Autismo: La neurobiologia scredita la psicanalisi

Grazie alle neuroscienze, stanno emergendo delle cure lontane dai concetti freudiani totalmente sorpassati.

Le prime ricerche sull’ereditarietà dell’autismo condotte negli anni 70 hanno dimostrato che quando un gemello  monozigote è interessato dall’autismo, anche l’altro dal 70 al 90% rischia di esserlo, questi tassi sono compresi tra il 5 e 20% per i gemelli dizigoti. Le basi delle origini genetiche erano state gettate, annientando le teorie psicanalitiche che facevano del bambino autistico una vittima di un disturbo della comunicazione materna. Da allora, diversi gruppi di ricercatori nel mondo, e in particolare l’equipe di Thomas Bourgeron in Francia, hanno scoperto un centinaio di geni che causano questa malattia dai molteplici aspetti e osservato che un certo numero di questi geni implica delle alterazioni della trasmissione neuronale a livello del sistema nervoso centrale.

Malgrado questo importante cambiamento contettuale in corso negli ultimi anni, grazie al dinamismo di giovani ricercatori negli ambiti della genetica e delle neuroscienze, la Francia resta l’ultimo bastione della psicanalisi nel campo dell’autismo. Dei medici continuano a prendere in carico i bambini malati sulla base di concetti freudiani o lacaniani. Per denunciare questa situazione, il deputato UMP (Unione Movimento Popolare) di Pas-de-Calais, Daniel Fasquelle, ha depositato a fine gennaio una proposta di legge che mira all’ “arresto delle pratiche psicanalitiche nella presa in carico di persone autistiche, all’arresto della generalizzazione dei metodi educativi e comportamentali e al riassegnamento di tutti i finanziamenti esistenti per questi metodi”.

“Basta colpevolizzare le madri”

Le terapie comportamentali, le strategie educative, il sostegno psicologico devono essere parte integrante delle cure, e si devono adattare ad ogni bambino con autismo. ” Ma, in assenza di dati statistici, se crediamo alle famiglie interessate, in tutti gli sportelli dove si presentano, è la psicanalisi ad essere messa in primo piano. E cio’, perchè questa formazione è predominante nei curriculum degli psicologi che governano la gestione dei bambini con autismo, lamenta Franck Ramus direttore di ricerca al CNRS (Centro Nazionale Ricerca Scientifica).

Per il Dr Julie Grèzes, del laboratorio di neuroscienze cognitive (Inserm) della scuola normale superiore, è arrivato il tempo di voltare pagina: ” Sono vent’anni che sappiamo che nell’autismo c’e’ una radice biologica. Ci sono abbastanza elementi neuroscientifici per smettere di colpevolizzare le madri! “. All’ospedale  Robert-Debré (APHP, Parigi), la Dott.ssa nadia Chabane, neuropsichiatra specializzata in autismo, è molto categorica: “L’insieme dei dati della letteratura internazionale è concorde sul fatto che i disturbi dello spettro autistico sono causati da un’ alterazione dello sviluppo di origine neurologica. Grazie alla IRM ( risonanza magnetica per immagini), l’equipe della Dott.ssa Monica Zilbovicius (psichiatra, Inserm, CEA Orsay) ha messo in evidenza delle anomalie precoci del funzionamento di una parte del cervello del bambino autistico: il solco temporale superiore.

Un’eccezione francese

Questa regione gioca un ruolo importante nella percezione dei movimenti, dello sguardo e del viso. Cosi’, il Dr Ouriel Grynszpan ( La Pitié-Salpetrière, Parigi) lavora con nuove tecnologie della stimolazione cognitiva destinate ad aiutare i bambini autistici a decifrare i giochi sottili delle espressioni facciali, ricche di informazioni, che passano nella regione degli occhi. ” Vogliamo mettere  in pratica uno studio basato su questo allenamento sociocognitivo”, ha spiegato qualche settimana fa durante il dibattito annuale del Centro perizia nationale  in stimolazione cognitiva.

Questa è senza dubbio la differenza con la psicoanalisi : nelle neuroscienze, le ipotesi sono valutate, corrette o abbandonate.

Perchè la teoria del bambino autistico prigioniero di se stesso a causa della madre, resa popolare dallo psicanalista Bruno Bettelheim nella “Fortezza vuota” pubblicata nel 1967, perdura ancora in Francia ? La risposta è da cercare presso gli psicanalisti, restii a tutte le valutazioni sulla loro pratica. Molti sono rimasti sordi, davanti alla dimostrazione di una forte componente genetica della malattia  che, senza risolvere il mistero delle cause, discredita i modelli psicoanalitici.

Un ambiente psicoanalitico ostile

Qualcuno è aperto a questo cambiamento. per la psicanalista Marie-Christine Laznik favorevole all’intervento precoce e dunque al depistaggio dei disturbi della comunicazione nei neonati, la causa è sottintesa: “Bettelheilm era completamente fuori strada. Le madri non hanno niente a che vedere con l’origine dell’autismo”, afferma. Un ‘ipotesi che non riflette necessariamente le posizioni dell’ambiente psicoanalitico ancora spesso ostile alle tecniche educative e comportamentali (Teacch, ABA,…), che vengono applicate con successo in numerosi paesi.

Nel 2007, la rivista medica internazionale “The Lancet” si meraviglio’ di quanto un metodo come il packing ( che consiste nell’avvolgere i bambini in panni umidi e freddi per fargli prendere coscienza dei limiti del proprio corpo) fosse utilizzato regolarmente in Francia senza mai essere stato testato. Solo in Francia e in nessun altro posto ! Altri psicanalisti proposero invece l’allontanamento dei genitori, sempre e solo in Francia.

La Fondazione FondaMental diretta dalla professoressa Marion Leboyer (Università di Créteil), ha istituito dei programmi di ricerca e presa in carico del bambino con autismo basati sulle strade aperte dalla neurobiologia.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale Le Figaro

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