Autismo Francia: Una psicanalista attribuisce alle madri la responsabilità dell’autismo (Video)

Autismo Francia: Una psicanalista attribuisce alle madri la responsabilità dell’autismo

L’Express  si è procurato una sequenza inedita tratta dalle riprese del documentario polemica Il Muro, la psicanalisi alla prova dell’autismo (articolo in italiano qui). Una psicanalista attribuisce alle madri la responsabilità dell’autismo nel loro figlio.  Una sequenza video inedita, che l’Express si è procurato, fa luce sulla questione del documentario Il Muro che denuncia la presa in carico dell’autismo da parte della psicanalisi. Il tribunale di Lille ha condannato il 26 gennaio scorso Sophie Robert  a risarcire i querelanti, perchè “avrebbe alterato le parole effettivamente espresse” dai tre psicanalisti intervistati. La regista è ricorsa in appello. Questo caso è parte di un contesto piu’ ampio di rimessa in questione del ruolo della psicanalisi nella presa in carico dei bambini autistici. Questo approccio, largamente utilizzato in Francia, è stato sconsigliato l’8 marzo dall’Alta Autorità alla Salute -HAS- (articolo in italiano qui), che ha raccomandato l’utilizzo di metodi alternativi, detti educativi, per trattare questo disturbo precoce della comunicazione.

Tra le accuse rivolte alla psicanalisi: c’e’ quella di trasmettere una spiegazione sbagliata dell’autismo. Secondo alcuni psicanalisti, questo disturbo appare a causa di un comportamento inadeguato della madre, che si comporta in maniera troppo fredda o troppo possessiva di fronte al suo bambino. Ora pero’ vi è un largo consenso della comunità scientifica internazionale che considera l’autismo come un disturbo di origine neurobiologica, causato da un cattivo funzionamento dello sviluppo del cervello. Questo è uno degli argomenti su cui si sono espressi gli psicanalisti intervistati  nel documentario, tra cui Esthela Solano-Suarez, una dei tre querelanti.

La sequenza che l’Express mostra oggi al pubblico è un estratto di un’intervista di tre ore accordata a Sophie Robert da Esthela Solano-Suarez, il 5 novembre 2011, nel suo studio parigino. Questo pezzo di sette minuti non è stato selezionato per il montaggio, ma figura tra il materiale sequestrato dai giudici, desiderosi di confrontare le parole espresse durante le interviste con quelle estratte e presentate nel film Il Muro.

Secondo Sophie Robert,  si tratta di un momento in cui Esthela Solano-Suarez ha chiesto di fare una pausa per bere un bicchiere d’acqua. La psicanalista si è tolta il microfono piazzato sul colletto del suo abito, e si è spostata in un’altra camera, uscendo dal campo della telecamera appoggiata su un treppiede di fronte alla sua scrivania. La conversazione  continuata in maniera informale tra la documentarista e la psicanalista è stata registrata dal microfono della telecamera.

In questo link trovate il video con i sottotitoli in italiano (per un problema di codici non riesco ad inserirlo in questo articolo), il testo è quello riprodotto qui sotto:

http://rutube.ru/video/9b3fe212b34693a53ddd975c51c8e56c/

http://autisteenfrance.over-blog.com/article-autismo-francia-una-psicanalista-attribuisce-alle-madri-la-responsabilita-dell-autismo-106110910.html

Esthela Solano: i  genitori di bambini autistici pensano che la psicanalisi colpevolizzi le madri e quindi vivono nella speranza che venga scoperto un gene, un cromosomo che spiegherebbe il famoso autismo, è per questo che voglio mitigare quando la madre è in questione per non dare atto a questo genere di critiche.

Sophie Robert: ma l’importante è quello che voi pensate veramente. E’ la vostra convinzione personale di psicanalista che conta.

Esthela Solano: si ma bisogna giraci intorno un po’ e presentare la madre come… insomma questo è vero, cioè la madre è alle prese con qualche cosa che è troppo reale e che la supera completamente.

Sophie Robert: lei pensa  che non sia piu’ possibile parlare francamente della teoria psicanalitica oggi ? Non si possono piu’ dire le cose di fronte al grande pubblico ?.

Esthela Solano: in questo momento bisogna fare attenzione perchè invece di rendere un favore alla psicanalisi  diamo degli argomenti per farci attaccare.

Sophie Robert: lei pensa che ci sia un disturbo della relazione materna alla base ?.

Esthela Solano: ma si, ma si…

Sophe Robert: ma come puo’ questo « non incontro «  causare l’autismo ? Come si puo’ spiegare ?.

Esthela Solano:  è  come un lasciare cadere profondo, irrimediabile che si è prodotto dall’inizio.

Sophie Robert: la madre ha lasciato cadere il bambino ?.

Esthela Solano: lasciare cadere, eh !, qualche cosa che ha fallito a livello dell’amore.

Sophie Robert: a livello dell’amore ?.

Esthela Solano: a livello dell’amore.

Sophie Robert: le madri non amano i loro figli ?.

Esthela Solano: si perchè è l’amore della madre che fa passare tutto questo dalla parte del bambino,  che introduce il bambino nel registro della richiesta, del dono, della separazione con l’oggetto, dell’affezione dell’oggetto. E quando c’e’ qualche cosa a livello dell’amore che collassa…

Sophie Robert: non ci sono mamme di bambini autistici che amano veramente il loro bambino ?

Esthela Solano: vi diranno che adorano i loro figli ma voi potete percepire che il bambino esprime qualche cosa che è assolutamente assente …che non sente… l’autismo del bambino è una conseguenza di un certo autismo della madre nei riguardi del bambino.

Esthela Solano: e vi voglio dire una cosa. Ho ricevuto una bambina autistica, che aveva 9 anni, e non parlava , faceva dei rumori orribili, urlava, alcuna parola, alcuna, e alla fine di un anno, un anno e mezzo di trattamento, stava sulla soglia della porta,  stava per andare via con la sua mamma, e allora si è girata verso di me, mi ha fatto un gesto e mi ha detto «  arrivederci » signora.  E’ stato un miracolo, la prima parola della sua vita !. La madre mi ha detto  avete sentito dire arrivederci ? IO NO ! quando c’e’ stato qualche cosa di straordinario.

Sophie Robert: puo’ darsi che sia stata gelosa ?

Esthela Solano: si, si, l’ho constatato anche io, ma non posso dire davanti alla telecamera,  che quando i bambini cominciano a parlare, incominciano ad umanizzarsi, e in quel momento le madri dicono che non va bene, che i loro bambini diventano insopportabili, e si fermano. Il desiderio e la domanda del bambino è qualche cosa d’insopportabile. Possono sopportare un bambino che urla tutta la giornata. E non sentono o fanno come se non sentono. E non sopportano un bambino che dice « io non voglio » o « io voglio » cioè un bambino che si afferma come un soggetto esterno a loro. Differente da loro.

Sophie Robert: e perchè si comportano cosi ?.

Esthela Solano: perchè c’e’ qualche cosa in loro che non funziona ; un insopportabile di … avere un bambino è veramente confrontarsi alla perdita. Pensiamo che avere un bambino sia l’esperienza piu’ bella, no, avere un bambino è confrontarsi con la perdita. Dal momento in cui lascia il corpo della madre abbiamo perso quel bambino.

Sophie Robert : ma come spiegare  che la mancanza di amore puo’ produrre dei danni cosi’ gravi  come l’autismo ? Perchè comunque, un bambino autistico entra in relazione con sua madre, entra in relazione con suo padre, entra in relazione con i suoi fratelli e sorelle, è in relazione con il mondo esterno, non è unicamente in relazione con sua madre.

Esthela Solano : si ma quando è un piccolo bebè…

Sophie Robert: si ma quando è un piccolo bebè non è unicamente in relazione con la madre. Se non comunica con la madre, non è in grado di comunicare neanche con le persone  che stanno intorno alla madre.

Esthela Solano: non puo’ comunicare con nessuno . No.. questo non passa, non ha senso.

Sophie Robert: è il padre non puo’ aiutare ?.

Esthela Solano: ci sono dei padri che possono sostituire le carenze materne, si. Si è possibile che sia il padre ad assumere la funzione dell’amore, la funzione del dono , le funzioni essenziali, si. E’ possibile.

Sophie Robert: è l’amore che rende umani ?.

Esthela Solano: è l’amore che umanizza.

Sophie Robert: è l’amore della madre che umanizza ?.

Esthela Solano: ma certo, è evidente, ma certo quando non si riceve amore non si puo’ dare.

In questa sequenza inedita, Esthela Solano-Suarez adotta una posizione molto piu’ decisa sulla responsabilità delle madri nell’autismo dei loro figli, rispetto agli estratti che sono stati selezionati per il montaggio del documentario. Il documento lascia intendere che, in un punto preciso, il pensiero dell’intervistata non è stato manipolato nel film, ma al contrario attenuato. Contatta dall’Express al telefono, Esthela Solano-Suarez non ha voluto rilasciare commenti, dato il l processo d’appello che si terrà nei prossimi mesi.

Questa sequenza è stata depositata nel dossier d’appello, secondo l’avvocato della regista Stefan Squillaci. Ci si potrebbe chiedere come mai queste parole cosi’ forti non sono state selezionate per il montaggio? A questa domanda Sophie Robert risponde per via di motivi tecnici.  “Ho messo da parte questa sequenza, perchè la signora Solano-Suarez non indossava il microfono e il suono non era di buona qualità come il resto dell’intervista, afferma. In piu’ si era alzata dal divano e non appariva piu’ la sua immagine”.

Altri documentaristi, non si imbarazzerebbero di fronte a problemi estetici se si tratta di trasmettere informazioni considerate come essenziali. Perchè non mantenere la sequenza e informare il pubblico della scarsa qualità ? Gli spettatori non sono stati privati delle informazioni perchè la signora Solano-Suarez ha espresso lo stesso concetto, quello delle madri responsabili dell’autismo nel loro bambino, in un’altra sequenza del Muro, spiega Sophie Robert. Inoltre, altri psicanalisti sostengono la stessa tesi nel film”.

Per il suo avvocato, Sophie Robert sta portando avanti una battaglia legittima che denuncia questa “visione sorpassata ” dell’autismo, perchè “le conseguenze sono drammatiche per i bambini autistici”.” Perchè il terapeuta considera la mamma tossica e cerca di separarla dal suo bambino , s’indigna. In quanto al protocollo di cure proposte alla famiglia, vengono esclusi i metodi moderni che mirano a compensare la disabilità del bambino in materia di comunicazione che costituiscono una vera perdita di opportunità”. Tenuto conto delle differenti fasi della procedura, non si intenterà l’appello prima dell’autunno.

Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte l’express.fr

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Autismo e trattamento psicanalitico, i professionisti della salute americani insorgono !

Nella maggior parte dei paesi sviluppati, i bambini con autismo studiano in classi speciali. Ma in Francia, di solito vengono inviati presso gli psichiatri e seguono una terapia destinata all’origine alle persone che soffrono di disturbi emotivi o psicologici. Il mese scorso, un rapporto dell’autorità francese per la salute (HAS) ha rivelato che non esiste nessun accordo tra gli scienziati sul contributo della psicanalisi nel bambino autistico. Le società freudiane, l’associazione mondiale di psicanalisi e l’Istituto francese del bambino si sono riunite ed hanno inviato una petizione al governo francese, chiedendo che il loro approccio clinico venga riconosciuto. “La situazione in Francia è simile a quella degli Stati Uniti negli anni 60″ ha dichiarato il dottore Fred  Volkmar, direttore del Child Study Center dell’università di Yale. ” I francesi hanno una visione molto singolare dell’autismo, per una ragione qualsiasi, non sono convinti dalla prova”.  

I metodi comportamentali che permettono di aiutare i bambini autistici a comunicare con gli altri e a sviluppare facoltà sociali, sono abituali in Inghilterra, in Canada, in Giappone, negli Stati Uniti e nella globalità dei paesi europei, ma sono rari in Francia. La Francia è stata fortemente criticata nel suo approccio del trattamento dell’autismo. Nel 2002, l’associazione Autism Europe ha depositato una denuncia contro la Francia insieme al Consiglio Europeo, accusandola di rifiutare l’educazione ai bambini autistici, come prevede la Carta Sociale Europea. “La Francia non è riuscita a realizzare dei progressi sufficienti” nell’educazione dei bambini autistici ha dichiarato il Comitato Europeo dei Diritti Sociali. Quest’ultimo ha criticato la Francia accusandola di rendere le persone autistiche “un gruppo escluso”. Per il Dr Volkmar, l’autismo deve essere piu’ considerato. In effetti negli Stati Uniti, piu’ del 95% dei bambini autistici va a scuola contro il meno del 20% in Francia, dove la maggior parte dei bambini resta a casa oppure in un ospedale diurno, secondo il governo francese. 

I benefici della psicoterapia  

Numerosi esperti francesi insistono sul fatto che la psicanalisi sia essenziale. “Non direi mai che la psicanalisi è il metodo migliore ma è inestimabile” ha dichiarato Marie Dominique Amy, presidente della CIPPA, un’associazione francese che raggruppa psicoterapeuti e psichiatri. Ed ha aggiunto che nei bambini autistici che non parlano, la terapia puo’ essere praticata attraverso dei gesti e l’interpretazione del linguaggio del corpo. La signora Amy non ha nulla contro i metodi comportamentali  ma per lei è inconcepibile accettare il rapporto dell’HAS (Alta Autorità per la Salute) senza un consenso sull’utilizzo della psicologia nel trattamento dell’autismo. Ha anche dichiarato di aver visto dei miglioramenti nei bambini autistici grazie ad un metodo terapeutico molto particolare, che consiste nell’avvolgere  bambini quasi nudi in panni freddi e umidi (quello che viene chiamato il “packing” ) con lo scopo di riconoscere il proprio corpo. La pratica è rara ma autorizzata in alcuni progetti di ricerca. Amy dice di aver visto giovani autistici iniziare a parlare,a scrivere e a disegnare. Ma è chiaro che non si puo’ fare senza il consenso dei genitori. Secondo l’associazione francese degli psichiatri, questo metodo puo’ apportare risultati “spettacolari”, ma il suo utilizzo è troppo regolamentato per il suo sviluppo. Altri condannano fermamente questa pratica ( come molte associazioni) che considerano come una barbarie. “Non solo non c’e’ nessuna prova che funzioni, ma è anche qualcosa di potenzialmente pericoloso e dannoso se applicato su bambini vulnerabili” spiega Tony Charman, specialista di autismo all’ l’Institute of Education de Londres. La presa in carico dell’autismo in Francia, scatena il dibattito, e questo al di là delle frontiere. 

Tradotto da Mondo Aspie, fonti: Huffingtonpost.com, Magicmaman.com

Campagna per gli autistici in rete

Sindrome di Asperger e psicodinamica: sono “falli amari”

In Italia c’e’ ancora della gente che pensa che la Sindrome di Asperger sia una questione di “Falli”.

Dieci Domande sull’Autismo tipo Asperger di Romeo Lucioni

La sindrome di Asperger (S.A.) viene descritta quasi parallelamente all’autismo di Kanner (A.K.). con il tempo, si è potuto determinare che i due quadri psicopatologici sono decisamente differenti, in primo luogo per l’età di esordio che, se è intorno ai due anni per l’A.K., è vicino ai 4 anni per la S.A.

Per molti aspetti la S.A. si sovrappone alla Sindrome Borderline che, seppure si manifesti nell’epoca della pubertà, l’indagine clinica mette in evidenza dei prodromi intorno ai 3-4 anni.

La S.A. è spesso riferibile ad un quadro nevrotico severo e questo è un altro punto di contatto col il Borderline che, per altro, è assimilabile alla “schizofrenia pseudonevrotica” individuata da Lorenzo Cazzullo.

I segni caratteristici della S.A. possono essere individuati in:

1) opposizione ed odio verso l’altro che si struttura come parte maschile-fallica e che prende l’avvio dall’opposizione al padre considerato perfido e primum movens di tutti i mali;
2) “oggetto genitoriale” deformato per la prevaricazione del fallo sadico sul seno sottomesso; 3) il seno, sottomesso al padre-fallo, diventa responsabile di questa adesività ed anche dell’abbandono del figlio; 4) profondi sentimenti di indegnità e di inadeguatezza; 5) sentimenti riferiti alla deformazione del corpo che si dimostra come paura della vecchiaia, non accettazione dei segni in equivoci del trascorrere del tempo;
6) i profondi sentimenti narcisistici sottolineano quanto sovrastino ed annichiliscono l’affettività; 7) grandi valenze di onnipotenza che tendono a far assumere volontà di auto-terapia che screditano ed avviliscono gli interventi di numerosi medici generici e specialisti ; 8) alone interpretativo degli stimoli sensoriali ed eidetici che portano all’impossibilità di strutturare una risposta univoca e soddisfacente; 9) proiezione che porta a diffondere sempre la colpa sugli altri e, quindi, a generare grosse difficoltà relazionali; 10) grossa tendenza alla scissione dell’IO.

Autismo ipercinetico e punti di contatto con le sindromi di Asperger e borderline

La fenomenologia della sindrome ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività, non inserita tra i disturbi autistici nel DSM IV, ed inclusa nell’autismo infantile nell’ICD 10), imperniata sulla triplice sintomatologia della iperattività (funzionamento psicomotorio ampio, ma inadeguato), dell’impulsività e della disattenzione (con possibilità di uno sbilanciamento su un aspetto diagnostico in particolare o di una forma “combinata”), getta luce sulle zone di insicurezza del bambino che ne è affetto relativamente al nuovo e all’inaspettato, al confronto tra pari, che genera acuti sentimenti di frustrazione e talora di rivalsa; uno spiccato egocentrismo oppositivo si accompagna ad una limitazione affettiva nei rapporti interpersonali, all’impossibilità di accettare regole superindividuali di condivisione, dovuta ad una tendenza, sul versante affettivo-cognitivo, alla personalizzazione del sistema rappresentazionale, che diviene scarsamente condivisibile, ad una espressività esasperata, buffonesca, che, in termini psicodinamici è riconducibile alla debolezza dell’Io.

Il versante più propriamente cognitivo evidenzia un deficit nella gerarchia di analisi del problema (problem solving) e nei processi deduttivi.

Al di là dell’inquadramento psicoterapeutico, è opportuno considerare come lo spettro autistico, nel continuum di cui si caratterizza, ammette, in linea con il costrutto lacaniano di mentalizzazione agli antipodi dell’agito, una propria concettualizzazione sfumante nell’ipercinesia (in altri termini, la succitata sindrome ADHD), categoria che, a sua volta, può altresì intersecarsi a problematiche di tipo affettivo–relazionale lontane da fissazioni precoci o da disturbi di natura neuropsichiatrica o neurologica.

A livello eziopatogenetico di superficie, uno stile educativo tendente al comando e alla punizione, si riteneva potesse essere correlato al comportamento disfunzionale del bambino, per lo meno relativamente al suo mantenimento: in realtà è difficile cogliere se lo stile educativo disfunzionale sia causa o conseguenza del venire a patti con un bambino difficile.

L’ipotesi psicodinamica propone che l’adesione al desiderio materno della vivacità del bambino, alla di lui spigliatezza e prontezza, nonché, in alternativa o più inconsciamente, al desiderio dell’acquisizione del bambino di una dimensione fallica, nel senso di paterna, che releghi il padre in una posizione subalterna – nella misura in cui la diade è munita di fallo – il compiacere tale desiderio porta il figlio ad una opposizione al padre, che, seppur non ancora edipica, funge da anello prodromico (a livello logico e forse cronologico) al quadro dell’autismo di Asperger, che coniuga la cosiddetta “alta funzionalità” cognitiva, con problematiche di tipo relazionale – caratteristiche, queste, comuni alle due categorie diagnostiche mobili dell’autismo ipercinetico e dell’autismo di Asperger.

L’impedimento nel pieno sfruttamento delle risorse cognitive – dal problem solving alle strategie di pianificazione – si esplica nell’incontinenza emotiva dovuta al mancato instaurarsi di una triade relazionale equilibrata tale, per cui la dimensione del confronto, dell’accettazione del consiglio, della presa di posizione entro un rapporto asimmetrico che implichi autorevolezza – che viene dal bambino o dall’adulto deformata in autorità (senza necessariamente arrivare alle teorizzazioni di arcaismi paterni superegoici) – vengono estromessi dal circuito esperienziale del bambino, e dunque dai suoi meccanismi di apprendimento.

Il confronto, ad esempio, entro una fratria, con un fratello o una sorella maggiori, può essere letto come riedizione del confronto paterno.

Se l’egocentrismo oppositivo nel bambino di sesso maschile sfocia nella svalorizzazione della madre – che è donna, priva del fallo da un lato e inesigibile dall’altro a causa del competitore-padre colpevole di tutto – si delineano le condizioni per un tipo di relazione oggettuale dell’area borderline con gravi lacune relazionali e transferali in senso lato – che, nella bambina, si declina in un vincolo più facilmente realizzabile con le persone di sesso femminile, il padre essendo estromesso anziché continuamente ricercato come competitore da aggredire senza un mettersi in gioco pieno con lui, come accade nel ragazzetto di sesso maschile.

Si vede dunque come la mentalizzazione degli affetti si ponga quale tramite fra il pensiero concreto, primitivo o autistico, e il pensiero simbolico, considerata l’istanza valorativa (di possibilità ad essere) discendente dal sistema delle relazioni familiari, dalle loro rappresentazioni simboliche: il pensiero affettivo genera il pensiero simbolico (che in parte già comprende ad un livello inconscio, nel riepilogarsi transferale dello stile relazionale) giacché concede all’intelligenza di dispiegarsi senza ostacoli di natura affettivo-relazionale (che la segregano nel non visto, nel non osservato, nel non richiesto e in un certo egocentrismo edonistico), magari in attività d’elezione consone all’organizzazione di personalità.

 10 domande alla Sindrome di Asperger

 1. qual’è l’eziopatogenesi dell’autismo di Asperger?

Anche nel caso dell’Asperger non è molto chiara l’eziopatogenesi e, come per l’A.K., viene riferita una causa multipla nella quale entrano: elementi genetici, anatomo-funzionali, familiari, costituzionali ed ambientali. Con tutto questo, sembra però più logico pensare a processi psico-patologici legati all’organizzazione psico-affettiva nell’ordine edipico. Il conflitto con la figura paterna sottolinea questa lettura eziopatogenetica che è anche supportata dalla considerazione che l’Asperger ha generalmente buone possibilità cognitive, tanto che viene anche definito come “autista ad alto funzionamento”.

 2. quali sono le caratteristiche dell’autismo ad alto funzionamento?

Questa denominazione viene ormai applicata a soggetti che presentano difficoltà relazionali per le quali si riducono ad una vita di isolamento. Nello stesso tempo, queste persone, raggiunta la pubertà, dimostrano un certo grado di capacità intellettive che contrastano con la povertà affettiva. In pratica, si potrebbe dire che questi pazienti cos’ intelligenti non riescono, per qualche motivo, a stabilire buone relazioni interpersonali e spesso per loro l’Altro risulta qualcosa di pauroso da evitare assolutamente.

 3. come si spiega che una organizzazione cognitivamente buona non riesca a sostenere un normale sviluppo psico-mentale?

Il buon livello cognitivo non riesce a far superare le angosce che sorgono ad un livello inconscio (conflitto inconscio). Queste derivano da un conflitto tra il Sé ed il Super Io che risulta onnipotente ed invincibile, oltre che castrante e distruttivo. Gli Asperger sono portati da questi vissuti profondi ad impegnarsi a leggere-studiare (da soli) tutto ciò che capita loro tra le mani (mentalizzazione), ma non riescono a tradurre il loro “sapere” in certezza. Manca loro la “verità” (che si scopre nella relazione) per cui non riescono a cimentarsi con gli altri e costruiscono sentimenti di inadeguatezza e di incapacità che li inducono all’isolamento.

 4. quali sono i motivi che portano l’Asperger ad avere problemi così importanti nell’ordine sociale?

Per vincere i propri sensi di inferiorità, l’Asperger tende a mentalizzarsi e così crea un falso Sé egocentrico e megalomanico. In questo modo, si sente del tutto superiore (anche rispetto al padre onnipotente), vive il sentimento di non aver bisogno di nessuno perché la sua “forza” sta nel poter rinunciare a tutto. Questo porta a non impegnarsi (se non ho un cosa che mi piace ne faccio ameno … tanto non è poi così buona o bella o indispensabile). La vita dell’Asperger è una continua rinuncia che parte proprio dalla sua incapacità di dare valore agli oggetti animati ed anche a quelli inanimati. Un Asperger rinuncia anche ad un regalo perché viene vissuto come un compromesso, uno specchietto per le allodole , usato per “…fargli cambiare idea”, un mezzo per imporre una reciprocità che lui odia. Interessante è vedere come l’Asperger aborrisca la riconoscenza, mentre trova in sé spinte di generosità che, nel suo intimo, rappresentano un segno di onnipotenza e di potere.

 5. come è strutturata l’affettività?

L’affettività dell’Asperger è molto coartata: non riesce a dare valore all’Altro che viene regolarmente svalorizzato. A volte vive sentimenti d’amore (queste crisi sono violente perché accentuano le sensazioni di non essere capace di superare quella che chiama “debolezza), ma questi sono riferiti ad un “oggetto” illusorio: è il mio amore perché io l’ho scelto (codificazione dell’altro). Questi vissuti portano a gravi crisi che poi si risolvono quando l’oggetto d’amore si avvicina (si stabilisce una piccola relazione) tanto da accentuare i sentimenti di rifiuto, di svalorizzazione e … “non era quello che pensavo!” La mancanza di altruismo e di riconoscenza minano gli affetti che sono sempre espressione del valore donato o riconosciuto all’altro.

 6. com’è l’organizzazione psico-cognitiva?

La struttura cognitiva dell’Asperger è dominata da un senso di superiorità mentale (mentalizzazione) che porta a rinunciare gli altri ritenuti deboli, inferiori, insignificanti ed inutili, anche se si crea una specie di invidia per i successi sociali degli altri. Un altro aspetto fondamentale della mente dell’Asperger è quello di vivere come se si trovasse sempre di fronte a due porte e di non sapere quale scegliere. Questa costate impasse è motivo di angoscia profonda e di titubanze esasperanti che provocano negli altri risposte di rifiuto. Dopo aver tribolato una enormità per prendere una decisione, nel momento di realizzarla sorge sempre un ripensamento che manda tutto all’aria. L’organizzazione cognitiva risulta dominata da una incapacità di sintesi perché non si può valorizzare qualcosa più di un’altra e nulla diventa tanto importante o di valore da meritare d’essere scelto. Il mondo viene vissuto oltre che inutile, pericoloso e come uno spazio dove tutti cercano di “sbranare” gli altri e, proprio per questo, viene preferito un isolamento nel quale si possono trovare quelle piccole cose che non attirano l’interesse degli altri (rifiuto totale alla competizione).

 7. è vero che Einstein ed altri grandi pensatori possono essere considerati soggetti autistici o Asperger?

La storia che Einstein fosse un Asperger è una pura fantasia di alcuni ricercatori che riducono questo grave disordine psico-affettivo ad un semplice “isolarsi dagli altri”. Einstein è sicuramente una delle più grandi menti del nostro tempo e la sua enorme capacità affettiva l’ha dimostrata con le battaglie intraprese in favore dell’etica e della morale sociale, contro il nazismo, contro l’atomica, contro la segregazione degli ebrei, contro tutti i soprusi. Il suo amore per la prima moglie ha avuto momenti di trasporto e di grande slancio, anche se questi sono stati determinati soprattutto dal suo bisogno di sentire vicino una persona capace di “ascoltare”, di seguirlo e di aiutarlo nelle sue impervie scalate nel mondo della scienza più elevata che è preclusa alla maggioranza degli umani

 8. perché l’intervento psicoanalitico è poco efficace?

Le difficoltà nell’ordine affettivo minano fortemente tutte le relazioni interpersonale e, per questo, anche quelle terapeutiche. Le famose “due porte” risultano un continuo mettere alla prova una relazione troppo intima come quella psicoanalitica; gli acting out sono continui; i ritardi una normalità; il timore di dovere ricambiare un atteggiamento affettuoso un rischio insopportabile. La mancanza di compartecipazione porta inevitabilmente alla rottura, anche perché l’Asperger si sente sempre superiore (più intelligente) allo psicoanalista del quale può tranquillamente fare a meno.

 9. quale è il migliore trattamento per questa sindrome?

Non esiste un trattamento migliore e forse neppure semplicemente una terapia. I migliori risultati si ottengono con un lavoro di supporto e di aiuto, paziente e continuo, che non cambia l’organizzazione di base, ma porta a fare entrare questi pazienti nel mondo del lavoro. In questo, seppure con grandi alti e bassi, l’Asperger riesce a trovare un suo modello di sopportazione sostenuto soprattutto da una remunerazione che, seppure ritenuta inadeguata, viene accettata per il rischio di non riuscire a trovare un’altra sistemazione.

 10. cosa significa che l’Asperger è un narcisista?

È classico l’atteggiamento che fa di sé un soggetto non solo superiore per qualità mentali, ma anche per la sua “bellezza”. Questo atteggiamento acritico è sostenuto più che dal riconoscimento di qualità personali, dal diniego di quelle degli altri e, soprattutto, da un senso di “eternità” che fa vivere la sensazione di essere sempre giovani (per loro il temo non passa mai). Questo è imposto, ancora una volta, dall’idea che l’altro non ha valore, è un vecchi debosciato incapace di vivere i sentimenti puri che albergano in un’anima semplice e giovane. La qualità di “sempre giovane” è innata e non necessita di particolari preoccupazioni o manovre di mantenimento; oltre a questo, impone enormi difficoltà nella scelta di una possibile compagna perché … sono tutte brutte o, comunque, inadeguate al proprio senso estetico.

Qui un altro articolo fallico: Autismo e figura paterna

Tratto da Psicolab.net

Austimo e libertà di cura: nascere in Emilia Romagna è una sfortuna

I genitori di un bambino che nasce nel Veneto posso scegliere come curarlo, in Emilia Romagna , No !!!!! Che sfiga nascere autistici in Emilia Romagna, mi unisco alla loro battaglia e sostengo questi genitori. Anche avere la Sindrome di Asperger in Emilia Romagna è una sventura.

Il Risperidal provoca ictus e diabete, la J&J condannata a pagare mille milioni di dollari

La Johnson & Johnson condannata a pagare una multa di mille milioni di dollari per aver occultato gli effetti collaterali del Risperidal

Un tribunale dell’Arkansas, negli Stati Uniti ha condannato la casa farmaceutica Johnson & Johnson a pagare mille milioni di dollari per aver minimizzato gli effetti secondari del farmaco Risperidal (Risperidone). E’ un antipsicotico utilizzato nel trattamento della schizofrenia, del disturbo bipolare, dell’autismo, dei disordini comportamentali degli adolescenti e nei pazienti anziani con demenza tipo Alzheimer. I potenziali effetti collaterali collegati sono l’aumento di peso e lo sviluppo del diabete di tipo 2. Ma nei pazienti piu’ anziani  i potenziali pericoli aumentano e vengono associati ad un maggiore rischio di ictus o incidenti cerebrovascolari. Durante il processo durato quasi tre settimane, la casa farmaceutica ha presentato abbondanti informazioni per dimostrare di aver agito in modo responsabile senza cercare di occultare alcuna informazione relativa agli effetti secondari causati dal consumo del farmaco.

L’Arkansas non è la prima sentenza che si pronuncia contro la Johnson & Jonhnson e l’antipsicotico Risperdal. In gennaio, il tribunale del Texas ha condannato la casa farmaceutica a pagare 158 milioni di dollari. Altre multe sono state emanate negli Stati della Carolina del Sud e della Louisina. In tutti i casi la J&J ha richiesto l’appello.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale ABC Spagna

Altri articoli sull’argomento:

https://mondoaspie.com/2012/03/06/risperidal-risperidone-johnson-johnson-alla-sbarra/

https://mondoaspie.com/2012/03/06/il-punto-sul-risperidal-risperidone/

Autismo e psicanalisi: una retorica truccata e di contraddizione

Autismo e psicanalisi: una retorica truccata  e di contraddizione

L’autore,  Nicolas Gauvrit  è docente di matematica all’Università d’Artois, dottore in scienze cognitive  e membro del comitato della redazione di Science e Pseudo-sciences, svolge attività di ricerca nell’interfaccia tra matematica e psicologia. E’ autore di numerose opere universitarie e di divulgazione.

Di Nicolas Gauvrit

Da diversi mesi, l’autismo e il suo trattamento psicanalitico sono nel cuore di un’accesa polemica mediatica. Diversi sono gli avvenimenti, che coinvolgono il processo e poi la censura del film Il Muro di Sophie Robert, l’inaugurazione dell’anno 2012 come “l’anno dell’autismo”, la pubblicazione delle raccomandazioni della HAS (Alta Autorità della Salute) che appoggerebbero l’abbandono dell’approccio psicanalitico, e il coinvolgimento del deputato Daniel Fasquelle, che adotta una posizione simile, hanno contribuito alla nascita di questa controversia.

Il filosofo Jean-François Rey ha pubblicato il 22 febbraio 2012 nelle colonne del giornale Le Monde un’ arringa toccante (” Autismo: è la psichiatria che attaccano”) per il mantenimento nella psichiatria di un approccio psicanalitico. Questo articolo è molto rappresentativo di quelli che circolano in questo momento, e illustra le linee di difesa prese dagli psicanalisti e gli artefici retorici utilizzati nei dibattiti in corso, alcuni di questi sono ricorrenti e contro i quali bisogna mettere in guardia il lettore. Se i sostenitori della psicanalisi hanno ovviamente il diritto di esprimere e difendere il loro punto di vista, questo deve essere fatto nel rispetto del rigore e della logica.

La vittimizzazione appare in tutte le salse a volte con accenti infantili che provocano la pietà del lettore. Cosi’, J-F. Rey scrive per esempio di Pierre Delion  (che pratica il packing, nota di Mondo Aspie)  “che non si puo’ non ricordare mai abbastanza per la sua gentilezza e apertura, ed è la vittima di una vera persercuzione”. Ci ricordiamo anche degli articoli di  Élisabeth Roudinesco che denunciano “l’odio” verso la psicanalisi.

Non siamo qui a pretendere che la psicanalisi non sia vittima di attacchi, ma siamo qui per ricordare che la rimessa in questione accademica è normale e fa parte di un processo scientifico. Non c’e’ alcuna ragione di offendersi: noi dobbiamo per il bene dei bambini con autismo e dei loro genitori , determinare quale metodo sia migliore per ciascuno. Il fatto che i portatori di un metodo siano criticati non valida in nulla le loro teorie.

La psicanalisi , è di fatto, retrocessa nelle università francesi – ma molto meno presso gli operatori. E’ stata presa di mira da critiche scientifiche importanti. La debolezza delle basi teoriche, l’assenza di prove d’efficacità, e oramai l’incapacità a rispondere alle critiche, hanno reso insostenibile – specialmente nell’ ambito dell’autismo – la posizione puramente psicoanalitica. Inoltre, i sostenitori di questa “cura” hanno adottato una posizione intermediaria, promuovendo un approccio integrativo, una macedonia di terapie immerse nella salsa psicanalitica. Ora, non piu’ che la psicanalisi sola, questa integrazione non ha dimostrato un’efficacità superiore agli altri metodi attualmente disponibili. Se questa posizione convince, è unicamente perchè noi tutti siamo sensibili a quello che potremmo chiamare il “sofisma del giusto centro”, secondo il quale la verità è da cercare a metà cammino tra le opinioni contraddittorie, ed è spesso falso.

I promotori di un approccio psicoanalitico hanno fatto ricorso, in questi ultimi tempi, all’imbroglio. Questo inganno consiste nel distrarre l’interlocutore dalla domanda primordiale – quella sull’efficacità dei metodi e del bene del bambino- spostando il discorso nel campo affettivo, quello del senso di colpevolezza o dell’ “etica”.

Per questo, si appoggiano su una rappresentazione sociale caricaturale della psicologia, che oppone degli psicanalisti profondamente umani, e dei cognitivisti che predicano un approccio chimico. La realtà è molto diversa, e numerosi “cognitivisti” vedono negli approcci terapeutici fondati sulla scienza un’alternativa non solo alla psicanalisi, ma soprattutto ai trattamenti con farmaci psicotropi. Eppure, J.- F.Rey ripete con insistenza nel suo articolo che l’abbandono della psicanalisi “prosciuga”, “disumanizza”, e distrugge l’etica della professione del psicoterapeuta, arrivando a sostenere che i metodi educativi, cognitivi e comportamentali dell’autismo consistono nel trattare tutti i bambini allo stesso modo, secondo un protocollo indipendente dalla singolarità della persona… dimenticando quello che il codice deontologico degli psicologi prevede ( si legge nel preambolo della versione di febbraio 2012: ” La complessità delle situazioni psicologiche si oppone all’applicazione di regole”).

Per fare buona figura, lamentando che il dibattito diventa una guerra di opinioni invece di una controversia piu’ razionale, i difensori della psicanalisi  chiedono spesso che venga orientato sugli aspetti scientifici.  Ma questi appelli al dibattito scientifico sono contraddetti dallo spostamento del discorso nel campo emozionale e l’attaccamento all’idea che la psicanalisi è per essenza non testabile. Cosi’, nel suo articolo J.-F. Rey chiede un ritorno allo schema scientifico, ma ricorda che la psicanalisi lacaniana si afferma di per sè (e quindi non dalla scienza). Maledicendo lo “scientismo” che non definisce, arriva  in effetti in un solo movimento a rivendicare cio’ che rifiuta.

Dopo un secolo di utilizzazione, aspettiamo ancora degli elementi tangibili, delle esperienze riproducibili in favore delle teorie e delle pratiche psicanalitiche. Invece di lavorare per produrre, i promotori di questo approccio dispensano molta energia per schivare una riflessione su questa assenza di validazione, postulando che la psicanalisi è inaccessibile all’investigazione scientifica (una pura professione di fede). Se fosse questo il caso , la psicanalisi  sarebbe una filosofia, una narrazione. Il codice deontologico degli psicologi, ricorda nell’articolo 14 che gli psicologi devono utilizzare dei metodi scientificamente provati, impone dunque l’abbandono della psicanalisi , almeno in tutti quei casi dove un’ alternativa efficace esista, e fino a che la psicanalisi abbia potuto fornire degli argomenti solidi in suo favore.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale pseudo-sciences.org