovato in testa alle classifiche dei bestseller, Haddon ha ammesso di essere straricco: ”Le misure di austerity decise da questo governo hanno causato vere sofferenze a molti britannici ma non a me. Il mio alto tenore di vita non e’ stato minimamente intaccato”. ‘Lo strano caso’, la storia di un adolescente con la sindrome di Asperger che una notte trova il cane di una vicina trafitto da un forcone, sta andando in scena in questi giorni al National Theatre di Londra e Brad Pitt ha acquistato i diritti per farne un film con la Warner Bros.

”Perche’ alla gente come me non viene chiesto di fare la sua parte?”, ha detto lo scrittore al Sunday Times spiegando di essere stato ispirato dal miliardario americano Warren Buffett che ha chiesto di pagare piu’ tasse dopo aver scoperto che la sua donna delle pulizie, in proporzione, pagava piu’ tasse di lui. ”Non vedo molta gente che la pensa allo stesso modo. In questo mondo sembrano esserci piu’ Bob Diamonds che Warren Buffett”, ha detto alludendo all’ex Ceo di Barclays, la banca britannica al centro dello scandalo Libor. ”Non e’ solo una questione economica, e’ anche un problema morale”, ha detto lo scrittore: ”Se tutti pagassimo le tasse come si deve non avremmo bisogno di ricorrere all’austerity”.

La posizione di Haddon che ”infastidice il suo commercialista insistendo di pagare fino all’ultimo centesimo tutte le imposte dovute” e’ agli antipodi di quella di molti ricchi britannici tra cui Jimmy Carr, un comico che in giugno si e’ esibito durante i festeggiamenti del Giubileo di Diamante della regina Elisabetta, che hanno evitato di pagare tasse su milioni di sterline attraverso escamotage basati sul K2, un complesso prodotto fiscale appoggiato nell’isola di Jersey. Una ‘evasione’ perfettamente legale ma che, quando e’ venuta alla luce qualche settimana fa, e’ stata definita da Cameron ”moralmente sbagliata”. 

Fonte: Ansa

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Trailer – Molto forte incredibilmente vicino, la Sindrome di Asperger al cinema

Oskar Schell ha nove anni e una passione autentica per le invenzioni, gli ossimori e le cacce al tesoro. Dotato di un’intelligenza fuori dal comune ha la sindrome di Asperger  ( nel libro di Foer da cui è tratto il film è solo supposta). Trama: Dopo aver ritrovato tra le cose del padre morto nel crollo delle Torri Gemelle una misteriosa chiave, Oskar si mette in testa di scoprire a quale serratura appartiene e cosa c’è dentro quel “qualcosa” di chiuso, dando il via ad una piccola, grande odissea, sorprendente e dai toni esilaranti e commoventi al tempo stesso. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita. USCITA CINEMA: 23/05/2012 GENERE: Drammatico REGIA: Stephen Daldry SCENEGGIATURA: Eric Roth ATTORI: Tom Hanks, Thomas Horn, Sandra Bullock, Zoe Caldwell, Max von Sydow, Dennis Hearn, Paul Klementowicz, Julian Tepper, Caleb Reynolds, John Goodman, Stephen Henderson, Lorna Pruce.

Autismo e cavalli: The horse boy, il libro

The Horse Boy è la storia vera di due genitori che nel 2007 hanno intrapreso un viaggio dal Texas fino in Mongolia per cercare di curare l’autismo di loro figlio Rowan attraverso il contatto con i cavalli e gli sciamani.

Rowan è autistico come tutti gli autistici ha problemi di incontinenza fisica e psicologica, ha crisi nervose costantemente accompagnate da forti urla e strilli e nessun rapporto con il mondo esterno. Dopo la diagnosi della malattia, per i genitori, inizia l’inferno: tutta la loro vita, adesso, gira intorno al figlio e alle cure di cui necessita; non possiedono più una loro sfera personale, non esistono più come coppia: assumere babysitter è impossibile e la gestione del bambino si fa sempre più difficile.

In seguito al fallimento delle tradizionali terapie e alla scoperta che Rowan possiede un legame speciale con i cavalli e con tutti gli animali in generale, il padre, Rupert, decide, assieme alla moglie, di intraprendere un viaggio di un mese nell’estate del 2007 fino in Mongolia, per curarlo a contatto con la natura e con i riti degli sciamani.

Al termine di questo viaggio, che ha portato notevoli e importanti miglioramenti nel bambino, il padre ha deciso di raccontare la loro esperienza all’interno di un libro e di montare un documentario con le riprese effettuate “on the road”. Ha poi fondato un’associazione, la “Horseboy foundation”, che si dedica alla cura attraverso l’ippoterapia di bambini con problemi neurologici.

I PRIMI ANNI

Rowan Isaacson aveva solo due anni quando, gli venne diagnosticato, per la prima volta, l’autismo, malattia conosciuta come ” disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato ” e che oggi colpisce, inspiegabilmente, un bambino su centodieci.

Il padre Rupert racconta come suo figlio, nato con un taglio cesareo d’emergenza, apparisse, in un primo momento, estremamente precoce: amava camminare e chiacchierava molto, aveva una passione per il cartone animato ” Il Trenino Thomas ”  di cui aveva imparato a memoria ogni battuta dei dialoghi; trascorreva ore a mettere in fila i suoi giocattoli sul pavimento, mentre i suoi genitori, stupiti e orgogliosi, sognavano per lui un futuro da artista, come lo era stata la nonna o da architetto, come il nonno. La sua abitudine di muoversi e divincolarsi durante l’allattamento era stata inizialmente scambiata per indole passionale, come quella degli scrittori o degli avventurieri.

La scoperta della malattia

Già all’età di 18 mesi, la madre, psicologa, iniziò però a preoccuparsi per l’originalità del figlio nel linguaggio e per lo strano modo che aveva di relazionarsi con il mondo: da quel momento le cose cominciarono a peggiorare e le crisi neurologiche aumentarono, così come l’incontinenza fisica ed emotiva.

Rowan iniziò pian piano a dimenticare le parole apprese nel corso dell’anno precedente, chiudendosi sempre più in sé stesso, evitando qualsiasi contatto con gli altri, urlando senza motivo, come se all’interno del suo sistema nervoso fosse esploso qualcosa di estremamente doloroso, capace di allontanarlo dai suoi genitori e dal mondo intero.

Con la crescita del figlio diminuivano sempre più, per i genitori, le speranze ambiziose sul suo futuro ; le loro vite professionali ed emotive stavano precipitando, poiché tutto il tempo e le energie erano occupate da Rowan e dalle cure che la sua malattia richiedeva. Le terapie tradizionali, in ospedale, con medici e specialisti, non sembravano, tuttavia, apportare alcun miglioramento, anzi sembravano peggiorare le condizioni del bambino, che si mostrava piuttosto avverso alle cure a cui veniva sottoposto.

Un forte legame con i cavalli

Fu durante una passeggiata, unica attività che sembrava tranquillizzare il piccolo Rowan, che il padre si accorse di qualcosa di straordinario: dopo che il figlio ebbe oltrepassato un recinto, al cui interno si trovava una mandria di cavalli, la cavalla a capo del gruppo equino, invece di essere spaventata e di calpestare il suolo e innervosirsi ( reazione normale per un cavallo quando un bambino gli corre e urla davanti ), chinò il capo verso di lui, rotolando ai suoi piedi, in segno di sottomissione.

Anche in altre occasioni Rupert si accorse che la bellissima cavalla del vicino, Betsy, dal pelo marrone e gli occhi furbi e vispi, si sottometteva al bambino nonostante questo le urlasse davanti o si agitasse intorno a lei e che ogni volta che la cavalcava con suo figlio, il piccolo non solo si calmava, ma tornava di nuovo a parlare.

La dottoressa Temple Grandin, docente di zoologia alla Colorado State University, anch’ ella autistica, confermò a Rupert che, coloro che sono affetti da tale malattia, riescono a comunicare più difficilmente con i loro simili che con gli animali, con i quali hanno in comune la modalità di visione del mondo esterno: infatti, sia gli animali che gli autistici pensano per immagini, al contrario delle altre persone che, invece, pensano per parole. La professoressa gli disse, inoltre, che è possibile comprendere la mente autistica studiando gli animali e capire gli animali studiando gli autistici e che ogni tipo di movimento ripetitivo o dondolante, come, ad esempio, il cavalcare, può stimolare l’apprendimento di una persona autistica. Anche per Rupert, appassionato di cavalli fin dall’infanzia, allenatore ed ex addestratore professionista, gli episodi ai quali aveva assistito erano particolari e significativi, tanto da portarlo a formulare una strana, ma geniale, idea.

L’idea del viaggio

Durante la sua carriera di scrittore, Rupert si era trovato spesso a contatto con i Boscimani del Kalahari, i quali avevano alle spalle una lunga tradizione di guarigione spirituale e aveva assistito a risanamenti inspiegabili. Dunque, convinto che i cavalli rappresentassero il collegamento tra suo figlio e il mondo esterno, cominciò a cercare su internet un luogo in cui fossero uniti questi animali e le guarigioni spirituali: si imbatté così, per la prima volta, nella Mongolia. Lì il cavallo è un animale molto importante sia come mezzo di trasporto che come animale da soma ed è legato anche ad antichi riti magici: ha quindi un valore più profondo che va al di là dell’aspetto pratico. Inoltre in Mongolia abita il Popolo delle Renne, una tribù di sciamani che vive da sempre in simbiosi con le divinità e con gli spiriti della natura.

Si convinse allora che determinati riti, un certo battito cadenzato delle mani, i canti, le dolci melodie, avrebbero avuto lo stesso effetto dell’equitazione: avrebbero cioè facilitato l’attivazione dei ricettori dell’apprendimento in suo figlio. Decise dunque di sottoporre Rowan a queste funzioni per vedere se avrebbero avuto un effetto positivo su di lui e se fosse migliorato almeno po’.

Inizialmente la moglie Kristin rifiutò, scettica, l’idea del marito di recarsi fin là, dandogli del pazzo, ma in seguito si lasciò convincere e, nell’estate del 2007, i due coniugi intrapresero un viaggio di quattro settimane, per portare il figlio a contatto con gli sciamani e con i cavalli,

Raggiunsero la capitale della Mongolia, Ulaanbaatar e poi proseguirono a cavallo, carichi di bagagli, salviette usa e getta, pantaloni di ricambio, giocattoli; accompagnati da una troupe cinematografica , un pulmino, una cuoca, delle guide e alcuni traduttori, spostandosi da un guaritore all’altro e arrivando, dopo aver attraversato tutta la steppa, fino all’estremo nord, nel territorio del Popolo delle Renne, nella parte mongola della Siberia, a più di 3000 metri di altitudine.

Primo incontro con gli sciamani

Il primo incontro con i riti magici avvenne lungo le sponde del fiume sacro Tuul, dove nove sciamani erano giunti da tutta la Mongolia per aiutare Rowan con le loro funzioni. Ognuno fece un suo rito, con musiche, danze, tamburi, ognuno dando consigli ai genitori, esprimendo il proprio giudizio sul bambino, la sua malattia e l’eventuale guarigione. Stranamente il bambino, durante i vari rituali, alternava strilli (pochi) a momenti di pace, mostrando piuttosto una grande capacità di adattamento, senza essere troppo sconvolto né dalla presenza degli sciamani, né dai loro particolari costumi.

A volte gli sciamani suonavano il tamburo a poca distanza dal suo viso o addirittura gli mettevano la testa sotto il tamburo stesso, battendoci sopra; a volte lo colpivano per sbaglio o gli afferravano gambe e braccia per soffiarci su: al contrario di quanto lo stesso Rupert avesse immaginato, però, Rowan non si chiuse in sé stesso per la paura, né iniziò ad urlare, bensì rideva a crepapelle afferrando le maschere degli sciamani e divertendosi. In quel contesto, avvenne anche un episodio che non era mai successo: Rowan si fece prendere in braccio da una sconosciuta, cosa che non avrebbe mai permesso prima.

Al termine della lunga cerimonia, gli sciamani, parlando con Rupert, riferirono che i segni da parte dei Signori delle montagne erano stati tutti favorevoli: la pioggia immediatamente successiva ai riti era il primo indizio del fatto che gli dei avevano accettato che Rowan guarisse; inoltre, nessun animale aveva disturbato la funzione, né erano stati avvistati in cielo uccelli di cattivo auspicio. Tutti i guaritori affermarono, infine, la necessità di ripetere la cerimonia almeno una volta l’anno, per tre anni, per conquistare la benevolenza del Padrone delle acque e opporsi allo spirito negativo, che, dicevano, guidava Rowan ed era il principale responsabile della sua malattia.

Infine istruirono Rupert e Kristin sui riti che tutti insieme avrebbero dovuto svolgere finché fossero rimasti in Mongolia: il bambino doveva, ogni sera, essere lavato con vodka, latte ed erbe e asciugato con tovaglioli che poi sarebbero dovuti essere gettati verso Ovest; inoltre, anche loro stessi avrebbero dovuto lavarsi, per le tre sere successive, con un miscuglio di latte, vodka ed erbe, sempre gettando i panni umidi ad Ovest. Queste complicate istruzioni dovevano essere rigorosamente seguite.

Verso il lago Sharga

Un lago molto lontano, il cui nome Sharga significa ” splendente”, era stato indicato loro, dagli abitanti del luogo e dalle guide, come una tappa fondamentale del viaggio, poiché si diceva che le sue acque avessero degli enormi poteri e che, quindi, avrebbero apportato dei benefici a Rowan. La sua lontananza, però, li rendeva incerti sul da farsi: seguire le indicazioni e recarsi fin lì o dedicare più tempo al viaggio verso il Popolo delle renne e dirigersi, dunque, direttamente verso i suoi pascoli estivi? Fu chiesto di decidere a Rowan, che, senza esitazione, sentenziò che avrebbero prima raggiunto il lago e poi, successivamente, sarebbero giunti alla loro meta: la Siberia mongola.

Si misero dunque in cammino diretti verso quelle acque, ma Rowan, inspiegabilmente, non voleva più cavalcare, bensì spostarsi stando comodamente seduto sul pulmino e giocando con i suoi giocattoli, cosa che molto preoccupò il padre Rupert, dato che il pulmino non avrebbe potuto accompagnarli per l’intero viaggio. Durante il tragitto incontrarono altri guaritori, che si occuparono di Rowan: dissero che il bambino sarebbe guarito e che un giorno avrebbe saputo cavalcare da solo, senza l’aiuto del padre. Gli fu addirittura regalato un cavallo. Si fermarono anche presso un monastero buddista, dove i monaci pregarono per il piccolo e per la sua guarigione. Finalmente arrivarono, con grande sollievo da parte di tutti, al lago, che era, in realtà, più bello di quanto avessero immaginato: un luogo misterioso e affascinante, residuo di un vulcano esistito millenni prima. Sulle rive del lago, centinaia di cavalli, di qualsiasi colore e dimensione, divisi in branchi, ciascuno dei quali guidato da uno stallone, brucavano l’erba. Nell’acqua vi erano grandi cigni bianchi e pesci, che, di tanto in tanto, fuoriuscivano dalla superficie per mangiare gli insetti, soprattutto mosche e zanzare, di cui l’aria era piena.

Per giovarsi dei poteri terapeutici dell’acqua del lago bisognava immergervisi, ma Rupert e sua moglie Kristin temevano che Rowan si sarebbe rifiutato di farlo: in realtà si accorsero, con grande sorpresa e stupore, che il figlio, giocando, vi era già entrato spontaneamente dentro. Successivamente, a piedi, si misero in cammino per la sorgente guaritrice, non molto lontana da lì. Dopo circa un chilometro di strada, una volta giunti al fiume, scoprirono che le sorgenti erano più di una: una per gli occhi, una per lo stomaco, una per il sistema nervoso, ognuna delle quali affollata da molte famiglie, arrivate fin lì per approfittare dei poteri benèfici, che tradizionalmente venivano attribuiti all’acqua delle diverse sorgenti. Raggiunsero l’ultima: quella della mente. Rowan scoppiò in uno dei suoi pianti accompagnato dalle solite urla, ma la madre riuscì ugualmente a gettargli sulla testa un bicchiere di quell’acqua.

Prima di lasciare la zona del lago e riprendere il cammino vero il Popolo delle renne, Rupert e Kristin desideravano conoscere la storia del lago e sapere se davvero le sue acque fossero benevole. Un abitante del luogo raccontò che su tale lago vi erano una storia vera e una leggenda: la storia riguardava il fatto che le sue acque erano estremamente utili nella cura delle malattie legate alla tiroide, mentre la leggenda riguardava i cavalli. I cavalli di quella zona erano i migliori e i più pregiati di tutta la Mongolia, questo perché, secondo l’antica credenza, i primi due cavalli scesero dal paradiso in un laghetto su una montagna, percorsero un fiume sotterraneo e emersero proprio dal lago Sharga; successivamente si accoppiarono e dettero vita al primo branco: da quel momento in poi, la razza equina si sarebbe diffusa in tutta la Mongolia e nel resto del mondo.

Con la speranza che il forte legame con i cavalli fosse importante per Rowan e il suo processo di guarigione e che anche i poteri delle acque lo aiutassero, Rupert, assieme a tutto il gruppo, ripartì, a cavallo, per altri dieci giorni di viaggio, al termine dei quali avrebbero, finalmente, fatto conoscenza con il Popolo delle Renne.

Il Popolo delle renne

Dopo aver cavalcato a lungo, tra vari incidenti e difficoltà, mentre si trovavano a procedere in una valle fredda e ventosa, Rupert si accorse di alcune orme di cervo e renna sul sentiero: finalmente avevano raggiunto i pascoli estivi del Popolo delle renne.

Già prima di giungere a destinazione, il bambino, che nel frattempo si era deciso a tornare di nuovo in sella, era eccitato all’idea di cavalcare, non più un cavallo, bensì una renna: adesso, con una mandria davanti, non stava più nella pelle. Le guide parlarono con lo sciamano del luogo, Ghoste, il più potente della zona, spiegandogli chi fossero e il motivo per il quale si trovassero lì: il guaritore, dopo aver ascoltato la loro storia, accettò di aiutare e guarire il bambino al prezzo di cinquecento dollari, che, disse, sarebbero serviti per pagare le due famiglie del posto e non lui stesso. Subito dopo, quando Rupert ebbe acconsentito a dargli la cifra da lui richiesta, l’uomo, sulla sessantina, compì un piccolo rituale all’interno della sua tenda, utilizzando alcuni rametti bruciati che delicatamente sbatté più volte su Rowan, sorprendetemente a suo agio in quel nuovo posto.

Lo sciamano si fece poi raccontare la loro storia in modo dettagliato, al termine della quale disse che quella notte si sarebbe messo in contatto con il Texas e con Betsy, la cavalla del loro vicino e che il giorno seguente i genitori gli avrebbero dovuto raccontare come Rowan avesse dormito durante le ore notturne. Quella notte il bambino si svegliò improvvisamente urlando per qualche minuto, per poi tornare a dormire per quattordici ore consecutive, cosa che non era mai accaduta dal giorno della sua nascita. Per la funzione principale, che si sarebbe svolta il giorno successivo, fu sacrificata una renna, la cui carne fu consegnata a Rupert assieme ad una zuppa con il brodo, composta da tutti gli organi dell’animale e un po’ delle sue feci che ciascuno, ma soprattutto Rowan, avrebbe dovuto mangiare.

Il giorno della cerimonia ufficiale in onore del bambino, per la quale giunsero persone da tutte le zone circostanti, Rupert e sua moglie erano agitati e in pensiero, ma fiduciosi e curiosi di assistere all’ennesima funzione, mentre Rowan era eccitato e voglioso di rivedere Gosthe, per il quale sembrava nutrire simpatia.

Lo sciamano sedeva al centro della sua tenda con la nipote, che, prima di iniziare il rito, gli porse un manto decorato di nastrini, un copricapo e una maschera fatta di penne di falco. Vestito come un uccello, l’anziano signore iniziò a roteare, suonando il tamburo, mentre entrava in contatto con gli spiriti e raggiungeva lo stato di trance, abbandonando il mondo reale, sempre evitando istintivamente Rowan che si rotolava e di muoveva ai suoi piedi. In seguito offrì una ciotola di tè di latte di renna al bambino, il quale, rifiutando l’offerta, con il braccio dette un colpo al recipiente, che cadde però perfettamente in piedi: questo era un simbolo positivo per il guaritore, come successivamente avrebbe confidato, parlando con i genitori. Ghoste porse poi il suo copricapo a Rowan che, orgoglioso, lo mise in testa, divertito e, voltandosi verso il padre, glielo porse, prima di restituirlo allo sciamano. Infine il guaritore tornò in sé e si tolse i vestiti.

La cerimonia durò poco, circa venti minuti e Rupert ne rimase alquanto deluso, poiché si era immaginato tutt’altra cosa, non certo che fosse così semplice e breve. Al termine, Ghoste invitò la famiglia Isaacson ad abbandonare la sua tenda, dal momento che vi erano rimasti troppi spiriti pericolosi per il bambino; consigliò inoltre di abbandonare presto quel luogo dove si erano accampati e di tornare da lui il giorno successivo, prima della partenza, per delle brevi spiegazioni, dei chiarimenti e per i saluti. Rupert e Kristin si recarono da lui per ringraziarlo della cerimonia e per informarsi su eventuali cose che spettasse loro fare, una volta tornati a casa.

Il guaritore affermò che la funzione si era conclusa in modo positivo, che anche Rowan era disponibile a farsi aiutare nella guarigione, dal momento che non aveva rifiutato il copricapo quando lui glielo aveva porto. Il fatto poi che lo avesse passato al padre significava che lo indicava come il suo aiutante, come la figura che più di tutte avrebbe dovuto aiutarlo a superare la malattia. Raccontò, inoltre, che lui stesso aveva sofferto degli stessi sintomi di Rowan, fino all’età di nove anni e disse loro che avrebbero dovuto ripetere una cerimonia con sciamani potenti, almeno una volta l’anno per altri tre anni, cioè fino al compimento dei suoi nove anni d’età.

Gosthe rassicurò poi Rupert e Kristin sul fatto che Rowan sarebbe migliorato nei rapporti sociali, avrebbe abbandonato le crisi violente, le urla e avrebbe imparato a gestire i suoi bisogni fisiologici: tutto quanto a partire da quel giorno stesso. Infine disse che il destino di Rowan sarebbe stato quello di diventare uno sciamano e che i genitori non avrebbero dovuto intralciarlo nel suo futuro,

Dette loro tre pietre da mettere ogni sera sotto il cuscino di loro figlio alle quali avrebbero dovuto aggiungerne altre quattro prese dalla terra del Texas. Dopo questo li congedò e di nuovo li esortò a non rimanere a lungo in quella zona, piena di spiriti non benevoli per Rowan e la sua guarigione. In giornata, stupiti, ma speranzosi di vedere presto, se non tutti, almeno alcuni dei miglioramenti assicurati dallo sciamano, dopo aver fatto le valige e caricato i cavalli, tutti quanti si rimisero in cammino.

I primi miglioramenti

Erano passate soltanto poche ore da quando era stata celebrata la funzione con lo sciamano del Popolo delle Renne e Rowan sembrava già essersi quasi completamente trasformato: niente più crisi, niente più pianti, niente strilli e agitazioni. Anche le attese, per le quali fino a poco tempo prima avrebbe scatenato l’inferno, incapace di aspettare niente per più di pochi minuti, adesso non provocavano nessuna reazione negativa in lui: aspettava tranquillamente, intrattendondosi con i suoi giocattoli. I suoi animaletti di “ Il Re Leone“ potevano adesso essere persi tranquillamente: non urlava se non ne trovava più uno e così suo padre non era più costretto a cercarli per ore.

In particolare avvenne una cosa davvero miracolosa: mentre si trovavano, sulla via di ritorno, presso le rive del fiume dove era avvenuto l’incontro iniziale con i nove sciamani, Rowan riuscì per la prima volta ad evitare l’incontinenza fisica, controllando i suoi bisogni e non sporcandosi i pantaloni, come aveva sempre fatto fino a quel momento.

Erano tutti sconvolti dalla rapidità con cui Rowan stava migliorando, ma i genitori temevano che ci sarebbe stata, da un momento all’altro, una ricaduta, come ne erano avvenute in passato e come altri genitori di bambini autistici avevano detto, avvertendoli: mai rallegrarsi troppo per i passi in avanti, poiché, quasi sempre, a questi, seguono delle tremende regressioni. Dopo questo primo episodio, però, “incidenti” di questo tipo non avvennero più: Rowan imparò presto ad usare il vasino e successivamente il gabinetto, come un qualsiasi bambino “normale”, con grande felicità e meraviglia da parte dei genitori.

Ghoste aveva detto che già da quel giorno il bambino avrebbe perso i suoi tratti autistici più negativi, quelli che più innervosivano e stressavano i genitori e, contro ogni previsione, così era stato.

Il ritorno a casa

Prima di abbandonare la Mongolia, Rupert si volle recare a Khustai luogo in cui si trovano a pascolare nella steppa i cavalli bradi, detti takhi, che sono originari della Mongolia e che inizialmente, si pensava fossero gli antenati dei cavalli addomesticati e di tutti i cavalli domestici. Rupert voleva giungere fin lì per chiedere grazie agli animali per tutto ciò che avevano fatto per loro.

In seguito, dopo aver rivolto le loro preghiere ai signori delle montagne e della terra, Kristin Rupert e Rowan presero l’aereo per Londra. Qui si fermarono qualche giorno, prima di volare nuovamente in Texas. A Londra, quasi immediatamente, Rowan cominciò ad assumere di nuovo i comportamenti autistici, comprese le violenti crisi di pianto: ebbe quindi quella regressione che Rupert si aspettava da un momento all’altro.

Prima di abbandonare il Regno Unito, Kristin e Rupert, si recarono a Cambridge, per incontrare il dottor Simon Baron-Cohen, il massimo esperto di autismo in Gran Bretagna. Questo disse una cosa che rimase particolarmente impressa a Rupert, ovvero che in futuro, forse, l’autismo sarà visto sempre meno come una malattia e sempre più come un aspetto della personalità, dell’io. Fortunatamente, in Texas, le crisi di nervi che si erano verificate nella capitale inglese, non avvennero più: né i pianti, né l’ansia, né l’iperattività. A cinque anni Rowan leggeva come un bambino di sette e ben presto cominciò a leggere da solo la sera prima di addormentarsi. Iniziò subito, una volta tornato a casa, a farsi degli amici e per la prima volta, per il suo sesto compleanno, gli fu organizzata una festa, con la cerchia di bambini che adesso erano suoi amici, di cui soltanto uno presentava tratti autistici.

Anche l’incontro con Betsy, che tanto aveva spaventato Rupert, fu positivo: la cavalla salutò il bambino con la stessa obbedienza di sempre e quasi subito ricominciarono a cavalcare tutti insieme, finché ben presto Rowan non iniziò a farlo da solo, anche per due ore al giorno, proprio come avevano previsto i nomadi in Mongolia.

Con i miglioramenti del figlio, anche i genitori riacquistarono la loro vita sentimentale essendo meno stressati e più liberi, dal momento che adesso potevano tranquillamente assumere delle babysitter ed uscire la sera: non dovevano più pensare soltanto a Rowan e alla sua malattia, ma avevano più tempo da dedicare a loro stessi. Anche le loro sfere personali e lavorative iniziarono quindi a riemergere: Kristin, per esempio, iniziò a scrivere un libro e poco dopo lo pubblicò; Rupert si mise in contatto con un addestratore dello high school dressage, una forma complessa di equitazione in cui il cavallo danza sotto il cavaliere e iniziò ad allenarsi, arrivando ad un livello talmente alto di bravura da poter addirittura competere.

Rowan, come lo stesso Rupert ammette, dopo il viaggio in Mongolia non è guarito, è migliorato. È ancora autistico sebbene sia stato liberato dagli aspetti più negativi e inutili: la sua essenza non cambierà mai e non è nemmeno questo che i genitori vogliono.

IL LIBRO

Nel Maggio del 2009 è stato pubblicato in Italia dall’editore Rizzoli ” The Horse boy” il libro autobiografico che Rupert Isaacson, il padre di Rowan ha deciso di scrivere sul viaggio in Mongolia.

L’AUTORE

Rupert Isaacson è nato a Londra da madre sudafricana e padre dello Zimbabwe. Il suo primo libro, “The Land Healing: Una Kalahari (Grove Press)”, è stato molto apprezzato nel 2004 dal New York Times. È un giornalista e uno scrittore di viaggio che scrive per testate quali “Daily Telegraph”, “Esquire”, “National Geographic”, “Independent on Sunday”, “Conde Nast Traveller”, “Daily Mail” e “The Field” Ha viaggiato molto in Africa, Asia e Nord America e adesso vive ad Austin, in Texas, con sua moglie, Kristin, e loro figlio, Rowan. Oltre ad essere un addestratore di cavalli ex-professionale, Rupert è direttore e fondatore di “[Indigenous Land Rights Fund]”, un’organizzazione non-profit che aiuta i profughi minacciati e le tribù indigene ad ottenere il possesso della loro terra ancestrale.

IL FILM

Già prima di partire per questa avventura Rupert aveva in mente di produrre, una volta tornato in Texas, un filmato-documentario che raccontasse l’esperienza dell’insolito viaggio: proprio per questo, infatti, si era fatto accompagnare, per tutto il mese di permanenza in Mongolia, da alcuni cameramen e tecnici del suono, che avrebbero dovuto filmare i momenti più salienti e particolari delle quattro settimane.

Il filmato, che rimuove alcune parti romantiche presenti invece nel libro, mostra l’enorme amore che un padre prova nei confronti del figlio in difficoltà. Il film ha l’intento di dar voce alle migliaia di persone che giornalmente lottano contro questa malattia, ancora poco conosciuta per la scienza e la medicina tradizionale e vuole lanciare un messaggio di speranza per tutti coloro che si trovano a dover fare i conti con un figlio autistico e con le sue esigenze.

Il documentario, omonimo del libro, è stato positivamente apprezzato in vari festival come ad esempio l’International Documentary Film Festival Amsterdam o il Sundance Film Festival 2009 poiché mostra in modo diretto come, anche durante i momenti più negativi della vita, l’amore sia in grado di trovare una via d’uscita, una fuga verso la felicità e la serenità.

Il team: Rowan Rupert (protagonista), Rupert Isaacson (produttore), Kristin Neff, Michel Orion Scott (direttore e cinematografo), Rita K. Sanders (editrice), Jeremy Bailey ( Seconda camera), Justin Hennard( tecnico del suono), Lily Haydn e Kim Carrol (musicisti).

Tratto da Wikipedia

 

Autismo: Antoine Ouellette vivere e creare con la sindrome di Asperger

Antoine Ouellette, compositore, musicologo, un dottorato in studio e pratica delle arti con menzione d’eccellenza e docente di corsi presso il Dipartimento di musica, ha appreso nel mese di novembre del 2007, all’età di 47 anni di avere la sindrome di Asperger, un tipo di autismo caratterizzato da un’alterazione severa dell’interazione sociale. All’annuncio della diagnosi, ha sentito un grande senso di pace. ” Una lunga ricerca era terminata. Un pezzo importante che mancava alla conoscenza della mia persona era stato scoperto”, scrive nella prefazione di Musique Autiste (Musica autistica).

In questo libro che fa da opera di divulgazione scientifica sulla sindrome di Asperger e  d’autobiografia, si svela senza pudore  e con coraggio. ” Dopo la diagnosi, ho iniziato a leggere molto sull’argomento, testimonia Antoine Ouellette. E mi sono reso conto che molte persone hanno una percezione molto negativa degli Asperger. Ci vedono come dei mediocri, degli incapaci, dei matti !. E cosi’ mi è venuta l’idea di redigere un saggio su questa malattia per fornire una testimonianza positiva, che possa contribuire ad aiutare i genitori  e a sdrammatizzare la sindrome di Asperger”.

Delle persone vere

Appoggiandosi sui lavori dei ricercatori Carol Gray e Tony Attwod, quest’ultimo considerato come uno dei migliori specialisti sulla sindrome di Asperger, il compositore ha scoperto che gli Asperger sono dotati di numerose qualità. ” Non giudicano e accettano la gente cosi’ come è. Sono candidi e si meravigliano facilmente. Sono leali verso i loro amici, sono schietti, autentici e onesti.” Come gli altri autistici, gli Asperger hanno difficoltà a decifrare le frasi non dette e i messaggi implici. Non amano le competizioni tra colleghi e i giochi di potere. ” Non portano maschere e non sono degli arrivisti” prosegue il musicista. Vorrebbe dire che un mondo popolato unicamente da Asperger sarebbe un mondo ideale?

“Oh, non vorrei andare cosi’ lontano!” afferma candidamente.

Pero’ non è tutto rose è fiori nel regno degli Asperger. Sarebbero infatti piuttosto inclini a soffrire d’ansia, di disturbi ossessivi, isolamento sociale e dissociazione. E sono stati riscontrati molti disoccupati tra gli Asperger ( in ragione, puo’ essere, della mancanza d’interesse per i lavori remunerati, la carriera e le promozioni). Allievo estremamente dotato e disciplinato, Antoine Ouellette racconta di aver sofferto molto durante l’infanzia e l’adolescenza. A causa della sua avversione per lo sport, la preferenza alla solitudine e la sua andatura curiosa, era la preda costante dei compagni di classe ed è anche stato vittima di bullismo.

Una musica autistica?

Esiste un tipo di musica, una maniera di comporre propria degli Asperger che sarebbe collegata ai tratti del loro carattere? E’ il progetto di ricerca ambizioso e originale che intende portare avanti Antoine Ouellette nei prossimi anni, in compagnia di un ricercatore dell’ospedale Rivière-des-Prairies. “Analizzando la mia musica sono arrivato ad una conclusione: ho spesso utilizzato delle ripetizioni di melodie o figure ritmiche. Mi capita ancora di ripetere certi comportamenti, delle routine, dei rituali, un tratto spesso associato alla sindrome di Asperger. Forse questo si riflette nella mia creazione ed è lo stesso per tutti i musicisti autistici?”.

Antoine Ouellette non è a favore del depistaggio precoce della sindrome di Asperger. ” Non sono uno specialista, ma credo che dovrebbero lasciare i bambini essere bambini e lasciarli apprendere al loro ritmo nel rispetto delle loro differenze. Viviamo in una cultura dei risultati immediati, mentre l’apprendimento per certe persone puo’ richiedere piu’ tempo” Se l’avessero diagnosticato durante l’infanzia, il musicista crede che sarebbe stato piu’ stigmatizzato e non avrebbe potuto sbocciare e svilupparsi tanto.

L’agenda del docente è strapiena di appuntamenti dall’uscita del suo libro: tiene diverse conferenze sulla sindrome di Asperger ed è molto sollecitato dai media. Spera di ottenere un posto come professore per condurre piu’ facilmente delle ricerche sull’arte e sulla malattia.

Nel frattempo Antoine Ouellette continua la sua missione: fare in modo che gli autistici  sianno sempre di piu’ accettati e valorizzati nella società.

Il blog di Antoine Ouellette :http://antoine-ouellette.blogspot.com/

Tradotto da Mondo Aspie , Journal L’UQAM, vol. XXXVIII, no 6 (14 novembre 2011)

 

Libro: I ragazzi con gli occhiali che hanno cambiato il mondo. Asperger e Nerd tra orgoglio e pregiudizi

I nerd tra orgoglio e pregiudizi
Il volume di Benjamin Nugent spiega come i «ragazzi con gli occhiali» stiano cambiando il mondo. Un tempo emarginati, oggi i secchioni sono i nuovi eroi popolari

Cowboy, pionieri, gangster, cheerleader e giocatori di pallacanestro. Sono gli eroi nella cultura popolare americana. Gente che dà il meglio di sé nell’impeto dell’espressione fisica. Ma guardando dietro il cartonato su cui è impressa la facciata di queste figure si scopre che spesso sono frutto della fantasia di individui che rappresentano il loro opposto, pur essendo comunque personaggi fondamentali della cultura pop: i nerd.

Banalmente accomunati sotto il termine «secchioni», sono i ragazzi con gli occhiali dall’apparenza indistruttibile «che stanno cambiando il mondo», come recita il sottotitolo del libro di Benjamin Nugent, Storia naturale del nerd, edito nella collana dei Gialli di Isbn. «Questo è un argomento di solito trattato con leggerezza. Il mio invece sarà un approccio molto serio, da vero nerd», chiarisce subito l’autore che, come si capisce dalla mole del libro, parla di un argomento che conosce bene, considerandosi un nerd rinnegato. Un ex nerd.

Questo curioso volume non vuole essere «né una difesa del nerd né una sua esaltazione», ma si propone di analizzare il significato della figura, stabilirne le origini e mostrarne le dinamiche in uno studio che passa da riferimenti letterari – per Nugent in Orgoglio e pregiudizio «appare evidente la nerditudine» di Mary Bennet – a possibili collegamenti razziali, con la conclusione che gli ebrei sono proto-nerd perché storicamente si sono concentrati su attività non fisiche e che gli asiatici sarebbero predisposti a essere nerd per il loro approccio alla tecnologia.

Ma prima di avventurarsi nell’analisi, bisogna accordarsi sul significato del termine. «L’essenza del concetto di nerd non sta nell’intellettualismo o nell’inettitudine sociale», ma «esistono due macrocategorie di nerd». La prima è rappresentata da chi ha qualità più intuitive che logiche. La seconda da individui definiti nerd perché socialmente ai margini, chiamati così dai compagni di scuola «in cerca di zimbelli da far sentire esclusi». Per riconoscere gli originali ci sono delle caratteristiche: solitudine, natura ripetitiva e meccanica, scarso uso del corpo, risata infantile, tendenza a prendersi molto sul serio. Poi «basta guardarli due secondi per capire che preferiscono la fisica astratta, i dibattiti scolastici o i videogiochi allo skateboard, alle feste e al calcio». Uomini (molti) e donne (poche) fissati con le regole e con un debolissimo senso atletico che esistono almeno da quando esistono i romanzi, azzarda Nugent citando illustri esempi letterari che, oltre alla Austen, comprendono Casa Howard (1910) in cui Tibby, mentre ascolta Beethoven, più che farsi trasportare dalla melodia «si concentra in maniera ossessiva sulla meccanica della composizione». Come lui Gussie Fink-Nottle, personaggio di P.G. Wodehouse, che nei rapporti «anela a un tipo di interazione computerizzata». L’esempio più fulgido è Victor Frankenstein, vero proto-nerd che dopo essersi concentrato per anni sulla realizzazione della sua creatura, assemblando pezzo su pezzo, quando finalmente prende vita fugge terrorizzato: «Il fallimento di Victor è sul piano dell’empatia, consiste nel non riuscire a rapportarsi con l’altro a livello emotivo».

La tesi è che la figura del nerd sia stata tratteggiata da «romantici come Mary Shelley che guardavano con sospetto a esperti di cose tecniche in quanto apparentemente distanti dalla vita familiare». Ma la modernità è dalla parte dei nerd. Di gente come Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg. E la loro sofferenza (intesi come categoria), nascerebbe dalla dicotomia generalmente accettata tra ragione e emozione, «nel sentire che, essendo a proprio agio con il pensiero razionale, sono esclusi dall’esperienza della spontaneità, dalle relazioni sentimentali, dai legami non razionali con gli altri».

Ma gli ultimi anni hanno segnato una rivincita, trasformando la rappresentazione dell’emarginazione in un modello da seguire. L’estetica nerd vanta ora un esercito di hipster: gente travestita da nerd per manifestare apprezzamento verso il presunto «rifiuto delle forze che dettano legge», come la moda. I nerd non sanno cavalcare tendenze e diventano outsider da imitare. Così si spiega l’invasione di occhialoni, cardigan e pantaloni stretti che ha travolto la moda e lo spettacolo, regalandoci le immagini (tra gli altri) di Demi Moore, Scarlett Johansson, Justin Timberlake, Britney Spears, David Beckham in divisa da nerd.

Pur attraversando tematiche anche lievi, il libro si avvicina alla conclusione indagando lo spettro dell’autismo. Secondo l’autore ci sarebbero molte caratteristiche comuni tra i portatori della sindrome di Asperger e gli appassionati di regole, fantascienza e videogiochi: «Il quantum distingue un Asperger da un nerd neurologicamente normale. L’inettitudine sociale è causata dalla difficoltà nel leggere quel tipo di comunicazione umana che anche le macchine faticano a interpretare». Ma pur con questa diversità emotiva, Nugent ricorda che i nerd sono uguali a tutti gli altri in almeno una caratteristica: nel bisogno di sentirsi accettati.

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