Autismo: Ice Bucket a ragazzo autistico, nel secchio ci sono urina, feci, saliva e mozziconi (video)

ice bucket urina autismoBAY VILLAGE (OHIO, STATI UNITI) – Un adolescente autistico è stato ricoperto da feci ed urina durante l’Ice Bucket Challenge. E’ accaduto negli Stati Uniti a Bay Village nell’Ohio. Il ragazzo è diventato facile bersaglio di un gruppo di coetanei bulli che hanno gli hanno versato addosso un secchio di pipì, feci, saliva e mozziconi di sigaretta:”Quando abbiamo scoperto quello che era accaduto siamo rimasti inorriditi” ha raccontato la madre che ha presentato una denuncia: “Voglio che i responsabili paghino per aver preso di mira qualcuno che non ha nemmeno capito quello che stava succedendo”ha concluso la donna.

Il video dell’incidente è stato trovato sul cellulare del giovane e la famiglia lo ha reso pubblico. Il filmato mostra il ragazzo in piedi in una strada privata, con indosso solo le mutande. Un secchio gli viene versato addosso. Invece però dell’acqua ghiacciata utilizzata da tutti quelli che stanno aderendo, nel mondo, a questa maratona contro la Sla, c’erano feci, urina, saliva e mozziconi di sigarette. “Era imbarazzato perché non sapeva quello che gli avevano gettato addosso e non voleva che si sapesse”, ha raccontato la mamma aggiungendo: “Hanno messo anche il video su Instagram. Questo è troppo, fa davvero male”.

Un detective del Dipartimento di Polizia di Village Bay ha detto che i ragazzi non hanno fatto uno scherzo ma hanno invece compiuto un crimine. L’indagine è ancora nelle sue fasi iniziali, ma gli investigatori sono convinti di aver individuato gli autori.

I genitori del ragazzo hanno voluto diffondere il video affinché altri genitori possano discutere con i propri figli su come trattare le persone. “E’ incredibile che degli adolescenti possano diventare così cattivi” ha concluso la madre.

Fonte:blitzquotidiano.it

Autismo Rimini: autistica picchiata nella casa famiglia, presa a schiaffi per la pipi’ addosso

Rimini, Sabato 20 Aprile 2013 . Autistica picchiata nella casa famiglia. Marito e moglie indagati per lesioni e maltrattamento aggravato in concorso. Il caso scoperto dalla sorella della vittima, in un alloggio della Papa Giovanni XXIII. La donna presa a schiaffi per la pipi’ addosso. Il sospetto diventato certezza con due referti del pronto soccorso dell’ospedale di Rimini. E con l’ammissione, trascritta nella denuncia di un operatore: “Una volta, dopo che si era fatta la pipi’ addosso, è stata presa a schiaffi”. Marito e moglie, 57 anni lui e 53 anni lei, responsabili di una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII del riminese, sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura della Repubblica con le accuse di lesioni e maltrattamento aggravato in concorso. Maltrattamenti di cui sarebbe stata vittima una donna di 55 anni affetta da autismo fin dalla nascita e ospite della struttura ( che assiste diversi altri pazienti affetti da patologie gravi come la sua ) dal 2011. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, è stata condotta a tempo di record dalla squadra mobile della Questura di Rimini ed è stata chiusa tre settimane fa, quando l’ospite è stata spostata dalla polizia in un’altra struttura protetta. A chiedere aiuto agli investigatori di corso Augusto, è stata la sorella che, in occasione di alcune visite settimanali, ha notato segni sempre piu’ evidenti sul corpo della congiunta. Ha cosi’ chiesto lumi, ricevendo risposte poco esaustive dai responsabili come anche dagli operatori. Questo l’ha spinta quindi a farsi accompagnare per un ” sopralluogo ” anche dal medico di famiglia. Supporto di cui non ha avuto bisogno nelle due occasioni che l’hanno vista costretta ad accompagnare la sorella al pronto soccorso. E due sono i referti degli Infermi allegati al fascicolo d’indagine. Nel primo i medici hanno accertato ematomi sotto le due ascelle e all’osso occipitale. Nel secondo ” un edema palpebrale allo zigomo destro . Lesioni che la presunta vittima, in qualche modo ha spiegato le sarebbero state procurate a bastonate. “Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura – commenta Paolo Ramonda presidente della Papa Giovanni XXIII – . I due indagati sono sposati, vivono con noi da una ventina d’anni “. La Papa Giovanni ha dato piena collaborazione alla Squadra mobile . ” Siamo rimasti sorpresi da queste accuse – conclude Ramonda- anmche noi andremo fino in fondo per verificare eventuali responsabilità. Nella struttura che ospita solo adulti, c’e’ anche controllo del servizio pubblico. Non vogliamo condannare nessuno prima che le indagini facciano il loro corso “.
Fonte: Romagna Corriere di Rimini e San Marino, 20/04/2013

rimini autistica picchiata nella casa famiglia

Autismo vergogna Italia: Rimini, violenze a disabile autistica denunciati responsabili di una casa famiglia

bastonate autistica riminiRimini, 19 aprile 2013 . Lesioni e maltrattamento aggravato, denunciati i responsabili di una “casa famiglia” del circuito della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini. Vittima delle violenze una 55enne affetta da autismo. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, affidata alla squadra mobile della Questura di Rimini, si è conclusa tre settimane fa, quando la cinquantenne è stata spostata dalla polizia in un’altra struttura protetta. Le presunte violenze sulla donna autistica sarebbero state scoperte dalla sorella in occasione delle visite settimanali. La donna, autistica fin dalla nascita, era stata trovata almeno in due occasioni ricoperta di lividi, sulle spalle, ad una gamba, alla fronte e con un occhio nero, tanto che la sorella l’aveva dovuta portare in Pronto soccorso. Nella denuncia la famiglia della 55enne non autosufficiente avrebbe fatto riferimento all’uso di un bastone. Le violenze che sarebbero state certificate anche da referti medici si sarebbero consumate dal 2012 al marzo 2013, cessate appunto con la denuncia dei familiari. Iscritti nel registro degli indagati una riminese di 53 anni e un riminese di 57, gestori della casa famiglia che ospita diverse persone con varie problematiche.

Fonte: Altarimini.it

Autismo Italia: Picchiano ragazzino autistico a scuola, arrestate insegnante di sostegno e collaboratrice

bambino autistico picchiato insegnante08/04/2013 Vicenza. Picchiano disabile a scuola: arrestate maestra di sostegno e collaboratrice. Sorprese dai carabinieri mentre percuotevano il minorenne I genitori avevano notato lividi e ferite sul corpo del figlio. Arrestate il flagranza di reato, mentre percuotevano un alunno della scuola dove lavoravano, una media di Barbarano Vicentino. E la vittima della violenza era il più indifeso fra gli studenti: un bambino disabile. In manette sono finite un’insegnante di sostegno e un’operatrice di una cooperativa sociale di Vicenza, di 54 e 59 anni, l’accusa è di maltrattamenti.

Avevano difficoltà a gestire il ragazzino. Sulla vicenda i carabinieri mantengono uno stretto riserbo. Si è comunque appreso, in ambienti vicini agli inquirenti, che l’insegnante e la collaboratrice sanitaria avrebbero avuto difficoltà a gestire, in un’aula di una scuola media del Vicentino, l’insegnamento dedicato esclusivamente al ragazzo.

La vittima è un 14enne affetto da una forma di autismo. La preside dell’istituto – contattata dall’Ansa – si è detta «profondamente stupita» dall’esecuzione del provvedimento cautelare, aggiungendo che solo stamane, all’arrivo degli investigatori a scuola, ha appreso della vicenda. «Il ragazzo è sempre stato tranquillo – ha sostenuto – si rapportava in modo sereno con queste persone. Credo che se ci fossero stati dei problemi, addirittura così gravi, avrebbe manifestato disagio verso l’insegnante e l’operatrice. Ma anche dalla famiglia non ci è mai giunta nessuna segnalazione, nulla». La dirigente scolastica ha detto di non sapere cosa venga contestato esattamente alle due donne arrestate. «I carabinieri – ha riferito – mi hanno detto che solo quando sarà il momento opportuno saprò tutto».

Lo studente 14enne frequenta la classe terza. È seguito anche da un’altra insegnante di sostegno, oltre a quella indagata; la co-presenza dell’operatrice della coop sociale, indicata dall’Usl, permette invece di accudire il ragazzo in tutte le sue necessità. L’arco orario in cui è seguito a scuola va dalle 8 alle 12, dal lunedì al venerdì. L’insegnante di sostegno finita in manette segue nella stessa scuola altri 4-5 ragazzi con disabilità.

Fonte: Ilgazzettino.it

Autismo: Autism Rights Watch (ARW), ecco chi sono e che cosa fanno

david heurtevent arwAutism Rights Watch (ARW), in italiano: Difesa dei Diritti degli Autistici è un’ organizzazione non governativa americana (ONG) unicamente gestita da persone autistiche.

Intervista a David Heurtevent, vicepresidente, giovane normanno di 33 anni, laureato presso l’università di Georgetown di Washington.

Puoi presentarci la tua associazione ?

La nostra organizzazione è composta essenzialmente da americani, non è discriminatoria, non è assertiva, è laica e difende valori democratici e di libertà.

Fa parte di un movimento piu’ ampio dei diritti dell’uomo e si attiva per l’inclusione delle persone autistiche.

E’ gestita esclusivamente da autistici che hanno deciso di prendere la situazione in mano ( self-advocacy ). Il presidente deve obbligatoriamente essere autistico oppure deve essere fratello o sorella di una persona autistica. E questo perchè gli interessi dei genitori non sono necessariamente gli stessi delle persone autistiche.

Abbiamo scelto lo statuto di una ONG per poter intervenire in diversi paesi ed essere indipendenti dagli Stati: non vogliamo essere coinvolti in conflitti d’interesse e vogliamo mantenere una libertà di parola in merito.

Perchè creare una ONG, quando ci sono già molte associazioni che si occupano di autismo ?

In effetti, questa decisione è avvenuta dopo un’osservazione con Alex Plank, presidente di ARW che nel febbraio scorso si è recato in Francia per girare il suo prossimo film, ” Shameful “ (Shameful, la vergogna, il documentario shock sull’autismo in Francia), che si concentra sull’autismo in Francia. Insieme abbiamo constatato l’impotenza delle associazioni: sono almeno 30 anni che la situazione dell’autismo in Francia non si muove. Piu’ in generale, l’approccio alla disabilità e alla differenza non è cambiato. Per esempio, il fatto di considerare un bambino disabile come un “bambino disadattato” è indicativo della mentalità in questo settore.

Ma il problema dei diritti delle persone disabili è frequente in numerosi paesi, ad esempio Henry, giovane autistico americano che non puo’ frequentare la scuola del suo quartiere. In realtà, le associazioni dei genitori privilegiano le relazioni pubbliche, perdendosi nella comunicazione a discapito dei loro membri.

Shameful,  il documentario shock sull'autismo in Francia
Shameful, il documentario shock sull’autismo in Francia

Quali sono gli obbiettivi dell’ONG ?

Gli obbiettivi sono quelli di arrivare ad avere una vita ordinaria in una società inclusiva, e di facilitare l’accettazione sociale delle persone con DPS ( Disturbo Pervasivo dello Sviluppo) all’interno delle comunità. E questo implica una scolarizzazione normale limitando le classi speciali nei casi piu’ gravi.

Perchè ? Perchè si tratta prima di tutto di una disabilità comunicativa e il ritardo dello sviluppo delle competenze comunicative si puo’ attenuare progressivamente favorendo gli scambi e i bisogni di relazione con i bambini “ordinari”, che sono i loro referenti. La superiorità dei risultati d’inclusione è attestata da diversi studi scientifici comparati con diversi sistemi di approccio attuali.

L’autismo per noi non si ferma a 18 anni, è una caratteristica della persona. E quindi i  bisogni di queste persone, come l’inserimento professionale e sociale devono essere presi in considerazione per tutta la vita.

Questi obbiettivi sono diversi da quelli delle associazioni esistenti ?

Si:  perchè ricordiamo che in Francia, il panorama associativo è frammentato, diviso tra i genitori anziani che non hanno un futuro se non le istituzioni e i genitori piu’ giovani che vogliono una scolarizzazione in ambienti ordinari.

Ma questi genitori sono poco rappresentati dalle vecchie grandi associazioni, spesso gestionali di molte sistemazioni e sole a rappresentare l’autismo nelle istituzioni dipartimentali o nazionali.

Il nostro obbiettivo è l’inclusione, noi siamo in rottura completa con queste associazioni gestionali, che sono spesso associazioni di genitori.

inclusione autismo

Che cosa pensa della responsabilità dello Stato sulla situazione attuale ?

Da parecchi anni  lo Stato ha fallito per sua stessa ammissione, circa 8000 bambini quest’anno non andranno a scuola. L’80% dei bambini autistici non ha una scolarizzazione effettiva, mentre la proporzione è inversa all’estero.

La Francia è stata condannata dal Consiglio d’Europa nel 2004, ed è citata in numerosi rapporti.

Lo Stato maltratta quando tollera pratiche assimilabili alla tortura come il packing oppure degradanti: posso citare l’esempio di Ahmed, giovane autistico rimasto legato in un Ospedale Psichiatrico in overdose di sostanze psicotrope, a cui hanno negato alla mamma l’autorizzazione a vederlo. Abbiamo inviato il mese d’agosto scorso al ministro della salute una lettera in cui abbiamo chiesto l’apertura di un’indagine amministrativa su questa vicenda, il corriere è rimasto senza risposta fino ad oggi. Genitori solidali con queste famiglia hanno osservato che dopo l’apparizione di questo articolo, la famiglia di Ahmed è stata messa sotto pressione, come spesso purtroppo accade.

Non è normale che lo Stato e le collettività territoriali finanzino dei congressi che hanno dei programmi o pratiche chiaramente non conformi alle linee guida, come per esempio le giornate dell’Associazione Nazionale dei Centri Risorse Autismo (ANCRA) che si terranno a Caen Il 28 e 29 settembre .

Contate di richiamarli alle loro responsabilità ?

Per richiamare lo Stato ha le sue responsabilità, è importante ricordare che un documentario sull’autismo è stato censurato in Francia ( Autismo Francia, “Il Muro” il documentario che dà fastidio alla psicanalisi ) , e noi abbiamo deciso di intervenire sul suolo francese durante le giornate dell’ANCRA che si terranno a Caen. Vogliamo mostrare con un’azione simbolica che l’autismo è imbavagliato in Francia.

giornate ancra autismo in francia arw

Sei sostenuto localemente e a livello nazionale nelle tue azionali ?

No. Al contrario, subiamo delle pressioni a livelli locali. Alcune persone che siedono nelle commissioni amministrative arrivano perfino a scusarsi per le nostre azioni nel tentativo di smarcarsi, andando perfino contro gli interessi delle loro associazioni.

Quali sono le tue conclusioni  sulla situazione dell’autismo in Francia ?

I genitori sono abbandonati a loro stessi. I consensi muti che hanno prevalso per oltre 30 anni non possono piu’ continuare. La Francia deve riformare la presa in carico e le strutture istituzionali.

Che cosa bisogna fare secondo te ?

Bisogna secondo il mio parere uscire dall’approccio medico dell’autismo e chiedere al Ministero dell’ Educazione Nazionale di prendere il suo posto nella presa in carico. Bisogna dare i mezzi ai bambini e agli adulti autistici perchè possano gestirsi.

Oggi, tra uno Stato rassegnato, conflitti d’interesse e dei giovani genitori rappresentati male, possiamo affermare che solo la mobilitazione e la solidarietà tra genitori permetterà d’influenzare in modo significativo il corso dell’autismo  in Francia.

Il sito di Autism Rights Watch in Inglese

Il sito di Autism Rights Watch in Francese

Tradotto da Mondo Aspie, Fonte The Autist il blog di Magali

Autismo torture Italia: Autistico legato con cinghie da un mese

Ieri mattina l’assessore alla sanità del Veneto ha avuto una riunione con i dirigenti medici e la famiglia. Il diciottenne autistico ricoverato a Caprino da un mese viene legato al letto con cinghie. La denuncia dei genitori: “C’è un centro adatto a Vicenza ma l’Ulss non vuole pagare”.

Caprino. L’assessore regionale alla sanità ieri mattina li ha convocati tutti. Prima, i genitori di Nicolò assistiti dall’avvocato Tezza. Dopo, gli psichiatri dell’Ulss 22 che hanno in cura il ragazzo a Caprino. Li ha voluti ascoltare «dal vivo» per cercare di «trovare una soluzione che metta fine a questa vergogna». La «vergogna» sono le cinghie con cui Nicolò, diciottenne autistico, da un mese viene legato al letto di notte e in alcuni momenti del giorno. «Non c’è personale specializzato per assisterlo», era stata la denuncia dei familiari, «quindi siamo costretti ad accettare l’umiliazione delle corde, anzi, ci tocca anche firmare una sorta di liberatoria nei confronti della struttura e così diventiamo noi i carnefici di nostro figlio, siamo a noi a condannarlo a questo obbrobrio». Si commuove papà Stefano: «Ma quale genitore vuole vedere un figlio legato al letto mani e piedi? O ammanettato quando esce a passeggaire nel giardino dell’ospedale? La verità è che per Nicolò, per noi, qui, non ci sono alternative: è ormai da un mese che il trattamento avviene attraverso questi strumenti da Inquisizione e con pesanti farmaci e non ci va bene: con le ultime forze che ci restano, siamo pronti a dare battaglia per ottenere la giusta cura per Nicolò, che è l’inserimento in un centro terapeutico-occupazionale. Tutto il resto, l’abbiamo provato in questi 18 anni, non serve: il ricovero qui in psichiatria, se continua ancora, lo riduce ogni giorno di più a un vegetale». Coletto ieri ha convocato le parti, in momenti diversi, per raccogliere informazioni. «Posso solo dire», ha poi commentato l’assessore, «di essere convinto che la cosa si sistemerà al meglio per Nicolò e per la sua famiglia. L’esito dei colloqui è stato positivo, sono fiducioso». Parola, quindi, mantenuta. I fatti, però, ancora non arrivano. Se da un lato infatti c’è l’entusiasmo della «politica» abituata ai tempi lunghi e alle soluzioni da trovare un passo per volta, dall’altra c’è lo sconforto della famiglia che dall’incontro di ieri sperava di uscire già con una «data», quanto meno un nulla osta, per il trasferimento di Nicolò. «Vorremmo che si agisse e basta nel suo interesse», è infatti sbottato il papà, «i giorni passano e lui continua ad essere nella stessa alienante condizione da un mese. E non va bene. C’è solo una cosa da fare: ricoverarlo nel centro di Vicenza individuato dagli specialisti per curare il suo autismo. L’Ulss 22 deve semplicemente dare l’ok e farsi carico della spesa. Tutto il resto, per noi, è prorogare ulteriormente l’agonia che dura da un mese e che, prima dell’estate, è andata avanti per otto: non ne possiamo più. Questa non è vita per nessuno. Siamo stremati ma pronti a tutto per vedere rispettati i nostri diritti».  Intanto, sul dramma della famiglia Panziera, aleggia pure l’ombra del tribunale: il 13 dicembre il giudice tutelare a cui si sono rivolti gli psichiatri dell’Ulss 22 esaminerà il progetto terapeutico per Nicolò. «Sarebbe importante per tutti arrivare ad una soluzione fuori dalle aule di giustizia», ha infatti spiegato l’avvocato Maria Luisa Tezza, «mi auguro che l’assessore, con il suo intervento, riesca ad evitare questa spiacevole tappa. Se non ci riuscisse, andremo giù pesante, spareremo le bombe messe da parte per la battaglia di diritto e di dignità che siamo pronti ad iniziare contro l’Ulss 22». «In effetti», conferma il papà di Nicolò, «siamo esasperati e stamattina avremmo preferito un confronto diretto, davanti all’assessore, per smascherare le responsabilità di chi effettivamente, in tutta questa vicenda, qualche colpa ce l’ha».  L’ultima parola, di nuovo, a Coletto. «Questi genitori hanno tutta la mia comprensione e, se possibile, solidarietà. Quello che vivono è terribile. Ma sono fiducioso: stamattina ho avviato un dialogo positivo con i responsabili dell’Ulss 22 e credo davvero questa triste vicenda possa chiudersi bene, in tempi ragionevoli, nell’interesse di Nicolò. Capisco bene il bisogno della famiglia di avere subito una soluzione ma invito tutti ad attendere gli eventi che, posso garantire, arriveranno in tempi veloci».

Fonte: L’arena.it

Autismo Italia: Autistico legato e ammanettato in ospedale a causa di farmaci sbagliati

Vergogna Italia, paese medioevale ! Basta torture sugli autistici ! Questa gente deve andare in galera !!! Delinquenti. La stessa cosa è successa anche a  noi !!

Nicolò, diciottenne autistico,  legato al letto in ospedale

Da settimane il diciottenne è curato in reparto ma non c’è personale in grado di assisterlo. La famiglia si è rivolta a un legale per tutelare i suoi diritti. La drammatica denuncia dei genitori del ragazzo ricoverato in psichiatria a Caprino: «La soluzione per lui c’è ma per l’Ulss 22 è più conveniente così»

Caprino. Nicolò ha diciotto anni e vive metà della giornata legato al suo letto nel reparto di psichiatria a Caprino. «Suo» perchè ormai è ricoverato lì da tre settimane e, prima dell’estate, c’è rimasto per otto mesi.  Nicolò è un ragazzo autistico la cui storia non è quella di tanti come lui che, inseriti in specifiche strutture terapeutiche, svolgono attività occupazionali secondo un progetto clinico-assistenziale personalizzato. Ragazzi che, seppur disabili, non hanno bisogno di corde. La storia di Nicolò, purtroppo, è quella di un autistico grave curato fino ad oggi nel modo «più scorretto», denuncia papà Stefano, «secondo un approccio basato fondamentalmente sul trattamento farmacologico che, nel suo caso, peggiora le condizioni generali di salute aumentando sensibilmente la sua aggressività».  Lo confermano anche gli specialisti di neuropsiachiatria infantile dell’Azienda Ospedaliera di Verona: «Le alte dosi di farmaci», scrivevano ancora un anno fa, «non forniscono i risultati sperati e anzi possono incrementare gli effetti indesiderati». A giugno l’hanno ribadito: «La situazione di Nicolò è condizionata in senso negativo qualora non si preveda un progetto di inserimento occupazionale, auspichiamo pertanto l’appoggio in una struttura terapeutica o educativa dove poter reimpostare un ritmo di attività finalizzate all’occupazione e alla gratificazione sociale». Niente di tutto questo. L’Ulss 22 che ha in carico il «paziente», non procede in tal senso. «Perchè questo è mio figlio per la dirigenza ospedaliera: un paziente e per di più matto. Nicolò è un numero, un caso, un problema da risolvere a suon di tranquillanti, uno da tenere ricoverato in psichiatria qui a Caprino o a Isola della Scala, come ci continuano a proporre, legato di notte quando non c’è personale specializzato in grado di assisterlo e tenuto con le mani bloccate di giorno quando lo portiamo fuori a fare due passi», si sfoga Stefano. Le «manette» sono uno strumento di tutela che i genitori sono costretti ad accettare nel momento in cui Nicolò peggiora: è il ragazzo stesso ad indicare al padre di metterle sapendo che solo così può uscire dalla stanza dell’ospedale per sgranchire le gambe. «Mi porge i polsi», si commuove mamma Sara, «perchè sa che se gli leghiamo le mani, lo liberiamo dalle cinghie del letto: finchè siamo qui in ospedale, così è perchè non ci sono infermieri in grado di gestire i suoi attacchi d’ira frutto di anni e anni di terapia sbagliata. È provato: l’autismo, anche nelle forme più gravi, è migliorabile solo se affidato a mani esperte», conclude Sara, «ma così no: finchè avrò fiato, pretenderò rispetto e dignità per Nicolò». La soluzione è quella di una struttura specializzata nell’assitenza ai disabili con disturbi della personalità. La famiglia Panziera, supportata da alcuni specialisti della stessa Ulss 22, l’ha trovata ancora un anno e mezzo fa. C’è stato anche un incontro tra i medici di Caprino e quelli del centro diurno disponibile ad accoglierlo. Ma l’Ulss non dà il nulla osta. Motivo? Costa troppo. È scritto nero su bianco: «I servizi dell’area Handicap della 22 hanno individuato a Vicenza una struttura residenziale per adolescenti disabili disposta ad accogliere Nicolò ma non se n’è fatto nulla in quanto il direttore generale ha ritenuto troppo onerosa la spesa, 250 euro al giorno». Nicolò quando è in ambienti protetti, sta meglio. «Ha passato una bella estate a casa», conferma il papà, «siamo andati spesso a nuotare al lago, abbiamo fatto lunghe passeggiate, non ha avuto crisi violente come quelle che lo colpiscono quando è trattato con alte dosi di farmaco, come accade qui a Caprino. Ha rischiato pure di lasciarci le penne. Durante il lungo ricovero dal novembre 2011 al giugno 2012 è stato imbottito di un farmaco che l’ha mandato letteralmente in tilt non solo dal punto di vista dei comportamenti violenti e auto-lesionistici ma anche dei valori del sangue: è arrivato ad avere globuli da leucemia fulminante, roba da morirci sotto, per cui la somministrazione è stata immediatamente sospesa. Questo è solo un esempio del modo in cui mio figlio viene mal-assistito. Ma adesso basta».  Ecco, quindi, la storia di autismo di Nicolò che doveva, fin dall’inizio, andare «bene» come tante altre e che invece è stata un continuo precipitare verso il peggio fino a quando, esasperati, i genitori si sono rivolti a un avvocato per tutelare i diritti del loro ragazzo: «Che almeno il finale possa essere dignitoso, per lui e per noi». E che le cinghie e le manette restino una vergogna mai più ripetibile. Fonte: L’Arena