Autismo Italia: Padre di un bambino autistico denuncia i medici.

Quanti danni, quanta sofferenza, quanti traumi, quanta ignoranza …le famiglie finiscono dentro un sistema che invece di tutelarle le disintegra.

La vicenda di un piccolo di 10  anni e delle sue sorelline che adesso vivono in una comunità “senza assistenza dell’Asl”.

Roberto (il nome è di fantasia) è un bambino novarese di 10 anni che è ospitato in una comunità del Biellese da un paio d’anni.

Fin dalla prima infanzia sono emersi i suoi problemi d’autismo, per cui il bimbo era seguito da uno specialista e veniva assistito a domicilio. All’improvviso, nel 2010, l’interruzione della terapia. La separazione dei genitori e l’affidamento a una comunità protetta danno inizio a un periodo travagliato per lui e le due sorelline di 7 e 4 anni.

«No, non è autismo», sostiene la mamma assieme agli operatori della comunità ma «disturbo dell’attaccamento». Poi la Neuropsichiatria infantile cambia il quadro: «Disturbo post traumatico causato da maltrattamenti». Di conseguenza vengono sospese le visite con il padre, ritenuto responsabile. Poi gli scenari mutano nuovamente.

Due recenti consulenze tecniche, una del Tribunale dei Minori e una del Tribunale civile di Novara, sgombrano il campo dai dubbi: è autismo. Peccato che per due anni il bimbo non ha seguito alcuna terapia. Insomma, una storia di disagio, sofferenza, ma anche di ordinaria e complicata burocrazia, quella che vede protagonista Roberto e le sue sorelline. Tre bambini residenti in un piccolo centro di provincia in una famiglia seguita dai servizi sociali.

Due anni fa il dramma: i bimbi vengono trasferiti in una comunità del Biellese: «Violenza assistita», sostengono i servizi sociali. Poi arriva la denuncia choc della madre: «Mio marito mi picchia». Gli atti vengono trasmessi alla Procura della Repubblica di Novara, che indaga il padre, operaio, per maltrattamenti; sospesi gli incontri coi figli, affidati alla donna. Ma a distanza di due anni il marito non ci sta: non entra nel merito dei fatti per cui è indagato, ma ritiene che questi non debbano influire sul futuro dei figli e sulle cure mediche del piccolo Roberto.

Per questi motivi, assistito dall’avvocato Barbara Cocco, ha presentato denuncia per abuso d’ufficio, falso e omissione d’atti d’ufficio nei confronti di alcuni medici della Neuropsichiatria infantile di Novara e una analoga per omissione anche nei confronti dei medici di Biella e dei responsabili della comunità cui erano affidati i figli: «L’ho fatto perché due perizie, del Tribunale dei minori e del Tribunale di Novara che segue la separazione, escludono traumi. Dicono che Roberto è sempre stato autistico e che la madre non è in grado di seguire i figli perché affetta da un disturbo istrionico. I bambini devono andare quindi in affido e noi seguire un percorso di recupero della genitorialità».

Ma per due anni i tre bambini sono stati spostati in due comunità diverse (nella prima Roberto non riusciva ad ambientarsi), privati delle visite del padre (ora nuovamente concesse): «Non sono stati “presi in carico” da nessuno – sottolinea l’avvocato Barbara Cocco -: la sanità novarese ’’scaricava’’ l’onere a quella biellese, quest’ultima rimandava il compito a Novara».

Fonte: La stampa

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Autismo e psicanalisi in Francia: Sfilata di mamme e papà coccodrillo ad incontro di Lacaniani

Francia, Grenoble 29 Settembre 2012

Sfilata di mamme e papà coccodrillo genitori di bambini autistici + 2 coccodrilli, davanti al Centro regionale di Documentazione Pedagogica durante un incontro di Lacaniani e psicanalisti della scuola della causa freudiana (ECF).

L’inconscio di sua madre puo’ distruggere un bambino e renderlo autistico. Il bambino è il sostituto del fallo materno
Articolo pubblicato sull’Express: Quando una psicanalista rende le madri responsabili dell’autismo.

Qui trovate l’articolo dell’Express tradotto in Italiano : Autismo Francia: una psicanalista attribuisce alle madri la responsabilità dell’autismo

Disabili e crisi: famiglie in ginocchio

A dire la verità, le famiglie erano in ginocchio anche prima della crisi ! e resteranno in ginocchio anche dopo la crisi ( sempre che passi…)

Sono appena tornata dal Centro di riabilitazione che segue Diletta. Mentre attendevo che mia figlia facesse la sua terapia ho incrociato lo sguardo con un’altra mamma. Una mamma stanca, con gli occhi spenti.

Ho iniziato a parlare con lei raccontando, come succede, un po’ della mia storia. Così ad un certo punto lei è esplosa. Vive in un residence del comune, un “buco” (così lo ha chiamato lei) di 30 mq assegnato dopo essere stata accolta in una casa famiglia con i suoi tre figli di 11, 7 e 3 anni. L’ultimo autistico.

Ha iniziato a gridarmi il suo dolore per essere stata licenziata a fine contratto. Per non avere di che fare la spesa. Per vedere suo marito lavorare giorno e notte per venti euro. Poi le ho chiesto: “come mai vi siete ritrovati in questa situazione?“. I suoi occhi hanno cambiato luce, entrando nella via del ricordo.

Mi ha raccontato che anni fa avevano una casa piccola e carina, un mutuo che pagavano sempre, un piccolo ristorante in società con un parente e tutto andava bene. Un bel giorno scoprono che questo parente aveva combinato tanti guai. La società fallisce portandosi dietro suo marito e tutta la famiglia. La casa pignorata poi va all’asta, il locale segue la casa. Nasce il terzo figlio e lei partorisce dentro la casa famiglia. Accolta con i bambini mentre il marito resta fuori.

Parlavamo ancora quando la terapista conduce a lei un bimbo di tre anni tenerissimo. A questo punto lei si mostra preoccupata. 32 gradi fuori e due ore di autobus per tornare a casa. Le chiedo se le fa comodo fare un pezzo di strada insieme per farle prendere solo un mezzo e non tre. Lei si commuove. Io pure. Saliamo in macchina con Diletta e i nostri due amici. Un percorso imbarazzato e angosciato perché sento il dolore e la vergogna per un bimbo (e per tutti gli altri) che rientra in un residence senza avere certezza di cenare, trovando due fratellini che nessuno invita mai. Bambini ai quali non è consentita la gita scolastica, non è consentito l’invito alla festa di fine anno.

Bambini di serie B diventati di serie C con un fratello autistico al seguito. Discriminata la madre che nessuno fa più lavorare (e so bene cosa si prova!), discriminata l’intera famiglia che è andata ad arricchire la povertà. Un bambino disabile sotto il sole, cui è stato rifiutato il trasporto del comune perché (è stato detto alla sua mamma): “suo figlio cammina!”. Un’immagine che mi ha distolto dal mio mondo. Una sensazione che voglio rendere una opportunità.

Una riflessione comune di un dolore immenso. Tre mesi di scuole chiuse per chi ha difficoltà economica equivalgono a rendere famiglie già in ginocchio, completamente sdraiate. A danno dei bambini. Saish (assistenza domiciliare) ridotto all’osso, centri estivi irraggiungibili per via della soglia Isee e delle liste d’attesa, servizi per bambini costosi e carenti e se poi questi bambini sono disabili i servizi diventano assenti come le istituzioni che onde evitare guai vanno in ferie prima di tutti.

Le poche eccezioni di merito non bastano.  

Fonte: Ilfattoquotidiano.it