Sindrome di Asperger e lap dance, Kaiya insegnante di ballo

Chi l’avrebbe mai detto che la lap dance potesse essere curativa? Ebbene sì, come recita il proverbio biblico, le vie del Signore sono infinite, e a  quanto pare non solo quelle! Per Kaiya Latham, infatti, una ragazza inglese di 27 anni, la lap dance è stata una vera terapia, che l’ha aiutata a combattere l’autismo di cui soffre.

Come riporta il Daily Mail, a Kaiya cinque anni fa è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo considerato una forma dello spettro autistico. Chi soffre di questa sindrome, infatti, vede compromesse le capacità di interagire con gli altri come gli autistici, ma non i classici ritardi nello sviluppo del linguaggio o dello sviluppo cognitivo.

Kaiya, infatti, aveva paura di uscire e non riusciva a comunicare con le persone, ma non si è arresa e ha continuato a coltivare la sua passione per la danza. Come racconta: “Ho iniziato a ballare quand’ero piccola e mi allenavo per diventare un’insegnante di danza, ma non ho potuto completare gli esami finali perché la mia condizione è peggiorata quando ero adolescente. Avevo difficoltà con le situazioni sociali e diventavo molto ansiosa se dovevo parlare con gente nuova o andare in posti nuovi. Non uscivo di casa per giorni e alla fine sono diventata quasi agorafobica a causa della mia ansia”.

Così, un bel giorno, Kaiya ha cominciato ad allenarsi nella lap dance a casa sua vedendo i tutorial postati su You Tube. Oggi, grazie a questo hobby che le ha dato una seconda chance, Kaiya insegna il ballo del palo alle persone dai 16 ai 60 anni.

Tratto da:Donna10.it

Autismo: Camilla, la ragazza che corre come il vento

CAMILLA è bella, snella, alta e anche simpatica. Camilla ha 19 anni, ma non sa né leggere né scrivere. Camilla è autistica. Ma sa correre, e corre veloce Camilla. Ti piazza 64 secondi su un 400, sul “giro della morte”. E con gli ostacoli in mezzo è la terza atleta al mondo nella sua categoria, Juniores T20 (per i disabili mentali ci sono solo due categorie, la T20 per gli autistici, la C21 per i Down). E c’è qualcuno che ce l’ha portata su quel podio.

Dal novembre dello scorso anno infatti Camilla Ferlito si allena con i ragazzi del Progetto Filippide, guidato da Nicola Pintus, tecnico nazionale della Fisdir (Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale) che nel 1983 fondò l’Associazione Sport e Società affiliata al Cip, l’Ente che controlla, gestisce e diffonde lo sport per atleti diversamente abili.

Attraverso il Progetto Filippide, l’associazione sfrutta lo spirito e gli strumenti dello sport come mezzo di integrazione sociale dei disabili mentali. I “ragazzi di Filippide” si allenano allo stadio Paolo Rosi di Roma, ma ormai si contano decine di affiliati in tutta Italia.

Impegno, costanza e agonismo fanno la differenza. La differenza che Camilla ha sperimentato passando da due allenamenti settimanali a quattro. Due sedute si svolgono di mattina al Paolo Rosi con gli altri ragazzi di Filippide e con i volontari, operatori che li spronano a correre senza fermarsi, a finire il giro, a raggiungere l’obiettivo. E due di pomeriggio con un gruppo di atlete di 15-17 anni normodotate allo stadio della Farnesina. In questi giorni anche il complesso sportivo della Cecchignola di Roma ha aperto le porte a Filippide e Camilla inizierà ad allenarsi con una ex-ostacolista azzurra dell’Esercito.

“Con noi Camilla si allena sulla resistenza, fa ripetute da 600-700 metri, mentre quando va alla Farnesina fa velocità, quindi dai 30 a i 300 metri” spiega Nicola Pintus. “Farle saltare l’ostacolo non è stato facile, perché lei tende a scavalcarlo. Quindi ora stiamo lavorando sul richiamo della seconda gamba, la parte più difficile. Ogni tanto ci aiuta anche un tecnico che allena un’atleta nazionale ma prima ha dovuto fare amicizia con Camilla: non dimentichiamoci che, anche se a guardarla non sembra, è sempre autistica. Prima di riuscire a insegnarle qualcosa bisogna entrare nel suo mondo”.

Il 16 e il 17 giugno a Macerata si terranno i campionati italiani Fisdir e Camilla correrà i 100 ostacoli e i 400 piani. Lei andrà lì per vincere, ma probabilmente non se ne renderà neanche conto. Come quella volta che arrivata ultima a una gara è corsa dalla mamma tutta contenta urlando: “Mamma ho vinto, sono arrivata ultima!”. Perché lei ha 19 anni ma come dice la madre, Federica, spesso ne ha 4 o 5. In sostanza non si può lasciarla sola, non è autosufficiente, non può fare quello che fa una ragazza della sua età, anche se lei vorrebbe. E non capisce perché non può.

“Però Camilla sa correre, corre da quando era all’asilo, quando non riuscivano a tenerla ferma e la mettevano nel corridoio a correre. Camilla è felice quando corre. Ora per lei l’importante è raggiungere un obiettivo, sentirsi protagonista, al centro dell’attenzione, non messa in un angolo” spiega Federica.

O “Federoica”, come la chiamano gli amici, separata (perché sono sempre i papà che se ne vanno, che lasciano la barca per primi quando hanno un figlio così) con altri due figli, i soldi sempre troppo pochi, uno Stato che aiuta ma col contagocce. Solo ora ha ottenuto l’accompagno. “Io non ho voluto gettare la spugna, ho capito che correndo avrebbe imparato a camminare con le proprie gambe, anche se con lei deve esserci sempre un tutor quando si allena con i normodotati – dice – anche se per farle fare lo ‘struscio’ a via del Corso come fanno le ragazze della sua età io e altre due mamme di ragazze disabili abbiamo dovuto cumulare le ore di assistenza domiciliare per farle seguire dalle ragazze della cooperativa il sabato pomeriggio. La mia Camilla sta trovando la sua strada. Non vegeta, vive, si emoziona. E affronta la vita ogni giorno (o quasi) col sorriso. La differenza tra Filippide e altre società è la stessa che c’è tra comprare un abito commerciale e uno di sartoria. Ad una prima rapida occhiata, se hai un fisico decente, ti senti bene , a posto con entrambi. Ti sembra simile l’effetto. Ma la sartoria l’abito te lo fa su misura. Così Filippide: il progetto è ad hoc, l’operatore pure, il lavoro pure. C’è una squadra che gira intorno al ragazzo. Non è il ragazzo e la famiglia che si adattano a ciò che offre la società”.

Sì perché Camilla a volte è il sole, con quel bel sorriso, con gli occhi che le brillano; a volte è il buio più nero, come quando si agita magari in fila alla posta insieme alla madre oppure quando piange disperata, impotente davanti ad una delusione. Camilla è bella, ma questo per lei non è un vantaggio. Perché la gente non lo sa che lei è “diversa” e la gente non è tutta buona.

“Camilla si stanca quando si allena ma quello che sta facendo è un percorso di crescita tutto per lei”, spiega Pintus. “Così ritrova l’equilibrio a livello mentale, è più serena. Attraverso la gestione dell’allenamento inizia a gestire anche le emozioni della quotidianità. Perché è nella quotidianità che trova le sue difficoltà. Ma attraverso l’integrazione negli ambienti in cui si muove, in famiglia, a scuola, nello sport, queste difficoltà diminuiscono. E anche quelle dei genitori. Perché le prime vittime della disabilità sono proprio i genitori, le mamme soprattutto, le ‘madri coraggio’ che abdicano la loro vita per i figli. Nulla può essere lasciato al caso”.

L’integrazione è un processo che parte anche dalla scuola. Filippide ha portato al campo di atletica le compagne di classe dell’istituto turistico che frequenta Camilla, per farle allenare tutte insieme: è stato un bel lavoro. Ma quando la scuola finirà che farà Camilla? Dove andrà? Non potrà stare a casa, non lei che per vivere ha bisogno di correre, di sciare, sì, anche di sciare…

“Il futuro lo vedo abbastanza grigio”, ammette Federica. “Sogno… spero che la sua vita futura sia all’interno di un campo di atletica, perché lei lì è felice. Non solo come atleta, magari come assistente di un istruttore. Ci sa fare con i bambini. Allora finalmente potrò sedermi e sentirmi soddisfatta del lavoro fatto come madre di Camilla. Sembra una cosa semplice, ma alle volte proprio le cose più semplici sono anche le più difficili”.
Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/2012/06/13/news/progetto_filippide-36842245/

Autismo: Mamma, ho perso il cervello per colpa del freezer

Brutto colpo alla ricerca sull’autismo: un malfunzionamento dei freezer del McLean Hospital, centro di ricerca statunitense affiliato all’University of Harvard, ha gravemente danneggiato un terzo della piu’ grande riserva mondiale di campioni di tessuto cerebrale appartenente a individui autistici. Accortisi solo oggi del fatto che due refrigeratori si sono spenti lo scorso mese senza attivare gli allarmi, i ricercatori hanno recuperato 150 cervelli ormai anneriti dalla decomposizione e del tutto inutilizzabili. “Si trattava di una riserva inestimabile. Non possiamo nemmeno esprimere il suo valore in denaro”, ha dichiarato Francine Benes, direttore dell’Harvard Brain Tissue Resource Center che si sta occupando di capire le cause dello spegnimento. I cervelli erano stati raccolti e donati tramite l’organizzazione di ricerca Autism Speaks: la loro perdita, ha spiegato Benes, potrebbe riportare indietro la ricerca scientifica sull’autismo anche di dieci anni. (AGI) 12 giugno 2012.

Avatar di La rana dalla bocca largaautismo incazziamoci

Riceviamo e volentierissimo pubblichiamo (G.P.)

Pensavo di essere una persona ormai matura e razionale. Ho visto e conosciuto molti posti, ho lavorato per tanti anni e quando mi sono fatta una famiglia ero già abbondantemente nell’età adulta. La diagnosi di autismo di mio figlio ha cambiato tutto, come voi purtroppo sapete, non c’è bisogno di spiegarlo a voi.

Ho letto di famiglie rovinate dal costo di improbabili trattamenti per l’autismo ed ho pensato che a me non sarebbe mai successo perchè io facevo ABA. Tutto basato sulla scienza. Invece no, tutto basato sul mercato.

In questo momento tanto difficile per la nostra economia, ABA in Italia è un mercato ancora senza regole, con potenzialità di crescita molto forti e poche professionalità altrettanto forti.

Qualsiasi psicologo con pochi mesi di formazione può improvvisarsi come esperto e quelli che hanno il titolo americano BCBA si contano su una mano. Ma proprio per…

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Autismo talenti: Oren, vignettista a 9 anni

Inaugurata una mostra sorprendente di opere create da un bambino autistico.

Un’esposizione di disegni di un bambino autistico, che con l’arte ha trovato la maniera di esprimersi e dare forma al suo modo di vedere il mondo, si terrà nella capitale tucumana.  

La mostra, intitolata “La luce della mia vita” sarà visitabile  fino al 1 luglio, nella sala Linare dell’Ente Culturale, gli spettatori potranno apprezzare una selezione di opere di un bambino che dipinge dall’età di tre anni e che ha raggiunto la precisione meticolosa dei vignettisti.

I primi disegni di Oren Domfrocht, 9 anni, partono da immagini che Oren aveva visto alla televisione un anno e mezzo dopo che i medici gli diagnosticarono l’autismo.

Il papà sospetto’  la sua abilità con i pastelli, pennarelli , e penne stilografiche notando le perfette proporzioni dei personaggi che Oren  rappresentava.

” Ha visto un pupazzo alla televisione e lo ha disegnato uguale, senza guardarlo di nuovo. Non copia, ricorda”, spiega Manuel Domfrocht, suo padre.

Prima di iniziare un lavoro, questo bambino punta gli occhi al cielo, poi li socchiude, e immagina la sua opera, dopodichè la crea senza pause su un foglio bianco.

Gli animali, sono i suoi soggetti preferiti che riproduce graficamente senza lasciare nulla al caso. 

A cinque anni, rappresento’ mediante una sequenza di vignette un pinguino che si scuoteva per asciugarsi, e a otto anni creo’ una variopinta serie di mucche che sembravano fotografie.

La passione per le vignette che rappresentano gli animali nacque qualche tempo dopo, quando suo padre lo porto’ per la prima volta al giardino zoologico, da allora questo rito si ripete piu’ volte  l’anno.

Il disegno divento’ il canale di comunicazione per questo bambino che all’età di un anno smise di rispondere alle sollecitazioni del padre, smise di guardarlo e di mangiare.

A quel tempo Oren Jair (nome ebreo che significa “Luce della mia vita”) si nutriva solo di briciole di pane e latte aromatizzato.

All’età di tre anni, quando scoprimmo le sue abilità con i pastelli, incomincio’ a mangiare, mele, banane e patatine fritte nella stessa catena di Fast Food.

A sette anni, quando i suoi disegni diventarono argomento di conversazione a San Miguel di Tucuman, aggiunse alla sua dieta bocconcini di pollo e pasta di pizza della stessa catena di ristorazione rapida.

L’inaspettata carriera nel disegno di questo bambino prodigio, non è dovuta a professori in questa materia. Si, c’erano insegnanti e medici che gli stavano vicino insegnandogli a crescere.

“Non gli abbiamo mai insegnato a disegnare, ha imparato tutto da solo. Un giorno un amico artista, ci disse di non affiancargli nessuno perchè sapeva che sarebbe stato capace di apprendere tutto da solo” , ricorda il padre.

E cosi’ è stato: il suo lavoro si è evoluto in termini di colori, strumenti e tratti, Oren sta perfezionando le sue opere.

Per la crescita di Oren, sono stati fondamentali gli specialisti che lo hanno avuto in cura, la sua sorellina Yael e soprattutto sua madre, Gabriela Borow, che si è commossa fino alle lacrime durante l’inaugurazione della mostra.

All’apertura dell’esposizione era presente il ministro della Salute di Tucuman, Silvia Rojkés de Temkin.

Diego Tarkowski, direttore della scuola di San Martín de Porres ,  frequentata da Oren ha parlato dell’ iperrealismo che puo’ vivere un bambino autistico e la necessità di entrare nel surrealismo degli altri, per mezzo, ad esempio, del disegno.

Il momento piu’ emozionante della giornata è stato quando sua sorella ha preso in mano il microfono e davanti ad una platea di 200 spettatori ha detto: “Oren ti voglio tanto bene e sono sicura che diventerai famoso.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, articolo tratto da Telam.com.ar

La sindrome Neurotipica (NT)

Neurotipici
La Sindrome Neurotipica (NT) è un disturbo neurobiologico caratterizzato da una preoccupazione eccessiva per le relazioni sociali, un delirio di superiorità, e un’ ossessione al conformismo.
Neurotipici:
– i NT pensano che la loro esperienza al mondo è la sola, oppure è la sola ad essere corretta.
– i NT hanno difficoltà a restare da soli.
– i NT spesso sono intolleranti di fronte alle differenze minime degli altri.
– In gruppo i NT sono socialmente rigidi, e spesso insistono sulle performance di rituali disfunzionali per assicurarsi l’identità di gruppo.
– I NT hanno grandi difficoltà a comunicare direttamente ed è presente una alta incidenza alla menzogna rispetto alle persone autistiche.
“La neurotipicità è un disturbo di origine genetica. Delle autopsie hanno dimostrato che il cervello dei neurotipici è piu’ piccolo rispetto a quello degli autistici, e che le zone dell’interazione sociale sono ipertrofiche”.
Tradotto da Mondo Aspie, tratto da: http://podcast.unil.ch/podcast/ssp/iscm/cmtb_2008/cmtb_17_Hadjikhani_slides.pdf

La genetica insegue l’autismo

Non si tratta di un gene collegato all’autismo, ma centinaia di geni che sono stati individuati, in un momento dove piu’ che mai ci si interroga sulle cause dell’autismo e sulla sua definizione.

Questo progresso, reso possibile attraverso tre ricerche i cui risultati erano molto attesi, si è verificato parallelamente ad una stima secondo la quale, negli Stati Uniti, l’insieme dei disturbi dello spettro autistico – che includono la Sindrome di Asperger – colpirebbe un bambino su 88.

Le tre ricerche genetiche pubblicate il 4 aprile nella rivista Nature, sono indipendenti una dall’altra, e anche se non riportano ne risposte ne chiare soluzioni, aprono per la prima volta la porta su delle tendenze. La causa dell’autismo è in parte genetica, come si sospettava, ma soprattutto, alcuni dei geni identificati sono piu’presenti rispetto ad altri -15 a 20% – in tutti i casi. Inoltre, queste mutazioni sembrano piu’ frequenti quando il padre è sulla quarantina invece che sulla ventina d’anni.

Avevamo il sospetto che la genetica giocasse un ruolo importante, perchè tra le altre cose, degli studi su gemelli avevano rivelato una presenza dell’autismo piu’ frequente nell’altro gemello. Ma con questi tre studi, i genetisti danno l’impressione di avvicinarsi al bersaglio.

“Abbiamo adesso una pista debole dove impegnarci” riassume l’esperto di autismo Jonathan Sebat al New York Times, “è plausibile aspettarsi la scoperta di 20, 30 mutazioni o piu’ nei prossimi due anni”. Anche se tutti gli esperti che hanno commentato non sono cosi’ ottimisti, in rivincita c’e’ il consenso per qualificare queste tre ricerche come grandi passi avanti, in un ambito che ristagnava da piu’ di due decenni.

Questi tre studi hanno in comune l’analisi di materiale genetico in famiglie in cui i genitori non avevano alcun sintomo di autismo, prima di dare alla luce bambini successivamente diagnosticati autistici.

Questo approccio ha permesso ai ricercatori di concentrarsi su cio’ che distingue, geneticamente, il figlio dai sui genitori. E’ su quello che gli scienziati chiamano mutazioni genetiche de novo, mutazioni che non vengono trasmesse dai genitori. La maggior parte di noi vive con tali mutazioni, e quasi tutte passano inosservate. Resta un percorso ancora lungo: sei geni hanno catturato l’attenzione in queste tre ricerche, in tutto, sono da 400 a 1000 i geni che si trovano sulla lista dei sospettati. E per ognuno dovrà essere studiata la produzione di proteine, alla ricerca di un segnale anormale o talvolta mancante.

Approfondimenti – B M. Neale et al., Patterns and rates of exonic de novo mutations in autism spectrum disorders; B. J. O’Roak et al., Sporadic autism exomes reveal a highly interconnected protein network of de novo mutations; S. J. Sanders et al., De novo mutations revealed by whole-exome sequencing are strongly associated with autism; in Nature, del 4 aprile 2012.

 -Dettagli sulle caratteristiche di ognuno dei tre studi in questo testo divulgativo della Fondazione Simons di ricerche sull’autismo (in inglese).- Sulla complessità delle ricerche : Multiple strikes against autism, The Scientist, 4 aprile 2012.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo Agence Science-Presse

Autismo: Lettera di un padre al ministro Profumo, mio figlio conoscerà la sua decima insegnante di sostegno

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Dr. Francesco Profumo

Egregio Signor Ministro, Le scrivo questa lettera pur temendo che mai Lei avrà modo di leggerla. Ed allora? Beh, mi conceda la speranza che lo farà e la prego anche di comprendere uno come me, genitore di un figlio disabile, che dopo aver sperato e provato in tutti i modi ad avere un minimo di ascolto e di giustizia ecco che incomincia a fare cose sciocche ed assurde come quella, appunto, di scrivere al Ministro.
Le scrivo non perché consideri Lei, Ministro Francesco Profumo, responsabile del problema che di seguito Le illustrerò. Tutti sappiamo che sono ben altri i responsabili di questa vergogna, tutti quei ministri, TUTTI, che hanno avuto l’onore di occupare negli anni la sua poltrona e che si sono limitati, appunto, ad “occupare la poltrona” e che mai si sono concretamente preoccupati della scuola pubblica, dell’utenza della scuola pubblica, di TUTTA l’utenza, e dei suoi problemi.
Ed allora perché le scrivo Signor Ministro? Perché mi è rimasto solo questo da fare, perché mio figlio, disabile, credo che abbia gli stessi diritti degli altri figli normodotati, che già ne hanno pochi (non ne ha di più, HA GLI STESSI DIRITTI) ed io, senza gridare, in modo educato e civile, vorrei ricordarlo anche a Lei sperando che Lei, prima di andarsene, riesca a risolvere questo problema.
Qual’è il problema? Ecco: mio figlio, oggi quattordicenne, è affetto da autismo. E’ stato regolarmente iscritto all’età di tre anni alla scuola dell’infanzia dove ha conosciuto la sua PRIMA insegnante di sostegno che è riuscito miracolosamente a mantenere per tutti e tre gli anni del ciclo scolastico e con la quale aveva creato un rapporto perfetto, sia dal punto di vista umano che didattico. Ma cosa succede? Non so per quale perverso meccanismo ministeriale e burocratico, ed in barba alla tanto decantata “continuità educativa”, con l’ingresso alla scuola primaria mio figlio deve cambiare insegnante di sostegno, DEVE cambiare perché, inspiegabilmente, non si comprende per quale motivo l’insegnante della scuola materna non può accompagnarlo anche alla scuola primaria. Ed ecco, quindi che in prima elementare mio figlio conosce la sua SECONDA insegnante di sostegno. Ma l’anno successivo questa seconda insegnante di sostegno viene trasferita ed in seconda elementare mio figlio conosce la sua TERZA insegnante di sostegno che a metà anno scolastico se ne va e, sempre in seconda elementare mio figlio ha la fortuna di conoscere la sua QUARTA insegnante di sostegno. In terza elementare conoscerà la sua QUINTA e, sempre nello stesso anno, la sua SESTA insegnante di sostegno, in quarta elementare la SETTIMA ed in quinta elementare la sua OTTAVA insegnante di sostegno.
Mio figlio è così arrivato alla quinta elementare ed in questo percorso ha cambiato ben OTTO insegnanti di sostegno ed un’osservazione sorge spontanea Signor Ministro: gli amici di mio figlio, amici che hanno frequentato in questi anni, anno dopo anno, la sua stessa classe, tutti normodotati, NON HANNO MAI CAMBIATO INSEGNANTE OD INSEGNANTI, hanno giustamente mantenuto, anno dopo anno, gli stessi insegnanti ed allora perché, PERCHE’, un bambino disabile, quindi un bambino più fragile, problematico, che ha bisogno di stabilità, di punti di riferimento certi, un bambino che ha difficoltà a riadattarsi continuamente ad una nuova figura, un bambino che per poter apprendere, nel limite del possibile, ha bisogno di un clima sereno e di un rapporto stabile DEVE subire tutto questo?
Ma non finisce qui, Signor Ministro. Mio figlio approda alla prima media (secondaria di primo grado) e sa cosa succede? Lei non ci crederà ma cambia nuovamente insegnante di sostegno e sa perché? Io spero che i solerti dirigenti ministeriali lo sappiano perché io non l’ho capito e non lo so. La spiegazione che mi è stata data è che l’insegnante di sostegno della scuola elementare non è abilitata per insegnare alla scuola media, come se mio figlio entrando alla scuola media potesse seguire il programma didattico ed educativo di questa scuola. Mio figlio, Signor Ministro, in prima media non sa ancora leggere e scrivere, deve necessariamente seguire un programma specifico che si adatti a lui ed al suo livello di sviluppo, programma che grazie a questo tourbillon ogni anno dobbiamo concordare di nuovo e ridiscutere con la nuova insegnante e con gli operatori della ASL. E così, ecco che in prima media, in barba alla continuità educativa e soprattutto senza alcun minimo rispetto umano, mio figlio conosce la sua NONA insegnante di sostegno.
Ma ancora non finisce qui, Signor Ministro. Pochi giorni fa ho saputo che l’attuale insegnante di sostegno, preparata, in gamba e disponibilissima, essendo stata nominata di ruolo, il prossimo anno se ne andrà, DEVE andarsene perché di ruolo!! Tutto questo, Signor Ministro, in barba alla disabilità. In seconda media mio figlio conoscerà la sua DECIMA insegnante di sostegno.
Concludo, Signor Ministro, sottolineando che le insegnanti di sostegno di mio figlio, che ringrazio tutte indistintamente per l’impegno e la passione che hanno dimostrato nel lavoro e per l’affetto dimostrato verso mio figlio e che ancora oggi dimostrano, sono sempre state costrette ad andarsene e lasciare l’incarico e questo in base a leggi e regolamenti degni di un paese incivile, in base a meccanismi che nulla hanno a che vedere con la disabilità ed il delicato ruolo che questi insegnanti ricoprono e sono state costrette ad andarsene dopo essere riuscite ad instaurare un ottimo e proficuo rapporto con mio figlio.
Lei pensi, Signor Ministro, che nonostante tutto quello che ho scritto sopra mi si dice che mio figlio deve considerarsi fortunato perché ci sono zone nel nostro bel paese dove i bambini disabili il sostegno scolastico neanche riescono ad averlo. Questa osservazione aggiunge vergogna alla vergogna.
Nostro figlio, Signor Ministro, come ed insieme a tanti altri bambini disabili, ha bisogno di lavorare molto, in modo costante e guidato da personale qualificato per raggiungere la massima autonomia possibile. Oggi nostro figlio, quattordicenne, non sa ancora leggere e scrivere e si esprime verbalmente con difficoltà. Chissà, forse in una scuola organizzata in un modo diverso e soprattutto in una scuola più attenta ai bisogni dei più deboli, nostro figlio oggi avrebbe qualche autonomia in più e, soprattutto, in una scuola diversa avrebbe goduto di un maggior rispetto.
La ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.

Angelo Borgna

http://hermesartstudios.blogspot.it/2012/05/lettera-aperta-al-ministro.html

Segnalazione: Il Tar dell’Emilia Romagna nega gli insegnanti di sostegno a tre bimbi disabili

Quando i diritti dei bimbi disabili “vanno in vacanza”…
Sostegno negato…Consiglio di Stato: non avete torto (infatti le famiglie hanno ragione), ma perchè ammetterlo a fine anno?
Già, perchè?
Condividete, condividete, condividete…giriamo la domanda a tutte le famiglie di disabili che lo sono per 12 mesi l’anno e le cui battaglie non vanno mai in vacanza…
 

Segnalazione: Neuropsichiatria di Cesena, la vergogna

Aspie in 8 mesi  ha cambiato 4 neuropsichiatri. Questi  “professionisti” sapevano poco e niente sull’autismo e Sindrome di Asperger, il risultato è stato devastante: diagnosi sbagliate, somministrazione di farmaci dannosi e inutili, terapie da medioevo ormai abbandonate nei paesi civili. Ricordo che lo spoke autismo Cesena è attivo dal 1998, ma lo avranno capito nel 2012 che cosa è Sindrome di Asperger ?

Qui un post sulla NPI di Cesena, per chi volesse approfondire ulteriormente: https://mondoaspie.com/about/autismo-cesena-una-segnalazione-e-speriamo-sia-la-prima-di-tante/

Segnalazione: La provincia di Cesena e la disabilità, cronache terzomondiste

Alla scuola che frequenta Aspie, le problematiche sono simili, nella sua  classe ci sono tre alunni certficati (tra cui due autistici) e la maggior parte delle ore di sostegno è assegnata solo ad un alunno a discapito degli altri due (Aspie e un altro ragazzino). Ad Aspie vengono negate spesso e volentieri le 9 ore di sostegno assegnate all’ inizio dell’anno perchè la dirigente scolastica manda il suo sostegno a fare sostituzioni  e quando si assenta non lo rimpiazza.  Aspie è doppiamente penalizzato perchè aita nella provincia di Cesena e frequenta una scuola nella provincia di Rimini . Ancora una volta, c’e’ solo una cosa da dire . Vergogna ! 

Una corsa per la Sindrome di Asperger

Sono arrivata quarta in classifica tra le donne, una gran bella soddisfazione. E’ stata una delle piu’ belle corse a cui ho partecipato. Questa corsa la dedico ad Aspie e a tutti i bambini autistici !!!

80 running è una corsa di 10 km non competitiva a ritmo libero, aperta a tutti, che avrà luogo il 3 giugno 2012 partendo da Porto Canale a Cesenatico e si concluderà sul lungomare di Gatteo Mare. Una parata dedicata agli anni Ottanta che si colloca all’interno del festival I love city, organizzato in Riviera per celebrare gli anni Ottanta. La particolarità della corsa è data dal fatto che i partecipanti indosseranno parrucche colorate che porteranno un tocco di allegria per le vie dei paesi toccati.

Un’occasione per divertirsi e testare la propria forma fisica in vista dell’estate!http://80running.it/