Storie di autismo: Due fratelli autistici senza cure per legge

Laura, i suoi figli di 4 e 6 anni sono entrambi autistici. Fino a dicembre facevano delle terapie continuative in day hospital, nella vostra regione, la Lombardia. Ma da gennaio una nuova legge ha ridotto la durata di queste cure.

Ci spiega cosa è successo?

Con il 2012 è entrata in vigore una legge regionale approvata a marzo scorso, che ha riorganizzato i ricoveri giornalieri. Di fatto, ha cancellato la possibilità di effettuare i day hospital di lungo periodo.

Perché il day hospital continuativo è così importante per la cura dell’autismo?

Perché era la formula utilizzata per permettere a tanti bambini di ricevere terapie continuative gratis. Nel nostro caso i day hospital si effettuavano a “La nostra famiglia” di Bosisio Parini (Lecco), un centro privato convenzionato con la mutua in cui io e tante altre famiglie lombarde portavamo i nostri figli.

E invece con la nuova legge cosa è successo?

Prima i bambini potevano curarsi per un totale di 22 mesi: Niccolò, il più piccolo, aveva già fatto un anno di terapie. Giacomo, il più grande, otto mesi. Ora i day hospital non potranno protrarsi per più di cinque mesi.

Una bella differenza: sono troppo pochi?

Assolutamente sì. L’autismo necessiterebbe di terapie vita natural durante: capisco che questo sia impossibile. Ma cinque mesi sono davvero un periodo risibile, che non permette ai bimbi di migliorare.

E ora i suoi e gli altri bambini come faranno?

Tutti i bimbi in cura presso il centro verranno dimessi prima di aver completato il loro percorso. La struttura offre altre terapie nelle sue sedi periferiche, ma sono cure non intensive da tre ore a settimana che durano un anno. Pensi che i neuropsichiatri consigliano cure da 40 ore a settimana in età infantile. In pratica ora le famiglie sono abbandonate al loro destino.

Ma non esistono strutture pubbliche per la cura dei bimbi autistici?

Il compito spetterebbe alle Unità operative di neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza (U.o.n.p.i.a.), distaccamenti delle Asl. Ma per seguire un bambino autistico ci vogliono un neuropsichiatra, un logopedista, un educatore, un psicomotricista: quando sono andata alla U.o.n.p.i.a. di Rho, competente per il mio Comune (Arese), mi hanno candidamente detto che non avevano né i soldi né il personale qualificato per curare i miei figli. Rimanevano due strade: o il centro privato convenzionato, oppure pagare tutto da soli.

Quanto costano le terapie nei centri privati?

Circa 1.500 euro al mese. Una cifra altissima, e nonostante questo c’è già la fila: i centri privati specializzati in autismo sono pochi, in tutta Italia. Non oso immaginare cosa accadrà ora in Lombardia con la nuova legge: arriveremo alla situazione assurda per cui anche chi può pagare non potrà curare i propri figli perché i centri non avranno più posto.

Questa legge è regionale: com’è la situazione fuori dalla Lombardia?

Non credo sia migliore: magari non c’è il tetto alle terapie in day hospital, ma le strutture pubbliche non hanno comunque risorse e i centri privati convenzionati sono pochi. La situazione di abbandono rispetto alla disabilità è la stessa, in Lombardia o nelle altre regioni.

Che cosa dovrebbe fare lo Stato per i malati di autismo, disabili al 100%, e per le persone afflitte da handicap in generale?

Non abbandonarle. Garantire loro il diritto alla salute, come dice la Costituzione. Ma sa perché? Perché in tanti casi di disabilità, e in quello dell’autismo sicuramente, le cure funzionano. I miei bambini sono migliorati moltissimo: io sono quasi una privilegiata, perché con i 12 e gli otto mesi di terapie Niccolò e Giacomo hanno fatto passi da gigante. Penso a quei bimbi che hanno appena iniziato il percorso e vengono già dimessi: un dramma.

Che cosa chiede, Laura?

L’apertura di centri specializzati sul territorio. Se i bambini autistici ricevono terapie, anche solo fino ai 7-8 anni, possono migliorare moltissimo e condurre vite quasi normali. Da adulti possono trovare lavoro e non stare a carico dell’Inps. Lo Stato dovrebbe essere meno miope, investire sulle cure nell’infanzia per avere meno costi sociali sul lungo periodo.

Lei come ha affrontato la disabilità dei suoi figli?

Quando ti dicono che tuo figlio è autistico provi un dolore inimmaginabile: è una delle malattie peggiori a livello neurologico. È come ricevere la notizia di un lutto: va elaborata. Conosco genitori che dopo anni non l’hanno ancora accettata. Si tira avanti aggrappandosi ai progressi quotidiani. Se ci tolgono le terapie, però, come facciamo?

Alessandra Dal Monte

http://city.corriere.it/2012/01/26/interviste.shtml

 

Autismo Francia: le reazioni di Donna Williams,Tony Attwood, Temple Grandin e Judy Barron sul documentario “Il Muro” e il packing

Donna Williams, autistica australiana autrice del libro  Si on me touche, je n’existe plus (se mi toccano, non esisto piu’)

Il fatto che i bambini, handicappati da disturbi della percezione sensoriale hanno bisogno di una famiglia che sia presente, che sia capace di mettere da parte le loro nevrosi, drammi ed ego personali, e, senza inghiottirsi nella codipendenza, che sia capace di prendere per la vita questa avventura che è quella di lavorare con queste problematiche in modo che il bambino che ne è vittima non si chiuda nella sua bolla, reagendo contro un mondo che lo sommerge dal punto di vista cognitivo… ma gli psicoanalisti devono tornare a scuola.

Pr. Tony Attwood, Masters degree in Clinical Psychology from the University of Surrey, Honours degree in Psychology from the University of Hull, PhD from the University of London

Grazie per la vostra e-mail e per il link verso il video su YouTube del documentario concernente l’approccio psicoanalitico sull’autismo e la sindrome di Asperger in Francia.

Ho fatto scorrere lentamente i filmati, perchè credono che siano molto importanti e in effetti pericolosi per i bambini autistici, e anche per i genitori, specialmente per la madre del bambino. Mi reco in Francia ogni due anni e saro’ di ritorno a Parigi il mese di giugno. Quando presento delle notizie su approcci alternativi,  so che i genitori sono alle volte sorpresi che ci siano, ed i professionisti hanno piu’ difficoltà a capire che ci sia un’alternativa e,  direi anche , un approccio piu’ efficace.

Temple Grandin, autistica Americana, ha inventato la “squeeze machine” che permette di sentire la pressione contro il suo corpo

L’autismo non è causato da cattivi genitori. E’ completamente folle che la psicoanalisi sia il principale trattamento per l’autismo in Francia. E’ scioccante che la Francia sia cosi’ indietro.

Odio il packing. Il bambino deve essere capace di controllare la pressione da solo. La squeeze machine funziona su questo principio. Il packing è inutile e stressante per il bambino.

Judy Barron, mamma americana di Sean Barron, autistico, tutti e due autori del libro Moi l’enfant autiste (Io bambino autistico)

Ho appena finito di visionare il film con l’orribile banda di psicologi/psichiatri che condividono la loro ignoranza in materia di autismo. Parlano come se fossero negli anni 50. Non hanno imparato niente in tutti questi anni? Come deve essere profondamente sconvolgente e scioccante per i genitori e gli insegnanti vedere questo film !

Grazie di trasmettere agli studi legali che preparano una requisitoria: vorrei offrire il mio aiuto perchè penso sia importante per le famiglie francesi e soprattutto per i loro bambini.

Tradotto da Mondo Aspie

AVVISO: Il link all’articolo originale non è piu’ funzionante

Testo originale qui: http://autismeinfantile.com/observation/reflexion-sur-lautisme/reactions-de-professionnels-et-personnes-autistes-sur-le-documentaire-le-mur-et-sur-le-packing/

Autismo Cesena: una segnalazione e speriamo sia la prima di tante

Copio e incollo una segnalazione dal sito Autismo Incazziamoci  in fondo è presente anche un mio commento. Per la cronaca mio figlio Aspie, lo Spoke autismo di Cesena con sede in Piazza Anna Magnani 146  non l’ha mai visto manco  con un binocolo ! E meno male che esistono dal 1998, siamo nel 2012 è non ho trovato nessuno a Cesena in grado di argomentare sulla Sindrome di Asperger  !

 I l  t e am  a u t i smo  d e l l a  a z i e n d a  AUSL  d i  Ce s e n a  s i  è  c o s t i t u i t o  u f f i c io s ame n t e  n e l  1 9 9 8  a t t o r n o  a l l a Dr . s s a L o re d a n a  L e g a  p s i c o l o g a n e l  n o s t r o  s e r v i z i o  f in o  a l  2 0 0 7  e  r a c c o g l i e v a  p r o f e s s i o n a l i t à  d i v e r s e  a c c omu n a t e  d a l l ’ i n t e r e s s e  p e r  q u e s t a  p a t o l o g i a .
Ricevo e pubblico (G.P.)

Ciao Gianni,
volevo inviarti questa segnalazione in modo che tu, da autismoincazziamoci, ci possa dare una mano, se lo riterrai opportuno.

A Cesena (FC) abbiamo una facoltà “rinomata” di Psicologia, dell’Università di Bologna, vera culla e fucina di psicodinamici. Vi insegna, un “pedagogista speciale”, il prof Alain Goussot.

Abbiamo avuto modo di capire che è un punto di riferimento per operatori, educatori, insegnanti di scuola, asl … Con il suo “pensiero” influenza molto gli operatori vari e siamo convinti che dietro a varie resistenze e opposizioni, per quanto riguarda l’ABA a scuola e casa, che mi raccontano varie famiglie ci sia lui.

Fino a qui sono solo nostre supposizioni ma abbiamo avuto una prova di quello che pubblicamente dice sull’ABA.

C’è stato a Cesena un incontro, in data 15 Dicembre 2011, dei vari operatori, aperto alle famiglie. Ecco due testimonianze che mi sono arrivate.
Una mamma che era presente mi scrive questo: “Ho perso 3 ore ieri sera per seguire un convegno dove neuropsichiatri, assessori e responsabili dei servizi sociali si sono complimentati a vicenda peril buon servizio offerto dalla provincia FC“, salvo poi zittirsi davanti alle testimonianze inevitabili di genitori delusi, dubbiosi, giustamente arrabbiati a cui non hanno saputo dare risposte. Ma la cosa che veramente mi ha indignata di più è stato l’intervento di un professore universitario, Alain Goussot, della facoltà di psicologia che ha parlato con estremo disprezzo dell’a.b.a, sostenendo che è una scienza “non moderna ma nata più di 40 anni fa” e pregando (vi assicuro è stato proprio così) i relatori di non occuparsi minimamente di “questa metodologia nata in America”, perchè esistono tantissime altre (ergo metodo Feuerstein che ha esaltato quasi fosse religione), peccato che nelle sue spiegazioni di come questi metodi riescano a curare l’autismo sia stato nebuloso, vago, dicendo cose che secondo me non stanno nè in cielo nè in terra!
Un’altra mamma presente ha sostenuto la stessa cosa: “Il relatore che è intervenuto è Goussot. Si è scagliato, cambiando il colore della faccia, contro l’ABA rispondendo ad una mamma

Per inquadrare meglio il soggetto puoi leggere questo “interessante” articolo dove si capisce meglio quali idee diffonda quest’uomo:
ESPERTI DI VITA

Grazie.

mondoaspie scrive:

Io ero presente a quell’incontro e confermo quanto scritto sopra nella vostra segnalazione. Io e Aspie siamo intervenuti, io ho evidenziato la differenza di gestione tra Autismo Rimini e Autismo Cesena essendo noi una famiglia frontaliera che sfiga vuole si trova a vivere nella provincia di Cesena per 800 metri . Alla convocazione scolastica di inizio anno (istituto in provincia di Rimini) eravamo io , Aspie (che si è presentato da solo essendo consapevole di avere la Sindrome di Asperger ) e l’assistente sociale, a mie spese ho stampato il materiale da distribuire ai docenti, mamma e figlio che illustrano la Sindrome di Asperger, immaginate un po’ ! Attualmente Aspie ha cambiato quattro neuropsichiatri nel giro di 9 mesi e le diagnosi invece hanno spaziato con la fantasia dal disturbo ossessivo compulsivo alla sospetta schizofrenia.
Intendo pubblicare sul mio blog la nostra storia, al momento ho oscurato le pagine per evitare denunce, vorrei mettere i nomi e cognomi di questi inetti che ci hanno distrutto la vita nel giro di pochi mesi . Nel corso di quell’incontro è intervenuto anche mio figlio Aspie 12 anni che ha detto queste cose: (quest’estate, grazie a Cesena è stato richiuso per un mese in un centro privato di salute mentale).
– Mi chiamo Aspie, ho 12 anni e provengo dal Marocco e attualmente sto frequentando il Centro autismo di Rimini per terminare alcune valutazioni, e purtroppo mi hanno detto che poi non mi potranno seguire perchè abito nella provincia di Cesena, pero’ in questa provincia non ho assistenza e i dottori mi danno gli psicofarmaci.
– Se fossi stata nel Dottore Gualtieri (direttore della neuropsichiatria infantile ) che era presente all’incontro ed ha argomentato solo con statistiche invece che con i fatti, mi sarei scavata una fossa e mi ci sarei buttata dentro dalla vergogna.
Mi prendo la responsabilità di cio’ che ho scritto e vi ringrazio per l’attenzione.

L'entrata dello "Spoke Autismo di Cesena" senza alcun riferimento allo Spoke Autismo
 

I neuroni specchio

Libro: I ragazzi con gli occhiali che hanno cambiato il mondo. Asperger e Nerd tra orgoglio e pregiudizi

I nerd tra orgoglio e pregiudizi
Il volume di Benjamin Nugent spiega come i «ragazzi con gli occhiali» stiano cambiando il mondo. Un tempo emarginati, oggi i secchioni sono i nuovi eroi popolari

Cowboy, pionieri, gangster, cheerleader e giocatori di pallacanestro. Sono gli eroi nella cultura popolare americana. Gente che dà il meglio di sé nell’impeto dell’espressione fisica. Ma guardando dietro il cartonato su cui è impressa la facciata di queste figure si scopre che spesso sono frutto della fantasia di individui che rappresentano il loro opposto, pur essendo comunque personaggi fondamentali della cultura pop: i nerd.

Banalmente accomunati sotto il termine «secchioni», sono i ragazzi con gli occhiali dall’apparenza indistruttibile «che stanno cambiando il mondo», come recita il sottotitolo del libro di Benjamin Nugent, Storia naturale del nerd, edito nella collana dei Gialli di Isbn. «Questo è un argomento di solito trattato con leggerezza. Il mio invece sarà un approccio molto serio, da vero nerd», chiarisce subito l’autore che, come si capisce dalla mole del libro, parla di un argomento che conosce bene, considerandosi un nerd rinnegato. Un ex nerd.

Questo curioso volume non vuole essere «né una difesa del nerd né una sua esaltazione», ma si propone di analizzare il significato della figura, stabilirne le origini e mostrarne le dinamiche in uno studio che passa da riferimenti letterari – per Nugent in Orgoglio e pregiudizio «appare evidente la nerditudine» di Mary Bennet – a possibili collegamenti razziali, con la conclusione che gli ebrei sono proto-nerd perché storicamente si sono concentrati su attività non fisiche e che gli asiatici sarebbero predisposti a essere nerd per il loro approccio alla tecnologia.

Ma prima di avventurarsi nell’analisi, bisogna accordarsi sul significato del termine. «L’essenza del concetto di nerd non sta nell’intellettualismo o nell’inettitudine sociale», ma «esistono due macrocategorie di nerd». La prima è rappresentata da chi ha qualità più intuitive che logiche. La seconda da individui definiti nerd perché socialmente ai margini, chiamati così dai compagni di scuola «in cerca di zimbelli da far sentire esclusi». Per riconoscere gli originali ci sono delle caratteristiche: solitudine, natura ripetitiva e meccanica, scarso uso del corpo, risata infantile, tendenza a prendersi molto sul serio. Poi «basta guardarli due secondi per capire che preferiscono la fisica astratta, i dibattiti scolastici o i videogiochi allo skateboard, alle feste e al calcio». Uomini (molti) e donne (poche) fissati con le regole e con un debolissimo senso atletico che esistono almeno da quando esistono i romanzi, azzarda Nugent citando illustri esempi letterari che, oltre alla Austen, comprendono Casa Howard (1910) in cui Tibby, mentre ascolta Beethoven, più che farsi trasportare dalla melodia «si concentra in maniera ossessiva sulla meccanica della composizione». Come lui Gussie Fink-Nottle, personaggio di P.G. Wodehouse, che nei rapporti «anela a un tipo di interazione computerizzata». L’esempio più fulgido è Victor Frankenstein, vero proto-nerd che dopo essersi concentrato per anni sulla realizzazione della sua creatura, assemblando pezzo su pezzo, quando finalmente prende vita fugge terrorizzato: «Il fallimento di Victor è sul piano dell’empatia, consiste nel non riuscire a rapportarsi con l’altro a livello emotivo».

La tesi è che la figura del nerd sia stata tratteggiata da «romantici come Mary Shelley che guardavano con sospetto a esperti di cose tecniche in quanto apparentemente distanti dalla vita familiare». Ma la modernità è dalla parte dei nerd. Di gente come Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg. E la loro sofferenza (intesi come categoria), nascerebbe dalla dicotomia generalmente accettata tra ragione e emozione, «nel sentire che, essendo a proprio agio con il pensiero razionale, sono esclusi dall’esperienza della spontaneità, dalle relazioni sentimentali, dai legami non razionali con gli altri».

Ma gli ultimi anni hanno segnato una rivincita, trasformando la rappresentazione dell’emarginazione in un modello da seguire. L’estetica nerd vanta ora un esercito di hipster: gente travestita da nerd per manifestare apprezzamento verso il presunto «rifiuto delle forze che dettano legge», come la moda. I nerd non sanno cavalcare tendenze e diventano outsider da imitare. Così si spiega l’invasione di occhialoni, cardigan e pantaloni stretti che ha travolto la moda e lo spettacolo, regalandoci le immagini (tra gli altri) di Demi Moore, Scarlett Johansson, Justin Timberlake, Britney Spears, David Beckham in divisa da nerd.

Pur attraversando tematiche anche lievi, il libro si avvicina alla conclusione indagando lo spettro dell’autismo. Secondo l’autore ci sarebbero molte caratteristiche comuni tra i portatori della sindrome di Asperger e gli appassionati di regole, fantascienza e videogiochi: «Il quantum distingue un Asperger da un nerd neurologicamente normale. L’inettitudine sociale è causata dalla difficoltà nel leggere quel tipo di comunicazione umana che anche le macchine faticano a interpretare». Ma pur con questa diversità emotiva, Nugent ricorda che i nerd sono uguali a tutti gli altri in almeno una caratteristica: nel bisogno di sentirsi accettati.

Articolo qui

I colori del buio, un libro sulla Sindrome di Asperger

Dimmi cosa c’è nel tuo bagaglio di doti.
So dire l’alfabeto ruttando.
Disegnare.
Memorizzare cose.
Ricordare cose che gli altri dimenticano.
Trovare cose nei libri e nei computer.
Rendermi utile.
Sentire cose che gli altri non sentono.
Essere gentile.
Essere onesta.
Leggere.
Preparare i cereali per la colazione nel modo giusto
Vedere cose che gli altri non notano.
Caricare la lavastoviglie.
Essere ostinata.

Cosa ci sia nel vostro bagaglio di doti non lo so, ma quello qui sopra è il bagaglio personale di Caitlin e ho voluto riportarvelo così, pescando tra le pagine 74 e 75 di questo libro, perché mi sembra che dica molto sul personaggio del mese: se lo leggete bene, scoprite che Caitlin  ha uno sguardo speciale che le fa trovare, notare, memorizzare cose che per gli altri forse passano in secondo piano. Caitlin guarda il mondo da un angolo del cortile della scuola (perché la ricreazione non le piace, è l’ora in cui va peggio, le mette ansia al punto che quando è preoccupata dice di “avere un senso di ricreazione allo stomaco”) oppure nascondendo il viso sotto il maglione del suo papà o ancora tirandosi sulla testa un plaid viola. A molti sembra bizzarra: per come parla, per come si comporta, perché fa fatica a capire un progetto di gruppo comprende altre persone oltre a lei, perché disegna benissimo ma solo in bianco e nero. Caitlin ha la Sindrome di Asperger: ha un quoziente di lettura altissimo, ad esempio, ma non ama che le persone la tocchino o invadano i suo spazio personale; ama giocare con le parole, ma ha delle reazioni particolari e urla volentieri; quando non è d’accordo si mette a pupazzare il mondo, che vuol dire sfocare le cose che hai intorno, quelle che non vuoi vedere far finta di essere altrove.

Ma Caitlin sa benissimo che non si possono pupazzare le cose con cui è necessario venire a capo, quelle da afferrare, quelle da prendere e risolvere per arrivare alla pacificazione. Da quando la sua famiglia è andata in pezzi e il suo adorato fratello maggiore è rimasto vittima di una sparatoria a scuola, Caitlin cerca di afferrare il dolore, la realtà, la vita che continua insieme al suo papà. Afferrare significa guardare i colori, trovare degli amici, avere delle delusioni, ridere, imparare a lavorare in gruppo, scoprire il mondo. E avere sempre la risposta pronta: perché a volte serve poter spiegare alla signora Brook a scuola che non rispetterà le consegne perché ho capito cosa vuole lei ma non è quello che voglio io.

Questo libro non è semplice: ci sono lettere maiuscole dove meno te l’aspetti, giochi di parole, significati particolari. La protagonista ha un modo tutto suo di esprimersi e la vicenda che sta sullo sfondo è ispirata a un fatto realmente accaduto: nell’aprile 2007 ci fu una sparatoria alla Virginia Tech University e morirono 33 persone. Quella scuola era proprio accanto alla casa dell’autrice, Kathryn Erskine, che da quell’episodio ha cominciato a pensare a come parlare della necessità che tutti si comprendano meglio. Comprendere significa anche non ignorare, non sottovalutare, non trascurare. E quindi anche capirere i comportamenti di una persona in difficoltà. Si può fare, ci dice il libro. In fondo, è tutta una questione di finesse, direbbe Caitlin.

Mi piace questa parola. Che vuol dire? Affrontare una faccenda complessa con tatto e oculatezza. Sono sorpresa di aver imparato solo adesso questa parola. È una definizione perfetta di quel che sono io! È quel che cerco di fare ogni giorno per Venire A Capo di questa faccenda complessa chiamata vita. (p. 79)

Nel libro ha una certa importanza un film che Caitlin e suo fratello Devon hanno visto in tv. Il buio oltre la siepe è un film tratto dal libro che Harper Lee ha scritto nel 1960 e che recentemente Feltrinelli ha ripubblicato. Devon è un po’ come Jem, Caitlin è un po’ come Scout, il “buio oltre la siepe” è quel che è sconosciuto pur essendo vicino e che spesso, rivestito di pregiudizi, ci fa paura senza motivo.

http://www.fuorilegge.org/fuorileggere/flibro-del-mese/1949-flibro-di-settembre

Wikileaks, Assange e la Sindrome di Asperger

Sull’Independent, il fondatore di Wikileaks racconta cos’è stato per lui essere hacker

Parla a ruota libera sulle pagine del quotidiano britannico The Independent, Julian Assange il proprietario del discusso sito Wikileaks. E fra tutte le dichiarazioni, spicca la sua

I am – all hackers are- a little bit autistic.

Ma chiarisce: “quando sono diventato famoso tutti godevano a sostenere che ero affetto dalla sindrome di Asperger (una patologia affine all’autismo ndr), quindi non voglio rovinare il divertimento a nessuno. Diciamo che, anch’io,  come tutti gli hacker e anche come tutti gli uomini, sono un po’ autistico.

L’AUTOBIOGRAFIA NON AUTORIZZATA – Le confessioni di Assange escono oggi sulle pagine dei quotidiani in concomitanza con la sua autobiografia non autorizzata. L’ex hacker ha però tentato di bloccare il libro perché secondo lui si basava troppo sulle sue vicende personali, mentre Assange avrebbe voluto  che fosse anche un manifesto politico.

COSA SIGNIFICA ESSERE HACKER – Anch’io da giovane ho iniziato a soffrire dei  disagi tipici degli hackers: mancanza di sonno, curiosità senza fondo, univocità, e l’ossessione per la precisione.  Quando diventi un hacker adulto- ha spiegato Assange-  hai un consapevolezza sconvolgente. Puoi camminare per la strada mentre vai al supermercato e incontrare persone che conosci o per le quali non sei nessuno ma per te conta solo che hai passato la notte in bianco per mettere in ginocchio i sistemi della NASA.

IL BELLO DELLA VIOLAZIONE DEI SISTEMI – Una volta, ha raccontato il proprietario di Wikileaks, siamo stati anche in grado di penetrare nei sistemi della polizia. Ci ha aiutati un poliziotto che si chiamava Ken Day e che era ossessionato dalla nostra attività anche se poi in seguito sarebbe diventato il nostro nemico.

MENDAX – Ogni hacker ha un nome fittizio. Il mio era Mendax,  nome preso dallo “Splendide Mendax” di Orazio, mi piaceva l’idea -dice Assange- che si nasconde dietro un nome falso che nasconde la vera identità e il luogo in cui si trova l’individuo reale.

http://www.giornalettismo.com/archives/150773/assange-anche-io-sono-un-po-autistico/

asperger assange

Daniel Tammet e la Sindrome di Asperger

Daniel Paul Tammet (Londra, 31 gennaio 1979) è un autistico britannico con un grande talento per la matematica e l’apprendimento delle lingue. Primo di nove figli nato da genitori londinesi appartenenti alla middle-class. Nella sua autobiografia, Nato in un giorno azzurro : il mistero della mente di un genio dei numeri, (tit. or.: Born on a Blue Day), racconta di quanto l’essere affetto da epilessia, sinestesia e sindrome di Asperger abbia avuto un profondo impatto sulla propria infanzia.

Sinestesia

La percezione dei numeri come colori o sensazioni è una forma ben documentata di sinestesia, sebbene il livello di dettaglio e la specificità dell’immagine mentale dei numeri da parte di Tammet sia realmente inconsueta. Nella sua mente, egli riferisce, ciascun intero fino a 10.000 ha la sua unica forma, colore, struttura e sensazione tattile. Egli può “vedere” in modo intuitivo i risultati dei calcoli come se fossero dei paesaggi sinestetici, senza dover dedicare uno sforzo mentale consapevole, inoltre può “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco.

Tammet è stato protagonista di un documentario nel Regno Unito, dal titolo The Boy With The Incredible Brain, inizialmente trasmesso dal canale televisivo britannico Channel Five il 23 maggio 2005. Il documentario mostrava i momenti salienti della recita della sequenza del Pi greco, dello studio in una settimana dell’islandese (lingua che è considerata oltremodo difficile) e del suo incontro con Kim Peek, un altro famoso “genio”. In un momento dello show, Peek abbraccia Tammet e gli dice, “Un giorno sarai grande quanto lo sono io.”, cui segue la replica di Tammet che dice “si tratta di un complimento bellissimo, di una grande aspirazione da mantenere”.

Pi greco

Tammet detiene il record in Europa per aver recitato il Pi greco fino a 22.514 cifre in poco più di cinque ore. La sfida era sponsorizzata da un’organizzazione di beneficenza, in favore della NSE, National Society for Epilepsy per il “Pi Day”, il 14 marzo 2004 presso il Museo di Storia delle Scienze di Oxford, UK. La NSE era stata scelta come beneficiaria dell’evento, proprio per l’esperienza di Tammet da bambino con l’epilessia. Il professor Allan Snyder dell’Università Nazionale Australiana, ha detto di Tammet: “… gli autistici particolarmente dotati non riescono di norma a spiegarci come fanno a fare quel che fanno. Gli viene e basta. Daniel può spiegare di più, dal momento che descrive ciò che egli vede nella sua testa. Ecco perché è stimolante. Può essere la ‘Stele di Rosetta’.”

Capacità linguistiche

Tammet parla undici lingue tra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, l’islandese, il gallese e l’esperanto.

Apprezza particolarmente l’estone, dal momento che è una lingua ricca di vocali. Tammet sta costruendo una nuova lingua chiamata Mänti. Mänti ha diverse caratteristiche correlate con il finnico e l’estone, dal momento che ambedue sono lingue ugrofinniche. Alcune fonti segnalano che Tammet abbia creato le lingue uusisuom e lapsi.

Tammet riesce ad imparare nuove lingue con una grande rapidità. Per dimostrarlo nel corso di un documentario per l’emittente “Channel Five”, a Tammet è stato chiesto di imparare l’islandese in una settimana. Sette giorni più tardi, è comparso sulla televisione dell’Islanda, conversando in islandese, con il suo insegnante di lingua che, sbalordito, continuava a dire che non era “umano” e che si trattava di un “genio”. Alcune parti dell’intervista che mostra Tammet che risponde alle domande in islandese sono state trasmesse in televisione nell’edizione del 28 gennaio 2007 dello show televisivo americano 60 Minutes.

 Nato in un giorno azzurro

Nel 2006, Tammet si è recato negli Stati Uniti per promuovere la sua autobiografia, Born on a Blue Day: Inside the Extraordinary Mind of an Autistic Savant. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, è apparso diverse volte negli speciali e nei talk show radio-televisivi, tra cui 60 Minutes e il David Letterman’s Late Show. Nel 2008 il libro è stato tradotto da Annalisa Crea per i tipi di Rizzoli.

 Vita privata

Tammet e il suo compagno, Neil Mitchell, che è un tecnico software, sono insieme da circa sei anni. Vivono insieme nel Kent, dove trascorrono una vita organizzata in modo sistematico, con i loro gatti, preparano il cibo nel giardino e preferiscono mantenere la propria riservatezza. Tammet e Mitchell insieme gestiscono l’azienda di e-learning online Optimnem, all’interno della quale realizzano e pubblicano dei corsi di lingue. Tammet ha parlato pubblicamente della sua relazione con Mitchell, delle sue abilità di “genio” e del suo orientamento sessuale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Tammet

                                                               

Le case degli altri di Picoult

Dicono che sono fortunata ad avere un figlio tanto loquace, dotato di un’intelligenza così acuta… ” Emma Hunt una dei protagonisti de “Le case degli altri” di Jodi Picoult , è davvero una madre fortunata?

La trentaduenne Emma vive a Townsend una piccola cittadina del Vermont insieme ai figli maschi Jacob di 18 anni e Theo di 15. La donna cura una rubrica di posta del cuore La rubrica di zia Em presso il Burlington Free Press. L’ex marito Henry è andato via quindici anni prima, perché non riusciva a sostenere la difficile situazione di avere un figlio diverso. Ora Henry che lavora per la Apple vive con la sua nuova famiglia nella Silicon Valley e parla di rado con i ragazzi”. Jacob alto 1,80 dai soffici capelli biondi è affetto dalla Sindrome di Asperger (1) disturbo pervasivo dello sviluppo, simile all’autismo. Jacob secondo i medici è “disabile nella comunicazione e nel comportamento sociale” ma “non soffre di quel deficit del linguaggio che è il contrassegno di altre forme di autismo”. Il ragazzo detesta il contatto fisico, prende tutto alla lettera, ama l’ordine e la routine, “ha dei problemi di ipersensibilità… non gli piace essere al centro dell’attenzione” e “quando non riesce a trovare le parole per esprimere quello che sente, prende quelle di qualcun altro” usando citazioni da film.

                                       

La passione di Jacob sono i casi giudiziari che vede negli episodi di Crime Busters “… è su USA Network ogni giorno alle 16,30… ”. Il ragazzo spesso si è presentato sul luogo di un omicidio e le sue intuizioni si sono rivelate veritiere per la soluzione del delitto. Emma si è dedicata totalmente a Jacob e chi ne ha risentito è Theo, “Io faccio da intermediario” tra Jacob e il mondo, perché costretto a comportarsi da fratello maggiore. “Se mi capita di pensare che non è giusto, mi eclisso” Theo allora prende lo skateboard e va da qualche parte, via dalla sua abitazione. L’adolescente spia la felicità domestica che si trova nelle case degli altri e quando non ci sono i proprietari s’introduce abusivamente, immaginando di essere un componente di quella famiglia. “È sbagliato, lo so. Ciò nonostante, entro”. Quando Jessica Ogilvy la giovane insegnante di abilità sociali di Jacob viene trovata uccisa, Jacob viene accusato del delitto. Chi ha ucciso Jessica? “Ci sono alcune cose che proprio non sopporto: I numeri pari, quando la gente mi chiama ritardato, perché non lo sono, perdere i capelli, l’arancione, significa pericolo, essere toccato da qualcuno che non conosco, i cibi su cui si forma una pellicola… ”.

House Rules è l’ultimo romanzo di Jodi Picoult incontrastata regina del legal thriller statunitense, la quale nei suoi tanti romanzi coniuga sensibilità e cura nel tratteggiare le singole personalità dei personaggi insieme a una precisa documentazione. L’autrice per la stesura di questo romanzo si è consultata con gli avvocati per ottenere informazioni legali, ha conosciuto i genitori di ragazzi afflitti dalla Sindrome di Asperger toccando con mano le loro speranze e le loro frustrazioni. Ha incontrato questi ragazzi, i quali vivono chiusi nel loro mondo ignari che ne esista un altro più vasto da esplorare, per conoscerli meglio e memore del ricordo di un cugino autistico si è domandata come possano reagire le persone cosiddette normali a contatto con loro. Il volume racconta il complesso mondo di Emma Hunt custode del proprio figlio e il difficile rapporto tra due fratelli. “Ma io non ho il permesso di dire che la mia vita sarebbe più facile senza Jacob”. Anche per questo Theo ruba dalle camere dei figli dei vicini di casa alcuni giochi per sentirsi amato e simile a questi ragazzini, che lui considera fortunati. Paradossalmente la Sindrome di Asperger ha reso diverso anche Theo.

Il libro è diviso in tanti capitoli nei quali ciascun componente della trama offre al lettore il proprio punto di vista, come il detective Rich Matson o l’avvocato di Jacob Oliver Bond. Una delle caratteristiche di Jodi Picoult i cui libri sono stati pubblicati in 35 Paesi vendendo 12 milioni di copie nel mondo è di occuparsi di argomenti etici, impegnativi, morali come è accaduto ne La custode di mia sorella bestseller che affronta il difficile tema della manipolazione genetica delle cellule prenatali e l’accanimento terapeutico nei confronti dei malati terminali. Un romanzo avvincente e commovente, carico di compassione e tenerezza dove non manca la suspense, dallo stile accattivante e sincero. Il romanzo più completo di Jodi Picoult da consigliare e da leggere tutto di un fiato non facendosi spaventare dalle 650 pagine che scorrono via senza un attimo di noia. “È duro spiegare perché trovo così difficile guardare qualcuno negli occhi”.

(1) “La sindrome fu scoperta dal dottor Hans Asperger nel 1944, ma nel mondo anglofono la si conosce solo alla fine degli anni Ottanta, e fu classificata come disturbo psichiatrico soltanto nel 1994. Tecnicamente, è un disturbo neurobiologico che colpisce diverse aree di sviluppo. A differenza di altri bambini con spettro autistico, i ragazzi con l’Asperger sono molto brillanti e verbosi, e desiderano essere accettati sul piano sociale… solo che non sanno come fare. Le loro conversazioni talvolta sono a senso unico; può darsi che si focalizzino su un ambito molto ristretto di interesse; a volte invece usano un linguaggio ripetitivo o si esprimono con voce monotona. Non sono in grado di decifrare i segnali sociali o il linguaggio del corpo, e di conseguenza non riconoscono i sentimenti della gente che li circonda. Per questi motivi, chi ha l’Asperger viene spesso considerato strano o eccentrico, il che conduce all’isolamento sociale”. Dott.ssa Moon Murano, psichiatra di Jacob Hunt.

                                                    

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