Autismo talenti: Gina Marie Incandela, una storia di speranza

Gina Marie Incandela, diagnosticata autistica all’età di 2 anni e incapace di parlare fino ai 3 anni non solo rappresenta la speranza, ma è l’incarnazione della tenacia e della forza di volontà che aiuta a superare gli ostacoli. I suoi genitori la mandarono in una scuola per bambini con bisogni speciali per tentare di farla parlare, gli insegnanti utilizzarono la musica per sviluppare le sue abilità linguistiche e non avevano idea di che cosa Gina teneva in serbo per loro ! Si è esibita con diversi artisti ed è apparsa in diverse TV nazionali americane tra cui la CNN. Da quando ha cominciato ad esibirsi nel 2008 ha all’attivo piu’ di 100 spettacoli. Ha cantato l’inno nazionale nel 2008 e nel 2009 per US Open, Major League Baseball, NHL e NBA.

Gina ha un talento vocale straordinario ed immenso, canta con la potenza di un adulto, ma con la purezza di un cuore di bambina.

Qui il suo sito: http://www.ginamarieincandela.com/

 

 

I colori del buio, un libro sulla Sindrome di Asperger

Dimmi cosa c’è nel tuo bagaglio di doti.
So dire l’alfabeto ruttando.
Disegnare.
Memorizzare cose.
Ricordare cose che gli altri dimenticano.
Trovare cose nei libri e nei computer.
Rendermi utile.
Sentire cose che gli altri non sentono.
Essere gentile.
Essere onesta.
Leggere.
Preparare i cereali per la colazione nel modo giusto
Vedere cose che gli altri non notano.
Caricare la lavastoviglie.
Essere ostinata.

Cosa ci sia nel vostro bagaglio di doti non lo so, ma quello qui sopra è il bagaglio personale di Caitlin e ho voluto riportarvelo così, pescando tra le pagine 74 e 75 di questo libro, perché mi sembra che dica molto sul personaggio del mese: se lo leggete bene, scoprite che Caitlin  ha uno sguardo speciale che le fa trovare, notare, memorizzare cose che per gli altri forse passano in secondo piano. Caitlin guarda il mondo da un angolo del cortile della scuola (perché la ricreazione non le piace, è l’ora in cui va peggio, le mette ansia al punto che quando è preoccupata dice di “avere un senso di ricreazione allo stomaco”) oppure nascondendo il viso sotto il maglione del suo papà o ancora tirandosi sulla testa un plaid viola. A molti sembra bizzarra: per come parla, per come si comporta, perché fa fatica a capire un progetto di gruppo comprende altre persone oltre a lei, perché disegna benissimo ma solo in bianco e nero. Caitlin ha la Sindrome di Asperger: ha un quoziente di lettura altissimo, ad esempio, ma non ama che le persone la tocchino o invadano i suo spazio personale; ama giocare con le parole, ma ha delle reazioni particolari e urla volentieri; quando non è d’accordo si mette a pupazzare il mondo, che vuol dire sfocare le cose che hai intorno, quelle che non vuoi vedere far finta di essere altrove.

Ma Caitlin sa benissimo che non si possono pupazzare le cose con cui è necessario venire a capo, quelle da afferrare, quelle da prendere e risolvere per arrivare alla pacificazione. Da quando la sua famiglia è andata in pezzi e il suo adorato fratello maggiore è rimasto vittima di una sparatoria a scuola, Caitlin cerca di afferrare il dolore, la realtà, la vita che continua insieme al suo papà. Afferrare significa guardare i colori, trovare degli amici, avere delle delusioni, ridere, imparare a lavorare in gruppo, scoprire il mondo. E avere sempre la risposta pronta: perché a volte serve poter spiegare alla signora Brook a scuola che non rispetterà le consegne perché ho capito cosa vuole lei ma non è quello che voglio io.

Questo libro non è semplice: ci sono lettere maiuscole dove meno te l’aspetti, giochi di parole, significati particolari. La protagonista ha un modo tutto suo di esprimersi e la vicenda che sta sullo sfondo è ispirata a un fatto realmente accaduto: nell’aprile 2007 ci fu una sparatoria alla Virginia Tech University e morirono 33 persone. Quella scuola era proprio accanto alla casa dell’autrice, Kathryn Erskine, che da quell’episodio ha cominciato a pensare a come parlare della necessità che tutti si comprendano meglio. Comprendere significa anche non ignorare, non sottovalutare, non trascurare. E quindi anche capirere i comportamenti di una persona in difficoltà. Si può fare, ci dice il libro. In fondo, è tutta una questione di finesse, direbbe Caitlin.

Mi piace questa parola. Che vuol dire? Affrontare una faccenda complessa con tatto e oculatezza. Sono sorpresa di aver imparato solo adesso questa parola. È una definizione perfetta di quel che sono io! È quel che cerco di fare ogni giorno per Venire A Capo di questa faccenda complessa chiamata vita. (p. 79)

Nel libro ha una certa importanza un film che Caitlin e suo fratello Devon hanno visto in tv. Il buio oltre la siepe è un film tratto dal libro che Harper Lee ha scritto nel 1960 e che recentemente Feltrinelli ha ripubblicato. Devon è un po’ come Jem, Caitlin è un po’ come Scout, il “buio oltre la siepe” è quel che è sconosciuto pur essendo vicino e che spesso, rivestito di pregiudizi, ci fa paura senza motivo.

http://www.fuorilegge.org/fuorileggere/flibro-del-mese/1949-flibro-di-settembre

Francia: Il governo fa dell’autismo la Grande causa nazionale nel 2012

Le Figaro: 20/12/2011 

François Fillon ha attribuito oggi il marchio di Grande causa nazionale 2012 al collettivo d’associazioni ” Insieme per l’autismo” ha annunciato Matignon in un comunicato.” Facendo dell’autismo la Grande Causa nazionale del 2012, il primo ministro auspica di sensibilizzare i Francesi sulla necessità di lottare contro  i pregiudizi che troppo spesso circondano l’autismo”, sottolinea il comunicato.

Questa etichetta consente alle associazioni che vogliono organizzare delle “campagne facendo appello alla generosità pubblica, di ottenere diffusioni gratuite sulle radio e televisioni pubbliche” aggiunge il comunicato.

Secondo Matignon, “l’attribuzione del marchio si situa nella continuazione del piano autismo 2008-2010 che ha mobilitato 187 ME e  ha già permesso un rafforzamento delle conoscenze scientifiche (…) un miglioramento delle diagnosi”, e anche “una diversificazione delle offerte sanitarie e medico-sociali”. ” Esso segna l’impegno dello Stato a continuare gli sforzi per la presa in carico delle persone autistiche”, conclude il comunicato.

Nota di Mondo Aspie da e-santé.fr: 

 Il raggruppamento “Insieme per l’autismo”, raccoglie piu’ di 200 associazioni di genitori e 800 associazioni che gestiscono istituti è rappresentano 100.000 famiglie. Tutti  insieme militano per garantire che le 600.000 persone che soffrono di autismo in Francia vengano trattate con dignità. L’autismo in Francia colpisce 1 bambino su 100. La presa incarico è inadeguata a cominciare dalla diagnosi (verso i 6 anni invece che 2 anni). Le conseguenze sono gravi, trattamenti psicoanalitici inadatti, mancanza d’istruzione,  e istituti inadeguati aggravano il loro stato escludendoli dalla vita sociale.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

Inghilterra: Kaspar, il robot intelligente per i bambini autistici

Kaspar (acronimo di Kinesics and Synchronisation in Personal Assistant Robotics), segnala Wired, è un bambino robot sviluppato nell’ambito del progetto europeo Interactive Robotic Social Mediators as Companions (IROMEC), è un piccolo robot creato in Inghilterra, nell’università di Hertfordshire nel 2007.  Cappellino con visiera nero, camicia  e jeans , Kaspar è il compagno di gioco perfetto per un bambino autistico. Sorride a comando, si muove lentamente, non adotta comportamenti inprevedibili e seduto potrebbe essere scambiato per un bambino poco socievole. Ma Kaspar non è umano, è un robot  intelligente ed incomincia per lui un nuovo progetto di sperimentazione chiamato Aurora.
 

qui il sito dedicato a Kaspar : http://kaspar.feis.herts.ac.uk/

 

Adam: Un film sulla Sindrome di Asperger

Il film racconta di un giovane ingegnere, Adam, affetto dalla sindrome di Asperger, che inizia una storia d’amore con Beth.

Trama
Adam è un orfano quasi trentenne affetto dalla sindrome di Asperger.
Se non lo si conosce bene, sembra una persona senza alcun problema.
Ha un lavoro (per quanto minore alle sue possibilità), vive da solo in casa, non ha nessun limite di tipo fisico o dipendenza da medicinali. I disturbi di cui soffre sono simili all’autismo, seppure in una forma più lieve. Non riesce ad entrare in empatia con le persone, non riconosce i toni o metafore in un dialogo, tende ad isolarsi e vivere senza relazioni sociali che vadano al di là di un livello superficiale. La solitudine di Adam viene interrotta quando una nuova e carina vicina di casa cerca in lui un buon amico. Le cose a prima vista sembrano andare per il verso giusto, c’è persino dell’amore. E’ difficile però rimanere sullo stesso sentiero quando si viene da mondi così distanti e la rottura è, purtroppo, dietro l’angolo con tutte le conseguenze che, per una persona come Adam, ciò possono significare.
Il film scritto e diretto da Max Mayer segue i canoni classici dei film su persone con handicap (che siano fisici o mentali).


L’iniziale, triste, equilibrio viene rotto da un nuovo personaggio esterno che dà una scossa all’esistenza del protagonista, lo porta in vita, finché tutto crolla nuovamente prima di una leggera, finale, risalita. Insomma, si tratta di un lavoro piuttosto standardizzato nei suoi snodi narrativi che punta soprattutto sull’utilità divulgativa del problema di cui tratta (in quanti conoscono la sindrome di Asperger?) e sulla bravura degli interpreti. Bravo Hugh Dancy nel tratteggiare un personaggio dagli sviluppi emotivi sempre imprevedibili, altrettanto convincente l’australiana Rose Byrne vincitrice nel 2000 della Coppa Volpi a Venezia per “La dea del 067”.
Manca purtroppo un pizzico di ironia, tutto viene preso in maniera troppo seria per un film che, bene o male, un documentario non è, e può fare arrivare qualsiasi tipo di messaggio anche inserendo ogni tanto qualche battuta (persino quando Adam afferma di non essere Forrest Gump lo fa in maniera così decisa che è impossibile provare a sorridere). La regia di Mayer non regala particolari sussulti, formale e precisa sia nel taglio delle scene che nella direzione degli attori. “Adam” risulta così un film eccessivamente corretto e pulito, forse utile e interessante, ma nulla più. articolo qui

Lisbeth Salander e la Sindrome di Asperger

Lisbeth Salander è il personaggio della trilogia di romanzi polizieschi: “Millennium”, ideata dallo scrittore e giornalista Stieg Larsson.

Lisbeth è minuta, pesa quaranta chili circa ed è alta piu’ o meno centocinquanta centimetri, ha problemi di relazione, è antisociale, violenta, bisex con una morale tutta sua, va in giro con molti piercing fuori e tante ferite dentro. Ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire incontrare: Gli uomini che odiano le donne.
E’ una ribelle che gira alla larga da qualsiasi tipo di autorità è capace di vendette spietate ed è priva di scrupoli nel farsi giustizia da sola.È un hacker geniale, esperta di pirateria informatica, in grado di raccogliere informazioni da archivi pubblici, privati, bancari o giudiziari. Nell’ambiente e conosciuta col nickname Wasp. Possiede una spiccata memoria fotografica che le permette di memorizzare in poco tempo enormi quantità di dati e informazioni, si interessa di matematica, algebra pura, fisica e logica e qualcuno sospetta che abbia la sindrome di Asperger.
Una donna-bambina dall’intelligenza fuori dal normale, energica, arrabbiata e decisamente dark.
Nove tatuaggi. In lotta feroce con la violenza maschile, è forte, determinata e sicura di sè.
Felpa o jeans, cappuccio o trucco pesante, volto contratto in una smorfia di fastidio, sguardo duro ma reazioni lunatiche, pratica la boxe ed è veloce nel combattimento, Lisbeth è sola davanti alla solitudine di milioni di donne come lei in ogni parte del mondo. E’un personaggio attuale,unico e indimenticabile.

Francia: Sindrome di Asperger, lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte diventa uno spettacolo teatrale

Christopher è un giovane autistico di 15 anni, affetto dalla Sindrome di Asperger.  Vale a dire che è privo di soggettività addirittura l’affetto. La tavolozza dei suoi sentimenti è ridotta. Dotato di un senso della logica e del ragionamento estremamente sviluppato, è superdotato in matematica e fisica, adora i gialli polizieschi ed è un fan di Sherlock Holmes.

Cosi’ quando scopre il cane della sua vicina trafitto da un forcone, Christopher decide di trovare l’assassino. Questo spettacolo proposto dalla compagnia Théâtre de la bouche d’or è un adattamento del romanzo : Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon.

Tradotto da Mondo Aspie  Articolo originale qui

Il genio degli Asperger dietro i grandi progressi umani

«L’ uomo ragionevole si adatta al mondo. L’ uomo irragionevole cerca di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’ uomo irragionevole» George Bernard Shaw.

Caratteristiche: Coloro che soffrono di disturbi dello spettro  autistico hanno la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai loro compiti.

Creatività: Le persone che pensano in modo diverso producono salti concettuali decisivi. Per questo l’ evoluzione se le tiene strette.

 Una patologia che rende in genialità quanto toglie in socievolezza

Dopo che per centinaia di migliaia di anni i nostri antenati avevano continuato a costruire sempre gli stessi strumenti di pietra, rudimentali raschietti e punteruoli, a un certo punto, circa centomila anni fa, un’ improvvisa rivoluzione tecnologica. Gli strumenti diventano più precisi, sono costruiti con maggior cura, compaiono arpioni, archi e frecce, trappole e tagliole, che rendono possibile cacciare anche gli animali più pericolosi. Una svolta evolutiva che la professoressa inglese Penny Spikins del Department of Archaeology dell’ University of York, ritiene potrebbe almeno in parte essere dovuta al contributo innovativo dato da personalità affette da disturbi dello spettro autistico, come riportato recentemente dalla rivista New Scientist . Questi individui hanno infatti la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai loro compiti, e quindi potrebbero essere stati loro a migliorare l’ ideazione e la realizzazione degli utensili. Sorprendente anche il fatto che, proprio nello stesso periodo, si assista anche a un’ impennata della creatività artistica, testimoniata dal ritrovamento di collane e decorazioni in osso o di semplici strumenti musicali. Di lì a poco i nostri antenati avrebbero cominciato a dipingere figure realistiche ed espressive di uomini e animali sulle pareti delle caverne, disegni dei quali è stata rilevata l’ estrema somiglianza con quelli effettuati anche oggi da persone affette da autismo. Contemporaneamente, cominciavano a svilupparsi la spiritualità e la religione e a diffondersi gli sciamani, con i loro miti, i loro stati di trance e le loro allucinazioni uditive. Probabilmente persone che oggi sarebbero diagnosticate come schizofreniche, ma che a quel tempo giocarono forse un ruolo fondamentale nel creare le prime comunità e i primi aggregati della civiltà. Dunque è possibile che un impulso decisivo allo sviluppo sociale, creativo e tecnologico degli esseri umani sia stato dato proprio da persone portatrici di disturbi psichici appartenenti all’ area dell’ autismo, della schizofrenia e dei disturbi dell’ umore, che sono almeno in parte trasmessi geneticamente. Questo spiegherebbe anche come mai quelle che nella società contemporanea ci appaiono persone in difficoltà e soggette allo stigma sociale, non siano state spazzate via dalla selezione naturale che in teoria dovrebbe fare piazza pulita delle varianti genetiche meno vantaggiose. Ma se sono arrivate fino a noi, queste persone devono aver avuto un ruolo sociale positivo e propulsivo per molte migliaia di anni. «A un certo punto i nostri antenati iniziarono a sviluppare emozioni molto complesse, come la compassione, la gratitudine e l’ ammirazione» dice la professoressa Spikins. Questo arricchimento culturale divenne anche uno dei passaggi fondamentali che consentì agli esseri umani di sovrastare gli altri ominidi che ancora si aggiravano sul pianeta, come l’ Uomo di Neanderthal presente nell’ Eurasia dell’ Ovest, l’ Homo erectus presente in Indonesia, l’ Homo floresiensis (meglio noto come «Hobbit»). Paradossalmente, l’ elemento vincente fu forse proprio la presenza e la persistenza di geni correlati a quelli che oggi consideriamo disturbi psichici. Magari non proprio quelli più gravi, che possono essere troppo distruttivi per la socialità di un individuo; senza contare il fatto che nelle piccole popolazioni dell’ umanità dei primordi il numero di portatori di disturbi psichici doveva essere talmente limitato che è difficile credere che queste persone possano aver plasmato le società nelle quali vivevano. Forse, quindi, l’ elemento vincente furono i disturbi meno gravi, ma sempre appartenenti allo spettro dei disturbi autistici. «Negli anni più recenti c’ è stata una crescente attenzione verso altre condizioni autistiche, – precisa Spikins in un articolo pubblicato sul Cambridge Archaeological Journal – come la sindrome di Asperger che, da una parte crea una chiara differenza nella “mente”, ma dall’ altra non comporta per forza una significativa esclusione sociale». Le persone affette da questa sindrome condividono con l’ autismo vero e proprio la difficoltà a sviluppare relazioni empatiche con gli altri, tuttavia sono capaci di un normale utilizzo del linguaggio e di realizzare un’ interazione sociale funzionante. Però, “pensano differentemente” e così possono imporre svolte brillanti alle scienze e alle arti. Attraverso le epoche sono molte le persone di spicco riconosciute come portatrici di queste caratteristiche, ad esempio Charles Darwin, Isaac Newton, Lewis Carrol, Vincent van Gogh e soprattutto Albert Einstein. Quest’ ultimo fu spesso considerato una persona incapace di affetti profondi, ebbe relazioni familiari difficili, perse il contatto con alcuni dei suoi figli (uno dei quali, Eduard, trascorse molti anni in ospedale psichiatrico). Però riuscì a pensare l’ impensabile, a scardinare le basi della fisica del suo tempo, utilizzando come strumento di lavoro esclusivamente le sue capacità mentali e teorizzando che «l’ immaginazione è più importante della conoscenza». E con la sua immaginazione creativa, attraverso esperimenti condotti esclusivamente nella sua mente, nel 1905 arrivò a una serie di idee e modelli rivoluzionari, come il concetto di relatività del tempo e dello spazio, ognuno dei quali avrebbe da solo meritato un premio Nobel (che in effetti gli fu assegnato nel 1922 per l’ effetto fotoelettrico) e che per molti decenni rimasero incomprensibili alla stragrande maggioranza dei suoi contemporanei.

Articolo qui

Perchè i geni responsabili della Sindrome di Asperger hanno resistito per millenni ?

Se continuano ad attraversare secoli e millenni con la trasmissione genetica, vuol dire che alcuni disturbi psichici devono avere un beneficio dal punto di vista dell’ evoluzione umana e in qualche modo garantire a chi ne è portatore una buona probabilità di riproduzione. In altre parole, visto che hanno una base genetica, non devono essere un completo svantaggio, altrimenti si estinguerebbero. Nel caso dell’ autismo e della sindrome di Asperger, i meccanismi genetici sono in parte stati scoperti. In un articolo pubblicato sul Cambridge Archaeological Journal , Catriona Pickard della School of history, classics and archaeology dell’ University of Edinburgh, esperta di archeogenetica, sottolinea che quanto scoperto finora dimostra come «i disturbi dello spettro dell’ autismo sono condizioni genetiche risultanti dal gioco di molti geni e di molte differenti forme e forze delle mutazioni genetiche». È per questo che in alcuni casi tali disturbi si vedono passare di generazione in generazione, mentre in altri si manifestano in forme apparentemente isolate e sporadiche, che poi però possono passare ai discendenti. L’ esistenza di questo complesso sistema indicherebbe anche che probabilmente il numero di persone affette da tali disturbi potrebbe essere rimasto proporzionalmente più o meno uguale con il passare dei millenni. 18/12/2011 Articolo qui

 

Francia: Autismo, “Il Muro” il documentario che dà fastidio alla psicanalisi (Video)

Francia: Autismo, “Il Muro” il documentario che dà fastidio alla psicanalisi.

“Il Muro” mostra l’impadronimento della psicanalisi nel trattamento dell’autismo”.Tre psicanalisti cercano di bloccare la diffusione del film, che giudicano “partigiano”.

Il film “Il Muro o la psicanalisi alla prova dell’autismo” mostra come il trattamento dell’autismo, è in Francia, bloccato dalla psicanalisi e dagli psichiatri , a discapito di altri tipi di approccio.

Sophie Robert è produttrice e realizzatrice, appassionata di psicoanalisi, e critica verso la visione freudiana della donna  come “sessualmente psicogena”. Da quattro anni, indaga antropologicamente sulle pratiche degli psicoanalisti “ortodossi”, poco conosciute al grande pubblico e che giudica “dogmatiche”:

“Pensavo di fare un lavoro piu’ sfumato all’inizio. Il mio obbiettivo  era quello di redigere un inventario sulla psicanalisi, di chiedere loro : che cosa prendete e che cosa lasciate di Freud e Lancan ?

Ho scoperto l’esistenza di dogmi senza un dibattito, come l’idea che tutte le donne sono  psicotiche alla nascita del loro figlio,  considerato un sostituto del fallo…”

Evidenziare i loro propositi “politicamente scorretti”

Ha girato 27 interviste, passa dai canali televisi per vendergli una serie di 52 minuti  piu’ volte e, finalmente ottiene un aiuto dall’associazione  Autistes sans frontières per mostrare una prima parte, diffusa dal mese di settembre sul sito dell’associazione . Il seguito è in preparazione.

Davanti alla telecamera, gli psicanalisti assumono la loro facciata ” politicamente scorretta” nei loro discorsi. Ma una volta visionato il film, tre di loro soffocano. Scelgono il tribunale di Lille, che nomina un ufficiale giudiziario per sequestrare le riprese.

Il loro scopo non è chiaro, l’avvocato Christian Charrière-Bournazel, non ha risposto alle nostre sollecitazioni. Ma, secondo l’ingiunzione  che Rue89 ha potuto consultare, sembra che stiano preparando una richiesta di divieto:

  • ” le prove di ripresa confermano che i loro propositi sono stati distorti”, è scritto. Sequestrarle impedirà alla realizzatrice di ” distruggerle col fine di evitare tutti i divieti giudiziari che potrebbero colpire il film e piu’ generalmente tutte le azioni di responsabilità”;
  • accusano Sophie Robert di essersi “presentata come giornalista mentre è direttrice di una società di produzione”: dimenticano che non avevo bisogno della tessera stampa per presentare un documentario in qualità d’autore;
  • hanno “scoperto con stupore che le loro interviste erano state tagliate e distorte ai fini di un film partigiano” : i tagli fanno parte del normale lavoro di un documentarista, e una loro scelta rivela libertà d’espressione; non è raro che un film d’autore assuma una parte presa;
  • credono “che i pensieri e i propositi delle parti interessate siano ridotti e deformati dai  commenti”: niente impedisce di commentare le interviste e tantomeno controbatterle;
  • si sentono presi in “trappola” da un film che non sarebbe ai loro occhi, un documentario ma “un business polemico destinato a ridicolizzare la psicoanalisi a beneficio  dei trattamenti cognitivo-comportamentali (TCC)”.

“Un attacco al segreto delle fonti giornalistiche “

La realizzatrice,  non vuole che i querelanti credano che “abbia qualche cosa da nascondere” ha trascritto le tre ore d’interviste con i tre psicanalisti che la perseguono (Esthela Solano Suarez, Eric Laurent e Alexandre Stevens, membri della scuola della causa freudiana.

Ha trasmesso all’ufficiale giudiziario un DVD con le immagini originali, grezze, delle interviste con i timecodes (marcatori temporali) col fine di dimostrare che tecnicamente non ci sono tagli inopinati nelle seguenze”.

Secondo il suo avvocato Benoìt Tritan, chiedere il sequestro è un “attacco al segreto delle fonti giornalistiche ” protetto dalla legge del 4 gennaio 2010″ (loi du 4 janvier 2010).

L’avvocato ha chiesto al giudice in camera di consiglio di annullare l’ordinanza originale: un’udienza è prevista il 15 novembre presso il Tribunale di Lille.

Per l’avvocato Tritan:

“Il lavoro è stato realizzato in  modo leale, come attestano i permessi per le riprese, le loro parole sono state rispettate e non vi è alcuna violazione d’integrità, altrimenti ci sarebbe stata una denuncia per diffamazione.”

I genitori di soggetti autistici: ” Se denunciamo, ci mettono al rogo”

Il documentario  aveva suscitato molto clamore negli ambienti dei genitori di soggetti autistici e nelle associazioni. Questa persecuzione gli sta dando un eco ancora piu’ altisonante.

Delphine Piloquet, delegata generale dell’associazione Autistes sans frontières, giura che ” non si fermeranno qui”

“Abbiamo l’impressioni che si attacchi una religione di Stato, è una fatwa che si abbatte sul film, la cui forza sono le fesserie dette dagli psicanalisti intervistati.”

E ricorda che è per “pragmatismo e non per “ideologia” che ha fatto dimettere suo figlio dall’ospedale psichiatrico dove stagnava, per reintegrarlo nel “nostro mondo” grazie alle tecniche comportamentali.

Il punto di vista dell’autore del documentario si unisce a quello dei genitori di cui ascolta le grida di aiuto:

“E’ delirante. Tutti i giorni delle mamme ci chiamano per dirci quanto sono sconcertate dalle patologie rilevate dagli psichiatri, che fanno indottrinamento con le sofferenze degli altri senza mettersi in causa…e se denunciamo ci mettono al rogo.

La verità, è che abbiamo fatto fuoriuscire quello che pensavano ma non dicevano ai genitori, il documentario ha avuto il merito di svelarlo”.

Tradotto da Mondo Aspie

Su richiesta di Sophie Robert ho tolto il video del documentario Il Muro , aspettiamo la fine del processo con la speranza che vinca la libertà di espressione.

Aggiornamento 2014:  Sophie Robert ha vinto il processo e con lei ha vinto la libertà di espressione e  il documentario ” Il Muro ” la psicoanalisi alla prova dell’autismo.
Qui l’anteprima del documentario in italiano:

LE MUR ou la psychanalyse a l'épreuve de l'autisme di dragonbleutv

Articolo originale qui:

http://www.rue89.com/2011/11/04/autisme-le-mur-docu-qui-derange-des-psys-francais-226195

Cameron Thompson e la Sindrome di Asperger: piccoli geni crescono

Ora ha 14 anni Cameron Thompson, il ragazzino che frequenta i corsi di matematica alla Open University in Inghilterra. Incredibile ma vero. I genitori di Cameron hanno infatti deciso di iscrivere Cameron all’università all’età di 12 anni perché molto probabilmente dietro alla sua grande passione per i numeri, si nasconde un genio.

Un altro Einstein? Non è del tutto escluso visti gli incredibili risultati che Cameron ha ottenuto in poco tempo. Dopo che i genitori lo hanno iscritto alla Open University nello scorso maggio, Cameron è ora già al secondo anno e alla fine dello scorso modulo di studi ha raggiunto l’89%, un punteggio altissimo. Per il piccolo ottenere la laurea, che se continua così arriverà a 16 anni, sarà una passeggiata.

Il sogno di Cameron è diventare, quando sarà adulto, un astronauta e come tutti pensano, per lui non sarà difficile diventarlo. Già alla scuola media infatti il bambino brillava sui test di matematica quantistica ottenendo punteggi sopra la media.

Cameron fa fatica a giocare e a comunicare con i suoi compagni della Maelor School di Penley, un villaggio del Galles settentrionale, ma sin dall’infanzia ha stupito i suoi familiari con le evoluzioni aritmetiche più impressionanti. I suoi genitori Roderick, 35 anni, e Alison, 32 – racconta il Daily Mail – notarono per la prima volta la sua bravura con i numeri quando aveva solo 4 anni e si mise a discettare lungamente con la sua maestra d’asilo di numeri negativi. Alle scuole medie il suo genio brillava sui test di matematica quantistica. Laddove il punteggio più alto era 140, lui prendeva 141.

Cameron, soffre di una forma di autismo chiamata Sindrome di Asperger, non a caso la stessa malattia di cui soffrivano Newton, Einstein e Darwin, e che porta a concentrarsi su una singola materia .

 Articolo: http://www.bbc.co.uk/news/magazine-15482101  07/11/2011

Francia: Autismo, fuoco sulla psicanalisi

Gli adepti della teoria freudiana sono coinvolti in un documentario promosso da genitori partigiani che sostengono un approccio molto piu’ pragmatico.

La sala è piena di genitori, giovedi’ 8 dicembre davanti al tribunale di Lille.  I genitori di soggetti autistici sventolano all’esterno le foto dei loro bambini, sono arrivati numerosi per sostenere la documentarista Sophie Robert, inseguita da tre psicanalisti intervistati nel suo documentario “Il muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo”.

Tre membri della Scuola della Causa Freudiana chiedono il ritiro della loro intervista o, in mancanza, il divieto alla proiezione del film, sostengono che i loro propositi sono stati “sfigurati” durante il montaggio. Che “ridicolizza” la psicanalisi.

Nel documentario,  montaggio grezzo delle risposte alle domande di Sophie Robert, si sentono dei pezzi di antologia come: ” Loro [ i bambini autistici] sono rimasti nell’utero, perchè volete che parlino? ” Oppure : “Con un bambino autistico, faccio molto poco. Appoggio il mio culo, mi metto accanto a lui e aspetto “. La corte si pronuncerà il 26 gennaio, deve decidere se la Signora Robert  non ha rispettato i permessi delle riprese firmati dai denuncianti. Ma in realtà, dietro questo processo, è tutta la questione dell’approccio verso l’autismo ad essere messa in gioco.

Quando degli psicanalisti pretendono di curare l’autismo come una malattia mentale, i genitori  invece richiedono per i loro figli il ricorso a metodi comportamentali basati sulla rieducazione e la ripetizione utilizzati all’estero. Da diversi anni, la guerra infuria in Francia tra psicanalisti e comportamentisti. A Lille, la sala è stata scossa da un fremito quando il difensore degli psicanalisti, l’avvocato Christian Charrière-Bournazel ha dichiarato riferendosi ai metodi comportamentali utilizzati per i soggetti autistici : “Ripetere e imparare dai gesti come se addestrassero uno scimpanzè”.

“Ci hanno esclusi, criticati”, deplorano i genitori di soggetti autistici

I genitori di soggetti autistici sono molto in collera contro la psicanalisi. Accusano gli psicanalisti ispirati dalle teorie freudiane di continuare a metterle in pratica. “Avete concepito questo bambino per amore ?”, si sono sentiti dire alcuni genitori, dalla psicologa del CHU parigino (Centro Ospedaliero Universitario), che impavida insisteva. ” Nostro figlio sbatteva la testa contro il muro e in piu’ ci accusano della sua malattia”, ricorda Florent Chapel, delegata generale del Collettivo Autismo che raggruppa quasi tutte le associazioni di genitori.

Sybille, racconta la sua convocazione all’ospedale psichiatrico per la presa in carico di suo figlio autistico. Un orrore. Il bebè era desiderato ? La mamma era felice durante la gravidanza ? Ha amato la sua mamma ? Insinuando, lo psichiatra parlava di lei, ma non del suo bambino. Sybille se ne è andata sbattendo le porte dell’ospedale. Su Internet, le testimonianze affluiscono: ” Anche a noi,  ci hanno escluso, criticato! Non dobbiamo lasciarli fare !”

Nessuno piu’ sostiene, come lo psicanalista americano Bruno Bettelheim, che gli autistici sono vittime di madri castratrici e depresse. In pratica, pertanto i genitori accusano i seguaci di Freud di trattare l’autismo come una malattia mentale e non come un handicap, ” come non hanno integrato da piu’ di vent’anni le nuove conoscenze sul ruolo della genetica in questa malattia “, spiega Marcel Hérault, presidente da quindici anni di  Sésame Autisme.  Accusano l’onnipotenza della psicoanalisi in Francia di impedire l’introduzione di metodi educativi comportamentali che farebbero progredire di piu’ i nostri figli.

“La presa in carico dei nostri figli, è la lotteria”

Numerosi psicanalisti sostengono di non esercitare pressioni sul bambino nel nome del rispetto per il “soggetto”. Oppure, vi è l’idea secondo la quale l’autismo è il risultato di un “rifiuto assoluto” del bambino di entrare in relazione con il resto del mondo. Un non-intervento che fa ribollire il sangue dei genitori.

I genitori di soggetti autistici non digeriscono piu’ il fatto di sentirsi spesso presi in causa nella malattia dei loro figli. Paranoie di genitori  scorticati ? Non proprio. ” Le riflessioni di psichiatri, di psicologi, di educatori, suggeriscono che spesso il comportamento dei genitori impedisce lo sviluppo del bambino”, scrive la ricercatrice Brigitte Chamak (1), dopo un’immersione dentro una decina di ospedali o strutture medico-sociali  che trattano l’autismo. Peggio ancora, ” nei servizi che adottano un approccio psicodinamico” [d’ispirazione psicoanalitica NDLR] , la maggior parte dei genitori ” non aveva ricevuto delle diagnosi”. Come se l’annuncio della malattia  ai genitori rischiasse di peggiorare o irrigidire la situazione.

Negazione della diagnosi, sospetto d’incompetenza, sfiducia… “Questo approccio fa ridere molto secondo i servizi , gli istituti, dice Marcel Hérault. In Francia, far prendere in carico il proprio figlio è una lotteria.”

Vincent Gerhards, presidente del collettivo Autismo, giornalista di France Télévisions, ha scoperto viaggiando che la Francia è uno degli ultimi  paesi dove la psicanalisi è cosi’ importante per trattare l’autismo.” Altrove, applicano i metodi di origine comportamentista”, spiega. Fondati sulla rieducazione, la ripetizione, l’allenamento, o le punizioni e le ricompense –  che deplorano i loro avversari -,  vengono chiamati Teacch ( Treatment and Education of Autistic and related Communication handicapped Children), ABA ( Applied Behavior Analysis), Pecs (sistema di comunicazione alternativo)… Questi sistemi rappresentano il diavolo per gli integralisti delle teorie freudiane, che gridano “all’ammaestramento” persuasi d’essere l’ultima difesa umanista contro queste forme di “condizionamento”. “Ma con questa formazione, i nostri figli hanno cominciato a parlare, a diventare puliti, a vestirsi da soli, ad allacciarsi le scarpe, a comunicare”, urlano i genitori del collettivo Autismo, citando dieci esempi di bambini che sono usciti dal silenzio e sono diventati piu’ autonomi.

“Un guazzabuglio di truffe di ogni genere”

Problema. In mancanza di trovare questi approcci nei circuiti psichiatrici dove li mandano, i genitori  piu’ ricchi sono disposti a ricorrere ad ogni tipo di pratica privata.

Con due rischi: ” Quello di credere all’esistenza di soluzioni magiche”, come dice Marcel Hérault: Dall’autismo ad alto funzionamento al bambino che non accederà mai al linguaggio con la stessa rieducazione comportamentale, ognuno evolverà in maniera differente.

Altro pericolo: che i ciarlatani occupino la nicchia che i genitori non vogliono lasciare alla psicanalisi. Mamma di un bambino che non parlava, prima di essere preso in carico in Israele, Olivia Cattan ha studiato i metodi all’estero. E’ ritornata con una petizione, che ha fatto firmare a Sandrine Bonnaire, sorella di un autistico, e Francis Perrin, papà di un bambino affetto da autismo. “L’autismo è diventato un vero “mercato” per certe persone, un guazzabuglio di truffe di ogni genere, dai bidoni ai rimedi miracolosi, cita nella petizione. La posta in gioco non è magra, da qui a qualche mese, l’autorità sanitaria dovrà pronunciarsi sull’accompagnamento dell’autismo.

(1) “L’autismo dentro un servizio di neuropsichiatria”  Ethnologie française 3″, 2009, pp. 425-433.

Tradotto da Mondo Aspie

09/12/2011  Jacqueline de Linares – Le Nouvel Observateur 

articolo originale qui:

http://tempsreel.nouvelobs.com/societe/20111209.OBS6415/autisme-feu-sur-la-psychanalyse.html