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L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, parla della presa in carico. Prima Parte

Gunilla Gerland

Gunilla Gerland

L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, autistica, parla della presa in carico. Prima Parte

Fino a poco tempo fa, l’autismo era considerato come un handicap orfico, seppellito sotto miti e idee sbagliate. Pero’, molti di noi che presentano questa condizione non lo giudicano cosi’ specificatamente misterioso. Problematico, certo, alle volte difficile, ma a malapena misterioso.

Siamo stati associati a bambini chiusi in “campane di vetro”, “belli, ma inaccessibili”, che hanno subito una sequela di esperienze orribili per diventare cosi’ visibilmente indifferenti al mondo che ci circonda, come è il caso di molti tra noi. Abbiamo titillato l’immaginazione della gente e ispirato un grande numero di teorie condivisibili o meno su di noi. Non conosco nessuna disabilità, a parte la mia, a proposito della quale tante persone pretendono di possedere delle “conoscenze” e si sentono abilitate a formulare opinioni  pur essendo disinformate. Questa situazione è estremamente frustrante e in piu’, è all’origine della diffusione capillare di un modo sbagliato di trattare delle persone autistiche, in particolare gli autistici ad alto funzionamento. E alle volte, è terminata nella prescrizione di dannosi trattamenti.

Ho incontrato un numero incalcolabile di psicologi e di psicoterapeuti che pretendevano di conoscere le problematiche legate all’autismo, ma una volta messi alla prova, ho constatato che non avevano piu’ letto nulla dopo Bettelheim e avevano incontrato qualche bambino autistico negli anni 60 e 70. Questa piega delle cose è senza dubbio comprensibile, perchè l’autismo  è una disabilità che sembra impenetrabile alle persone cosidette normali. Pero’, quello che è incomprensibile e imperdonabile è la maniera in cui il sistema trascura le persone autistiche oggi. E questo fallimento consiste in una deviazione del pensiero da parte di persone  formate con il metodo psicodinamico e della psicanalisi, che scelgono di non vedere e non sentire lo stato attuale delle conoscenze  sull’autismo.

Le cause dell’autismo sono unicamente biologiche

 Man mano,  e in misura in cui la società riconosceva e diagnosticava meglio l’autismo e la sindrome di Asperger (una forma di autismo), sempre piu’ giovani e adulti fornivano dei  racconti autobiografici sulla loro disabilità. Delle opere e degli articoli sono stati pubblicati e delle conferenze organizzate. Noi abbiamo descritto che cosa volesse dire sentirsi incompresi e fraintesi, e che cosa volesse dire  vivere con un sistema nervoso che non funziona normalmente, o cosa significa sentirsi differenti. Per tutti noi, è palese che le cause dell’autismo sono biologiche. Non di meno, come tutto il resto della popolazione, le persone autistiche sono cresciute in differenti famiglie. Alcuni di noi hanno genitori meravigliosi e si evolvono in ambienti sociali favorevoli; altri non hanno questa fortuna. Questo stato dei fatti   puo’ aver influito sulla nostra personalità in modi differenti, ma non ha niente a che vedere con la nostra disabilità.

Una persona autistica come una persona con trisonomia 21, puo’nascere in una famiglia qualsiasi.

Di conseguenza, è inutile e seccante trattare i sintomi associati all’autismo per mezzo di terapie incentrate sulla situazione famigliare o interpretare questi sintomi come delle parti d’altro che non siano un’ indicazione di un disturbo del sistema nervoso/cerebrale d’origine genetica e acquisito all’inizio dell’esistenza.

Molti di noi che sono autistici ad alto funzionamento sono stati analizzati in virtu’ del modello psicodinamico/psicoanalitico, spesso da terapeuti ben intenzionati, ma la maggior parte di loro non ne ha tratto alcun beneficio, molti si sono sentiti danneggiati e alcuni sono stati offesi.

Naturalmente, noi possiamo presentare dei problemi “in piu” della nostra disabilità, ma siccome la nostra modalità di funzionamento è fondamentalmente diversa, tutte le persone desiderose di aiutarci devono imperativamente famigliarizzare con lo psichismo dell’autismo. E per ottenere questo tipo di conoscenze, bisogna mettere da parte tutte le teorie tirate su dalla psicologia dello sviluppo e tentare di raggiungere una comprensione della maniera di pensare e di ritenersi delle persone autistiche. E il modo migliore di arrivarci consiste naturalmente nell’ascoltare e leggere i racconti dei giovani e degli adulti con questa disabilità.

La nostra realtà è negata

Il fallimento a cui mi riferisco verosimilmente si sta riproducendo qui adesso, mentre sto scrivendo il mio articolo. Sto mettendo davanti ai vostri occhi queste informazioni, ma alcuni di voi decideranno di non togliere i loro “occhiali psicodinamici” perchè sono incollati al loro naso. In questo preciso istante sento che voi negate la nostra realtà, che ci ignorate, e che non siamo autorizzati ad esistere se non ci conformiamo alle vostre teorie.

In passato, ho paragonato le teorie psicodinamiche al racconto di Cenerentola. Ho scritto: “La teoria psicodinamica offre una forma di speranza che sembra essere vitale agli adepti convinti; la promessa di una fiaba per adulti dove si attribuisce al terapeuta il ruolo della fata buona. Ma se il paziente presenta un disturbo dello spettro autistico che, essenzialmente è il risultato di un danno al sistema nervoso, questa persona non andrà mai al ballo e non incontrerà il suo principe. Cosi’, il terapeuta non puo’ sparire allo scoccare della mezzanotte senza avere la sensazione d’avere compiuto con successo la sua missione di fata buona. Immagino che “la fata buona farà fatica a gestire questa situazione e per conseguenza semplicemente non riconoscerà la nostra realtà”.

Ora, vorrei fare un passo avanti in questo confronto affermando che gli psicologi/psicoterapeuti si danno spesso il ruolo di “matrigna”. Preferiscono tagliare il tallone o un dito del piede al loro paziente per farlo entrare nella scarpa (vale a dire le loro teorie). Tale è l’ardore di  un  terapeuta di trasformare il suo paziente in “principessa” col fine di aiutalo/curarlo/salvarlo grazie all’approccio che il terapeuta è stato addestrato a seguire.

Sono interessata alla psicologia, conosco abbastanza bene le teorie psicodinamiche e so molte cose sull’autismo che molti di voi non conoscono. In primo luogo, perchè vivo personalmente questa condizione, e secondo, conosco numerosi bambini e adulti autistici, alcuni ad alto funzionamento, e altri che presentano disturbi dello sviluppo. Spero che vi fiderete di me, perchè so di cosa sto  parlando, togliete gli occhiali forniti dalla vostra formazione teorica e ricominciate da capo. Rileggete di nuovo questo articolo e forse oserete esplorare nuovi pensieri, pensieri che non avreste mai avuto prima.

 Tradotto da Mondo aspie, articolo originale qui

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