Autismo e psicanalisi: una retorica truccata e di contraddizione

Autismo e psicanalisi: una retorica truccata  e di contraddizione

L’autore,  Nicolas Gauvrit  è docente di matematica all’Università d’Artois, dottore in scienze cognitive  e membro del comitato della redazione di Science e Pseudo-sciences, svolge attività di ricerca nell’interfaccia tra matematica e psicologia. E’ autore di numerose opere universitarie e di divulgazione.

Di Nicolas Gauvrit

Da diversi mesi, l’autismo e il suo trattamento psicanalitico sono nel cuore di un’accesa polemica mediatica. Diversi sono gli avvenimenti, che coinvolgono il processo e poi la censura del film Il Muro di Sophie Robert, l’inaugurazione dell’anno 2012 come “l’anno dell’autismo”, la pubblicazione delle raccomandazioni della HAS (Alta Autorità della Salute) che appoggerebbero l’abbandono dell’approccio psicanalitico, e il coinvolgimento del deputato Daniel Fasquelle, che adotta una posizione simile, hanno contribuito alla nascita di questa controversia.

Il filosofo Jean-François Rey ha pubblicato il 22 febbraio 2012 nelle colonne del giornale Le Monde un’ arringa toccante (” Autismo: è la psichiatria che attaccano”) per il mantenimento nella psichiatria di un approccio psicanalitico. Questo articolo è molto rappresentativo di quelli che circolano in questo momento, e illustra le linee di difesa prese dagli psicanalisti e gli artefici retorici utilizzati nei dibattiti in corso, alcuni di questi sono ricorrenti e contro i quali bisogna mettere in guardia il lettore. Se i sostenitori della psicanalisi hanno ovviamente il diritto di esprimere e difendere il loro punto di vista, questo deve essere fatto nel rispetto del rigore e della logica.

La vittimizzazione appare in tutte le salse a volte con accenti infantili che provocano la pietà del lettore. Cosi’, J-F. Rey scrive per esempio di Pierre Delion  (che pratica il packing, nota di Mondo Aspie)  “che non si puo’ non ricordare mai abbastanza per la sua gentilezza e apertura, ed è la vittima di una vera persercuzione”. Ci ricordiamo anche degli articoli di  Élisabeth Roudinesco che denunciano “l’odio” verso la psicanalisi.

Non siamo qui a pretendere che la psicanalisi non sia vittima di attacchi, ma siamo qui per ricordare che la rimessa in questione accademica è normale e fa parte di un processo scientifico. Non c’e’ alcuna ragione di offendersi: noi dobbiamo per il bene dei bambini con autismo e dei loro genitori , determinare quale metodo sia migliore per ciascuno. Il fatto che i portatori di un metodo siano criticati non valida in nulla le loro teorie.

La psicanalisi , è di fatto, retrocessa nelle università francesi – ma molto meno presso gli operatori. E’ stata presa di mira da critiche scientifiche importanti. La debolezza delle basi teoriche, l’assenza di prove d’efficacità, e oramai l’incapacità a rispondere alle critiche, hanno reso insostenibile – specialmente nell’ ambito dell’autismo – la posizione puramente psicoanalitica. Inoltre, i sostenitori di questa “cura” hanno adottato una posizione intermediaria, promuovendo un approccio integrativo, una macedonia di terapie immerse nella salsa psicanalitica. Ora, non piu’ che la psicanalisi sola, questa integrazione non ha dimostrato un’efficacità superiore agli altri metodi attualmente disponibili. Se questa posizione convince, è unicamente perchè noi tutti siamo sensibili a quello che potremmo chiamare il “sofisma del giusto centro”, secondo il quale la verità è da cercare a metà cammino tra le opinioni contraddittorie, ed è spesso falso.

I promotori di un approccio psicoanalitico hanno fatto ricorso, in questi ultimi tempi, all’imbroglio. Questo inganno consiste nel distrarre l’interlocutore dalla domanda primordiale – quella sull’efficacità dei metodi e del bene del bambino- spostando il discorso nel campo affettivo, quello del senso di colpevolezza o dell’ “etica”.

Per questo, si appoggiano su una rappresentazione sociale caricaturale della psicologia, che oppone degli psicanalisti profondamente umani, e dei cognitivisti che predicano un approccio chimico. La realtà è molto diversa, e numerosi “cognitivisti” vedono negli approcci terapeutici fondati sulla scienza un’alternativa non solo alla psicanalisi, ma soprattutto ai trattamenti con farmaci psicotropi. Eppure, J.- F.Rey ripete con insistenza nel suo articolo che l’abbandono della psicanalisi “prosciuga”, “disumanizza”, e distrugge l’etica della professione del psicoterapeuta, arrivando a sostenere che i metodi educativi, cognitivi e comportamentali dell’autismo consistono nel trattare tutti i bambini allo stesso modo, secondo un protocollo indipendente dalla singolarità della persona… dimenticando quello che il codice deontologico degli psicologi prevede ( si legge nel preambolo della versione di febbraio 2012: ” La complessità delle situazioni psicologiche si oppone all’applicazione di regole”).

Per fare buona figura, lamentando che il dibattito diventa una guerra di opinioni invece di una controversia piu’ razionale, i difensori della psicanalisi  chiedono spesso che venga orientato sugli aspetti scientifici.  Ma questi appelli al dibattito scientifico sono contraddetti dallo spostamento del discorso nel campo emozionale e l’attaccamento all’idea che la psicanalisi è per essenza non testabile. Cosi’, nel suo articolo J.-F. Rey chiede un ritorno allo schema scientifico, ma ricorda che la psicanalisi lacaniana si afferma di per sè (e quindi non dalla scienza). Maledicendo lo “scientismo” che non definisce, arriva  in effetti in un solo movimento a rivendicare cio’ che rifiuta.

Dopo un secolo di utilizzazione, aspettiamo ancora degli elementi tangibili, delle esperienze riproducibili in favore delle teorie e delle pratiche psicanalitiche. Invece di lavorare per produrre, i promotori di questo approccio dispensano molta energia per schivare una riflessione su questa assenza di validazione, postulando che la psicanalisi è inaccessibile all’investigazione scientifica (una pura professione di fede). Se fosse questo il caso , la psicanalisi  sarebbe una filosofia, una narrazione. Il codice deontologico degli psicologi, ricorda nell’articolo 14 che gli psicologi devono utilizzare dei metodi scientificamente provati, impone dunque l’abbandono della psicanalisi , almeno in tutti quei casi dove un’ alternativa efficace esista, e fino a che la psicanalisi abbia potuto fornire degli argomenti solidi in suo favore.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale pseudo-sciences.org

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Francia: Autismo e psicanalisi, Sophie Robert ritorna sulla teoria della mamma drago

La realizzatrice del film “Il Muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo” condannata dal tribunale di Lille ” per attentato all’immagine e alla reputazione” di tre psicoanalisti intervistati nel suo documentario, ritorna per Rue89 sulle radici di questa teoria che giudica nociva per gli autistici.

Nel corso dei miei quattro anni d’inchiesta (45 interviste di cui 27 filmate), ho scoperto che la maggioranza degli psicanalisti francesi si riferiscono ancora oggi ad uno schema di propositi per la quale la tossicità materna resta la spiegazione-faro dell’autismo, come di tutte le patologie dello sviluppo.

Tra gli analisti, questa teoria fondamentale non è mai stata dibattuta. Il mio lavoro di realizzatrice ha lo scopo di permettere ad ognuno di decodificare la teoria analitica, per bocca degli psicanalisti stessi, invitati a spiegare le loro teorie, senza snaturarle, vale a dire assumendo davanti alla mia telecamera la dimensione politically incorrect dei loro discorsi.

Un dibattito di fondo sul contenuto delle teorie psicanalitiche è pertanto piu’ che mai necessario. Ora, di fronte ai rari bilingui psicanalisi-francesi che si sforzano di mettere in evidenza i loro pregiudizi ideologici, gli psicanalisti adottano una strategia vittimista, accusando i fomentatori di fascismo, antisemitismo, e anche scientology, per difendere delle virtu’ dell’umanesimo oltraggiate.

La “fusione incestuosa” con la madre

Malgrado quasi trent’anni di ricerca genetica e neurobiologica, gli psicanalisti insistono a considerare l’autismo come una psicosi.

La sollecitudine di una madre verso il figlio che non si sta sviluppando normalmente  è interpretata come falsa ( un desiderio di morte mascherato), o come la causa diretta del ritardo del figlio. La terapia consiste nel separare il bambino dalla madre piazzandono in un istituto incaricato di spezzare i legami.

L’autismo è interpretato come una dipendenza eccessiva del bambino verso la madre. Gli psicanalisti parlano di gravidanza esterna, madre fusionale, soffocamento materno. Durante la maternità, le donne attraverserebbero uno stato di follia transitoria che immergerebbe il bebè in uno stato di psicosi generalizzata, prototipo di tutti i disturbi psichici che si manifesteranno.

Finchè il neonato non parla si suppone che sia incapace di differenziarsi da sua madre, e dunque psicotico (matto). Con il pretesto che la madre instaura con lui una relazione organica e non verbale, viene considerata matta.

Gli psicanalisti parlano di “follia a due”. Questa relazione primordiale, alle volte chiamata fusione incestuosa, sottintende l’idea dell’animalità in opposizione all’umano, una relazione fuori norma, dove il padre deve intervenire per rimettere l’ordine, in modo che la coscienza e il linguaggio possano avvenire.

Lacan e l’alienazione materna

La maternità non avrebbe interesse per una donna  che nella misura dove il bambino rappresenta il sostituto del pene. Il bebè è in effetti un oggetto di valore, valorizzatore della madre, è dunque un sostituto del pene (anche se è una bambina)  perchè analiticamente parlando tutto quello che è valevole è per forza fallico.

Jacques Lacan, il piu’ celebre degli psicanalisti francesi, è stato il promotore dell’ idea della madre psicogena con il concetto di alienazione materna: una persona psicotica – un’alienato – si suppone sia in alienazione a una madre fusionale, incapace di lasciarlo autonomizzarsi pur di non separarsi dal suo fallo provvidenziale.

Il sesso femmile si suppone sia assente nell’inconscio dove regnerebbero solo dei falli. Ci sarebbe dunque una contraddizione insolubile tra il sesso anatomico della donna e il suo inconscio fallico, che spingerebbe la madre psicogena a legarsi al suo bambino sostituto del pene, fino ad impedirgli di differenziarsi da lei, al punto da renderlo folle.

Madre frigorifero o fusionale, stesso risultato

Questo meccanismo si chiama la forclusione del nome del padre. Una madre viene definita psicogena quando fa da barriera al lavoro di separazione-individuazione del padre nei riguardi del figlio. Questo concetto suppone che è il padre che permette al figlio di individualizzarsi e accedere al linguaggio, fenomen che risulterebbero semplicemente da un lavoro di separazione della madre dal bambino.

Ma il bambino che va male ugualmente, si presume che sia stato rovinato dal desiderio di morte materna, e vittima di un pensiero distruttivo, anche se inconsapevole e passeggero. 

Simultaneamente ai suoi desideri d’incesto, una gelosia piena d’odio spingerebbe la donna a distruggere i sostituti dei falli mancanti, vale a dire il bambino-fallo e il marito impotente. Perchè dice una cosa e il suo contrario, questa teoria è inoppugnabile: che la madre sia troppo fredda, “kapo’ frigorifero” secondo Bettelheim, o depressiva, o bene che sia troppo calda e fusionale, poco importa, il risultato è identico,  preclusione, eliminazione dell’influenza del padre e l’impedimento ad esercitare sul bambino la sua opera civilizzatrice.

La depressione materna è spesso invocata nell’autismo, e si suppone sia legata ai desideri di morte espressi dalla madre; oppure riflettono la paura di perdere il bambino-fallo. Il sottointeso è permanente: un bambino nelle mani della madre è la catastrofe. La madre sarebbe “drago” in sostanza , per il suo sesso mancato, assente, e un’inclinazione femminile naturale all’assenza di limiti, mentre ci sarebbe solo legge e ordine fallico.

L’incesto paterno non farebbe tanti danni, come l’incesto materno che sarebbe spaventosamente distruttivo anche se si tratta di un incesto inconsapevole, senza passaggio all’atto. Dal punto di vista psicoanalitico , anche la pazzia è sinonimo d’incesto materno.

Un dibattito affrontato in tutto il mondo, tranne in Francia

Se gli psicoanalisti si accontentassero di ricevere nei loro studi una clientela privata di nevrotici adulti, queste credenze cosi’ sessiste, non avrebbero delle conseguenze cosi’ gravi. Ma esercitano come psichiatri e psicologi negli istituzioni psichiatriche dove cio’ che conta e la cura apportata al paziente al meglio delle conoscenze scientifiche attuali.

La fede nella psicanalisi ostacola questa missione e anchel’esame obbiettivo del contenuto delle teorie che hanno delle conseguenze sanitarie e sociali enormi nella vita di centinaia di migliaia di famiglie. Questo dibattito ha luogo nel resto del mondo da piu’ di trent’anni.

Perchè, in Francia, è impossibile dibattere semplicemente e obbiettivamente sul contenuto delle tesi psicoanalitiche ?

Sophie Robert, scenografa, realizzatrice, produttrice. Realizzatrice del film Il Muro o la psicanalisi alla prova dell’autismo. Responsabile della società Océan Invisible Productions.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale di Sophie Robert qui su Rue89

Francia: Autismo e psicanalisi, comprendere la polemica nata intorno al documentario “Il Muro”

Riassunto: Il documentario “Il Muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo” è stato censurato dalla giustizia. Attentato alla libertà d’espressione ? Ritorniamo su quei 52 minuti che hanno messo il fuoco alle polveri.

A suo tempo, ci fu “The Wall”, versione Pink Floyd, ma, oggi, è un “Muro” alla francese che scatena le passioni. 4 anni di indagini, 40 psicanalisti francesi intervistati, 60 ore di riprese… Ma sono bastati 52 minuti per mettere le lobby psichiatriche in subbuglio. ” Il Muro, alla prova dell’autismo” è un film documentario realizzato da Sophie Robert che ha scatenato ben piu’ di una viva polemica poichè è intervenuta la giustizia. Al momento della sua uscita nel settembre 2011, ha scatenato un polverone. Diventato rapidamente tossico…

Per i genitori: un abuso concesso

La documentarista si è recata in centri ospedalieri per intervistare psichiatri e psicanalisti, la maggior parte vere “competenze” che impiegano la psicanalisi nella presa in carico dei bambini autistici. Con l’idea, e bisogna dirlo, chiaramente espressa, di denunciare l’arcaismo e le aberrazioni di questo tipo di sostegno. Questo ha causato un  eco attraverso numerosi scienziati nel mondo, e anche tramite la maggior parte delle associazioni di genitori di bambini autistici che deplorano un “reale maltrattamento”. Secondo Mireille Lemahieu, membro del collettivo “Ensemble pour l’autisme” che raggruppa la maggior parte delle associazioni di genitori, tra cui Autistes sans frontières che ha cofinanziato il film, gli psicanalisti hanno propositi totalmente fuori luogo e antiscientifici. ( Per capire meglio questo dibattito leggere l’articolo:  “Autismo, la guerra dichiarata” ). 

Gli psicanalisti gridano alla trappola

Dall’altra parte, alcuni intervistati gridano alla parte presa e insorgono contro una propaganda, senza rigore e disonesta. I medici intervistati dichiarano che le immagini sono state manipolate e portate fuori dal loro contesto. Nonostante numerosi genitori continuino ad ascoltare queste parole e accuse, principalmente durante gli incontri con le madri, negli ambulatori dove i loro figli sono seguiti… E, anche se alcune frasi pronunciate difficilmente possono creare confusione… Questo film sarebbe dunque un montaggio grossolano, un florilegio di trappole successive, un approccio parziale alle loro competenze e ai loro impegni ? “Come è possibile che Pierre Delion ( medico psichiatra e psicanalista francese) non sia stato interrogato su cio’ che predica, per avere una neuropsichiatria integrativa, che unisce le neuroscienze, il cognitivismo, la psicanalisi, il comportamentalismo ?”, si chiedono i “39 contre la nuit sécuritaire” , un collettivo di psichiatri. Criticano anche il “cast” e la mancanza di eclettismo perchè nessun membro dell’associazione del CIPPA (Coordinazione internazionale tra psicoterapeuti e psicanalisti che si occupa di persone con autismo) è stato sollecitato.

Sophie Robert condannata

Sophie Robert viene denunciata per diffamazione. Il film è uscito nel settembre 2011, il verdetto il 26 gennaio 2012 ! E’ quasi una comparizione immediata… Le lobby psichiatriche rivelano in questo l’enorme influenza. Sophie Robert è accusata di aver realizzato un montaggio che manipola i propositi degli intervistati facendoli uscire dal loro contesto. Il tribunale di Lille ha condannato la realizzatrice a cancellare le interviste incriminate, e a ritirare il film dal sito Autiste sans Frontières   (da parte loro, l’associazione  è rilassata) e a versare la somma di 12.000 euro a querelante, ossia 36.000 euro !

Questa decisione della giustizia non ha impressionato l’associazione internazionale dei giornalisti che in nome della libertà d’espressione, ha depositato un ricorso presso il tribunale di Lille. Numerosi media insorgono contro questa censura. ” Con una  tale giurisprudenza, spiega l’avvocato di Sophie Robert, il documetarista non ha piu’ il diritto di esporre il suo punto di vista nel montaggio. Michael Moore (realizzatore americano di documentari senza concessione, ndr ) sarebbe vietato in Francia ! “.

La mobilizzazione si organizza…

Negli Stati Uniti, una mobilizzazione “pro Muro” ironizza sugli arcaismi alla francese. Il New York Times s’interessa all’argomento, poi l’International Herald tribune (240.000 esemplari) che, il 20 gennaio 2012, intitola: “Furor over treating autism in France qui il pdf “  (Follia furiosa nel trattamento dell’autismo in Francia). Durante un festival a New-York, il film ha ricevuto un ovazione. In occasione di una conferenza stampa negli Stati Uniti, Sophie robert ha denunciato ” la deriva settaria del movimento psicoanalitico francese e la sua influenza sulla società francese “, precisando tuttavia che “non tutti gli psicanalisti sono coinvolti da questa deriva , e che al contrario, alcuni la denunciano”. Un’associazione e un sito sono stati creati ” Soutenons le mur” e anche una pagina su Facebook .

La diffusione del film è stata vietata, ma è disponibile sul sito. Ognuno si faccia la propria opinione… in seduta privata, sotto il mantello !

Pubblicato il : 24/02/2012

Autori : Handicap.fr – E.Dal’Secco http:www.handicap.fr

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui:

http://informations.handicap.fr/art-infos-handicap-2012-811-4635.php

Francia: Autismo e psicanalisi, il futuro dei bambini in gioco

Francia: Autismo e psicanalisi, il futuro dei bambini in gioco

Sisma sul pianeta psichiatria ! L’Alta Autorità della salute prevederebbe di classificare le pratiche psicoanalitiche al rango di “interventi globali non raccomandati o sconsigliati “, nella presa in carico dell’autismo, da come si poteva leggere la settimana scorsa sul quotidiano “Libération”  che si è procurato il progetto del rapporto della HAS. La psicanalisi, bocciata?

“E’ come se avessimo decretato la fine dell’incoscienza! “, dichiara il responsabile di un centro di risorse sull’autismo citato dal giornale. Una bomba sganciata su un terreno minato che vede schierate da una parte le associazioni di genitori e dall’altra la comunità di psichiatri, psicanalisti e pediatri, attaccati all’ approccio psichico della malattia a discapito del trattamento educativo e comportamentale.

La miccia era stata accesa, già il 20 gennaio, all’Assemblea nazionale, quando Daniel Fasquelle . deputato di Pas-de-Calais (UMP, Unione Movimento Popolare), denuncia la pratica del “packing” (procedura di impacchettamento di un bambino autistico tramite panni freddi e umidi di cui il riscaldamento progressivo permetterebbe di prendere coscienza del suo corpo).

Delle generazioni di genitori colpevolizzati

Un altro segno di ostilità alla psicanalisi, il documentario “Il Muro”, la cui realizzatrice Sophie  Robert è stata denunciata e poi condannata il 27 gennaio per aver filmato in maniera parziale degli psicanalisti, ” conosciuti per la loro adesione alla psicologia edipica di bazar”, reagisce Elisabeth Roudinesco, storica della psicanalisi, in “Libération”, per la quale “la sacrosanta legge del padre sarebbe una difesa contro la cosiddetta  follia universale delle madri”. Aggiunge che “questi professionisti rappresentano se stessi e non l’insieme dei clinici”.

Tuttavia molte generazioni di genitori si sono sentite accusate dalla teoria dello psicanalista Bruno Bettelheim, dove l’autismo  è una psicosi infantile dovuta alla cattiva relazione tra la madre e il suo bebé. Ipotesi largamente superata oggi dalla scienza, che mette in gioco nell’apparizione della malattia un cattivo funzionamento dei circuiti neuronali e fa dell’autismo “una malattia neurobiologica caratterizzata da disturbi del comportamente e non una malattia psichiatrica”, sottolinea Marie Bardot, presidente dell’associazione Diamant, che si occupa di sensibilizzazione in favore delle persone autistiche. Questa esclusività data all’approccio psicanalitico in Francia ha causato un netto ritardo nello sviluppo dei metodi educativi e comportamentali che sono utilizzati nel mondo intero (come ABA o Teacch), molto diffusi oltre atlantico e in Belgio. La dove alcuni psicanalisti vedono degli strumenti di ammaestramento, di soluzioni “ready-made”, numerosi genitori testimoniano al contrario dei metodi educativi che permettono ai loro figli d’integrarsi socialmente e migliorare la prognosi, soprattutto se ne beneficiano dalla tenera età.

Verso una presa in carico multidimensionale ?

Un ritardo che il governo francese sembra deciso a recuperare, cosciente “dell’urgenza di ristabilire gli equilibri,  e di privilegiare un approccio meno ospedalizzato è piu’ imperniato sulla vita e sulla cittadinanza”, spiega Marie-Anne Montchamp, segretario di stato presso il ministero della solidarietà e della coesione sociale, citata da “Le Monde”, che pondera l’oggetto della discordia spiegando che ” non si esclude l’interesse della psicanalisi quando un bambino proviene da una famiglia , “scoppiata” “. Al di là della lite, molti dei professionisti considerano l’importanza di realizzare una presa in carico multidimensionale ( un mix di metodi educativi, riabilitativi, e di psicanalisi) , per questa malattia dalle mille sfaccettature.

Molto attese, sono le raccomandazioni dell’Alta autorità della salute che saranno rese pubbliche l’otto marzo. La questione è delicata perchè una posizione radicale rischierebbe di montare gli psichiatri contro lo Stato e attizzerebbe l’odio dei genitori verso la psicanalisi , mentre la Federazione Francese dei dys (DSA, disturbi del linguaggio e dell’apprendimento), afferma che l’autismo Grande causa nazionale del 2012 meriti piu’ di un regolamento dei conti

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale ParisMatch qui

Autismo Francia: genitori di bambini con altre disabilità insorgono contro la psicanalisi

Psicanalisi: Genitori di bambini con altre disabilità insorgono

I genitori di bambini sofferenti di disturbi dell’apprendimento o del linguaggio affrontano le stesse difficoltà delle famiglie con soggetti autistici.

Vincent Lochmann, rappresentante della Federazione francese dei dys ( persone con  disturbi del linguaggio, della scrittura o della coordinazione dei gesti),in italiano (DSA, disturbi specifici apprendimento), reagisce al rapporto dell’Alta Autorità  della salute che sconsiglia la psicanalisi nella presa in carico dell’autismo.

A cosa vi riferite quando dite, in un comunicato, che “i bambini autistici non sono le sole vittime della psicanalisi”? 

Molti bambini che soffrono di disturbi del linguaggio orale (disfasia), scritto (dislessia) o della coordinazione dei gesti (disprassia), e le loro famiglie sono stati vittime vittime delle stesse teorie e delle stesse pratiche utilizzate sui bambini autistici: madri accusate di essere troppo distanti o troppo fusionali, padri poco presenti, complesso di Edipo mal risolto, “segreto famigliare”, assenza del “desiderio di parlare”. Degli psicanalisti o degli psichiatri continuano ad utilizzare un unica chiave di lettura freudiana per questi disturbi, in particolare nei CMPP (Centri medico-psicopedagogici), nonostante si siano accumulati dati a favore dell’ipotesi dell’origine in parte genetica dei disturbi del neurosviluppo, come dimostrato dall’Inserm  (Istituto Nazionale Sanità e Ricerca Medica ) e da Franck Ramus, direttore di ricerca al CNRS (Centro Nazionale Ricerca Scientifica)  e membro del comitato scientifico della nostra Federazione.

I bambini con DSA sono vittime come i bambini autistici, di un ritardo sulle diagnosi ?

In effetti molti bambini si trovano in erranza terapeutica, e quando  finalmente vengono diagnosticati è spesso troppo tardi, molti anni di scolarizzazione sono andati persi, e nel corso degli anni le difficoltà si sono sovrapposte al disturbo iniziale: fallimento scolastico, perdita di stima in se stessi, disturbi psicologici e conflitti famigliari….

Che cosa raccomandate ?

I bambini con DSA hanno bisogno di una diagnosi multidisciplinare, che includa almeno una valutazione del linguaggio e un bilancio neuropsicologico. Questa è indispensabile per mettere in atto una presa incarico globale che includa una rieducazione adatta al profilo cognitivo specifico del bambino. Di qui l’importanza di una diagnosi precoce, senza aspettare alcun “desiderio” e sensa passare per una lunga fase di osservazione formale.

Questa presa in carico globale include un elemento psicologico o psichiatrico?

In caso di bisogno, certo. Una parte dei bambini con DSA hanno disturbi psicologici o psichiatrici, spesso conseguenti alla situazione di fallimento e indigenza nella quale sono immersi. Ma queste difficoltà non costituiscono la causa primaria dei loro disturbi. La presa in carico psicologica  non si deve applicare al posto di una rieducazione. In piu’,  i metodi di rieducazione come quelli della  psicoterapia devono essere valutati e dimostrare la loro efficacità, oggi dolorosamente carente.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

Francia, Comunicato della Federazione DYS: La psicanalisi, il DSA (Disturbo specifico apprendimento) e l’autismo

LA PSICANALISI, IL  DSA E L’AUTISMO

COMUNICATO

Anche i bambini con “DSA” sono delle vittime della psicanalisi

Il documentario “Il Muro o la psicoanalisi alla prova dell’autismo” mette crudelmente in luce la persistenza delle teorie e delle pratiche psicanalitiche totalmente sorpassate e smentite scientificamente, e inefficaci, nella presa in carico dei bambini con autismo in Francia. Grazie a questo documentario, e al tentativo di censura messo in atto, grazie all’esposizione mediatica e alla presa di coscienza politica che ne è seguita, la presa in carico dell’autismo in Francia è sul punto di progredire tanto nel 2012, quanto nel corso dei trent’anni che l’hanno preceduta.

Ci rallegriamo per i bambini autistici e le loro famiglie. E gli altri ? I bambini autistici non sono le sole vittime della psicanalisi. E non dovrebbero essere gli unici beneficiari della consapevolezza che si sta verificando.

I bambini con disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento e le loro famiglie sono stati vittime delle stesse teorie e delle stesse pratiche come i bambini autistici: madri troppo distanti o troppo fusionali, padri poco presenti, complesso di Edipo mal risolto, “segreto famigliare”, assenza del “desiderio di parlare”, manifestazioni di una sofferenza per il disturbo, disarmonia, psicosi… Queste ipotesi sono state le sole considerate da molti psicoanalisti che hanno preso in carico dei bambini con DSA, nonostante non siano mai state appoggiate da dati scientifici, e nonostante in parallelo si accumulassero dati a favore dell’ipotesi dell’origine in parte genetica (1) dei disturbi del neurosviluppo.

I disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento, di cui la prevalenza è 10 volte superiore a quella dell’autismo, hanno ampliamente beneficiato del rapporto Ringard sul bambino disfasico e dislessico (2000), pubblicato sulla circolare “Per la messa in opera del piano di azione per i bambini con disturbo specifico, del linguaggio orale e scritto (7 febbraio 2002).

Queste misure hanno permesso la creazione di centri referenti per i disturbi del linguaggio, ed hanno condotto ad aggiornare la formazione di numerosi specialisti, e incontestabilmente portato nel corso degli ultimi dieci anni un miglioramento significativo della diagnosi e della presa in carico dei bambini con disturbi del linguaggio e dell’apprendimento.

Eppure, ancora oggi, contiamo molti bambini con DSA in situazione di pellegrinaggio diagnostico e terapeutico, in particolare nei centri medici-psico-pedagogici (CMPP). Questi bambini vengono spesso presi in carico con una chiave di lettura esclusivamente psicoanalitica, senza diagnosi pluridisciplinare, senza una rieducazione adatta, a dispetto di tutte le raccomandazioni scientifiche e mediche, francesi e internazionali. Quando  finalmente vengono diagnosticati e presi in carico in una maniera adeguata, è spesso troppo tardi, molti anni di scolarizzazione sono andati persi, e nel corso degli anni le difficoltà si sono sovrapposte al disturbo iniziale: fallimento scolastico, perdita di stima in se stessi, disturbi psicologici e conflitti famigliari….E’ arrivato il tempo di porre fine a questo enorme ciarpame.

Questo non significa rifiutare del tutto l’apporto della psicologia e della psichiatria nei disturbi DSA. Una parte dei bambini con DSA hanno disturbi psicologici o psichiatrici, spesso conseguenti alla situazione di fallimento e indigenza nella quale sono immersi.

Questi incomodi , anche se non costituiscono la causa primaria dei disturbi del linguaggio o dell’apprendimento, necessitano inoltre di una presa in carico, che deve essere efficace, e dunque valutata.

Riassumendo, i bambini con DSA hanno  bisogno in parte, di una diagnosi multidisciplinare, basata sulle classificazioni mediche internazionali,  che includono di solito una valutazione del linguaggio e un bilancio neuropsicologico. Una chiave di lettura esclusivamente psicanalitica è inadeguata per una diagnosi corretta. E in secondo luogo, hanno bisogno di una presa in carico globale, che includa una riabilitazione  adatta al profilo cognitivo specifico del bambino, e se sintomi la giustificano, una presa in carico psicologica. Ma quest’ultima non si deve applicare al posto di una rieducazione. In piu’,  i metodi di rieducazione e della psicoterapia devono essere valutati e dimostrare la loro efficacità, oggi dolorosamente carente. Infine, i ritardi dell’apprendimento si accumulano velocemente e si recuperano difficilmente, e la presa in carico offre un pronostico migliore se si interviene presto, di qui l’importanza di una diagnosi precoce, senza aspettare alcun “desiderio” e sensa passare per una lunga fase di osservazione formale. Per mettere in atto concretamente queste misure, un aggiornamento della formazione dei professionisti coinvolti è imperativo.

Vincent Lochmann, Presidente della Federazione Francese DYS,

Membro del Consiglio Nazionale consultativo delle persone con handicap

Franck Ramus, Direttore di Ricerche al CNRS

Membro del Comitato Scientifico della Federazione Francese dei DYS

www.ffdys.fr

[1]  Perizia collettiva dell’Inserm. (2007). Dislessia, disortografia, discalculia: Bilancio dei dati scientifici. Parigi: Edizioni INSERM, scaricabile su http://www.ladocumentationfrancaise.fr/rapports-publics/074000190/index.shtml.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

Autismo: La neurobiologia scredita la psicanalisi

Grazie alle neuroscienze, stanno emergendo delle cure lontane dai concetti freudiani totalmente sorpassati.

Le prime ricerche sull’ereditarietà dell’autismo condotte negli anni 70 hanno dimostrato che quando un gemello  monozigote è interessato dall’autismo, anche l’altro dal 70 al 90% rischia di esserlo, questi tassi sono compresi tra il 5 e 20% per i gemelli dizigoti. Le basi delle origini genetiche erano state gettate, annientando le teorie psicanalitiche che facevano del bambino autistico una vittima di un disturbo della comunicazione materna. Da allora, diversi gruppi di ricercatori nel mondo, e in particolare l’equipe di Thomas Bourgeron in Francia, hanno scoperto un centinaio di geni che causano questa malattia dai molteplici aspetti e osservato che un certo numero di questi geni implica delle alterazioni della trasmissione neuronale a livello del sistema nervoso centrale.

Malgrado questo importante cambiamento contettuale in corso negli ultimi anni, grazie al dinamismo di giovani ricercatori negli ambiti della genetica e delle neuroscienze, la Francia resta l’ultimo bastione della psicanalisi nel campo dell’autismo. Dei medici continuano a prendere in carico i bambini malati sulla base di concetti freudiani o lacaniani. Per denunciare questa situazione, il deputato UMP (Unione Movimento Popolare) di Pas-de-Calais, Daniel Fasquelle, ha depositato a fine gennaio una proposta di legge che mira all’ “arresto delle pratiche psicanalitiche nella presa in carico di persone autistiche, all’arresto della generalizzazione dei metodi educativi e comportamentali e al riassegnamento di tutti i finanziamenti esistenti per questi metodi”.

“Basta colpevolizzare le madri”

Le terapie comportamentali, le strategie educative, il sostegno psicologico devono essere parte integrante delle cure, e si devono adattare ad ogni bambino con autismo. ” Ma, in assenza di dati statistici, se crediamo alle famiglie interessate, in tutti gli sportelli dove si presentano, è la psicanalisi ad essere messa in primo piano. E cio’, perchè questa formazione è predominante nei curriculum degli psicologi che governano la gestione dei bambini con autismo, lamenta Franck Ramus direttore di ricerca al CNRS (Centro Nazionale Ricerca Scientifica).

Per il Dr Julie Grèzes, del laboratorio di neuroscienze cognitive (Inserm) della scuola normale superiore, è arrivato il tempo di voltare pagina: ” Sono vent’anni che sappiamo che nell’autismo c’e’ una radice biologica. Ci sono abbastanza elementi neuroscientifici per smettere di colpevolizzare le madri! “. All’ospedale  Robert-Debré (APHP, Parigi), la Dott.ssa nadia Chabane, neuropsichiatra specializzata in autismo, è molto categorica: “L’insieme dei dati della letteratura internazionale è concorde sul fatto che i disturbi dello spettro autistico sono causati da un’ alterazione dello sviluppo di origine neurologica. Grazie alla IRM ( risonanza magnetica per immagini), l’equipe della Dott.ssa Monica Zilbovicius (psichiatra, Inserm, CEA Orsay) ha messo in evidenza delle anomalie precoci del funzionamento di una parte del cervello del bambino autistico: il solco temporale superiore.

Un’eccezione francese

Questa regione gioca un ruolo importante nella percezione dei movimenti, dello sguardo e del viso. Cosi’, il Dr Ouriel Grynszpan ( La Pitié-Salpetrière, Parigi) lavora con nuove tecnologie della stimolazione cognitiva destinate ad aiutare i bambini autistici a decifrare i giochi sottili delle espressioni facciali, ricche di informazioni, che passano nella regione degli occhi. ” Vogliamo mettere  in pratica uno studio basato su questo allenamento sociocognitivo”, ha spiegato qualche settimana fa durante il dibattito annuale del Centro perizia nationale  in stimolazione cognitiva.

Questa è senza dubbio la differenza con la psicoanalisi : nelle neuroscienze, le ipotesi sono valutate, corrette o abbandonate.

Perchè la teoria del bambino autistico prigioniero di se stesso a causa della madre, resa popolare dallo psicanalista Bruno Bettelheim nella “Fortezza vuota” pubblicata nel 1967, perdura ancora in Francia ? La risposta è da cercare presso gli psicanalisti, restii a tutte le valutazioni sulla loro pratica. Molti sono rimasti sordi, davanti alla dimostrazione di una forte componente genetica della malattia  che, senza risolvere il mistero delle cause, discredita i modelli psicoanalitici.

Un ambiente psicoanalitico ostile

Qualcuno è aperto a questo cambiamento. per la psicanalista Marie-Christine Laznik favorevole all’intervento precoce e dunque al depistaggio dei disturbi della comunicazione nei neonati, la causa è sottintesa: “Bettelheilm era completamente fuori strada. Le madri non hanno niente a che vedere con l’origine dell’autismo”, afferma. Un ‘ipotesi che non riflette necessariamente le posizioni dell’ambiente psicoanalitico ancora spesso ostile alle tecniche educative e comportamentali (Teacch, ABA,…), che vengono applicate con successo in numerosi paesi.

Nel 2007, la rivista medica internazionale “The Lancet” si meraviglio’ di quanto un metodo come il packing ( che consiste nell’avvolgere i bambini in panni umidi e freddi per fargli prendere coscienza dei limiti del proprio corpo) fosse utilizzato regolarmente in Francia senza mai essere stato testato. Solo in Francia e in nessun altro posto ! Altri psicanalisti proposero invece l’allontanamento dei genitori, sempre e solo in Francia.

La Fondazione FondaMental diretta dalla professoressa Marion Leboyer (Università di Créteil), ha istituito dei programmi di ricerca e presa in carico del bambino con autismo basati sulle strade aperte dalla neurobiologia.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale Le Figaro