L’ intelligenza autistica

Ai giorni nostri, l’intelligenza autistica è ancora sottovalutata. Ritardo mentale e autismo sono ampiamente associati nella società in generale come se tutti e due coesistessero quasi simultaneamente.

Le prime conclusioni sulle misure dell’intelligenza autistica riportavano una proporzione del 75% costituita da autistici con deficit intellettivo (QI inferiore a 70). Oggi, ufficialmente, questa cifra è stimata intorno al 15%. Una cifra ufficiale che rimane superiore al tasso di disabilità intellettiva della popolazione generale che è circa il 3%.

Sebbene la proporzione degli autistici con diagnosi di ritardo mentale sia diminuita significativamente, la cifra sembrerebbe ancora sbagliata. Secondo le ricerche di Laurent Mottron , possiamo distinguere quattro profili autistici secondo il linguaggio:

  • Gli autistici denominati Asperger con un sovrasviluppo del linguaggio (10%)
  •  Gli autistici con un ritardo nello sviluppo del linguaggio (30-40%)
  • Gli autistici con uno sviluppo del linguaggio associato a disfasia, disprassia, aprassia, etc. (20%)
  •  Gli autistici non verbali (10%)

 

Il 15% restante sarebbe rappresentato da autistici sindromici il cui linguaggio è tardivo e semplificato. Questi “autistici “ hanno nella maggior parte dei casi, deficit intellettivi. La rilevanza di questa categoria nell’autismo è fortemente messa in discussione. A prima vista, queste persone hanno una sindrome di origine genetica o meno : X fragile, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Cowden, sindrome di Angelman, sindrome di Timotty, malattie rare. Queste sindromi possono portare a comportamenti osservabili simili all’autismo prototipico, ma in realtà, non hanno niente a che vedere con il funzionamento interno del pensiero autistico. Queste due categorie, si oppongono a piu’ criteri cosi’ tanto che non dovremmo piu’ riunirli sotto lo stesso termine: autismo. Tuttavia, autistici prototipici e autistici sindromici non sono attualmente differenziati al momento della diagnosi e questo genera un’ enorme confusione e incomprensioni.

Inoltre, misurare questa particolare intelligenza autistica risulta una grande sfida. Il cervello degli autistici funziona diversamente e il modo in cui vengono trattate le informazioni è unico. Gli strumenti per misurare l’intelligenza autistica spesso non sono adatti per questa distinta neurologia. I test di intelligenza standard non tengono conto dello sviluppo cognitivo, della comunicazione, della memoria, della percezione, dell’autismo atipico. Il sovrafunzionamento percettivo degli autistici è la base dell’intelligenza autistica. Il trattamento dell’informazione è completamente diverso da quello delle persone non autistiche. Possiamo notare questa elaborazione dell’informazione percettiva durante la giovane età, quando il bambino sviluppa degli interessi specifici.

Per misurare l’intelligenza degli autistici, bisognerebbe utilizzare test percettivi, come le matrici progressive di Raven, un test interamente logico che non richiede alcuna istruzione. A volte, è addirittura necessario adeguare i test di intelligenza, come dimostra Isabelle Soulières. Alcune persone autistiche non sono in grado di indicare una scelta per la risposta. Per questa ragione, la neuropsicologa ha adattato i test delle matrici progressive di Raven in modo da renderlo una specie di enigma. Le sue ricerche hanno dimostrato che, il 65% degli autistici che hanno fatto il test di Raven considerati come ritardati mentali hanno capacità di soluzioni dei problemi simili agli allievi non autistici di una classe regolare. In combinazione con i test percettivi, i risultati sono rafforzati.

Quando bambini autistici che si pensa abbiano un deficit intellettivo eseguono apprendimenti sorprendenti, spettacolari, definiamo questi eventi come “ prodezze inspiegabili “. Eppure, queste abilità isolate, all’apparenza, fanno parte della vera intelligenza che è stata sottoutilizzata e sottovalutata. Quando non siamo in grado di stabilire una comunicazione con il bambino autistico, è, in molti casi considerato come disabile intelletivo. Lo stesso quando un bambino autistico è considerato come “ severo “ ( precedentemente chiamato a basso funzionamento o pesante ). I cosidetti bambini “gravemente autistici “ hanno un reale potenziale intellettivo, anche se hanno ottenuto punteggi molto bassi sui test di intelligenza tradizionali.

E anche, non esiste alcuna correlazione tra lo sviluppo del linguaggio e l’intelligenza, ne esiste correlazione tra “ autismo severo “ e ritardo mentale. Non si dovrebbe mai rinunciare all’idea di far seguire un insegnamento accademico a un autistico etichettato con disabilità intellettiva, e andando oltre, è meglio presumere che il bambino sia intelligente, invece del contrario. Questa grande confusione nella comprensione dell’autismo in questo settore comporta notevoli difficoltà nello sfruttare il potenziale delle persone autistiche.

La disabilità intellettiva non è piu’ frequente nelle persone autistiche rispetto a quelle non autistiche. Le capacità intellettive degli autistici sono variabili e in proporzione molto simili, come nei non-autistici. L’autismo, la condizione neurologica, non influisce sulle facoltà intellettive.

Tradotto e riadattato da Mondo aspie

Fonti:

L’intervento precoce nei bambini autistici. Nuovi prinicipi per supportare un’altra intelligenza, Laurent Mottron ( Mardaga, 2016 )

asdi-org.ca , aqnp.ca, quebec.huffingtonpost.ca

L’autismo che scompare crescendo di L. Mottron

Hugo Horiot
Hugo Horiot

Ottobre 2013. Alcuni bambini che hanno ricevuto una diagnosi di autismo molto piccoli vedono i loro sintomi sparire totalmente quando diventano grandi. E’ il caso dell’artista Hugo Horiot, che è stato invitato da Anne-Marie Dussault  nell’emissione Apres tout, c’est vendredi ! sulle onde d’ICI Radio-Canada. Hugo, che ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo è riuscito a superare il suo handicap. Ha pubblicato un romanzo autobiografico dove racconta la sua infanzia, che si intitola L’empereur, c’est moi.

Secondo uno dei massimi esperti mondiali di autismo Laurent Mottron, il caso di Hugo Horiot non è eccezionale: un autistico su 10 riuscirà a convivere con la malattia senza che vengano influenzati i suoi rapporti sociali. Inoltre, aggiunge che solo un autistico su 10 non parlerà durante la sua vita.

Secondo Mottron non si guarisce dall’autismo, ma piuttosto si impara a controllarlo. ” sono uscito dalla chiusura autistica, ma non sono guarito ” concorda Hugo Horiot.

Per Mottron, in Quebec hanno sopravvalutato l’efficacità dei trattamenti comportamentali intensivi, resi obbligatori dallo Stato. Ci vogliono due di attesa per avere il diritto di accedere ai servizi che “aspirano risorse e non offrono supporto”.

Si stima che circa 65.000 Canadesi soffrono di disturbi dello spettro autistico, di cui 18.000 Quebecchesi.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie . Fonte: Huffington Post Canada

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mottron autismoIl cervello degli autistici è bello e ben distinto.

Gli autistici vengono al mondo con una sensibilità percettiva eccezionale che li proietta tra gli essere umani piu’ adatti ad entrare in strutture o schemi percettivi. Un abilità che possono acquisire i non-autistici solo dopo lunghi allenamenti…questo non va chiaramente al di là di cio’ che un non-autistico super allenato puo’ compiere.

Tutti i genitori hanno dato al proprio bambino un giocattolo dove bisogna fare entrare un oggetto di forma geometrica nel buco corrispondente. Laurent Mottron, direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal) ha presentato la settimana scorsa degli studi  e i risultati dei suoi lavori alla stampa internazionale, tra questi c’e’ anche la ricerca su un bambino autistico a cui ha presentato un gioco che conteneva 50 oggetti  e altrettanti buchi.

Al termine della reinterpretazione di piu’ di 26 studi, tra cui uno condotto dalla stessa equipe del Centro di eccellenza in disturbi dello sviluppo dell’Università di Montreal, i ricercatori hanno localizzato una zona del cervello che sembra orchestrare questa ipersensibilità. ” Le regioni temporali e occipitali del cervello degli autistici si attivano di piu’ rispetto ai soggetti non autistici quando viene chiesto loro di guardare delle forme, sia che si tratti di volti, oggetti o parole. Queste regioni sono tradizionalmente associate alla percezione e al riconoscimento degli oggetti “, indica Fabienne Samson prima autrice dello studio.

“Disponiamo di una dichiarazione solida sul funzionamento del cervello degli autistici che ci permette di investigare sulla percezione, l’apprendimento, la memoria e il ragionamento di queste persone”, aggiunge L. Mottron che si interessa di autismo da piu’ di 25 anni.

In un’intervista, il professore di origine francese spiega di avere la convinzione che coloro che noi chiamiamo autistici savant abbiano un senso innato per il riconoscimento delle forme e forse anche per certi suoni, soggetto alla base degli studi di Fabienne Samson. Questo fenomeno suggerisce che gli autistici trattano l’informazione visiva in maniera diversa rispetto alle persone non autistiche. Attraverso i dati raccolti su 357 autistici e altrettanti non autistici tra il 1995 e il 2009, i ricercatori hanno constatato che le persone autistiche utilizzano piu’ a lungo le regioni del cervello collegate alla percezione visiva rispetto ai non autistici. A suo avviso ” l’autismo potrebbe essere descritto come una superiorità percettiva piuttosto che un deficit sociale”.

Per i gruppi di ricerca di tutto il mondo che si concentrano su questo fenomeno eccezionale, la scoperta pubblicata sulla rivista che si occupa di neuroimaging “Human Brain Mapping potrebbe costituire un punto di svolta. ” Molte cose sull’autismo sono vere, ma solo per alcuni gruppi di persone. Per esempio, all’autismo è collegato un aumento del volume della testa , ma questo riguarda solo il 30% dei casi, dice L Mottron. Altre strade sono al vaglio dei ricercatori, ma si dimostrano inaffidabili in quanto testate su grandi popolazioni. Anche la spiegazione genetica e molto piu’ complessa di quanto possiamo immaginare. Ci sono una moltitudine di geni coinvolti.”

La meta-analisi ha incluso una sintesi delle ricerche attualmente accessibili in neuroimmagine relative alle attività che coinvolgono stimoli visivi. Sono stati selezionatie analizzati  tutti gli studi con materiali visivi, poco importante era il compito richiesto ai partecipanti (ragionamento, lettura, discriminazione delle espressioni facciali).

Si tratta, secondo Fabienne Samson di un approccio molto piu’ esigente rispetto ad una semplice revisione della letteratura dal momento che avevamo a disposizione dati provenienti da tutto il mondo di qualità soddisfacente che riguardavano un’informazione visiva.

I compiti assegnati in laboratorio agli autistici erano trattati in maniera differente sul piano cerebrale ma con un successo equivalente , o a volte superiore rispetto ai non autistici. Anche, nel test di ragionamento di Raven, dove il soggetto deve completare una matrice di moduli collegati da regole logiche, piu’ i compiti erano difficili e piu’ la rapidità e l’efficienza delle persone con autismo si distinguevano da quelle dei non autistici.

Mentre i soggetti non autistici devono prima inserire l’immagine nella parte del cervello consacrata alla visione per poi collegarla alla corteccia prefrontale, specializzata nel pensiero pianificato ed esplicito, gli individui autistici possono fare una gran parte del lavoro in questa zona cerebrale votata alla visione e alla percezione.

Secondo la neuropsichiatra Isabelle Soulières dell’ospedale  Rivière-des-Prairies, che ha partecipato alla ricerca, una conoscenza piu’ approfondita dell’autismo permetterà agli specialisti della riabilitazione di definire meglio gli interventi. ” Credo che si possano offrire agli autistici migliori metodi d’ insegnamento per sviluppare il loro potenziale.  Per lei, gli autistici hanno un’intelligenza differente rispetto al resto della popolazione”.

Tra gli autori dell’articolo intitolato “Enhanced visual fonctioning in autism: An ALE meta-analysis”,  c’e’ anche il contributo di Thomas Zeffiro, del gruppo di ricerca Neural Systems Group del Massachussets General Hospital affiliato all’Università di Harvard.

Tradotto  e riadattato da Mondo Aspie, Fonte Techno-science.net

Autismo: Una ricercatrice, autistica e autodidatta, riceve una laurea honoris causa

michelle dawson autismoL’Università di Montreal, ha assegnato, lunedi’ 17 giugno, “un dottorato honoris causa alla ricercatrice Michelle Dawson, autistica e autodidatta, per i suoi lavori scientifici ed etici sull’autismo, il cui impatto è stato significativo ed ha contribuito a cambiare lo stato e la comprensione dell’autismo nel mondo “, riporta il comunicato dell’Università di Montreal.
” Attualmente, Michelle è una ricercatrice volontaria senza affiliazione accademica del Gruppo di ricerca in neuroscience cognitive all’Università di Montreal, prima lavorava come postina presso le poste canadesi, ma dopo 15 anni la sua carriera lavorativa è terminata a causa di un litigio con il suo datore di lavoro per via della diagnosi di autismo. Successivamente, il professore di psichiatria Laurent Mottron, esperto di autismo di fama internazionale le ha chiesto di unirsi al suo team di ricercatori, e Michelle all’età di 42 anni ha accettato”.
” E’dotata di un estrema capacità di assorbire e memorizzare l’informazione – per esempio, è in grado di citare migliaia di riferimenti provenienti dal suo database e di conoscere con precisione il contenuto – questo la rende una delle ricercatrici piu’ documentate nel mondo sull’autismo, racconta Laurent Mottron. L’ammiro per la sua critica onesta e virulenta se necessaria, mai compiacente. L’imparzialità di Michelle e il suo senso acuto di perfezione hanno contribuito in modo significativo a migliorare la qualità dei risultati della ricerca e la loro interpretazione “.
Questo premio è la testimonianza dell’apertura del mondo accademico verso il riconoscimento di un’altra forma di intelligenza.
Il blog di Michelle Dawson
Il link del laboratorio di neuroscienze cognitive di Montreal
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Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte Psychomedia.qc.ca del 18/06/2013

Autismo ricerca: I test per valutare l’intelligenza degli autistici sono inadeguati

Autistici: l’intelligenza diversa.

Michelle Dawson e Laurent Mottron
Michelle Dawson e Laurent Mottron

Un’equipe dell’Università di Montreal dimostra che i metodi comunemente utilizzati per valutare l’intelligenza degli autistici sono inadeguati.

E’ tutto sbagliato. E la maggior parte dei ricercatori è d’accordo. Le misure effettuate fino ad oggi non sono rappresentative e contribuiscono ad alimentare il mito che le persone autistiche sono disabili intellettivi, o eccezionalmente degli ” Idioti ” sapienti (idiots-savants).

L’equipe del Dr Laurent Mottron, professore del dipartimento di psichiatria dell’Università di Montreal, ha gettato un mattone nello stagno dei consensi tenuti troppo a lungo, durante il congresso dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS) a Saint-Louis nel Missouri.

In collaborazione con Michelle Dawson, una ricercatrice autistica, il Dr Mottron ha dimostrato che i metodi correnti utilizzati per valutare l’intelligenza degli autistici erano inadeguati e non permettevano di rilevare il reale livello d’intelligenza di queste persone alle volte silenziose e di cui il comportamento bizzarro, spesso, ha portato in un certo senso ad una sottovalutazione delle loro capacità intellettuali.

Per apprezzare adeguatamente l’intelligenza degli autistici, il Dr Mottron, sottolinea anche il fatto che spesso i bambini vengono valutati all’età di 4 o 5 anni, ossia, molto prima che un bambino abbia sviluppato al massimo il suo potenziale intellettivo, che apparirebbe solo intorno ai 6 anni. Dunque, questa stima iniziale sarebbe in gran parte una sottostima del loro livello d’intelligenza. ” Un tale giudizio sbagliato comporterebbe delle conseguenze disastrose sui bambini diagnosticati a basso funzionamento, perchè non viene offerto, né il materiale,  nè le occasioni di cui avrebbero bisogno per imparare e per crescere “, dice Michelle Dawson, che in un periodo della sua vita è stata definita autistica a basso funzionamento.

Visione negativa

Nella maggior parte dei centri di ricerca e delle cliniche del mondo, il quoziente intellettivo (QI) degli autistici viene misurato tramite le scale Wechsler che sono costituite da 11 subtest che presumibilmente compongono un campione rappresentativo delle differenti caratteristiche della cognizione umana. Gli autistici che hanno una padronanza del linguaggio orale sono piuttosti mediocri nei subtest verbali, in particolare in quelli che riguardano la comprensione, ma eccellono letteralmente nei test di disegni con blocchi contrariarmente ai non autistici che presentano costantemente un livello medio negli stessi test. ” Gli autistici hanno chiaramente un picco di abilità in un subtest che consiste nel riprodurre un cubo geometrico con facce “, sottolinea il Dr Mottron, che dirige la clinica specializzata in autismo l’Hôpital Rivière-des-Prairies.”  Da trent’anni, un’ipotesi dominante nel mondo scientifico dice che gli autistici sono bravi nei disegno con blocchi, perchè hanno un deficit nel trattemento delle forme globali. Pertanto, partendo da un dogma assolutamente non contestato che l’autismo sia una malattia, i ricercatori cercano quello che non funziona negli autistici. Cercano deficit  che sognano di accoppiare insieme a delle anomalie genetiche o cerebrali “.

” Non esiste alcuna evidenza che questo picco di abilità per i disegni con blocchi sia causato da un deficit, non è che una presunzione, e noi l’abbiamo dimostrato in una precedente pubblicazione “, aggiunge la cofirmataria dell’articolo presentato all’AAAS, Michelle Dawson, che deplora con forza la visione spesso negativa dell’autismo.

Un cervello differente

Partendo dall’idea che gli autistici, hanno un cervello differente rispetto ai nostri – che Michelle Dawson descrive come “tipici” – , gli autistici possono riuscire in determinati compiti meglio di noi, i ricercatori dell’Università di Montreal sono impegnati nella ricerca dei punti forza che la maggior parte degli autistici possiede. Perchè, in effetti, quasi tutti gli autistici hanno dei picchi di abilità: alcuni sono musicisti talentuosi, altri sono dotati di un orientamento spaziale eccezionale, altri sono dei calcolatori e riescono a trovare il nome del giorno e ad individuare una data futura guardando un calendario dell’anno scorso, una prodezza che necessita di un algoritmo molto potente.

I ricercatori hanno anche scoperto che gli stessi autistici verbali riescono molto meglio ( raggiungono i 30 centili in piu’ che nelle scale Wechler ) nei test delle matrici progressive di Raven, un test di soluzione dei problemi che implica un alto livello di ragionamento astratto, ma non comporta alcuna istruzione verbale. In piu, alcuni autistici non verbali, che son stati classificati con ritardo medio a causa  delle scarse performance ottenute nelle scale Wechsler, hanno ottenuto risultati di scores eccezionali (fino a 95 centili ) nei test di Raven, mentre alcune prove del test che sollecitano la logica del linguaggio possono essere risolte da soggetti tipici o non autistici. ” Questo prova che gli autistici non funzionano come noi, e non risolvono i problemi attraverso le nostre stesse modalità , afferma Laurent Mottron. Pertanto, i non autistici ottengono risultati equivalenti nei due test ( Wechsler e Raven ).

John Raven ha creato questo test per misurare l’abilità di apprendimento e valutare l’intelligenza indipendentemente dal livello di cultura, sottolinea il Dr Mottron. Gli eserciti di tutto il mondo lo utilizzano per testare “il comprendonio” degli ingaggiati, tenuto conto del fatto che il recrutamento avviene in ambienti socioculturali svantaggiati. Essendo completamente privo istruzioni verbali, il test di Raven è stato anche utilizzato come chiave anti-razzista per dimostrare che le popolazioni aventi poco accesso al codice scritto hanno lo stesso livello d’intelligenza di altre piu’ istruite.

Una forza interpretata come un deficit

Numerosi ricercatori associano i picchi di abilità degli autistici ad un’intelligenza strettamente percettiva, che considerano spesso come una facoltà cognitiva poco evoluta. Tuttavia, alcuni compiti del test di Raven sembrano necessitare di un trattamento cognitivo piu’ complesso rispetto alla semplice percezione, dice Laurent Mottron. Gli autistici utilizzano la percezione in modo differente dal nostro per risolvere  compiti detti d’intelligenza. ” La percezione è sovrafunzionale negli autistici che differenziano meglio di noi sia sul piano visivo che uditivo. E gioca probabilmente un ruolo piu’ importante ed efficace nella soluzione dei compiti che richiamano all’intelligenza rispetto alle persone non autistiche “, sottolinea.

Quando guardano un oggetto, gli autistici esplorano minuziosamente la fisica dell’oggetto, la sua brillantezza, la sua forma, un trattamento molto approfondito che apre numerose porte, spiega il ricercatore. Gli autistici sembrano apprendere molte piu’ cose di noi da una semplice esposizione. ” Noi assimiliamo informazioni senza fare sforzi intellettuali, in una modo meno volontario rospetto ai non autistici e senza sapere veramente cosa farne ” precisa l’autistica Michelle Dawson. “Questa conoscenza resta senza fare niente nel mio cervello fino a quando non mi trovo davanti un compito dove questa informazione si puo’ integrare e puo’ servire per risolvere un problema “.

Al contrario, quando Laurent Mottron legge un articolo scientifico, è per cercare un certo numero d’informazioni che confermeranno o annulleranno  la sua ipotesi  di partenza. “Io non memorizzo tutto, sfoltisco tutto quello che non riguarda l’informazione che cerco per non distrarmi. E se piu’ tardi ho bisogno di un’altra informazione che si trova nello stesso articolo, lo rileggo “, dice Michelle Dawson.  Il Dr Laurent Mottron non cessa di sottolineare il contributo incredibile apportato da Michelle Dawson, sua collega di lavoro da circa tre anni. ” Possiamo interrogare Michelle dopo la lettura di un articolo nella stessa maniera in cui si interroga un database, perchè Michelle non ha preferenze su cio’che memorizza. Assimila informazioni anche se non sa a cosa potrebbero servire. Ma poi, connette queste informazioni con quello che sente o vede e cio’ le da numerose idee nuove e inaspettate per capire un problema. Inoltre, la sua mente non è parziale, mentre la nostra lo è costantemente perchè cerchiamo da anni di difendere delle ipotesi che non abbiamo sviluppato “, precisa il Dr Mottron.

Per Michelle Dawson e Laurent Mottron, l’intelligenza percettiva degli autistici è senza dubbio un’ intelligenza vera. La ricercatrice autistica crede ” che bisognerà valutare l’intelligenza alla capacità di un individuo di effettuare un compito oppure no, piuttosto che il fatto di arrivarci attraverso dei mezzi tipici o atipici “.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, Fonte: Ledevoir

Autismo: L’intelligenza degli autistici al servizio della scienza

Michelle Dawson

Diagnosticata autistica nel 1990, Michelle Dawson si è talmente interessata alla ricerca sulla sua condizione al punto da essere considerata  oggi come una luminare mondiale… senza avere una laurea universitaria.” E’ la ricercatrice autistica piu’ citata attualmente nella ricerca nel campo dell’autismo, afferma Laurent Mottron, M. D., Ph. D.,  professore del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Montreal e direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal). , che ha scritto insieme a lei 13 articoli e diversi capitoli di libri. Il ricercatore ha presentato questa settimana sulla rivista Nature un articolo basato sulla collaborazione con la sua ex paziente, integrata dal 2004 nel suo gruppo di ricerca. ” Michelle Dawson ha dimostrato che l’autismo, quando è combinato con un’ intelligenza estrema e un interesse per la scienza, puo’ essere una benedizione e un vantaggio incredibile in un laboratorio”, scrive nel testo intitolato «The Power of Autism» (Nature, vol. 479, p. 33), qui l’articolo in italiano, “La forza dell’autismo”.

L’articolo che potrebbe rappresentare una svolta nella comprensione dell’autismo, è un’arringa difensiva a favore “dell’intelligenza differente ” degli autistici, un concetto che il ricercatore difende da 20 anni. “Una delle cose che mi rinfaccia Michelle, è il fatto che non riconosciamo i punti forza degli autistici  in alcuni test d’intelligenza, come una manifestazione di una vera intelligenza”, dice. “Non credo che il deficit intellettuale sia una parte intrinseca dell’autismo”, afferma il Professore Mottron nel testo che occupa tre pagine della rivista scientifica. “Solo il 10% degli autistici soffre di un disturbo neurobiologico associato ad una maggiore disabilità intellettiva, cita nell’articolo.

Laurent Mottron

Per Laurent Mottron, l’autismo potrebbe un giorno sparire dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali, come l’omosessualità considerata una malattia psichiatrica e rimasta per troppo, molto tempo presente in quel manuale. La signora Dawson, e altri sette autistici che lavorano con lui nel laboratorio di neuroscienze cognitive e disturbi pervasivi dello sviluppo, gli hanno aperto gli occhi sull’atteggiamento “normocentrico” degli scienziati che si occupano di autismo.

Il blog scientifico di Michelle Dawson

Nel suo blog scientifico The Autism Crisis, Michelle Dawson pubblica la sua analisi sull’evoluzione della ricerca nell’autismo e intraprende discussioni con alcuni dei piu’ grandi specialisti di questo tempo. “Ha accumulato circa 5000 articoli nel disco duro del suo computer, dice il Dr Mottron. Piu’ di un esperto. E puo’ citarvi il contenuto di un articolo letto piu’ di due anni fa con precisione incredibile”.

All’inizio della loro collaborazione, Mottron rimase sbalordito delle abilità della sua paziente, commentando i progressi dei suoi lavori. Con una precisione sorprendente, sottolineava la forza di quello o questo studio e risultava intrattabile sulle debolezze degli altri. Passava al setaccio i piu’ grandi nomi della disciplina…senza dimenticare il suo capo. “E’ senza dubbio il miglior recensore che io conosca. E quando gli faccio leggere i miei articoli, mi aspetto di essere trattato senza pietà “.

Con Michelle, tutte le cifre e tutte le referenze vengono esaminate. La revisione di un articolo puo’ comportare fino a 12 pagine di note e 70 annotazioni. Sono tutte pertinenti ? “Spesso non siamo d’accordo su quello che è importante oppure no, o su quello che corrisponde ad un errore o a una imprecisione senza importanza reale”.

E’ per rispetto intellettuale  che il professore Mottron ha aggiunto  il suo nome agli articoli prodotti dal suo gruppo di ricerca, che conta 18 collaboratori  “Spesso i datori di lavoro non si rendono conto di cio’ che gli autistici sono in grado di fare e li relegano a svolgere lavori ripetitivi e subalterni, dichiara nelle rivista Nature. E invece sono convinto che la maggior parte di loro sia capace di dare contributi sgnificativi alla società”.

Alcuni sono rabbrividi all’idea che un’ autodidatta partecipi alle ricerche di un gruppo istituito. Ma Laurent Mottronnon ha problemi a difendere questa idea. Avrebbe potuto intraprendere una carriera scolastica  di successo che l’avrebbe portata alla laurea universitaria? Mottron è nel dubbio. ” E lo ammette anche lei, non capisce alcune domande che comportano molte risposte possibili in esami che sembrerebbero elementari. No, francamente, si tratta di un’intelligenza diversa e  che noi abbiamo la responsabilità collettiva di capirla meglio”.

Ai margini della sua attività di ricerca, la Signora Dawson difende la comunità che rappresenta. Ha creato un blog, No Autistics Allowed, un’eplorazione sulle discriminazioni nei confronti degli autistici. Il logo: è un’ immagine di farfalla in negativo fotografico.

Tradotto da Mondo Aspie, fonte Nouvelles.umontreal.ca

Autismo: Laurent Mottron, i ricercatori devono smettere di concentrare il loro lavoro sui deficit degli autistici

Laurent Mottron

In un articolo provocatorio pubblicato sulla Rivista Nature, il professore Laurent Mottron, del Centro d’eccellenza dei disturbi pervasivi dello sviluppo dell’Università di Montreal, dice che noi dobbiamo cessare di assimilare la struttura cerebrale differente delle persone autistiche a un deficit.

Numerosi autistici – e non solo i “savant” possiedono in effetti delle qualità e delle abilità che possono superare  quelle delle persone non autistiche.

“Le recenti ricerche e la mia esperienza suggeriscono che sia arrivato il tempo di incominciare a considerare l’autismo come un  vantaggio in alcuni settori”, ha detto il professore Laurent Mottron.

Il team di ricerca del Dr Mottron, come altri ricercatori, ha fermamente stabilito e ribadito le competenze e, alle volte, la superiorità delle persone autistiche nelle molteplici attività cognitive, come la percezione e il ragionamento.

Il suo gruppo di lavoro comprende molte persone autistiche, e l’integrazione di una di loro, Michelle Dawson, rappresenta un particolare successo. La signora Dawson, apporta dei contributi importanti  alla nostra comprensione della sua condizione autistica, attraverso il suo lavoro e il suo giudizio. “Michelle ha messo in dubbio la mia comprensione scientifica dell’autismo”, spiega Laurent Mottron. Per esempio, Michelle interpreta i punti forza degli autistici come una manifestazione di un’autentica intelligenza piuttosto che una sorta di “inganno” cerebrale che gli permette di effettuare compiti intelligenti senza comprenderli veramente.

“Sono sorpreso che, per decenni, i ricercatori abbiano valutato l’entità del ritardo mentale basandosi su test inappropriati e sull’errata interpretazione dei punti forza delle persone con autismo”, aggiunge.

Michelle Dawson

” Noi abbiamo coniato una parola per questo: il normocentrismo, che significa l’idea preconcetta che quello che voi fate, è per principio, normale, e quello che fa, oppure quello che è una persona autistica, è per principio, anormale”, ha dichiarato il professore. “Bisogna ricordare che questa maniera di concepire l’autismo costituisce la retorica abituale delle collette per raccogliere fondi e per ottenere le sovvenzioni. Tuttavia si tratta di un prezzo da pagare nei confronti  della maniera in cui le persone autistiche vengono viste nei discorsi sociali”. ” Nonostante il finanziamento pubblico e filantropico sia importante per far progredire la nostra comprensione nei confronti dell’autismo,  è raro che venga utilizzato per lavorare verso degli obbiettivi individuati dalla stessa comunità autistica”, aggiunge il Dr Mottron, deplorando il fatto che molte persone autistiche finiscono per occupare impieghi ripetitivi esubalterni, malgrado la loro intelligenza e le loro attitudini portate a dare contributi molto piu’ significativi per la società. ” Michelle Dawson e altre persone autistiche, mi hanno convinto che, nella maggior parte dei casi, gli autistici hanno bisogno di opportunità e di sostegno, e raramente di trattamenti”, dichiara il ricercatore” . “Il mio laboratorio, come altri team di ricerca, credono che l’autismo debba essere descritto e studiato come una variante della specie umana e non come un difetto da cancellare”.

Nel suo articolo, Laurent Mottron si augura che la scienza faccia di tutto per restituire alle persone autistiche un posto in questa società umana. Approfondisce le abilità specifiche di alcune persone autistiche, fornendo una gamma di esempi reali e offre alcune  informazioni personali ottenute insieme ai suoi collaboratori e  a Michelle Dawson.

A proposito del professore Laurent Mottron
Laurent Mottron, M. D., Ph. D., è professore del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Montreal e direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal). E’ anche l’ideatore del centro d’eccellenza dei disturbi pervasivi dello sviluppo dell’Università di Montreal (CETEDUM), branca del CENUM affiliato al Centro di ricerca Fernand-Seguin. 

Tradotto da Mondo Aspie, fonte Nouvellesumontreal.ca