Autismo Prato: Al via il corso di formazione per gli insegnanti

Speriamo si diano una mossa a fare questi corsi di formazione anche nelle scuole della provincia di Rimini e Cesena dove la situazione è disastrosa e catastrofica. L’altro giorno ho dovuto chiamare i Carabinieri perchè venissero a verbalizzare la situazione che si era creata a scuola con mio figlio. Ore di sostegno tolte illegalmente, educatori assegnati di cui non si conoscono le competenze, sostegni non formati adeguatamente, menefreghismo, ignoranza, scarica barile sulle responsabilità, sottovalutazione delle problematiche, mancanza di sinergia, mancanza di programmi, di coordinamento, di comunicazione, etc,etc, etc, e a farne le spese sono i bambini disabili. E’ una  Vergogna !. Ho pensato di organizzare una formazione sulla Sindrome di Asperger a scuola che ovviamente dovro’ pagare di tasca mia e dovro’ avvalermi di un consulente esterno esperto in autismo che mi affianchi nelle riunioni scolastiche, doppia vergogna !!!! e nel mentre vengono organizzati seminari  che illustrano fantomatici metodi e terapie e incredibili interazioni  ( ma dove ? ) dei genitori di bambini autistici con i servizi, la scuola, l’ausl  e le istituzioni e sui progressi e miglioramenti della qualità della vita dei soggetti autistici. Per quello che è la nostra esperienza personale posso affermare che sono delle gran panzane  e sono indignata !.

Parteciperanno 200 docenti, dalle materne alle medie. L’assessore Pieri: “I bambini devono star bene”

Coinvolgerà 200 insegnanti dalle materne alle medie il progetto di formazione “L’autismo a scuola”, ideato dall’assessorato alla Pubblica Istruzione e ai Diritti dei diversamente abili in collaborazione con la Asl 4 e l’Ufficio scolastico provinciale, con l’obiettivo fornire ai docenti le competenze specifiche per instaurare una vera comunicazione xon i bambini affetti da autismo. Non solo. Il progetto prevede infatti anche una fase pratica sperimentale da svolgere in classe con 8 alunni autistici che coinvolgerà anche i ragazzi, che potranno così imparare come relazionarsi correttamente con loro.

L’iniziativa è stata illustrata stamani dall’assessore alla Pubblica istruzione Rita Pieri insieme a Barbara Davanzati, psicopedagogista esperta di procedure di integrazione, referente del Comune per i progetti handicap, Francesca Faggi della Fondazione Opera Santa Rita, il dottor Marco Armellini della Asl, la dirigente dell’Istituto Comprensivo Gandhi Maria Ramunno, Roberto Santagata dell’Ufficio Scolastico Territoriale e Eva Maggiorelli, presidente dell’associazione di genitori Orizzonte Autismo.Dopo il progetto sviluppato nello scorso anno scolastico sugli handicap sensoriali, quest’anno l’assessorato ha voluto occuparsi del  disturbo dell’autismo, di cui sono affetti ben 70 bambini nella scuola pratese. Una patologia quindi molto diffusa e con diverse forme, ma di cui in realtà si conosce poco: “Vogliamo far stare bene a scuola tutti i bambini, con le loro diversità e le loro particolarità – afferma l’assessore Rita Pieri – Si tratta di un progetto ambizioso ed innovativo, che per questo coinvolge tutti i soggetti del sistema formativo integrato, dal Comune, alla Asl, all’Ufficio Scolastico provinciale, le scuole e le famiglie: l’obiettivo è formare gli insegnanti per poter costruire un rapporto di scambio e comunicazione con i bambini autistici”.

“Il progetto rappresenta un ottimo esempio di collaborazione tra la scuola e gli enti territoriali per costruire una didattica dell’integrazione – aggiunge Roberto Santagata – E’ fondamentale infatti per i ragazzi con disabilità integrare il mondo della scuola con l’ambiente extrascolastico”. A questo proposito anche il dottor Armellini ha confermato che è di grande importanza per i bambini autistici migliorare la loro integrazione con il contesto che li circonda e “creare così maggiore consapevolezza dell’autismo e dei problemi che comporta”.
Da tempo il Centro Integrazione interno all’Istituto comprensivo Gandhi sta lavorando proprio su questo aspetto, dalle lezioni in classe al momento della ricreazione e della mensa.
Il corso di formazione comincerà a novembre e proseguirà a fasi progressive per tutto l’anno scolastico 2012-2013.
Ecco gli obiettivi principali:
• Promozione dell’inserimento e partecipazione dei soggetti con autismo nel contesto  scuola attraverso l’individuazione di facilitatori ambientali (considerando l’ambiente fisico, sociale e gli atteggiamenti , ICF) al fine di ridurre  le barriere che ostacolano il percorso scolastico
• Promozione degli apprendimenti attraverso l’acquisizione di strategie educative , strumenti tecnici specifici , conoscenze teoriche sulle modalità di conoscenza dei soggetti con autismo
• Promozione delle relazioni all’interno del contesto classe attraverso la conoscenza reciproca delle modalità di comunicazione e scambio sociale tra alunni, insegnanti e personale scolastico
• Valutazione e gestione di eventuali comportamenti problematici
• Innalzamento del senso di autoefficacia degli insegnanti nella risoluzione delle sfide evolutive e di trasmissione degli apprendimenti poste dal lavoro con il soggetto con autismo
• Produzione di linee guida sull’approccio, inserimento e integrazione dei soggetti con disturbo autistico nella scuola.

Fonte: Comune di Prato – Ufficio Stampa

Sentenza Tar del Lazio: Necessario insegnante di sostegno anche se l’handicap non è grave

Accolto il ricorso dei genitori che reputavano poche cinque ore di sostegno al bambino di seconda elementare con problemi.

Il Tar Lazio, con la sentenza 5551 del 16 giugno scorso, ha accolto il ricorso di due genitori che chiedevano l’annullamento del provvedimento del dirigente scolastico di una scuola elementare con il quale aveva assegnato al loro figlio, affetto da handicap non grave, solo 5 ore di sostegno.

I ricorrenti osservavano che tale provvedimento risultava contrastante con la Costituzione e con i diritti riconosciuti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’U.E., della Carta Sociale Europea e della Convenzione O.N.U del 2007.

Affermano, inoltre, che “con la legge n. 104/1992 è stato riconosciuto il diritto soggettivo del disabile all’educazione ed all’istruzione dalla scuola materna all’università e che la violazione di un diritto incomprimibile costituisce una reale e concreta situazione di rischio, danno e di illegittimità delle richiamate norme”.

Per la patologia da cui era affetto il bambino, tale limitata erogazione di ore di sostegno era gravemente lesiva e inadeguata a fronte delle 40 ore settimanali da lui frequentate.

La stessa Corte Costituzionale “ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 2, commi 413 e 414 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 che fissavano rigidamente un limite al numero degli insegnanti di sostegno e sopprimendo radicalmente la possibilità di assumere con contratti a tempo determinato altri insegnanti, in deroga al rapporto docenti, alunni pur se in presenza di disabilità particolarmente gravi”.

Per il Tribunale “ancorché il figliolo dei ricorrenti non rientri nella situazione di handicap qualificato come grave ai sensi dell’art. 3, comma 3 della L. n. 104 del 1992 quanto piuttosto in quella di cui all’art. 3, comma 1 della medesima legge, tuttavia la eliminazione dal mondo giuridico dei due commi 413 e 414 dell’art. 2 della L. Fin. n. 244 del 2007 impone all’amministrazione di valutare in relazione alla situazione di gravità dell’handicap da cui sia affetto il fanciullo la possibilità di completare il suo percorso formativo con il sostegno di un insegnante ad hoc, nella considerazione che egli è iscritto alla seconda elementare e quindi si trova all’inizio del percorso di apprendimento scolastico”.

Il Tar tenendo in considerazione l’irrisorietà delle ore di sostegno garantite al bambino, anche in proporzione alle ore settimanali di lezione a cui assiste, dispone che l’amministrazione può valutare caso per caso la possibilità per l’alunno di completare l’iter formativo con il supporto di un insegnante di sostegno ad hoc, per un numero di ore superiore a quelle originariamente previste dal provvedimento del dirigente scolastico.

Fonte: Leggioggi.it

La disabilità non va in vacanza: storie di quotidiane vergogne italiche

Mi sono identificata molto nei racconti di questa mamma e credo di non essere l’unica !

Come farei senza le mail di Queen Ann. Pian piano si è costruita un’amicizia virtuale. Adoro lo stile diretto e pratico di questa donna dal carattere forte. Leggete con me questa sua lettera e ditemi cosa ne pensate.

La scuola sta per finire, aspettiamo gli scrutini e gli esami, salutiamo tutti e andiamo in vacanza. E il disabile? Per il disabile e sua madre la faccenda è diversa: può essere la fine di un incubo o il riposo dopo la battaglia.

Una premessa: i disabili devono essere inseriti nelle scuole normali, hanno l’obbligo di frequenza fino a 18 anni anziché fino a 16, hanno una insegnante di sostegno (che ha fatto corsi particolari e alcuni conoscono il linguaggio dei segni per i sordi e il Braille per i ciechi) che non è tutta per loro ma “di sostegno alla classe”. Poi c’è la figura dell’Assistente Educativo Comunale o Aec, pagato dal Comune, che si occupa delle necessità fisiologiche del disabile, lo accompagna a ricreazione e in palestra, si occupa di libri, zaini e merende e interviene al bisogno. Per taluni disabili è previsto un programma di studio adattato a loro che si chiama Piano Educativo Individuale, compilato dall’insegnante di sostegno in accordo con tutti gli altri professori. I rapporti con la famiglia vengono tenuti con tre riunioni annue di Gruppo Lavoro Handicap. Tutto bello vero! vero? No. Ne succedono di belle che vale al pena raccontare.

Cominciamo dalle elementari. Il modulo con due insegnanti e il tempo pieno, laddove c’è, sembra funzionare. Le insegnanti di sostegno sono in buona parte tutte laureate in pedagogia, specializzate in didattiche particolari; i compagni di classe, ancora nella beata infanzia, non si fanno troppi problemi con il disabile e la cosa va. Però… Molti disabili non possono frequentare tutte le ore di scuola perché di solito hanno una fitta agenda di impegni da far invidia a Merkel e a Obama messi insieme: riabilitazione motoria, visiva, uditiva, respiratoria, del linguaggio, idroterapia, ippoterapia, interventi chirurgici alle anche, ai tendini, agli occhi, allo stomaco, alla spina dorsale, visite di controllo, visite legali ASL etc etc.

Molti bambini fanno quindi un orario ridotto per cui imparano quello che possono e quando possono. Gli insegnanti elementari cadono dal pero. “Non ha fatto tutti i compiti? Ma, signora mia, cosa fa allora nel pomeriggio?” Non rispondete, arrotolate sette volte la lingua e non rispondete! Intanto caro disabile beccati un attestato di frequenza anziché una licenza elementare. L’unico vantaggio è che il disabile comincia a capire che qualcosa non va e che lui è un diverso, anzi che vale quanto un certificato di frequenza, cioé niente.

Alle medie il discorso si affina: gli adolescenti cominciano a fare i “distinguo”, il disabile puzza ed è scemo. I professori sono sette/otto e quello di sostegno viene visto come un soggetto che si immischia nella loro didattica. Gli Assistenti Educativi Comunali sono assegnati in modo creativo per cui a volte viene mandata una donna ad accudire un carrozzato spesso più pesante di lei oppure, peggio, un cinquantenne che accompagna in bagno la bambina dodicenne appena sviluppata. Proteste delle madri, i responsabili che si stringono le spalle blaterando scemenze e giù cause giudiziarie perchè in Italia il “fare causa” è l’unico modo per farsi sentire.

Non mancano fatterelli esilaranti: per entrare nella scuola, al momento dell’iscrizione, ci vuole un certificato della ASL con la diagnosi. Le diagnosi sono codificate numericamente. Ebbene una madre mi ha detto che il preside, per giustificare la riduzione delle ore di sostegno al figlio, ha preso a pretesto questi numeri per dirle che sono delle graduatorie di handicap ed essendo la somma di questi numeri molto bassa aveva diritto a meno ore. Graduatorie di handicap? “I presidi sono dirigenti – ha commentato – e vengono pure pagati come tali. Se questa è la dirigenza dello Stato, povera me!” Ovviamente ha dovuto far causa. Avrai pure il diritto allo studio, intanto beccati la presa in giro e paga l’avvocato.

Come già accennato gli Assistenti Educativi Comunali sono dipendenti di una cooperativa che vince l’appalto del comune per fornire personale “specializzato”. La selezione è sicuramente ad ampio raggio, sociale, culturale e territoriale, anzi planetario: ci sono trentenni che stanno facendo varie specializzazioni post-universitarie, ex disoccupati o extracomunitari che si adattano perché alla fine portare un disabile in bagno non richiede chissà che specializzazione. Ma spesso sono impreparati alle fughe, ai morsi, alle crisi epilettiche, e giù muguni e proteste con le famiglie. Se poi c’è la gita scolastica fioccano i mal di schiena, gli impegni familiari, il coniuge geloso, l’antenato disabile etc. Se la madre propone di venire lei, assolutamente no perché non è educativo, non persegue l’autonomia del figlio. E’ più educativo lasciare il disabile a casa così raggiunge più autonomia.

La seguente storia è capitata a me qualche anno fa. Scuola Media: insegnante di sostegno un ex architetto, riciclatosi dapprima come insegnante di tecnica e poi sostegno, l’Aec una fanciulla di scarsi 23 anni, bella come la sua antenata Neanderthal. Per tutto il primo quadrimestre tentò di psicanalizzarmi nel cortile della scuola trattenendomi oltre tempo massimo e a voce alta, così informando minuziosamente alunni, genitori e professori che entravano nell’edificio sulle mie difficoltà nell’accettare un figlio disabile. All’uopo proponeva con insistenza interventi socio-sanitari a cura della Sua Cooperativa, Prima al Mondo nel Servizio a noi famiglie disgraziate. La mia protesta in cooperativa ebbe come risposta “è una delle nostre migliori e più qualificate!” (a 23 anni! Capperi! proprio precoce la tizia!).

Poi passò a psicanalizzare la badante di mia madre (90enne a letto per ictus) che si era offerta di andare a scuola. Stavolta il tema era “vedi che avevo ragione, la madre non viene perché non accetta il disabile e tu badante rumena che ti fai schiavizzare, Poverina sei fuori dai tuoi riferimenti socio-familiari-culturali, soffri perché il tuo governo non ti assicura la Sussistenza Minima Civile Europea. Lo sradicamento socio-economico provoca fragilità psico-attitudinale……bla bla”. La rumena, una sveglia cinquantenne senza troppi riguardi educativi, se la tolse di torno puntandole un dito minaccioso: “Tu hai faccia come de miu cane ma no core come de miu cane… Tu azzitta”. Non procedo oltre perché è politicamente scorretto.

La fanciulla, sicura di sé, mi scriveva messaggi tra il sovietico e il marziano sul diario di mio figlio, amorevolmente da me conservato. Ecco alcune delle sue perle.
26 novembre: “oggi si è bagnato per mancato controllo delle urine, di conseguenza ha sporcato anche gli indumenti e non aveva buon odore tanto da infastidire i compagni. Inoltre comincia ad avere i suoi primi approcci con la sessualità toccandosi i genitali… Vi invito a collaborare a riguardo per una migliore funzionalità della classe”. (provate a farvela addosso poi ditemi se per caso non vi viene da grattarvi, ma perché non lo ha portato in bagno subito e cambiato?)

Poi l’8 febbraio scoppiò il dramma: “Suo figlio mi ha chiamato “stupida”. Desidero conferire urgentemente con Lei con riferimento al grave episodio di intemperanza verbale per il quale finora non ho interessato l’Organo Dirigente della Scuola”. Risposi, sempre sul diario “Preferisco che Lei mi illustri gli antefatti del grave epiteto “stupida” davanti all’Organo Dirigente della Scuola”. Non diede seguito.

Il 13 febbraio trovai due note:
“Suo figlio provoca e dice parolacce ai compagni, la reazione dei compagni poi disturba la lezione”. “E’ successo per fatti accaduti ieri tra L. e suo figlio. Suo figlio si è ricordato e gli ha risposto in malo modo”. La mia risposta avrebbe fatto la gioia di un analista della CIA.: “Nella prima nota scrive che mio figlio “provoca” poi nella seconda nota lei scrive che “ha risposto”, un comportamento che deriva da sollecitazione. Premesso che bisogna essere in due a litigare, si decida a dirmi se mio figlio ha provocato o è stato provocato. Poi fa un riferimento a qualcosa che è successo ieri e di cui non mi ha scritto nulla. Sembra che ieri L abbia aggredito e insultato mio figlio il quale gli ha risposto oggi. Siccome L. è figlio di un professore universitario e il mio è un dannato disabile, allora quello che fa L. non conta e quello che fa mio figlio è grave. Da che parte sta lei? Di cosa ha bisogno all’Università?”. Ovviamente non rispose. Ma… due giorni dopo:

15 febbraio: “suo figlio ha aggredito sessualmente una compagna. Si invita a contattare con urgenza il neuropsichiatra della ASL per il contenimento delle pulsioni”. Quando lo lessi trasecolai (Cavolo! a 11 anni già andiamo a bromuro?) e interrogai mio figlio “Che diavolo hai fatto? Sei finalmente uscito dalla carrozzina, sei riuscito a stare in piedi da solo e pure a saltarle addosso?” Protestò a lungo e pianse. Pianse tanto e disperato. “Mi ha detto che era il suo compleanno e le ho chiesto se potevo darle un bacio. Gli altri glielo hanno dato ma se voglio darlo io, lei si deve chinare. IO HO CHIESTO PERMESSO”. La ragazza e sua madre confermarono, altri compagni confermarono. Solo l’architetto di sostegno sostenne la versione dell’AEC. (diciotto a uno, ha ragione mio figlio!).

A questo punto fu ovvio iniziare le procedure per liberarsi della bella Neanderthaliana. Avete letto bene “procedure”: fui costretta a scatenare un inferno. L’insegnante di sostegno, che evidentemente aveva il gusto dell’orrido ma non della giustizia, cercò di far sparire il diario e li divenni un cobra: “se il diario non torna a casa sappia che viene fotocopiato ogni giorno e siglato da miei colleghi. Partirà immediatamente una denuncia per maltrattamenti a minore disabile ex art 36 Legge 104/92″ perché quello che c’è scritto è già sufficiente”. Il diario tornò ma l’architetto ritenne più proficuo fare le parole crociate e mio figlio fu mollato ad una bidella. Lo beccai e protestai ma il preside disse che mio figlio non aveva voglia di lavorare a scuola, esattamente dal 22 febbraio in poi.

E ora concludiamo: quando ci viene elargito un qualcosa, valido o meno, anche se è un diritto è pur sempre una graziosa elargizione del Sovrano e il suddito deve ringraziare e lodare. Guai se fiata diversamente. Che siano i nostri soldi a pagare queste persone non ha importanza. Come siano reclutate e addestrate non ha importanza. Contestarle, poi, genera una serrata di casta incredibile perché, mi spiegò una insegnante, “non puoi permettere che ti contestino o contestino comunque chi è nella scuola, ne va della tua dignità e credibilità. La nostra autonomia formativa non può essere soggetta a valutazioni che spesso sono capricci”.

Ma davvero dobbiamo proprio sopportare in silenzio, in nome della Superiore Dignità della Scuola, comportamenti demenziali, offensivi e omertosi, linguaggio arrogante, menzogne, essere messi sotto accusa per nonnulla? E sarebbero questi i capricci dei nostri figli disabili? E la scuola pensa davvero di poter preservare la sua dignità costringendoci a fare causa o a scatenare un inferno, a ricorrere alle minacce?

Arrivederci alla prossima. Queen Ann

Tratto da :Blog.ok-salute.it

Disabilità: Insegnanti di sostegno, vincono le famiglie

Una sentenza arrivata in tempi record, che potrebbe segnare un importante precedente per future azioni legali. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso collettivo promosso dal Coordinamento scuole elementari di Roma, con cui 13 famiglie contestavano l’assegnazione di un numero di ore di sostegno inferiore al necessario per i loro figli, affetti da handicap gravi. Secondo le diagnosi funzionali delle Asl, questi bambini – che frequentano scuole d’infanzia o elementari – avrebbero avuto diritto al rapporto “1 a 1” (un insegnante di sostegno per il totale del tempo scuola di ciascun alunno disabile), ma a causa della mancanza di personale idoneo – effetto dei tagli agli organici degli anni scorsi – hanno ricevuto meno ore del dovuto.

Con questa sentenza, la III sezione bis del Tar del Lazio ha ribadito la necessità di rispettare il rapporto 1 a 1 per bambini con handicap particolarmente gravi, integrando il numero degli insegnanti, dove occorra, attraverso la flessibilità organizzativa o l’assunzione con contratti a tempo determinato di altri insegnanti di sostegno. Contro i provvedimenti degli istituti sull’assegnazione delle ore, dovuti anche agli organici stabiliti dal ministero dell’Istruzione e dall’Ufficio scolastico regionale,i ricorrenti si erano opposti lamentando la violazione dell’articolo 38 della Costituzione (diritto all’educazione dei disabili), forti anche della sentenza della Corte costituzionale del 26 febbraio 2010, che aveva dichiarato illegittimo il rigido limite fissato dalla Finanziaria del 2008 al numero degli insegnanti di sostegno.

«Spetterà all’amministrazione, ora, integrare il numero delle ore di sostegno per questi bambini – spiegano gli avvocati Marco Tavernese e Maurizio Rossi dello studio legale Tavernese, che hanno patrocinato il ricorso – Se non lo farà spontaneamente, intraprenderemo ulteriori azioni legali». I ricorrenti hanno rinunciato alla richiesta di risarcimento proposta (mille euro per ogni mese di mancato sostegno con rapporto 1 a 1) e il Tar ha condannato l’amministrazione resistente alle spese di lite. Esulta il Coordinamento scuole elementari di Roma che, con sottoscrizioni volontarie negli istituti, ha raccolto oltre 4mila euro per le spese legali: «Questo è il primo ricorso collettivo effettuatoe vinto presso il Tar del Lazio- spiega Bruna Sferra, una delle insegnanti promotrici – Il Coordinamento valuterà ora la possibilità di fare un nuovo ricorso per le altre famiglie che negli ultimi due mesi ne hanno fatto richiesta».

7 marzo 2012 , articolo di Repubblica