“Echolilia”, Un papà fotografo cattura il mondo del figlio autistico attraverso un progetto emozionante

Di fronte a una diagnosi di autismo i genitori si trovano spiazzati e disarmati. Per combattere contro questa impotenza e frustrazione, Timothy Archibald fotografo di San Francisco ha trovato il modo di comunicare con il figlio autistico Elijah tramite un progetto dal valore documentario, carico di emozioni e assolutamente mozzafiato.

timothy archibald autismo

Padre e figlio collaborano insieme per ottenere delle foto belle: “Abbiamo avuto un sentimento reciproco di scoperta” dice il padre.

Photos from the series Echolilia Archibald, ha iniziato a fotografare suo figlio dall’età di 3 anni per scopi informativi, mostrava le immagini agli specialisti comportamentali per avere riscontri sulla diagnosi di autismo di Elijah. Voleva mostrare i suoi comportamenti, catturando l’essenza di alcuni suoi rituali ripetitivi, comuni anche ad altri bambini che soffrono di autismo. La serie mostra il bambino che si dondola sul bordo del divano, oppure sdraiato sull’erba in giardino o mentre ascolta musica per una giornata intera. Immagini commoventi ed emozionanti. Padre e figlio attraverso “Echolilia” comunicano utilizzando un proprio linguaggio visivo. archibald elijah autismo Il lavoro che Timothy ha deciso di condividere attraverso il suo sito web e la pubblicazione di un libro, è uno sguardo su una parte intima della loro vita. Un prezioso contributo che ci offre spunti di riflessione sull’autismo.

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Ricerca: Il cervello di Albert Einstein

Foto del cervello di Albert Einstein di Harvey Cushing

Un nuovo studio delle fotografie del cervello del  grande scienziato conferma la tesi di uno sviluppo non comune di alcune regioni  cerebrali connesse al pensiero astratto.

Dopo la morte, all’età di 76 anni, in un ospedale di Princeton – all’università  di Princeton aveva insegnato e lavorato negli ultimi decenni della sua vita,  dopo aver lasciato la Germania – di Albert Einstein non rimase niente. Il corpo,  sottoposto ad autopsia, fu per sua volontà cremato e resta ignoto il destino  delle sue ceneri. Il cervello venne invece asportato per essere sottoposto a  indagini scientifiche: un’occasione troppo ghiotta per un gruppo di  neuroscienziati americani, che superarono anche le perplessità della famiglia  del grande fisico. Dopo aver effettuato un approfondito “reportage” fotografico  del cervello di Einstein, Harvey Cushing dell’ospedale di Princeton lo inviò poi  ad alcuni suoi colleghi che lo divisero in oltre duecento piccole parti, spedite  a neuroscienziati e neurochirurghi di mezzo mondo per sottoporle ad analisi.  Solo ora le primissime foto di Cushing sono tornate alla luce e, sottoposte a  nuova indagine, hanno portato alla conferma – appena pubblicata dalla rivista Brain – della reale particolarità  del cervello del genio più famoso di tutti i tempi.

Un “genio parietale” – All’epoca, i tempi non erano  maturi per un’approfondita analisi del cervello di Einstein. Gli studi sul  cervello umano erano ancora poco sviluppati, cosicché nonostante le indagini  minuziose compiute da numerosi scienziati non sembrò che la materia grigia di  Einstein possedesse qualcosa di atipico. Fu solo nel 1985, in un articolo su Experimental Neurology, che si cominciò a parlare di una vera  peculiarità del cervello di Einstein: il suo lobo parietale. E solo nel  1999, quando un’analoga conclusione fu raggiunta da una ricerca pubblicata sul  prestigioso The Lancet, la notizia ottenne la dovuta visibilità.  Confrontando il rapporto tra neuroni e cellule gliali del lobo parietale di  Einstein con quello medio, si dimostrò che il fisico possedeva un numero  superiore di cellule gliali rispetto alla norma, portando alla conclusione che  ciò riflettesse un’inusuale incremento della capacità di elaborazione  concettuale. La ricerca del 1999 dimostrò invece una dimensione fuori dal comune  del lobo parietale inferiore: essendo l’area generalmente connessa a funzioni  come l’orientamento spaziale, il pensiero matematico e il movimento, fu  possibile giungere alla conclusione che questa singolarità anatomica del  cervello di Einstein fosse alla base della sua straordinaria capacità di  elaborare concetti astratti, come i suoi ben noti “esperimenti mentali” da cui  emerse la teoria della relatività, e la sua capacità di ragionare non tanto sui  numeri e le equazioni ma attraverso rappresentazioni mentali di tipo  geometrico.

Un nuovo studio sulle foto –Dopo la morte di Harvey, nel  2007, i materiali di interesse scientifico in suo possesso, incluse le prime  foto del cervello integro di Einstein, vennero trasferiti al National Museum of  Health and Medicine dell’esercito USA nel Maryland. Ciò ne ha permesso un nuovo  studio condotto da Dean Falk della Florida State University, che già nel 2009,  sulla scorta di poche foto, aveva confermato le conclusioni sulla peculiarità  del lobo parietale Einstein, insieme al neurologo Frederick Lepore della Robert  Wood Johnson Medical School nel New Jersey e Adrianne Noe, direttore del museo  dove sono state trasferite le foto di Harvey. Lo studio ha confrontato il  cervello di Einstein con quello di altre 85 persone. Il peso,1230 grammi,  risulta nella media, ma alcune regioni cerebrali presentano circonvoluzioni e  pieghe in misura superiore alla norma, mentre la corteccia prefrontale – un’area  collegata alla pianificazione e alla concentrazione – risulta analogamente piu’ grande del comune.

Un cervello incredibilmente complesso – “In tutti i  lobi ci sono regioni che presentano circonvoluzioni eccezionalmente complicate”, spiega Falk sulla rivista Science.  La domanda ora è se la peculiare conformazione del cervello di Einstein abbia  permesso l’emergere delle straordinarie doti dello scienziato, o se l’estremo  impegno nell’elucubrazione su temi ad elevata astrazione come quelli connessi  alla fisica abbiamo stimolato una modifica della struttura cerebrale di  Einstein. Gli esperti vogliono effettuare un confronto con il cervello di altri  importanti fisici per verificare quest’ultima ipotesi. Anche l’enfasi posta dai  genitori di Einstein sullo studio della musica, per la quale essi erano  particolarmente portati, potrebbe aver stimolato lo sviluppo delle aree del  cervello collegate alla creatività, come dimostra il fatto che nel precedente  studio di Falk del 2009 una delle regioni del cervello di Einstein collegate al  talento musicale risultava notevolmente sviluppata.

Fonte: Scienze-Fanpage.it

 

 

Lucila Guerrero: La sindrome di Asperger, foto e grafismo

Lucila Guerrero sapeva di essere differente dagli altri. Due anni fa, è arrivata la diagnosi.

Ha la sindrome di Asperger, un disturbo legato all’autismo. Per lei, l’annuncio è stato un sollievo. Puo’ infine dare un nome a cio’ che la distingue dagli altri.  

Originaria del Peru’, Lucilla Guerrero è arrivata a Montreal 11 anni fa. Rapidamente, ha imparato a scrivere e parlare il francese. Ha lavorato come programmatrice di software poi, nel 2004, durante la maternità, ha scoperto una passione: le arti.

“Dovevo restare sdraiata a casa. Cosi’ ho cominciato a fare foto. Tutto quello che trovavo bello lo fotografavo. Ero affascinata dai tutti i piccoli dettagli della natura e dai riflessi della luce”, ricorda la signora Guerrero, che all’epoca non sapeva di portare in grembo un bambino autistico.

Esprimere l’autismo

Come molte persone autistiche, Lucila Guerrero non ha nulla che all’apparenza lascia immaginare che abbia la sindrome di Asperger.  Tuttavia, l’artista ci confida che deve fare  sforzi notevoli  per interagire con gli altri.

“Le mie difficoltà si manifestano soprattutto nella comunicazione. Non capisco il senso delle espressioni. Non riesco a distinguere, per esempio, se qualcuno mi fa uno scherzo oppure parla seriamente”, ci spiega.

Come artista, vuole essere coinvolta nella diffusione per far capire l’autismo.

Oggi, attraverso la fusione della fotografia, del grafismo e della pittura numerica, l’artista vuole dare un altro sguardo sull’autismo. Attraverso le sue opere, Lucila guerrero racconta la sua differenza. Ha anche scritto un libro che parla della sindrome di Asperger attraverso la maternità. E’ in contatto con una casa editrice e spera di proseguire di questo passo e poterlo pubblicare presto.

“Percepiamo il mondo in una maniera differente. Le persone che non sono autistiche hanno una visione globale, mentre io, per esempio, ho una visione per i dettagli, per le piccole cose”, ci confida la signora Guerrero, che non ha nessuna formazione in fotografia.

Capire la differenza

La sua diagnosi è avvenuta attraverso suo figlio. A l’età di due anni, Luka rifiutava di parlare con le persone… tranne che con la mano di sua madre.

“Non voleva essere chiamato per nome. Rispondeva solo se la mia mano lo chiamava Train Bleu. Per Luka, la sua mamma era la mano”. racconta la signora Guerrero.

Preoccupati per il comportamento del loro figlio, la famiglia Guerrero si è recata presso un pediatra per spiegargli la situazione. Poi, discutendo, il medico si è reso conto che il comportamento del bambino presentava molti tratti correlati all’autismo.

“Quando ho saputo che Luka era autistico, ho incominciato a fare delle ricerche. Piu’ scoprivo delle cose e piu’ mi riconoscevo nei tratti dell’autismo”, racconta l’artista .

Tuttavia, solo nel 2010, all’età di 42 anni gli hanno diagnosticato la sindrome di Asperger. Per Lucilla Guerrero, quello è stato il momento in cui ha cominciato ad accettarsi per quella che è, riconoscendo i suoi talenti piuttosto che le sue lacune.

” E’ stato un sollievo per me. Ho trovato le risposte a tutte le domande che mi ponevo. Spesso mi criticavano perchè ero una persona isolata” racconta Lucila Guerrero.

Per funzionare bene, la signora Guerrero e suo figlio hanno orari precisi che seguono alla lettera.

“Il vantaggio è che riesco a capire meglio come si sente. Funziona con una routine, e questo ci permette di avere dei punti di riferimento”.

La signora Guerrero ci dice che l’autismo non è una  malattia ma una condizione di vita. Attraverso le sue foto, le sue pitture numeriche e il suo futuro libro vuole dimostrare che malgrado le differenze, una persona autistica ha del talento.

Il sito di Lucila Guerrero

Foto tratte dalla pagina FB di Lucila Guerrero

Articolo tradotto da Mondo Aspie, tratto dal sito Progrès Saint Léonard