La genetica insegue l’autismo

Non si tratta di un gene collegato all’autismo, ma centinaia di geni che sono stati individuati, in un momento dove piu’ che mai ci si interroga sulle cause dell’autismo e sulla sua definizione.

Questo progresso, reso possibile attraverso tre ricerche i cui risultati erano molto attesi, si è verificato parallelamente ad una stima secondo la quale, negli Stati Uniti, l’insieme dei disturbi dello spettro autistico – che includono la Sindrome di Asperger – colpirebbe un bambino su 88.

Le tre ricerche genetiche pubblicate il 4 aprile nella rivista Nature, sono indipendenti una dall’altra, e anche se non riportano ne risposte ne chiare soluzioni, aprono per la prima volta la porta su delle tendenze. La causa dell’autismo è in parte genetica, come si sospettava, ma soprattutto, alcuni dei geni identificati sono piu’presenti rispetto ad altri -15 a 20% – in tutti i casi. Inoltre, queste mutazioni sembrano piu’ frequenti quando il padre è sulla quarantina invece che sulla ventina d’anni.

Avevamo il sospetto che la genetica giocasse un ruolo importante, perchè tra le altre cose, degli studi su gemelli avevano rivelato una presenza dell’autismo piu’ frequente nell’altro gemello. Ma con questi tre studi, i genetisti danno l’impressione di avvicinarsi al bersaglio.

“Abbiamo adesso una pista debole dove impegnarci” riassume l’esperto di autismo Jonathan Sebat al New York Times, “è plausibile aspettarsi la scoperta di 20, 30 mutazioni o piu’ nei prossimi due anni”. Anche se tutti gli esperti che hanno commentato non sono cosi’ ottimisti, in rivincita c’e’ il consenso per qualificare queste tre ricerche come grandi passi avanti, in un ambito che ristagnava da piu’ di due decenni.

Questi tre studi hanno in comune l’analisi di materiale genetico in famiglie in cui i genitori non avevano alcun sintomo di autismo, prima di dare alla luce bambini successivamente diagnosticati autistici.

Questo approccio ha permesso ai ricercatori di concentrarsi su cio’ che distingue, geneticamente, il figlio dai sui genitori. E’ su quello che gli scienziati chiamano mutazioni genetiche de novo, mutazioni che non vengono trasmesse dai genitori. La maggior parte di noi vive con tali mutazioni, e quasi tutte passano inosservate. Resta un percorso ancora lungo: sei geni hanno catturato l’attenzione in queste tre ricerche, in tutto, sono da 400 a 1000 i geni che si trovano sulla lista dei sospettati. E per ognuno dovrà essere studiata la produzione di proteine, alla ricerca di un segnale anormale o talvolta mancante.

Approfondimenti – B M. Neale et al., Patterns and rates of exonic de novo mutations in autism spectrum disorders; B. J. O’Roak et al., Sporadic autism exomes reveal a highly interconnected protein network of de novo mutations; S. J. Sanders et al., De novo mutations revealed by whole-exome sequencing are strongly associated with autism; in Nature, del 4 aprile 2012.

 -Dettagli sulle caratteristiche di ognuno dei tre studi in questo testo divulgativo della Fondazione Simons di ricerche sull’autismo (in inglese).- Sulla complessità delle ricerche : Multiple strikes against autism, The Scientist, 4 aprile 2012.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo Agence Science-Presse

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Autismo e psicanalisi: Il sostegno al documentario “Il Muro” di Thomas Bourgeron, genetista

Lettera del professore  Thomas Bourgeron à Sophie Robert

Direttore del dipartimento di Neuroscienze all’Istituto Pasteur

Direttore dell’unità “Genetica Umana e Funzioni Cognitive”

Professore all’Università Parigi Diderot

Cara Sophie Robert, ho visionato il vostro film “Il Muro”. Attualmente, a livello internazionale, la ricerca sull’autismo raggruppa diverse discipline come la psichiatria, la neurobiologia, e la genetica. Questo approccio all’autismo, fondato su dati scientifici, ha permesso  significativi progressi che dovrebbero, noi speriamo, migliorare la diagnostica, le cure e l’integrazione delle persone autistiche.

Riguardo l’ambito della genetica i risultati recenti mostrano:

1. che esistono dei geni associati all’autismo.

2. che questi geni sono attualmente raggruppati in due grandi apparati biologici che modulano la formazione delle connessioni neuronali (le sinapsi).

Sono sopraffatto dalla maggior parte delle dichiarazioni espresse in questo
 
reportage. In particolare, la deviazione dei risultati scientifici come ” gli anticorpi
 
materni” e la “placenta paterna” è spaventosa. Tutti i miei colleghi stranieri,
 
psichiatri, neurobiologisti o genetisti, che hanno potuto vedere il vostro film grazie
 
ai sottotitoli sono rimasti scandalizzati. So che siete sotto processo e posso
 
assicurarvi che la stragrande maggioranza della comunità internazionale che lavora
 
nell’ambito dell’autismo vi sosterrà se necessario. Gli attacchi che subite sono molto
 
pesanti ma so che avete un grande numero di sostenitori perchè il vostro film ha
 
permesso di testimoniare la situazione delle famiglie toccate dall’autismo in
 
Francia. Sappiate che io sono al vostro fianco.
 
Thomas Bourgeron
 
Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale Autisteenfrance.over-blog.com

Ricerca: Le 10 sostanze tossiche che favoriscono l’autismo

L’autismo e i disturbi dell’apprendimento avrebbero una forte componente genetica. Ma anche gli inquinanti ambientali alle volte sarebbero coinvolti. I ricercatori hanno stilato una lista delle 10 sostanze chimiche all’origine di queste patologie.

La genetica spiegherebbe la maggior parte dei casi di autismo e dei diversi disturbi dell’apprendimento, come l’iperattività, ma non sarebbe la sola responsabile. L’Accademia nazionale delle scienze americane stima che una volta su quattro, questi disturbi sono causati da interazioni tra i fattori genetici e ambientali. Nel 3% dei casi, questi disordini neurocomportamentali sono direttamente imputabili a dei prodotti chimici presenti intorno a noi.

Philip Landrigan, direttore del  Children’s Environmental Health Center (CEHC), l’università del monte Sinai (Israele) e due suoi colleghi, hanno chiesto agli scienziati, in un editoriale pubblicato nella rivista Environmental Health Perspectives,  di focalizzare l’attenzione sugli inquinanti responsabili di tutti questi disturbi dell’ apprendimento. Hanno redatto una lista delle dieci sostante chimiche in cui è stato stabilito un legame con le malattie.

L’ambiente favorisce l’autismo

« Un gran numero di sostanze chimiche ampiamente utilizzate non sono state sottoposte a valutazioni, anche minime, della loro potenziale tossicità, è questo desta molta preoccupazione, dichiara Philip Landrigan. La conoscenza delle cause ambientali nei disturbi dello sviluppo neurologico è molto importante perchè potremmo riuscire a prevenire questi disordini”.

La rivista ha pubblicato nella stessa edizione altri quattro articoli che stabiliscono una correlazione diretta tra alcuni fattori ambientali e queste patologie. Un articolo mostra il rapporto tra il tabagismo nelle donne in gravidanza e l’autismo nei bebè, altri due articoli parlano dell’mpatto dei PBC ( policlorobifenili ) sullo sviluppo precoce del cervello, e l’ultimo sposta l’attenzione sul legame tra i pesticidi e lo sviluppo dei disturbi dello spettro autistico.

Lista delle sostanze tossiche che favoriscono i disturbi dell’apprendimento

Articolo tradotto da Mondo Aspie, fonte: Futura-sciences.com

Ricerca: Scoperto un nuovo gene, gli ormoni sessuali sono coinvolti nell’autismo?

L’autismo, è un  disturbo dello sviluppo che comporta dei deficit nel comportamento sociale e nella comunicazione, che colpisce i ragazzi  quattro volte di piu’ rispetto alle ragazze. In ragione di questo squilibrio estremo, alcuni scienziati sostengono che gli ormoni sessuali possono essere coinvolti nella malattia. Ora, i ricercatori hanno identificato per la prima volta un gene che potrebbe spiegare il divario tra i sessi alla base di alcuni sintomi dell’autismo comune.

Nel 2010, la biologa Valérie Hu  e i suoi colleghi della George Washington University Medical Center, hanno scoperto che il cervello delle persone autistiche contiene bassi livelli di una proteina prodotta da un gene chiamato recettore orfano alpha (RORA). In uno studio pubblicato su PLoS ONE, riportano che questo gene interagisce con alcuni tipi di estrogeni e di testosterone nel cervello.

Valérie Hu e il suo staff hanno esaminato le cellule neurali nel loro laboratorio. Ed hanno constatato che RORA controlla la produzione di un enzima chiamato aromatasi, che converte il testosterone in estrogeno. Ma nei loro esperimenti, la presenza del testosterone rende il gene RORA meno attivo, e conduce ad un abbassamento dell’aromatasi e a una accumulazione di testosterone. L’estrogeno ha avuto l’effetto inverso. Nel cervello, l’equilibrio degli ormoni sessuali regola l’attività RORA e mantiene  i livelli di ormoni stabili, ma ogni squilibrio puo’ aggravarsi a causa di questo ciclo. Infine, i ricercatori hanno confermato che il tessuto cerebrale degli autistici contiene in effetti piccole quantità della proteina e dell’aromatasi RORA. Secondo i ricercatori la carenza di queste molecole genera la spirale, provocando un accumulo di testosterone che puo’ causare l’autismo. Alti livelli di estrogeno nelle donne potrebbero proteggerle.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo tratto da: Carevox.fr

Ricerca: scoperti 22 geni responsabili dell’autismo

Ricercatori provenienti da 15 centri e da 3 paesi hanno studiato le anomalie cromosomiche e i loro squilibri nei disturbi dello spettro autistico. Hanno dimostrato nell’edizione del 19 aprile della rivista Cell che delle anomalie negli scambi genetici e 22 nuovi geni posso contribuire a sviluppare o aumentare il rischio di autismo o di disturbi dello sviluppo neurologico anormale. Quando i cromosomi si replicano, spiegano i ricercatori dell’ospedale Brigham and Women, del Massachusetts General Hospital, della Harvard Medical School, e del Broad Institute, avviene uno scambio di materiale genetico in un cromosoma, o tra due o tra diversi cromosomi, senza una significativa perdita di materiale genetico. Questo scambio, conosciuto sotto il nome di anomalia cromosomica bilanciata  (balanced chromosomal abnormality- BCA), puo’ provocare dei riaccomodamenti nel codice genetico. I ricercatori hanno constatato che a causa di questi riaccomodamenti, questo scambio implica una riserva di perturbazioni nel codice capace di portare all’autismo e ad altri disturbi dello sviluppo neurologico. Per di piu’, hanno potuto identificare, durante le loro ricerche, 22 nuovi geni all’origine del rischio di autismo o di altri disturbi neurologici. Lo studio, condotto nell’ambito del progetto Developmental Genome Anatomy Project (DGAP) ha utilizzato le tecniche di sequenziamento sul BCA per rivelare questi geni e dimostrare che questi geni, nel momento degli scambi di materiale genetico, sono legati all’autismo. I ricercatori hanno scoperto che il codice genetico puo’essere disturbato a differenti zone (loci) distinte, in differenti gruppi di geni, e alcuni sono già sospettati di essere coinvolti nel neurosviluppo anormale.

“Questo scambio o BCA offre un occasione unica per identificare un gene e convalidare la sua responsabilità” commenta Cynthia Morton direttrice della citogenetica dell’ospedale Brighman and Women e ricercatrice principale del progetto Developmental Genome Anatomy Project. Queste scoperte permetteranno d’identificare vie biologiche che possono aprire opportunità per nuove terapie. I ricercatori  hanno ringraziato i pazienti e le loro famiglie che hanno accettato di partecipare a questo studio su vasta scala.

Fonte : Cell 19 April 2012 doi:10.1016/j.cell.2012.03.028Sequencing Chromosomal Abnormalities Reveals Neurodevelopmental Loci that Confer Risk across Diagnostic Boundaries

Tradotto da Mondo Aspie, articolo tratto da Santelog.com

Ricerca: Identificato un gene non codificante nell’autismo

Uno studio suggerisce che un gene non codificante fino ad oggi sconosciuto potrebbe contribuire ad aumentare il rischio d’autismo. Regola l’espressione della moesina, una proteina che influenza lo sviluppo cerebrale. Se dei fattori ambientali contribuiscono al rischio di autismo, dei fattori genetici giocano un ruolo importante. Delle rare mutazioni e delle variazioni del numero di copie sono collegate all’autismo, ma per la maggior parte dei pazienti, le varianti in causa restano sconosciute.

Un precedente studio aveva identificato un associazione altamente significativa tra l’autismo e una variante SNP situata in una regione del cromosoma 5 (5p14), regione tuttavia povera di geni  (« Nature », 2009). Daniel Campbell (Los Angeles)  e la sua equipe stanno cercando di capire se questa associazione potrebbe essere dovuta ad un elemento genetico funzionale. Hanno in effetti scoperto che un ARN non codificante, fino ad oggi sconosciuto, viene trascritto direttamente sotto il segnale d’associazione. Questo ARN è infatti l’antisenso del pseudogene 1 della moesina  (MSNP1), ed è chiamato MSNP1AS (per Moesin Pseudogene 1, Antisense).

L’equipe ha inoltre dimostrato che l’ARN antisenso MSNP1AS, situato sul cromosoma 5, se fissato all’ARN del vero gene della moesina (MSN), situato sul cromosoma X, puo’ regolare i tassi di moesina, proteina che influenza lo sviluppo del cervello ( crescita assonale e formazione di spine dendritiche), precedentemente implicata nell’autismo

Cosi’, sembra che l’ARN non codificante MSNP1AS  regola il gene in una maniera straordinariamente complessa .

Infine, i ricercatori hanno analizzato dei pezzi di cervello (corteccia temporale) di soggetti autistici deceduti (n = 10), ed hanno trovato tassi dodici volte piu’ elevati di  MSNP1AS, rispetto ai campioni (n = 10). Questa sovraespressione di  MSNP1AS  provoca un abbassamento del tasso della proteina moesina nelle cellule umane.

Mentre sono stati trovati tassi di proteina moesina normali nella corteccia temporale post- morten dei soggetti autistici, è possibile che in un momento cruciale dello sviluppo cerebrale l’ARN antisenso (o elemento genetico funzionale)  provochi una disregolazione della moesina diminuendo i suoi tassi, contribuendo a far sviluppare l’autismo .

Ricerche su modelli animali sono ora necessari per determinare l’effetto dell’espressione del MSNP1AS e del deficit in moesina sullo sviluppo cerebrale.

 Dr VÉRONIQUE NGUYEN

Kerin et coll. Science Translational Medicine, 4 avril 2012.

La moesina (dall’acronimo in lingua inglese Membrane-Organizing Extension Spike protein) è una proteina codificata negli esseri umani dal gene MSN. È, insieme a ezrina e radixina, parte dalla famiglia delle proteine ERM, e funge da intermedio tra la membrana plasmatica e l’actina. La moesina è localizzata a livello dei filopodi e di altre protrusioni citoplasmatiche importanti per il riconoscimento tra cellule, per il movimento e la segnalazione cellulare. Wikipedia

Tradotto da Mondo Aspie, fonte: lequotidiendumedecin.fr

La sindrome dell’X fragile

La sindrome dell’X fragile (o sindrome di Martin-Bell o FRAX) è una malattia genetica umana causata dalla mutazione del gene FMR1 sul cromosoma X, mutazione presente in un maschio su 4000 e in una femmina su 6000. Circa 1 su 256 donne sono portatrici di X-Fragile e possono trasmetterlo ai loro figli. Circa 1 su 800 maschi sono portatori di X-Fragile; le loro figlie saranno, a loro volta, portatrici del gene. Si contende con la sindrome di Down  il primato come causa genetica più comune di ritardo mentale (si hanno comunque casi, anche in Italia, di soggetti affetti da X fragile che hanno frequentato l’università).

Normalmente il gene FMR1 contiene tra 6 e 53 ripetizioni del codone CGG (ripetizioni di trinucleotidi). Negli individui affetti dalla sindrome dell’X fragile, l’allele FMR1 ha più di 230 ripetizioni di questo codone. Questo grado di espansione provoca la metilazione delle citosine nel promotore del gene FMR1, con conseguente silenziamento dell’espressione del gene FMR1. La metilazione del locus FMR1, che è situato nella banda cromosomica Xq27.3, provoca in quel punto la costrizione e la fragilità del cromosoma X, fenomeno che dà il nome alla sindrome.

I maschi portatori di un gene FMR1 con una significativa espansione del tripletto CGG presentano i sintomi della malattia, visto che normalmente possiedono una sola copia del cromosoma X. Le femmine, invece, possiedono due copie del cromosoma X e pertanto hanno una probabilità doppia di possedere almeno un allele funzionante. Le donne portatrici di un gene FMR1 espanso su di uno solo dei due cromosomi X possono presentare alcuni sintomi della malattia o essere normali.

A parte il ritardo mentale di grado variabile da severo a moderato, altre evidenti caratteristiche della sindrome sono il volto allungato, grandi orecchie, grossi testicoli(macrorchidismo), e basso tono muscolare. Le caratteristiche comportamentali possono comprendere movimenti stereotipati (ad esempio, battere le mani) e sviluppo sociale atipico, in particolare timidezza e limitato contatto con gli occhi dell’interlocutore. Alcuni individui affetti dalla sindrome dell’X fragile rientrano inoltre nei criteri diagnostici dell’autismo.

La mutazione e metilazione del gene FMR1 porta all’abolizione della produzione della proteina per cui il gene FMR1 codifica, detta FMRP (fragile X-mental retardation protein). FMRP è una proteina legante gli RNA (RNA-binding protein) espressa soprattutto nei testicoli e nel cervello, i tessuti più colpiti dalla sindrome. FMRP si associa ad RNA messaggeri codificanti importanti proteine neuronali, e ne regola alcuni aspetti essenziali, quali il trasporto lungo i dendriti verso le sinapsi e la traduzione in proteine. In assenza di FMRP, molti degli RNA messaggeri bersaglio della proteina sono deregolati e sono maggiormente tradotti in proteina. Emergono inoltre nuove funzioni molecolari della proteina, quali la regolazione della stabilità degli RNA messaggeri.

Anche se non esiste ancora una cura per la sindrome, c’è la speranza che una migliore comprensione delle sue cause possa portare a nuove terapie. Al momento, la sindrome può essere trattata attraverso una terapia del comportamento, un’educazione speciale, e quando necessario, con un trattamento delle anomalie fisiche. Si consigliano le persone che hanno dei parenti affetti dalla sindrome dell’X fragile a contattare dei genetisti per valutare la probabilità di avere figli malati, e per conoscere la gravità dei problemi che potrebbero presentare i discendenti affetti dalla sindrome.

Fonte: Wikipedia