Autismo in Emilia Romagna: Importante ordinanza TAR di Bologna

Le prestazioni in materia di autismo vanno effettuate sotto la diretta supervisione di   tar bologna ordinanza autismo ABApersonale dotato di apposita e specifica qualificazione professionale e all’insegna della continuità assistenziale, oltreché condivise e accettate dai genitori. Un’Azienda USL, inoltre, non può disporre di un insindacabile potere discrezionale nell’erogare le prestazioni: lo ha stabilito un’importante Ordinanza recentemente prodotta dal Tribunale di Bologna.

Download “bologna-tribunale-ordinanza-28-10-2013-autismo”

(Fonte Superando.it )

N. R.G. 2887/2013

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

Sezione Lavoro

Nella causa iscritta al n. r.g. 2887/2013 promossa da:

XX

XY

RICORRENTE

Contro

AZIENDA USL DI BOLOGNA

RESISTENTE

……………. 

TERZO INTERVENUTO

Il Tribunale di Bologna in composizione monocratica in funzione di Giudice del Lavoro, a scioglimento della riserva osserva quanto segue.

Dalle allegazioni e dalla documentazione depositata dalle parti, è emerso ed è incontestato che XY, nato a Bologna il 02-05-2005, è affetto da Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, sindrome meglio nota come Disturbo Autistico, diagnosticato per la prima volta in data 13-09-2007, dall’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ausl di Bologna.

E’ poi emerso ed è incontestato che le terapie svolte nel periodo successivo presso l’Ausl di Bologna, non hanno dato risultati significativi, e che nel giugno 2010, il bambino è stato portato a Fano, presso l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliera N°3 delle Marche, ove è stata prescritta come necessaria una terapia definita come ABA(Applied Behaviour Analisys), che da quel momento è stata applicata nell’ambito dei programmi di assistenza del Comune di Bologna, dalla dott.ssa …, uno dei massimi esperti di tale metodo terapeutico, presso la scuola materna che il bambino frequentava all’epoca, e presso la famiglia, con l’intervento dei genitori in veste di terapeuti, sotto la supervisione della stessa dott.ssa….

E’ ancora emerso ed è incontestato, che tale metodo terapeutico, nei due anni successivi ha portato a rilevanti progressi, come documentato dal Servizio Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliera N°3 delle Marche, nel giugno 2011, e che circa un anno dopo, nel maggio 2012, tale terapia aveva portato ad ulteriori miglioramenti, come certificato dalla stessa l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliera N°3 delle Marche, che aveva visitato nuovamente il minore. E’ poi emerso che dal settembre 2012, con l’inizio della scuola elementare, l’obbligo assistenziale del Comune di Bologna è venuto a cessare, a seguito dell’ingresso del minore nella Scuola Elementare, ed al passaggio degli obblighi assistenziali dal Comune all’Ausl, circostanza che ha impedito la prosecuzione della presa in carico diretta del bambino attraverso la dott.ssa …. dal momento che la stessa è consulente del Comune e non dell’Ausl.

E’ ulteriormente emerso che l’Ausl di Bologna ha manifestato la propria indisponibilità alla prosecuzione della terapia con il metodo ABA, probabilmente a causa della mancanza allo stato, di personale qualificato e specializzato in tale terapia comportamentale, ed ha invece proposto metodi terapeutici diversi, con personale non specializzato nel metodo ABA, metodi terapeutici di cui non si conosce la possibile efficacia, nel caso in esame.

E’infine emerso che da quel momento, fino al deposito del ricorso introduttivo del presente giudizio, ed ancora all’udienza del 18-10-2013, l’Ausl di Bologna ha mantenuto tale rifiuto di erogazione della suddetta terapia ABA con personale specializzato ABA, e la suddetta terapia è stata proseguita a cura e spese dei genitori del minore, che hanno continuato ad avvalersi privatamente della dott.ssa …., ed a svolgere direttamente l’attività terapeutica, sotto la supervisione della stessa dott.ssa ….

Tale rifiuto di erogazione della terapia ABA, ha determinato e determina un’interruzione della continuità assistenziale sotto il profilo della metodica assistenziale, e si pone in violazione sostanziale del c.d. PRIA Piano Regionale sull’Autismo della Regione Emilia Romagna, nella parte in cui lo stesso PRIA prevede la condivisione del programma psicoeducativo, cognitivo e comportamentale, nei vari ambiti di vita del bambino, dalla scuola alla famiglia, con continuità presa in carico globale.

Ciò in primis perché il sistema ABA è uno dei tre principali metodi terapeutici indicati dall’Istituto Superiore di Sanità, per il trattamento dei bambini con disturbi dello spettro autistico, e quindi un metodo validato con sperimentazione scientifica, che può ritenersi trattamento terapeutico ordinario, sperimentato e verificato, rientrante nei compiti e nelle attribuzioni del S.S.N., e non una qualunque terapia sciamanica elaborata e propagandata al di fuori di qualunque sperimentazione o modello scientificamente accertato.

A ciò si aggiunge che il metodo ABA rientra, quale metodo consigliato nelle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, con valenza di Livello Essenziale di Assistenza, soglia minima di prestazioni che deve garantire il S.S.N..

In secondo luogo perché, una volta definito come sopra il metodo ABA, ed accertato nel caso concreto che lo stesso ha prodotto risultati significativi ed importanti sul minore XY, non ha nessun senso logico, né tantomeno terapeutico, avvalersi di un diverso metodo, di cui non si conosce né si è in grado di sapere quali risultati possa dare intrinsecamente, né si conosce o si è in grado di sapere, cosa possa derivare dal mutamento improvviso di metodo terapeutico, mutamento che non deriva da una diversa elaborazione delle metodologie terapeutiche del caso specifico, bensì da una scelta aprioristica e non chiara nella sua progettualità, e che sembra trovare fondamento principalmente nella attuale mancanza di personale specializzato ABA, nell’ambito dei servizi dell’Ausl convenuta.

Sussiste per le ragioni sopra indicate, il fumus boni iuris di parte ricorrente

Sussiste poi, il periculum in mora poiché come evidenziato nella breve narrativa della vicenda storica del minore XY, gli interventi diversi_ dal metodo ABA, non hanno
determinato nessun risultato, ed è logico paventare, per la particolare natura della sindrome artistica, che qualunque interruzione o mutamento non ponderato e meditato di metodi terapeutici, possa portare non solo ad un arresto dei progressi documentati, ma anche ad una regressione e ad un aggravamento, poi difficilmente reversibile.

Ciò posto, osserva da ultimo il Tribunale, che nella memoria difensiva del 30-09-2013, l’Ausl di Bologna, rivedendo parzialmente le proprie scelte operative del caso in esame, aveva elaborato l’avvio in contesto scolastico e domiciliare di intervento individuale diretto sul minore, da parte di Educatore Professionale Specializzato con competenze cognitivo comportamentali, in aggiunta agli insegnanti di sostegno ed ai pedagogisti convenzionati con il Comune di Bologna.

Tale programma, come formalizzato nel documento N°10 di parte convenuta, appare idoneo a realizzare la richiesta tutela cautelare del minore, alla condizione che la figura dell’Educatore Professionale Specializzato, sia ricoperta da persona esperta del metodo ABA, con certificazione BCBA, poiché il minore Xxxxx Xxxxx, per la continuità assistenziale, necessita di una figura di esperto ABA-VB, che continui l’intervento di Workshop a casa ed a scuola, analizzando i comportamenti del bambino all’interno delle specifiche situazioni in cui si trova coinvolto, ed analizzando i comportamenti degli educatori, dei genitori e degli insegnanti con cui il bambino interagisce, al fine di dare a tali figure di Educatori diretti, le indicazioni comportamentali per il loro intervento.

Pertanto, viene ordinato all’Ausl di Bologna, di dare attuazione all’intervento individuale diretto sul minore Xxxxx Xxxxx, come formalizzato nel documento N°10 dell’Ausl convenuta, con impiego di Educatore Professionale Specializzato esperto ABA-VB certificato BCBA, in aggiunta agli insegnanti di sostegno ed ai pedagogisti convenzionati con il Comune di Bologna.

P.Q.M.

Il Giudice del Tribunale di Bologna in funzione di Giudice del Lavoro, ordina all’Ausl di Bologna di dare di dare attuazione all’intervento individuale diretto sul minore Xxxxx Xxxxx, come formalizzato nel documento N°10 dell’Ausl convenuta, con impiego di Educatore Professionale Specializzato esperto ABA-VB certificato BCBA, in aggiunta agli insegnanti di sostegno ed ai pedagogisti convenzionati con il Comune di Bologna.

Si comunichi alle parti costituite.  Bologna 28-10-2013

Il Giudice

Dott. Maurizio Marchesi

Disabili Italia: Vinto un altro ricorso contro il Miur, 67 alunni avranno il sostegno

ricorso miur alunni disabili Nuova vittoria per le famiglie degli studenti a cui non erano state assegnate le ore di assistenza necessarie.

Nuova vittoria per le famiglie con figli disabili a cui non è stato riconosciuto il sostegno necessario a scuola. Il Tar del Lazio, questa volta, ha riconosciuto il diritto al rapporto 1 a 1 (uno studente diversamente abile/ un insegnante) a 67 alunni di Roma e provincia con disabilità gravi o gravissime a cui non erano state assegnate le ore di sostegno necessarie sulla base delle diagnosi funzionali delle Asl.

Questo ricorso collettivo, patrocinato dall’avvocato Marco Tavernese, “è il più grande mai proposto dal Coordinamento scuole elementari di Roma” scrivono insegnanti e genitori, perché ha riguardato ben 67 famiglie.

“Il riconoscimento di un numero adeguato di ore di sostegno viene nella stragrande maggioranza dei casi disatteso dal ministero dell’Istruzione – scrive il Coordinamento – Oltretutto i ricorsi persi dal Miur costano tantissimo all’erario e la Corte dei Conti dovrebbe chiedere ragione di queste spese allo stesso dicastero”.

Lo stesso Coordinamento, nel settembre scorso, aveva annunciato che “i posti di sostegno integrati per sentenza in provincia di Roma (dopo i nostri ricorsi e quelli autonomi di altre famiglie) nell’ultimo anno sono stati 407, di cui 24 nelle scuole materne, 206 alle elementari e 177 alle medie”. Una cifra a cui sommare ora i 67 nuovi alunni vincitori.

Il Coordinamento “invita ora il ministero dell’Istruzione all’esecuzione immediata della sentenza e, contestualmente, al rispetto del diritto allo studio e alla formazione degli alunni diversamente abili assegnando le ore di sostegno necessarie senza “costringere” le famiglie a presentare ricorsi legali.

Fonte: 17-01-2013 Repubblica

Autismo: Sentenza, il tribunale di Rimini afferma la correlazione tra autismo e vaccino trivalente

Bimbo si vaccina e diventa autistico, ministero condannato a pagare

Intervista all’avvocato Luca Ventaloro dopo la decisione del tribunale che dà ragione ai genitori

Rimini, 11 aprile 2012 – IL VACCINO Mpr contro morbillo, parotite e rosolia ha provocato l’autismo in un bambino riminese. Questa la sentenza emessa dal tribunale di Rimini alcune settimane fa, ma che ieri ha sollevato le aspre critiche del Board scientifico del Calendario vaccinale.
I genitori del piccolo, nato nel 2002, si sono rivolti all’avvocato Luca Ventaloro per la causa contro il ministero della Salute.

Avvocato, quando sono arrivati da lei i genitori del bimbo?
«Alla fine del 2008 per chiedere assistenza ai sensi della legge 210 del 1992 che tutela per i danni da vaccinazioni ed emotrasfusioni».

Quando è stata fatta la vaccinazione sotto accusa?
«Nel 2004 e nei giorni immediatamente successivi il bambino ha iniziato ad avere febbre molto alta, diarrea, a essere estremamene nervoso, a cambiare modo di alimentarsi, a chiudersi nei confronti del mondo e contemporaneamente a essere iperattivo».

Avevano già fatto visitare il bimbo da specialisti?
«Il pediatra di famiglia aveva già confermato il regresso comportamentale ma la cosa importante è che aveva già effettuato la visita presso la Commissione medico ospedaliera incaricata dal ministero della Salute che aveva già confermato il nesso di causalità tra la vaccinazione e l’autismo. Ma aveva respinto il ricorso affermando che la legge 210 tutela solo dai vaccini obbligatori e non da quelli facoltativi, come in questo caso. Per questo sono venuti da me».

Come siete andati avanti?
«Abbiamo fatto ricorso al ministero contro la decisione della Commissione e lo abbiamo presentato al giudice del lavoro competente, come dice la legge 210, per questi casi. Ci sono state le udienze, gli incarichi dei periti e anche quello del tribunale, oltre a quello di parte, ha confermato il nesso di causalità tra vaccino e autismo nel bimbo. Quindi la sentenza a nostro favore».

Quanto è stato riconosciuto come danno?
«Quello che dice la legge: 1.200 euro ogni due mesi, poi gli arretrati calcolati dal momento della vaccinazione e circa 100mila euro».

Cosa dicono i genitori?
«Soddisfatti di questo primo grado perché il problema è il futuro di questo bambino che non è assolutamente autonomo».

Articolo tratto da : Ilrestodelcarlino.it