Vergogna Cesena: Il dramma dei bambini dislessici

A quanto pare a Cesena e provincia, lo schifo quotidiano non lo vivono solo le famiglie che hanno bambini autistici.  Le scuole sono sorde e le istituzioni e l’ AUSL ?  E le famose sinergie ? Vergogna !

A scuola bimbi dislessici snobbati

DENUNCIA: I genitori: ” Non ci sono le risorse per rispettare le indicazioni di legge “. L’incidenza del problema è tra il 3 e il 4 per cento.

” Non riescono a capire il bene che hanno nelle mani” . Siamo in balia dell’inadeguatezza del sistema “. E’ uno schifo quotidiano e impercettibile che ti logora. Che costringe i nostri ragazzi all’isolamento e che li precipita in una discesa da cui faticano a riprendersi “. E il dramma dei genitori dei bambini e dei ragazzi cesenati affetti da dislessia e in generale da disturbi specifici dell’apprendimento. Il 14 novembre al Cde in via Anna Frank a Sant’Egidio, il gruppo dell’Aid cesenate ( associazione italiana dislessia ), presenterà alle 20.30 tutte le problematiche cui le famiglie dei dislessici sono chiamate a far fronte. L’Aid cesenate raccoglie 123 soci: si riuniscono ogni due settimane proprio al Cde, con uno sportello attivo. Ogni caso di dislessia è una storia a sé, ma con una costante: purtroppo bisogna fare i conti tutta la vita con questa predisposizione. E non è affatto semplice. C’e’ chi ci riesce ponendosi come esempio significativo per tutti. Fabio Scaliati è il presidente dell’Aid provinciale. E’ un dislessico adulto, psicologo operatore proprio nel campo dell’apprendimento. E ogni giorno è a confronto con un sistema che invece di alleviare le sofferenze di chi non si puo’ difendere, sembra darsi da fare per cancellare speranze. ” Da almeno un decennio questa associazione lavora per promuovere la conoscenza del problema dislessia – spiega Scaliati – Lo facciamo tramite il continuo confronto che i genitori dei nostri ragazzi fanno per cercare di compiere passi avanti e lo facciamo anche divulgando queste realtà “. CULTURA. E’ questo quello che vogliono i genitori dei malati di dislessia a Cesena: fare CULTURA. ” Vogliamo far capire quanto sia grave la situazione nelle scuole cesenati – precisano i genitori di Aid – Parliamo di un’incidenza del 3-4% di ragazzi affetti da dislessia. E di un incapacità nel condividere i percorsi che la legge indica per aiutarli a superare il loro disagio nelle scuole “. Questi genitori combattono diverse battaglie: ” Io ho dovuto capire cosa poteva avere mio figlio alle medie, leggendo della dislessia su un giornale – racconta una madre – E’ che la scuola non è assolutamente pronta a fronteggiare situazioni di questo tipo e, quando ci si trova davanti, semplicemente passa oltre “. ” I percorsi didattici personalizzati non bastano se non c’e’ condivisione reale – si lamenta un  altro genitore – Le scuole di Cesena sono sorde, spesso, ai nostri appelli, ma non intendiamo piu’ stare in silenzio “. Di silenzio ce n’e’ già stato troppo attorno a questi ragazzi. Un silenzio che deve essere dissipato, aggiungendo voce alle voci che si stanno alzando.

Fonte: La Voce, 28 0ottobre 2013

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Italia: Bambino iperattivo, la scuola chiama i Carabinieri. Il Tribunale Minori ha privato i genitori della potestà scolastica

Il bimbo è iperattivo e dislessico , e l’ultimo episodio, che ha visto l’intervento di carabinieri, è stato denunciato dalla madre del bambino donna che, assieme al padre del piccolo, circa un mese fa sarebbe stata privata, dal tribunale dei minori, della potestà scolastica. La direzione scolastica sull’episodio non ha per ora voluto fornire la propria versione.  La Tribuna di Treviso riporta invece il racconto della madre: «Durante la lezione» racconta la donna «mio figlio stava chiacchierando con un compagno. La maestra lo ha richiamato e poi gli ha chiesto di uscire dalla classe. Il bambino le ha risposto di no e la maestra lo ha tirato per un braccio per portarlo fuori. Mio figlio allora si è divincolato e le ha tirato contro la colla. La maestra ha allora chiesto alla direzione scolastica di far intervenire i carabinieri che sono arrivati poco dopo. Io mi chiedo perché la dirigenza scolastica abbia chiamato i carabinieri e non i servizi sociali territoriali di competenza».

«La maestra» continua la mamma «ha anche chiesto di portarmi il bambino a casa, quando sa bene che non posso farlo perché il giudice mi ha tolto la potestà scolastica e io non posso quindi decidere di andare a prendere mio figlio a scuola a meno che non ci siano motivati problemi fisici. Le forze dell’ordine non hanno rilevato alcun pericolo e se ne sono andati. Mio figlio è poi rimasto a scuola fino al termine delle lezioni. Era davvero necessario far intervenire i carabinieri a scuola, spaventando e mortificando un bambino?» La domanda resta senza risposta: la direzione scolastica non ha fornito risposte.

Sviluppo del linguaggio: il bambino a due anni dovrebbe conoscere almeno 25 parole

Mamma, ciao, pappa, biscotto sono alcune delle parole che ogni bambino dovrebbe utilizzare all’età di due anni.

(AGI) – Vancouver, 20 feb. – ‘Mamma’, ‘papa”, ‘latte’, ‘cane’ e ‘biscotto’, sono solo alcune delle 25 parole che ogni bambino dovrebbe utilizzare all’eta’ di due anni. In generale, sono parole che riguardano giocattoli, cibo, animali e naturalmente la propria famiglia che sono state elencate da un gruppo di scienziati americani in una ricerca intitolata Language Development Survey. I risultati sono stati presentati al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science che si e’ tenuto a Vancouver. In realta’ l’elenco e’ molto piu’ lungo, 350 parole che dovrebbero far parte del vocabolario di un bambino, ma 25 e’ il numero minimo che il piccolo ‘deve conoscere’. La lentezza con cui un bambino, infatti, impara queste parole puo’ essere un segno di problemi piu’ profondi, come l’autismo e la sordita’. I genitori possono consultare l’elenco e spuntare le parole che il proprio bambino conosce e verificare se per caso c’e’ qualcosa che non va. Dalla ricerca e’ emerso che il bambino medio conosce 150 parole, ma punteggi che vanno da 75 a 225 sono da considerarsi normali. Il campanello d’allarme dovrebbe suonare gia’ quando il bambino usa solo 50 o meno parole. Venticinque e’ il numero di parole piu’ comuni e sono le prime che il bambino impara a dire. “Se il bambino – ha detto Leslie Rescorla, che ha progettato l’elenco – non utilizza la maggior parte di queste parole entro i 24 mesi probabilmente impara a parlare tardi”. Ma attenzione a non farsi prendere dal panico. Gli stessi scienziati hanno riferito che ci sono abili oratori che pero’ hanno imparato a parlare tardi da piccoli. Ma se il bambino presenta grosse difficolta’ a due anni mezzo d’eta’, gli scienziati consigliano una terapia del linguaggio che non dovrebbe essere rimandata oltre i 3 anni d’eta’. Nel corso del meeting e’ emerso che fino al 20 per cento dei bambini di 2 anni sono rimasti indietro nell’imparare a parlare rispetto ai coetanei. Di questi, quasi la meta’ e’ suscettibile di uno sviluppo tardivo che sara’ recuperato un po’ piu’ avanti. Ma in altri casi, il bambino avra’ problemi anche in seguito. Un vocabolario troppo piccolo a due anni d’eta’, infatti, puo’ anche essere un segnale di altri problemi, compresa la dislessia. Gli scienziati sono convinti che la tv o in generale i video che permettono l’ascolto di discorsi non possono sostituire l’attenzione dei genitori. Le interazioni reali con il bambino, infatti, sono particolarmente importanti quando si trova nella fase di imparare a ‘decifrare il codice’.

 

Settimana dell’educazione specializzata a favore dell’autismo

Settimana dell’educazione specializzata a favore dell’autismo, del SDA (sindrome del deficit dell’attenzione), dislessia e della sensibilizzazione.