Forli’: Bambino di cinque anni con autismo e la ASL non “vede” la disabilità

Credevo che solo a Cesena non sapessero riconoscere l’autismo ( per me è la provincia d’Italia piu’ sfigata, impreparata, inadeguata, inefficace, scandalosa, etc, etc,  per chi ha dei figli autistici)  e invece mi devo ricredere anche a Forli’ non scherzano !

Il PRIA progetto esistente e finanziato, ma dove ???? sulle carte forse ! Riabilitazione ????  Cure precoci ???? Bambini seguiti da personale specializzato ? ma quando mai !!! Me lo auguro tanto per questi genitori, ma purtroppo invece di andare avanti vanno indietro nelle province di Forli e Cesena e questi articoli e questo sito ne sono la prova.

Forlì, 30 marzo 2012 – QUANDO un parere medico ti cambia la vita. È quello che succede a Paola Belli e Piero Sebastiano Oggianu, residenti a Forlì, genitori di due figli. Uno di questi, che oggi ha 5 anni, è autistico. Il bambino, dalla nascita, è affetto da sindrome di West, una rara malattia neurologica che comporta anche un ritardo psicomotorio, a cui 3 anni fa si è aggiunta la diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo poi sfociato in autismo infantile. La diagnosi di autismo è stata confermata da 4 relazioni di vari specialisti di strutture pubbliche (l’ospedale Sant’Orsola e Maggiore di Bologna e l’Istituto Stella Maris di Pisa). Due di questi sono centri specializzati. Quale è il nodo della questione? Che la diagnosi di autismo, perché il bambino venga inserito nel Pria (Programma regionale integrato per l’assistenza alle persone con disturbo dello spettro autistico) deve essere confermata dai medici dell’Unità di neuropsichiatria infantile di Forlì. «Questo — dicono i genitori — preclude a nostro figlio la possibilità di essere riabilitato dall’Asl con terapie appropriate». Il progetto esiste ed è finanziato.

I medici dell’azienda sanitaria di Forlì (che dovrebbero seguirne la riabilitazione) hanno inizialmente diagnosticato al bambino un ritardo mentale. Poi, in novembre «venne fatta una variazione di diagnosi da parte dell’Asl di Forlì, più simile a quella dei colleghi emiliani e toscani. Però, nelle carte, il termine autismo non viene utilizzato». Dunque il bambino non può ancora entrare a far parte del Pria (ed è l’Asl di Forlì ad avere l’ultima parola). Il problema è che la mancata diagnosi ha comportato un ritardo nell’applicare le cure migliori al minore. «Eppure — aggiungono i genitori — tutti gli specialisti in questo campo parlano di diagnosi precoce, di riabilitazione mirata e tempestiva, di un intervento multidisciplinare da parte dei medici. Tutte indicazioni che nel nostro caso sono state ignorate». La diagnosi difforme ha avuto conseguenze anche sul versante scolastico. «Un bambino autistico viene seguito da personale specializzato. Cosa che non avviene per nostro figlio, visto che non è stato valutato come autistico». Il mancato inserimento nel Pria del bambino ha infine conseguenze economiche: «Spendiamo fino a 500 euro al mese per curare nostro figlio».

Articolo tratto dal Resto del Carlino

 

Annunci

La psicanalisi: il declino di un’illusione

293 Fuori-serie psicanalisi

Dalla fine della seconda guerra mondiale, la psicanalisi e Sigmund Freud hanno occupato un posto particolare nella sfera intellettuale, nell’insegnamento e nelle pratiche terapeutiche. Il sistema, spesso chiamato freudismo ha dominato le élites e i media in alcuni paesi per circa 40anni. La Francia e l’Argentina sono rimasti tra i paesi piu’ influenzati da questo sistema di pensiero.

Diversi fattori spiegano la penetrazione delle idee di Freud nell’opinione pubblica , nei media e presso i terapeuti.

Dei concetti semplici che si sono imposti come verità indiscusse: l’inconscio, la rimozione, il complesso di Edipo, etc. Questi concetti sono diventati luoghi comuni nel linguaggio corrente largamente utilizzato per spiegare gli atteggiamenti e i comportamenti dell’uomo.

La psicanalisi viene insegnata a tutti i liceali dei corsi di filosofia alla fine del curricolo secondario. Il suo approccio semplicistico che sembra universale ha sedotto delle generazioni di professori e allievi. L’università ha ripreso nei suoi insegnamenti di psicologia la psicoanalisi come perno del suo insegnamento. Nella maggior parte dei mezzi di comunicazione vengono utilizzati psicanalisti accreditati che portano il punto di vista della psicanalisi su qualsiasi disastro o argomento che riguarda la società.

La psicanalisi si presenta come se si utilizzasse un approccio scientifico. Ed ha la pretesa di spiegare tutto principalmente tramite la sessualità infantile e i suoi traumatismi.

Una formazione scientifica insufficiente di psicoterapeuti in neurologia, genetica, etc, come ha rilevato lo psichiatra  Christophe Andrè, durante un dibattito con Simon Kipman: ” Ahimè, nelle facoltà di psicologia, gli studenti sono per la maggior parte formati quasi esclusivamente con riferimenti psicoanalitici. Sono pochi i progressi fatti dalla neuroanatomia, dalla biologia, dalla genetica e dalla farmacologia, sono poco aperti alle altre terapie che non siano analitiche. Molti dei nostri psicologi  non sono preparati in maniera eclettica a curare la sofferenza psicologica.” 1

Negli anni 80, gli intellettuali americani che avevano aderito al freudismo, hanno iniziato a rimettere in questione il dominio della psicanalisi. Nel mondo francofono questo movimento ha subito un ritardo, Dei precursori sono stati Jacques Van Rillaer con Le illusioni della psicoanalisi (1995 ), Jacques Bénesteau con la sua opera Menzogne freudiane (2002). Ma è soprattutto con gli autori del Libro Nero della psicanalisi (2005),  e poi recentemente con Michel Onfray e Il crepuscolo di un idolo, l’affabulazione freudiana, che questa discussione è stata esposta al grande pubblico.

La contestazione si è accesa sulla scientificità della teoria, sulle affermazioni dei successi terapeutici, sulla disonestà scientifica e sul mistero che circonda una parte degli scritti di Freud.

Ma la rimessa in causa piu’ radicale, per la teoria psicanalitica è arrivata dai progressi della scienza che ha aperto un varco sulle giustificazioni strampalate delle corrente psicanalitica su delle patologie di cui si ignorava l’origine  e che trovano oggi delle spiegazioni, certo ancora parziali,  grazie ai progressi della psicologia scientifica, delle neuroscienze, della genetica e degli strumenti di esplorazione funzionale del cervello come l’IRM ( immagine a risonanza magnetica, nel caso dell’autismo).

Nel campo della pratica terapeutica, il dibattito è apparso con lo sviluppo dei trattamenti che hanno dimostrato l’efficacità, e sono stati rigorosamente valutati, come le terapie cognitivo-comportamentali (TCC) o il trattamento psichiatrico delle dipendenze, delle depressioni.

La valuazione collettiva contenuta in un rapporto dell’Inserm  20042 (Istituto nazionale della sanità e ricerca medica)  ha scatenato un tiro di sbarramento degli psicoanalisti, prima reazione profonda a un movimento di contestazione. Il ministro della salute all’epoca, ha deciso di ritirare il documento dal sito del Ministero, a discapito della scienza e dell’interesse dei pazienti. Oggi gli psicanalisti si sentono contestati ed hanno paura di perdere un aparte della loro clientela. E’ questa puo’ essere la ragione degli attacchi violenti contro le terapie cognitivo comportamentali, accusate recentemente di praticare un “addomesticamento umano”, utilizzando falsamente i metodi di Pavlov e del Dr Coué. Gli attacchi alle persone ( che arrivano fino alle accuse antisemite) fanno parte di questa difesa disperata.

Questo numero speciale di Scienze e pseudoscienze propone di portare in questo dibattito una riflessione su tre piani: lo statuto scientifico della psicanalisi, la realtà delle affermazioni terapeutiche degli psicanalisti, e il posto ingiustificato occupato dalla psicanalisi negli spazi pubblici (salute, giustizia, media, etc.). Cosi’, il lettore potrà scoprire o meglio capire quella che Aldous Huxley chiamava la “frode”.

 1 Lefigaro.fr, 24 octobre 2005, Simon Daniel Kipman et Christophe André, « La difficile eredità di Sigmund Freud ». Intervista raccolta da Frédéric Fritscher, Marie-Laure Germon et Alexis Lacroix :

2 « Psicoterapia, tre approcci valutati. Psychothérapie, trois approches évaluées  Éditions Inserm, ISBN 2-85598-831-4, 568 pages, Février 2004.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale tratto dal sito dell’Associazione Francese per l’informazione scientifica AFIS

                                      

Sigmund Freud
Sigmund Freud

Sindrome di Asperger : Hugo si definisce “un superstite” e racconta come è scampato alle terapie psicanalitiche

Testimonianza E1 – Un autistico Asperger racconta come ha rifiutato le terapie psicanalitiche.

La presa in carico dell’autismo, la grande causa nazionale del 2012 in Francia, è oggetto di violenti dibattiti. Da diversi mesi, i seguaci della psicanalisi e i sostenitori dei metodi educativi e comportamentali si affrontano violentemente sulle maniere adatte per migliorare la vita quotidiana delle persone autistiche.

Fino a 6 anni, non parlava

Hugo Horiot ha 29 anni. E’ un autistico “Asperger” una forma di autismo che non altera le facoltà mentali. Fino all’età di 6 anni, non parlava e ha avuto fino all’età di 14 anni, enormi difficoltà a relazionarsi. Si definisce “un superstite dell’autismo” grazie a sua madre che ha rifiutato subito la presa in carico da parte di una psicanalista.

” Mi mettevano davanti alla faccia dei giochi che non mi piacevano: dei pupazzi, dei castelli in plastica. Ho dato un calcio al castello di plastica. Ho distrutto il castello di plastica che mi aveva messo sotto il naso. E lei mi ha detto: non va bene. Hai dato un calcio al tuo papà”. Insorge Hugo ai microfoni d’Europe 1. Per lui  i metodi psicanalitici sono un’ “aberrazione”.

“Mi ha stimolato dal corpo”

Afferma di esserne uscito “grazie alla battaglia condotta da sua madre”. Mi stimolava attraverso  il corpo. Cercava di entrare nel mio mondo, di comprendere la mia logica e di scivolarci dentro. E soprattutto, ha ottenuto un punto d’onore facendo in modo che non andassi in un’ istituzione specializzata”, aggiunge.

Oggi, il suo comportamento non desta sospetti e la sua dizione è perfetta. “Un autistico ha bisogno di essere messo nel mondo reale” conclude. “Esistono le competenze che lo  permettono  ma cio’ è possibile con un accompagnamento di tipo comportamentale”.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui
Il video dell’intervista qui in francese:
http://www.dailymotion.com/embed/video/xpas5h

Trattamento dell’autismo: una nuova disfatta della psicanalisi

Una nuova fase è stata superata nella guerra che oppone da diversi decenni gli psicanalisti d’obbedienza freudiana e i loro colleghi non-psicanalisti.

E’ un evento all’apparenza circoscritto, che interessa prima di tutto un cerchio relativamente ristretto di francesi, i genitori di bambini autistici, motivati dalla dolorosa prova che vivono nel quotidiano. Ma la sua importanza intellettuale e terapeutica interessa tutti e altrettanto l’opinione nel suo insieme.

L’Alta Autorità della salute (HAS) ha in effetti sconfessato in maniera spettacolare e pubblica le teorie e le pratiche terapeutiche ispirate dalla psicanalisi e utilizzate nel trattamento dell’autismo. L’HAS istituzione ufficiale composta da ricercatori e medici riconosciuti doveva pronunciarsi esclusivamente su questo soggetto. Ma un tale disconoscimento non mancherà di ricadere sulla credibilità generale della psicanalisi, disciplina sempre meno praticata nel mondo ma che mantiene in Francia un’influenza pregnante sulle istituzioni che si occupano del trattamento dei disturbi psichici.

Arcaismo e senso di colpa

Per gli psicanalisti,  l’autismo è una malattia psichica le cui radici sono essenzialmente da ricercare nell’ambito famigliare. Per farla breve, le discipline di Freud considerano che i disturbi che colpiscono questi bambini  -mancanza della comunicazione con l’esterno e comportamenti ripetitivi – siano in gran parte imputabili alle cattive relazioni che si stabiliscono dalla nascita tra la madre e il bambino.

Ne deducono delle pratiche terapeutiche che rifiutano la valutazione sistematica da parte di esperti esterni alla psicanalisi. Una di queste, è ” il packing”, che consiste nell’avvolgere i bambini in panni umidi bagnati e freddi per un certo lasso di tempo prima di riscaldarli, per il suo carattere strano e un po’ arcaico, è diventato il simbolo di una concezione di cure violente contestate da numerose associazioni di genitori.

Quest’ultime accusano gli psicanalisti  di avere aumentatole loro sofferenze colpevolizzando le madri, già profondamente colpite dalla disabilità che affligge il loro bambino. Ora che gli specialisti concordano ampliamente sulle cause neurologiche e non psicologiche dell’autismo e respingono le concezioni freudiane, anche se nessun metodo al momento è riuscito a guarire completamente il male.

Teoria “non pertinente”

La psicanalisi dominava un numero importante d’istituzioni psichiatriche, bisognava mettere fine alla disputa partendo dai piu’ alti vertici delle autorità della salute. E’ cosa fatta: le associazioni di famiglie di soggetti autistici ottengono l’essenziale soddisfazione e la psicanalisi è qualificata teoria “non pertinente”, conformemente all’opinione sostenuta dalla maggior parte di medici e specialisti a livello internazionale.

La HAS raccomanda con insistenza di allineare le pratiche terapeutiche francesi sulla norma internazionale, secondo delle concezioni largamente ispirate dagli psicoterapeuti comportamentali che consistono nel diagnosticare velocemente quella che è considerata non  come una semplice malattia ma come una disabilità, per applicare in seguito delle tecniche di presa in carico sistematica che coinvolgono da vicino le famiglie e vengono sottoposte a controlli regolari.

“Il libro nero della psicanalisi”

Cosi’, al di là del dramma dell’autismo, una nuova tappa è stata superata nella guerra che oppone da diversi decenni gli psicanalisti d’obbedienza freudiana e i loro colleghi non-psicanalisti. L’Obs aveva, una decina di anni fa, giocato un ruolo importante rendendo questo dibattito accessibilie al grande pubblico tramite la pubblicazione degli estratti dell’opera controversa chiamata “Il Libro Nero della Psicanalisi”.

Recentemente, il filosofo Michel Onfray ha creato uno scandalo dando una visione molto critica di Freud e del Freudismo. Il rapporto diffuso dall’HAS è un nuova tappa in questa battaglia.

Dominante negli anni 70 e 80, spesso legata a correnti di pensiero progressiste di quegli anni, dotata di un prestigio insigne presso le generazioni influenzate dal maggio del 68, la psicanalisi , che ha impregnato la cultura contemporanea ma che si indebolisce sotto i colpi di una concezione piu’ scientifica dello psichismo umano, subisce nuovamente un importante arretramento.

 Scritto da Laurent Joffrin

Direttore del Nouvel Observateur

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale qui

Autismo Francia: la psicanalisi messa fuori gioco

La psicanalisi ha perso il combattimento. Nelle raccomandazioni delle buone pratiche sulla presa in carico dei bambini e degli adolescenti sofferenti di disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), pubblicate giovedi’ 8 marzo 2012 (leggere qui in francese PDF), l’Alta Autorità della salute (HAS) e l’agenzia nazionale della valutazione della qualità di vita degli istituti e dei servizi sociali e medico-sociali (Anesm), stimano che sia impossibile giungere” alla pertinenza” degli interventi fondati sugli approcci psicanalitici e la psicoterapia istituzionale nell’autismo, e considerano questi interventi ” sconsigliati”.

Questa valutazione ha causato nelle scorse settimane un ‘intensa agitazione mediatica, dopo la pubblicazione da parte del quotidiano Libération, il 13 febbraio di un articolo (qui la traduzione in italiano) che riportava in anteprima la versione non ufficiale del rapporto. Nel dettaglio, la posizione della HAS è rimasta invariata, e inaugura senza dubbio una nuova era nella presa in carico dell’autismo.

Molto atteso dai professionisti e dalle associazioni di famiglie, questo rapporto, è frutto di un lavoro di due anni, che ha mobilitato 145 esperti, ed è stato completato tramite una consultazione pubblica che ha coinvolto piu’ di 180 organizzazioni. Definito come un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzati da alterazioni delle interazioni sociali, della comunicazione e del linguaggio, i DPS riguardavano nel 2009 una persona con meno di 20 anni su 150, ossia un numero compreso di giovani tra 92 000 e 107 500. Una popolazione che da decenni a causa di gravi carenze non ha risposte nelle diagnosi, nelle strutture d’accoglienza e nell’ambito dell’istruzione.

 CAMBIAMENTO DIPLOMATICO

Le raccomandazioni dell’HAS e dell’Anesm si concentrano “sull’ intervento precoce, tramite professionisti formati, e un progetto personalizzato d’intervento adattato e rivalutato regolarmente” per i bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS). Particolarmente raccomandati “se si manifestano prima dei 4 anni e nei tre mesi che seguono la diagnosi”, questi interventi saranno basati su “un approccio educativo, comportamentale e di sviluppo, nel rispetto delle condizioni di attuazione che hanno dimostrato l’efficacità: l’utilizzazione di un sistema comune di comunicazione e interazione con il bambino, gruppi di lavoro formati e supervisionati, rapporti d’inquadramento adulti per bambino, ritmo settimanale di almeno 20-25 per settimana”.

Per la prima volta in Francia nel campo della neuropsichiatria, un testo raccomanda ufficialmente il ricorso intensivo ai metodi educativi e comportamentali, di cui i risultati promettenti sono stati documentati da lunga data in molti paesi occidentali.

Un altro punto essenziale: l’attenzione portata al luogo e alla singolarità della famiglia e del bambino durante l’accompagnamento. I relatori raccomandano peraltro ai genitori di essere “particolarmente prudenti di fronte ad interventi che promettono di guarire completamente le manifestazioni dei DPS, nessuno trattamento puo’ guarire l’autismo, e nessun trattamento puo’ eliminare definitivamente i disturbi.

Se gli approcci educativi e comportamentali ( tipo ABA o Teacch), basati su degli apprendimenti ripetuti, d’ora in poi faranno parte degli “approcci raccomandati”, questo non vale per gli approcci psicanalitici. ” L’assenza di dati sulla prova della loro efficacità e la divergenza dei pareri espressi non permette di arrivare alla conclusione della pertinenza degli interventi fondati sui metodi psicanalitici e sulla psicoterapia istituzionale nell’autismo”, si legge nel capitolo degli “Interventi globali sconsigliati”. Un cambiamento diplomatico ma minimo riguardo alla versione di febbraio, che aggiungeva alla valutazione di “sconsigliati” quella di “non raccomandati”.

“REAZIONI ESTREMAMENTE PASSIONALI “

Di fronte alla protesta sollevata dalla versione provvisoria, la HAS ha tentato di risparmiare l’ambiente neuropsichiatrico  addolcendo i suoi propositi ? “Il nostro obbiettivo non era quello di placare i toni. Abbiamo preso nota delle reazioni estremamente passionali espresse, ma abbiamo deciso di non modificare nè il nostro calendario nè la nostra procedura”, afferma il professore Jean-Luc Harousseau, presidente del collegio dell’HAS. (qui in italiano l’articolo che contiene la smentita dell’HAS il 13 febbraio sul divieto dei metodi psicanalitici e il packing)

Che prosegue” da piu’ di trent’anni dalla loro introduzione, questi metodi non hanno dimostrato nè la loro efficacità nè la loro inefficacità”,  è ora che gli psichiatri si rimettano in discussione, ” accettando una valutazione delle loro azioni in funzione dei criteri di validità sul comportamento dei bambini, definiti da loro e con la cooperazione e l’accordo dei genitori”.

Resta il packing, una tecnica di avvolgimento dei bambini in panni umidi riservata ai casi di autismo severo contro la quale la maggior parte delle associazioni di genitori si scagliano violentemente da diverse anni. Senza grande sorpresa , l’HAS e l’Anesm hanno dichiarato che ” in assenza di dati relativi alla sua efficacità o alla sua sicurezza”, “si oppongo formalmente all’utilizzo di questa pratica”. Ad eccezione di collaudi clinici autorizzati” che rispettano la totalità delle condizioni definite dall’Alto consiglio della salute pubblica” di cui uno  è in corso presso il CHRU (Centro ospedaliero regionale universitario) di Lille.

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale Le Monde qui

Francia:l’Alta Autorità della Salute (HAS) ha giudicato inefficace l’utilizzo della psicanalisi nell’autismo

Video+traduzione

Come i bambini autistici devono essere presi in carico nel nostro paese. Ci sono voluti due anni per l’HAS, l’Alta Autorità della Salute per definire le buone prassi con l’aiuto di 140 esperti e 190 associazioni consultate. Per l’HAS, solo i metodi educativi hanno dato prova della loro efficacità.

Dominique Maigne, direttore generale della HAS “da piu’ di trent’anni dall’ l’introduzione dell’ approccio  psicoanalitico non esiste attualmente alcun dato in grado affermare la pertinenza di questi approcci e di conseguenza approfitto in questa occasione per rivolgermi agli psichiatri per dirgli che è arrivato il tempo di rimettersi in discussione e di accettare i principi di valutazione dei loro approcci”.

Una delusione per i genitori, che speravano in un’ abolizione delle pratiche psicanalitiche tutt’ora autorizzate e definite nel rapporto come sconsigliate.

Danièle Langloys Presidente di Autisme France ed esperta del gruppo pilota autismo dell’HAS :”L’espressione “non consigliate” è difficilmente sopportabile per le famiglie perchè il testo è abbastanza bizzarro in quanto non esiste alcuna prova scientifica, ne dati che provano l’efficacità della psicanalisi e questo avrebbe dovuto giustificare l’espressione “non raccomandate”. Gli utenti dicono da piu’ di trent’anni che la psicanalisi non  serve a nulla per i loro bambini e anzi fa perdere del tempo causando una restrizione delle possibilità di progresso perchè il bambino non riceve un educazione quando dovrebbe averla. Per il gruppo di studi parlamentari sull’autismo i soldi pubblici dovrebbero finanziare solo i metodi convalidati da studi internazionali.

Florent Chapel: “Associazione Vaincre l’autisme”, “dalla nascita un autistico ha l’80% di probabilità di finire nelle mani di uno psichiatra o psicanalista”.

Daniel Fasquelle deputato presidente del gruppo studi parlamentari sull’autismo: “Sono rammaricato del fatto che le pratiche psicanalitiche non siano state realmente scartate. Abbiamo lasciato una porta aperta per cui dicono che andremo a mischiare dei metodi, ma no, non c’e’ bisogno di mescolare medoti inefficaci con metodi efficaci”.

Gli psicanalisti che abbiamo contattato stamattina non hanno reagito al comunicato della HAS, eppure questo avviso annuncia una rivoluzione per le famiglie. Oggi solo il 10% degli autistici francesi beneficiano dei metodi educativi e spesso tutte le spese delle cure ricadono sulle famiglie.

Autismo: quando i servizi sociali diventano i nemici dei genitori

Valentin si diverte con la batteria
Valentin si diverte con la batteria

Valentin 12 anni, ha la sindrome di Asperger. Sua madre, Véronique, ha dovuto battersi contro i servizi sociali per mantenere l’affidamento. E la giustizia le ha dato ragione.

Ogni anno, delle famiglie che si oppongono ai metodi di alcuni psichiatri si ritrovano in tribunale, con il rischio che i loro bambini gli vengano tolti. Inchiesta su un sistema aberrante, nel momento in cui si è sollevato un dibattito sul trattamento di questo disturbo.

E’ diventato un riflesso. Quando passa davanti alla finestra del suo studio, butta un occhio sulle macchine che parcheggiano davanti all’entrata del palazzo. “Ancora oggi, ho paura che qualcuno venga e porti via mio figlio, ci confida Véronique Gropl, 51 anni. Non ho piu’ le valige pronte per partire alla minima avvisaglia, ma resto sul chi va là”.  Eppure, tre anni sono passati, da quando il tribunale per i minori di Créteil (Val-de-Marne) ha verificato che il bambino, autistico, non è in pericolo. Il giudice ha confortato Véronique nella scelta di creargli una classe, nella sua casa, rendendo la sentenza un non-luogo a procedere. La seconda, nella vita movimentata di Valentin, 12 anni.

Dei casi decisi a porte chiuse

Quando suo figlio è nato, Véronique abitava ancora a Nizza, sua città d’origine, dove dirigeva un’azienda specializzata nelle installazioni di telefonia mobile che contava 50 dipendenti. Si preoccupa, all’asilo, nel vedere Valentin strapazzato dagli altri bambini e si rivolge in un centro medico-psicologico del suo quartiere. La neuropsichiatra non scopre niente di preoccupante nel bambino. Pero’ in rivincita, trova la madre bizzarra e la segnala al procuratore per sospetti maltrattamenti. I servizi sociali arrivano e interrogano Véronique, che scappa con suo figlio di 5 anni tra le braccia rifugiandosi nella periferia parigina, presso la sua primogenita, ancora studente. Là, bussa a tutte le porte fino a che non ottiene la conferma della sua intuizione. I disturbi di Valentin erano legati ad una forma attenuata d’autismo, la sindrome di Asperger. E non ad una cattiva educazione…L’inchiesta aperta a Nizza si conclude con una sentenza di non-luogo a procedere. La prima. Ma, basta in seguito, il rifiuto di Véronique d’iscrivere suo figlio in un ospedale diurno, una struttura psichiatrica che lei giudicava inadatta, per far arrivare una nuova segnalazione presso il procuratore che si chiude ancora una volta con un altra sentenza di non luogo a procedere.

Véronique si ritiene fortunata. Altri genitori, non hanno mai incontrato medici capaci di formulare una diagnosi d’autismo. Ne trovano le energie per creare un programma educativo su misura per il loro bambino che si trova internato in un ospedale psichiatrico, oppure presso una casa famiglia, su decisione del tribunale. Tanti casi giudicati a porte chiuse senza che le famiglie abbiano una copia del dossier ( la protezione di un minore implica anche quella delle persone che segnalano i casi di matrattamento). Parecchie associazioni di genitori di soggetti autistici denunciano questa realtà sconosciuta, che sfugge alle statistiche. E soprattutto, affermano che le segnalazioni colpiscono dei genitori competenti il cui unico torto è aver rifiutato le cure che gli erano state proposte. ” Alcuni psichiatri o direttori di centri specializzati esercitano un ricatto sulle famiglie, dice Danièle Langloys, la presidente della Federazione Autisme France. E utilizzano le minacce: “se non ci lasciate il vostro bambino, dovrete rispondere davanti al tribunale dell’accusa di negligenza”. Un riferimento all’articolo 375 del Codice Civile, che permette al giudice di prendere delle misure per proteggere dei minori in pericolo. Il presidente di Vaincre l’autisme, M’Hammed Sajidi, ritiene che la legge sia troppo spesso sviata. “Degli psichiatri utilizzano questo riferimento per imporre dei trattamenti che i genitori non vogliono utilizzare, nonostante la salute dei bambini non sia minacciata” dichiara indignato. La fonte del problema ? Numerosi genitori rivendicano la libera scelta dei metodi nella presa in carico per i loro figli. E rifiutano, in particolare, le terapie psicanalitiche, che l’Alta Autorità della salute (HAS) si appresta a disconoscere.

In Francia, due scuole si affrontano nella presa in carico dei disturbi pervasivi dello sviluppo (PDD), una denominazione che raggruppa le difficoltà nella comunicazione che appaiono durante l’infanzia, tra cui l’autismo. Da una parte,  gli psichiatri d’obbedienza psicanalitica, gli “psykk”, come li chiamano, vendicatori, i genitori che li vilipendiano nei forum di discussione. Essi considerano l’autismo come un problema psichico causato da cattive relazioni con la famiglia, e con la madre in particolare. Una teoria invalidata dalle scoperte delle neuroscienze. Dall’altra, gli psichiatri e psicologi che difendono i nuovi metodi educativi e comportamentali utilizzati all’estero. Ci sono infatti consensi internazionali per definire l’autismo come una  disabilità nella quale le capacità nell’interagire con l’ambiente sono alterate, ma si possono compensare. I genitori si scambiano come sesami magici i nomi di queste equipe, troppo poche, anche per traslocare e avvicinarsi a loro.

Cosi, certi medici o istituzioni della “vecchia scuola” s’impantanano in quella che sembra una guerra di trincea contro i genitori. Con, le segnalazioni come effetti collaterali. L’estate scorsa, nel Calvados M.L. decide di ritirare suo figlio Benjamin (1), 7 anni, dall’ospedale diurno , “dove regrediva invece di progredire”. La stessa sera, la neuropsichiatra responsabile del servizio allerta i servizi sociali. La famiglia L.  patisce cinque mesi di attenta indagine. Vengono accusati di trascurare la salute di Benjamin. La scusa per attaccarli? Un piccolo morso di un cane che non sarebbe stato curato. ” Meno male che avevamo portato nostro figlio presso il medico di famiglia , che ha testimoniato in nostro favore”, si rallegra M.L. Finalmente, le capacità dei genitori sono state riconosciute. In effetti,  Benjamin va a scuola , in una classe per bambini con disabilità; è seguito sul piano medico e frequenta sedute d’ortofonia e psicomotricità.

Come altri genitori accusati ingiustamente, M.L è convinta che la neuropsichiatra  abbia agito “per vendetta”. Questa professionista interpellata dal nostro giornale  non ha voluto rispondere. Ma uno dei suoi colleghi che esercita la professione nella Savoia, un dipartimento noto per l’approccio moderno all’autismo, presume che tali segnali rivelino ignoranza. A due riprese, il Dr Stéphane Cabron  sollecitato da delle famiglie  è finito sotto la lente di un’indagine sociale, in un altro dipartimento, dopo aver rifiutato l’ospedale diurno e richiesto una scolarizzazione. ” Ho valutato i bambini, e in entrambi i casi, le richieste dei genitori erano pertinenti, afferma. Un bambino autistico di buon livello intellettuale puo’ seguire una scolarità normale. E indipendentemente dalle sue capacità, la strategia adeguata oggi , è mantenerlo il piu’ possibile nella vita comunitaria. ” Nel campo complesso dell’autismo, l’evoluzione delle conoscenze provoca delle resistenze ai cambiamenti”.” Certi gruppi di lavoro rimproverano ai genitori un comportamento di vagabondaggio nelle cure o la messa in pericolo del loro bambino perchè non voglio passare ad altri modi di presa in carico”, spiega la Dott.ssa Nadia Chabane dell’ospedale Robert-Debré, a Parigi.

I genitori, spesso, ottengono sentenze di non luogo a procedere

Nel caso di Yassine, è stata la volontà dei genitori di volerlo iscrivere alle scuole medie che ha provocato la segnalazione ai servizi sociali. E’ il terzo di una famiglia di quattro bambini di origine marocchina, che abita a Boulogne-Billancourt (Hauts-de-Seine). Il bambino ha 5 anni quando entra in un ospedale diurno, e 12 quando sua madre, assistente in un asilo, decide che è capace di leggere e scrivere. La neuropsichiatra non è d’accordo. ” Allora ho intrapreso  il percorso da sola, racconta Mina Borous. E quando ho ottenuto un posto in una classe per bambini disabili , sono incominciate le noie”. L’ospedale cercava d’intimidirmi e minacciava di fare ritirare mio figlio. La neuropsichiatra mi telefonava a casa dicendomi: ” Vedremo chi vincerà, lei o io ! Vostro figlio non andrà mai a scuola!” L’ospedale invia una segnalazione e i genitori vengono convocati al consiglio generale del servizio per la piccola infanzia. “Là, ho parlato, ho parlato, nonostante il mio accento, si ricorda Mina. Se è un crimine chiedere che mio figlio possa frequentare la scuola, allora ho commesso un crimine e saro’ condannata, ma che lascino Yassine tranquillo”. I genitori hanno vinto la causa e Yassine è entrato nella scuola media in complemento all’ospedale diurno. Oggi, ha 18 anni, e sa leggere e scrivere.

In decine di casi che l’Express ha potuto esaminare, le famiglie hanno ottenuto la sentenza di non luogo a procedere dalla giustizia o la chiusura dell’inchiesta sociale. Il segnale forse che questi casi diventeranno sempre di piu’ rari.

 (1) Il nome è stato cambiato

Tradotto da Mondo Aspie, articolo originale lexpress.fr qui

Valentin
Valentin