Autismo: Savant e sindrome di Asperger, l’arte di George Widener

autismo asperger widenerGeorge Widener ha 51 anni e la sindrome di Asperger. In tempi politicamente meno corretti alcune persone colpite da questa sindrome venivano chiamate idiots savants, idioti sapienti, poiché presentavano una o più capacità prodigiose accompagnate a una certa difficoltà nell’esecuzione di compiti semplici. Widener è una di loro. Può passare un intero pomeriggio ciondolandosi seduto sul bordo del proprio letto ma a chi domanda il giorno della settimana in cui cadeva la terza defenestrazione di Praga (23 maggio 1618) risponde senza esitazioni: «Era un mercoledì». Non lo ha studiato, lo ha calcolato lì per lì. Quello che a una persona nella media porterebbe via un paio di minuti, persino con una calcolatrice alla mano – ammesso che conosca il procedimento corretto – per lui è un no brainer. Tre anni fa il suo cervello ha battuto in una gara di velocità un ex ingegnere della NASA armato di un laptop caricato ad algoritmi. Fin dall’infanzia Widener ha sviluppato un rapporto intimo con le date. Praticamente – dice – non calcola, vede. È in grado di affermare su due piedi che giorno della settimana sarà il 9 settembre 9999 o era il 7 luglio 777,  memorizzare fatti con una precisione impressionante e ricostruire ricorrenze e analogie tra date ed eventi distanti secoli tra loro. Il caos della Storia per lui è una stanza ordinata in sette cassetti: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica. In quest’ultima sconsiglia di volare: molti incidenti. Il venerdì non è un buon giorno in generale: frequenza di catastrofi. Widener è nato a Cincinnati in Ohio, secondo figlio di una coppia disastrata degli george widenerAppalachi: il padre muore giovane, la madre è un’alcolizzata con cinque figli avuti da cinque uomini diversi. La nonna – ha ricordato lui stesso in un’intervista – è stata la prima a intuire l’attrazione di George per i calendari: a 6 anni amava già combinarne le date secondo criteri di affinità numerica o coincidenze storiche. Purtroppo, per lungo tempo sua nonna è stata anche l’unica persona ad apprezzare e comprendere le peculiarità di questo talento e così, con gli anni, lo scollamento tra il caos del mondo esteriore e il suo bisogno interiore di trovare un ordine ha scavato una voragine, rendendo Widener pressoché disabile per tutta la gioventù. Un documentario della BBC di pochi anni fa ce lo mostra a Time Square, di fronte al billboard su cui scorrono gli indici del Nasdaq. È l’immagine di una persona che sta soffrendo, sopraffatta dalla sua stessa pressione compulsiva. La rapidità e la quantità di quei numeri sono troppo anche per lui, non ne regge il passo e tuttavia la necessità di sminuzzarli lo segue come un’ombra. È una sequenza che riassume tutta la prima parte della sua vita. Per la maggior parte del tempo GW non riesce a pensare ad altro che a cifre e date, così maniacalmente e intensamente che spesso gli è impossibile fare qualsiasi altra cosa. È la vecchia storia del talento che si trasforma in una maledizione. Tra i 25 e i 40 anni vagabonda, per l’America prima e l’Europa poi, sopravvivendo come può tra lavori saltuari ed elemosine. Di giorno frequenta le biblioteche e manda a memoria nozioni scovando curiose correlazioni tra eventi storici legati da fili logici invisibili a chiunque non abiti nella sua testa, mentre di notte dorme per strada o in rifugi per senzatetto. Quando ritorna a Cincinnati per tutti è un pazzo su cui pesa una frettolosa e incompetente diagnosi di anni prima. Dice “schizofrenia” e lo porta a isolarsi sempre di più nel suo mondo di calendari. Il 2000 è la data che gli cambia la vita. Uno psicologo l'arte di george widenersi interessa al suo caso: il paziente non è schizofrenico ma “soltanto” affetto da sindrome di Asperger. Widener smette di sentirsi un reietto pericoloso per sé e per gli altri e inizia a definirsi con orgoglio un “high functioning calendar savant“. Un giorno, nel 2006, incontra Kim Peek, un autistico in grado di leggere due libri contemporaneamente e ricordarli a memoria parola per parola ma incapace di vestirsi senza l’aiuto di un’altra persona. È la persona che ha ispirato il personaggio di Dustin Hoffman in Rain Man. Da quel momento Widener capisce di fare parte di una tradizione di maghi del sapere e fa una cosa che non aveva mai fatto prima: mostra a qualcuno i suoi disegni. Sono anni che ne realizza su fazzoletti di diner e bar che poi incolla gli uni agli altri per ottenere una tela completa. Domenica scorsa sono stato all’Hamburger Banhof, un importante museo di arte contemporanea di Berlino. È la quarta volta che lo visito in anni diversi ma era soltanto la prima per la persona che era con me. Così abbiamo ripercorso insieme gli spazi dedicati alla collezione Marx, che raccoglie monumentali lavori di Beuys, Warhol, Twombly, Kiefer e Rauschenberg fino alle mostre in corso dei due Martin: Kippenberg e Honert. Alla fine abbiamo salito le scale alla sinistra dell’uscita e ci siamo trovati di fronte a una sala piena di quelli che da lontano parevano antichi papiri su cui convivevano tutti i media e i registri grafici immaginabili: dagli stampi allo stencil, dalla scrittura cuneiforme fino ai caratteri digitali, e poi mappe di megalopoli immaginarie e planimetrie estremamente dettagliate di mezzi di trasporto realmente esistiti, navi e aerei. I minuscoli caratteri cuneiformi però non erano caratteri. In realtà erano numeri e date. Gli stencil non erano serigrafati, i caratteri digitali non erano stampati. In realtà erano disegnati. Tutto era insieme arcaico e futuristico. Sembrava il compendio visivo, naif ed estremamente dettagliato allo stesso tempo, di una civiltà sul punto di essere assorbita da una intelligenza superiore. In realtà era la prima mostra personale di George Widener al di fuori dagli Stati Uniti.

Fonte: rivistastudio.com

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Sindrome di Asperger: L’arte per demistificare l’autismo

lucila guerrero asperger e arteLucila Guerrero e suo figlio Luka di 8 anni hanno molto in comune, oltre ad avere entrambi la sindrome di Asperger condividono una passione per l’arte.

La signora Guerrero è una ex programmatrice informatica, che si occupa di fotografia e pittura numerica. Una passione che ha scoperto quando era incinta, otto anni fa. Suo figlio si dedica al disegno digitale e all’animazione video.

“L’arte ci permette di comunicare. Spesso facciamo passeggiate fotografiche insieme. Abbiamo una visione molto personale della stessa realtà ” spiega.

Oltre a tessere legami fra loro, questo percorso artistico aiuta suo figlio ad accettarsi. Perché come gli individui, ogni opera è unica.

” Cerco di spiegargli che non esistono regole nell’arte, ogni disegno rappresenta cio’ che lui sente ” dice la signora Guerrero.

Stessa cosa per le sue opere, che sono il riflesso dello sguardo differente che posa sul mondo che la circonda, dice.

” Ho la tendenza a concentrarmi sui dettagli  e i giochi di luce. Sono affascinata da questi elementi. E questo traspare dalle mie foto. Ho anche un pensiero logico e molto analitico. Che non si ferma mai !. E rimetto sempre tutto in discussione. Pero’ nello stesso tempo, a volte  mi scoraggio perché scopro che ci sono tante cose che non funzionano ( come dovrebbero ) e questo mi rattrista “.

” Comunico a modo mio attraverso l’arte. Pero’ ho dei dubbi, non so se gli altri sono in grado di capire ( quello che cerco di esprimere ). Per questo, aggiungo sempre delle didascalie alle mie foto. Mi trovo a mio agio con la scrittura “, spiega.

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Il sito di Lucila:  www.lucilaguerrero.com.

La pagina Facebook di Lucila

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte Journalderosemont.com

I colori dell’autismo in Libano: Le opere di Ali

ali tlaiss autismo libanoLibano, luglio 2013. Essere autistico e artista: è il formidabile destino di Ali Tlaïss, alla Libanese Autism Society le sue tele colorate sono esposte dappertutto, nella sala d’attesa, nella classe di biologia e nei corridoi. Ali Tlaiss è l’orgoglio di questa associazione che si occupa di bambini e adolescenti autistici presso il Collège des Frères a Gemmayzé (Beirut). A 22 anni, questo ragazzo autistico  sta preparando la sua terza esposizione di opere ” Enchanting Autism Forest “.

Ali dipinge alla velocità della luce, con evidente piacere mescolato alla concentrazione. In due mesi, ha prodotto venticinque quadri lavorando sodo. Il programma di quest’anno: degli alberi in tutte le loro forme, dipinti con una gamma di colori molto vivaci e in uno stile impressionista naïf. ” La sua azione è meccanica, è come una macchina, non si stanca mai” dice in tono divertito Rita Saab-Moukarzel, sua tutrice dal 2011. Nel 2010, questa insegnante d’arte, presidente del sindacato dei professionisti del grafismo e dell’illustrazione assiste ad un concorso presso un centro per autistici e nota dei girasoli “alla Van Gogh ” dipinti da Ali  appesi ad un muro. Hanno attirato il mio sguardo e mi sono detta ” qui c’e’ un talento da sviluppare” , racconta.

Il Puntinismo

Rita Saab-Moukarzel, molto dinamica procede allora per tappe. Fa passare Ali dalla matita all’acrilico, dalla carta alla tela e lo incoraggia a produrre delle opere su formati sempre piu’ grandi. ” Si è evoluto molto rapidamente” , sottolinea.  Le tele di Ali esposte nel 2011 sono un mix di ritratti sorridenti, edifici e paesaggi naturali, soggetti divenuti ricorrenti anche nelle tele del 2012 . Per quanto riguarda il puntinismo, è lo stile che gli si addice di piu’ perché i gesti sono ripetitivi e l’autismo diventa cosi’ positivo, racconta la sua tutrice che lo guida e lo canalizza nei suoi lavori e aiuta Ali a sviluppare una sua tecnica personale che consiste  nel sovrapporre quattro volte i colori. Le sue opere denotano una conoscenza dei quadri impressionisti, da Picasso a Andy  Warhol , artisti che Rita Saab-Moukarzel  gli ha fatto conoscere durante i corsi di storia dell’arte. Il suo vissuto resta  la principale fonte d’ispirazione. Le sue opere hanno successo, durante la sua prima esposizione alla galleria Mark Hachem nel 2011, ha venduto il 75% dei suoi quadri. Il ricavato ammontava a 25.000 dollari, e i prezzi per ogni quadro variavano dai 500 ai 2500 dollari. Ali ha esposto i suoi lavori a Parigi alla Fiera internazionale dell’arte contemporanea. Abbiamo ricevuto contatti anche da galleria d’arte di Singapore. Il ministero delle politiche sociali e l’ex primo ministro Najib Mikati hanno comprato i suoi dipinti, chi l’avrebbe mai detto !

autismo opere ali tlaiss

La pittura ha avuto molti effetti positivi sull’autismo di Ali. ” Ha raggiunto buoni livelli di conversazione, molto piu’ elaborati rispetto a prima “, racconta Rita Saab-Moukarzel. Nel suo laboratorio discute e scherza con le donne che lo circondano e presenta con orgoglio le sue opere descrivendo i colori che utilizza. E’ una terapia attraverso l’arte e la sua famiglia è fiera di lui. Soprattutto perché attraverso la pittura Ali è diventato un cittadino come gli altri finanziariamente indipendente. La metà del ricavato delle vendite viene speso per finanziare i suoi studi e il resto va alla Libanese Autism Society che utilizza l’importo per promuovere nuovi talenti autistici. Nel campo della cucina e della fotografia, abbiamo già dei bambini molto promettenti, assicura Arwa el Amine-Halawi presidente dell’associazione.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie: Fonte, L’Orient Le Jour

Autismo: Intervista a Laurent Mottron, l’autistico artista e disegnatore

Laurent Mottron commenta il documentario dal titolo: L’autistico disegnatore, dalla percezione all’arte.

Laurent Mottron, è professore del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Montreal e direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal). E’ anche l’ideatore del centro d’eccellenza dei disturbi pervasivi dello sviluppo dell’Università di Montreal (CETEDUM), branca del CENUM affiliato al Centro di ricerca Fernand-Seguin. 

Ecco una trascrizione di Laurent Mottron, che ha commentato lo stile grafico dei tre disegnatori presentati nel documentario: L’autistico disegnatore, dalla percezione all’arte.

Pierre Godefroy dipinge  paesaggi urbani utilizzando colori vivaci, Miguel Angelo disegna elettrodomestici nello stile di un vecchio catalogo e Jules Guermonprez (11 anni) riproduce scene di battaglia ambientate nei paesaggi dell’antica Roma utilizzando una tecnica delle linee:

Laurent Mottron, medico e ricercatore:

Ormai conosciamo bene i disegnatori prodigio come Stephen Wiltshire ( Autismo e Sindrome di Savant, Stephen Wiltshire ), che sono capaci di riprodurre a memoria, una città dopo averla sorvolata in elicottero. In effetti, sono molti gli autistici che disegnano anche se le loro performance, seppure impressionanti, non sono cosi’ eccezionali come quelle di Stephen Wiltshire. Ed è di questo che parliamo. I disegni degli autistici,  che siano eccezionali oppure un po’ meno, riflettono sempre le particolarità percettive che oggi ci sono ben note e ne esistono di tre tipi:

–  La prima particolarità  è che differenziano meglio a livello percettivo rispetto alle persone non autistiche. Un po’ come i pixels di una macchina fotografica, hanno una precisione nella capacità di differenziare superiore alla nostra.

–  La seconda particolarità è che la loro percezione si orienta spontaneamente verso degli aspetti locali del mondo. Questo non vuole dire che non sappiano trattare gli aspetti globali, la forma complessiva di una figura. Ma che spontaneamente la loro percezione è fissata verso un livello del dettaglio superiore alla nostra.

– La terza particolarità,  che è piu’ astratta, è che la loro percezione è piu’ autonoma. Noi deformiamo il mondo, in particolare quando lo disegnamo in funzione del significato che gli diamo. Cosi’ un bambino piccolo disegnerà la testa piu’ grande del corpo, poichè  la testa trasmette piu’ messaggi sociali. In ogni caso, da come la interpretiamo, non rappresenterà la testa in scala.  Gli autistici, sono perfettamente capaci di vedere che un volto trasmette un significato differente dal resto del corpo. Ma quando disegnano, disegnano le cose come le vedono. E in ogni caso, sono capaci di farlo. Possono anche trasporre, ma accedono ad una realtà del mondo non trasformata  dalla percezione, che è ovviamente essenziale nel disegno, perchè gli dona l’accesso quasi automatico e senza sforzi nella terza dimensione, rispetto a noi.

Partendo da questo, si potrebbe pensare che sono veramente capaci di scattare foto del mondo. Non è esattamente cosi’. Per esempio, per Miguel i volti sono un problema. Perchè sono un problema? Ebbene, questo puo’essere un problema perchè a livello  fisico, un viso si muove per tutto il tempo, parla e si agita ed invia un’enormità di segnali. E a volte l’aspetto sociale di un volto, la sua dinamica  e il suo aspetto cosi’ multimodale (un viso è spesso qualche cosa che vediamo e che ascoltiamo) sembra mettere gli autistici in una situazione di difficoltà relativa. In ogni caso anche se non conosciamo esattamente il loro livello di difficoltà, l’elaborazione delle facce e meno piacevole  e facile da riprodurre rispetto al mondo inanimato. Ed è per questo che la maggior parte degli autistici è attratta da  cose inanimate. Si interessano agli oggetti, agli edifici e alla meccanica. Nel documentario, ciascuno dei tre disegnatori ha il suo tema. Degli edifici per uno, degli elettrodomestici per il secondo e dei personaggi o piuttosto uniformi, truppe ed edifici dell’antichità greca e romana per il terzo.

Notiamo anche che, un artista autistico è la combinazione di due elementi:

– da un lato un tema elettivo

– dall’altra parte un tipo selettivo di trasformazione. Uno degli  artisti seleziona solo colori uniformi, che include in una sorta di disegni stilizzati tridimensionali di edifici. Il secondo, fa quasi il contrario tiene solo il contorno dei personaggi senza colorarli. Si tratta beninteso di una trasposizione. Il terzo Miguel, ha scelto un sottoinsieme del  mondo che sono degli oggetti, e poi trasformerà il tutto  in uno stile di vecchio catalogo  quebbechese.      

Gli artisti autistici sono degli artisti che si interesseranno solo ad un tipo di oggetti piuttosto che ad altri. Ci sono artisti che preferiscono dipingere mazzi di fiori e altri che amano rappresentare fabbriche, anche se probabilmente cio’ è meno esclusivo in un artista non autistico che in un artista autistico. C’e’ strettamente parlando uno stile pittorico, che è una trasposizione caratterizzata da cio’ che decidono di disegnare, una certa dimensione (il colore e il contorno), e poi all’interno di questa restrizione, combinarla e farne una composizione.

Un artista autistico è prima di tutto un artista. E qualcuno che sceglie una parte del mondo, che la traspone per poi reinserirla nel mondo tramite la sua arte, che si puo’ vendere, e puo’ anche comunicare attraverso l’arte. Quello che hanno di comunicante gli artisti autistici da offrire al mondo, e la loro arte, e funziona molto bene.

Ci sono artisti autistici quasi muti, questo non è il caso dei tre disegnatori del documentario. I primi due parlano poco e utilizzano il linguaggio in maniera riservata. Il terzo Jules ( 11 anni), parla tantissimo, e cio’ è tipico della Sindrome di Asperger, parla in modo libresco con parole sofisticate  rispetto ai  bambini della sua età. Ma nonostante tutte queste differenze, vediamo che abbiamo a che fare con artisti e un movimento generale che consiste a non spiegare tutto della produzione di un autistico, come dei sintomi o segni di un deficit, ma piuttosto come delle opere che partono da un cervello chiaramente differente. Delle produzioni e modalità d’inserzione nel mondo che sono sotto tutti gli aspetti identiche a quelle che altri rappresentanti dell’umanità sono in grado di produrre.

Il documentario si’intitola: L’autistico disegnatore, dalla percezione all’arte, realizzato da: Alain Bouvarel, Richard Martin, Pierre H. Tremblay. Prodotto da CECOM Montréal/CNASM Francia.

Tradotto e riadattato  da Mondo Aspie, tratto dal blog di una mamma che ha un bambino autistico che si chiama Pablo e fa dei disegni bellissimi, questo qui sotto è opera sua, cliccate qui  per vederli e per leggere se volete  la versione originale di questo articolo in francese. Monenfantbleu.canalblog.com

 

 

Lucila Guerrero: La sindrome di Asperger, foto e grafismo

Lucila Guerrero sapeva di essere differente dagli altri. Due anni fa, è arrivata la diagnosi.

Ha la sindrome di Asperger, un disturbo legato all’autismo. Per lei, l’annuncio è stato un sollievo. Puo’ infine dare un nome a cio’ che la distingue dagli altri.  

Originaria del Peru’, Lucilla Guerrero è arrivata a Montreal 11 anni fa. Rapidamente, ha imparato a scrivere e parlare il francese. Ha lavorato come programmatrice di software poi, nel 2004, durante la maternità, ha scoperto una passione: le arti.

“Dovevo restare sdraiata a casa. Cosi’ ho cominciato a fare foto. Tutto quello che trovavo bello lo fotografavo. Ero affascinata dai tutti i piccoli dettagli della natura e dai riflessi della luce”, ricorda la signora Guerrero, che all’epoca non sapeva di portare in grembo un bambino autistico.

Esprimere l’autismo

Come molte persone autistiche, Lucila Guerrero non ha nulla che all’apparenza lascia immaginare che abbia la sindrome di Asperger.  Tuttavia, l’artista ci confida che deve fare  sforzi notevoli  per interagire con gli altri.

“Le mie difficoltà si manifestano soprattutto nella comunicazione. Non capisco il senso delle espressioni. Non riesco a distinguere, per esempio, se qualcuno mi fa uno scherzo oppure parla seriamente”, ci spiega.

Come artista, vuole essere coinvolta nella diffusione per far capire l’autismo.

Oggi, attraverso la fusione della fotografia, del grafismo e della pittura numerica, l’artista vuole dare un altro sguardo sull’autismo. Attraverso le sue opere, Lucila guerrero racconta la sua differenza. Ha anche scritto un libro che parla della sindrome di Asperger attraverso la maternità. E’ in contatto con una casa editrice e spera di proseguire di questo passo e poterlo pubblicare presto.

“Percepiamo il mondo in una maniera differente. Le persone che non sono autistiche hanno una visione globale, mentre io, per esempio, ho una visione per i dettagli, per le piccole cose”, ci confida la signora Guerrero, che non ha nessuna formazione in fotografia.

Capire la differenza

La sua diagnosi è avvenuta attraverso suo figlio. A l’età di due anni, Luka rifiutava di parlare con le persone… tranne che con la mano di sua madre.

“Non voleva essere chiamato per nome. Rispondeva solo se la mia mano lo chiamava Train Bleu. Per Luka, la sua mamma era la mano”. racconta la signora Guerrero.

Preoccupati per il comportamento del loro figlio, la famiglia Guerrero si è recata presso un pediatra per spiegargli la situazione. Poi, discutendo, il medico si è reso conto che il comportamento del bambino presentava molti tratti correlati all’autismo.

“Quando ho saputo che Luka era autistico, ho incominciato a fare delle ricerche. Piu’ scoprivo delle cose e piu’ mi riconoscevo nei tratti dell’autismo”, racconta l’artista .

Tuttavia, solo nel 2010, all’età di 42 anni gli hanno diagnosticato la sindrome di Asperger. Per Lucilla Guerrero, quello è stato il momento in cui ha cominciato ad accettarsi per quella che è, riconoscendo i suoi talenti piuttosto che le sue lacune.

” E’ stato un sollievo per me. Ho trovato le risposte a tutte le domande che mi ponevo. Spesso mi criticavano perchè ero una persona isolata” racconta Lucila Guerrero.

Per funzionare bene, la signora Guerrero e suo figlio hanno orari precisi che seguono alla lettera.

“Il vantaggio è che riesco a capire meglio come si sente. Funziona con una routine, e questo ci permette di avere dei punti di riferimento”.

La signora Guerrero ci dice che l’autismo non è una  malattia ma una condizione di vita. Attraverso le sue foto, le sue pitture numeriche e il suo futuro libro vuole dimostrare che malgrado le differenze, una persona autistica ha del talento.

Il sito di Lucila Guerrero

Foto tratte dalla pagina FB di Lucila Guerrero

Articolo tradotto da Mondo Aspie, tratto dal sito Progrès Saint Léonard