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Autismo: DSM-5, nuova definizione, nuova diagnosi, i rischi

Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry

La prossima definizione dei criteri diagnostici dell’autismo comparirà nel 2013, nella prossima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) dell’American Psychiatric Association (APA), il riferimento internazionale, potrebbe avere gravi conseguenze. Perché secondo alcuni ricercatori di Yale, con questa nuova definizione, un enorme numero di pazienti, anche quelli che presentano deficit piu’ leggeri, sarebbero presi in causa da questa nuova diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Dai risultati già presentati durante la conferenza sull’autismo dell’American Academy of Psychiatry di Toronto e apparsi nell’edizione di aprile del Journal of the American Academy of pedopsychiatrie. Lo studio potrebbe essere disponibile on line dalla fine di febbraio o l’inizio di marzo.

In effetti, una nuova organizzazione delle diagnosi sarà proposta nella quinta edizione del DSM, l’opera di riferimento internazionale  la cui pubblicazione è già programmata per il 2013. I disturbi abitualmente diagnosticati durante l’infanzia tra cui i disturbi dello spettro autistico non daranno piu’ luogo ad un capitolo separato. L’opera è costruita sul principio del corso della vita, partendo dai disturbi neurologici di sviluppo dell’infanzia per proseguire verso i disturbi che si sviluppano dall’adolescenza fino all’età adulta.

Secondo questo studio della Yale School of Medicine, attribuire una diagnosi di autismo potrebbe risultare ancora di piu’ complesso secondo questa definizione rivisitata e potrebbe modificare cosiderevolmente la proporzione d’individui con diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Dei risultati importanti precisa il Dott.re  Fred Volkmar dello Yale Child Study Center (CSC), poiché in un gruppo di persone valutate senza deficit intellettuali nel corso di uno studio del 1994 per l’elaborazione del DSM-IV, con questa nuova definizione, la metà potrebbe essere ammessa a una diagnosi di autismo con la nuova definizione proposta dal DSM-V.  Gli autori precisano che i risultati riguardano solo le persone meno colpite per le quali queste differenze di diagnosi sono dunque le piu’ “equivocate”. Ma, precisano che, tenuto conto delle etichette che si tendono a dare sui pazienti, compresi gli ambienti ospedalieri, cio’ avrà sul piano medico e sociale delle pesanti conseguenze.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

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