L.Mottron: L’autismo visto come una superiorità percettiva e non come un deficit sociale

mottron autismoIl cervello degli autistici è bello e ben distinto.

Gli autistici vengono al mondo con una sensibilità percettiva eccezionale che li proietta tra gli essere umani piu’ adatti ad entrare in strutture o schemi percettivi. Un abilità che possono acquisire i non-autistici solo dopo lunghi allenamenti…questo non va chiaramente al di là di cio’ che un non-autistico super allenato puo’ compiere.

Tutti i genitori hanno dato al proprio bambino un giocattolo dove bisogna fare entrare un oggetto di forma geometrica nel buco corrispondente. Laurent Mottron, direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal) ha presentato la settimana scorsa degli studi  e i risultati dei suoi lavori alla stampa internazionale, tra questi c’e’ anche la ricerca su un bambino autistico a cui ha presentato un gioco che conteneva 50 oggetti  e altrettanti buchi.

Al termine della reinterpretazione di piu’ di 26 studi, tra cui uno condotto dalla stessa equipe del Centro di eccellenza in disturbi dello sviluppo dell’Università di Montreal, i ricercatori hanno localizzato una zona del cervello che sembra orchestrare questa ipersensibilità. ” Le regioni temporali e occipitali del cervello degli autistici si attivano di piu’ rispetto ai soggetti non autistici quando viene chiesto loro di guardare delle forme, sia che si tratti di volti, oggetti o parole. Queste regioni sono tradizionalmente associate alla percezione e al riconoscimento degli oggetti “, indica Fabienne Samson prima autrice dello studio.

“Disponiamo di una dichiarazione solida sul funzionamento del cervello degli autistici che ci permette di investigare sulla percezione, l’apprendimento, la memoria e il ragionamento di queste persone”, aggiunge L. Mottron che si interessa di autismo da piu’ di 25 anni.

In un’intervista, il professore di origine francese spiega di avere la convinzione che coloro che noi chiamiamo autistici savant abbiano un senso innato per il riconoscimento delle forme e forse anche per certi suoni, soggetto alla base degli studi di Fabienne Samson. Questo fenomeno suggerisce che gli autistici trattano l’informazione visiva in maniera diversa rispetto alle persone non autistiche. Attraverso i dati raccolti su 357 autistici e altrettanti non autistici tra il 1995 e il 2009, i ricercatori hanno constatato che le persone autistiche utilizzano piu’ a lungo le regioni del cervello collegate alla percezione visiva rispetto ai non autistici. A suo avviso ” l’autismo potrebbe essere descritto come una superiorità percettiva piuttosto che un deficit sociale”.

Per i gruppi di ricerca di tutto il mondo che si concentrano su questo fenomeno eccezionale, la scoperta pubblicata sulla rivista che si occupa di neuroimaging “Human Brain Mapping potrebbe costituire un punto di svolta. ” Molte cose sull’autismo sono vere, ma solo per alcuni gruppi di persone. Per esempio, all’autismo è collegato un aumento del volume della testa , ma questo riguarda solo il 30% dei casi, dice L Mottron. Altre strade sono al vaglio dei ricercatori, ma si dimostrano inaffidabili in quanto testate su grandi popolazioni. Anche la spiegazione genetica e molto piu’ complessa di quanto possiamo immaginare. Ci sono una moltitudine di geni coinvolti.”

La meta-analisi ha incluso una sintesi delle ricerche attualmente accessibili in neuroimmagine relative alle attività che coinvolgono stimoli visivi. Sono stati selezionatie analizzati  tutti gli studi con materiali visivi, poco importante era il compito richiesto ai partecipanti (ragionamento, lettura, discriminazione delle espressioni facciali).

Si tratta, secondo Fabienne Samson di un approccio molto piu’ esigente rispetto ad una semplice revisione della letteratura dal momento che avevamo a disposizione dati provenienti da tutto il mondo di qualità soddisfacente che riguardavano un’informazione visiva.

I compiti assegnati in laboratorio agli autistici erano trattati in maniera differente sul piano cerebrale ma con un successo equivalente , o a volte superiore rispetto ai non autistici. Anche, nel test di ragionamento di Raven, dove il soggetto deve completare una matrice di moduli collegati da regole logiche, piu’ i compiti erano difficili e piu’ la rapidità e l’efficienza delle persone con autismo si distinguevano da quelle dei non autistici.

Mentre i soggetti non autistici devono prima inserire l’immagine nella parte del cervello consacrata alla visione per poi collegarla alla corteccia prefrontale, specializzata nel pensiero pianificato ed esplicito, gli individui autistici possono fare una gran parte del lavoro in questa zona cerebrale votata alla visione e alla percezione.

Secondo la neuropsichiatra Isabelle Soulières dell’ospedale  Rivière-des-Prairies, che ha partecipato alla ricerca, una conoscenza piu’ approfondita dell’autismo permetterà agli specialisti della riabilitazione di definire meglio gli interventi. ” Credo che si possano offrire agli autistici migliori metodi d’ insegnamento per sviluppare il loro potenziale.  Per lei, gli autistici hanno un’intelligenza differente rispetto al resto della popolazione”.

Tra gli autori dell’articolo intitolato “Enhanced visual fonctioning in autism: An ALE meta-analysis”,  c’e’ anche il contributo di Thomas Zeffiro, del gruppo di ricerca Neural Systems Group del Massachussets General Hospital affiliato all’Università di Harvard.

Tradotto  e riadattato da Mondo Aspie, Fonte Techno-science.net

Autismo Ricerca: L’intelligenza dei bambini autistici viene spesso sottovalutata

Due test di percezione usati da Isabelle Soulières. Nel primo, l'obbiettivo è trovare nel disegno delle forme che sembrano una casa. Nel secondo, l'allievo deve trovare il piu' rapidamente possibile la X rossa.
Due test di percezione usati da Isabelle Soulières. Nel primo, l’obbiettivo è trovare nel disegno delle forme che sembrano una casa. Nel secondo, l’allievo deve trovare il piu’ rapidamente possibile la X rossa.

02/03/2013 -I ricercatori della neuropsicologa Isabelle Soulières hanno dimostrato che i bambini autistici sono spesso intellettualmente sottostimati.Quando pensiamo all’autismo, pensiamo al personaggio incarnato da Dustin Hoffman nel film Rain Man, a delle persone che hanno competenze in un settore specifico – matematica, musica oppure le statistiche del baseball – che oltrepassano ogni comprensione. In breve, nell’immaginario collettivo gli autistici hanno spesso delle capacità sovrastimate e abilità sovrumane. Nell’insegnamento la tendenza s’inverte. Nei casi piu’ gravi – 30% dei bambini autistici, alle volte incapaci di comunicare in alcun modo – vengono considerati come dei ritardati mentali. Per Isabelle Soulières, professoressa al Dipartimento di psicologia, i bambini con forme di autismo grave sono intellettualmente sottostimati. ” All’apparenza, questi bambini hanno un livello molto basso, spiega la neuropsicologa, ma non bisogna abbandonare l’idea di far loro apprendere degli insegnamenti accademici “. Questa è la conclusione di uno studio effettuato su una trentina di allievi dai 6 ai 12 anni provenienti da due scuole specializzate nell’insegnamento agli autistici con grosse difficoltà di adattamento. Tutti i bambini selezionati erano considerati sulla base dei test tradizionali come dei ritardati mentali e non parlavano oppure comunicavano poco. ” Spesso, veniamo incolpati di scegliere degli autistici tra i piu’ dotati per dimostrare che sono in  grado di svolgere compiti complessi, sottolinea. Questa volta abbiamo fatto il contrario”.

Valutare l’intelligenza

Valutare l’intelligenza dei bambini autistici non è un obbiettivo facile da realizzare . Poichè diversi autistici a basso funzionamento non comunicano verbalmente, una parte dei test è stata scartata. Il test selezionato, delle matrici progressive di Raven, è stato elaborato per delle persone cresciute in un contesto culturale differente. Questo test  consiste nel trovare tra le opzioni le risposte che completano la sequenza di forme geometriche presentate. Il tutto è assolutamente logico e non richiede nessuna istruzione.

Problema risolto ? Niente di piu’ falso. Molti bambini autistici, per delle ragioni che ignoriamo, non sono in grado di puntare le opzioni di risposta. Isabelle Soulières ha quindi modificato questo test ed ha creato una specie di puzzle dove bisognava inserire un pezzo dentro un buco. ” E ancora una volta, abbiamo avuto dei problemi, perchè i bambini erano superallenati ad utilizzare tutti i pezzi, quindi tutte le nostre opzioni di risposta per completare il puzzle. Abbiamo dovuto mostrare loro che potevano utilizzare solo un pezzo “, spiega. La neuropsicologa ha anche sottoposto i bambini a dei test di percezione, ambito dove gli autistici hanno performance piu’ alte rispetto alla popolazione normale.

Nel gruppo studiato, i test delle matrici progressive di Raven ha rilevato che il 65% degli autistici generalmente considerati come ritardati mentali hanno delle capacità di risoluzione dei problemi comparabili a quelli di una classe normale. E le note ai test di percezione rinforzano questo risultato: gli allievi dotati per identificare le forme geometriche o le lettere hanno eseguito meglio il test d’intelligenza classico di Raven. ” Questo significa che gli autistici “a basso funzionamento” hanno spesso delle capacità intellettuali normali che non sono  in grado di applicare nella loro vita quotidiana ” dice Isabelle Soulères. La neuropsicologa, che redige un articolo scientifico a partire da questi risultati è aiutata da Michelle Dawson, una ricercatrice autistica autodidatta che possiede una conscenza enciclopedica dell’argomento. Isabelle Soulierès gli sottopone le sue analisi in modo che possa trovare i difetti e gli errori di ragionamento.

Stili cognitivi

Dal punto di vista neurologico, la spiegazione tradizionale è che l’autismo sia causato da una sotto-connettività tra i lobi parietali, che sono coinvolti quando tentiamo di rappresentare in modo astratto un’informazione, e il lobo frontale, che permette di testare delle ipotesi. Il corollario di questa teoria implica che piu’ un compito è complesso e richiede una comunicazione tra le due parti del cervello, piu’ gli autistici sono svantaggiati. Ma non è quello che Isabelle Soulières ha constatato nelle sue ricerche. ” A QI uguale, una persona autistica è il 42% piu’ rapida nel test delle matrici di Raven rispetto ad una persona neurotipica “, osserva.

Senza sapere che cosa succede nel cervello delle persone come Michelle Dawson, la professoressa ci tiene a sottolineare che hanno dei punti forti, come il ragionamento logico differente dal resto della popolazione, probabilmente in ragione di una maniera differente di trattare le informazioni che in loro è unica. E’ per questo che tenendo conto di questi stili cognitivi particolari spera di trovare un metodo di insegnamento adatto agli autistici che permetta di vedere al di là del loro carapace.

Fonte Journal L’UQAM,        vol. XXXIX, no 14 (2 avril 2013)

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, Fonte Uqam.ca

Ti potrebbe anche interessare su Michelle Dawson:

Autismo ricerca: I test per valutare l’intelligenza degli autistici sono inadeguati

Autismo: L’intelligenza degli autistici al servizio della scienza

Autismo: Laurent Mottron, i ricercatori devono smettere di concentrare il loro lavoro sui deficit degli autistici

Autismo ricerca: Uno studio conferma le capacità visive eccezionali degli autistici

Sotto la direzione del professore Laurent Mottron, i ricercatori del Centro d’eccellenza in disturbi pervasivi dello sviluppo dell’università di Montreal (CETEDUM) hanno dimostrato che le persone autistiche presentano una concentrazione di risorse cerebrali maggiore nelle zone associate alla rilevazione e identificazione visiva e, al contrario, presentano meno attività nelle aree responsabili della pianificazione e del controllo dei pensieri e delle azioni. Questo potrebbe spiegare le capacità eccezionali degli autistici per i compiti visivi. L’equipe ha esposto le sue conclusioni  il 4 aprile 2011, pubblicandole nella rivista Human Brain Mapping.

Per cercare di capire perchè le persone autistiche possiedono grandi capacità nel trattamento delle informazioni visive,  i ricercatori hanno collegato 15 anni di dati sulla maniera in cui il cervello autistico lavora mentre interpreta i visi, gli oggetti e le parole scritte. I dati provengono da 26 studi indipendenti di brain imaging (rilevazione funzionale dell’attività cerebrale) , che hanno esaminato 357 persone autistiche e 370 persone non autistiche. ” Grazie a questa meta-analisi ( tecnica clinico statistica-quantitativa ), abbiamo potuto osservare che le regioni temporali e occipitali del cervello degli autistici mostrano piu’ attività,  mentre la corteccia frontale, meno attività, rispetto alle persone non autistiche. Le regioni temporali e occipitali sono tradizionalmente coinvolte nella percezione e nel riconoscimento degli oggetti. Le regioni frontali in questione sono coinvolte nelle funzioni cognitive superiori, come i processi decisionali, il controllo cognitivo, la pianificazione e l’esecuzione”, ha spiegato una delle autrici dell’articolo, Fabienne Samson, affiliata al CETEDUM.

“Questo coinvolgimento piu’ pronunciato delle zone cerebrali responsabili delle abilità visive negli autistici concorda con le capacità visuo-spaziali superiori che caratterizzano questa popolazione”, ha dichiarato la signora Samson. La presente scoperta suggerisce una riorganizzazione funzionale generale del cervello, che porta a favorire i processi di percezione, grazie ai quali l’informazione viene registrata nel cervello. Questo permette alle persone autistiche di compiere a modo loro dei compiti cognitivi che richiedono un maggiore coinvolgimento delle aree frontali nelle persone tipiche,  come quelle che necessitano di un ragionamento, per esempio, pronunciarsi sulla veridicità di una dichiarazione o classificare una gamma di oggetti per categoria.

“Abbiamo sintetizzato tutte le ricerche attualmente disponibili della brain imaging che coinvolgono stimoli visivi. I risultati di questa meta-analisi sono sufficientemente conclusivi per riuscire a uniformare malgrado la variabilità della concezione degli studi, i campioni e i compiti. ” La solidità di questi risultati ha per conseguenza che il modello della cognizione negli autistici fondato su un sovra funzionamento percettivo è il piu’ accreditato al momento” dichiara il professore  Mottron.

“Il maggiore coinvolgimento del sistema visivo dimostrato qui costituisce la prima conferma fisiologica che il sovra funzionamento del trattamento relativo alla percezione è una caratteristica fondamentale in questa popolazione. Disponiamo adesso di una potente informazione sul funzionamento dell’autismo che permette d’investigare la percezione, l’apprendimento, la memoria e il ragionamento delle persone autistiche su basi solide” . Questa scoperta indica che il cervello autistico si adatta riassegnando aeree del cervello alla percezione visiva, e questo offre nuove piste di ricerca riguardo la plasticità cerebrale dello sviluppo, e la valutazione visiva degli autistici. Isabelle Soulières, ricercatrice del  CETEDUM all’ospedale generale del Massachusetts (MGH) e Thomas Zeffiro anche lui dell’MGH hanno contribuito a questa ricerca. La sede del CETEDUM si trova presso l’ospedale Rivière-des-Prairies, affiliato all’università di  Montreal, e fa parte del Centro di ricerca Fernand-Seguin.  Gli studi sono stati finanziati da sovvenzioni  concesse da  Autism Speaks,  Il consiglio di ricerche in scienze naturali e genio del Canada, gli Istituti di ricerca sulla salute del Canada e i Fondi della ricerca per la salute di Quebec.

Distribuzione delle aree del cervello piu’ attive  negli autistici secondo il campo di trattamento: ” Visi” in rosso, “Oggetti” in verde e “Parole” in blu. Foto: Human Brain Mapping, Wiley-Blackwell, Inc.

Si possono ottenere immagini con una risoluzione impressionante.

Fonti:

Enhanced visual functioning in autism: an ALE meta-analysis, Human Brain Mapping

Centro di ricerca Fernand-Seguin

Laboratorio di neuroscienze cognitive  dei disturbi pervasivi dello sviluppo 

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui