Autismo: Gli Asperger possono essere premi Nobel senza riuscire a dire buongiorno

Josef Schovanec
Josef Schovanec

Essere autistici è un altro modo di essere, non si tratta di una malattia che si puo’ guarire con psicofarmaci, ne di un handicap, perchè  l’autismo si accompagna a delle difficoltà ma anche a delle qualità e capacità. Per cui si tratta di una maniera diversa di essere nella società.  Alla scuola materna volevano farmi ripetere l’anno perchè non avevo acquisito le competenze richieste, probabilmente se avessero aspettato la mia acquisizione delle competenze sarei ancora alla scuola materna !

Yves Calvi intervista Josef Schovanec autistico Asperger :

Yves Calvi: ” Come è possibile che un bambino che non aveva le competenze necessarie per superare la scuola materna, oggi  invece è diplomato a Sciences-Po Paris, è un dottore in filosofia e parla almeno 7 lingue ?

Josef Schovanec: “Vuole sapere una cosa ? Si puo’ essere dei premi Nobel senza riuscire a dire buongiorno”

Josef Schovanec ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo detta: ” ad alto funzionamento” . A 31 anni è diventato l’ambasciatore dell’autismo in Francia. Muto fino all’età di 6 anni, oggi è diplomato presso Sciences-Po Paris, è un dottore in filosofia e parla almeno 7 lingue. Lavora presso il comune di Parigi Hamou Bouakkaz e tiene conferenze in Francia e all’estero.

Il suo successo è frutto di una lunga battaglia a partire dalla diagnosi della malattia. Per 5 anni è stato sottoposto a trattamento farmacologico perchè considerato schizofrenico, Incompreso, la scuola per lui è stato un luogo di sofferenza. Oggi, ha imparato quella che chiama ” la commedia sociale” e comunica senza problemi con i neurotipici ( i non autistici ).

Ha pubblicato un libro dove racconta la sua storia, ed è uno dei principali testimoni del film-documentario sull’autismo di tipo Asperger presentato in prima serata su France 2: “Il cervello di Hugo” ( qui il video in francese su YT ) realizzato da Sophie Rèvil.

Ti potrebbe interessare: Sindrome di Asperger, intervista a Josef Schovanec ” L’autismo non deve escludere”

Ascolta l’intervista in francese a Joseph Schovanec qui: Josef Schovanec, atteint du syndrome d’Asperger : “On peut être Prix Nobel et ne pas savoir dire bonjour”

Tradotto da Mondo Aspie, fonte RTL.FR

Temple Grandin: Una donna straordinaria (Il Film)

Temple Grandin e Claire Danes

Il film è un ritratto delicato e originale di una savant, una donna autistica dotata di straordinarie capacità e s’ispira alla storia vera di Temple Grandin, una sessantenne americana con due lauree in Psicologia e in Zoologia e un master in Scienze Animali e una tenace attivista del movimento in tutela dei diritti degli animali e delle persone autistiche. La donna ha superato un’infanzia turbolenta, durante la quale le era stata diagnosticata la schizofrenia infantile, e un’adolescenza dura, fatta di incomprensioni, pregiudizi e rifiuti. Grazie all’aiuto della famiglia, a una singolare immaginazione e a una ostinata determinazione la scienziata autistica, che ha ispirato anche uno dei racconti  “Un antropologo su Marte” del celebre e apprezzato Oliver Sacks, è riuscita a scardinare il concetto dell’autismo come malattia debilitante e limitante.
Per approfondire:

Temple Grandin “diversa ma non inferiore”

Autismo Francia: le reazioni di Donna Williams,Tony Attwood, Temple Grandin e Judy Barron sul documentario “Il Muro” e il packing

Parma incontra Temple Grandin

QUI IL FILM:

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Autismo: Laurent Mottron, i ricercatori devono smettere di concentrare il loro lavoro sui deficit degli autistici

Laurent Mottron

In un articolo provocatorio pubblicato sulla Rivista Nature, il professore Laurent Mottron, del Centro d’eccellenza dei disturbi pervasivi dello sviluppo dell’Università di Montreal, dice che noi dobbiamo cessare di assimilare la struttura cerebrale differente delle persone autistiche a un deficit.

Numerosi autistici – e non solo i “savant” possiedono in effetti delle qualità e delle abilità che possono superare  quelle delle persone non autistiche.

“Le recenti ricerche e la mia esperienza suggeriscono che sia arrivato il tempo di incominciare a considerare l’autismo come un  vantaggio in alcuni settori”, ha detto il professore Laurent Mottron.

Il team di ricerca del Dr Mottron, come altri ricercatori, ha fermamente stabilito e ribadito le competenze e, alle volte, la superiorità delle persone autistiche nelle molteplici attività cognitive, come la percezione e il ragionamento.

Il suo gruppo di lavoro comprende molte persone autistiche, e l’integrazione di una di loro, Michelle Dawson, rappresenta un particolare successo. La signora Dawson, apporta dei contributi importanti  alla nostra comprensione della sua condizione autistica, attraverso il suo lavoro e il suo giudizio. “Michelle ha messo in dubbio la mia comprensione scientifica dell’autismo”, spiega Laurent Mottron. Per esempio, Michelle interpreta i punti forza degli autistici come una manifestazione di un’autentica intelligenza piuttosto che una sorta di “inganno” cerebrale che gli permette di effettuare compiti intelligenti senza comprenderli veramente.

“Sono sorpreso che, per decenni, i ricercatori abbiano valutato l’entità del ritardo mentale basandosi su test inappropriati e sull’errata interpretazione dei punti forza delle persone con autismo”, aggiunge.

Michelle Dawson

” Noi abbiamo coniato una parola per questo: il normocentrismo, che significa l’idea preconcetta che quello che voi fate, è per principio, normale, e quello che fa, oppure quello che è una persona autistica, è per principio, anormale”, ha dichiarato il professore. “Bisogna ricordare che questa maniera di concepire l’autismo costituisce la retorica abituale delle collette per raccogliere fondi e per ottenere le sovvenzioni. Tuttavia si tratta di un prezzo da pagare nei confronti  della maniera in cui le persone autistiche vengono viste nei discorsi sociali”. ” Nonostante il finanziamento pubblico e filantropico sia importante per far progredire la nostra comprensione nei confronti dell’autismo,  è raro che venga utilizzato per lavorare verso degli obbiettivi individuati dalla stessa comunità autistica”, aggiunge il Dr Mottron, deplorando il fatto che molte persone autistiche finiscono per occupare impieghi ripetitivi esubalterni, malgrado la loro intelligenza e le loro attitudini portate a dare contributi molto piu’ significativi per la società. ” Michelle Dawson e altre persone autistiche, mi hanno convinto che, nella maggior parte dei casi, gli autistici hanno bisogno di opportunità e di sostegno, e raramente di trattamenti”, dichiara il ricercatore” . “Il mio laboratorio, come altri team di ricerca, credono che l’autismo debba essere descritto e studiato come una variante della specie umana e non come un difetto da cancellare”.

Nel suo articolo, Laurent Mottron si augura che la scienza faccia di tutto per restituire alle persone autistiche un posto in questa società umana. Approfondisce le abilità specifiche di alcune persone autistiche, fornendo una gamma di esempi reali e offre alcune  informazioni personali ottenute insieme ai suoi collaboratori e  a Michelle Dawson.

A proposito del professore Laurent Mottron
Laurent Mottron, M. D., Ph. D., è professore del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Montreal e direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal). E’ anche l’ideatore del centro d’eccellenza dei disturbi pervasivi dello sviluppo dell’Università di Montreal (CETEDUM), branca del CENUM affiliato al Centro di ricerca Fernand-Seguin. 

Tradotto da Mondo Aspie, fonte Nouvellesumontreal.ca

Autismo: Intervista a Laurent Mottron, l’autistico artista e disegnatore

Laurent Mottron commenta il documentario dal titolo: L’autistico disegnatore, dalla percezione all’arte.

Laurent Mottron, è professore del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Montreal e direttore del programma autismo dell’Ospedale Rivière-des-Prairies (Montreal). E’ anche l’ideatore del centro d’eccellenza dei disturbi pervasivi dello sviluppo dell’Università di Montreal (CETEDUM), branca del CENUM affiliato al Centro di ricerca Fernand-Seguin. 

Ecco una trascrizione di Laurent Mottron, che ha commentato lo stile grafico dei tre disegnatori presentati nel documentario: L’autistico disegnatore, dalla percezione all’arte.

Pierre Godefroy dipinge  paesaggi urbani utilizzando colori vivaci, Miguel Angelo disegna elettrodomestici nello stile di un vecchio catalogo e Jules Guermonprez (11 anni) riproduce scene di battaglia ambientate nei paesaggi dell’antica Roma utilizzando una tecnica delle linee:

Laurent Mottron, medico e ricercatore:

Ormai conosciamo bene i disegnatori prodigio come Stephen Wiltshire ( Autismo e Sindrome di Savant, Stephen Wiltshire ), che sono capaci di riprodurre a memoria, una città dopo averla sorvolata in elicottero. In effetti, sono molti gli autistici che disegnano anche se le loro performance, seppure impressionanti, non sono cosi’ eccezionali come quelle di Stephen Wiltshire. Ed è di questo che parliamo. I disegni degli autistici,  che siano eccezionali oppure un po’ meno, riflettono sempre le particolarità percettive che oggi ci sono ben note e ne esistono di tre tipi:

–  La prima particolarità  è che differenziano meglio a livello percettivo rispetto alle persone non autistiche. Un po’ come i pixels di una macchina fotografica, hanno una precisione nella capacità di differenziare superiore alla nostra.

–  La seconda particolarità è che la loro percezione si orienta spontaneamente verso degli aspetti locali del mondo. Questo non vuole dire che non sappiano trattare gli aspetti globali, la forma complessiva di una figura. Ma che spontaneamente la loro percezione è fissata verso un livello del dettaglio superiore alla nostra.

– La terza particolarità,  che è piu’ astratta, è che la loro percezione è piu’ autonoma. Noi deformiamo il mondo, in particolare quando lo disegnamo in funzione del significato che gli diamo. Cosi’ un bambino piccolo disegnerà la testa piu’ grande del corpo, poichè  la testa trasmette piu’ messaggi sociali. In ogni caso, da come la interpretiamo, non rappresenterà la testa in scala.  Gli autistici, sono perfettamente capaci di vedere che un volto trasmette un significato differente dal resto del corpo. Ma quando disegnano, disegnano le cose come le vedono. E in ogni caso, sono capaci di farlo. Possono anche trasporre, ma accedono ad una realtà del mondo non trasformata  dalla percezione, che è ovviamente essenziale nel disegno, perchè gli dona l’accesso quasi automatico e senza sforzi nella terza dimensione, rispetto a noi.

Partendo da questo, si potrebbe pensare che sono veramente capaci di scattare foto del mondo. Non è esattamente cosi’. Per esempio, per Miguel i volti sono un problema. Perchè sono un problema? Ebbene, questo puo’essere un problema perchè a livello  fisico, un viso si muove per tutto il tempo, parla e si agita ed invia un’enormità di segnali. E a volte l’aspetto sociale di un volto, la sua dinamica  e il suo aspetto cosi’ multimodale (un viso è spesso qualche cosa che vediamo e che ascoltiamo) sembra mettere gli autistici in una situazione di difficoltà relativa. In ogni caso anche se non conosciamo esattamente il loro livello di difficoltà, l’elaborazione delle facce e meno piacevole  e facile da riprodurre rispetto al mondo inanimato. Ed è per questo che la maggior parte degli autistici è attratta da  cose inanimate. Si interessano agli oggetti, agli edifici e alla meccanica. Nel documentario, ciascuno dei tre disegnatori ha il suo tema. Degli edifici per uno, degli elettrodomestici per il secondo e dei personaggi o piuttosto uniformi, truppe ed edifici dell’antichità greca e romana per il terzo.

Notiamo anche che, un artista autistico è la combinazione di due elementi:

– da un lato un tema elettivo

– dall’altra parte un tipo selettivo di trasformazione. Uno degli  artisti seleziona solo colori uniformi, che include in una sorta di disegni stilizzati tridimensionali di edifici. Il secondo, fa quasi il contrario tiene solo il contorno dei personaggi senza colorarli. Si tratta beninteso di una trasposizione. Il terzo Miguel, ha scelto un sottoinsieme del  mondo che sono degli oggetti, e poi trasformerà il tutto  in uno stile di vecchio catalogo  quebbechese.      

Gli artisti autistici sono degli artisti che si interesseranno solo ad un tipo di oggetti piuttosto che ad altri. Ci sono artisti che preferiscono dipingere mazzi di fiori e altri che amano rappresentare fabbriche, anche se probabilmente cio’ è meno esclusivo in un artista non autistico che in un artista autistico. C’e’ strettamente parlando uno stile pittorico, che è una trasposizione caratterizzata da cio’ che decidono di disegnare, una certa dimensione (il colore e il contorno), e poi all’interno di questa restrizione, combinarla e farne una composizione.

Un artista autistico è prima di tutto un artista. E qualcuno che sceglie una parte del mondo, che la traspone per poi reinserirla nel mondo tramite la sua arte, che si puo’ vendere, e puo’ anche comunicare attraverso l’arte. Quello che hanno di comunicante gli artisti autistici da offrire al mondo, e la loro arte, e funziona molto bene.

Ci sono artisti autistici quasi muti, questo non è il caso dei tre disegnatori del documentario. I primi due parlano poco e utilizzano il linguaggio in maniera riservata. Il terzo Jules ( 11 anni), parla tantissimo, e cio’ è tipico della Sindrome di Asperger, parla in modo libresco con parole sofisticate  rispetto ai  bambini della sua età. Ma nonostante tutte queste differenze, vediamo che abbiamo a che fare con artisti e un movimento generale che consiste a non spiegare tutto della produzione di un autistico, come dei sintomi o segni di un deficit, ma piuttosto come delle opere che partono da un cervello chiaramente differente. Delle produzioni e modalità d’inserzione nel mondo che sono sotto tutti gli aspetti identiche a quelle che altri rappresentanti dell’umanità sono in grado di produrre.

Il documentario si’intitola: L’autistico disegnatore, dalla percezione all’arte, realizzato da: Alain Bouvarel, Richard Martin, Pierre H. Tremblay. Prodotto da CECOM Montréal/CNASM Francia.

Tradotto e riadattato  da Mondo Aspie, tratto dal blog di una mamma che ha un bambino autistico che si chiama Pablo e fa dei disegni bellissimi, questo qui sotto è opera sua, cliccate qui  per vederli e per leggere se volete  la versione originale di questo articolo in francese. Monenfantbleu.canalblog.com

 

 

Personaggi famosi con la Sindrome di Asperger – terza parte –

Secondo alcuni studiosi molti personaggi famosi di ieri e di oggi mostrerebbero molte caratteristiche della Sindrome di Asperger, come ad esempio l’interesse in un solo campo e problemi nelle relazioni sociali. Tra questi figurano :

Tim Page: è uno scrittore, editore, critico musicale , produttore e docente. Ha vinto un premio Pulitzer.

Al Gore: è un politico statunitense. È stato il 45º Vicepresidente degli Stati Uniti d’America (1993-2001) durante la presidenza di Bill Clinton. Gore è stato insignito del Premio Nobel per la pace 2007 e del Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione Internazionale 2007 (in spagnolo Premio Príncipe de Asturias de Cooperación Internacional), per il suo impegno in difesa dell’ambiente.

Jean Nicolas Arthur Rimbaud: è stato un poeta francese.

Shane Travis Meeks: è un musicista americano, ed è il cantante, chitarrista e autore per Acustica Rock della band Days of the New.

William Henry Gates III: meglio noto come Bill Gates, è un imprenditore, programmatore e informatico statunitense. È il fondatore e presidente di Microsoft. È l’uomo più ricco degli Stati Uniti, seguito da Warren Buffett e Lawrence Ellison.

Peter Howson: è un pittore scozzese.

Thomas Jefferson: è stato un politico, scienziato e architetto statunitense. È stato il 3º presidente degli Stati Uniti d’America ed è inoltre considerato uno dei padri fondatori della nazione.

Michael Burry: è il fondatore della Scion Capital LLC hedge fund. Burry è stato uno dei primi investitori in tutto il mondo a riconoscere e investire nella imminente crisi dei mutui subprime.

Henry Ford: è stato un imprenditore statunitense. Fu uno dei fondatori della Ford Motor Company, società produttrice di automobili, ancora oggi una delle maggiori società del settore, negli USA e nel mondo.

Steven Paul Jobs, noto semplicemente come Steve Jobs, è stato un imprenditore, informatico e inventore statunitense È considerato fra i primi pionieri dell’informatica assieme a Steve Wozniak, Bill Gates e Adriano Olivetti, nonché inventore del moderno computer da scrivania e delle successive versioni compatte, tablet, smartphone e affini.

Phillipa “Pip” Brown: è una musicista del gruppo musicale pop rock neozelandese Ladyhawke, è in grado di suonare dieci differenti strumenti.

Bob Dylan: nato con il nome di Robert Allen Zimmerman, è un cantautore e compositore statunitense. Distintosi anche come scrittore, poeta, pittore, attore e conduttore radiofonico, è una delle più importanti figure degli ultimi cinquant’anni nel campo musicale, in quello della cultura popolare e della letteratura.

Raymond Thompson: è compositore, sceneggiatore e produttore.

Courtney Michelle Love: nata Courtney Michelle Harrison è una cantante e attrice statunitense.

Richard Ewen Borcherds: è un  matematico specializzato in reticoli , teoria dei numeri , teoria dei gruppi e algebre di dimensione infinita. È stato insignito del Medaglia Fields nel 1998.

Mark Elliott Zuckerberg: è un dirigente d’azienda e imprenditore statunitense, fondatore di Facebook. Nel 2008 la rivista statunitense Forbes lo ha nominato “Il più giovane miliardario al mondo”. Ha un patrimonio netto di 17,5 miliardi di dollari e possiede il 24% delle azioni di Facebook Inc.

Personaggi famosi con la Sindrome di Asperger – seconda parte –

Secondo alcuni studiosi molti personaggi famosi di ieri e di oggi mostrerebbero molte caratteristiche della Sindrome di Asperger, come ad esempio l’interesse in un solo campo e problemi nelle relazioni sociali. Tra questi figurano :

Thomas Alva Edison: è stato un inventore e imprenditore statunitense.

Daniel Edward “Dan” Aykroyd: è un attore, sceneggiatore e musicista.

Lewis Carroll: pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson , è stato uno scrittore, matematico, fotografo e logico britannico.

Gary Anthony James Webb: noto come Gary Numan, è un cantante e musicista britannico.È uno dei pionieri della musica New Wave/Synthpop, derivata dalle sperimentazioni dei gruppi post-punk alla fine degli anni ’70 specialmente in Inghilterra.

George Orwell: pseudonimo di Eric Arthur Blair, è stato un giornalista, saggista, scrittore e attivista britannico. Conosciuto come opinionista politico e culturale, ma anche noto romanziere, Orwell è uno dei saggisti di lingua inglese più diffusamente apprezzati del XX secolo.

Immanuel Kant: è stato un filosofo tedesco. Fu uno dei più importanti esponenti dell’illuminismo tedesco, e anticipatore – nella fase finale della sua speculazione – degli elementi fondanti della filosofia idealistica

Daryl Christine Hannah: è un’attrice e regista statunitense.

Hans Christian Andersen: fu uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe.

Andy Warhol: nome d’arte di Andrew Warhola Jr,  è stato un pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore e montatore statunitense, figura predominante del movimento della Pop art americano.

Clay Marzo: è uno dei piu’ famosi e capaci surfisti nel mondo.

Ludwig van Beethoven:è stato un compositore e pianista. Figura cruciale della musica colta occidentale, fu l’ultimo rappresentante di rilievo del classicismo viennese ed è considerato uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.

Erik Satie: nome completo Alfred Eric Leslie Satie  è stato un compositore e pianista francese.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij: è stato uno scrittore e filosofo.È considerato uno dei più grandi romanzieri russi dell’Ottocento e in generale di ogni tempo

Vernon Lomax Smith:è un economista, vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2002 «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza». E’ il fondatore dell’economia sperimentale.

Henry David Thoreau: è stato un filosofo e scrittore statunitense. Fu uno dei membri principali della corrente del trascendentalismo.

Autismo e sindrome di savant: Stephen Wiltshire

Stephen Wiltshire, 37 anni,  artista londinese di origine antillese non è come gli altri. Ha un dono straordinario, e’ capace di riprodurre nei minimi dettagli un paesaggio dopo averlo osservato per pochi minuti. Stephen ha cominciato a parlare all’età di 9 anni. Per insegnargli l’alfabeto gli educatori dovettero utilizzare come “mezzo di mediazione” fogli e pennarelli. Una serie di scambi per la lettera “a” e altri per la “b” etc… All’età di 11 anni  si fa conoscere per i suoi disegni a matita dei monumenti di Londra. Stephen è autistico ( Sindrome di Savant) ed è  dotato di una memoria eidetica ossia fotografica. Dopo aver sorvolato New York in elicottero, ha realizzato per la compagnia UBS un disegno panoramico della citta’, esposto all’aeroporto JFK , Terminal 1 dal mese di aprile 2011.

Come si spiegano queste prodezze cognitive?

Sono tre le piste principali  proposte per spiegare lo sviluppo di tali capacità: l’approccio genetico, l’approccio cerebrale e l’approccio sociale. Per quanto riguarda il campo della genetica, dei ricercatori hanno messi in evidenza dei marcatori che distinguono gli autistici che possiedono delle competenze fuori dal normale da quelli che non ne possiedono affatto.

L’approccio cerebrale si basa sul fatto che la sindrome di savant si caratterizza principalmente da una preoccupazione esagerata per i dettagli e dalla difficoltà di vedere le cose nella loro globalità.  Questa caratteristica potrebbe essere il risultato di uno squilibrio tra i due emisferi cerebrali, legati a delle lesioni dell’emisfero sinistro. E infine, l’ultimo approccio mette l’accento sugli effetti dell’isolamneto sociale e sensoriale. L’esistenza di una mancanza nel filtraggio delle informazioni esterne piazza la persona in un mondo caotico dove si trova sopraffatta da stimolazioni innumerevoli e incessanti. Una tale situazione spingerebbe l’individuo ad isolarsi, e cio’ potrebbe favorire una focalizzazione intensa su soggetti precisi.

Il sito di Stephen Wiltshire  http://www.stephenwiltshire.co.uk/

 

Il genio degli Asperger dietro i grandi progressi umani

«L’ uomo ragionevole si adatta al mondo. L’ uomo irragionevole cerca di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’ uomo irragionevole» George Bernard Shaw.

Caratteristiche: Coloro che soffrono di disturbi dello spettro  autistico hanno la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai loro compiti.

Creatività: Le persone che pensano in modo diverso producono salti concettuali decisivi. Per questo l’ evoluzione se le tiene strette.

 Una patologia che rende in genialità quanto toglie in socievolezza

Dopo che per centinaia di migliaia di anni i nostri antenati avevano continuato a costruire sempre gli stessi strumenti di pietra, rudimentali raschietti e punteruoli, a un certo punto, circa centomila anni fa, un’ improvvisa rivoluzione tecnologica. Gli strumenti diventano più precisi, sono costruiti con maggior cura, compaiono arpioni, archi e frecce, trappole e tagliole, che rendono possibile cacciare anche gli animali più pericolosi. Una svolta evolutiva che la professoressa inglese Penny Spikins del Department of Archaeology dell’ University of York, ritiene potrebbe almeno in parte essere dovuta al contributo innovativo dato da personalità affette da disturbi dello spettro autistico, come riportato recentemente dalla rivista New Scientist . Questi individui hanno infatti la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai loro compiti, e quindi potrebbero essere stati loro a migliorare l’ ideazione e la realizzazione degli utensili. Sorprendente anche il fatto che, proprio nello stesso periodo, si assista anche a un’ impennata della creatività artistica, testimoniata dal ritrovamento di collane e decorazioni in osso o di semplici strumenti musicali. Di lì a poco i nostri antenati avrebbero cominciato a dipingere figure realistiche ed espressive di uomini e animali sulle pareti delle caverne, disegni dei quali è stata rilevata l’ estrema somiglianza con quelli effettuati anche oggi da persone affette da autismo. Contemporaneamente, cominciavano a svilupparsi la spiritualità e la religione e a diffondersi gli sciamani, con i loro miti, i loro stati di trance e le loro allucinazioni uditive. Probabilmente persone che oggi sarebbero diagnosticate come schizofreniche, ma che a quel tempo giocarono forse un ruolo fondamentale nel creare le prime comunità e i primi aggregati della civiltà. Dunque è possibile che un impulso decisivo allo sviluppo sociale, creativo e tecnologico degli esseri umani sia stato dato proprio da persone portatrici di disturbi psichici appartenenti all’ area dell’ autismo, della schizofrenia e dei disturbi dell’ umore, che sono almeno in parte trasmessi geneticamente. Questo spiegherebbe anche come mai quelle che nella società contemporanea ci appaiono persone in difficoltà e soggette allo stigma sociale, non siano state spazzate via dalla selezione naturale che in teoria dovrebbe fare piazza pulita delle varianti genetiche meno vantaggiose. Ma se sono arrivate fino a noi, queste persone devono aver avuto un ruolo sociale positivo e propulsivo per molte migliaia di anni. «A un certo punto i nostri antenati iniziarono a sviluppare emozioni molto complesse, come la compassione, la gratitudine e l’ ammirazione» dice la professoressa Spikins. Questo arricchimento culturale divenne anche uno dei passaggi fondamentali che consentì agli esseri umani di sovrastare gli altri ominidi che ancora si aggiravano sul pianeta, come l’ Uomo di Neanderthal presente nell’ Eurasia dell’ Ovest, l’ Homo erectus presente in Indonesia, l’ Homo floresiensis (meglio noto come «Hobbit»). Paradossalmente, l’ elemento vincente fu forse proprio la presenza e la persistenza di geni correlati a quelli che oggi consideriamo disturbi psichici. Magari non proprio quelli più gravi, che possono essere troppo distruttivi per la socialità di un individuo; senza contare il fatto che nelle piccole popolazioni dell’ umanità dei primordi il numero di portatori di disturbi psichici doveva essere talmente limitato che è difficile credere che queste persone possano aver plasmato le società nelle quali vivevano. Forse, quindi, l’ elemento vincente furono i disturbi meno gravi, ma sempre appartenenti allo spettro dei disturbi autistici. «Negli anni più recenti c’ è stata una crescente attenzione verso altre condizioni autistiche, – precisa Spikins in un articolo pubblicato sul Cambridge Archaeological Journal – come la sindrome di Asperger che, da una parte crea una chiara differenza nella “mente”, ma dall’ altra non comporta per forza una significativa esclusione sociale». Le persone affette da questa sindrome condividono con l’ autismo vero e proprio la difficoltà a sviluppare relazioni empatiche con gli altri, tuttavia sono capaci di un normale utilizzo del linguaggio e di realizzare un’ interazione sociale funzionante. Però, “pensano differentemente” e così possono imporre svolte brillanti alle scienze e alle arti. Attraverso le epoche sono molte le persone di spicco riconosciute come portatrici di queste caratteristiche, ad esempio Charles Darwin, Isaac Newton, Lewis Carrol, Vincent van Gogh e soprattutto Albert Einstein. Quest’ ultimo fu spesso considerato una persona incapace di affetti profondi, ebbe relazioni familiari difficili, perse il contatto con alcuni dei suoi figli (uno dei quali, Eduard, trascorse molti anni in ospedale psichiatrico). Però riuscì a pensare l’ impensabile, a scardinare le basi della fisica del suo tempo, utilizzando come strumento di lavoro esclusivamente le sue capacità mentali e teorizzando che «l’ immaginazione è più importante della conoscenza». E con la sua immaginazione creativa, attraverso esperimenti condotti esclusivamente nella sua mente, nel 1905 arrivò a una serie di idee e modelli rivoluzionari, come il concetto di relatività del tempo e dello spazio, ognuno dei quali avrebbe da solo meritato un premio Nobel (che in effetti gli fu assegnato nel 1922 per l’ effetto fotoelettrico) e che per molti decenni rimasero incomprensibili alla stragrande maggioranza dei suoi contemporanei.

Articolo qui

Perchè i geni responsabili della Sindrome di Asperger hanno resistito per millenni ?

Se continuano ad attraversare secoli e millenni con la trasmissione genetica, vuol dire che alcuni disturbi psichici devono avere un beneficio dal punto di vista dell’ evoluzione umana e in qualche modo garantire a chi ne è portatore una buona probabilità di riproduzione. In altre parole, visto che hanno una base genetica, non devono essere un completo svantaggio, altrimenti si estinguerebbero. Nel caso dell’ autismo e della sindrome di Asperger, i meccanismi genetici sono in parte stati scoperti. In un articolo pubblicato sul Cambridge Archaeological Journal , Catriona Pickard della School of history, classics and archaeology dell’ University of Edinburgh, esperta di archeogenetica, sottolinea che quanto scoperto finora dimostra come «i disturbi dello spettro dell’ autismo sono condizioni genetiche risultanti dal gioco di molti geni e di molte differenti forme e forze delle mutazioni genetiche». È per questo che in alcuni casi tali disturbi si vedono passare di generazione in generazione, mentre in altri si manifestano in forme apparentemente isolate e sporadiche, che poi però possono passare ai discendenti. L’ esistenza di questo complesso sistema indicherebbe anche che probabilmente il numero di persone affette da tali disturbi potrebbe essere rimasto proporzionalmente più o meno uguale con il passare dei millenni. 18/12/2011 Articolo qui

 

L’autismo puo’ essere un vantaggio, secondo una ricerca “aiuta la memoria”

MONTREAL – L’autismo può essere un vantaggio nella vita e i medici dovrebbero smettere di trattarlo come un handicap. E’ la sconvolgente tesi sostenuta dal dottor Laurent Mottron, docente di psichiatria all’Università di Montreal, in un articolo pubblicato ieri sulla rivista scientifica Nature.

Studi scientifici dimostrano che le persone autistiche non dovrebbero essere stigmatizzate per le loro condizioni ma dovrebbero veder riconosciute le loro abilità. Gli scienziati dell’università di Montreal sostengono che l’autismo può essere un vantaggio nel dare alle persone capacità visive e di memoria straordinarie. Le persone autistiche possono ricordare informazioni che hanno letto settimane prima e spesso superano gli altri nei test di intelligenza non verbale.

In un test approntato dal dottor Mottron, che richiedeva il completamento di un modello visivo, le persone affette da autismo hanno finito il 40 per cento più velocemente rispetto a quelli non autistici. “E’ tempo di iniziare a pensare all’autismo come un vantaggio in certi ambiti, non una croce da portare”, ha scritto il dottor Mottron.

Mottron ha detto che le attività insolite nel cervello delle persone con autismo dovrebbe essere viste come “prova sufficiente della loro alternativa organizzazione cerebrale”. Il dottor Mottron specifica di non voler sottovalutare i problemi legati all’autismo, aggiungendo: “Uno su 10 soggetti autistici non riesce a parlare, nove su 10 non hanno un lavoro regolare e quattro su cinque adulti autistici sono ancora dipendenti dai loro genitori. Ma le persone con autismo possono dare un contributo notevole per la società se messe in condizione di operare nel giusto ambiente”.

                                                                         

Molte persone affette da autismo lavorano nel laboratorio del dottor Mottron. Una ricercatrice, in particolare, Michelle Dawson, ha dato un contributo importante alla comprensione della condizione autistica. Secondo il dottor Mottron le disabilità intellettive possono essere sovrastimate tra le persone con autismo perché i ricercatori utilizzano test inappropriati. “Nel misurare l’intelligenza di una persona con problemi d’udito, non avremmo esitato a eliminare parti di test che non possono essere spiegati con il linguaggio dei segni, perché non dovremmo fare lo stesso per i soggetti autistici?”, ha detto.

“Non credo più che la disabilità intellettuale sia intrinseca all’autismo – ha aggiunto – per avere dati attendibili, gli scienziati dovrebbero usare solo i test che non richiedono alcuna spiegazione verbale”.

Di diverso avviso è Rajesh Kana, un professore assistente nel dipartimento di psicologia presso la University of Alabama a Birmingham. Kana ha avvertito che l’autismo dovrebbe essere ancora considerato come un disturbo: “Le persone con autismo hanno gravi problemi nella vita quotidiana e anche le persone con lieve autismo possono essere vittime di inganni, a causa della loro limitata capacità di capire quando qualcuno sta mentendo”. blitzquotidiano

Daniel Tammet e la Sindrome di Asperger

Daniel Paul Tammet (Londra, 31 gennaio 1979) è un autistico britannico con un grande talento per la matematica e l’apprendimento delle lingue. Primo di nove figli nato da genitori londinesi appartenenti alla middle-class. Nella sua autobiografia, Nato in un giorno azzurro : il mistero della mente di un genio dei numeri, (tit. or.: Born on a Blue Day), racconta di quanto l’essere affetto da epilessia, sinestesia e sindrome di Asperger abbia avuto un profondo impatto sulla propria infanzia.

Sinestesia

La percezione dei numeri come colori o sensazioni è una forma ben documentata di sinestesia, sebbene il livello di dettaglio e la specificità dell’immagine mentale dei numeri da parte di Tammet sia realmente inconsueta. Nella sua mente, egli riferisce, ciascun intero fino a 10.000 ha la sua unica forma, colore, struttura e sensazione tattile. Egli può “vedere” in modo intuitivo i risultati dei calcoli come se fossero dei paesaggi sinestetici, senza dover dedicare uno sforzo mentale consapevole, inoltre può “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco.

Tammet è stato protagonista di un documentario nel Regno Unito, dal titolo The Boy With The Incredible Brain, inizialmente trasmesso dal canale televisivo britannico Channel Five il 23 maggio 2005. Il documentario mostrava i momenti salienti della recita della sequenza del Pi greco, dello studio in una settimana dell’islandese (lingua che è considerata oltremodo difficile) e del suo incontro con Kim Peek, un altro famoso “genio”. In un momento dello show, Peek abbraccia Tammet e gli dice, “Un giorno sarai grande quanto lo sono io.”, cui segue la replica di Tammet che dice “si tratta di un complimento bellissimo, di una grande aspirazione da mantenere”.

Pi greco

Tammet detiene il record in Europa per aver recitato il Pi greco fino a 22.514 cifre in poco più di cinque ore. La sfida era sponsorizzata da un’organizzazione di beneficenza, in favore della NSE, National Society for Epilepsy per il “Pi Day”, il 14 marzo 2004 presso il Museo di Storia delle Scienze di Oxford, UK. La NSE era stata scelta come beneficiaria dell’evento, proprio per l’esperienza di Tammet da bambino con l’epilessia. Il professor Allan Snyder dell’Università Nazionale Australiana, ha detto di Tammet: “… gli autistici particolarmente dotati non riescono di norma a spiegarci come fanno a fare quel che fanno. Gli viene e basta. Daniel può spiegare di più, dal momento che descrive ciò che egli vede nella sua testa. Ecco perché è stimolante. Può essere la ‘Stele di Rosetta’.”

Capacità linguistiche

Tammet parla undici lingue tra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, l’islandese, il gallese e l’esperanto.

Apprezza particolarmente l’estone, dal momento che è una lingua ricca di vocali. Tammet sta costruendo una nuova lingua chiamata Mänti. Mänti ha diverse caratteristiche correlate con il finnico e l’estone, dal momento che ambedue sono lingue ugrofinniche. Alcune fonti segnalano che Tammet abbia creato le lingue uusisuom e lapsi.

Tammet riesce ad imparare nuove lingue con una grande rapidità. Per dimostrarlo nel corso di un documentario per l’emittente “Channel Five”, a Tammet è stato chiesto di imparare l’islandese in una settimana. Sette giorni più tardi, è comparso sulla televisione dell’Islanda, conversando in islandese, con il suo insegnante di lingua che, sbalordito, continuava a dire che non era “umano” e che si trattava di un “genio”. Alcune parti dell’intervista che mostra Tammet che risponde alle domande in islandese sono state trasmesse in televisione nell’edizione del 28 gennaio 2007 dello show televisivo americano 60 Minutes.

 Nato in un giorno azzurro

Nel 2006, Tammet si è recato negli Stati Uniti per promuovere la sua autobiografia, Born on a Blue Day: Inside the Extraordinary Mind of an Autistic Savant. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, è apparso diverse volte negli speciali e nei talk show radio-televisivi, tra cui 60 Minutes e il David Letterman’s Late Show. Nel 2008 il libro è stato tradotto da Annalisa Crea per i tipi di Rizzoli.

 Vita privata

Tammet e il suo compagno, Neil Mitchell, che è un tecnico software, sono insieme da circa sei anni. Vivono insieme nel Kent, dove trascorrono una vita organizzata in modo sistematico, con i loro gatti, preparano il cibo nel giardino e preferiscono mantenere la propria riservatezza. Tammet e Mitchell insieme gestiscono l’azienda di e-learning online Optimnem, all’interno della quale realizzano e pubblicano dei corsi di lingue. Tammet ha parlato pubblicamente della sua relazione con Mitchell, delle sue abilità di “genio” e del suo orientamento sessuale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Tammet

                                                               

I bambini ad alto potenziale intellettivo

I bambini ad alto potenziale intellettivo sono quei bambini che hanno un’intelligenza superiore, una vivacità spiccata e una curiosità molto più elevata rispetto ai bambini della stessa età. Cosa succede se ci troviamo di fronte ad un bambino del genere? Siamo preparati ad accettarlo e a interagire con lui? La complessa realtà dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo è un ambito poco esplorato. Qual è l’atteggiamento della società nei loro confronti, quali sono i loro problemi?. Anche i bambini ad alto potenziale intellettivo possono avere difficoltà di inclusione a scuola, in particolare nella classe. A tali tematiche sarà dedicato il workshop “Bambini ad alto potenziale intellettivo. Ricoscerli e improntare una didattica adeguata” all’interno dell’ottava edizione del Convegno internazionale “La qualità dell’integrazione scolasrtica e sociale” (Rimini, 18-19-20 Novembre). Il convegno, promosso dal Centro Studi Erickson, rappresenta l’appuntamento più importante per chi si occupa di educazione in Italia.

Il workshop prevede l’intervento della psichiatra e psicoterapeuta Federica Mormando, presidente Eurotalent Italia, e vicepresidente di Eurotalent International (ONG dotata di statuto partecipativo presso il Consiglio d’Europa), che si soffermerà su come riconoscere i bambini superdotati in ambito scolastico e sulla risposta educativa, in particolare sull’approfondimento e arricchimento di tipo logico e creativo. Federica Mormando, da quasi trent’anni impegnata nella battaglia per una adeguata formazione dei bambini superdotati, è autrice del saggio “I bambini ad altissimo potenziale intellettivo (Erickson, 2011), una guida per insegnanti e genitori. Perchè questo libro? Scrive l’autrice: “C’è una sofferenza perlopiù ignorata in Italia e nel mondo: quella dei bambini ad alto e altissimo potenziale intellettivo. Sono il 3% della popolazione, sono diversi. Hanno un pool non comune di capacità percettive e intellettive, ma anche di “sensibilità”: quel mix ancora poco definibile che permette di intuire, empatizzare, soffrire, gioire. Di questo mix noi vediamo la risultante, che tendiamo a interpretare prevalentemente dal punto di vista cognitivo: quella punta di iceberg che denominiamo intelligenza”.

Seguiamo la storia di Valerio M, bambino prodigio, figlio unico di una giovane biologa. A quattro anni Valerio dà lezioni di astronomia ai bambini di quinta elementare. Conosce perfettamente il mondo vivente ma è attratto in particolare dal mondo delle “macchine”. Legge appassionatamente i libretti di istruzioni sul funzionamento delle cose, gioca ed inventa storie con robot trasformabili e con l’aiuto della madre si cimenta in costruzioni complesse. All’ingresso in prima media Valerio è riconosciuto subito come talento. “Ha una preparazione scientifica di tipo universitario” commenta l’insegnante di scienze. Il bambino è amato dalla maggior parte degli insegnanti ed in particolare dal professore di Educazione tecnica, un chimico che discute per ore con lui come se si trattasse di un collega. Oltre la scuola, Valerio costringe la madre ad accompagnarlo ai convegni di fisica, astronomia e informatica che si tengono in città, ascoltando i relatori con estremo interesse e partecipando alla discussione finale con domande pertinenti. Fa un po’ tenerezza quella coppia madre-bambino che resta fino alla fine del convegno, quando la maggior parte del pubblico si è dileguata. Ma non tutti accettano quel bambino intelligente e curioso. La madre ascolta sgomenta le proteste dell’insegnante di italiano delle scuole medie: “Mi fa sempre troppe domande, vuole mettermi in difficoltà davanti a tutta la classe!”. Oppure: “Lo vedo sogghignare compiaciuto quando i compagni sbagliano una risposta”. E’ davvero cosi? In realtà Valerio ha compreso da tempo di essere diverso dagli altri.

Il bambino non ha vita facile neppure alle superiori. E’ diventato un ragazzone dai modi un po’ impacciati. Ma l’impaccio sparisce per incanto quando discute di fisica o intelligenza artificiale. Frequenta un liceo scientifico ad indirizzo informatico. Alla stima dei professori di fisica, chimica e matematica si contrappone la malcelata o manifesta derisione dei compagni. Talvolta applaudono e si alzano in piedi, in segno di scherno, quando la mattina il ragazzo entra in classe. Anche la madre è derisa o svalutata da alcuni parenti e colleghi di lavoro. “Tuo figlio sarà speciale, ma tu non lo sei affatto!” l’apostrofa una collega. I colloqui della madre con i professori del figlio sono velocissimi e a volte perfino brutali: “Lo sa che suo figlio è un genio dell’informatica?” le dice a bruciapelo l’insegnante di matematica. Oppure: “I colleghi mi descrivono suo figlio come un ragazzo brillante, ma nella mia materia questa brillantezza non si ancora manifestata!”, commenta stizzita l’insegnante di inglese.

Oggi Valerio è un ingegnere informatico specializzato in sistemi intelligenti e informatica quantistica. Sta per ottenere il PhD in informatica, partecipa a congressi internazionali dove espone i risultati delle sue ricerche. Ogni tanto rivede i compagni di liceo, giovani tra i 27 e i 29 anni. Qualcuno si è “sistemato” con un lavoro fisso, altri si accontentano di quello che trovano. In mezzo a loro Valerio è sempre un “diverso”, non parla dei suoi studi, delle ricerche che sta portando avanti. Col tempo ha maturato un grande rispetto per tutte le professioni, anche le più umili. “Non tutti devono diventare scienziati”, spiega alla madre, quasi incredulo che a lui sia invece toccato in sorte un difficile ed incerto destino di ricercatore, qualcosa che dovrà costruire da sé con infinita pazienza giorno dopo giorno.

 

                                                            

http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/galassiamente/articolo/lstp/418615/