Autismo: No, non tutti gli autistici sono dei geni !

einstein aspergerNo, non tutti gli autistici sono dei geni !

La persona autistica passerebbe da uno stato di ” ritardo mentale ”  a quello di ” genio ” ?  Le rappresentazioni dell’autismo si sono evolute notevolmente, rilanciate dalle associazioni e dai media. Gli Asperger fanno audience. E gli altri ?

Nel 1943, Leo Kanner defini’ l’autismo come una malattia rara e grave, caratterizzata da problemi nell’interazione sociale, disturbi del linguaggio, stereotipie, scarso contatto oculare e paura del cambiamento… Se i sintomi sono rimasti gli stessi di oggi, le frontiere tra il normale e il patologico sono state modificate nel corso del tempo con i cambiamenti nelle classificazioni delle malattie.

L’allargamento dei criteri diagnostici ha avuto un  forte impatto sulla prevalenza dell’autismo. Secondo il professore Thomas Bourgeron, del Dipartimento genetico umano e delle funzioni cognitive dell’Istituto Pasteur: ” Un punto cruciale per capire l’autismo, e che non esiste un solo autismo ma esistono degli autismi al plurale. “. Non si parla piu’ di autismo ” ma di spettro autistico “. Nel 1990, si stimavano da 2 a 5 casi su 10.000 persone. Nel 2000, siamo passati a 6 su 1000. E oggi, 1% presenta dei disturbi dello spettro autistico.

Asperger : l’autismo spettacolare

Tra tutti  questi disturbi, la sindrome di Asperger è certamente la piu’ conosciuta dal grande pubblico. Si chiama anche ” autismo ad alto funzionamento “. Si mormora che Einstein fosse Asperger, come Bill Gates e forse anche Mozart. Nel 2008, nel libro ” Gli autistici che hanno cambiato il mondo ” vengono citati anche Orson Wells, Marie Curie, Thomas Jefferson, Gregor Mendel…

Gli Asperger affascinano perchè sviluppano, a volte, delle competenze eccezionali, nei campi delle scienze, nella musica, nell’informatica e nella matematica. Fino a far dimenticare gli altri disturbi ! Perchè, anche se la sindrome di Asperger non è associata ad un ritardo mentale, l’autismo ad alto funzionamento è caratterizzato da isolamento sociale e da un’alterazione nella comunicazione. Questa sindrome fu introdotta nella classificazione internazionale delle malattie nel 1993. E, da allora, gli ” Aspies ” alimentano un’ ” attitudine autistica  ” che non sembra affievolirsi.

Una sindrome apprezzata ad Hollywood

Al cinema, tutto è cominciato nel 1988 con ” Rain Man “. Dustin Hoffmann interpreta il fratello, sempliciotto, di Tom Cruise. Ma il suo autismo vale oro, perchè la sua attitudine eccezionale nei calcoli gli offrirà la fortuna al casino’. Da qualche anno, assistiamo ad una recrudescenza di produzioni cinematografiche che mettono in scena dei protagonisti Asperger. Brigitte Chamak, sociologa all’ università Paris-Descartes, è intervenuta su questo tema nel dicembre 2012 nel corso di un seminario : ” questa sindrome sembra essere molto apprezzata ad Hollywood, per esempio appare nel personaggio di Lisbeth Salander, l’hacker superdotata del film ” Millennium”, ma alimenta  anche le scenggiature dei film  “Mozart and the wales “, “Molto forte incredibilmente vicino, ” Il mio nome è Khan “…Anche la televisione si è impadronita di questa sindrome, che garantisce audience e alti share. Come quando, a fine 2012, ando’ in onda in Francia,  il film-documentario ” Il cervello di Hugo ” dedicato ad un giovane musicista autistico di talento.”.

USA : un’ identità rivendicata

Evidentemente, in queste circostanze, l’autismo puo’ far sognare. Al punto da diventare ” way of life “. Come negli Stati Uniti dove le persone autistiche formano associazioni, un’ alternativa militante alle associazioni di genitori. I membri rifiutano di considerare la loro condizione come una malattia o un handicap, è solo una differenza !. Questa è l’ambizione dell’ANI ( (Autism network international). Dagli anni 90, i suoi menbri si definiscono come ” persone autistiche ” e non come ” persone con autismo ” perchè considerano l’autismo come una parte integrante della loro identità. “Rivendicano il termine di neurodiversità ed elaborano ” una cultura autistica ” creando nuove parole. Come ” neurotipici ” che significa persone non autistiche, spiega Brigitte Chamack. Brandiscono una bandiera di minoranza come hanno fatto in passato, le donne, i neri, e i gay… Esiste anche ” l’Autistic pride day ” creato nel 2005 a Londra per festeggiare la neurodiversità, e viene organizzato in diversi paesi ma non in Francia, dove la sola associazione di persone autistiche che si chiama Satedi, è ostile alla nozione di ” cultura autistica ” e non fa riferimento alla neurodiversità.

Per gli altri : notti in bianco

In questo grande « coming out »,  che dire degli altri, tutti quelli che sono ben lontani dai talenti straordinari ? In passato, le rappresentazioni dell’autismo erano diverse e sinonimo di ritardo mentale, come si puo’ vedere nei film ” Il ragazzo selvaggio ” di Truffaut (1970),  “Quel ragazzo là ” (1975) e, recentemente nel  documentario ” Solutions d’espoir ” che svela la realtà dell’autismo in Francia. Concentrandosi sugli Asperger, non si rischia di nascondere quelli che hanno veramente bisogno di aiuto e di mettere in un angolo quelli che sono considerati come molto ritardati ?.  Per la mamma di lily, per esempio, la realtà ha un gusto piu’ amaro: niente premi Nobel ma solo lunghe notti in bianco.

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Tradotto e riadattato  da Mondo Aspie, fonte: 11-01-2013, Informations-handicap.fr

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5 Comments on “Autismo: No, non tutti gli autistici sono dei geni !

  1. Secondo me la questione del non capirsi è reciproca. Anche i neurotipici non capiscono gli Asperger. Per quanto riguarda l’isolamento non è detto che un Aspie debba per forza soffrire, c’e’ anche chi sta benissimo da solo .

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  2. Diavolo! Come si può esser tanto illusi e frastornati dall’epoca confusa nella quale viviamo (io per poco ancora) e arrivare a parlare di FESTEGGIAMENTO DELLA NEURODIVERSITA’ ? Non voglio dare addosso agli Asperger, certo che no. Si tratterebbe di masochismo. Posso riconoscere le strane e anche straordinarie abilità di un Asperger. Ma rimanga il fatto reale, la verità innanzi tutto, ciò che è giusto prevalga… e si riconosca che un isolato, uno che non capisce gli altri, che magari è malinconico e soffre per questo, non ha motivo di NEGARE il suo vero stato, e sfilare sbandierando un ingiustificato orgoglio.

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  3. Condivido entrambe le posizioni, c’e’ anche un errore che veine commesso spesso nell’autismo, ed è quello di vedere prima il deficit e cercare di correggerlo, invece delle potenzialità, delle qualità e dei lati positivi .

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  4. Io credo che invece l’Asperger dovrebbe essere considerato come l’autismo “normale”, cioè un autismo sano, con cui la persona, con il percorso educativo adatto alla sua mente/personalità, possa crescere sano e indipendente, al di là di doti rare o genialità particolari. Cioè un asperger con intelligenza media dovrebbe essere cresciuto ed educato con tutti i mezzi che sono congeniali alla sua condizione e da adulto non deve diventare per forza Einstein, ma dovrebbe poter fare il bibliotecario, la parrucchiera, ecc.
    Credo che sia utile parlare tanto di asperger e studiarlo il più possibile per capire cos’è, cosa non è. Capendo per bene l’HFA e i suoi meccanismi, si potrebbero aiutare molto di più gli HFA. Sono solo una mamma, ma da quello che leggo e vedo in giro, entrambe le condizioni, HFA e LFA, vengono approcciate facendo riferimento alla “normalità”. Io sono molto d’accordo con l’affermazione “sono autistico” e non “ho l’autismo”. Da qui la necessità di individuare un autismo funzionale che permette l’inserimento in società e da lì partire per educare/progredire nell’autismo HFA. Finchè l’autismo verrà considerato qualcosa che un neurotipico all’improvviso prende, non si vedrà mai l’autistico HFA con problemi gravi da essere LFA, ma solo e sempre e in ogni caso il neurotipico da cui estirpare l’autismo (manco fosse un virus). Spero di essermi spiegata, non vorrei essere fraintesa. Se noi prendiamo l’HFA come modello di riferimento per confrontare l’LFA e da lì partire per una serie di interventi per far progredire l’autistico grave, secondo me semplifichiamo la vita a tutti e avremo maggiori successi. Opinione mia personalissima da mamma non esperta e non supportata da nessuna scientificità.

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  5. Punto interessante. Personalmente (e in modo certo un po’ velleitario) ho “dovuto” separare la SA dall’AUTISMO. Se pure l’origine è la stessa (e vive nell’intrico del cervello, proprio nelle sue strutture) bisogna ammettere che un soggetto (adulto) davvero autistico non somiglia ad un soggetto adulto asperger. Può essere che ci sia un punto di partenza unico; poi però le strade si dividono: quella dell’Asperger conduce a situazioni diverse.

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