Autismo vergogna Italia: madre sola con figlio autistico perde il lavoro e minaccia il suicidio su Facebook

donna minaccia il suicidio autismo02/03/2013

Barbara, un figlio autistico, senza soldi: minaccia il suicidio su Facebook

“Vivo con un figlio di sette anni, autistico. Prendo una miseria pensione di 499 euro al mese e 400 se ne vanno per pagare l’affitto. A giugno ho perso il lavoro, così trascorro intere mattinate a negli uffici dei Servizi sociali a piangere e a chiedere. Mi hanno detto di fare la domanda per i lavori socialmente utili che scadevano il 28 febbraio. Ma non sono stata presa. Sono disperata. Devo per caso fare qualche gesto disperato per far notizia e pretendere che l’Amministrazione comunale si occupi anche di me? Forse così qualcuno si smuove”.
È il grido disperato di Barbara C. che lo affida ad un post sul gruppo Facebook “Sarroch siamo noi”. Fabrizio aggiunge: “Ma è possibile che una persona, per essere presa in considerazione, deve arrivare a tanto? Perché per stimolare la sensibilità delle istituzioni debba affidarsi un social network. Non è questo il modo di rispondere ai diritti dei cittadino”.
Un utente addirittura scrive una lettera aperta: “Al signor Sindaco, all’assessore  ai Servizi Sociali Manuela Spano. Con la presente vi invitiamo cortesemente a prendere atto della lettera pubblicata in questo blog dalla signora Barbara, seriamente in grosse difficoltà economiche e rimasta sola ad affrontare una situazione non facile. In base ai vostri poteri sia politici che istituzionali, vi preghiamo di far tutto ciò che è necessario per alleviare la sofferenza quotidiana di cui la cittadina vive. Speranzoso in un vostro intervento. Vi ringrazio anticipatamente”.
È la solidarietà della Rete che mette in campo tutte le forze per dar voce a Barbara. Da tempo ha perso le speranze e non crede più nelle istituzioni.
Ha bussato a troppe porte e su tante altre ci ha sbattuto il muso. Tutte sempre e comunque chiuse per lei. Le scartoffie, i timbri e le norme non hanno cuore e sono applicate in modo rigido che non consentono di intravedere la luce. Lo stesso spiraglio che Barbara di tanto in tanto vorrebbe vedere per poter continuare a lottare. Le forze che ha le deve lasciare tutte per aiutare e guidare il figlioletto di sette anni, invalido al 100 per cento. Ancora senza accompagnamento perché minore. Intanto ha la magra consolazione della legge 162. “Per legge chi ha un figlio con handicap ha il diritto ad essere impiegato. Ma quando arrivo io,quella norma non si può applicare. Il prossimo passo sarà quello di  scrivere a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica Napolitano”, conclude in lacrime Barbara. Ormai non gli bastano più gli occhi per piangere e la sua voce a forza di gridare aiuto si è fatta flebile. Tanto fiacca da non essere più udita.

Fonte: Castedduonline.it

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Italia: Bambino iperattivo, la scuola chiama i Carabinieri. Il Tribunale Minori ha privato i genitori della potestà scolastica

Il bimbo è iperattivo e dislessico , e l’ultimo episodio, che ha visto l’intervento di carabinieri, è stato denunciato dalla madre del bambino donna che, assieme al padre del piccolo, circa un mese fa sarebbe stata privata, dal tribunale dei minori, della potestà scolastica. La direzione scolastica sull’episodio non ha per ora voluto fornire la propria versione.  La Tribuna di Treviso riporta invece il racconto della madre: «Durante la lezione» racconta la donna «mio figlio stava chiacchierando con un compagno. La maestra lo ha richiamato e poi gli ha chiesto di uscire dalla classe. Il bambino le ha risposto di no e la maestra lo ha tirato per un braccio per portarlo fuori. Mio figlio allora si è divincolato e le ha tirato contro la colla. La maestra ha allora chiesto alla direzione scolastica di far intervenire i carabinieri che sono arrivati poco dopo. Io mi chiedo perché la dirigenza scolastica abbia chiamato i carabinieri e non i servizi sociali territoriali di competenza».

«La maestra» continua la mamma «ha anche chiesto di portarmi il bambino a casa, quando sa bene che non posso farlo perché il giudice mi ha tolto la potestà scolastica e io non posso quindi decidere di andare a prendere mio figlio a scuola a meno che non ci siano motivati problemi fisici. Le forze dell’ordine non hanno rilevato alcun pericolo e se ne sono andati. Mio figlio è poi rimasto a scuola fino al termine delle lezioni. Era davvero necessario far intervenire i carabinieri a scuola, spaventando e mortificando un bambino?» La domanda resta senza risposta: la direzione scolastica non ha fornito risposte.

Italia: Un altro bambino conteso con diagnosi inesistente di “Sindrome di Pas” sedato e portato via alla madre

Un altro caso, come quello del bambino di Cittadella, in provincia di Padova, strappato con la forza alla madre, è stato documentato dal Corriere della Sera. Vittima questa volta un bambino di 12 anni, anche lui affidato alla madre. Questa volta il bambino è stato tolto con l’inganno: la madre e il figlio vengono chiamati tre mesi fa all’Usl, dove sono in attesa i Carabinieri. Con una scusa, fanno accomodare la signora ad un piano, mentre il figlio aspetta al piano di sotto. E mentre spiegano alla madre che lei ha manipolato il figlio contro il padre e che quindi c’è una sentenza del giudice per mandare il ragazzo in una casa famiglia, i Carabinieri provvedono alla bisogna.
Per una singolare coincidenza – se vogliamo dire così – alla base di questa sentenza c’è una relazione dello psichiatra Rubens De Nicola che, anche in questo caso, ha riscontrato l’esistenza della Pas, la fantomatica e non riconosciuta sindrome da alienazione parentale. Ora la madre lo vede solo due volte al mese, sotto il controllo degli assistenti sociali. Da quanto racconta la donna, quando le è stato tolto il bambino, lo stesso si è opposto, al punto che hanno dovuto sedarlo per portarlo via.

Fonte:Julienews.it

Per approfondire che cosa è la Pas:  Italia: Diagnosi inesistente “Sindrome di Pas”, bambino portato via dalla Polizia  (Video integrale)

Italia: Il bambino conteso è un piccolo genio che partecipa alle olimpiadi della matematica

 

Italia: Il bambino conteso è un piccolo genio che partecipa alle olimpiadi della matematica

Questo bambino ha alcune caratteristiche Asperger. Quanta sofferenza dovremo ancora sopportare  e quanto male ci faranno ancora ???

Leonardo che osserva il cielo e studia le costellazioni. Leo, come lo chiamano gli amichetti, che costruisce i regali per i compleanni. Lui, sempre lui, che sulla pagella ha una collezione di dieci. Il bambino-genio della quinta C (l’unico) che partecipa alle olimpiadi di matematica con quelli delle scuole medie. Il piccolino che combatte i mostri con le carte di Yu-Gi-Ho e sogna di diventare il più grande inventore di tutti i tempi.

Ecco. Leonardo è anche questo. Non soltanto il bimbo con la tuta azzurra che i poliziotti trascinano via da scuola con la forza. Non solo il dramma di quei minuti concitati. Di lui si può chiedere agli insegnanti, alle mamme degli altri bambini, ai parenti, ai vicini di casa. La risposta è più o meno sempre uguale: Leonardo è un fenomeno e in lui non c’è traccia (quantomeno non visibile) di infelicità. Perfino nel decreto con il quale i giudici lo allontanano dalla madre viene descritto un omino «in grado di sostenere» l’eventuale «dolore reale grazie alle risorse in dotazione».

Quali «risorse in dotazione »? Timidezza zero, tanto per cominciare. Energia da regalare e fin troppe passioni, coltivate con l’entusiasmo che solo i bambini sanno avere. Leggere, per esempio. Soprattutto genere fantasy come la saga di Harry Potter, il maghetto letto tutto d’un fiato, oppure Re per sempre (di Cochran e Murphy) finito pochi giorni fa: è la favola moderna di Hal (il protagonista) alle prese con un bambino da proteggere che ha dieci anni e che possiede una coppa piena di una sostanza sconosciuta capace di guarire ogni ferita. Sembra di vederlo, Leonardo. Libro fra le mani e testa fra le nuvole a immaginare i mondi descritti da quelle storie, lontani più delle stelle che guardava al telescopio assieme al nonno. Lui, il nonno, fotografava le galassie. E Leonardo elaborava le immagini al computer. Lo ricordano bene, al Gruppo astrofili di Padova, quel bimbetto intervenuto a dire la sua nel bel mezzo di una conferenza sulle stelle. Era buffo, con la sua vocina, mentre parlava a tutti quegli adulti amici del nonno come se fosse un professore in cattedra. «Mai visto un talento così» dice di lui il suo professore di matematica, divertito e francamente anche un po’ ammirato dalla velocità con la quale Leo comprende la materia. «Qualche volta io spiego e lui anticipa le conclusioni della lezione» si è sentita dire la madre del bambino in un colloquio recente.

Fonte: Corriere.it

Autismo: quando i servizi sociali diventano i nemici dei genitori

Valentin si diverte con la batteria
Valentin si diverte con la batteria

Valentin 12 anni, ha la sindrome di Asperger. Sua madre, Véronique, ha dovuto battersi contro i servizi sociali per mantenere l’affidamento. E la giustizia le ha dato ragione.

Ogni anno, delle famiglie che si oppongono ai metodi di alcuni psichiatri si ritrovano in tribunale, con il rischio che i loro bambini gli vengano tolti. Inchiesta su un sistema aberrante, nel momento in cui si è sollevato un dibattito sul trattamento di questo disturbo.

E’ diventato un riflesso. Quando passa davanti alla finestra del suo studio, butta un occhio sulle macchine che parcheggiano davanti all’entrata del palazzo. “Ancora oggi, ho paura che qualcuno venga e porti via mio figlio, ci confida Véronique Gropl, 51 anni. Non ho piu’ le valige pronte per partire alla minima avvisaglia, ma resto sul chi va là”.  Eppure, tre anni sono passati, da quando il tribunale per i minori di Créteil (Val-de-Marne) ha verificato che il bambino, autistico, non è in pericolo. Il giudice ha confortato Véronique nella scelta di creargli una classe, nella sua casa, rendendo la sentenza un non-luogo a procedere. La seconda, nella vita movimentata di Valentin, 12 anni.

Dei casi decisi a porte chiuse

Quando suo figlio è nato, Véronique abitava ancora a Nizza, sua città d’origine, dove dirigeva un’azienda specializzata nelle installazioni di telefonia mobile che contava 50 dipendenti. Si preoccupa, all’asilo, nel vedere Valentin strapazzato dagli altri bambini e si rivolge in un centro medico-psicologico del suo quartiere. La neuropsichiatra non scopre niente di preoccupante nel bambino. Pero’ in rivincita, trova la madre bizzarra e la segnala al procuratore per sospetti maltrattamenti. I servizi sociali arrivano e interrogano Véronique, che scappa con suo figlio di 5 anni tra le braccia rifugiandosi nella periferia parigina, presso la sua primogenita, ancora studente. Là, bussa a tutte le porte fino a che non ottiene la conferma della sua intuizione. I disturbi di Valentin erano legati ad una forma attenuata d’autismo, la sindrome di Asperger. E non ad una cattiva educazione…L’inchiesta aperta a Nizza si conclude con una sentenza di non-luogo a procedere. La prima. Ma, basta in seguito, il rifiuto di Véronique d’iscrivere suo figlio in un ospedale diurno, una struttura psichiatrica che lei giudicava inadatta, per far arrivare una nuova segnalazione presso il procuratore che si chiude ancora una volta con un altra sentenza di non luogo a procedere.

Véronique si ritiene fortunata. Altri genitori, non hanno mai incontrato medici capaci di formulare una diagnosi d’autismo. Ne trovano le energie per creare un programma educativo su misura per il loro bambino che si trova internato in un ospedale psichiatrico, oppure presso una casa famiglia, su decisione del tribunale. Tanti casi giudicati a porte chiuse senza che le famiglie abbiano una copia del dossier ( la protezione di un minore implica anche quella delle persone che segnalano i casi di matrattamento). Parecchie associazioni di genitori di soggetti autistici denunciano questa realtà sconosciuta, che sfugge alle statistiche. E soprattutto, affermano che le segnalazioni colpiscono dei genitori competenti il cui unico torto è aver rifiutato le cure che gli erano state proposte. ” Alcuni psichiatri o direttori di centri specializzati esercitano un ricatto sulle famiglie, dice Danièle Langloys, la presidente della Federazione Autisme France. E utilizzano le minacce: “se non ci lasciate il vostro bambino, dovrete rispondere davanti al tribunale dell’accusa di negligenza”. Un riferimento all’articolo 375 del Codice Civile, che permette al giudice di prendere delle misure per proteggere dei minori in pericolo. Il presidente di Vaincre l’autisme, M’Hammed Sajidi, ritiene che la legge sia troppo spesso sviata. “Degli psichiatri utilizzano questo riferimento per imporre dei trattamenti che i genitori non vogliono utilizzare, nonostante la salute dei bambini non sia minacciata” dichiara indignato. La fonte del problema ? Numerosi genitori rivendicano la libera scelta dei metodi nella presa in carico per i loro figli. E rifiutano, in particolare, le terapie psicanalitiche, che l’Alta Autorità della salute (HAS) si appresta a disconoscere.

In Francia, due scuole si affrontano nella presa in carico dei disturbi pervasivi dello sviluppo (PDD), una denominazione che raggruppa le difficoltà nella comunicazione che appaiono durante l’infanzia, tra cui l’autismo. Da una parte,  gli psichiatri d’obbedienza psicanalitica, gli “psykk”, come li chiamano, vendicatori, i genitori che li vilipendiano nei forum di discussione. Essi considerano l’autismo come un problema psichico causato da cattive relazioni con la famiglia, e con la madre in particolare. Una teoria invalidata dalle scoperte delle neuroscienze. Dall’altra, gli psichiatri e psicologi che difendono i nuovi metodi educativi e comportamentali utilizzati all’estero. Ci sono infatti consensi internazionali per definire l’autismo come una  disabilità nella quale le capacità nell’interagire con l’ambiente sono alterate, ma si possono compensare. I genitori si scambiano come sesami magici i nomi di queste equipe, troppo poche, anche per traslocare e avvicinarsi a loro.

Cosi, certi medici o istituzioni della “vecchia scuola” s’impantanano in quella che sembra una guerra di trincea contro i genitori. Con, le segnalazioni come effetti collaterali. L’estate scorsa, nel Calvados M.L. decide di ritirare suo figlio Benjamin (1), 7 anni, dall’ospedale diurno , “dove regrediva invece di progredire”. La stessa sera, la neuropsichiatra responsabile del servizio allerta i servizi sociali. La famiglia L.  patisce cinque mesi di attenta indagine. Vengono accusati di trascurare la salute di Benjamin. La scusa per attaccarli? Un piccolo morso di un cane che non sarebbe stato curato. ” Meno male che avevamo portato nostro figlio presso il medico di famiglia , che ha testimoniato in nostro favore”, si rallegra M.L. Finalmente, le capacità dei genitori sono state riconosciute. In effetti,  Benjamin va a scuola , in una classe per bambini con disabilità; è seguito sul piano medico e frequenta sedute d’ortofonia e psicomotricità.

Come altri genitori accusati ingiustamente, M.L è convinta che la neuropsichiatra  abbia agito “per vendetta”. Questa professionista interpellata dal nostro giornale  non ha voluto rispondere. Ma uno dei suoi colleghi che esercita la professione nella Savoia, un dipartimento noto per l’approccio moderno all’autismo, presume che tali segnali rivelino ignoranza. A due riprese, il Dr Stéphane Cabron  sollecitato da delle famiglie  è finito sotto la lente di un’indagine sociale, in un altro dipartimento, dopo aver rifiutato l’ospedale diurno e richiesto una scolarizzazione. ” Ho valutato i bambini, e in entrambi i casi, le richieste dei genitori erano pertinenti, afferma. Un bambino autistico di buon livello intellettuale puo’ seguire una scolarità normale. E indipendentemente dalle sue capacità, la strategia adeguata oggi , è mantenerlo il piu’ possibile nella vita comunitaria. ” Nel campo complesso dell’autismo, l’evoluzione delle conoscenze provoca delle resistenze ai cambiamenti”.” Certi gruppi di lavoro rimproverano ai genitori un comportamento di vagabondaggio nelle cure o la messa in pericolo del loro bambino perchè non voglio passare ad altri modi di presa in carico”, spiega la Dott.ssa Nadia Chabane dell’ospedale Robert-Debré, a Parigi.

I genitori, spesso, ottengono sentenze di non luogo a procedere

Nel caso di Yassine, è stata la volontà dei genitori di volerlo iscrivere alle scuole medie che ha provocato la segnalazione ai servizi sociali. E’ il terzo di una famiglia di quattro bambini di origine marocchina, che abita a Boulogne-Billancourt (Hauts-de-Seine). Il bambino ha 5 anni quando entra in un ospedale diurno, e 12 quando sua madre, assistente in un asilo, decide che è capace di leggere e scrivere. La neuropsichiatra non è d’accordo. ” Allora ho intrapreso  il percorso da sola, racconta Mina Borous. E quando ho ottenuto un posto in una classe per bambini disabili , sono incominciate le noie”. L’ospedale cercava d’intimidirmi e minacciava di fare ritirare mio figlio. La neuropsichiatra mi telefonava a casa dicendomi: ” Vedremo chi vincerà, lei o io ! Vostro figlio non andrà mai a scuola!” L’ospedale invia una segnalazione e i genitori vengono convocati al consiglio generale del servizio per la piccola infanzia. “Là, ho parlato, ho parlato, nonostante il mio accento, si ricorda Mina. Se è un crimine chiedere che mio figlio possa frequentare la scuola, allora ho commesso un crimine e saro’ condannata, ma che lascino Yassine tranquillo”. I genitori hanno vinto la causa e Yassine è entrato nella scuola media in complemento all’ospedale diurno. Oggi, ha 18 anni, e sa leggere e scrivere.

In decine di casi che l’Express ha potuto esaminare, le famiglie hanno ottenuto la sentenza di non luogo a procedere dalla giustizia o la chiusura dell’inchiesta sociale. Il segnale forse che questi casi diventeranno sempre di piu’ rari.

 (1) Il nome è stato cambiato

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale lexpress.fr qui

Valentin
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