Autismo ricerca: I neonati sottopeso o troppo pesanti sono piu’ a rischio

neonato peso autismoSecondo uno studio pubblicato nella rivista American Journal of psychiatry, il peso dei bebè potrebbe essere un fattore di rischio di sviluppo della sindrome. Una nuova ricerca mostra che i neonati sottopeso o troppo pesanti alla nascita avrebbero piu’probabilità di sviluppare l’autismo. Su 40.000 bambini osservati, tra cui 4283 autistici, i ricercatori hanno scoperto che la maggior parte di questi bambini pesava piu’di 4,5 kg o meno di 2,4 kg alla nascita. Una crescita fetale debole oppure eccessiva potrebbe spiegare questa malattia. Tuttavia, i ricercatori hanno dimostrato che non esiste alcuna connessione tra la data di nascita dei bebè e i nati prematuri o a termine. Kathryn Abel, principale autrice dello studio spiega ” questo aumento del rischio associato ad una crescita anomala del feto prova che qualche cosa va storto durante lo sviluppo probabilmente nella funzione placentare “. Esistono diversi studi condotti sull’influenza della placenta sulla crescita del feto, ma ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere meglio le cause dell’autismo.

Tradotto da Mondo Aspie, Fonte articolo: Famili.fr 14 maggio 2013
Fonte ricerca : Official Journal of the American Psychiatric Association

Ricerca: La neuroimaging funzionale permette una rilevazione precoce dell’autismo

Un nuovo studio, condotto dalla McGill University in Canada, offre nuovi indizi per la diagnosi precoce di autismo, secondo quanto scoperto dai ricercatori, infatti, è possibile rilevare uno sviluppo cerebrale anomalo già a 6 mesi di età, cioè molto prima che i bambini comincino a manifestare sintomi autistici. Attualmente la diagnosi di autismo viene fatta intorno ai di 2 o 3 anni di età del bambino.

Questa ricerca è stata pubblicata sull’ American Journal of Psychiatry. 

Una diagnosi precoce è fondamentale per i ricercatori, perchè grazie ad un intervento rapido si potrebbero mitigare i problemi di comunicazione, d’interazione sociale e di comportamento degli autistici.

« La nostra equipe internazionale di ricercatori ha rilevato che già dall’età di sei mesi si notano delle differenze di collegamento nel cervello dei bambini che  in seguito diventeranno autistici. La differenza tra i neonati ad alto rischio che in seguito hanno manifestato disturbi dello spettro autistico e gli altri bambini che si sono sviluppati normalmente, sta nell’organizzazione della materia bianca –  fasci di fibre che collegano le regioni del cervello – , spiega Alan Evans, ricercatore e professore all’Istituto e ospedale neurologico dell’Università McGill a Montreal.

I ricercatori hanno seguito 92 neonati dai sei mesi ai due anni di età che avevano tutti una sorella o un fratello autistico, e presentavano dunque un rischio elevato di manifestare l’autismo.

Ogni neonato è stato sottoposto a risonanza magnetica funzionale a sei mesi, e ad una valutazione comportamentale a 24 mesi. La maggior parte di questi bambini è stata sottoposta ad ulteriori esami di neuroimaging a 12 e 24 mesi, o ai due anni di età.

A 24 mesi, il 30% dei neonati osservati nello studio hanno ricevuto la diagnosi di autismo. L’organizzazione della sostanza bianca in 12 casi sui 15 esaminati differiva considerevolmente nei bambini diventati autistici rispetto a quelli che hanno seguito uno sviluppo normale.

Lo studio analizza i cambiamenti dinamici del cervello e del comportamento legati all’età che sono tipici dell’autismo, delle conoscenze che sono essenziali per la creazioni di risorse rivolte ad aiutare i bambini autistici e  le loro famiglie.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo: Radio-Canada.ca

L’attività cerebrale, uno strumento per rivelare l’autismo nei neonati ?

L’attività cerebrale, uno strumento per rivelare l’autismo nei neonati?

Un depistaggio precoce dell’autismo, generalmente diagnosticato intorno ai due anni, aiuterebbe la presa in carico della malattia, che colpisce circa l’1% della popolazione e si traduce con delle difficoltà a comunicare con il mondo esterno. Uno studio pubblicato venerdi’ nella rivista scientifica Current Biology, indica che sarebbe possibile rilevare precocemente l’autismo misurando l’attività cerebrale. Per arrivare a questa scoperta, i lavori si sono concentrati su 104 bebè dai 6 ai 10 mesi che presentavano un rischio elevato d’autismo nella misura in cui uno o piu’ fratelli o sorelle maggiori manifestavano già la sindrome. Basandosi sul fatto che  generalmente i bambini autistici evitano di guardare le persone negli occhi, i ricercatori hanno misurato tramite dei sensori l’attività cerebrale dei neonati mentre gli  venivano mostrati dei visi che li guardavano direttamente  o al contrario li evitavano. I risultati degli studi mostrano una differenza significativa delle onde cerebrali  in funzione dei due tipi di immagini presentate a neonati a basso rischio d’autismo, o che non hanno sviluppato la malattia nel gruppo a rischio. Al contrario, la risposta cerebrale dei bebè in seguito diagnosticati autistici si è rivelata piu’ neutra, riporta l’AFP (Agenzia Stampa Francese).

Il professore Mark Johnson del Birkbeck College dell’Università di Londra, co-autore dello studio, sottolinea tuttavia che il test non ha funzionato al 100%, alcuni bambini che mostravano tratti d’autismo non hanno sviluppato la malattia in seguito. ” Degli studi complementari sono necessari per determinare se le misure dell’attività cerebrale come quelle utilizzate nel nostro studio possano giocare un  ruolo nell’ identifcazione dei bambini autistici a uno stadio precoce, ha aggiunto”.

 Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui