L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, parla della presa in carico. Seconda parte

Gunilla Gerland
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L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, autistica, parla della presa in carico. Seconda parte

Uno sviluppo differente

Esistono ancora dei casi, dove le cause dell’autismo sono sconosciute, ma, nel mondo intero, i ricercatori sono d’accordo nel riconoscere l’origine genetica dell’autismo al 90% e  il 10% viene attribuito a fattori ambientali, che non implicano motivi psicosociali, ma piuttosto sono da imputare a lesioni sopraggiunte alla nascita, etc. Se un bambino nasce con una lesione cerebrale o soffre di una tale lesione dalla nascita per via di un’ infezione, questo vuol dire che la struttura del suo cervello è differente e che dovrà utilizzare delle zone del cervello per delle attività per le quali non sono state concepite, e non passerà attraverso le stesse fasi di sviluppo come gli altri bambini.

Penso che, fino ad ora, la maggior parte delle persone sia daccordo con me. Tuttavia, l’errore commesso a questo punto da numerose persone dotate di un bagaglio psicodinamico/psicoanalitico e di pensare che il bambino sviluppi dei “deficit” in questi settori e che, verosimilmente, sarà benefico per lui “ritornare indietro ” e correggerli. E’ ugualmente sbagliato credere, che gli esseri debbano svilupparsi psicologicamente secondo un certo ordine, e particolarmente in materia di relazioni. Quelli che ne sono convinti non hanno capito ne lo sviluppo normale ne che lo sviluppo psicologico dell’individuo dotato di psichismo fondalmentalmente differente puo’ essere completamente parallelo senza mai operare d’intersezione.

Alcuni di voi potrebbero sussultare a questa evocazione. Ma perchè questo pensiero è cosi’ orribile ? Probabilmente perchè  se il principio è avvalorato, voi non lo capite piu’, perchè non corrisponde alla vostra visione attuale del mondo. Tuttavia, voi sapete che se oserete andare al di là della costrizione delle vostre idee voi crescerete e imparerete cose nuove. Allora, quale è il problema? Puo’ essere quello che nessuno ha espresso, l’impressione di avere indotto le persone in errore in passato, e di averle mal capite e mal interpretate. Si tratta di un giudizio scomodo di cui l’impatto non deve essere sottovalutato, sebbene numerose persone rompendo l’utilizzo di terapie e di sostegno socio-psicologico sentono di poterlo gestire. 

Spesso,  le teorie psicodinamiche prendono la carica di “mentore”, un sistema dove il vostro terapeuta diventa il vostro professore e per conseguenza il rappresentante di una certa scuola di pensiero e dunque  dove voi scegliete di farvi consigliare in funzione di questa teoria. Pertanto, accettare e capire cio’ che è scritto in questo articolo puo’ comportare la necessità di disimpegnarsi da questa “famiglia” e rischiare di perdere una parte del vostro senso di appartenenza. Questo atteggiamento richiede del coraggio.

La teoria della relazione d’oggetto (o scuola della relazione d’oggetto)  non è pertinente

Per quanto riguarda la teoria della relazione d’oggetto, a titolo illustrativo, bisogna realizzare che non è applicabile alle persone che non presentano dei disturbi pervasivi delle funzioni cerebrali , come per esempio l’autismo o la sindrome di Asperger. In fatto che non ho integrato alcuna rappresentazione d’oggetto non ha in alcun caso indotto i problemi che questa situazione genererebbe in altri individui. Non ho mai sentito il bisogno fondamentale di vicinanza verso gli altri individui, o almeno, non nella stessa misura. Il fatto di  non aver mai integrato alcuna rappresentazione d’oggetto non significa necessariamente che le mie rappresentazioni siano disintegrate ! Cosi come si potrebbe dire che non ho alcuna rappresentazione d’oggetto, allora si potrebbe dire che le mie rappresentazioni di oggetto sono estremamente bene integrate e queste due dichiarazioni sarebbero ugualmente vere o false. Per capire meglio bisogna superare la teoria della relazione d’oggetto. Io non sono affatto nata con questa struttura, non piu’ di quanto ne abbia  bisogno. E questo non significa necessariamente che la mia vita non sia soddisfacente, ma è semplicemente differente. Apprezzo tante cose nella vita e, come altre persone autistiche, voglio essere rispettata e considerata  per quello che sono.

Quando cercate di applicare su di me o altre persone che presentano la stessa disabilità delle teorie psicodinamiche, trovo cio’ offensivo come quando 100 anni fa, le persone guardavano un ragazzo con leggeri disturbi dello sviluppo e 34 credevano che il suo stato fosse imputabile a masturbazioni eccessive. Nella calca, pensavano che le persone epilettiche erano nevrotiche. La percezione della società verso gli individui e comportamenti anormali sembra alle volte evolvere lentamente, e altre volte invece rapidamente. Atteggiamenti che consideriamo obsoleti hanno prevalso fino a poco tempo fa. Per esempio negli anni 70, l’omosessualità era considerata come una malattia psicologica e anche negli anni 80 persone sorde la cui disabilità era latente sono state rinchiuse in unità psichiatriche.

 E’ vostra responsabilità cambiare il modo in cui l’autismo viene visto.

Perchè le teorie psicodinamiche non devono essere utilizzate durante terapie con clienti che presentano disturbi dello spettro autistico

– Il terapeuta puo’ perdere il controllo degli strumenti terapeutici come il transfert/controtransfert in ragione della maniera interamente differente con cui le persone autistiche interagiscono. Questa situazione si verifica generalmente senza che il terapeuta capisca di aver perso il controllo. (L’effetto si manifesta alle volte perchè il terapeuta assimila un controtrasfert difficile, per esempio, dei sentimenti di disgusto verso il cliente).

– Nel ambito dei paradigmi dove queste teorie sono utilizzate, la conoscenza del movimento di difesa delle persone handicappate si rivela mediocre. La sensibilizzazione all’importanza di sviluppare un’identità positiva della disabilità manca, per esempio il fatto di avere come modelli positivi persone autistiche piu anziane. Vi è anche una mancanza di discussione etica per determinare se la maniera utilizzata per allacciare delle relazioni, debba essere percepita come “la migliore”.

 – Ci sono numerose segnalazioni provenienti da persone autistiche ad alto funzionamento vittime di dannosi trattamenti e di pregiudizi o aventi l’impressione di non essere ascoltate ne capite durante i trattamenti psicodinamici. Nella pratica, tutti i casi che passano con “successo” sono fondati su dei rapporti che presentano unicamente il punto di vista soggettivo del terapeuta.

– Le teorie psicodinamiche non sono state elaborate per le persone che presentano psichismi radicalmente differenti in piu’ gli strumenti basati su queste teorie non sono stati concepiti per questo fine. Questo significa che la teoria della relazione d’oggetto molto popolare in Svezia, non si applica. Lo stesso principio vale per le interpretazioni simboliche o l’utilizzazione delle teorie sulla proiezione e i meccanismi di difesa. Molti psicoterapeuti non riconoscono questo punto di vista e credono  di sapere cio’ che accade, come traspare da numerosi racconti officiali e non di persone autistiche e dei loro genitori, quando in realtà non ne hanno la minima idea !

Vogliate notare che questo non significa che la vita privata delle persone autistiche è insignificante ne che possono trarre vantaggio (se dispongono di un alto livello di funzionamento appropriato/QI) da un sostegno socio-psicologico. Questo significa che il consulente deve ignorare gli strumenti e le teorie psicodinamiche suddette e concentrarsi invece sui sentimenti, i pensieri e le azioni ad un livello piu’ concreto. Questo implica che il terapeuta disponga di un livello di conoscenza dell’autismo ( e delle disabilità, piuttosto che delle malattie) appropriato, aggiornato  e dettagliato. E’ anche importante riconoscere che non è, e non dovrebbe essere l’autismo ad essere trattato con il consueling (assistenza socio-psicologica), ma le sindromi secondarie  o il fatto di vivere con autismo. Questo puo’ essere comparato al sostegno per persone sorde o cieche, non si puo’ pretendere che sentano o vedano meglio come risultato del loro trattamento, ma bisogna vegliare affinchè possano affrontare al meglio la loro esistenza, un’esistenza che integra una disabilità presente nella loro vita.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, parla della presa in carico. Prima Parte

Gunilla Gerland
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L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, autistica, parla della presa in carico. Prima Parte

Fino a poco tempo fa, l’autismo era considerato come un handicap orfico, seppellito sotto miti e idee sbagliate. Pero’, molti di noi che presentano questa condizione non lo giudicano cosi’ specificatamente misterioso. Problematico, certo, alle volte difficile, ma a malapena misterioso.

Siamo stati associati a bambini chiusi in “campane di vetro”, “belli, ma inaccessibili”, che hanno subito una sequela di esperienze orribili per diventare cosi’ visibilmente indifferenti al mondo che ci circonda, come è il caso di molti tra noi. Abbiamo titillato l’immaginazione della gente e ispirato un grande numero di teorie condivisibili o meno su di noi. Non conosco nessuna disabilità, a parte la mia, a proposito della quale tante persone pretendono di possedere delle “conoscenze” e si sentono abilitate a formulare opinioni  pur essendo disinformate. Questa situazione è estremamente frustrante e in piu’, è all’origine della diffusione capillare di un modo sbagliato di trattare delle persone autistiche, in particolare gli autistici ad alto funzionamento. E alle volte, è terminata nella prescrizione di dannosi trattamenti.

Ho incontrato un numero incalcolabile di psicologi e di psicoterapeuti che pretendevano di conoscere le problematiche legate all’autismo, ma una volta messi alla prova, ho constatato che non avevano piu’ letto nulla dopo Bettelheim e avevano incontrato qualche bambino autistico negli anni 60 e 70. Questa piega delle cose è senza dubbio comprensibile, perchè l’autismo  è una disabilità che sembra impenetrabile alle persone cosidette normali. Pero’, quello che è incomprensibile e imperdonabile è la maniera in cui il sistema trascura le persone autistiche oggi. E questo fallimento consiste in una deviazione del pensiero da parte di persone  formate con il metodo psicodinamico e della psicanalisi, che scelgono di non vedere e non sentire lo stato attuale delle conoscenze  sull’autismo.

Le cause dell’autismo sono unicamente biologiche

 Man mano,  e in misura in cui la società riconosceva e diagnosticava meglio l’autismo e la sindrome di Asperger (una forma di autismo), sempre piu’ giovani e adulti fornivano dei  racconti autobiografici sulla loro disabilità. Delle opere e degli articoli sono stati pubblicati e delle conferenze organizzate. Noi abbiamo descritto che cosa volesse dire sentirsi incompresi e fraintesi, e che cosa volesse dire  vivere con un sistema nervoso che non funziona normalmente, o cosa significa sentirsi differenti. Per tutti noi, è palese che le cause dell’autismo sono biologiche. Non di meno, come tutto il resto della popolazione, le persone autistiche sono cresciute in differenti famiglie. Alcuni di noi hanno genitori meravigliosi e si evolvono in ambienti sociali favorevoli; altri non hanno questa fortuna. Questo stato dei fatti   puo’ aver influito sulla nostra personalità in modi differenti, ma non ha niente a che vedere con la nostra disabilità.

Una persona autistica come una persona con trisonomia 21, puo’nascere in una famiglia qualsiasi.

Di conseguenza, è inutile e seccante trattare i sintomi associati all’autismo per mezzo di terapie incentrate sulla situazione famigliare o interpretare questi sintomi come delle parti d’altro che non siano un’ indicazione di un disturbo del sistema nervoso/cerebrale d’origine genetica e acquisito all’inizio dell’esistenza.

Molti di noi che sono autistici ad alto funzionamento sono stati analizzati in virtu’ del modello psicodinamico/psicoanalitico, spesso da terapeuti ben intenzionati, ma la maggior parte di loro non ne ha tratto alcun beneficio, molti si sono sentiti danneggiati e alcuni sono stati offesi.

Naturalmente, noi possiamo presentare dei problemi “in piu” della nostra disabilità, ma siccome la nostra modalità di funzionamento è fondamentalmente diversa, tutte le persone desiderose di aiutarci devono imperativamente famigliarizzare con lo psichismo dell’autismo. E per ottenere questo tipo di conoscenze, bisogna mettere da parte tutte le teorie tirate su dalla psicologia dello sviluppo e tentare di raggiungere una comprensione della maniera di pensare e di ritenersi delle persone autistiche. E il modo migliore di arrivarci consiste naturalmente nell’ascoltare e leggere i racconti dei giovani e degli adulti con questa disabilità.

La nostra realtà è negata

Il fallimento a cui mi riferisco verosimilmente si sta riproducendo qui adesso, mentre sto scrivendo il mio articolo. Sto mettendo davanti ai vostri occhi queste informazioni, ma alcuni di voi decideranno di non togliere i loro “occhiali psicodinamici” perchè sono incollati al loro naso. In questo preciso istante sento che voi negate la nostra realtà, che ci ignorate, e che non siamo autorizzati ad esistere se non ci conformiamo alle vostre teorie.

In passato, ho paragonato le teorie psicodinamiche al racconto di Cenerentola. Ho scritto: “La teoria psicodinamica offre una forma di speranza che sembra essere vitale agli adepti convinti; la promessa di una fiaba per adulti dove si attribuisce al terapeuta il ruolo della fata buona. Ma se il paziente presenta un disturbo dello spettro autistico che, essenzialmente è il risultato di un danno al sistema nervoso, questa persona non andrà mai al ballo e non incontrerà il suo principe. Cosi’, il terapeuta non puo’ sparire allo scoccare della mezzanotte senza avere la sensazione d’avere compiuto con successo la sua missione di fata buona. Immagino che “la fata buona farà fatica a gestire questa situazione e per conseguenza semplicemente non riconoscerà la nostra realtà”.

Ora, vorrei fare un passo avanti in questo confronto affermando che gli psicologi/psicoterapeuti si danno spesso il ruolo di “matrigna”. Preferiscono tagliare il tallone o un dito del piede al loro paziente per farlo entrare nella scarpa (vale a dire le loro teorie). Tale è l’ardore di  un  terapeuta di trasformare il suo paziente in “principessa” col fine di aiutalo/curarlo/salvarlo grazie all’approccio che il terapeuta è stato addestrato a seguire.

Sono interessata alla psicologia, conosco abbastanza bene le teorie psicodinamiche e so molte cose sull’autismo che molti di voi non conoscono. In primo luogo, perchè vivo personalmente questa condizione, e secondo, conosco numerosi bambini e adulti autistici, alcuni ad alto funzionamento, e altri che presentano disturbi dello sviluppo. Spero che vi fiderete di me, perchè so di cosa sto  parlando, togliete gli occhiali forniti dalla vostra formazione teorica e ricominciate da capo. Rileggete di nuovo questo articolo e forse oserete esplorare nuovi pensieri, pensieri che non avreste mai avuto prima.

 Tradotto da Mondo aspie, articolo originale qui