Autismo: videogiochi e Kinect testati per aiutare i bambini autistici (video)

videogiochi bambini autismoMarzo 2014. A prima vista, sembra l’ora della ricreazione. Ma per questi due bambini autistici di una scuola elementare della periferia di Washington, usare una console di gioco Xbox equipaggiata dalla Kinect fa parte del programma di studio. Ne spiega il perché Lynn Keenan, psicologa comportamentale: “Gli scolari autistici hanno bisogno di un approccio cinestetico. Il fatto di muoversi, di spostare il proprio corpo dà loro sensazioni diverse rispetto a quelle di altre strategie utilizzate finora”. Una delle caratteristiche dell’autismo è la difficoltà di comunicare con gli altri. La Kinect è in grado di rilevare il movimento. I giocatori possono quindi utilizzare i loro corpi, condividere lo stesso spazio e interagire l’uno con l’altro. “Quando giochi con la Kinect è il tuo corpo che entra nel gioco e sei tu che hai il controllo della partita”, dice questo bambino. Lanciata nel 2010 dalla Microsoft, Kinect è stata concepita per gli amatori di videogames. Ma secondo i docenti permette anche di studiare alcuni problemi del comportamento e aiuta la motivazione dei giovani autistici. Spiega questa insegnante: “Alcuni dei nostri allievi che scrivevano appena qualche parola, oggi riescono a redigere interi paragrafi. Pochi studi sono stati fatti sugli effetti benefici del Kinect per gli autistici, ma la sua semplicità ne rende l’uso sempre più popolare. “Invece di spiegare loro che cosa devono fare – dice questa infermiera – cosa che spesso, quando non raggiungono l’obiettivo, crea frustrazioni, con il gioco sanno che cosa fare praticamente, dove si deve andare. Con poche istruzioni, sono in grado di capire come giocare”. Certo, la Kinect non può essere considerata una soluzione miracolosa. Ma almeno ha il merito di offrire a questi bambini momenti preziosi per stare insieme.(Immagini Afp)

Fonti: boursorama.com, notizie.tiscali.it

Autismo: Il robot sociale piu’ brutto del mondo

autismo robot spaventa bambiniFebbraio 2014 . Sembra un giocattolo ma in realtà è un sistema completo di controllo e monitoraggio dei sintomi che presentano i bambini autistici. Gli studenti del Tecnologico di Monterrey a città del Mexico , hanno lanciato un progetto che mira ad eliminare gli ostacoli che incontrano gli specialisti e i genitori dei bambini quando cercano  di osservare i progressi dei bambini con questo disturbo.

Molti saranno divertiti dal suo aspetto, questo robot umanoide è stato ideato come  gioco didattico. Grazie alla sua capacità di movimento è in grado di simulare quasi tutti i movimenti delle braccia umane e della testa.

Secondo la rivista Technology Review, i robot sociali sono indicati nel trattamento dei bambini autistici per via della loro semplicità nell’interazione e per le azioni ripetitive che si possono adattare per soddisfare le esigenze di ogni bambino. I promotori ammettono che il robot non potrà mai sostituire gli specialisti, ma servirà per aiutarli ad analizzare il comportamento per stabilire una diagnosi.

I bambini autistici hanno difficoltà a comunicare con gli adulti e con gli altri bambini, ma in qualche modo riescono a relazionarsi con questi robot. Per questo, è nata l’idea di creare un artefatto che abbia il maggior numero di capacità umane dotato di sensori sensibili al tatto e una telecamera in grado di riconoscere anche i piccoli gesti. Cosi’, il comportamento dei bambini potrà essere visualizzato dalla famiglia e dagli esperti. Le persone coinvolte in questo progetto invieranno le informazioni registrate dal robot ai genitori e ai medici che si occupano del bambino. In questo modo sarà possibile rafforzare le terapie e seguire i bambini anche a casa. L’umanoide è in grado di registrare il numero dei contatti visivi nei bambini.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte spanish.ruvr.ru

Autismo: Charlie, il robot verde uscito dal Muppet Show

Si chiama Charlie che sta per Child Centered Adaptive Robot for Learning Enviroments  ed è stato realizzato da Laura Boccanfuso dell’Università della Carolina del Sud. Charlie dovrebbe aiutare i bambini autistici a migliorare le proprie capacità di comunicazione.

Verde, con fiocchi blu annodati sulle orecchie, Charlie  è programmato per diversi giochi interattivi basati sulla comunicazione, l’imitazione e l’interazione a turni.

Grazie alla videocamera posta nel naso può rilevare se un bambino ha sollevato un braccio e imitarlo.

La speranza della realizzatrice è quella di vedere Charlie in ogni famiglia, ritiene infatti che il robot possa aiutare a migliorare le abilità di comunicazionedei bambini autistici.

Pubblicità occulta: Genitori… per Natale regalatevi CHARLIE, questo robot è un ‘insostituibile ed utilissimo strumento per i vostri figli autistici !

Almeno è piu’ carino da vedere rispetto al robot “trans” per bambini autistici progettato a Pisa.

L’autismo è un disturbo della cognizione sociale? – Seconda parte –

La motivazione sociale

Avete notato come i bebè, iniziano molto presto a fissare i volti ? Non solo sono affascinati dal loro ambiente sociale, ma vi trovano anche delle indicazioni (come la direzione dello sguardo dei loro interlocutori) per esplorare il resto del mondo. La chiave dell’autismo si troverebbe in mezzo a questi due aspetti dell’orientamento sociale? In effetti, le manifestazioni d’interesse verso il contesto sociale mostrano delle anomalie che sono i segnali precoci dell’autismo. I neonati futuri autistici guardano meno gli occhi, e piu’ a lungo la bocca e la periferia dei volti. Fissano lo sfondo e la loro attenzione è attirata piu’ dagli aspetti sensoriali dell’ambiente (strutture, colori, melodie) che verso gli aspetti sociali. La direzione dello sguardo e il puntamento sono due indicatori forti della nostra attenzione. Nella vita di tutti i giorni, gli autistici li seguono meno. Eppure, in assenza di deficienza intellettuale associata, gli autistici sanno che la direzione dello sguardo indica dove una persona sta guardando. Quando osserviamo un volto fare uno scatto oculare, la sua direzione influenza la nostra attenzione. E’ il caso negli autistici e nei non-autistici. In piu’, di fronte ad uno scatto oculare , le reazioni del cervello degli autistici e dei non-autistici sembrano simili. In rivincita, nei non-autistici, un’attivazione differente si manifesta se lo sguardo è rivolto verso qualche cosa oppure nel vuoto. Negli autistici, questa differenza non appare.

Nell’insieme, una panoramica della cognizione sociale ci mostra delle differenze tra autistici e soggetti non autistici riguardo il ragionamento sulle situazioni sociali, la percezione degli stimoli sociali, l’interesse per gli aspetti sociali dell’ambiente. Il legame tra queste differenti particolarità è sconosciuto, ma è chiaro che si manifestano molto presto nello sviluppo. E’ possibile che si inneschino meccanismi di compensazione, che spesso rendono piu’ difficile la rilevazione di queste particolarità.

I processi  non specificatamente sociali

Oltre all’atipicità delle interazioni sociali, l’autismo  è caratterizzato da altre manifestazioni: dei comportamenti ripetitivi (stereotipie e rituali), il carattere ristretto dei loro centri d’interesse e la loro natura sensoriale, oppure la reazione atipica alle stimolazioni. L’associazione di queste particolarità sociali e non sociali è fortuita oppure potrebbe dirci di piu’ sulla natura di queste atipie sociali dell’autismo? Scopriamo che, se l’autismo è definito dall’associazione di questi tratti sociali e non sociali, gli uni e gli altri mostrano una certa indipendenza, sia nella loro intensità relativa nelle persone con autismo e nella loro distribuzione nell’insieme della popolazione. Alcuni fattori genetici possono avere un impatto su un’area indipentemente dall’altra, mentre una sola mutazione puo’ provare l’insieme dei sintomi.

E’ dunque la storia del bicchiere mezzo pieno: i tratti sociali e non sociali nell’autismo, se non appaiono sistematicamente associati, non sono completamente  indipendenti. E’ dunque pertinente interrogarsi su un’influenza degli uni sugli altri, ma dobbiamo tenere presente che non  puo’ valere per l’insieme di tutte le situazioni.

Raymond Babbit, l’eroina del film Rain Man, ripete incessantemente le stesse frasi quando viene disturbato nelle sue routine. Il comportamento ripetitivo degli autistici, la loro difficoltà ad uscire da una routine oppure a far fronte agli imprevisti hanno una certa somiglianza con dei comportamenti riconducibili a lesioni della corteccia prefrontale. Si chiamano “funzioni esecutive” un insieme di funzioni della corteccia prefrontale che permettono il comportamento non routinario: organizzare una serie di azioni (pianificazione), inibire i comportamenti automatici per fare posto a quelli piu’ riflessivi (inibizione), modificare una sequenza di azioni in funzione dell’evoluzione del contesto (flessibilità), tenere a mente le differenti informazioni utili per la decisione (memoria di lavoro) … Le situazioni sperimentali hanno evidenziato un profilo eterogeneo nell’autismo, confermando la mancanza di flessibilità e la bassa memoria di lavoro.

Non è chiaro pero’, se questo profilo riguarda l’insieme degli autistici, ne che sia specifico e possa per esempio far distinguere l’autismo dall’iperattività (ADHD), due disturbi che sono differenti. Eppure, i processi in gioco sembrano differenti tra gli autistici e i non autistici: alcune regioni del cervello sono meno sollecitate negli autistici durante le risoluzioni dei problemi mentre altre lo sono di piu’, anche se le prestazioni sono identiche. Cosi’, è piu’ pertinente pensare che il funzionamento esecutivo è differente piuttosto che deficitario nell’autismo.

La percezione è formata da primi livelli di selezione, di organizzazione, di rappresentazione dell’informazione entrante. Diversi aspetti della percezione distinguono gli autistici dai non autistici: una migliore distinzione uditiva (tonalità) e visiva ( luminanza, simmetria, alte frequenze spaziali); delle capacità piu’ elevate di rilevamento e manipolazione delle regolarità; in piu’ una grande autonomia dei processi percettivi in rapporto ad altri processi cognitivi. E infine la tendenza a focalizzare la percezione su piccole scale. E’ possibile che queste peculiarità della percezione abbiano un’influenza sull’attenzione rivolta verso l’ambiente sociale, mentre i non autistici diventano esperti nel loro ambiente sociale, gli autistici diventano esperti in altri aspetti dell’ambiente. Infine, la percezione orientata verso il dettaglio puo’ danneggiare la comprensione sociale delle situazioni, che necessitano spesso di un integrazione di piu’ livelli di analisi.

Un quadro dell’autismo piu’ contrastato di un deficit isolato

Il quadro dell’autismo che emerge dalla ricerca psicologica è dunque molto lontano dall’idea di un deficit specifico e isolato di questo o di quell’ aspetto della cognizione sociale. L’autismo sembra meglio descritto come un’associazione di tratti che definiscono un profilo particolare nelle sue caratteristiche sociali e non sociali.

La preponderanza spesso data all’atteggiamento sociale puo’ essere legata all’impatto adattivo di questo aspetto del funzionamento che ha la sua importanza agli occhi dei non autistici, più che per la specificità dei meccanismi coinvolti.

Infine, il profilo autistico non deve essere associato solo alle debolezze, ma anche ai punti di forza che dobbiamo comprendere per poterli  aggregare allo sviluppo delle persone autistiche.

Riferimenti

Forgeot d’Arc B. e Mottron L. Social Cognition in autism (2012). In Developmental Social Neuroscience and Childhood Brain insult (Anderson & Beauchamps, Eds), Guilford Publications, New York.

Jones, C. R., Pickles, A., Falcaro, M., Marsden, A. J., Happe, F., Scott, S. K., et al. (2011). A multimodal approach to emotion recognition ability in autism spectrum disorders. J Child Psychol Psychiatry, 52(3), 275-285.

Pelphrey, K. A., Morris, J. P., & McCarthy, G. (2005). Neural basis of eye gaze processing deficits in autism. Brain, 128(Pt 5), 1038-1048.

Vlamings, P. H., Jonkman, L. M., van Daalen, E., van der Gaag, R. J., & Kemner, C. (2010). Basic abnormalities in visual processing affect face processing at an early age in autism spectrum disorder. Biol Psychiatry, 68(12), 1107-1113.

L’autore dell’articolo è: Baudouin Forgeot d’Arc, psichiatra del Programma Autismo dell’Ospedale  Rivière-des-Prairies, a Montreal (Canada) e ricercatore del centro di ricerca e salute mentale dell’Università di Montreal.

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Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, Fonte: Pseudo-sciences.org