Glee 3D: Le voci degli esclusi

Un vero e proprio concerto… nella sala di un cinema.
Un vero e proprio fenomeno di costume che prende vita (a tre dimensioni)… nella sala di un cinema.
Un vero e proprio colpo al cuore vedendo i protagonisti della tua serie preferita… nella sala di un cinema.

Sto parlando del film che vede protagonisti i personaggi di Glee e che vi stupirà sicuramente perché oltre ad esserci buona parte della scaletta del concerto che li ha portati in giro per gli States e il Regno Unito, ci sono anche le testimonianze di ragazzi “normalmente diversi” che ti faranno sentire meno uguale al tuo vicino di poltrona ma anche innegabilmente legato a chi, come te, sa di essere… in edizione limitata.

Tra un’esibizione live e l’altra, oltre a divertenti “dietro le quinte” in cui i ragazzi scherzano, chiacchierano e continuano a impersonare i loro personaggi ci sono anche dei siparietti in cui diverse persone parlano della loro passione per Glee, di cosa significhi per loro questa serie tv e di quelli che sono i loro personaggi preferiti. Oltre a questo coro di voci, proveniente da persone di ogni età, orientamento sessuale, colore e religione ci sono poi tre voci a cui il regista ha dato più spazio, appartenenti a un ragazzo diciannovenne dichiaratamente omosessuale da quando aveva 13 anni; una ragazza affetta da nanismo e una ragazza affetta dalla sindrome di Asperger.

Inizialmente questi siparietti molto alla “Made” di Mtv non mi avevano affatto convinta, perché troppo presa dalle esibizioni canore dei ragazzi e troppo convinta del fatto che se il film parlava del concerto di Glee doveva far vedere quel benedetto concerto che molti di noi si sono limitati a sognare mangiandosi le mani.

Una volta fuori poi invece ho capito la scelta del regista, apprezzandola come non avrei immaginato di fare. Glee sta avendo tutto questo successo proprio perché parla dritto al cuore e alla sfera emotiva di gente che la società sta facendo di tutto per non far sentire normale e a proprio agio così com’è… per un motivo o per l’altro. Quei tre ragazzi ne sono l’emblema, le loro tre storie riescono a far comprendere perché questa serie tv sta scatenando la passione smodata di milioni di persone… Glee parla a chi non riesce a far sentire la sua voce facendo capir loro che c’è sempre speranza, modo e motivo per riuscire a farsi ascoltare, a farsi vedere e a farsi capire.

Magari non riusciranno a farsi sentire se continuano a rimanere nell’anonimato e cercano di farsi comprendere farfugliando quello che devono dire sussurrando per paura di disturbare ma… se si facessero coraggio? Se sapessero che non sono assolutamente soli ma c’è un mondo di “nerd” come loro che sta aspettando la sua rivincita su un mondo patinato e falso che non gli appartiene?

Se così fosse allora potrebbero prendere coraggio, mettersi ben dritti e cominciare a cantare quel messaggio che Glee continua a mandare da due serie (a brevissimo inizierà la terza e tutti i gleeks stanno facendo il count down da circa tre mesi!) e che lo ha reso così popolare… eh già: i loser più popolari del globo sono proprio loro, ma perché sono riusciti a rendere popolari i loser di tutto il mondo per la proprietà transitiva delle loro passioni.

Insomma… non vi resta che affrettarvi verso la sala The Space più vicina a voi entro il 20 settembre, perché la pellicola sarà nelle sale per un periodo limitato di tempo e lasciarvi conquistare dal fenomeno che ha già conquistato milioni di persone e… GLEEK OUT!

http://www.lineamusica.it/2011/09/glee-3d-unesperienza-totalizzante/

Il mio nome è Khan e la Sindrome di Asperger

Il mio nome è Khan (titolo originale My Name Is Khan) è un film diretto da Karan Johar, uscito in India nel febbraio 2010, e presentato in Italia, fuori concorso, al Festival Internazionale del Film di Roma 2010.

Trama

Rizwan Khan (Shah Rukh Khan) è un ragazzo musulmano, cresciuto con la madre alla periferia di Mumbai (India), affetto da sindrome di Asperger. Divenuto adulto raggiunge il fratello a San Francisco (Stati Uniti) ove incontra Mandira, una ragazza madre di religione indù, di cui si innamora e con cui si sposa. La loro vita è tragicamente stravolta dopo l’11 settembre 2001, a causa della morte violenta del loro figlio, vittima di pregiudizi razziali e del clima di odio instauratosi con l’attentato alle torri.

Mandira, disperata, allontana Rizwan Khan, e alla domanda di lui di cosa debba fare per farsi perdonare lei, in un misto di sarcasmo e disperazione, gli risponde che dovrà andare dal presidente e dire davanti a tutta la nazione “Il mio nome è Khan, e non sono un terrorista”.

Khan però, dal profondo della sua ingenuità e determinazione, prende la cosa molto sul serio, e inizia un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti per raggiungere Washington e parlare con il presidente. Lungo il suo viaggio compie opere di bontà e altruismo, contribuendo anche all’arresto di un vero terrorista, ma, beffa nelle beffe, quando cerca di parlare al presidente viene scambiato realmente per terrorista e arrestato.

In prigione Khan sperimenta i sistemi di detenzione e interrogatorio riservati ai sospetti terroristi, ma grazie agli sforzi del fratello la sua storia finisce in televisione suscitando un misto di ammirazione e indignazione che contribuiscono a farlo rilasciare.

Alla fine la pazienza e la perseveranza di Khan vengono premiate quando, dopo essersi riappacificato con Mandira (che intanto era venuta a conoscenza della verità sull’assassinio del figlio e aveva fatto arrestare i responsabili), incontra in Georgia il neopresidente, al quale trasmette il suo messaggio.
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Daniel Tammet e la Sindrome di Asperger

Daniel Paul Tammet (Londra, 31 gennaio 1979) è un autistico britannico con un grande talento per la matematica e l’apprendimento delle lingue. Primo di nove figli nato da genitori londinesi appartenenti alla middle-class. Nella sua autobiografia, Nato in un giorno azzurro : il mistero della mente di un genio dei numeri, (tit. or.: Born on a Blue Day), racconta di quanto l’essere affetto da epilessia, sinestesia e sindrome di Asperger abbia avuto un profondo impatto sulla propria infanzia.

Sinestesia

La percezione dei numeri come colori o sensazioni è una forma ben documentata di sinestesia, sebbene il livello di dettaglio e la specificità dell’immagine mentale dei numeri da parte di Tammet sia realmente inconsueta. Nella sua mente, egli riferisce, ciascun intero fino a 10.000 ha la sua unica forma, colore, struttura e sensazione tattile. Egli può “vedere” in modo intuitivo i risultati dei calcoli come se fossero dei paesaggi sinestetici, senza dover dedicare uno sforzo mentale consapevole, inoltre può “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco.

Tammet è stato protagonista di un documentario nel Regno Unito, dal titolo The Boy With The Incredible Brain, inizialmente trasmesso dal canale televisivo britannico Channel Five il 23 maggio 2005. Il documentario mostrava i momenti salienti della recita della sequenza del Pi greco, dello studio in una settimana dell’islandese (lingua che è considerata oltremodo difficile) e del suo incontro con Kim Peek, un altro famoso “genio”. In un momento dello show, Peek abbraccia Tammet e gli dice, “Un giorno sarai grande quanto lo sono io.”, cui segue la replica di Tammet che dice “si tratta di un complimento bellissimo, di una grande aspirazione da mantenere”.

Pi greco

Tammet detiene il record in Europa per aver recitato il Pi greco fino a 22.514 cifre in poco più di cinque ore. La sfida era sponsorizzata da un’organizzazione di beneficenza, in favore della NSE, National Society for Epilepsy per il “Pi Day”, il 14 marzo 2004 presso il Museo di Storia delle Scienze di Oxford, UK. La NSE era stata scelta come beneficiaria dell’evento, proprio per l’esperienza di Tammet da bambino con l’epilessia. Il professor Allan Snyder dell’Università Nazionale Australiana, ha detto di Tammet: “… gli autistici particolarmente dotati non riescono di norma a spiegarci come fanno a fare quel che fanno. Gli viene e basta. Daniel può spiegare di più, dal momento che descrive ciò che egli vede nella sua testa. Ecco perché è stimolante. Può essere la ‘Stele di Rosetta’.”

Capacità linguistiche

Tammet parla undici lingue tra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, l’islandese, il gallese e l’esperanto.

Apprezza particolarmente l’estone, dal momento che è una lingua ricca di vocali. Tammet sta costruendo una nuova lingua chiamata Mänti. Mänti ha diverse caratteristiche correlate con il finnico e l’estone, dal momento che ambedue sono lingue ugrofinniche. Alcune fonti segnalano che Tammet abbia creato le lingue uusisuom e lapsi.

Tammet riesce ad imparare nuove lingue con una grande rapidità. Per dimostrarlo nel corso di un documentario per l’emittente “Channel Five”, a Tammet è stato chiesto di imparare l’islandese in una settimana. Sette giorni più tardi, è comparso sulla televisione dell’Islanda, conversando in islandese, con il suo insegnante di lingua che, sbalordito, continuava a dire che non era “umano” e che si trattava di un “genio”. Alcune parti dell’intervista che mostra Tammet che risponde alle domande in islandese sono state trasmesse in televisione nell’edizione del 28 gennaio 2007 dello show televisivo americano 60 Minutes.

 Nato in un giorno azzurro

Nel 2006, Tammet si è recato negli Stati Uniti per promuovere la sua autobiografia, Born on a Blue Day: Inside the Extraordinary Mind of an Autistic Savant. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, è apparso diverse volte negli speciali e nei talk show radio-televisivi, tra cui 60 Minutes e il David Letterman’s Late Show. Nel 2008 il libro è stato tradotto da Annalisa Crea per i tipi di Rizzoli.

 Vita privata

Tammet e il suo compagno, Neil Mitchell, che è un tecnico software, sono insieme da circa sei anni. Vivono insieme nel Kent, dove trascorrono una vita organizzata in modo sistematico, con i loro gatti, preparano il cibo nel giardino e preferiscono mantenere la propria riservatezza. Tammet e Mitchell insieme gestiscono l’azienda di e-learning online Optimnem, all’interno della quale realizzano e pubblicano dei corsi di lingue. Tammet ha parlato pubblicamente della sua relazione con Mitchell, delle sue abilità di “genio” e del suo orientamento sessuale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Tammet

                                                               

Temple Grandin “diversa ma non inferiore”

Temple Grandin, la diversità è una risorsa

Diversa ma non inferiore” è sempre stato il motto di Temple Grandin, donna autistica resa celebre nel mondo per i suoi studi rivoluzionari sugli allevamenti dei bovini.

Temple Grandin (Boston, 29 agosto 1947) è una professoressa associata dell’Università Statale del Colorado ed una delle personalità più famose nel mondo affette da autismo. La Grandin è molto nota anche per la sua attività di progettista di attrezzature per il bestiame.

Grandin nasce in un periodo in cui la sindrome autistica era relativamente poco conosciuta. Essendole stato diagnosticato un danno cerebrale all’età di due anni, fu ospitata in una scuola materna strutturata dove a suo modo di dire è stata seguita da buoni insegnanti. Parecchi anni più tardi le è stata accertata come autistica (formalmente la diagnosi fu di Sindrome di Asperger ovvero la versione meno grave dello spettro autistico). Lei considera se stessa fortunata di aver goduto di un buon supporto sia al tempo in cui frequentava la scuola primaria che successivamente.

Grandin negli anni a seguire ottenne una laurea di primo livello in psicologia al Franklin Pierce College (1970), successivamente si laureò in zoologia all’Università Statale dell’Arizona nel 1975, e conseguì il dottorato in ricerca sempre in zoologia presso l’Università dell’Illinois nel 1989.

Grandin inizia ad essere conosciuta dopo che Oliver Sacks la descrive in un suo racconto Un antropologo su Marte, il cui titolo è stato preso dalla definizione della stessa Grandin circa il suo modo di sentire le persone normodotate. Grandin è stata ospite dei più importanti programmi televisivi nazionali e scritto articoli per riviste come Time, People, e Forbes, e su quotidiani come il New York Times.

È stata il soggetto di documentario della Horizion (BBC) e di un film della HBO (2010) diretto da Mick Jackson ed interpretato da Claire Danes.

Sulla base della sua personale esperienza ha invocato l’intervento ed il supporto di insegnamenti che possano risolvere le problematiche dei bambini autistici, trasformando comportamenti inadatti in altri più adeguati. Ha raccontato il suo essere ipersensibile ai rumori ed ad altri stimoli sensoriali e del suo bisogno di trasformare ogni cosa in immagini visive. Secondo Temple il suo successo nel lavoro di progettista dipende proprio dal suo essere autistica. È infatti in grado di soffermarsi su dettagli minutissimi ed è in grado di utilizzare la memoria visuale come fosse un supporto audiovisivo, sperimentando mentalmente le diverse soluzioni da adottare. In tal modo riesce a prevedere anche le sensazione che proveranno gli animali sui quali verrà utilizzata l’attrezzatura.

Grandin è considerata un’importante attivista sia del movimento in tutela dei diritti degli animali che del movimento dei diritti delle persone autistiche e dai quali a loro volta è frequentemente citata.

Il suo merito principale è stato quello di presentare il punto di vista delle autistiche, contribuendo in tal modo all’affinamento di metodologie di intervento più adatte a supportare le persone colpite da questa sindrome.

Tuttora la Grandin assume antidepressivi e utilizza una speciale macchina (hug machine) da lei inventata all’età di 18 anni.

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Guida alla Sindrome di Asperger per Insegnanti e suggerimenti di programmazione

Guida alla Sindrome di Asperger per Insegnanti scritta dai genitori dell’ OASIS Asperger Syndrome Forum
Compilazione e Redazione di Elly Tucker
 

La guida che segue è stata preparata in modo che le famiglie potessero avere una breve descrizione della Sindrome di Asperger (AS) e dei comportamenti correlati da condividere con gli insegnanti dei loro figli. Dato che ogni bambino è diverso dagli altri, ritenetevi liberi di impiegare quelle voci che sono appropriate per vostro figlio e/o fare dei cambiamenti o delle aggiunte se necessarie. Tagliate e incollate tutto o parti, e fatevi un documento personalizzato. I genitori di bambini AS che hanno messo insieme questo elenco sperano che possa aiutare gli insegnanti a comprendere meglio alcune caratteristiche dei loro figli.

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I bambini ad alto potenziale intellettivo

I bambini ad alto potenziale intellettivo sono quei bambini che hanno un’intelligenza superiore, una vivacità spiccata e una curiosità molto più elevata rispetto ai bambini della stessa età. Cosa succede se ci troviamo di fronte ad un bambino del genere? Siamo preparati ad accettarlo e a interagire con lui? La complessa realtà dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo è un ambito poco esplorato. Qual è l’atteggiamento della società nei loro confronti, quali sono i loro problemi?. Anche i bambini ad alto potenziale intellettivo possono avere difficoltà di inclusione a scuola, in particolare nella classe. A tali tematiche sarà dedicato il workshop “Bambini ad alto potenziale intellettivo. Ricoscerli e improntare una didattica adeguata” all’interno dell’ottava edizione del Convegno internazionale “La qualità dell’integrazione scolasrtica e sociale” (Rimini, 18-19-20 Novembre). Il convegno, promosso dal Centro Studi Erickson, rappresenta l’appuntamento più importante per chi si occupa di educazione in Italia.

Il workshop prevede l’intervento della psichiatra e psicoterapeuta Federica Mormando, presidente Eurotalent Italia, e vicepresidente di Eurotalent International (ONG dotata di statuto partecipativo presso il Consiglio d’Europa), che si soffermerà su come riconoscere i bambini superdotati in ambito scolastico e sulla risposta educativa, in particolare sull’approfondimento e arricchimento di tipo logico e creativo. Federica Mormando, da quasi trent’anni impegnata nella battaglia per una adeguata formazione dei bambini superdotati, è autrice del saggio “I bambini ad altissimo potenziale intellettivo (Erickson, 2011), una guida per insegnanti e genitori. Perchè questo libro? Scrive l’autrice: “C’è una sofferenza perlopiù ignorata in Italia e nel mondo: quella dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo. Sono il 3% della popolazione, sono diversi. Hanno un pool non comune di capacità percettive e intellettive, ma anche di “sensibilità”: quel mix ancora poco definibile che permette di intuire, empatizzare, soffrire, gioire. Di questo mix noi vediamo la risultante, che tendiamo a interpretare prevalentemente dal punto di vista cognitivo: quella punta di iceberg che denominiamo intelligenza”.

Seguiamo la storia di Valerio M, bambino prodigio, figlio unico di una giovane biologa. A quattro anni Valerio dà lezioni di astronomia ai bambini di quinta elementare. Conosce perfettamente il mondo vivente ma è attratto in particolare dal mondo delle “macchine”. Legge appassionatamente i libretti di istruzioni sul funzionamento delle cose, gioca ed inventa storie con robot trasformabili e con l’aiuto della madre si cimenta in costruzioni complesse. All’ingresso in prima media Valerio è riconosciuto subito come talento. “Ha una preparazione scientifica di tipo universitario” commenta l’insegnante di scienze. Il bambino è amato dalla maggior parte degli insegnanti ed in particolare dal professore di Educazione tecnica, un chimico che discute per ore con lui come se si trattasse di un collega. Oltre la scuola, Valerio costringe la madre ad accompagnarlo ai convegni di fisica, astronomia e informatica che si tengono in città, ascoltando i relatori con estremo interesse e partecipando alla discussione finale con domande pertinenti. Fa un po’ tenerezza quella coppia madre-bambino che resta fino alla fine del convegno, quando la maggior parte del pubblico si è dileguata. Ma non tutti accettano quel bambino intelligente e curioso. La madre ascolta sgomenta le proteste dell’insegnante di italiano delle scuole medie: “Mi fa sempre troppe domande, vuole mettermi in difficoltà davanti a tutta la classe!”. Oppure: “Lo vedo sogghignare compiaciuto quando i compagni sbagliano una risposta”. E’ davvero cosi? In realtà Valerio ha compreso da tempo di essere diverso dagli altri.

Il bambino non ha vita facile neppure alle superiori. E’ diventato un ragazzone dai modi un po’ impacciati. Ma l’impaccio sparisce per incanto quando discute di fisica o intelligenza artificiale. Frequenta un liceo scientifico ad indirizzo informatico. Alla stima dei professori di fisica, chimica e matematica si contrappone la malcelata o manifesta derisione dei compagni. Talvolta applaudono e si alzano in piedi, in segno di scherno, quando la mattina il ragazzo entra in classe. Anche la madre è derisa o svalutata da alcuni parenti e colleghi di lavoro. “Tuo figlio sarà speciale, ma tu non lo sei affatto!” l’apostrofa una collega. I colloqui della madre con i professori del figlio sono velocissimi e a volte perfino brutali: “Lo sa che suo figlio è un genio dell’informatica?” le dice a bruciapelo l’insegnante di matematica. Oppure: “I colleghi mi descrivono suo figlio come un ragazzo brillante, ma nella mia materia questa brillantezza non si ancora manifestata!”, commenta stizzita l’insegnante di inglese.

Oggi Valerio è un ingegnere informatico specializzato in sistemi intelligenti e informatica quantistica. Sta per ottenere il PhD in informatica, partecipa a congressi internazionali dove espone i risultati delle sue ricerche. Ogni tanto rivede i compagni di liceo, giovani tra i 27 e i 29 anni. Qualcuno si è “sistemato” con un lavoro fisso, altri si accontentano di quello che trovano. In mezzo a loro Valerio è sempre un “diverso”, non parla dei suoi studi, delle ricerche che sta portando avanti. Col tempo ha maturato un grande rispetto per tutte le professioni, anche le più umili. “Non tutti devono diventare scienziati”, spiega alla madre, quasi incredulo che a lui sia invece toccato in sorte un difficile ed incerto destino di ricercatore, qualcosa che dovrà costruire da sé con infinita pazienza giorno dopo giorno.

 

                                                            

http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/galassiamente/articolo/lstp/418615/

The Big Bang Theory: Sheldon Cooper e la Sindrome di Asperger

In The Big Bang Theory, una situation comedy americana creata da Chuck Lorre e Bill Prady, e prodotta dalla Warner Bros. Television e dalla Chuck Lorre Productions (trasmessa la prima volta dalla CBS nel 2007), uno dei coprotagonisti, il fisico-teorico Sheldon Cooper, presenta moltissime caratteristiche tipiche dei soggetti affetti da Sindrome di Asperger.

Sheldon è il migliore amico di Leonard, coinquilino e collega. È un fisico come Leonard e tiene una lavagna in soggiorno per le sue teorie scientifiche. Al contrario di Leonard, abbraccia le sue stranezze appieno e non si vergogna di condividere dettagli della sua vita che altri riterrebbero imbarazzanti. È stato un bambino prodigio. Da piccolo, infatti, ha condotto uno studio sugli scalini e ne ha dedotto che, se le scale avessero gradini di 2 millimetri più bassi, la gente inciamperebbe. Sheldon si è diplomato molto presto; ha chiesto con sorpresa a Penny, “Ti ci sono voluti quattro anni per finire l’ ultimo anno di liceo?!” È andato al college a soli 11 anni. Sheldon ha inoltre le qualità associate con l’essere un bimbo prodigio, come un ego gigantesco, inadeguatezza a stringere relazioni sociali, e l’incapacità di comprendere le emozioni altrui. Non solo non capisce le battute di Leonard, ma considera la tristezza di Penny dovuta alla rottura col suo ragazzo un’inutile perdita di tempo. Questo non significa che Sheldon non abbia una coscienza; semplicemente è più portato a seguire ciò che è eticamente giusto (non dona lo sperma a una banca del seme per persone intelligentissime perché sa che non può garantire figli intelligenti) più che quello che la società ritiene etico (si introduce a casa di Penny per ripulirle la camera). Accusa sintomi di disordine ossessivo/compulsivo e la Sindrome di Asperger.

CURIOSITA’
* Sheldon adora mangiare al Big Boy il giovedì, una catena di Fast-food americani.
* Sheldon si occupa della ricerca sulla teoria delle stringhe.
* Sheldon non percepisce il sarcasmo.
* Sheldon adora Battlestar Galactica, Doctor Who, Ralph Supermaxieroe e Star Trek, inoltre parla correttamente il Klingon (lingua aliena presente in Star Trek).
* Sheldon ha un QI di 187.
* Sheldon e i suoi amici giocano a World of Warcraft.
* Sheldon e i suoi amici giocano a Halo 3 ogni mercoledì sera: tale serata è da loro denominata “Serata Halo”.
* Sheldon ha un fratello ed una sorella.
* Sheldon ha una speciale ossessione per i posti a sedere e considera prioritario assicurarsi sempre lo stesso.
* Sheldon bussa sempre tre volte alla porta di qualcuno, chiamando, dopo ogni bussata, il nome della persona.
* Sheldon nutre grandissima ammirazione per Leonard Nimoy in quanto interprete del suo personaggio preferito in Star Trek, ovvero Spock. Possiede inoltre il DNA di Nimoy su di un tovagliolo da ristorante, autografato e con dedica, che gli è stato regalato da Penny come regalo di natale.
* Sheldon concorda con la teoria secondo la quale il 75/80% delle partite a Sasso-Carta-Forbice finisce in pareggio quando le persone si frequentano abitualmente e pertanto preferisce la variazione Sasso-Carta-Forbice-Lizard-Spock.

 

Le case degli altri di Picoult

Dicono che sono fortunata ad avere un figlio tanto loquace, dotato di un’intelligenza così acuta… ” Emma Hunt una dei protagonisti de “Le case degli altri” di Jodi Picoult , è davvero una madre fortunata?

La trentaduenne Emma vive a Townsend una piccola cittadina del Vermont insieme ai figli maschi Jacob di 18 anni e Theo di 15. La donna cura una rubrica di posta del cuore La rubrica di zia Em presso il Burlington Free Press. L’ex marito Henry è andato via quindici anni prima, perché non riusciva a sostenere la difficile situazione di avere un figlio diverso. Ora Henry che lavora per la Apple vive con la sua nuova famiglia nella Silicon Valley e parla di rado con i ragazzi”. Jacob alto 1,80 dai soffici capelli biondi è affetto dalla Sindrome di Asperger (1) disturbo pervasivo dello sviluppo, simile all’autismo. Jacob secondo i medici è “disabile nella comunicazione e nel comportamento sociale” ma “non soffre di quel deficit del linguaggio che è il contrassegno di altre forme di autismo”. Il ragazzo detesta il contatto fisico, prende tutto alla lettera, ama l’ordine e la routine, “ha dei problemi di ipersensibilità… non gli piace essere al centro dell’attenzione” e “quando non riesce a trovare le parole per esprimere quello che sente, prende quelle di qualcun altro” usando citazioni da film.

                                       

La passione di Jacob sono i casi giudiziari che vede negli episodi di Crime Busters “… è su USA Network ogni giorno alle 16,30… ”. Il ragazzo spesso si è presentato sul luogo di un omicidio e le sue intuizioni si sono rivelate veritiere per la soluzione del delitto. Emma si è dedicata totalmente a Jacob e chi ne ha risentito è Theo, “Io faccio da intermediario” tra Jacob e il mondo, perché costretto a comportarsi da fratello maggiore. “Se mi capita di pensare che non è giusto, mi eclisso” Theo allora prende lo skateboard e va da qualche parte, via dalla sua abitazione. L’adolescente spia la felicità domestica che si trova nelle case degli altri e quando non ci sono i proprietari s’introduce abusivamente, immaginando di essere un componente di quella famiglia. “È sbagliato, lo so. Ciò nonostante, entro”. Quando Jessica Ogilvy la giovane insegnante di abilità sociali di Jacob viene trovata uccisa, Jacob viene accusato del delitto. Chi ha ucciso Jessica? “Ci sono alcune cose che proprio non sopporto: I numeri pari, quando la gente mi chiama ritardato, perché non lo sono, perdere i capelli, l’arancione, significa pericolo, essere toccato da qualcuno che non conosco, i cibi su cui si forma una pellicola… ”.

House Rules è l’ultimo romanzo di Jodi Picoult incontrastata regina del legal thriller statunitense, la quale nei suoi tanti romanzi coniuga sensibilità e cura nel tratteggiare le singole personalità dei personaggi insieme a una precisa documentazione. L’autrice per la stesura di questo romanzo si è consultata con gli avvocati per ottenere informazioni legali, ha conosciuto i genitori di ragazzi afflitti dalla Sindrome di Asperger toccando con mano le loro speranze e le loro frustrazioni. Ha incontrato questi ragazzi, i quali vivono chiusi nel loro mondo ignari che ne esista un altro più vasto da esplorare, per conoscerli meglio e memore del ricordo di un cugino autistico si è domandata come possano reagire le persone cosiddette normali a contatto con loro. Il volume racconta il complesso mondo di Emma Hunt custode del proprio figlio e il difficile rapporto tra due fratelli. “Ma io non ho il permesso di dire che la mia vita sarebbe più facile senza Jacob”. Anche per questo Theo ruba dalle camere dei figli dei vicini di casa alcuni giochi per sentirsi amato e simile a questi ragazzini, che lui considera fortunati. Paradossalmente la Sindrome di Asperger ha reso diverso anche Theo.

Il libro è diviso in tanti capitoli nei quali ciascun componente della trama offre al lettore il proprio punto di vista, come il detective Rich Matson o l’avvocato di Jacob Oliver Bond. Una delle caratteristiche di Jodi Picoult i cui libri sono stati pubblicati in 35 Paesi vendendo 12 milioni di copie nel mondo è di occuparsi di argomenti etici, impegnativi, morali come è accaduto ne La custode di mia sorella bestseller che affronta il difficile tema della manipolazione genetica delle cellule prenatali e l’accanimento terapeutico nei confronti dei malati terminali. Un romanzo avvincente e commovente, carico di compassione e tenerezza dove non manca la suspense, dallo stile accattivante e sincero. Il romanzo più completo di Jodi Picoult da consigliare e da leggere tutto di un fiato non facendosi spaventare dalle 650 pagine che scorrono via senza un attimo di noia. “È duro spiegare perché trovo così difficile guardare qualcuno negli occhi”.

(1) “La sindrome fu scoperta dal dottor Hans Asperger nel 1944, ma nel mondo anglofono la si conosce solo alla fine degli anni Ottanta, e fu classificata come disturbo psichiatrico soltanto nel 1994. Tecnicamente, è un disturbo neurobiologico che colpisce diverse aree di sviluppo. A differenza di altri bambini con spettro autistico, i ragazzi con l’Asperger sono molto brillanti e verbosi, e desiderano essere accettati sul piano sociale… solo che non sanno come fare. Le loro conversazioni talvolta sono a senso unico; può darsi che si focalizzino su un ambito molto ristretto di interesse; a volte invece usano un linguaggio ripetitivo o si esprimono con voce monotona. Non sono in grado di decifrare i segnali sociali o il linguaggio del corpo, e di conseguenza non riconoscono i sentimenti della gente che li circonda. Per questi motivi, chi ha l’Asperger viene spesso considerato strano o eccentrico, il che conduce all’isolamento sociale”. Dott.ssa Moon Murano, psichiatra di Jacob Hunt.

                                                    

http://www.ilrecensore.com/wp2/2011/08/le-case-degli-altri-di-picoult-la-custode-di-jacob/

Una giornata cercando di accontentare Aspie

Cercare di accontentare un Aspie richiede innanzitutto molta pazienza e puo’ risultare  impegnativo e faticoso per via delle richieste a volte impossibili da realizzare e delle bizzarrie comportamentali imprevedibili che li travolgono.

E vogliamo parlare della notevole disponibilità di soldi che occorrerebbero (e che non ho) per soddisfare gli interessi di Aspie ? Nel caso di mio figlio ultimamente sono: collezioni di modellini delle forze dell’ordine, pompieri, protezione civile, veicoli militari, ambulanze etc,etc, kit di pronto soccorso da rifornire a spese di mamma dopo ogni medicazione gratuita  (per la professione di medico volontario della Croce Rossa/Verde), stradari e mappe dell’Italia.

La nostra giornata è cominciata presto.

Il programma era cosi’ suddiviso:

– Mattina: Assistere ad un programma di simulazione e addestramento sub e protezione civile

Simulazione intervento

– Pomeriggio: Visita ad un’esposizione di tartarughe e pesci d’acquario

– Sera: Ronda medica nel quartiere alla ricerca di persone ferite da curare

Tutto questo non trascurando: La tendenza ad annoiarsi spesso.

Nel caso di Aspie  se non ci sono situazioni entusiasmanti nell’immediato.

La fissazione ossessiva ad occuparsi esclusivamente di cio’ che riguarda i suoi interessi e le cose che piu’ gli piacciono.

 L’incredibile energia 24/24.

– La simulazione d’intervento (con ripescaggio cadavere)  non è piaciuta molto ad Aspie che  ha preferito invece conversare con un volontario della Croce Verde e osservare  una barella e i vari accessori di soccorso ( fasciatura ragno, collare, cuscini blocca testa,etc,et..,).

-Anche la mostra di tartarughe e pesci non ha interessato un granchè Aspie, la prima cosa che ha fatto appena arrivati è stato verificare dove erano stazionati i mezzi di soccorso obbligatori durante gli eventi (un’ambulanza e una macchina dei pompieri).

 Invece, la seconda cosa che ha fatto durante la visita all’esposizione è stato individuare dove si trovavano i volontari della Croce Verde, una volta che li ha intercettati non si è piu’ mosso da li’ ! Salvo, uno spostamento per  andare a curiosare nella loro ambulanza cercando di carpire  i segreti del perfetto intervento di soccorso grazie alle accurate spiegazioni dei volontari che sono stati molto gentili e pazientissimi con Aspie !

-Pensavo che Aspie dopo una giornata cosi’  intensa e calda/afosa fosse tanto stanco da rinunciare alla ronda medica serale e invece ligio al dovere, con l’inseparabile kit di pronto soccorso si è diretto al campo di calcio dove giocavano alcuni suoi amichetti. Non ama i giochi competitivi di squadra pero’ ogni tanto partecipa come portiere.

Da quando siamo rientrati in Italia è migliorato molto nei rapporti con gli altri.

Un ragazzino si fa male (sbucciatura al ginocchio), Aspie tira fuori il kit di pronto soccorso, verifica le condizioni fisiche del paziente, disinfetta la ferita e gli applica un cerotto.

Finalmente stanco e soddisfatto, mi chiede di andare a casa!

Salutiamo tutti, buona notte.

Mondo Aspie

La Sindrome di Asperger non è una malattia ma un modo di essere !

Penso “diverso” dunque sono !

Incontri ravvicinati tra il mondo Aspie e il pianeta dei neurotipici.
Le avventure di un ragazzino con la Sindrome di Asperger raccontate da mamma Aspie e tanto altro ancora.