Psicanalisi: Genitori di bambini con altre disabilità insorgono
I genitori di bambini sofferenti di disturbi dell’apprendimento o del linguaggio affrontano le stesse difficoltà delle famiglie con soggetti autistici.
Vincent Lochmann, rappresentante della Federazione francese dei dys ( persone con disturbi del linguaggio, della scrittura o della coordinazione dei gesti),in italiano (DSA, disturbi specifici apprendimento), reagisce al rapporto dell’Alta Autorità della salute che sconsiglia la psicanalisi nella presa in carico dell’autismo.
A cosa vi riferite quando dite, in un comunicato, che “i bambini autistici non sono le sole vittime della psicanalisi”?
Molti bambini che soffrono di disturbi del linguaggio orale (disfasia), scritto (dislessia) o della coordinazione dei gesti (disprassia), e le loro famiglie sono stati vittime vittime delle stesse teorie e delle stesse pratiche utilizzate sui bambini autistici: madri accusate di essere troppo distanti o troppo fusionali, padri poco presenti, complesso di Edipo mal risolto, “segreto famigliare”, assenza del “desiderio di parlare”. Degli psicanalisti o degli psichiatri continuano ad utilizzare un unica chiave di lettura freudiana per questi disturbi, in particolare nei CMPP (Centri medico-psicopedagogici), nonostante si siano accumulati dati a favore dell’ipotesi dell’origine in parte genetica dei disturbi del neurosviluppo, come dimostrato dall’Inserm (Istituto Nazionale Sanità e Ricerca Medica ) e da Franck Ramus, direttore di ricerca al CNRS (Centro Nazionale Ricerca Scientifica) e membro del comitato scientifico della nostra Federazione.
I bambini con DSA sono vittime come i bambini autistici, di un ritardo sulle diagnosi ?
In effetti molti bambini si trovano in erranza terapeutica, e quando finalmente vengono diagnosticati è spesso troppo tardi, molti anni di scolarizzazione sono andati persi, e nel corso degli anni le difficoltà si sono sovrapposte al disturbo iniziale: fallimento scolastico, perdita di stima in se stessi, disturbi psicologici e conflitti famigliari….
Che cosa raccomandate ?
I bambini con DSA hanno bisogno di una diagnosi multidisciplinare, che includa almeno una valutazione del linguaggio e un bilancio neuropsicologico. Questa è indispensabile per mettere in atto una presa incarico globale che includa una rieducazione adatta al profilo cognitivo specifico del bambino. Di qui l’importanza di una diagnosi precoce, senza aspettare alcun “desiderio” e sensa passare per una lunga fase di osservazione formale.
Questa presa in carico globale include un elemento psicologico o psichiatrico?
In caso di bisogno, certo. Una parte dei bambini con DSA hanno disturbi psicologici o psichiatrici, spesso conseguenti alla situazione di fallimento e indigenza nella quale sono immersi. Ma queste difficoltà non costituiscono la causa primaria dei loro disturbi. La presa in carico psicologica non si deve applicare al posto di una rieducazione. In piu’, i metodi di rieducazione come quelli della psicoterapia devono essere valutati e dimostrare la loro efficacità, oggi dolorosamente carente.
Ieri sono stata ad un incontro a Rimini con genitori di soggetti autistici e Lalli Gualco Howell (co- autrice del volumetto Simone e la Sindrome di Asperger) , magari scrivero’ anche un post sulle mie impressioni . Una cosa è sicura si sentono quasi sempre troppe belle parole e basta . Quello che ho visto in quella saletta è stato dolore, sofferenza, solitudine, rassegnazione e sconforto, le persone contente e soddisfatte saranno state 2 o 3 ( magari le avevano pagate…) . Alla fine dell’incontro un mamma seduta vicino a me si è commossa e con dignità cercava di nascondere le lacrime, non sapevo che fare, mi sono allungata e le ho stretto il braccio. Mi è uscita solo una mezza frase mista alla rabbia “Forza, dobbiamo essere forti”.
Questa mamma dell’articolo sottostante sta lottando per la 104 ed i suoi benifici , ed io mi auguro che una volta ottenuta la 104 per cui tanto ha lottato questi benefici li abbia veramente. Questa mamma è tenace, non si ferma e denuncia, ed è quello che dobbiamo fare tutti noi per i nostri figli !
“Assessore, grazie per la risposta Adesso basta con il nostro calvario”
Oggi la quarta visita per accertare il diritto ad avere i benefici della legge 104 per la mia bambina invalida, autistica grave di nove anni.
Tante parole in questi giorni ma la causa e la battaglia legale devono andare avanti, apprezzo infinitamente le parole dell’assessore alla Salute su Livesicilia. In questi giorni gli scriverò una lettera personale con l’auspicio che, visti i lodevoli e parrebbe sinceri propositi intervenga duramente a difendere la causa che pare essere la cartina tornasole del suo mandato di assessore: la legalità.
Oggi alle ore undici, per la quarta volta hanno voluto vedere la mia bambina presso la sede Inps di Palermo, dico solo che alla fine del calvario di questa giornata la mia bambina ha un braccio nero per i morsi continui che si è data durante i tempi di attesa di una visita illegittima in una stanzetta angusta e piena di gente , e sporca molto sporca. Siamo arrivate lì alle dieci. Siamo entrate alle dodici e trenta.
Che rabbia combattere con me stessa nel sapere che la mia condizione lavorativa e la condizione sociale della mia bambina mi consentivano con una telefonata ed una richiesta di cortesia personale di evitare tutto questo calvario alla mia bambina. Ma no, mille e un milione di volte no, i diritti non sono favori, i diritti vanno rispettati, e così eccola li a vederla piangere in quel manicomio, calvario infinito in cui pare davvero che Cristo si sia fermato ad Eboli. Faccio presente al mio arrivo che la mia bambina è minorenne ed ha il diritto di essere visitata a parte e per prima con gli altri minori, la signora dell’accettazione in quel tam tam mi dice che hanno fatto presente al dottore quanto le ho detto. Ma niente, io le credo e la ringrazio perche guardava la mia bambina piangere con gli occhi sinceri dell’impotenza, l’ha vista darsi morsi, pugni e pregarmi in ginocchio di andare a casa a fare il bagnetto.
Premetto che il punto non è solo il disservizio misto allo schifo ed alla disumanità, il punto è che da un anno la mia bambina è già stata dichiarata invalida, che doveva fare 104 e invalidità insieme e che nessuna legge ammette alla sua riverifica. Spero con il cuore che del gettone di presenza guadagnato oggi sulla pelle della mia bambina questa gente faccia beneficenza, spero che la politica e le istituzioni smettano di occuparsi di bagarre e falsi problemi e riportino al centro i veri problemi, i veri bisogni.
Entriamo alle dodici e trenta, due uomini in una stanzetta mi chiedono solo qualche fotocopia, io voglio i loro nomi e i loro cognomi, scoppio a piangere davanti a loro, mia figlia è impazzita, dico loro che è minorerenne che dovevano chiamarla prima, mi prendono per pazza, si incassano quattro fotocopie e mi mandano via. Ho chiamato il presidente dell’Inps, forse l’ho toccato al cuore, si vuole impegnare, ringrazio la Cgil nella persona meravigliosa del suo segretario Calà, sta facendo quanto in suo potere per evitare i calvari di altri bambini ed anche lui ha chiamato il direttore dell’Inps.
Io non mi fermo, il comitato dei genitori “L’autismo parla” non si ferma, ho gia preparato il tutto per la denuncia, il calvario della mia bambina deve servire a fare giustizia per gli altri. I genitori si costituiranno parte civile con le loro storie a questo processo, andremo avanti e prego i media per una volta di non occuparsi di vallette e bagarre ma di ridare valore alla dignità dell’informazione. Questa per il momento è l’unica risposta che posso dare all’assessore Russo cui rinnovo la richiesta di stare al nostro fianco. Resta l’amarezza del braccio nero della mia bambina frutto di morsi, per quello c’è una crema per il suo cuore e i suoi diritti calpestati, l’amore infinito di una madre che non ha paura.
Anche i bambini con “DSA” sono delle vittime della psicanalisi
Il documentario “Il Muro o la psicoanalisi alla prova dell’autismo” mette crudelmente in luce la persistenza delle teorie e delle pratiche psicanalitiche totalmente sorpassate e smentite scientificamente, e inefficaci, nella presa in carico dei bambini con autismo in Francia. Grazie a questo documentario, e al tentativo di censura messo in atto, grazie all’esposizione mediatica e alla presa di coscienza politica che ne è seguita, la presa in carico dell’autismo in Francia è sul punto di progredire tanto nel 2012, quanto nel corso dei trent’anni che l’hanno preceduta.
Ci rallegriamo per i bambini autistici e le loro famiglie. E gli altri ? I bambini autistici non sono le sole vittime della psicanalisi. E non dovrebbero essere gli unici beneficiari della consapevolezza che si sta verificando.
I bambini con disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento e le loro famiglie sono stati vittime delle stesse teorie e delle stesse pratiche come i bambini autistici: madri troppo distanti o troppo fusionali, padri poco presenti, complesso di Edipo mal risolto, “segreto famigliare”, assenza del “desiderio di parlare”, manifestazioni di una sofferenza per il disturbo, disarmonia, psicosi… Queste ipotesi sono state le sole considerate da molti psicoanalisti che hanno preso in carico dei bambini con DSA, nonostante non siano mai state appoggiate da dati scientifici, e nonostante in parallelo si accumulassero dati a favore dell’ipotesi dell’origine in parte genetica (1) dei disturbi del neurosviluppo.
I disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento, di cui la prevalenza è 10 volte superiore a quella dell’autismo, hanno ampliamente beneficiato del rapporto Ringard sul bambino disfasico e dislessico (2000), pubblicato sulla circolare “Per la messa in opera del piano di azione per i bambini con disturbo specifico, del linguaggio orale e scritto (7 febbraio 2002).
Queste misure hanno permesso la creazione di centri referenti per i disturbi del linguaggio, ed hanno condotto ad aggiornare la formazione di numerosi specialisti, e incontestabilmente portato nel corso degli ultimi dieci anni un miglioramento significativo della diagnosi e della presa in carico dei bambini con disturbi del linguaggio e dell’apprendimento.
Eppure, ancora oggi, contiamo molti bambini con DSA in situazione di pellegrinaggio diagnostico e terapeutico, in particolare nei centri medici-psico-pedagogici (CMPP). Questi bambini vengono spesso presi in carico con una chiave di lettura esclusivamente psicoanalitica, senza diagnosi pluridisciplinare, senza una rieducazione adatta, a dispetto di tutte le raccomandazioni scientifiche e mediche, francesi e internazionali. Quando finalmente vengono diagnosticati e presi in carico in una maniera adeguata, è spesso troppo tardi, molti anni di scolarizzazione sono andati persi, e nel corso degli anni le difficoltà si sono sovrapposte al disturbo iniziale: fallimento scolastico, perdita di stima in se stessi, disturbi psicologici e conflitti famigliari….E’ arrivato il tempo di porre fine a questo enorme ciarpame.
Questo non significa rifiutare del tutto l’apporto della psicologia e della psichiatria nei disturbi DSA. Una parte dei bambini con DSA hanno disturbi psicologici o psichiatrici, spesso conseguenti alla situazione di fallimento e indigenza nella quale sono immersi.
Questi incomodi , anche se non costituiscono la causa primaria dei disturbi del linguaggio o dell’apprendimento, necessitano inoltre di una presa in carico, che deve essere efficace, e dunque valutata.
Riassumendo, i bambini con DSA hanno bisogno in parte, di una diagnosi multidisciplinare, basata sulle classificazioni mediche internazionali, che includono di solito una valutazione del linguaggio e un bilancio neuropsicologico. Una chiave di lettura esclusivamente psicanalitica è inadeguata per una diagnosi corretta. E in secondo luogo, hanno bisogno di una presa in carico globale, che includa una riabilitazione adatta al profilo cognitivo specifico del bambino, e se sintomi la giustificano, una presa in carico psicologica. Ma quest’ultima non si deve applicare al posto di una rieducazione. In piu’, i metodi di rieducazione e della psicoterapia devono essere valutati e dimostrare la loro efficacità, oggi dolorosamente carente. Infine, i ritardi dell’apprendimento si accumulano velocemente e si recuperano difficilmente, e la presa in carico offre un pronostico migliore se si interviene presto, di qui l’importanza di una diagnosi precoce, senza aspettare alcun “desiderio” e sensa passare per una lunga fase di osservazione formale. Per mettere in atto concretamente queste misure, un aggiornamento della formazione dei professionisti coinvolti è imperativo.
Vincent Lochmann, Presidente della Federazione Francese DYS,
Membro del Consiglio Nazionale consultativo delle persone con handicap
Franck Ramus, Direttore di Ricerche al CNRS
Membro del Comitato Scientifico della Federazione Francese dei DYS
Voglio esprimere la mia solidarietà alla signora alla quale chiedo scusa – a prescindere dai vari gradi di responsabilità – per le lungaggini burocratiche che ha dovuto sopportare per ottenere una certificazione che in una società veramente civile non dovrebbe costituire un problema.
La sua garbata lettera di denuncia è uno schiaffo doloroso, il suo caso – purtroppo – non è l’unico di cui abbiamo notizia ed è la conferma che i nostri enormi sforzi per riportare il sistema a livelli di buona efficienza, pur avendo già prodotto risultati positivi anche nel campo dell’autismo, non sono ancora sufficienti.
Il problema non è strettamente sanitario ma testimonia un gap culturale, organizzativo ed etico che rallenta o impedisce la crescita di questa regione dove una burocrazia insopportabile rende difficili anche le cose più semplici. Anche io, muovendomi all’interno del sistema, da privato cittadino e non da assessore, ho avuto a che fare con problemi che non dovrebbero più esistere in una società moderna. E volendo farmi carico del problema ho già insediato in assessorato una commissione per la sburocratizzazione e la semplificazione amministrativa che ha il compito – tutt’altro che facile – di evitare agli utenti il peso di insopportabili e incomprensibili appesantimenti burocratici che aggiungono fastidio e sofferenza a chi già deve portare una croce pesantissima.
I malati siciliani e i loro familiari devono aver garantito il diritto a servizi sanitari efficienti e devono ritrovare la necessaria fiducia negli operatori della sanità: perché ciò avvenga abbiamo riorganizzato il sistema secondo una logica più moderna e razionale che però non può prescindere dal principio della “presa in cura” del paziente che lungo il difficile percorso della malattia non va soltanto curato ma anche accompagnato, assistito, informato, coccolato come se fosse uno della nostra famiglia, per garantirgli una migliore qualità della vita. In altre parole: ci vuole il massimo rispetto della persona umana.
Ovviamente approfondiremo la vicenda segnalata dalla signora con una rigorosa ricognizione su tutti i passaggi burocratici di questa vicenda per verificare se ci sono responsabilità individuali alla base di questi irragionevoli intoppi che hanno determinato l’allungamento dei tempi.
Al tempo stesso invito tutti i cittadini siciliani a segnalare, nel modo più dettagliato possibile, i casi di disservizi sanitari alla mail che abbiamo appositamente creato (comunicaresalute@regione.sicilia.it).
Io e Aspie viviamo in simbiosi. Per mio figlio che non è seguito da nessuno se non da gente che fa finta di seguirlo solo sulle carte… io sono educatrice, psicologa, neuropsichiatra, volontaria, avvocato, mamma, papà, amica tutor, insegnante di sostegno, assistente sociale, ricercatrice sulla Sindrome di Asperger, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. La mia difficoltà maggiore oltre a cercare di migliorare la sua autonomia e alcuni comportamenti non propriamente corretti, sta nel trovare delle attività che gli permettano di uscire di casa e di interagire con gli altri. Per stimolarlo cerco regolarmente tra tutti i programmi delle province di Rimini, Ravenna e Cesena (le piu’ vicine), eventi, mostre, seminari, corsi universitari, laboratori, manifestazioni, insomma qualsiasi cosa che sia attinente ai suoi interessi ristretti predominanti attualmente: la medicina e i videogiochi ( gli interessi che secondo la psicologa fantasma di Aspie dovrebbe abbandonare, e che invece secondo me sono da coltivare, anche perchè toglierli senza avere delle idee su come, e su cosa proporgli di alternativo, significa sottoporlo ad uno stress ulteriore di cui non ha bisogno, e si perchè questi cialtroni professionisti parlano e parlano, ma poi non sanno dare un mezzo consiglio utile e concreto ai genitori. Ma poi dico io, se sono interessi costruttivi ed interessanti ma perchè glieli volete togliere ? Ma perchè non si possono avere delle passioni ?). In Nord africa dove abitavamo non c’era nulla di adatto alle sue esigenze, in Italia non saranno qualificati sull’assistenza agli autistici, pero’almeno qualcosa da fare spendendo poco o talvolta niente si trova (le finanze sono quelle che sono). Attualmente Aspie svolge queste attività: un laboratorio per imparare a creare un videogioco attraverso dei software, un laboratorio di teatro con il gruppo di volontari di cui faccio parte, e in via del tutto eccezionale (perchè ha solo 12 anni) considerato il suo interesse per la medicina ci hanno accettato in questo corso per volontari del soccorso. Che dire, sono fiera di Aspie, che ogni giorno ci fa vedere la strada giusta, ci fa crescere, ci insegna ad apprezzare la diversità e ci arricchisce, non solo a me come mamma che sto insieme a lui quotidianamente, ma anche a tutte le persone che hanno la fortuna di incontrarlo e conoscerlo. E’ ragazzino straordinario e gli voglio tanto bene. Grazie di esistere Aspie.
Il direttore generale dell’Alta Autorità della salute (HSA), Dominique Maigne, ha smentito lunedi’ che le raccomandazioni della buona prassi in preparazione per la presa in carico dell’autismo e dei disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS) nel bambino e nell’adolescente vietano l’utilizzo dei metodi psicanalitici e del packing.
Il quotidiano Libération ha pubblicato nell’edizione di lunedi’ due estratti del progetto del rapporto che la HAS e l’agenzia nazionale di valutazione e della qualità degli istituti e dei servizi sociali e medico-sociali (Anesm) avrebbero reso pubblico martedi 6 marzo 2012.
Il quotidiano crede di sapere, citando due estratti del rapporto, che la HAS boccia le pratiche psicanalitiche e “vieta” il packing.
Il quotidiano citando il rapporto scrive “
In effetti, la HAS ritiene che “l’assenza di dati sulla loro efficacità e la divergenza dei pareri espressi non suggeriscono di arrivare alla conclusione della pertinenza degli interventi fondati sull’approccio psicanalitico, ne su quello della psicoterapia istituzionale” riguardo ai disturbi dello spettro autistico.
E sul packing scrive:
“Dopo un consulto giuridico l’Alta Autorità della salute ha affermato la sua opposizione formale all’utilizzo di questa pratica, ” Raggiunto dall’APM, Dominique Maigne ha detto che la prima citazione era corretta ma sarà certamente modificata nel rapporto definitivo e che la seconda citazione non era corretta. Ha aggiunto che l’HAS e l’Anesm sono organi scientifici che non hanno la vocazione di vietare.
Il documento in circolazione attualmente è una “bozza grossolana” approvata “da una forte maggioranza” dal comitato strategico d’orientamento dell’Anesm e dalla commissione delle raccomandazioni delle buone prassi dell’HAS, precisa.
E’ sottoposto ai membri del gruppo di lavoro e del comitato pilota, ossia “piu’ di una ventina di persone”, per la revisione. Le persone consultate possono chiedere delle modificazioni per iscritto che dovranno in seguito essere approvate dal collegio dell’HAS.
Sui metodi psicanalitici, il direttore generale della HAS indica che i paragrafi saranno certamente modificati, perchè una domanda è già stata inoltrata, per essere “meglio contestualizzata”, e insiste sul fatto che “quello che è non consensuale non vuol dire non raccomandato”.
” Il gruppo non ha potuto trovare un consenso sugli approcci analitici”, indica, riconoscendo il contesto “passionale” del soggetto. Ha detto che il lavoro di analisi della letteratura è stato portato avanti tenendo conto di queste controversie, con una scelta dei responsabili di progetto corrispondente alle “differenti scuole di psichiatria”.
Sul packing il rapporto provvisorio delibera:
“In assenza di dati relativi alla sua efficacità o alla sua sicurezza, a causa di questioni tecniche sollevate per questa pratica, e dell’indecisione degli esperti, in ragione di una estrema divergenza sul loro avviso, non è possibile concludere alla pertinenza d’eventuali indicazioni di avvolgimenti corporali umidi (detta packing), anche ristrette a un ricorso estremo ed eccezionale. La HAS e l’Anesm si sono formalmente opposte all’utilizzazione di questa pratica fuori dal protocollo di ricerca autorizzato rispettando la totalità delle condizioni definite dall’Alto consiglio di sanità pubblica (HCSP).
Il resoconto attuale del rapporto conclude ad un’utilizzazione unicamente nel quadro del protocollo di ricerca autorizzato- quello che l’HCSP avevastabilito nel 2010.
Allo stato attuale dei lavori, la conferenza stampa è confermata per il 6 marzo, indica Dominique Maigne.
La HAS e l’Anesm hanno cominciato a lavorare nel 2009 su queste raccomadazioni, e una prima versione è stata sottoposta a consultazione pubblica a metà 2011.
Alcuni l’hanno già qualificata come una “Bomba clinica”. Un rapporto dell’Alta Autorità della salute (HAS) che verrà pubblicato i primi di marzo, e consultato dal giornale Libération, rifiuta il ricorso alla psicanalisi nella presa in carico dell’autismo. Per via, “di una mancanza di dati ” sull’efficacità di queste pratiche.
“Catastrofica”, “revisionista”, “arcaica”, sono i termini utilizzati per descrivere l’ultima posizione dell’Alta Autorità della salute (HAS) riguardo all’autismo. E per colpa, di un rapporto sulle raccomandazioni delle buone prassi della presa in carico di questo disturbo, di cui la pubblicazione è prevista per l’8 marzo, gli esperti rifiutano il ricorso alla psicanalisi. Or dunque, questa disciplina ha sempre avuto un ruolo chiave per tentare di comprendere questo enigma umano. ” E’ come se avessimo adottato collettivamente un passo autistico, ha detto uno dei responsabili del centro di risorse per l’autismo, citato da Libération. Come se avessimo decretato la fine dell’incoscienza”.
Un altro punto di frizione tra l’autorità della salute e l’ambiente psicanalitico, il divieto del packing, pratica che consiste nell’avvolgere in un panno umido un bambino, a in piu’ riprese senza riscaldamento. “Dopo un consulto giuridico l’Alta Autorità della salute ha affermato la sua opposizione formale all’utilizzo di questa pratica, ” indica il documento che Libération si è procurato.
In effetti, la HAS ritiene che “l’assenza di dati sulla loro efficacità e la divergenza dei pareri espressi non suggeriscono di arrivare alla conclusione della pertinenza degli interventi fondati sull’approccio psicanalitico, ne su quello della psicoterapia istituzionale” riguardo ai disturbi dello spettro autistico.
Un’analisi che, scatena la rabbia e l’incomprensione di una parte di professionisti della salute, e invece è ben accolta da alcune associazioni di genitori.
Questi ultimi chiedono da diversi anni di rompere i legami tra l’autismo e la psichiatria a beneficio degli approcci educativi e comportamentali.
L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, autistica, parla della presa in carico. Seconda parte
Uno sviluppo differente
Esistono ancora dei casi, dove le cause dell’autismo sono sconosciute, ma, nel mondo intero, i ricercatori sono d’accordo nel riconoscere l’origine genetica dell’autismo al 90% e il 10% viene attribuito a fattori ambientali, che non implicano motivi psicosociali, ma piuttosto sono da imputare a lesioni sopraggiunte alla nascita, etc. Se un bambino nasce con una lesione cerebrale o soffre di una tale lesione dalla nascita per via di un’ infezione, questo vuol dire che la struttura del suo cervello è differente e che dovrà utilizzare delle zone del cervello per delle attività per le quali non sono state concepite, e non passerà attraverso le stesse fasi di sviluppo come gli altri bambini.
Penso che, fino ad ora, la maggior parte delle persone sia daccordo con me. Tuttavia, l’errore commesso a questo punto da numerose persone dotate di un bagaglio psicodinamico/psicoanalitico e di pensare che il bambino sviluppi dei “deficit” in questi settori e che, verosimilmente, sarà benefico per lui “ritornare indietro ” e correggerli. E’ ugualmente sbagliato credere, che gli esseri debbano svilupparsi psicologicamente secondo un certo ordine, e particolarmente in materia di relazioni. Quelli che ne sono convinti non hanno capito ne lo sviluppo normale ne che lo sviluppo psicologico dell’individuo dotato di psichismo fondalmentalmente differente puo’ essere completamente parallelo senza mai operare d’intersezione.
Alcuni di voi potrebbero sussultare a questa evocazione. Ma perchè questo pensiero è cosi’ orribile ? Probabilmente perchè se il principio è avvalorato, voi non lo capite piu’, perchè non corrisponde alla vostra visione attuale del mondo. Tuttavia, voi sapete che se oserete andare al di là della costrizione delle vostre idee voi crescerete e imparerete cose nuove. Allora, quale è il problema? Puo’ essere quello che nessuno ha espresso, l’impressione di avere indotto le persone in errore in passato, e di averle mal capite e mal interpretate. Si tratta di un giudizio scomodo di cui l’impatto non deve essere sottovalutato, sebbene numerose persone rompendo l’utilizzo di terapie e di sostegno socio-psicologico sentono di poterlo gestire.
Spesso, le teorie psicodinamiche prendono la carica di “mentore”, un sistema dove il vostro terapeuta diventa il vostro professore e per conseguenza il rappresentante di una certa scuola di pensiero e dunque dove voi scegliete di farvi consigliare in funzione di questa teoria. Pertanto, accettare e capire cio’ che è scritto in questo articolo puo’ comportare la necessità di disimpegnarsi da questa “famiglia” e rischiare di perdere una parte del vostro senso di appartenenza. Questo atteggiamento richiede del coraggio.
La teoria della relazione d’oggetto (o scuola della relazione d’oggetto) non è pertinente
Per quanto riguarda la teoria della relazione d’oggetto, a titolo illustrativo, bisogna realizzare che non è applicabile alle persone che non presentano dei disturbi pervasivi delle funzioni cerebrali , come per esempio l’autismo o la sindrome di Asperger. In fatto che non ho integrato alcuna rappresentazione d’oggetto non ha in alcun caso indotto i problemi che questa situazione genererebbe in altri individui. Non ho mai sentito il bisogno fondamentale di vicinanza verso gli altri individui, o almeno, non nella stessa misura. Il fatto di non aver mai integrato alcuna rappresentazione d’oggetto non significa necessariamente che le mie rappresentazioni siano disintegrate ! Cosi come si potrebbe dire che non ho alcuna rappresentazione d’oggetto, allora si potrebbe dire che le mie rappresentazioni di oggetto sono estremamente bene integrate e queste due dichiarazioni sarebbero ugualmente vere o false. Per capire meglio bisogna superare la teoria della relazione d’oggetto. Io non sono affatto nata con questa struttura, non piu’ di quanto ne abbia bisogno. E questo non significa necessariamente che la mia vita non sia soddisfacente, ma è semplicemente differente. Apprezzo tante cose nella vita e, come altre persone autistiche, voglio essere rispettata e considerata per quello che sono.
Quando cercate di applicare su di me o altre persone che presentano la stessa disabilità delle teorie psicodinamiche, trovo cio’ offensivo come quando 100 anni fa, le persone guardavano un ragazzo con leggeri disturbi dello sviluppo e 34 credevano che il suo stato fosse imputabile a masturbazioni eccessive. Nella calca, pensavano che le persone epilettiche erano nevrotiche. La percezione della società verso gli individui e comportamenti anormali sembra alle volte evolvere lentamente, e altre volte invece rapidamente. Atteggiamenti che consideriamo obsoleti hanno prevalso fino a poco tempo fa. Per esempio negli anni 70, l’omosessualità era considerata come una malattia psicologica e anche negli anni 80 persone sorde la cui disabilità era latente sono state rinchiuse in unità psichiatriche.
E’ vostra responsabilità cambiare il modo in cui l’autismo viene visto.
Perchè le teorie psicodinamiche non devono essere utilizzate durante terapie con clienti che presentano disturbi dello spettro autistico
– Il terapeuta puo’ perdere il controllo degli strumenti terapeutici come il transfert/controtransfert in ragione della maniera interamente differente con cui le persone autistiche interagiscono. Questa situazione si verifica generalmente senza che il terapeuta capisca di aver perso il controllo. (L’effetto si manifesta alle volte perchè il terapeuta assimila un controtrasfert difficile, per esempio, dei sentimenti di disgusto verso il cliente).
– Nel ambito dei paradigmi dove queste teorie sono utilizzate, la conoscenza del movimento di difesa delle persone handicappate si rivela mediocre. La sensibilizzazione all’importanza di sviluppare un’identità positiva della disabilità manca, per esempio il fatto di avere come modelli positivi persone autistiche piu anziane. Vi è anche una mancanza di discussione etica per determinare se la maniera utilizzata per allacciare delle relazioni, debba essere percepita come “la migliore”.
– Ci sono numerose segnalazioni provenienti da persone autistiche ad alto funzionamento vittime di dannosi trattamenti e di pregiudizi o aventi l’impressione di non essere ascoltate ne capite durante i trattamenti psicodinamici. Nella pratica, tutti i casi che passano con “successo” sono fondati su dei rapporti che presentano unicamente il punto di vista soggettivo del terapeuta.
– Le teorie psicodinamiche non sono state elaborate per le persone che presentano psichismi radicalmente differenti in piu’ gli strumenti basati su queste teorie non sono stati concepiti per questo fine. Questo significa che la teoria della relazione d’oggetto molto popolare in Svezia, non si applica. Lo stesso principio vale per le interpretazioni simboliche o l’utilizzazione delle teorie sulla proiezione e i meccanismi di difesa. Molti psicoterapeuti non riconoscono questo punto di vista e credono di sapere cio’ che accade, come traspare da numerosi racconti officiali e non di persone autistiche e dei loro genitori, quando in realtà non ne hanno la minima idea !
Vogliate notare che questo non significa che la vita privata delle persone autistiche è insignificante ne che possono trarre vantaggio (se dispongono di un alto livello di funzionamento appropriato/QI) da un sostegno socio-psicologico. Questo significa che il consulente deve ignorare gli strumenti e le teorie psicodinamiche suddette e concentrarsi invece sui sentimenti, i pensieri e le azioni ad un livello piu’ concreto. Questo implica che il terapeuta disponga di un livello di conoscenza dell’autismo ( e delle disabilità, piuttosto che delle malattie) appropriato, aggiornato e dettagliato. E’ anche importante riconoscere che non è, e non dovrebbe essere l’autismo ad essere trattato con il consueling (assistenza socio-psicologica), ma le sindromi secondarie o il fatto di vivere con autismo. Questo puo’ essere comparato al sostegno per persone sorde o cieche, non si puo’ pretendere che sentano o vedano meglio come risultato del loro trattamento, ma bisogna vegliare affinchè possano affrontare al meglio la loro esistenza, un’esistenza che integra una disabilità presente nella loro vita.
Finalmente il primo articolo sulla stampa italiana che parla di quello che sta succedendo in Francia (dopo gli articoli che ho tradotto io in questo sito).
C’è per caso del marcio anche in Francia? Parrebbe di sì, a legger la sentenza con cui, il 26 gennaio scorso, il tribunale di Lille ha condannato Sophie Robert, regista del documentario Le mur – La psychanalyse à l’épreuve de l’autisme, a risarcire per circa 50mila euro tre psicoanalisti intervistati nel filmato, e ha messo al bando l’opera su tutto il territorio francese. Infatti, la decisione non è solo un odioso attacco alla libertà di espressione, condotto con argomenti che offendono la logica e la trasparenza del diritto. Verosimilmente si tratta anche di un atto politico. Perché cade all’inizio dell’anno in cui l’autismo è stato dichiarato dal primo ministro francese «Grande Cause Nationale 2012».
Un modo per prender di petto la questione, dopo la presa d’atto degli scarsi risultati ottenuti con il «Plan autisme 2008- 2010», e dopo l’azione di un gruppo di deputati dell’Assemblea Nazionale, che ha sottoscritto un rapporto dove si dice che i bambini che vengono al mondo con diverse forme di autismo in Francia hanno un destino peggiore che nel resto del mondo civile. Un mondo dove, oggi, si stima che un bambino ogni 110 sia colpito da questo spettro di disturbi.
Già 8 anni fa il Comitato europeo dei diritti sociali e il Consiglio d’Europa denunciarono la Francia perché non forniva ai bambini affetti da autismo e ai loro familiari le migliori cure, visto che nei Paesi anglosassoni e nordeuropei oltre i due terzi di questi bambini frequentano le scuole, mentre in Francia la percentuale è limitata a poco più di un terzo.
Da cosa dipende il ritardo francese? Semplicemente dalla perniciosa influenza, culturale e politica, della psicoanalisi. In modo particolare, degli esponenti di una delle sette psicoanalitiche più insidiose, cioè il lacanismo.
Il documentario, che riprende nel titolo una famosa raccolta di racconti di Jean-Paul Sartre, è stato prodotto in collaborazione con l’associazione «Autistes sans frontières». Fu proiettato per la prima volta il 7 settembre 2011, e poco più di un mese dopo, tre psicoanalisti intervistati intrapresero una causa legale contro la regista e la casa di produzione, sostenendo che le loro interviste erano state tagliate e quindi manipolate dalla regista.
Operazione mamma coccodrillo Geneviève Loison
Lo scopo della Robert è di far luce sul perché in Francia le diagnosi di autismo sono tardive e i trattamenti inadeguati: il che aggrava le sofferenze di pazienti e famiglie. Le 27 interviste raccolte mettono a nudo le insensatezze della psicoanalisi, e quindi la sua dannosità se usata per diagnosticare e trattare un disturbo neurologico con basi genetiche, qual è l’autismo, che dipende da un’organizzazione disfunzionale del cervello che pregiudica lo sviluppo delle capacità di cognizione sociale. La Robert, che è stata ringraziata dal primo ministro francese, cerca di far capire ai francesi, soprattutto ai famigliari dei bambini autistici, che subiscono anche intimidazioni e ricatti, che l’emergenza autismo dipende dal fatto che tra gli psichiatri di quel Paese persistono assurde idee sulle cause del disturbo.
Ignorando persino i pronunciamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, gli psicoanalisti francesi si ostinano a parlare di una psicosi causata da un’eccessiva freddezza della madre nei confronti del bambino, già in utero e/o dopo la nascita. Con quali prove sostengono questa ridicola tesi? Nessuna. Solo il dogma inventato negli anni Sessanta da discutibili personaggi: si tratti di Lacan, che spiegava l’autismo con il concetto di «madre coccodrillo», invadente e castrante, o di Bettelheim con l’allucinatoria immagine della «fortezza vuota», per definire i bambini autistici, e della «madre frigorifero», per spiegare la malattia riconducendola a un disturbo del rapporto emotivo madre/bambino, all’origine del quale vi sarebbe appunto la «frigidità» materna. E’ evidente…..continua a leggere su
L’autismo e la psicanalisi: Gunilla Gerland, autistica, parla della presa in carico. Prima Parte
Fino a poco tempo fa, l’autismo era considerato come un handicap orfico, seppellito sotto miti e idee sbagliate. Pero’, molti di noi che presentano questa condizione non lo giudicano cosi’ specificatamente misterioso. Problematico, certo, alle volte difficile, ma a malapena misterioso.
Siamo stati associati a bambini chiusi in “campane di vetro”, “belli, ma inaccessibili”, che hanno subito una sequela di esperienze orribili per diventare cosi’ visibilmente indifferenti al mondo che ci circonda, come è il caso di molti tra noi. Abbiamo titillato l’immaginazione della gente e ispirato un grande numero di teorie condivisibili o meno su di noi. Non conosco nessuna disabilità, a parte la mia, a proposito della quale tante persone pretendono di possedere delle “conoscenze” e si sentono abilitate a formulare opinioni pur essendo disinformate. Questa situazione è estremamente frustrante e in piu’, è all’origine della diffusione capillare di un modo sbagliato di trattare delle persone autistiche, in particolare gli autistici ad alto funzionamento. E alle volte, è terminata nella prescrizione di dannosi trattamenti.
Ho incontrato un numero incalcolabile di psicologi e di psicoterapeuti che pretendevano di conoscere le problematiche legate all’autismo, ma una volta messi alla prova, ho constatato che non avevano piu’ letto nulla dopo Bettelheim e avevano incontrato qualche bambino autistico negli anni 60 e 70. Questa piega delle cose è senza dubbio comprensibile, perchè l’autismo è una disabilità che sembra impenetrabile alle persone cosidette normali. Pero’, quello che è incomprensibile e imperdonabile è la maniera in cui il sistema trascura le persone autistiche oggi. E questo fallimento consiste in una deviazione del pensiero da parte di persone formate con il metodo psicodinamico e della psicanalisi, che scelgono di non vedere e non sentire lo stato attuale delle conoscenze sull’autismo.
Le cause dell’autismo sono unicamente biologiche
Man mano, e in misura in cui la società riconosceva e diagnosticava meglio l’autismo e la sindrome di Asperger (una forma di autismo), sempre piu’ giovani e adulti fornivano dei racconti autobiografici sulla loro disabilità. Delle opere e degli articoli sono stati pubblicati e delle conferenze organizzate. Noi abbiamo descritto che cosa volesse dire sentirsi incompresi e fraintesi, e che cosa volesse dire vivere con un sistema nervoso che non funziona normalmente, o cosa significa sentirsi differenti. Per tutti noi, è palese che le cause dell’autismo sono biologiche. Non di meno, come tutto il resto della popolazione, le persone autistiche sono cresciute in differenti famiglie. Alcuni di noi hanno genitori meravigliosi e si evolvono in ambienti sociali favorevoli; altri non hanno questa fortuna. Questo stato dei fatti puo’ aver influito sulla nostra personalità in modi differenti, ma non ha niente a che vedere con la nostra disabilità.
Una persona autistica come una persona con trisonomia 21, puo’nascere in una famiglia qualsiasi.
Di conseguenza, è inutile e seccante trattare i sintomi associati all’autismo per mezzo di terapie incentrate sulla situazione famigliare o interpretare questi sintomi come delle parti d’altro che non siano un’ indicazione di un disturbo del sistema nervoso/cerebrale d’origine genetica e acquisito all’inizio dell’esistenza.
Molti di noi che sono autistici ad alto funzionamento sono stati analizzati in virtu’ del modello psicodinamico/psicoanalitico, spesso da terapeuti ben intenzionati, ma la maggior parte di loro non ne ha tratto alcun beneficio, molti si sono sentiti danneggiati e alcuni sono stati offesi.
Naturalmente, noi possiamo presentare dei problemi “in piu” della nostra disabilità, ma siccome la nostra modalità di funzionamento è fondamentalmente diversa, tutte le persone desiderose di aiutarci devono imperativamente famigliarizzare con lo psichismo dell’autismo. E per ottenere questo tipo di conoscenze, bisogna mettere da parte tutte le teorie tirate su dalla psicologia dello sviluppo e tentare di raggiungere una comprensione della maniera di pensare e di ritenersi delle persone autistiche. E il modo migliore di arrivarci consiste naturalmente nell’ascoltare e leggere i racconti dei giovani e degli adulti con questa disabilità.
La nostra realtà è negata
Il fallimento a cui mi riferisco verosimilmente si sta riproducendo qui adesso, mentre sto scrivendo il mio articolo. Sto mettendo davanti ai vostri occhi queste informazioni, ma alcuni di voi decideranno di non togliere i loro “occhiali psicodinamici” perchè sono incollati al loro naso. In questo preciso istante sento che voi negate la nostra realtà, che ci ignorate, e che non siamo autorizzati ad esistere se non ci conformiamo alle vostre teorie.
In passato, ho paragonato le teorie psicodinamiche al racconto di Cenerentola. Ho scritto: “La teoria psicodinamica offre una forma di speranza che sembra essere vitale agli adepti convinti; la promessa di una fiaba per adulti dove si attribuisce al terapeuta il ruolo della fata buona. Ma se il paziente presenta un disturbo dello spettro autistico che, essenzialmente è il risultato di un danno al sistema nervoso, questa persona non andrà mai al ballo e non incontrerà il suo principe. Cosi’, il terapeuta non puo’ sparire allo scoccare della mezzanotte senza avere la sensazione d’avere compiuto con successo la sua missione di fata buona. Immagino che “la fata buona farà fatica a gestire questa situazione e per conseguenza semplicemente non riconoscerà la nostra realtà”.
Ora, vorrei fare un passo avanti in questo confronto affermando che gli psicologi/psicoterapeuti si danno spesso il ruolo di “matrigna”. Preferiscono tagliare il tallone o un dito del piede al loro paziente per farlo entrare nella scarpa (vale a dire le loro teorie). Tale è l’ardore di un terapeuta di trasformare il suo paziente in “principessa” col fine di aiutalo/curarlo/salvarlo grazie all’approccio che il terapeuta è stato addestrato a seguire.
Sono interessata alla psicologia, conosco abbastanza bene le teorie psicodinamiche e so molte cose sull’autismo che molti di voi non conoscono. In primo luogo, perchè vivo personalmente questa condizione, e secondo, conosco numerosi bambini e adulti autistici, alcuni ad alto funzionamento, e altri che presentano disturbi dello sviluppo. Spero che vi fiderete di me, perchè so di cosa sto parlando, togliete gli occhiali forniti dalla vostra formazione teorica e ricominciate da capo. Rileggete di nuovo questo articolo e forse oserete esplorare nuovi pensieri, pensieri che non avreste mai avuto prima.