Autismo: Ragazzo autistico si suicida, la famiglia chiede piu’ comprensione verso la Sindrome di Asperger

Eric, foto tratta da FB

La grande ironia della disabilità di Eric Kisly erano le sue qualità che avrebbero fatto di lui un impiegato modello. Inquadrato. Onesto. Lavoratore. Intelligente. Eric Kisly, 23 anni aveva una forma di autismo che viene chiamata la Sindrome di Asperger. In una lettera che ha lasciato ai suoi cari, Kinsly descrive le difficoltà che aveva per trovare un lavoro. “Odio dire questo, ma quando leggerete questa lettera io saro’ già morto”, Kisly ha scritto” .

La mattina del 16 giugno 2012, Kisly si è buttato sotto un treno di pendolari lungo la tratta Harvard-Woodstock. Indossava l’abbigliamento per un colloquio di lavoro, pantaloni, camicia e cravatta. “Ho pensato che fosse al piano di sopra” ha detto la madre, Linda Kisly. Quando la polizia è arrivata alle 9 per comunicarmi cio’ che era successo ho detto ” No, la macchina è la fuori” e invece ho guardato e la macchina non c’era piu’.

” Allora ho capito di averlo perso “.

La Sindrome di Asperger è un disturbo dello sviluppo caratterizzato dall’incapacità di gestire le emozioni o interpretare ruoli sociali. E’ caratterizzata da rituali ripetitivi, stereotipie, interessi ristretti, un linguaggio particolare, ipersensibilità alle luci e ai suoni. La Sindrome di Asperger è raggruppata nei disturbi dello spettro autistico e viene considerata una forma di autismo lieve.

Eric Kisly  aveva la Sindrome di Asperger. Era un fan dei Green Bay Packer (rugby). Preferiva indossare solo magliette gialle e beveva Sunkist soda.  Socialmente, lottava molto per avere delle amicizie.

I tratti della Sindrome di Asperger vengono scambiati per maleducazione, inadeguatezza sociale oppure stranezza. Cio’ ha reso Kisly un facile bersaglio per i bulli a scuola. Era impossibile riuscire a regolare il tono della sua voce e spesso Kinsly durante i colloqui di lavoro parlava a voce alta.

” Se le persone non avessero giudicato i suoi capricci bizzarri alla prima impressione, forse Eric avrebbe avuto una vita piu’ facile”, racconta Laurent Kisly, sua sorella. “Ma la gente purtroppo non era in grado di capire i comportamenti particolari di mio fratello”.

La  continua ricerca di un lavoro l’aveva indebolito psicologicamente ed aveva abbassato la sua autostima.

Erick Kisly nella sua lettera di addio ai famigliari ha scritto ” Se non riesco a convincere me stesso, come possono convincere un datore di lavoro?”.

Come altri ragazzi con la Sindrome di Asperger, Eric Kisly aveva un’intelligenza superiore alla media, e si era laureato con lode nel 2011  Michigan Technological University in ingegneria civile.

Ma tutti i libri del mondo non sono riusciti a prepare Eric Kisly per un mercato del lavoro già estenuante e difficile per i laureati che non hanno problemi nei contesti sociali.

Rudy Simone ha scritto un libro sugli Asperger, o Aspies, e il mondo del lavoro.

” Abbiamo bisogno che la gente comprenda la Sindrome di Asperger, perchè stiamo combattendo una battaglia  contro persone che ci giudicano sotto una lente neurotipica” , dichiara Simone che ha scritto tre libri sulla Sindrome di Asperger. “E’ come dire a un cane che si deve comportare come un gatto”.

Nel suo libro  “Asperger’s On The Job,” Simone,  scrive che fino all’85% delle persone con la Sindrome di Asperger sono disoccupate. Hanno difficoltà a leggere le espressioni facciali e a comprendere le frasi durantelo svolgimento di incarichi.

“ Magari vivessimo in una società dove viene apprezzata l’onestà, l’integrità, la volontà nel lavoro, l’etica, l’intelligenza, che mette a fuoco questi tratti al di là delle chiacchere, e dell’idea dell’essere per forza normale. Purtroppo nel mondo del lavoro le abilità sociali e il gioco di squadra valgono molto di piu’ del pensiero creativo ed indipendente”, dichiara Simone .

“NON SIAMO IL SI DELL’UOMO” . ” E SIAMO QUI PER DIRE CHE IL RE E’ NUDO”.

L’incidenza della Sindrome di Asperger non è stata calcolata esattamente, il National Institute of Neurological Disorders and Stroke stima circa che dai 2 ai 6 bambini su 1000 nascono con questo disturbo. 

La Sindrome di Asperger va di pari passo con la depressione e alcune malattie mentali, affermano gli esperti anche se non esistono documentazioni rilevanti.

“Le persone con la Sindrome di Asperger sono molto intelligenti, e capiscono come dovrebbe essere una vita normale o a cosa dovrebbe assomigliare”, spiega  Cindy Sullivan, direttrice dell’ Options and Advocacy. “ E se non riescono a raggiungere quell’idea di normale, a volte si fanno prendere dalla depressione e dallo sconforto”. Options and Advocacy gestisce un gruppo di sostegno all’autismo coordinato da Winter Noe.

Travis Hafford  affianca Noe come specialista per il programma autismo. Ha 32 anni e gli è stata diagnosticata la Sindrome di Asperger in età adulta. Hafford fa due lavori part-time e sta tentando di prendere la seconda laurea. Parla rapidamente, ha una grammatica impeccabile ed un vocabolario vasto. Non mantiene il contatto oculare.

“Capisco cosa puo’ aver provato Eric, ho avuto le sue stesse sensazioni”, è terribile quando qualcuno non ti da una chance”, dice Hafford.

Avendo lavorato per anni nel mercato della vendita al dettaglio, la sua intelligenza veniva sempre messa in discussione. Ha ammesso che serve piu’ disciplina da parte dei non-aspie, spesso la Sindrome lo faceva sentire inadeguato e suscitava in lui forti sentimenti di aggressività e ansia.

Dopo cinque anni dalla diagnosi, Hafford ha imparato a controllare i sintomi e gli sfoghi emotivi. Come molti adulti Aspie, non mostra segni evidenti della sua lotta. “Solo perchè hanno un aspetto gradevole esteriormente non significa che si sentano gradevoli  all’interno”, spiega Noe.

Spesso la Sindrome di Asperger viene scambiata con altri tipi di disordine, e questo rende difficile identificare i soggetti per dirigerli verso una disabilità che rientra nei disturbi dello spettro autistico.

Non esiste una cura per la Sindrome di Asperger. I medici consigliano di intervenire subito quando il bambino presenta i primi sintomi del disordine, mettendo in atto adeguate strategie e terapie che dovrebbero proseguire fino all’età adulta, spiega Noe.

“Man mano che i bambini crescono, le relazioni sociali diventano piu’ complesse. E se la Sindrome di Asperger non viene identificata e trattata, i bambini Asperger possono manifestare problemi comportamentali”, spiega Noe. “Possono anche soffrire per la mancanza di relazioni intime”. ” Non è vero che le persone con la Sindrome di Asperger non amano socializzare, è un termine improprio, semplicemente non sanno come iniziare”.

Nella stanza di Erick Kisly è rimasta una torre di lattine vuote di Sunkist soda accatastate sulla sua scrivania. Sua madre non ha il coraggio di spostarle.

Le ferite sono aperte. Sono passate solo tre settimane dalla morte di Eric e dalla lettera di addio con le sue ultime parole. Eric apriva tutte le lattine senza rompere il sigillo facendole apparire come nuove appena uscite dalla confezione, spiega Linda Kisly. Il suo sguardo si rivolge verso una pila di magliette gialle, ne prende una e la stende, è piena di buchi e strappi. Quella pila di t-shirts resterà li al suo posto.

Al funerale di Eric si poteva intravedere un mare di magliette gialle.

“Non potremo mai capire fino il fondo tutto il dolore che ha provato Eric durante la sua vita, spero e prego che non stia piu’ attraversando momenti difficili”, ha detto Laurent Kinsly.

Tradotto  e riadattato da Mondo Aspie, fonte: NWERALD.COM

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Poste italiane e l’autismo

Stamattina passando davanti ad una Posta ho trovato questo scontrino e per l’ennesima volta mi sono sentita presa per il culo.

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che riabilito Aspie al domicilio ogni giorno ? .

– Perchè non me li danno a me  i 40 euro visto mi sto formando da sola sull’Autismo e la Sindrome di Asperger, e ho aperto pure un sito per condividere la mia esperienza e le informazioni che nessuno ci da con altri genitori ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che sto facendo ricerca da sola ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che per sensibilizzare  le persone sull’autismo e la Sindrome di Asperger corro le maratone e mi sponsorizzo da sola ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che non riesco a trovare un lavoro perchè devo assistere Aspie, considerato che i servizi non esistono e la scuola mi telefona per andare a prenderlo ?

– Perchè non me li danno a me i 40 euro visto che mi servono i soldi per pagare gli avvocati per denunciare la scuola, le istituzioni, etc, etc, e i tutti quei “professionisti” incompetenti che danneggiano e lucrano sui nostri figli ?

L’autismo colpisce 1 bambino ogni 100 nati ed ha un impatto drammatico sulla vita dei malati e dei loro familiari e amici. Basti pensare che si giunge alla diagnosi al termine di “viaggi della speranza”. La durata media di vita di un soggetto autistico non è significativamente diversa da quella di chiunque altro, per cui il bambino autistico diventa prima un adulto autistico e poi un anziano autistico non auto-sufficiente, motivo di grande angoscia per i genitori che si chiedono “Che sarà di lui quando noi non ci saremo più?”.

Come sostenerci: potresti contribuire finanziando 1 seduta di terapia riabilitativa domiciliare per un bambino autistico del valore di 40 euro.  

Qui trovate l’iniziativa e il resto della presentazione

                

Sanità: Spreco di soldi pubblici per vaccini pericolosi e inutili, la Corte dei Conti convoca il Codacons

SANITA’: LA CORTE DEI CONTI CONVOCA IL CODACONS PER LO SCANDALO DEGLI SPRECHI NEI VACCINI

MAGGIORE SPESA ANNUA PARI A 114 MILIONI DI EURO PER VACCINI INUTILI E PERICOLOSI. INFORMATA ANCHE LA PROCURA DELLA REPUBBLICA

La Corte dei Conti ha convocato per oggi il Codacons in merito allo scandalo dello spreco di soldi pubblici per vaccini pediatrici inutili se non addirittura pericolosi.
In Italia – spiega l’associazione – i vaccini obbligatori, contrariamente a quanto ritenuto dalla stragrande maggioranza dei genitori di bambini in età pediatrica, sono solamente quattro, cioè: 1- antidifterite, 2- antitetanica, 3 – antipoliomelite, 4 – antiepatite virale B.
A stabilirlo è il D.M. 7 aprile 1999, che individua anche i vaccini “non obbligatori” (l’antimorbillo-parotite-rosolia (MPR) 2 – la vaccinazione contro le infezioni invasive da Haemophilus influenzae b; altri vaccini non obbligatori spesso iniettati ai bimbi in età pediatrica sono l’antimeningococcica, l’antiparotite, l’antirosolia, etc…)
Tuttavia nelle ASL – denuncia il Codacons – anziché informare correttamente i genitori in merito alla disciplina legislativa sui vaccini obbligatori per legge e quindi effettuare solamente i quattro vaccini obbligatori ai bambini in età pediatrica, viene fornito ed iniettato ai piccoli un nuovo vaccino esavalente che contiene anche due vaccini facoltativi ossia pertosse ed infezioni da Haemophilus influenzale di tipo b.
Non sono disponibili in unica soluzione solamente i quattro vaccini obbligatori! Ciò appare gravissimo soprattutto perché sembra che la somministrazione polivalente dei vaccini (siano essi in unica formulazione o somministrati l’uno dopo l’altro in un’unica seduta vaccinale), come ovviamente accade a maggior ragione con la somministrazione dell’esavalente,  può comportare danni da sovraccarico e choc del sistema immunitario.
Sul fronte economico, la procedura comporta un evidente spreco di soldi pubblici a carico del SSN, che deve acquistare e somministrare 6 vaccini anziché i 4 previsti dalla legge. La maggiore spesa a carico della collettività è pari a 114 milioni di euro all’anno.
Il Codacons, che oggi illustrerà la questione alla Corte dei Conti, ha già inviato un esposto alla magistratura contabile, al Ministero della Salute e alla Procura della Repubblica di Roma, denunciando i fatti alla luce del possibili reati di truffa e abuso d’ufficio, e chiedendo di accertare il comportamento dell’AIFA Agenzia Italiana del Farmaco, essendo l’ente che autorizza nel paese la commercializzazione dei vaccini esavalenti oggi utilizzati nelle ASL Italiane.
Mercoledi’ 27 giugno 2012     Fonte: Codacons

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Autismo e bullismo: Mamma pubblica soprusi subiti dalla figlia (Video)

La mamma di una vittima di bullismo affetta da autismo, ha divulgato un video-denuncia che mostra le violenze subite dalla figlia.

Belgio: Ridono di lei, la strattonano, le tirano i capelli e la prendono a schiaffi: questo è quanto subito da Kayleigh, una tredicenne vittima di bullismo da parte di suoi coetanei mentre è in attesa dell’autobus. Il video, che riprende le angherie, ha fatto il giro del web e a divulgarlo è stata proprio la mamma della ragazzina, come atto di denuncia per il trattamento che sua figlia, affetta da una forma di autismo, è costretta a sopportare ogni giorno. Parallelamente, la donna ha presentato una denuncia alla Polizia. 

Il bullismo è una piaga sociale spesso dalle conseguenze catastrofiche: troppe volte la cronaca ci informa di vittime che, esasperate, si tolgono la vita. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello di Fiona Geraghty, impiccatasi a 14 anni perché presa di mira dai coetanei per il suo peso. 

Secondo uno studio condotto presso la Warwick Medical School in Inghilterra e pubblicato sulla rivista “Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry”, i bambini vittime di bullismo hanno una probabilità 6 volte maggiore rispetto a quelli non toccati dal problema di pensare al suicidio.

Proprio a causa della crescente correlazione tra bullismo e suicidio, è stato appositamente coniato un nuovo termine (da Neil Marr e Tim Field): bullycide, che è il suicidio di colui che è stato vittima di bullismo.

 Tratto da: Net1news.org

La disabilità non va in vacanza: storie di quotidiane vergogne italiche

Mi sono identificata molto nei racconti di questa mamma e credo di non essere l’unica !

Come farei senza le mail di Queen Ann. Pian piano si è costruita un’amicizia virtuale. Adoro lo stile diretto e pratico di questa donna dal carattere forte. Leggete con me questa sua lettera e ditemi cosa ne pensate.

La scuola sta per finire, aspettiamo gli scrutini e gli esami, salutiamo tutti e andiamo in vacanza. E il disabile? Per il disabile e sua madre la faccenda è diversa: può essere la fine di un incubo o il riposo dopo la battaglia.

Una premessa: i disabili devono essere inseriti nelle scuole normali, hanno l’obbligo di frequenza fino a 18 anni anziché fino a 16, hanno una insegnante di sostegno (che ha fatto corsi particolari e alcuni conoscono il linguaggio dei segni per i sordi e il Braille per i ciechi) che non è tutta per loro ma “di sostegno alla classe”. Poi c’è la figura dell’Assistente Educativo Comunale o Aec, pagato dal Comune, che si occupa delle necessità fisiologiche del disabile, lo accompagna a ricreazione e in palestra, si occupa di libri, zaini e merende e interviene al bisogno. Per taluni disabili è previsto un programma di studio adattato a loro che si chiama Piano Educativo Individuale, compilato dall’insegnante di sostegno in accordo con tutti gli altri professori. I rapporti con la famiglia vengono tenuti con tre riunioni annue di Gruppo Lavoro Handicap. Tutto bello vero! vero? No. Ne succedono di belle che vale al pena raccontare.

Cominciamo dalle elementari. Il modulo con due insegnanti e il tempo pieno, laddove c’è, sembra funzionare. Le insegnanti di sostegno sono in buona parte tutte laureate in pedagogia, specializzate in didattiche particolari; i compagni di classe, ancora nella beata infanzia, non si fanno troppi problemi con il disabile e la cosa va. Però… Molti disabili non possono frequentare tutte le ore di scuola perché di solito hanno una fitta agenda di impegni da far invidia a Merkel e a Obama messi insieme: riabilitazione motoria, visiva, uditiva, respiratoria, del linguaggio, idroterapia, ippoterapia, interventi chirurgici alle anche, ai tendini, agli occhi, allo stomaco, alla spina dorsale, visite di controllo, visite legali ASL etc etc.

Molti bambini fanno quindi un orario ridotto per cui imparano quello che possono e quando possono. Gli insegnanti elementari cadono dal pero. “Non ha fatto tutti i compiti? Ma, signora mia, cosa fa allora nel pomeriggio?” Non rispondete, arrotolate sette volte la lingua e non rispondete! Intanto caro disabile beccati un attestato di frequenza anziché una licenza elementare. L’unico vantaggio è che il disabile comincia a capire che qualcosa non va e che lui è un diverso, anzi che vale quanto un certificato di frequenza, cioé niente.

Alle medie il discorso si affina: gli adolescenti cominciano a fare i “distinguo”, il disabile puzza ed è scemo. I professori sono sette/otto e quello di sostegno viene visto come un soggetto che si immischia nella loro didattica. Gli Assistenti Educativi Comunali sono assegnati in modo creativo per cui a volte viene mandata una donna ad accudire un carrozzato spesso più pesante di lei oppure, peggio, un cinquantenne che accompagna in bagno la bambina dodicenne appena sviluppata. Proteste delle madri, i responsabili che si stringono le spalle blaterando scemenze e giù cause giudiziarie perchè in Italia il “fare causa” è l’unico modo per farsi sentire.

Non mancano fatterelli esilaranti: per entrare nella scuola, al momento dell’iscrizione, ci vuole un certificato della ASL con la diagnosi. Le diagnosi sono codificate numericamente. Ebbene una madre mi ha detto che il preside, per giustificare la riduzione delle ore di sostegno al figlio, ha preso a pretesto questi numeri per dirle che sono delle graduatorie di handicap ed essendo la somma di questi numeri molto bassa aveva diritto a meno ore. Graduatorie di handicap? “I presidi sono dirigenti – ha commentato – e vengono pure pagati come tali. Se questa è la dirigenza dello Stato, povera me!” Ovviamente ha dovuto far causa. Avrai pure il diritto allo studio, intanto beccati la presa in giro e paga l’avvocato.

Come già accennato gli Assistenti Educativi Comunali sono dipendenti di una cooperativa che vince l’appalto del comune per fornire personale “specializzato”. La selezione è sicuramente ad ampio raggio, sociale, culturale e territoriale, anzi planetario: ci sono trentenni che stanno facendo varie specializzazioni post-universitarie, ex disoccupati o extracomunitari che si adattano perché alla fine portare un disabile in bagno non richiede chissà che specializzazione. Ma spesso sono impreparati alle fughe, ai morsi, alle crisi epilettiche, e giù muguni e proteste con le famiglie. Se poi c’è la gita scolastica fioccano i mal di schiena, gli impegni familiari, il coniuge geloso, l’antenato disabile etc. Se la madre propone di venire lei, assolutamente no perché non è educativo, non persegue l’autonomia del figlio. E’ più educativo lasciare il disabile a casa così raggiunge più autonomia.

La seguente storia è capitata a me qualche anno fa. Scuola Media: insegnante di sostegno un ex architetto, riciclatosi dapprima come insegnante di tecnica e poi sostegno, l’Aec una fanciulla di scarsi 23 anni, bella come la sua antenata Neanderthal. Per tutto il primo quadrimestre tentò di psicanalizzarmi nel cortile della scuola trattenendomi oltre tempo massimo e a voce alta, così informando minuziosamente alunni, genitori e professori che entravano nell’edificio sulle mie difficoltà nell’accettare un figlio disabile. All’uopo proponeva con insistenza interventi socio-sanitari a cura della Sua Cooperativa, Prima al Mondo nel Servizio a noi famiglie disgraziate. La mia protesta in cooperativa ebbe come risposta “è una delle nostre migliori e più qualificate!” (a 23 anni! Capperi! proprio precoce la tizia!).

Poi passò a psicanalizzare la badante di mia madre (90enne a letto per ictus) che si era offerta di andare a scuola. Stavolta il tema era “vedi che avevo ragione, la madre non viene perché non accetta il disabile e tu badante rumena che ti fai schiavizzare, Poverina sei fuori dai tuoi riferimenti socio-familiari-culturali, soffri perché il tuo governo non ti assicura la Sussistenza Minima Civile Europea. Lo sradicamento socio-economico provoca fragilità psico-attitudinale……bla bla”. La rumena, una sveglia cinquantenne senza troppi riguardi educativi, se la tolse di torno puntandole un dito minaccioso: “Tu hai faccia come de miu cane ma no core come de miu cane… Tu azzitta”. Non procedo oltre perché è politicamente scorretto.

La fanciulla, sicura di sé, mi scriveva messaggi tra il sovietico e il marziano sul diario di mio figlio, amorevolmente da me conservato. Ecco alcune delle sue perle.
26 novembre: “oggi si è bagnato per mancato controllo delle urine, di conseguenza ha sporcato anche gli indumenti e non aveva buon odore tanto da infastidire i compagni. Inoltre comincia ad avere i suoi primi approcci con la sessualità toccandosi i genitali… Vi invito a collaborare a riguardo per una migliore funzionalità della classe”. (provate a farvela addosso poi ditemi se per caso non vi viene da grattarvi, ma perché non lo ha portato in bagno subito e cambiato?)

Poi l’8 febbraio scoppiò il dramma: “Suo figlio mi ha chiamato “stupida”. Desidero conferire urgentemente con Lei con riferimento al grave episodio di intemperanza verbale per il quale finora non ho interessato l’Organo Dirigente della Scuola”. Risposi, sempre sul diario “Preferisco che Lei mi illustri gli antefatti del grave epiteto “stupida” davanti all’Organo Dirigente della Scuola”. Non diede seguito.

Il 13 febbraio trovai due note:
“Suo figlio provoca e dice parolacce ai compagni, la reazione dei compagni poi disturba la lezione”. “E’ successo per fatti accaduti ieri tra L. e suo figlio. Suo figlio si è ricordato e gli ha risposto in malo modo”. La mia risposta avrebbe fatto la gioia di un analista della CIA.: “Nella prima nota scrive che mio figlio “provoca” poi nella seconda nota lei scrive che “ha risposto”, un comportamento che deriva da sollecitazione. Premesso che bisogna essere in due a litigare, si decida a dirmi se mio figlio ha provocato o è stato provocato. Poi fa un riferimento a qualcosa che è successo ieri e di cui non mi ha scritto nulla. Sembra che ieri L abbia aggredito e insultato mio figlio il quale gli ha risposto oggi. Siccome L. è figlio di un professore universitario e il mio è un dannato disabile, allora quello che fa L. non conta e quello che fa mio figlio è grave. Da che parte sta lei? Di cosa ha bisogno all’Università?”. Ovviamente non rispose. Ma… due giorni dopo:

15 febbraio: “suo figlio ha aggredito sessualmente una compagna. Si invita a contattare con urgenza il neuropsichiatra della ASL per il contenimento delle pulsioni”. Quando lo lessi trasecolai (Cavolo! a 11 anni già andiamo a bromuro?) e interrogai mio figlio “Che diavolo hai fatto? Sei finalmente uscito dalla carrozzina, sei riuscito a stare in piedi da solo e pure a saltarle addosso?” Protestò a lungo e pianse. Pianse tanto e disperato. “Mi ha detto che era il suo compleanno e le ho chiesto se potevo darle un bacio. Gli altri glielo hanno dato ma se voglio darlo io, lei si deve chinare. IO HO CHIESTO PERMESSO”. La ragazza e sua madre confermarono, altri compagni confermarono. Solo l’architetto di sostegno sostenne la versione dell’AEC. (diciotto a uno, ha ragione mio figlio!).

A questo punto fu ovvio iniziare le procedure per liberarsi della bella Neanderthaliana. Avete letto bene “procedure”: fui costretta a scatenare un inferno. L’insegnante di sostegno, che evidentemente aveva il gusto dell’orrido ma non della giustizia, cercò di far sparire il diario e li divenni un cobra: “se il diario non torna a casa sappia che viene fotocopiato ogni giorno e siglato da miei colleghi. Partirà immediatamente una denuncia per maltrattamenti a minore disabile ex art 36 Legge 104/92″ perché quello che c’è scritto è già sufficiente”. Il diario tornò ma l’architetto ritenne più proficuo fare le parole crociate e mio figlio fu mollato ad una bidella. Lo beccai e protestai ma il preside disse che mio figlio non aveva voglia di lavorare a scuola, esattamente dal 22 febbraio in poi.

E ora concludiamo: quando ci viene elargito un qualcosa, valido o meno, anche se è un diritto è pur sempre una graziosa elargizione del Sovrano e il suddito deve ringraziare e lodare. Guai se fiata diversamente. Che siano i nostri soldi a pagare queste persone non ha importanza. Come siano reclutate e addestrate non ha importanza. Contestarle, poi, genera una serrata di casta incredibile perché, mi spiegò una insegnante, “non puoi permettere che ti contestino o contestino comunque chi è nella scuola, ne va della tua dignità e credibilità. La nostra autonomia formativa non può essere soggetta a valutazioni che spesso sono capricci”.

Ma davvero dobbiamo proprio sopportare in silenzio, in nome della Superiore Dignità della Scuola, comportamenti demenziali, offensivi e omertosi, linguaggio arrogante, menzogne, essere messi sotto accusa per nonnulla? E sarebbero questi i capricci dei nostri figli disabili? E la scuola pensa davvero di poter preservare la sua dignità costringendoci a fare causa o a scatenare un inferno, a ricorrere alle minacce?

Arrivederci alla prossima. Queen Ann

Tratto da :Blog.ok-salute.it

Rimini: vaccini e compensi ai pediatri, la risposta del Comilva

Questa nota del COMILVA è la risposta ufficiale a quanto apparso il 19 giugno scorso sul “Corriere di Rimini”, a pagina 5, nell’articolo intitolato “Premi ai pediatri che fanno vaccinare” .

https://mondoaspie.com/2012/06/21/la-ausl-di-rimini-compra-i-bambini-vaccinati-un-pediatra-puo-perdere-fino-a-5000-euro/

Nell’articolo vengono affrontate diverse tematiche che, francamente, lasciano esterrefatti per l’assoluta mancanza di collegamento fra loro, per l’inesattezza di molte affermazioni e per certe espressioni arroganti.

Il COMILVA, Associazione a carattere nazionale e non comitato, come scritto nell’articolo, afferma innanzitutto la sua titolarità a rappresentare le istanze delle migliaia di aderenti su tutto il territorio nazionale.

Persone libere, consapevoli e responsabili, che hanno fatto una scelta, quella di non vaccinare i loro figli, basandola prima di tutto su un’informazione approfondita, raccolta in tutti gli ambiti scientifici accessibili vagliata, misurata e ponderata. Queste persone, in gran parte genitori, non sono degli “stupidi indottrinati” (non è questa la missione del COMILVA, che come noto è uno dei veicoli attraverso cui l’informazione libera fluisce e arriva alle persone che la cercano) bensì sono persone appartenenti a tutte le categorie sociali che hanno a cuore una sola cosa: la salute dei loro figli. In ogni caso il COMILVA, per storia ed importanza, riveste oggi un ruolo informativo e culturale primario di indiscusso rilevo istituzionale.

Piuttosto dobbiamo constatare che spesso sono certi medici o certi “cosiddetti professionisti del settore vaccinale” (intendendo con questo termine un largo insieme di figure, anche istituzionali) a dimostrare tutta la loro totale impreparazione in materia, la loro pretestuosa arroganza pseudoscientifica che produce come risultato l’incapacità di comunicare con questi genitori. Nel fare certe affermazioni qualcuno si dimentica che, accanto agli standard economici imposti dalla Regione o dalle stesse Aziende Sanitarie ai pediatri (che tra l’altro male gradiscono queste pressioni), vi è una via gerarchica superiore, ovvero la Delibera Regione Emilia Romagna n. 256 del 13.3.2009, che suggerisce e stabilisce (pagg. 20-22) come atteggiamento fondante, una politica vaccinale e una considerazione del dissenso e dell’obiezione (procedure perfettamente lecite!), di segno completamente opposto a quello della nota del dott. Zavalloni, il quale ha affermato cose assolutamente parziali.

Non è certo questo il luogo per confutare le affermazioni inesatte circa la protezione conferita dalle vaccinazioni: certe affermazioni generiche e riprodotte “in ciclostile” fanno parte ormai della storia e sono state ampiamente superate dai fatti. Stupisce però che ci sia ancora qualcuno che metta insieme, con il chiaro intento di demonizzarli, gli obiettori e coloro che scelgono uno stile di vita naturale, cure omeopatiche ecc. Come dire, tutto ciò che non è omologato ad un dettame codificato (da chi poi e con quale riconoscimento pubblico o privato, non è dato a sapersi) non può far parte della società civile.

La chiusura dell’articolo poi è assolutamente un atto ardito e al limite del lecito: l’invocazione come di un pubblico linciaggio per coloro che osano mettere in discussione una pratica come quella vaccinale (!!!). O qualcuno si sente, forse, sopra le parti e finanche della giustizia, della libertà di opinione, della libertà di associazione, della libera manifestazione del pensiero?

Ma ciò stride enormemente, ancora una volta, con la realtà dei fatti, una realtà che ci presenta, ad esempio, gli oramai frequentissimi casi di sentenze dei Tribunali, che hanno reso evidente una delle più comuni, ahimè, situazioni di danno vaccino correlate, come l’Autismo.

È pertanto bene che chi riveste ruoli ‘istituzionali’ sia serio e responsabile e si chieda il motivo della mancata adesione ai programmi vaccinali e della crescita esponenziale in tutta Italia degli obiettori.

Ultima annotazione: “ci dispiace molto” per i pediatri meno virtuosi, che hanno la sfortuna di essersi imbattuti sulla strada degli obiettori. Dovranno rinunciare al “bonus” di tremila euro che poteva rimpinguare un “misero salario”, oppure forse dovranno rinunciare anche a quella bella vacanza organizzata da quell’altrettanto famosa multinazionale farmaceutica che aveva pianificato di elargire loro quelle briciole che cadono fragorose dalla loro tavola imbandita di profitti, creati sulla pelle dei nostri figli, sulla salute delle generazioni future, sulle tragedie di migliaia di famiglie rovinate dalle vaccinazioni.

Il Presidente del COMILVA
Claudio Simion

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/vaccini-compensi-pediatri.php

 

L’Aspie Pagella

Questa pagella è una vera rivincita Asperger !!

Tenuto conto che questo è stato il suo primo anno in una scuola italiana, Aspie ha ottenuto veramente dei grandi risultati. Aspie ha frequentato l’asilo e la scuola elementare fino alla quarta in lingua araba e francese (sistema educativo del Marocco), la quinta elementare e la prima media in lingua francese e araba (sistema educativo della scuola internazionale Francese). Passare quindi al sistema educativo italiano che ha dei programmi d’insegnamento diversi, tra l’altro senza mai avere studiato la lingua italiana  non è stato facile per un ragazzino speciale come lui  che è molto sensibile ai cambiamenti. Se poi aggiungiamo che Aspie non fa i compiti e non apre un libro a casa, e  le varie difficoltà che abbiamo avuto in questo periodo devo dire che se le cavata molto bene. Sono scontenta della scuola, un bambino disabile quest’anno cambierà istituto e questa la dice lunga sull’inadeguatezza e sul livello di accoglienza e integrazione di questa scuola media di Bellaria-Igea-Marina, pero’ sono bravissimi a fare bella figura con le delegazioni albanesi. Hanno stilato il PEI il mese di marzo, ormai a scuola finita dopo che ho bombardato l’Ausl/NPI, SCUOLA. SERVIZI di raccomandate, il Centro Autismo di Rimini (dopo che mi sono incazzata bene a modo) si è limitato ad organizzare un incontro con la classe di Aspie e invece  di venire a parlare con i professori hanno consegnato agli insegnanti un bel librettino per le istruzioni della serie arrangiatevi con – le buone pratiche e consigli -. Aspie è stato diagnosticato da loro e la scuola che frequenta è in provincia di Rimini , ma forse i lettori non sanno che siamo sfigatissimiiii perchè abitiamo per 300 metri nella provincia di Forli’-Cesena ( prima abitavamo a 800 metri, ah ha ah ha ). Il risultato è che ASPIE è l’AUTISTICO PIU’ RIMBALZATO D’ITALIA, come ho fatto presente al sensibilissimo e attento Assessore alle Politiche Sociali , quello che se ne va in giro a dare il via alle ricerche scientifiche sull’autismo a Bellaria e Igea Marina . Inutile dialogare con la dirigente scolastica che per tutto l’anno ha tolto illegalmente  le ore di sostegno assegnate ad Aspie, e un bel giorno quando Aspie in piena crisi si e’ trovato scoperto mi ha detto che potevo andare dai Carabinieri  a denunciare i fatti. Purtroppo, tenuto conto delle problematiche di Aspie  non posso cambiargli scuola, pero’ posso preparami  al meglio ed affilare le armi, per settembre, perche’ noi genitori di soggetti autistici non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Gli ultimi giorni ho tenuto Aspie a casa da scuola e nell’ultimo mese dall’istituto mi hanno telefonato diverse volte per andare a prenderlo per via di problemi di comportamento che non riuscivano a gestire, ditemi quindi una madre da sola come deve fare a lavorare, sempre che c’e’ l’abbia un lavoro e anche se l’avesse lo perderebbe . Invece la chicca di fine anno scolastico e’ stata sentirsi dire da un professore che non ho educato bene Aspie !!! Ricordo che la Sindrome di Asperger viene chiamata l’handicap invisibile, questi ragazzini traggono in inganno perche’ sono molto intelligenti, ma nello stesso tempo presentano deficit e disabilita’ nelle autonomie, nelle relazioni sociali e in diversi aspetti della vita  quotidiana  e percio’  possono manifestare dei comportamenti/problema  che vanno corretti con specifici interventi e una presa in carico adeguata, cosa che non e’  possibile nelle province di Rimini, di Forli’ e Cesena, anche se sbandierano ai quattro venti il PRIA, di fatto questo programma non viene attuato. A malapena si arrivano ad avere dei servizi per la fascia di autistici dai 0 ai 6 anni .

 VERGOGNA !

Per approfondimenti su Aspie e la scuola e il magnifico anno che abbiamo passato qui;

Sindrome di Asperger, Aspie e le ore di sostegno

Autismo, diagnosi di Sindrome di Asperger e poi  il nulla

Rimini autismo e la gestione del caso Aspie, giudicate voi