Autismo Francia: la psicanalisi messa fuori gioco

La psicanalisi ha perso il combattimento. Nelle raccomandazioni delle buone pratiche sulla presa in carico dei bambini e degli adolescenti sofferenti di disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), pubblicate giovedi’ 8 marzo 2012 (leggere qui in francese PDF), l’Alta Autorità della salute (HAS) e l’agenzia nazionale della valutazione della qualità di vita degli istituti e dei servizi sociali e medico-sociali (Anesm), stimano che sia impossibile giungere” alla pertinenza” degli interventi fondati sugli approcci psicanalitici e la psicoterapia istituzionale nell’autismo, e considerano questi interventi ” sconsigliati”.

Questa valutazione ha causato nelle scorse settimane un ‘intensa agitazione mediatica, dopo la pubblicazione da parte del quotidiano Libération, il 13 febbraio di un articolo (qui la traduzione in italiano) che riportava in anteprima la versione non ufficiale del rapporto. Nel dettaglio, la posizione della HAS è rimasta invariata, e inaugura senza dubbio una nuova era nella presa in carico dell’autismo.

Molto atteso dai professionisti e dalle associazioni di famiglie, questo rapporto, è frutto di un lavoro di due anni, che ha mobilitato 145 esperti, ed è stato completato tramite una consultazione pubblica che ha coinvolto piu’ di 180 organizzazioni. Definito come un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzati da alterazioni delle interazioni sociali, della comunicazione e del linguaggio, i DPS riguardavano nel 2009 una persona con meno di 20 anni su 150, ossia un numero compreso di giovani tra 92 000 e 107 500. Una popolazione che da decenni a causa di gravi carenze non ha risposte nelle diagnosi, nelle strutture d’accoglienza e nell’ambito dell’istruzione.

 CAMBIAMENTO DIPLOMATICO

Le raccomandazioni dell’HAS e dell’Anesm si concentrano “sull’ intervento precoce, tramite professionisti formati, e un progetto personalizzato d’intervento adattato e rivalutato regolarmente” per i bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS). Particolarmente raccomandati “se si manifestano prima dei 4 anni e nei tre mesi che seguono la diagnosi”, questi interventi saranno basati su “un approccio educativo, comportamentale e di sviluppo, nel rispetto delle condizioni di attuazione che hanno dimostrato l’efficacità: l’utilizzazione di un sistema comune di comunicazione e interazione con il bambino, gruppi di lavoro formati e supervisionati, rapporti d’inquadramento adulti per bambino, ritmo settimanale di almeno 20-25 per settimana”.

Per la prima volta in Francia nel campo della neuropsichiatria, un testo raccomanda ufficialmente il ricorso intensivo ai metodi educativi e comportamentali, di cui i risultati promettenti sono stati documentati da lunga data in molti paesi occidentali.

Un altro punto essenziale: l’attenzione portata al luogo e alla singolarità della famiglia e del bambino durante l’accompagnamento. I relatori raccomandano peraltro ai genitori di essere “particolarmente prudenti di fronte ad interventi che promettono di guarire completamente le manifestazioni dei DPS, nessuno trattamento puo’ guarire l’autismo, e nessun trattamento puo’ eliminare definitivamente i disturbi.

Se gli approcci educativi e comportamentali ( tipo ABA o Teacch), basati su degli apprendimenti ripetuti, d’ora in poi faranno parte degli “approcci raccomandati”, questo non vale per gli approcci psicanalitici. ” L’assenza di dati sulla prova della loro efficacità e la divergenza dei pareri espressi non permette di arrivare alla conclusione della pertinenza degli interventi fondati sui metodi psicanalitici e sulla psicoterapia istituzionale nell’autismo”, si legge nel capitolo degli “Interventi globali sconsigliati”. Un cambiamento diplomatico ma minimo riguardo alla versione di febbraio, che aggiungeva alla valutazione di “sconsigliati” quella di “non raccomandati”.

“REAZIONI ESTREMAMENTE PASSIONALI “

Di fronte alla protesta sollevata dalla versione provvisoria, la HAS ha tentato di risparmiare l’ambiente neuropsichiatrico  addolcendo i suoi propositi ? “Il nostro obbiettivo non era quello di placare i toni. Abbiamo preso nota delle reazioni estremamente passionali espresse, ma abbiamo deciso di non modificare nè il nostro calendario nè la nostra procedura”, afferma il professore Jean-Luc Harousseau, presidente del collegio dell’HAS. (qui in italiano l’articolo che contiene la smentita dell’HAS il 13 febbraio sul divieto dei metodi psicanalitici e il packing)

Che prosegue” da piu’ di trent’anni dalla loro introduzione, questi metodi non hanno dimostrato nè la loro efficacità nè la loro inefficacità”,  è ora che gli psichiatri si rimettano in discussione, ” accettando una valutazione delle loro azioni in funzione dei criteri di validità sul comportamento dei bambini, definiti da loro e con la cooperazione e l’accordo dei genitori”.

Resta il packing, una tecnica di avvolgimento dei bambini in panni umidi riservata ai casi di autismo severo contro la quale la maggior parte delle associazioni di genitori si scagliano violentemente da diverse anni. Senza grande sorpresa , l’HAS e l’Anesm hanno dichiarato che ” in assenza di dati relativi alla sua efficacità o alla sua sicurezza”, “si oppongo formalmente all’utilizzo di questa pratica”. Ad eccezione di collaudi clinici autorizzati” che rispettano la totalità delle condizioni definite dall’Alto consiglio della salute pubblica” di cui uno  è in corso presso il CHRU (Centro ospedaliero regionale universitario) di Lille.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale Le Monde qui

Francia: Autismo, fuoco sulla psicanalisi

Gli adepti della teoria freudiana sono coinvolti in un documentario promosso da genitori partigiani che sostengono un approccio molto piu’ pragmatico.

La sala è piena di genitori, giovedi’ 8 dicembre davanti al tribunale di Lille.  I genitori di soggetti autistici sventolano all’esterno le foto dei loro bambini, sono arrivati numerosi per sostenere la documentarista Sophie Robert, inseguita da tre psicanalisti intervistati nel suo documentario “Il muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo”.

Tre membri della Scuola della Causa Freudiana chiedono il ritiro della loro intervista o, in mancanza, il divieto alla proiezione del film, sostengono che i loro propositi sono stati “sfigurati” durante il montaggio. Che “ridicolizza” la psicanalisi.

Nel documentario,  montaggio grezzo delle risposte alle domande di Sophie Robert, si sentono dei pezzi di antologia come: ” Loro [ i bambini autistici] sono rimasti nell’utero, perchè volete che parlino? ” Oppure : “Con un bambino autistico, faccio molto poco. Appoggio il mio culo, mi metto accanto a lui e aspetto “. La corte si pronuncerà il 26 gennaio, deve decidere se la Signora Robert  non ha rispettato i permessi delle riprese firmati dai denuncianti. Ma in realtà, dietro questo processo, è tutta la questione dell’approccio verso l’autismo ad essere messa in gioco.

Quando degli psicanalisti pretendono di curare l’autismo come una malattia mentale, i genitori  invece richiedono per i loro figli il ricorso a metodi comportamentali basati sulla rieducazione e la ripetizione utilizzati all’estero. Da diversi anni, la guerra infuria in Francia tra psicanalisti e comportamentisti. A Lille, la sala è stata scossa da un fremito quando il difensore degli psicanalisti, l’avvocato Christian Charrière-Bournazel ha dichiarato riferendosi ai metodi comportamentali utilizzati per i soggetti autistici : “Ripetere e imparare dai gesti come se addestrassero uno scimpanzè”.

“Ci hanno esclusi, criticati”, deplorano i genitori di soggetti autistici

I genitori di soggetti autistici sono molto in collera contro la psicanalisi. Accusano gli psicanalisti ispirati dalle teorie freudiane di continuare a metterle in pratica. “Avete concepito questo bambino per amore ?”, si sono sentiti dire alcuni genitori, dalla psicologa del CHU parigino (Centro Ospedaliero Universitario), che impavida insisteva. ” Nostro figlio sbatteva la testa contro il muro e in piu’ ci accusano della sua malattia”, ricorda Florent Chapel, delegata generale del Collettivo Autismo che raggruppa quasi tutte le associazioni di genitori.

Sybille, racconta la sua convocazione all’ospedale psichiatrico per la presa in carico di suo figlio autistico. Un orrore. Il bebè era desiderato ? La mamma era felice durante la gravidanza ? Ha amato la sua mamma ? Insinuando, lo psichiatra parlava di lei, ma non del suo bambino. Sybille se ne è andata sbattendo le porte dell’ospedale. Su Internet, le testimonianze affluiscono: ” Anche a noi,  ci hanno escluso, criticato! Non dobbiamo lasciarli fare !”

Nessuno piu’ sostiene, come lo psicanalista americano Bruno Bettelheim, che gli autistici sono vittime di madri castratrici e depresse. In pratica, pertanto i genitori accusano i seguaci di Freud di trattare l’autismo come una malattia mentale e non come un handicap, ” come non hanno integrato da piu’ di vent’anni le nuove conoscenze sul ruolo della genetica in questa malattia “, spiega Marcel Hérault, presidente da quindici anni di  Sésame Autisme.  Accusano l’onnipotenza della psicoanalisi in Francia di impedire l’introduzione di metodi educativi comportamentali che farebbero progredire di piu’ i nostri figli.

“La presa in carico dei nostri figli, è la lotteria”

Numerosi psicanalisti sostengono di non esercitare pressioni sul bambino nel nome del rispetto per il “soggetto”. Oppure, vi è l’idea secondo la quale l’autismo è il risultato di un “rifiuto assoluto” del bambino di entrare in relazione con il resto del mondo. Un non-intervento che fa ribollire il sangue dei genitori.

I genitori di soggetti autistici non digeriscono piu’ il fatto di sentirsi spesso presi in causa nella malattia dei loro figli. Paranoie di genitori  scorticati ? Non proprio. ” Le riflessioni di psichiatri, di psicologi, di educatori, suggeriscono che spesso il comportamento dei genitori impedisce lo sviluppo del bambino”, scrive la ricercatrice Brigitte Chamak (1), dopo un’immersione dentro una decina di ospedali o strutture medico-sociali  che trattano l’autismo. Peggio ancora, ” nei servizi che adottano un approccio psicodinamico” [d’ispirazione psicoanalitica NDLR] , la maggior parte dei genitori ” non aveva ricevuto delle diagnosi”. Come se l’annuncio della malattia  ai genitori rischiasse di peggiorare o irrigidire la situazione.

Negazione della diagnosi, sospetto d’incompetenza, sfiducia… “Questo approccio fa ridere molto secondo i servizi , gli istituti, dice Marcel Hérault. In Francia, far prendere in carico il proprio figlio è una lotteria.”

Vincent Gerhards, presidente del collettivo Autismo, giornalista di France Télévisions, ha scoperto viaggiando che la Francia è uno degli ultimi  paesi dove la psicanalisi è cosi’ importante per trattare l’autismo.” Altrove, applicano i metodi di origine comportamentista”, spiega. Fondati sulla rieducazione, la ripetizione, l’allenamento, o le punizioni e le ricompense –  che deplorano i loro avversari -,  vengono chiamati Teacch ( Treatment and Education of Autistic and related Communication handicapped Children), ABA ( Applied Behavior Analysis), Pecs (sistema di comunicazione alternativo)… Questi sistemi rappresentano il diavolo per gli integralisti delle teorie freudiane, che gridano “all’ammaestramento” persuasi d’essere l’ultima difesa umanista contro queste forme di “condizionamento”. “Ma con questa formazione, i nostri figli hanno cominciato a parlare, a diventare puliti, a vestirsi da soli, ad allacciarsi le scarpe, a comunicare”, urlano i genitori del collettivo Autismo, citando dieci esempi di bambini che sono usciti dal silenzio e sono diventati piu’ autonomi.

“Un guazzabuglio di truffe di ogni genere”

Problema. In mancanza di trovare questi approcci nei circuiti psichiatrici dove li mandano, i genitori  piu’ ricchi sono disposti a ricorrere ad ogni tipo di pratica privata.

Con due rischi: ” Quello di credere all’esistenza di soluzioni magiche”, come dice Marcel Hérault: Dall’autismo ad alto funzionamento al bambino che non accederà mai al linguaggio con la stessa rieducazione comportamentale, ognuno evolverà in maniera differente.

Altro pericolo: che i ciarlatani occupino la nicchia che i genitori non vogliono lasciare alla psicanalisi. Mamma di un bambino che non parlava, prima di essere preso in carico in Israele, Olivia Cattan ha studiato i metodi all’estero. E’ ritornata con una petizione, che ha fatto firmare a Sandrine Bonnaire, sorella di un autistico, e Francis Perrin, papà di un bambino affetto da autismo. “L’autismo è diventato un vero “mercato” per certe persone, un guazzabuglio di truffe di ogni genere, dai bidoni ai rimedi miracolosi, cita nella petizione. La posta in gioco non è magra, da qui a qualche mese, l’autorità sanitaria dovrà pronunciarsi sull’accompagnamento dell’autismo.

(1) “L’autismo dentro un servizio di neuropsichiatria”  Ethnologie française 3″, 2009, pp. 425-433.

Tradotto da Mondo Aspie

09/12/2011  Jacqueline de Linares – Le Nouvel Observateur 

articolo originale qui:

http://tempsreel.nouvelobs.com/societe/20111209.OBS6415/autisme-feu-sur-la-psychanalyse.html